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Storia Del Pensiero Economico

Introduzione:

La storiografia del pensiero economico è stata coltivata fin da la prima metà del ottocento,

le prime sintesi furono opera di non specialisti e una disciplina inerente la storia del

pensiero economico emesse con fatica; solo nel XX secolo si è consolidata come una

disciplina autonoma. Le teorie economiche sono legate al periodo in cui vedono luce.

Joseph Schumpeter, per esempio, ha sottolineato che “l’oggetto dell’economia è esso

stesso un unico processo storico, quindi possiamo dire che, l’economia di epoche diverse

tratta di gruppi e di problemi diversi.

Mark Blaug, un altro importante storico del pensiero economico, diceva: è perfettamente

ovvio che molta parte di quella che noi consideriamo scienza economica ebbe origine

nelle risposte intellettuali a fondamentali e irrisolte questioni di natura politica.

Gli studiosi hanno mostrato notevoli differenze nel loro approccio alla storia del pensiero

economico. Alcuni si sono concentrati sull’evoluzione dell’apparato analitico con cui gli

economisti hanno interpretato la realtà economica, questi studiosi spesso interpretavano

la storia del pensiero economico come un processo di progressivo raffinamento e di

messa a punto di strumenti tesi a modellizzare la realtà economica sempre più sofisticati. 1

Capitolo I – le origini della riflessione economica

Le società antiche non avevano una prospettiva economica autonoma e indipendente, le

operazioni che solitamente vengono indicate come appartenenti alla sfera economica

dell’attività umana non venivano considerate e interpretate come atti indirizzati al

perseguimento di un fine economico. Lo storico dell’economia politica analizza realtà

storiche nelle quali l’attività economica non è indipendente, ma riceve significato da altre

dimensioni della vita sociale e intellettuale.

Le riflessioni di molti filosofi e pensatori dell’epoca antica riguardarono anche la

dimensione economica.

L’esigenza tipica del pensiero greco di classificare e di collegare i fenomeni in catene

causali costituisce una radice del discorso e del ragionamento caratteristici della scienza

occidentale, e molta influenza avrà sul pensiero economico dei secoli successivi e il fatto

di discutere di ciò che andrebbe fatto per migliorare il funzionamento della società.

I FILOSOFI DELLA GRECIA CLASSICA

La maggior parte dei filosofi greci si concentrarono sull’economia agricola e dimostrarono

spesso ostilità nei confronti dell’economia commerciale.

Platone definisce l’economia come disciplina che si occupa della produzione, dello

scambio, della distribuzione e del consumo di beni che contribuiscono al benessere

materiale. Platone discusse quale fosse la miglior forma di organizzazione per una società

da un punto di vista politico e si interesso a determinare i modi di una efficiente

organizzazione della società.

Secondo Platone la polis (la città) greca poggiava sulla specializzazione produttiva e sulla

dipendenza reciproca tra i cittadini, e per mantenere un equilibrio e la prosperità della

comunità la polis doveva essere amministrata con efficienza da governanti disinteressati, il

commercio in questo disegno aveva un ruolo limitato e la proprietà e le ricchezze

sarebbero state allocate amministrativamente. La questione principale era quella di

garantire una convivenza civile attraverso un’amministrazione efficace e illuminata.

Aristotele (allievo di Platone), riconduceva i fatti economici al sostrato sociale, ma

soprattutto alle relazioni di giustizia in particolare la giustizia distributiva e commutativa.

Aristotele discusse le questioni relative alla giustizia nel Libro V dell’Etica Nicomachea.

Attraverso di esse possiamo ricostruire il pensiero aristotelico a proposito delle transazioni

commerciali.

In primo luogo Aristotele analizza la giustizia distributiva. Essa richiede che qualsiasi tipo

di attribuzione avvenga in base al merito, il caso per noi più interessante è la giustizia

commutativa che si ha nei momenti dello scambio.

Il problema centrale è quello di determinare quando una transazione sia giusta, e quando

sia giusto un prezzo stabilito all’interno di una transazione. La cultura greca dell’epoca

definiva giusta una transazione quando i contraenti vi partecipavano volontariamente.

Aristotele concluse che all’interno di una giusta transazione, molti prezzi sono possibili tra 2

il massimo che è disposto a pagare il compratore e il minimo che è disposto ad accettare il

venditore. Aristotele influenzato dalla tradizione pitagorica di armonia

matematica,individuò nella media armonica il criterio per stabilire un giusto prezzo.

nel Libro V dell’Etica nicomachea Aristotele individuò nel baratto un limite alla

commensurabilità, essa, esiste solo quando il baratto a effettivamente luogo, e dunque la

quantità di un bene può essere misurata nei termini dell’altro bene (Aristotele portò

l’esempio di scarpe prodotte da un calzolaio e case prodotte da un architetto, e degli

scambi che possono esserci tra loro due). Ma quando il baratto non avviene, i due beni

rimangono tra loro

isolati e perciò incommensurabili. Aristotele individuò nella moneta l’elemento che rende

commensurabili i beni anche quando non c’è scambio diretto, infatti egli definì la moneta

come elemento base delle transazioni commerciali.

Aristotele limitò la propria analisi dl commercio e della moneta alle attività che egli definiva

naturali. Acquisire beni e ricchezza tramite il commercio al fine di migliorare le dotazioni

del potere e della casa erano considerate da Aristotele attività naturali e rispettabili,

fondata sul valore e d’uso de bene; mentre l’acquisizione di ricchezza fine a se stessa, era

per Aristotele artificiale: i beni non sono utilizzati in modo proprio, ma solo come oggetti di

scambio, e acquistano esclusivamente un valore di scambio.

IL MEDIOEVO CENTRALE

CROCEVIA DELLE TRADIZIONI MEDITERRANEE

L’analisi economica era inserita in una cornice teologica e poggiava su una sintesi delle

tradizioni cristiana e aristotelica, quest’ultima recuperata grazie alle traduzioni da

Aristotele e ai commentari alle sue opere in lingua araba, a loro volta tradotti in latino a

partire dal XII secolo. Un problema fondamentale di questo tipo di riflessione era dunque il

problema aristotelico della giustizia, e soprattutto della giustizia nella distribuzione e

proprietà privata, il valore dei beni, il ruolo della moneta e l’individuazione di un prezzo

<<giusto>>, la liceità o meno dell’interesse del prestito ad usura e del profitto.

La riflessione più profonda sul fenomeno della conoscenza fu certamente quella di

Tommaso d’Aquino (1225-1274), secondo il quale la mente dell’uomo coglie i fenomeni

nel loro aspetto particolare, riconoscendo direttamente problemi economici sono una

breve nota Sul comprare e vendere a credito (1262), l’inizio di un trattato Sul governo dei

principi, il commentario all’Etica nicomachea del 1271, quello incompiuto alla Politica, la

Summa theologiae e, infine, alcune questioni quodlibetali degli ultimi anni di vita.

Oltre a Tommaso, concorsero a formare questo tessuto di riflessioni molti altri studiosi,

ognuno coinvolto in un distinto filone di ricerca. I domenicani si concentrarono su come

adattare il pensiero aristotelico alla fede cristiana; i francescani e altri con loro, rifacendosi

al volontarismo agostiniano, avversarono invece il tomismo, accentuando il ruolo della

volontà nella vita dell’uomo in opposizione al razionalismo aristotelico. Le differenti

posizioni sviluppate da questi diversi filoni di riflessione e di indagine non si dimostrarono

sempre compatibili fra loro in tema di proprietà e ricchezza, valore e prezzo, scambio,

moneta e usura. 3

Riguardo alla questione sul valore dei beni, la distinzione principale era tra valore e

prezzo.

Riguardo alle questioni pertinenti le mercature, Enrico di Gand nel 1276 propose la

distinzione tra liceità del commercio in sé e condanna del mercante che non si comporta

secondo giustizia.

Riguardo alla questione dell’usura, pratica molto diffusa di fronte alla quale la Chiesa

intensificò le proibizioni fino ad assimilare l’usuraio all’eretico.

I pensatori laici e molti individui coinvolti in attività commerciali promossero un nuovo

atteggiamento verso la ricchezza, sviluppando una riflessione sul rapporto tra l’uomo e il

mondo economico radicalmente diversa dalla tradizione cristiana, per esempio,

ragionarono in termini di istinto lucrativo.

Capitolo II – la rivoluzione scientifica e le prime

sistemazioni del fenomeno economico 4

Nei primi secoli dell’età moderna si perseguì una separazione dell’analisi economica e

sociale dall’intento politico di indirizzarla.

All’inizio del XVII secolo il poeta inglese John Donne scrisse “ la nuova filosofia dubita di

tutto”. Quella che oggi viene chiamata rivoluzione scientifica, fu una profonda

trasformazione che investì la cultura europea tra la seconda metà del XVI secolo e la

prima metà del XVIII.

Si valorizzo l’approccio empirista.

Aristotele parlò della mente umana come di una tabula rasa (o come diceva Locke, di un

foglio bianco), intonsa al momento della nascita e stimolata dall’esperienza.

La tradizione aristotelica sviluppò principalmente il metodo deduttivo, da premesse di

carattere generale si può discendere attraverso un ragionamento logico a conoscere certe

congruenze o altri aspetti della realtà prima sconosciuti.

René Descartes sostenne il metodo deduttivo. Altri come Francis Bacon sottolinearono il

metodo induttivo e altri come David Hume erano contrari. L’induzione è il procedimento

opposto alla deduzione. Molti decisero di utilizzarli entrambi, passando dal approccio

deduttivo a quello induttivo. Descartes propose il superamento di una visione del mondo

inteso come un unico organismo,dipingendolo piuttosto come una macchina, composta di

varie parti, ognuna delle quali correlata alle altre in base alla posizione e alla funzione. La

conoscenza doveva basarsi sulla misurazione delle caratteristiche delle parti e delle

dinamiche che intercorrono fra di esse.

Lo studio dell’economia fu influenzato da queste riflessioni.

Le questioni di metodo influenzarono lo studio del’economia politica. Tre principali filoni

possono essere individuati:

1. Un primo filone è composto da chi rifaceva all’approccio induttivo, cioè basò le

proprie riflessioni su indagini economiche empiriche – non riducibili però a semplici

rilevazioni statistiche – condotte sul modello delle scienza naturali. La figura di

maggior spicco fu William Petty.

2. Un altro filone di pensiero, all’opposto, sviluppo un approccio deduttivo. Un

esponente di questo secondo approccio fu John Locke, egli sviluppò un complesso

ragionamento di impianto deduttivo sul rapporto tra tassi di interessi e ricchezza di

un paese. Egli negò il rapporto di causa-effetto tra tassi di interesse e ricchezza di u

paese. Al contrario, sostenne l’esistenza di un tasso d’interesse naturale,

determinato dal rapporto tra quantità di moneta e volume dei commerci. Locke

introdusse il concetto di velocità di circolazione: non basta ragionare in termini di

quantità di moneta, va considerata anche la relazione alla velocità con cui essa

circola. La caratteristica fondamentale del ragionamento di Locke, è la logica

conseguente che adotta, che sviluppa una analisi complessa a partire di alcune

premesse che fungono da base per tutto il ragionamento. Le tesi di locke furono 5

ribadite da Dudley North il quale affrontò la questione del rapporto tra tassi di

interesse e ricchezza.

3. Un terzo approccio si sviluppo intorno a due tradizioni di pensiero sotto diversi

aspetti assimilabili: la scuola storica scozzese e la scuola filosofica di Gian Battista

Vico. Della prima considereremo l’opera di James Steuart, Inquery into the

Principles of Political Oeconomy, il volume di Steuart ricevette inizialmente una

favorevole accoglienza: era il primo testo in lingua inglese dedicato a una

sistematica trattazione del fenomeno economico, e introduceva diversi nuovi

concetti, tra cui la stessa locuzione politica economica. L’opera di Smith, però, gli

fece presto ombra e il volume di Steuart venne velocemente dimenticato

.

Il Modello Fisiocratico

I Fisiocratici, composto da studiosi francesi, si consideravano una scuola e appartenevano

al più vasto movimento dell’illuminismo francese; essi collaborarono alla stesura delle voci

economiche dell’Encyclopédie di Denis Diderot e d’Alembert.

La fisiocrazia fu la prima scuola economica, gli aderenti riconoscevano Quesnay il proprio

maestro, impegnandosi nell’opera di affinamento e divulgazione del suo pensiero. Essi

furono molto attivi nel dibattito europeo , nei circoli intellettuali e nelle pubblicazioni.

Come Cantillon, i fisiocratici basarono la loro analisi del sistema economico sul ruolo

fondamentale dell’agricoltura. Il termine fisiocrazia (governo della natura) ne è la più

diretta testimonianza. Essi avevano sotto gli occhi lo sviluppo dell’agricoltura nella Francia

del nord. I fisiocratici propugnavano una deregolamentazione e una riduzione delle tasse

nel settore agricolo affinché la produttività agricola potesse recuperare il terreno perduto

nei confronti dell’Inghilterra. Essi ritenevano che le politiche protezionistiche sostenute d

Colbert avessero alzato i prezzi dei prodotti della manifattura interna a scapito

dell’agricoltura e criticavano duramente il mercantilismo, che essi chiamavano colbertismo,

sostenendo una liberazione dei commerci che riportasse i prezzi sui livelli più favorevoli al

settore agricolo.

L’opera fondamentale della scuola fisiocratica è il Tableu économique, pubblicato per la

prima volta nel 1758 da Quesnay e successivamente rielaborato in forme più complesse

da Mirabeau e da Quesnay stesso nell’Analyse du Tableau économique del 1776.

Il Tableau ipotizza una società divisa in 3 classi, ognuna delle quali ricopre una

posizione diversa nel sistema economico:

1. La classe dei proprietari terrieri, che vive del prodotto netto creato

dall’agricoltura,

2. La classe produttiva degli occupati nell’agricoltura 6

3. La classe degli occupati nella manifattura o nei servizi, classe considerata

sterile in quanto non contribuivano alla creazione di ricchezza, la trasformano ma

non la producono

Il motore dell’economia è l’agricoltura, l’agricoltura produce un surplus.

Questa teoria fisiocratica molto criticata è stata ritenuta insostenibile. I fisiocratici diedero

comunque una grande risalto all’agricoltura perché era ai loro occhi il settore trainante

dell’economia francese.

Il Tableau è un prospetto del flusso annuale del reddito all’interno di un sistema

economico. Esso è diviso in fasi ben distinte che si sviluppano in sequenza, e i flussi che

descrive sono monetizzati.

• La prima fase riguarda il pagamento della rendita da parte dei contadini ai

proprietari terrieri.

Tra la classe produttiva e quella sterile si sviluppa un mercato di beni manufatti e di

prodotti dell’agricoltura. La differenza principale tra le due classi è che la

produzione di manufatti non produce alcun surplus. Alla fine del ciclo la classe

sterile non ha alcun surplus; la classe produttiva, al contrario, produce un surplus.

Con questo surplus la classe produttiva paga la rendita ai proprietari terrieri, e il

ciclo può ripartire.

Il Tableau ebbe una straordinaria influenza sugli economisti contemporanei e nella storia

del pensiero economico.

Tre punti che richiamarono l’attenzione di molti economisti:

• Il Tableau propose una misurazione del valore di tutti i prodotti, agricoli e manufatti,

in grano.

• In secondo luogo, il Tableau costituì una pietra miliare nell’analisi della riproduzione

di un sistema economico.

• Infine, il Tableau dimostrò l’importanza dell’interdipendenza tra fenomeni

economici.

Richard Cantillon

Se ne andò via di casa, perché non voleva fare il sarto come il padre e si imbarcò come

mozzo in una nave, dove poco dopo si ammalò .Dato il suo stato di salute il capitano della

nave decise di affidarlo a dei monaci sulle coste Francesi per farlo studiare.

Speculò e promosse una speculazione sui titoli delle Campagne d’occidente che aveva

ottenuto il monopolio dei commerci in Louisiana in cambio dell’assunzione di gran parte

del debito pubblico nazionale. 7

Una inaspettata flessione delle azioni delle Campagne d’occidente, unita da una corsa agli

sportelli ne fecero crollare il valore.bolla speculativa, ma R.Cantillon vendette i titoli

prima del crollo, bruciò la sua casa e scappo, si pensa in GUYANA.

Opera principale:

ESSAY DE LA NAUTURE DU COMMERCE EN GENERAL

Scritto nel 1730 e pubblicato nel 1755 é di grande importanza perché fu il primo testo che

espose in maniera argomentata e originale un sistema coerente di politica economica.

E’ la prima sistematizzazione, ha un indice dei capitoli, paragrafati, rendendo il tutto come

uno schema e con l’indice si capisce il percorso intellettuale dell’autore

Cantillon immagina un regno in cui l’attività base é l’agricoltura(il suo ideale si ispirava alla

società francese)

Nella prima parte del saggio affronta la questione della ricchezza, considerata come

l’insieme dei ‘’NUTRIMENTI, COMODITA’, AGGI DELLA VITA’’ che si traggono dalla terra

e prendono vita dal lavoro dell’uomo.

Il prezzo dei beni si stabilisce

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

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