Storia del “compositore più amato nella storia della musica occidentale”.
Beethoven . 1770 – 1827.
Beethoven viene connotato come il più ammirato compositore nella storia della musica
occidentale.
Un uomo conscio del suo valore, in lotta contro un destino crudele; eppure l’uomo riesce
ad afferrare il destino per la gola e ad uscire vincitore.
Molte composizioni beethoviane sono state interpretate secondo quest’ottica: stretto legame
tra la biografia e la sua produzione.
1770: nasce a Bonn.
Il padre volle sfruttare il precocissimo talento del figlio, che a soli 8 anni si esibì nel suo primo
concerto pubblico. Il padre di Beethoven era un musicista mediocre e per di più alcolizzato e
probabilmente violento.
1789: Beethoven viene investito dalla responsabilità di capofamiglia: il padre era ormai
incapace di provvedere ai suoi figli.
La sua istruzione musicale iniziò sotto la guida del padre e di altri musicisti della cappella di
Bonn.
1784: lavora come organista nella cappella di corte.
1789: lavora come violinista nel teatro di corte: esperienza basilare perché gli offrì l’occasione
di eseguire molta musica francese: soprattutto il repertorio dell’opéra comique, anche tradotto
in tedesco sotto forma di Singspiel.
Nel frattempo era passato a studiare composizione, pianoforte e basso continuo con Neefe.
Non proseguì oltre alle scuole elementari: cercò di sopperire da autodidatta alle sue carenze culturali, dedicandosi alla lettura
di Goethe, Schiller, Platone, Shakespeare e Kant.
Ben presto gli vennero commissionate due cantate celebrative: per la morte di Giuseppe 2° e per l’incoronazione del successore
Leopoldo 2°.
Il sovrano di Bonn si convinse a finanziare un soggiorno a Vienna per il giovane musicista, affinché si perfezionasse nella
capitale imperiale. In occasione Waldstein gli augurò di ricevere lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn (Mozart era morto da
pochi mesi, Haydn era piuttosto anziano e Beethoven andava a Vienna proprio per studiare con costui). In realtà la scelta non
era affatto scontata: lo stile che noi posteri consideriamo “classico” non era l’unica strada.
Beethoven poteva decidere, infatti, di entrare nel grande circuito dell’opera italiana o accostarsi al mondo dell’opera francese
(non fece l’operistica, l’unica sua opera è Fidelio). D’altro canto Beethoven, promettente pianista, poteva dedicarsi alla carriera
concertistica, la sua meta allora sarebbe dovuta essere Londra. Beethoven fu inizialmente un ottimo pianista: effettuò tournées
a Praga, Dresda e Berlino, ma ben presto la sordità da cui venne colpito gli rese impossibile continuare ad eseguire musica in
prima persona.
Il giovane compositore si diresse senza esitazione nella direzione indicatagli da Waldstein, quella di Haydn e Mozart,
impadronendosi del loro stile e identificandosi con esso.
1792: arriva a Vienna e prende lezioni da Haydn.
Imboccata quella che sarà la sua strada, il ventiduenne Beethoven godette dei suoi anni più sereni: giovanotto alla moda,
elegante, acclamato e noto.
Il suo metodo compositivo iniziò a privilegiare la fase preparatoria, compilando veri e propri quaderni di abbozzi.
1801: compone la sua prima sinfonia in do magg., il balletto Le creature di Prometeo, le sonate per pianoforte fino all’op. 28, i
quartetti op. 18, musica da camera e il Settimino op.20.
1801 – 02: si arrende ad una terribile evidenza: la sordità incurabile. Oltre alla vita professionale, la sordità veniva a colpire
anche la sua vita affettiva: in una lettera ad un amico egli confidava di aver trovato una donna che avrebbe voluto sposare, ma
che ciò era reso impossibile dalla differenza di classe sociale (si tratta quasi sicuramente della contessa Gucciardi, alla quale
dedicò il Chiaro di luna).
1802: passa il periodo più difficile, di cui è rimasta una testimonianza nel testamento di Heiligenstandt’: una lettera indirizzata
ai suoi fratelli (e mai spedita) nella quale rivela di essere stato più volte sul punto di suicidarsi, trattenuto solo dal suo amore
per la musica.
Tre stili nella produzione di Beethoven:
1793 -1802: periodo teso all’appropriazione dei modelli compositivi.
1803 -1815: periodo in cui si rivela il
Beethoven pienamente
maturo e con un proprio stile.
1816 -1827: periodo di superamento e meditazione astratta.
Secondo Dahlhaus, i lavori con i quali Beethoven intraprese questa “nuova via” (soprattutto la Sonata op. 31 n. 2 e la Terza
sinfonia Eroica) mancano di un vero e proprio tema principale. Nella sua enunciazione, il tema sembra piuttosto
un’introduzione; alla seconda esso già sfugge verso una fase di elaborazione. Le composizione che scrisse in questo periodo
sono le più celebri: opere simboliche del mito di Beethoven che lancia un messaggio morale all’umanità intera: dalla
sofferenza si può giungere alla gioia, sia pure a prezzo di una durissima lotta. Queste le composizioni: le Sinfonia dalla
Terza all’Ottava (la Terza è detta l ’Eroica: pare che la volesse chiamare “Bonaparte” per dare risalto a Napoleone, il quale aveva
esaltato, nella sua politica, gli ideali di libertà, fratellanza ecc.. Poi Napoleone si nominò imperatore tradendo i suoi ideali
democretici: Beethoven ne straccia così il frontespizio), la Sesta in fa magg, detta la Pastorale (qui mira a “ritrarre” scene
naturali esprimendo i sentimenti che la natura esprime. Questa sinfonia viene considerata di tipo descrittivo, ma non descrive
poi molto, più che altro esprime) e l’op. 57, l’Appassionata.
Tale volontà comunicativa si esplica anche attraverso un dualismo tematico sempre più esasperato. I due gruppi tematici
(quello principale alla tonica e quello secondario alla dominante) si fanno sempre più contrastanti. Beethoven non dimentica la
lezione di Haydn a cui piaceva trarre la tonalità degli elementi tematici da un unico materiale di partenza, sia pur realizzandola
in modo molto più esplicito: nel primo movimento della Quinta sinfonia il ritmo martellante della prime quattro note ritorna
anche in un’apertura del secondo gruppo tematico, ma anche durante la fase di risposta degli archi lo stesso ritmo serpeggia nei
violoncelli e nei contrabbassi: quasi a ricordare che di lui non si deve perdere memoria.
Intanto, nella vita europea Napoleone invadeva l’Europa: giunse a conquistare Vienna nel 1809.
Bonaparte (figlio) richiedeva per il musicista l’antico ruolo di Kapellmeister, mentre la più alta aristocrazia giungeva a tassarsi
perché egli godesse di una libertà professionale di stampo moderno. Stava mutando proprio la considerazione dell’artista in
quando tale: non più un fornitore di servizi, ma un u omo che, creando opere del più alto livello estetico, poteva elevarsi ad
una somma dignità intellettuale. Beethoven impose deliberatamente l’immagine del musicista come “poeta dei suoni”: la
musica, come la poesia e la filosofia, era uno svolgimento di pensieri. Musica come arte che partecipa alla formazione
dell’individuo, non musica prettamente estetica.
Dopo le composizioni del suo periodo “eroico”, che si concentrano soprattutto negli anni 1803 – 1808, intorno al 1810
apparirono musiche diverse: ad esempio il Quartetto op. 74, il Trio op. 97, le Sonate per pianoforte dall’opera 78 all’op. 90.
Queste composizioni, nettamente contrastanti con quelle del periodo precedente, sono caratterizzate da una più estesa
cantabilità (musiche prevalentemente cameristiche e non sinfoniche).
1818: da questa data in poi la sua sordità divenne sempre più totale. Non può più parlare se non attraverso la scrittura: i
quaderni della scrittura.
L’isola di silenzio in cui era stato confinato si rispecchiò in qualche modo anche nel suo atteggiamento musicale: proseguì una
propria ricerca personale, teso al superamento di ciò che aveva già conquistato.
La forma – sonata non fu più il suo principale orizzonte: Beethoven si rivolse al passato, andando a riscoprire la fuga e la
variazione; egli volle risalire ai loro principi fondamentali, per poterle gestire dall’esterno mescolandole tra loro: così la fuga si
ibrida con la forma – sonata e questa con la variazione. Alcuni esempi: i fugati della Sonate op. 101, 106, 110, e le variazioni della
Sonate op. 109
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