La malinconia e la psichiatria: una nuova visione
Numerosi discorsi sono stati fatti sulla malinconia, anche da aree conoscitive e punti di vista diversi. La psichiatria ha sempre usato la depressione e la malinconia come termini interscambiabili, classificando come: depressioni motivate (o reattive) e depressioni endogene (o immotivate). Risultato: riduzione della malinconia a semplice aggregato sintomatologico. Il libro e l'ottica di Borgna si muovono invece verso una nuova visione: la malinconia come esperienza psicopatologica, con connotazione psicotica che la contrassegna come esistenza e che considera sia aspetti psicopatologici che aspetti umani/antropologici del paziente; la malinconia come stato d’animo (stimmung) ma anche come clinica (depressione), come metamorfosi di strutture esistenziali e come nuova forma di esistenza.
Senso e non senso dell'esperienza psicotica
La nuova visione della psicosi
Prima: esperienza psicotica come passaggio da ragione a controragione, un paziente caratterizzato da perdita e lacerazione del senso. Nuova visione: eliminazione delle comuni strutture di significato e ricostruzione, ma non nel senso di una perdita di senso: la psicopatologia vista come un permanere dell'umanità, non come deraison o come a-normalità — l'obiettivo diventa allora la ricerca del senso che è celato nel profondo del paziente.
Secondo Borgna, nasce allora la necessità di ridefinire la differenza tra sanità/malattia e tra normalità/anormalità: l'esperienza psicotica non è l'assenza o la negazione di una norma. I sintomi psicopatologici, infatti, sono presenti sia in esistenze lacerate che in esistenze “normali” (anche se in dimensioni minori): nasce la necessità di considerare il paziente non solo nell’ottica dei sintomi, così come aveva sempre fatto la psichiatria, ma anche nell’ottica della dimensione antropologica – fenomenologica. Borgna muove una vera e propria critica verso i sistemi nosografici psichiatrici, ponendosi a favore del recupero della realtà clinica del paziente: non è la presenza di sintomi a delineare esperienze psicotiche o non psicotiche, ma la riconsiderazione esistenziale e umana del paziente.
Sulla scia di queste considerazioni è nato negli ultimi decenni un movimento di antipsichiatria con l’obiettivo di accusare la precarietà scientifica della psichiatria e la sua conoscenza troppo superficiale delle malattie (accusata di fornire definizioni fuorvianti per semplificare la realtà altrimenti troppo complessa): secondo Borgna, la psichiatria non solo non sa accettare i propri limiti, ma ha eliminato una parte fondamentale per la comprensione e la cura del disturbo mentale, cioè la parte esperienziale, soggettiva e esistenziale.
Nuova visione della psicosi: non come sintomi, ma come metamorfosi delle strutture esistenziali quali tempo, spazio, percezione del proprio corpo, emotività... Solo integrando i sintomi con tutte queste dimensioni è possibile indagare l’esperienza psicotica. È in questo contesto che nasce il dibattito psichiatria vs fenomenologia, cioè interesse prettamente biologico/medico vs comprensione e spiegazione del non senso presente nella malattia mentale e del paziente nell’ottica di uomo uguale a noi: la psicosi non è mancanza di ragione o di senso, ma crollo del senso a favore di un senso-altro che deve essere indagato in tutte le sue articolazioni possibili e nella totalità del paziente. Ecco dove è secondo Borgna il fallimento della psichiatria: il trionfo della ragione non può essere adeguato da solo per la psicosi; la fenomenologia è invece riuscita a recuperare le strutture di significato e di senso celate nella psicopatologia.
Le realtà interiori dei pazienti non sono tematizzate di mancanza o privazione della ragione, ma dal franare del senso e della restaurazione di un senso altro. Non si perde la ragione nell’esperienza psicotica, ma si smarrisce il senso comune — recupero di metodi e conoscenze diverse da quelle psichiatriche, ovvero superamento del paradigma medico, a favore del paradigma fenomenologico del “modo umano”: ricerca del senso dei conflitti presenti in ogni esperienza umana. Borgna non nega la possibilità di una integrazione: psichiatria fenomenologica, che parta da una riconsiderazione dialettica (impostazione metodologica intesa a tematizzare il positivo nel negativo e gli elementi discordanti dalla realtà) permettendo così di riconoscere l’esperienza delirante come qualcosa che rimanda al senso e al significato, cogliendo la positività nella negatività.
La normalità psichica non è sancita dalla semplice presenza della ragione: anche nell’esperienza psicotica la ragione continua ad esistere; in più ci sono sintomi psicotici anche nella lebenswelt non psicotica. La ricostruzione fenomenologica della psichiatria solca le barriere di ogni esperienza psicotica impenetrabile.
La parabola agonica della malinconia
La tristezza e la vertigine della sofferenza
La malinconia mostra la profondità della condizione umana e la sua vertiginosa instabilità. La clinica consente di distinguere: l'esperienza psicopatologica motivata (reattiva) dall'esperienza psicopatologica immotivata (endogena); permette anche di identificare due diverse depressioni endogene: quelle in cui c'è coscienza di malattia (e quindi richiesta di aiuto medico) e quelle in cui il paziente non è consapevole perché concentrato sull'esperienza delirante (colpa, ipocondria…).
Borgna riporta un esempio: Maria Teresa ha 35 anni, e prova forti sentimenti di disperazione, angoscia e dolore (quasi fisico) soprattutto al risveglio; sente di peggiorare sempre di più e di non avere vie di fuga. Si vergogna addirittura della situazione in cui si trova, perché si sente incapace di far qualsiasi cosa, diversa dagli altri e completamente svuotata. Dopo 30 giorni di cure farmacologiche, presenta dei piccoli miglioramenti, con attimi di rilassamento seguiti da attacchi d'angoscia e disperazione. Ritorna così in depressione: "se potessi scegliere la mia morte sopporterei meglio questa terribile sofferenza perché ne conoscerei la fine" arriva a dire Maria Teresa: si sente un automa, non riesce a reagire e non riesce più ad affrontare persone e realtà. Ad un certo punto però le cose migliorano, e la paziente sembra aver ritrovato la speranza: questo grazie alla parola e all'empatia, nel momento in cui si è sentita compresa nella sua profondità, si è sentita ascoltata e non solo etichettata come depressa, ricomincia ad avere la speranza per un futuro migliore: non si è più sentita sola.
Tristezza psichica: insopportabile depressione, infelicità senza alcuna illusione tipica della malinconia, accompagnata dalla dissolvenza di ogni gioia e perdita di ogni speranza: una vera e propria disperazione (dissolvenza interiore, svuotamento, smarrimento dell’Io). Nascono così:
- Processo di estraniazione in cui l'Io e il mondo sconfinano
- Abituazione al dolore (anche fisico) e impossibilità di sentire il proprio corpo vivo
- Inibizione sociale
Oltre alla tristezza psichica, c’è tristezza vitale che n...
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sunti Ermeneutica, testo Le intermittenze del cuore, Borgna, prof. Giannetto
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Riassunto esame Gnoseologia, prof. Giannetto, libro consigliato Critica della ragion pura, Kant
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Riassunto esame Sociologia della conoscenza, prof. Borgna, libro consigliato La scienza in azione, di Latour
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Riassunto esame Storia del pensiero scientifico, prof. Giannetto, libro consigliato La sincronicità come principio …