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cattedra a Berlino, accetta quella di Harvard. Nello stesso periodo aveva intrapreso la traduzione di

“Theorie”, conclusa grazie all'aiuto di Redvers Opie, e pubblicata nel 1934.

Giunto a Cambridge nel momento della depressione, egli ribadì la sua convinzione teoria, secondo cui gli

economisti non avrebbero dovuto in alcun caso proporre ricette politiche.

Nonostante riteneva il paese eccessivamente democratico, fece richiesta di cittadinanza, ottenuta nel 1939.

Nel 1935 Schumpeter riesce a saldare i debiti in Europa, e sostituì Taussing nel corso avanzato di Teoria

economica.

Dopo un ottimo anno, nel 1936 viene pubblicata “The General Theory” di Keynes. La reazione di

Schumpeter è sconsolata, ma non perdette l'occasione per manifestare le ragioni del suo forte dissenso nei

confronti della dottrina keynesiana. L'antagonismo era destinato ad aumentare, in quanto i migliori studenti

della facoltà sarebbero divenuti keynesiani.

Il 1937 è invece positivo per Schumpeter, che dopo il matrimonio con Elizabeth Boody, si trasferisce dalla

casa di Taussing, che l'aveva ospitato per cinque anni: l'equilibrio che trovò gli consentì di finire molti lavori

fino ad allora incompiuti.

Due anni dopo pubblica “Business Cycles”, il quale non ottiene la fama da lui sperata.

Agli inizi del secondo conflitto mondiale, Schumpeter sostiene che la Germania nazista potesse costituire

una barriera contro lo statalismo sovietico, e per questo cresce l'ostilità verso di lui, tanto da farlo pensare di

accettare il posto offertogli da Yale.

Nel 1942 pubblica “Capitalism, Socialism and Democracy”, opera che con le edizioni del '47 e del '50

ottiene grande successo. Nonostante la felicità, Schumpeter non si spiegò come uno scritto del genere potesse

aver ottenuto più successo di Business Cycles.

Gli anni successivi lo videro molto preso a scrivere i primi capitoli di “History of Economic Analysis”, a cui

lavorò fino alla morte.

Alla fine del 1947 viene eletto presidente dell'American Economic Association, e l'anno dopo, durante una

conferenza da lui organizzata a Cleveland, tenne un'apprezzatissima relazione dal titolo “Science and

Ideology”.

Nel 1949 dovette tornare per una riunione dell'American Economic Association in Europa, dove tenne la

relazione intitolata “The March into Socialism”: questa rivelava il pericolo che i processi inflazionistici

favorivano la conquista dell'impresa privata da parte della burocrazia pubblica.

Pochi giorni dopo aver ribadito quella che per lui era stata convinzione di una vita, l'8 gennaio 1950, morì

nella casa di Taconic.

Alla sua morte, la History rimase incompiuta, così Elizabeth, con l'aiuto di altri economisti, lavorò per

ultimarla fino alla morte sopraggiunta nel 1954. Alla sua pubblicazione, alcuni dei maggiori esponenti del

pensiero economico l'accolsero come un grande contributo alla letteratura economica.

2. TRA WALRAS E MARX

Il periodo in cui si forma Schumpeter è caratterizzato da un ambiente molto particolare, soprattutto

caratterizzato dal Methodenstreit: scontro di pensiero tra Menger, che difende la validità del metodo

deduttivo, e Schmoller, che privilegiava il metodo induttivo. Menger afferma che nel campo economico si

danno conoscenze individuali e conoscenze generali dei fenomeni: alle prime appartengono la storia e la

statistica economica, mentre alle seconde l'economia teorica. Quindi le prime devono indagare i fenomeni

economici individuali, e la seconda deve occuparsi di fornire le leggi degli stessi fenomeni. A tale

affermazione Schmoller replica dicendo che la scienza descrittiva dei fenomeni è indispensabile lavoro

preparatorio per la teoria generale.

La posizione schumpeteriana fu molto equilibrata e ponderata. Sostenne che il Methodenstreit fu una storia

di energie sprecate, e non portò a risultati tangibili.

La prima grande opera di Schumpeter è “L'essenza e i principi dell'economia teorica”. Con questa dichiara di

non aspirare a una completezza sistematica e di voler presentare solo un numero relativamente piccolo di

proposizioni fondamentali, al cui centro si trova il problema dell'equilibrio. Intende altresì occuparsi solo

della statica e che perciò dovranno essere fatti soltanto accenni e osservazioni di pertinenza della dinamica.

L'obiettivo finale è la dimostrazione di quanto sia insoddisfacente la rappresentazione della realtà data dalla

statica, ma, nonostante ciò, la sua grande importanza scientifica. Questi studi lo porteranno a sostenere che il

ciclo economico è il motore stesso del capitalismo.

L'analisi statica, argomentata da Schumpeter, ha al suo centro il problema dei rapporti di scambio. L'ipotesi è

che in un'economia di scambio ogni bene in un dato istante sta in un determinato rapporto di scambio con

tutti gli altri, e quindi, in altre parole, può essere comperato o venduto a un certo prezzo. Quindi ogni attività

economica non è altro che un cambiamento delle quantità economiche.

Per spiegare tali rapporti di scambio, e dunque cosa sia il prezzo, e derivare da ciò determinate leggi formali

di movimento, Schumpeter assume il principio di valore, secondo cui il valore dei beni economici è dato

dalla domanda a essi relativa in rapporto alla loro scarsità.

Tale principio è un'assunzione basilare per la generalizzazione di determinati fatti scientifici: nonostante si

colloca a pieno nella teoria neoclassica, esso ne trascura un aspetto essenziale, cioè lo psicologismo logico.

Nella stessa analisi dell'equilibrio economico, la trattazione manifesta anche una sua significativa peculiarità

grazie al cosiddetto metodo della variazione. Questo permette di constatare, a fronte di risorse date in un

modello di equilibrio statico, i comportamenti delle grandezze economiche, fermi restando l'orizzonte

temporale di breve periodo e le quantità di beni: il che consente di rimanere nella trattazione statica. Il

metodo della variazione è dunque utilizzabile per stabilire le leggi per le quali l'equilibrio economico

generale può sussistere e modificarsi senza sconfinare nelle implicazioni dinamiche dello sviluppo.

La distinzione tra economia teorica e teoria economica deriva da quella fondamentale tra statica e dinamica.

All'analisi statica viene sottratto il fenomeno dello sviluppo, e con esso la formazione del capitale, l'interesse

del capitale, il profitto imprenditoriale e le crisi.

Schumpeter aveva definito inessenziale il Methodenstreit perché non teneva in considerazione la differenza

tra un'analisi statica o dinamica, ma anche lui alla fine ha dovuto arrendersi ad una quantomeno grande

semplificazione.

3. TEORIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Teoria dello sviluppo economico

Schumpeter assume l’equilibrio walrasiano come punto di partenza per la sua teoria dello sviluppo, ovvero

l’uguaglianza tra domanda e offerta in tutti i mercati.

Lo scenario statico da cui Schumpeter muove è rappresentato dal flusso circolare in cui avviene la

riproduzione invariata di un sistema economico pensato sulla base dello scambio, ossia di un sistema in cui

prevalgono la proprietà privata, la divisione del lavoro e la libera concorrenza.

A prescindere dalle possibili perturbazioni in questo flusso circolare tutti i prodotti debbono essere smerciati

in quanto sono prodotti in base ad una possibilità di smercio nota per esperienza.

In breve, nel flusso circolare (niente modifiche, tutto statico):

la popolazione è data;

• non si danno investimenti netti né risparmi;

• sono esclusi cambiamenti nelle tecniche di produzione e nei gusti dei consumatori;

• i soggetti economici reagiscono a condizioni date;

• il quadro del sistema economico rimane ogni anno simile a se stesso;

• l'attività economica è tesa alla massima soddisfazione dei bisogni sulla base delle condizioni date;

• non vi è nulla che accenni alla possibilità di uno sviluppo.

Nello stato stazionario si possono produrre solo mutamenti continui a cui segue un nuovo equilibrio senza

alcun periodo transitorio di aggiustamento.

Il punto di partenza di Schumpeter è quindi una economia da cui si suppone assente il mutamento ma non la

crescita. Per crescita si intendono le variazioni di popolazione e del volume totale del risparmio e

dell’accumulazione corretti in relazione alle variazioni del potere di acquisto della moneta.

Ciò che nel flusso circolare si trascura è l’essenza del ciclo economico capitalistico, ovvero l’insieme di

variazioni endogene che danno luogo allo sviluppo. Mancano dunque la figura dell’imprenditore e del

capitalista, e i relativi redditi: profitto e interesse.

Innovazione e sviluppo

Il passaggio dalla crescita allo sviluppo viene descritto da Schumpeter come una deviazione dalla teoria

tradizionale.

La teoria statica non è in grado di descrivere quelle che sono le conseguenze dei cambiamenti nel modo

abituale e tradizionale di compiere le cose.

Per sviluppo si devono dunque intendere i mutamenti della vita economica che scaturiscono dall’interno. E’

quindi un fenomeno completamente diverso dal flusso circolare, in quanto caratterizzato da mutamenti dei

flussi e perturbazioni dell’equilibrio che alterano e spostano lo stato di equilibrio precedente.

Cinque sono i casi indicati da Schumpeter:

produzione di un nuovo bene;

• introduzione di un nuovo metodo di produzione;

• apertura di un nuovo mercato;

• conquista di una nuova fonte di approvvigionamento di materie prime e semilavorati;

• attuazione di una riorganizzazione di una qualsiasi industria.

Lo sviluppo consiste soprattutto nel diverso impiego delle risorse esistenti, che andranno a formare nuove

combinazioni. A questo scopo risulta necessario disporre dei mezzi di produzione, o meglio, della

disponibilità finanziaria necessaria al loro acquisto.

Le banche assumono quindi un ruolo centrale nella concessione del credito. Il banchiere offre le condizioni

affinché determinati soggetti economici introducano nuovi mezzi di produzione dando luogo ad una impresa.

L’imprenditore non è quindi necessariamente né il capitalista né colui che si assume il rischio, ma colui che

dimostra autorità, iniziativa e capacità di previsione. Non esercita una professione ne forma una classe

sociale, si è imprenditore sin tanto che si è capacità di produrre innovazione. Deve quindi essere razionale

nella scelta dei propri piani, in quanto è costretto a non far conto della tradizione.

Un altro aspetto importante che la revisione del 1926 consente di cogliere è legato allo spostamento di

interesse dalla figura alla funzione di imprenditore.

Credito e capitale: una teoria creditizia della moneta

Schumpeter ribadisce che di regola l’imprenditore non dispone dei mezzi di produzione e ha quindi bisogno

di far ricorso al credito. A questo riguardo l’autore ricorre all'eresia secondo cui una funzione essenziale

viene svolta dalla moneta e dagli altri mezzi di pagamento.

Dunque la moneta, oltre che essere un mezzo che facilita la circolazione dei beni, è anche tutto ciò che ha la

funzione propria della moneta.

Schumpeter pone una fondamentale distinzione tra una teoria monetaria del credito e una teoria creditizia

della moneta.

La prima vede la moneta a credito usata solo come temporanea sostituta della moneta reale. I pagamenti

finali devono avvenire infatti con moneta reale, che è unità di conto, riserva di valore e mezzo di pagamento.

Gli scambi possono quindi essere basati sul credito, ma l’espansione del credito è limitata dalla quantità di

moneta reale.

Secondo la teoria creditizia della moneta, invece, il credito si espande per permettere all’attività economica

di crescere. Questo nuovo credito crea nuove richieste di moneta reale e porta anche a nuova produzione.

Ma, poiché c’è un sistema di compensazione che cancella richieste e debiti senza l’uso di moneta reale, il

credito non è un sostituto meramente temporaneo della moneta reale.

Schumpeter non nega quindi il ruolo giocato dalla moneta reale come ultimo mezzo di pagamento, nega

semplicemente che essa sia necessaria per la maggior parte dei pagamenti finali.

Ancora su profitto e interesse

Ciò che caratterizza il profitto è il fatto che non è un fattore della produzione. Esso è ciò che rimane

all’imprenditore innovatore una volta pagati tutti i costi, ed è perciò costituito dalla differenza tra ricavi e

spese di produzione, nelle quali devono essere inclusi un salario per l’imprenditore, una rendita per i suoi

eventuali terreni, e un premio per il rischio.

Lo scopo dell’imprenditore, ottenuto il credito necessario con il quale si dota dei mezzi di produzione, è la

realizzazione di una eccedenza sui costi. Solo in un primo momento, l’imprenditore innovatore potrà godere

dei benefici delle sue innovazioni.

Portato a buon fine l’atto imprenditoriale, l’esempio dell’imprenditore innovatore sarà seguito da altri ed

entro un tempo variabile si torna alla legge dei costi.

Un caso particolare è quello del monopolio, nel quale il maggior guadagno reso possibile dal monopolio è un

reddito derivante dalla posizione monopolistica. E questo perché il profitto non è una rendita.

Dalle considerazioni deriva quindi che senza sviluppo non c’è profitto e, senza profitto non c’è né sviluppo

né accumulazione di ricchezza, perché di regola è l’opera dell’imprenditore a creare i patrimoni.

Per Schumpeter alla teoria del profitto è connesso l’interesse.

Di ciò la statica pura non può dare spiegazione, e pertanto anche l’interesse non ha parte in essa. Questa

posizione Schumpeteriana diede luogo ad un importante discussione tra il l’autore e Baum-Bawerk. Secondo

Schumpeter, chi individua la causa dell’interesse in un sacrificio o nel valore minore che attribuiamo a

godimenti futuri non può accettare questa teoria.

L’autore non tratta l’interesse su prestiti consuntivi, il quale potrebbe esistere anche nel semplice flusso

circolare senza sviluppo. L’oggetto dello studio è l’interesse sui prestiti produttivi e Schumpeter intende

dimostrare che esso ha fonte nei profitti, dato che ne è per sua natura un derivato.

Il problema al quale va trovata la soluzione è il motivo per cui, a differenza del profitto che si annulla con

l’adeguarsi delle altre aziende, l’interesse è un reddito duraturo. Per fare ciò Schumpeter elenca una serie di


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carlo_92

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlo_92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Zanini Adelino.

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