Léon Walras
Léon Walras fece uso del modello matematico, modello del tutto nuovo per il suo tempo: nel modello mostrò le interdipendenze tra le variabili economiche ed individuò l’ottimizzazione proponendo anche un modello di giustizie economiche. Fu il suo contributo alla nascita dell'economia neoclassica grazie alla teoria importante dell’equilibrio economico generale. Bisogna trovare una rappresentazione delle risorse date, in equilibrio, dove le domande eguagliano le offerte, all’interno dell’intera economia.
Teoria walrasiana
La teoria di Walrasiana è un'analisi del funzionamento del sistema economico dove tutti i settori sono considerati simultaneamente. Walras fu il primo autore che trattò con chiarezza e precisione la nozione di equilibrio economico generale con la formulazione di un modello espresso in termini matematici. Per far ciò però dovette accettare alcune esemplificazioni. Il suo scopo fu quello di determinare i prezzi e quantità di equilibrio servendosi di un sistema di equazioni simultanee, dove prezzo e quantità sono le incognite: si devono trovare prezzi e quantità di ogni merce presente sul mercato.
Modello di Walras
Nel modello, Walras pone quattro soggetti:
- Lavoratori: possiedono lavoro;
- Capitalisti: possiedono capitale;
- Proprietari terrieri: possiedono terra;
- Imprenditori: organizzano la produzione.
Inoltre, il modello si compone di due elementi fondamentali: pluralità degli agenti economici che hanno funzione di domanda basata sull'utilità marginale: si tratta della domanda dei beni di consumo; beni: c’è un mercato per ciascun bene che sia di consumo, capitale o fattore di produzione. Il mercato diventa equazione di offerta e di domanda dove il fine è il loro pareggio. Risultano date la tecnica produttiva, il numero degli agenti, il numero dei mercati e il numero delle risorse.
Determinazione di prezzi e quantità
Il fine è quello di determinare le quantità e i rispettivi prezzi dei beni facendo delle ipotesi:
- Mercati interrelati fra loro;
- Concorrenza perfetta dove gli agenti sono price-takers, non possono influenzare il prezzo.
I mercati così si dividono in tre gruppi:
- Dei servizi produttivi: gli imprenditori domandano e chi ha il servizio lo offre;
- Dei prodotti: gli imprenditori offrono e gli altri acquistano;
- Dei capitali nuovi: chi risparmia domanda un tipo speciale di beni di consumo, cioè nuovi beni capitali prestati in cambio di interesse.
Gli agenti, quindi, hanno quantità arbitrarie di n merci e si presentano sui mercati per migliorare la propria posizione in termini di utilità marginale: le equazioni più importanti sono quelle del cambiamento. Si suppone che gli agenti abbiano dotazioni iniziali non ottimali e ricorrono al mercato per eguagliare le utilità marginali. L’equilibrio ci sarà quando tutti massimizzano la propria utilità e quando ognuno degli n mercati la sarà uguale all’offerta. Così il prezzo dato risulta l’unica garanzia per l’equilibrio: il prezzo si determina con le aste, da un banditore.
Esempio del mercato del petrolio
Un esempio può essere fatto sul mercato del petrolio. Il banditore indica 10 dollari di barile in modo che ogni compratore indichi le quantità e le domande superino le offerte; il banditore alza il prezzo a 20 e i compratori indicano le quantità che vogliono comprare il prezzo e così via. Il prezzo aumenterà fino a quando domanda e offerta si eguaglieranno e in questo punto avverrà lo scambio. In questo modo, per Walras, gli imprenditori non fanno né profitti né perdite, guadagneranno solo la remunerazione media del proprio lavoro. In concorrenza perfetta i profitti sono pari a 0: se fosse diversamente non ci sarebbe più equilibrio.
Limiti del modello walrasiano
Il sistema a concorrenza perfetta giunge a un equilibrio dove l’utilità degli agenti è massima: Walras non lo dimostrò, fu Pareto. Walras costruì il suo modello come un ideale sociale. I limiti del suo modello sono quattro:
- Il processo di determinazione dei prezzi tramite asta è poco realistico;
- Raffigura la produzione come una forma di scambio ma non scrive funzioni di produzione;
- Non sono previsti costi fissi;
- È un processo di produzione che non richiede tempo.
Robert Malthus
La dottrina malthusiana della popolazione – Thomas Robert Malthus (1766-1834) pubblicò un saggio nel 1798 e un libro nel 1803 sulla popolazione. La tesi principale di Malthus, fu quella per cui la popolazione tende a crescere più velocemente dell’offerta di alimenti. Egli arrivò ad elaborare la sua teoria mediante tre fattori:
- La pressione della popolazione sull’offerta di cibo in Inghilterra, fino al 1790;
- La consapevolezza dell’impoverimento progressivo delle classi a basso reddito;
- Discussione tra Malthus e suo padre Daniel. Quest’ultimo subiva il fascino di William Godwin e del francese Marquis de Condorcet, i quali sostenevano che il carattere di un individuo non è ereditario, ma modellato dall’ambiente in cui questi si trova a vivere. In particolare, Godwin avvertiva che la miseria, l’infelicità e il vizio nel mondo a lui circostante andavano imputati in primo luogo al governo. L’intervento di Robert Malthus era quello di dimostrare che le idee condivise da suo padre erano scorrette: per questo nella prima edizione del suo saggio sulla popolazione tentò di avvalorare la tesi che la povertà non era causata dalle istituzioni (cioè da fattori socio-politici), e che cambiare tali istituzioni non sarebbe servito a rimuovere i mali della società.
Tesi sulla popolazione
Il principio fondamentale espresso da Malthus nella prima edizione del suo saggio, ovvero che la popolazione tende a crescere con maggiore velocità dell’offerta di cibo, si fonda su due ipotesi:
- Che il cibo è necessario all’esistenza dell’umanità;
- Che la passione tra i due sessi è altrettanto necessaria e non potrà mai venire meno.
Egli era convinto che gli esseri umani si sarebbero moltiplicati in progressione geometrica (1, 2, 4, 8, 16, ...) laddove la velocità di crescita dell’offerta di cibo avrebbe seguito una progressione aritmetica (1, 2, 3, 4, 5, …), e questa è, secondo Malthus, la vera causa della povertà e della miseria. Nella prima edizione del saggio di Malthus ha come focus l’esistenza di forme di controllo, una di tipo positivo e una di tipo negativo, ottenute prevalentemente rinviando i matrimoni nel tempo: Malthus tuttavia commentò quest’ultima soluzione avrebbe comportato vizio, miseria e degrado, poiché avrebbe favorito le relazioni sessuali prematrimoniali. La conclusione era perciò che il cambiamento della struttura istituzionale non avrebbe rimosso la miseria e il vizio presenti nella società.
Seconda edizione del saggio
Malthus pubblicò nel 1803 una seconda edizione del suo saggio, dove approda con un modello di induttivo, ponendosi come scienziato, basandosi su delle statistiche. Nella prima edizione i controlli demografici portavano a vizi e miserie, ma nella seconda viene considerato un “freno” di natura morale per cui il posticipare matrimoni implica l’esclusione dei rapporti sessuali prematrimoniali. La sua tesi ha diversi limiti:
- Confondeva il desiderio di relazioni sessuali con il desiderio di avere figli;
- La produzione di cibo non può crescere più velocemente della popolazione, nega la possibilità che uno sviluppo delle tecniche agricole riuscisse a garantire aumenti della produzione alimentare sufficienti a nutrire una popolazione sempre crescente.
Nonostante i suoi limiti, la tesi malthusiana della popolazione ebbe comunque un’importante applicazione all’interno della teoria e della politica economica classica: dottrina del fondo salari. Già elaborata da Smith, sviluppata da Ricardo, un incremento dei salari reale avrebbe comportato un aumento della popolazione, che a sua volta avrebbe poi portato a una diminuzione del salario sino a che questo fosse ritornato al proprio livello di partenza. Fu perciò argomentato che qualsiasi tentativo di migliorare il benessere economico dei gruppi a basso reddito sarebbe stato verificato da un aumento della popolazione. In Inghilterra i tentativi di alleviare le condizioni delle fasce meno abbienti tramite un’apposita legislazione iniziarono verso il 1600 e gli storici dell’economia vi fanno riferimento come alle leggi sui poveri (Poor Laws). È proprio per attaccare le Poor Laws che la dottrina malthusiana della popolazione venne impiegata dagli economisti classici.
Keynes
John Maynard Keynes (1883-1946), laureato in matematica a Cambridge, fu allievo di Marshall da cui imparò l’economia e divenne docente. Lavorò nel Tesoro, membro della delegazione britannica alla conferenza di pace di Versailles, ma non era d’accordo e diede le dimissioni. Nel volume “Le conseguenze economiche della pace”, pubblicato nel 1919, denuncia le dure punizioni inflitte alla Germania che rischiavano di bloccare il paese alla paralisi economica. Successivamente inizia una carriera di finanziere e giornalista economico, dove il suo grande interesse era per la politica monetaria, soprattutto il gold standard, la disoccupazione degli anni venti e il rimedio dato dai lavori pubblici, e negli anni trenta il crollo di Wall Street.
Gold standard
In regime di gold standard, il livello dei prezzi dipende dalla domanda e offerta di oro sui mercati mondiali. Se per esempio la domanda aumenta, sale il prezzo relativo dell’oro (cioè il prezzo in termini di beni e servizi); ma essendo fisso il prezzo nominale, il prezzo relativo può crescere solo se diminuisce il livello dei prezzi. Rinunciato nel 1918 al gold standard, il governo britannico stava considerando l’opportunità di aderirvi nuovamente, a cui Keynes era contrario:
- Temeva una deflazione;
- Danneggiamento delle esportazioni con conseguente deficit della bilancia dei pagamenti e l’obbligo di fissare un alto saggio di interesse per attirare i capitali a breve termine a Londra per proteggere le riserve auree;
- Riduzione dei livelli salariali a causa del processo deflattivo.
Keynes proponeva di mantenere stabili i prezzi interni o limitare le fluttuazioni, cosa impossibile da fare con il gold standard, imporre un tasso di cambio flessibile per evitare deflazioni o inflazioni, variare la quantità di contante offerta dalla Banca Centrale attraverso il saggio di interesse o con operazioni di mercato aperto.
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