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La fine dell'indipendenza del regno e i primi anni del governo spagnolo

Agli inizi del 1500, il regno di Napoli era conteso tra Francia e Spagna. Con il Trattato di Granata sanzionato dalla bolla pontificia del 25 giugno 1501, avviene la spartizione del regno di Napoli, tra Luigi XII che ottiene la metà settentrionale del regno più la capitale, e Ferdinando il Cattolico che ottiene le Puglie e la Calabria. Milano viene divisa tra Francia e Venezia. Questa divisione delle terre aveva causato degli squilibri poiché Ferdinando il Cattolico non si accontentava della Calabria e delle Puglie ma voleva annettere tutto il regno di Napoli sotto la corona spagnola.

Infatti, Ferdinando fin dal suo matrimonio con Isabella ha scelto il Mediterraneo e non l’Atlantico, quindi voleva possedere questo regno che aveva una posizione strategica per il commercio sul Mediterraneo. Tra il 1477 e il 1503, Ferdinando utilizzò tutti gli strumenti possibili per ottenere il Regno di Napoli, tra cui la strategia matrimoniale, facendo unire la sorella Giovanna con Ferrante, si alleò con il papa, e condusse varie guerre contro i francesi che lo portarono alla definitiva conquista del regno nel 1503.

La battaglia di Cerignola e la conquista spagnola

Una battaglia importante fu quella di Cerignola dove la Spagna affermò la sua supremazia sulla Francia. La conquista avviene nella giornata di Garigliano il 28 dicembre 1503 quando le truppe spagnole colsero di sorpresa quelle francesi. Quando nel 1506 Ferdinando il Cattolico sbarcò al Molo Grande di Napoli venne accolto con grandi feste e cerimonie dal popolo, poiché il suo obiettivo era quello di creare una nuova monarchia che intendeva rispettare le autonomie e le leggi tradizionali.

Con Ferdinando, Napoli quindi aveva una dimensione portuale strategica, era una capitale politica e amministrativa ed era un centro di vita intellettuale. Ferdinando cerca di creare un regno equilibrato riconoscendo i privilegi della capitale ed evitando gli accumuli di potere tra i differenti ceti. Inoltre, Ferdinando nominò due viceré che dovevano prendere il comando del regno in sua assenza: Giovanni D’Aragona e Cardona, i quali dovevano promuovere lo sviluppo e l’integrazione del regno.

Il regno di Carlo V

Dopo Ferdinando il Cattolico sale al trono Carlo V, figlio di Filippo d’Asburgo e Giovanna di Spagna, il quale prima di diventare re si chiamava Carlo I. Nel 1530, con l’incoronazione imperiale (le tre corone sul capo, quella d’argento per il regno germanico, di ferro per il regno di Lombardia e d’oro per l’impero di Roma), Carlo V diventa sovrano e imperatore di un grande impero poiché eredita i regni germani dal padre e la corona spagnola dalla madre.

Egli era nativo di Gande, non aveva una corte fissa e aveva un animo da guerriero, infatti intraprendeva molte guerre per l’Italia contro i Turchi. L’impero di Carlo V era unitario da un lato grazie alla Spagna, da un altro era frammentario poiché i territori germanici erano divisi in principati. Due famiglie che finanziarono le elezioni di Carlo V furono i Fhurer e i Welser che erano importanti e convinsero molte persone a eleggerlo.

Nel momento in cui viene eletto, Carlo V cerca di ottenere consensi da parte di tutti, rieleggendo anche il Cardona come viceré. Inizialmente egli non ottiene simpatia da parte del popolo poiché non accoglie le loro richieste, successivamente i consiglieri gli faranno capire che per essere un buon sovrano dovrà adottare una strategia a favore del popolo. Il suo più importante consigliere fu Gattinara che lo aiutò a creare un grande impero universale, la cui fama si diffuse in tutta Europa. Nel 1536 Carlo arrivò a Napoli e si proclamò garante di privilegi.

La successione di Filippo II

Nel 1550 Carlo V abdicò, e una parte della sua eredità andò al fratello Ferdinando d’Asburgo, il quale acquisì l’Austria, Boemia e Ungheria. Mentre un’altra parte andò al figlio Filippo II che acquisì gran parte del regno, ovvero i territori italiani (Milano, Napoli, Sicilia e Sardegna), la Spagna, i Paesi Bassi meridionali e i territori americani. Quindi ora il regno è diviso in due parti.

Filippo II era molto diverso dal padre che era un sovrano itinerante. Nel 1544 Filippo II aveva dovuto accettare un matrimonio combinato dal padre Carlo V, con la cugina Maria del Portogallo che, pur morendo di parto, gli aveva dato l'erede Don Carlos. Successivamente sposerà Maria Tudor per cercare un’alleanza con l’Inghilterra contro la Francia. Quando poi morì il padre, Filippo II firmò la pace con la Francia.

Filippo II invece ha una sede fissa a Madrid e sposta il baricentro del regno nella Castiglia, infatti il suo impero si focalizza soprattutto sulla Spagna. Egli vuole fare della Castiglia una regione guida del regno, infatti egli darà vita ad un processo di Castiglianizzazione che investirà l’economia e la politica del regno. La relazione che c’è tra l’Italia spagnola e questo paese guida è l’interdipendenza. L’Italia per il sovrano svolge delle funzioni strategico militari ed economiche.

Le prime sono legate alla difesa imperiale. Secondo la teoria dei Bastioni di Riley le province più esterne devono proteggere quelle più interne.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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