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Le grandi innovazioni del IX secolo

Storia di un imperatore, di un santo papa e di un monaco troppo curioso

Il IX secolo è un secolo di grande importanza per la storia della musica, che vede in avvenimenti politici, la chiave del suo sviluppo. I protagonisti di alcune manovre politiche sono i Franchi che, per la loro strategia di espansione, si allearono con il papato, costituendo così numerosi scambi fra Roma e Aquisgrana. Attraverso questi scambi ci si rese conto che il canto liturgico romano era molto differente da quello franco.

Pipino e i suoi discendenti non si consideravano semplicemente laici, ma detentori del potere religioso, dunque solevano occuparsi anche di problemi religiosi. Inoltre, la motivazione forse più importante che determinò i loro interventi su questo piano fu soprattutto il fatto che tollerare il pluralismo religioso sarebbe stato controproducente per l'accentramento del potere nelle mani dell'autorità imperiale. Il Sacro Romano Impero marciava dunque di pari passo con l'unificazione religiosa.

Tentativi di unificazione del rito romano presso i Franchi

Quando si tentò di trapiantare il rito romano presso i Franchi, l'operazione fu irta di problemi. Abbiamo due documenti dell'875, uno di Giovanni Diacono e l'altro di parte carolingia, che si accusano l'un l'altro del fallimento dell'impresa. La spiegazione tecnica è che il canto vetero-romano usasse molti microtoni, ossia intervalli più piccoli di semitono, cosa che causava ai Franchi grandi difficoltà. L'operazione si concluse allora con la definitiva creazione di un canto franco-romano. Per cementare l'unità dell'impero attraverso la musica, i sovrani carolingi imposero che tutti i territori assoggettati adottassero questo nuovo tipo di canto.

Ma il sacro è una sfera molto conservatrice e dunque, per favorire la diffusione del nuovo canto, nacque una leggenda che conferì il nome al canto di gregoriano. Si narrava che Papa Gregorio I dettasse tali canti a un monaco, prendendosi però delle pause molto ampie. Il monaco incuriosito, levò la tenda che li separava e assistette al miracolo della colomba che suggeriva al pontefice le parole da usare. Il messaggio inviato era chiaro: era lo stesso Spirito Santo ad aver inventato il nuovo canto.

Codificazione del repertorio gregoriano e abbandono della pratica improvvisativa

Ci si avviava così verso il graduale tramonto della pratica improvvisativa. Il cantore apprendeva le melodie dalla voce del proprio maestro, ripetendole sempre identiche.

Classificazione del repertorio gregoriano negli otto modi

Per favorire la memorizzazione del nuovo canto, i teorici carolingi tentarono di suddividere il repertorio a seconda del modo, cioè del tipo di scala musicale usata. Nella fase antica le melodie ruotavano intorno alla nota più importante, detta “corda madre” (do, re o mi). Da questa modalità si passò ad un’altra in cui le melodie avevano una nota dominante, detta “corda di recita” o repercussio, e una nota finale. Si formulò così una rigida griglia di 8 modi, ossia 8 tipi di scale caratterizzate ognuna dal proprio tono o semitono con la propria nota finale e la repercussio. Ma non tutti i canti si adattavano a questo repertorio quindi, o furono modificati forzatamente, o gli fu attribuito il nome di modo irregolare.

Nascita della scrittura neumatica

I primi a servirsi di segni convenzionali (neumi) furono i sacerdoti. Spesso i loro testi erano intonati in stile salmodia con una corda di recita fissa e solo in alcuni punti dovevano piegarsi in cadenze alla finalis. Per evitare incertezze, questi evidenziarono tali punti con dei segni che avevano una funzione simile a quelli di punteggiatura.

Per assicurare la sopravvivenza del canto gregoriano nel X secolo iniziano a essere trascritti su manuali musicali non più ad uso esclusivo dei celebranti, ma anche dei cantori professionisti che costituivano la schola cantorum, istituita da Papa Sergio I. I manuali non servivano per la pratica musicale, ma semplicemente d’archivio.

Amplificazione orizzontale: tropi e sequenze

Per favorire la memorizzazione delle melodie fu inventato un espediente: occorreva trovare delle parole che farcissero i melismi privi di testo che facevano parte di alcuni canti, in modo tale che ogni nota del melisma corrispondesse a una sillaba del testo. Questa farcitura fu chiamata tropo. I tropi e le sequenze non sono un’aggiunta, ma un’amplificazione orizzontale del canto gregoriano. Le sequenze, che in origine erano le prose adattate degli Alleluia, divennero composizioni completamente autonome in poesia. I tropi vennero poi successivamente aboliti nel Concilio di Trento alla metà del XVI secolo, mentre solo cinque sequenze sono sopravvissute fino ai tempi moderni.

Amplificazione verticale: polifonia

La polifonia fu inserita nella liturgia ed ebbe il privilegio di essere tramandata da fonti scritte. La polifonia era la risposta ideale all’esigenza di accrescere la solennità del rito, senza alterare il canto liturgico. Essa ne era un’amplificazione verticale.

La notazione neumatica e Guido d'Arezzo

Storia della compilazione di un manoscritto liturgico

I celebranti, che non erano cantori specialisti, avevano bisogno di segni che facessero capire quando cominciare una cadenza dopo aver cantato una lunga porzione di testo. Perciò vennero applicati i neumi.

Nella notazione moderna, le note vengono posizionate sul pentagramma in rapporto alla loro altezza sonora. La scrittura neumatica invece non usava un rigo musicale, in quanto non si proponeva di prescrivere quale nota andasse cantata ma come. Era inutile escogitare un sistema che indicasse l’altezza delle note quando tutti i cantori conoscevano bene, a memoria e sin da piccoli le melodie liturgiche. Ciò che poteva venir dimenticato era no le sfumature dell’esecuzione.

L’abbazia di San Gallo viene considerata il più importante centro di scrittura musicale del X secolo. L’attenzione del neumista si appuntava circa il modo di esecuzione, rivelato dalla diversa pressione esercitata sullo stilo. Il segno corrispondeva a due note ugualmente veloci e leggere.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiuzzy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lineamenti di storia della musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Chegai Andrea.
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