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Il ‘500 aveva conosciuto una crescita demografica piuttosto sostenuta. Ma, a partire dal 1570, la violenza delle epidemie

di peste crebbe ed esse non furono più limitate solo alle grandi città. La terza epidemia fu una vera e propria catastrofe:

tra 1596 e 1603 furono successivamente colpite Spagna, Germania, Francia, Inghilterra.

Dopo questa fase, l’Europa fu attraversata per intero da una lunghissima epidemia, che coincise con lo stato di guerra

generale del 1618-48 (Guerra dei Trent’anni).

L’ultimo periodo di offensiva della peste si verificò nel 1647-68; infatti, Londra conobbe nel 1665 la più grave epidemia

della sua storia e, con oltre 97 mila morti vide la sua popolazione ridotta di oltre 1/5.

Oltre alle epidemie di peste, la stagnazione demografica dipese dalla maggiore intensità delle crisi agricole che, negli

ultimi vent’anni, furono sempre più negative per tutta Europa. Infatti, ancora nel corso del XVI secolo, non erano stati

compiuti progressi decisivi nella tecnologia agricola; per cui il sistema restava ancora molto rigido (concorrenza tra

agricoltura / allevamento; cattivo impiego del terreno, causa le rotazioni che imponevano l’incolto periodico su 1/3 de

suolo; scarse concimazioni…).

A partire dal 1620 la produzione manifatturiera, soprattutto quella tessile, entrò in una fase di crisi, destinata a protrarsi

a lungo. Le manifatture delle Province unite riuscirono a tenere un elevato ritmo produttivo, ma solo perché

approfittarono della crisi che aveva colpito le Fiandre e il Belgio.

Anche nel commercio internazionale, gli olandesi subentrarono quasi completamente ai portoghesi negli scambi con

l’India e l’Estremo Oriente. Anche gli inglesi iniziarono ad affacciarsi sulle rotte “coloniali”, ottenendo buoni successi.

Mentre la produzione e i commerci restavano stagnanti o tendevano a diminuire, gli stati entrarono in lotta per

accaparrarsi il grande commercio internazionale. Si era affermata la convinzione che il volume possibile della produzione

e del commercio mondiale fosse +/- fisso e che non ci fosse modo di farlo crescere: il solo modo per aumentare la quota

produttiva di ciascun paese consisteva nel limitare la quota altrui, con qualunque mezzo. Il complesso di teorie e delle

pratiche elaborate per raggiungere questi scopi prese il nome di “mercantilismo”. I teorici del mercantilismo facevano

poco conto sullo sviluppo agricolo: la potenza dello stato dipendeva invece dalle disponibilità dei metalli preziosi

necessari per finanziare le guerre.

Occorreva allora che le importazioni dall’estero, soprattutto quelle dei generi di lusso, fossero il più possibile frenate, o

imponendo dazi di entrata molto elevati o proibendole del tutto.

Parallelamente, si dovevano sviluppare in qst settore le manifatture nazionali; per cui la politica economica doveva

impedire l’uscita delle materie prime dal paese, cercando di farle lavorare e trasformare dalle manifatture interne.

Il mercantilismo comportava una politica doganale molto rigida, un controllo minuzioso sulle industrie di lusso, che

dovevano raggiungere alti livelli qualitativi, un proliferare di regolamenti industriali e commerciali. Un settore di grande

importanza era quello del commercio a lunga distanza. Era verso l’India e l’Estremo Oriente che si rischiava al maggiore

emorragia monetaria, specialmente quando in questi traffici si dipendeva da navi e mercanti stranieri. Elemento

essenziale del mercantilismo furono perciò i monopoli costituiti dall’autorità pubblica a favore di compagnie commerciali

nazionali, concedendo loro il diritto esclusivo a comprare e vendere in un determinato paese o in un certo settore.

Nel corso dei decenni intorno al 1600, gli olandesi erano diventati la prima potenza mercantile del Baltico, sostituendosi

alle città tedesche dell’Hansa, ed erano anche comparsi con forza nel Mediterraneo. Mai l caso più clamoroso di

espansione fu quello nell’oceano Indiano a danno dei portoghesi.

Nel 1602 esistevano diverse compagnie olandesi per il commercio con le Indie orientali. Allo scopo di eliminare la

competizione interna e di escludere da quell’area altri eventuali concorrenti, si fusero dando vita a una Compagnia riunita

delle Indie orientali (Voc) e ottennero il monopolio dei commerci in quell’area.

La Voc fu la più caratteristica e per lungo tempo anche la più potente delle compagnie monopolistiche. Essa ebbe inoltre

una solida organizzazione che le consentì di comportarsi come un vero e proprio potere politico in quell’are a, con una

propria forza militare e in grado di stipulare trattati con i principi indonesiani.

Ma nel 1621 fu creata una seconda compagnia, che agiva nelle Indie occidentali e che per diversi anni si limitò ad atti di

pirateria.

Un dato fondamentale nel successo olandese si deve alla sua organizzazione politica: l’Olanda era una repubblica di

mercanti, nella quale il diritto a governare deriva dal successo negli affari e non da titoli di nobiltà. La repubblica

olandese era governata con gli stessi principi con cui si amministrava una compagnia commerciale: al primo posto c’era

la realizzazione di un profitto.

La prima comparsa degli inglesi sulle rotte atlantiche era avvenuta con la pirateria contro i convogli spagnoli (sotto

Elisabetta I 1558-1603). Negli ultimi anni del 500 le navi britanniche si erano aperte la via anche verso l’oceano Indiano

e la Compagnia inglese delle Indie orientali era già stata creata nel 1600.

Nel commercio con l’Estremo oriente, il Baltico e nel settore tessile, l’Inghilterra era seconda agli olandesi. In termini

quantitativi l’industria inglese di tessuti era paragonabile a quella olandese, ma era ancora assai arretrata nella tintura.

Nel commercio e nelle manifatture l’Inghilterra cominciò a raggiungere l’Olanda solo dopo il 1660. A quella data il settore

nel quale già appariva più forte era però quello agricolo. Erano ormai molti gli esperti che sapevano bene in che cosa

dovessero consistere le innovazioni più efficaci. Il pascolo del bestiame doveva avvenire non sprecando lo spazio dei

pascoli bardi, ma su prati artificiali seminati con varietà di leguminose e crucifere adatte come foraggi e dotate di elevati

rendimenti. L’Olanda si trovava certamente all’avanguardia nella ricerca di nuove soluzioni agronomiche, ma con il limite

di essere un paese troppo piccolo e sovrappopolato, dipendente dall’importazione estera, una sorta di “giardino

sperimentale” d’Europa. Una buona azienda agraria non doveva avere solo una base familiare, con un’estensione di

pochi ettari che anche un’agiata famiglia contadina poteva riuscire a lavorare con le proprie forze. Doveva poi essere

sottratta alle pratiche consuetudinarie tipiche del villaggio a “campo aperto” (campo distinto in varie unità, sulle quale si

alternavano di anno in anno le colture primaverili, invernali e il maggese e le singole unità non erano separate da confini

visibili). La grande conduzione richiedeva infine un uso abbondante di manodopera salariata, fornita da una popolazione

proletarizzata e non più protetta dalla solidarietà comunitaria dei villaggi.

Una trasformazione in direzione della grande gestione terriera era in atto già dal XV secolo e si era accentuata nel corso

enclosures

del 500 attraverso al pratica delle recinzioni delle terre ( ). Queste avevano l’effetto di sottrarre gli arativi alle

regolamentazioni dei villaggi; inoltre, dividevano gli incolti posseduti dalle comunità come pascoli bradi e ne sancivano il

passaggio nelle mani di privati. Nel corso del XVII secolo, in Inghilterra come in tutta Europa, i prezzi agricoli conobbero

fasi di fortissimi aumenti provocati dalle carestie; ma dopo il 1650-60 la loro tendenza fu piuttosto quella di diminuzione,

in seguito all’arresto della crescita demografica.

Una parte dell’aristocrazia terriera inglese riuscì a convertirsi a questa gestione della terra che possiamo definire

“capitalistica”, ma per lo più la grande nobiltà venne danneggiata prima dall’inflazione del 500 e poi dalla caduta dei

prezzi agricoli nel 600. Il ricorso alle recinzioni, implicando un conflitto con le comunità dei villaggi che si vedevano

private dei pascoli comuni e dovevano assistere alla dissoluzione delle tradizionali regole di vita, vide protagonisti altri

gruppi sociali. La vecchia aristocrazia era capace solo di uno sfruttamento elementare dei propri contadini, spesso

mescolato a un certo paternalismo benevolo: le grandi famiglie nobiliari continuavano a esercitare il oro dominio su

gruppi di villaggi, ma erano anche un’autorità capace di garantire sicurezza e protezione, risolvendo come giudici di

prima istanza le controversie legali, dando la caccia ai banditi e ostacolando l’avanzata del capitalismo agrario.

gentry

, piccola nobiltà le cui origini e i cui

I ceti sociali promotori della ristrutturazione del mondo rurale sono due: la

titoli non risalivano a prima della fine del XV secolo. Infatti, aveva acquistato una terra feudale e un titolo di nobiltà da

Enrico VII o Enrico VIII; poi aveva accresciuto i suoi possedimenti comprando le terre ecclesiastiche nazionalizzate al

momento della riforma anglicana.

yeomen freeholders

Gli e i erano persone appartenenti ai ceti borghesi, titolari come proprietari o affittuari di beni terrieri

relativamente estesi. Molti di loro si erano arricchiti all’epoca dell’aumento dei prezzi agricoli, o avevano tratto vantaggio

dall’inflazione.

La grande conduzione della terra si mostrò positiva solo per il latifondo signorile affidato al piccolo affitto, sia della

piccola proprietà fondiaria. I contadini, invece, che lavoravano direttamente la terra in una di queste due forme, stretti

tra il movimento delle recinzioni e i tentativi della nobiltà di difendere i propri redditi, si erano declassati a contadini

poveri (con terra insufficiente o del tutto senza terra, costretti a vendere come braccianti la propria forza-lavoro o a

vivere come occupanti abusivi di terre altrui) = polarizzazione della ricchezza.

Nel XVII secolo continuava l’espansionismo europeo negli altri continenti, ma con alcune modifiche. Infatti, le potenze

europee favorirono la nascita di grandi aziende economiche che, oltre ad avere elevata disponibilità finanziaria, dovevano

essere capaci di perseguire le finalità economiche e politico – militari della politica coloniale. Infatti, nei primi anni del

600 nacquero le Compagnie inglese e olandese delle Indie orientali.

In particolare, nelle coste nord-atlantiche dell’America (chiamate indistintamente Virginia) gli inglesi passarono dai

semplici atti di pirateria a una vera e propria colonizzazione del territorio. Tuttavia, all’inizio del secolo, queste colonie

venivano spesso abbandonate a causa delle cattive stagioni. Ma la situazione iniziò a migliorare con l’arrivo di nuovi

“piantatori”, di donne e di schiavi africani da impiegare nelle piantagioni.

Le colonie inglesi, al contrario di quelle francesi, divennero un rifugio per gli esuli religiosi, che non potevano esprimere

liberamente la propria religione in patria. Questi intendevano formare delle comunità, i cui sviluppi dovevano dipendere

dalla madrepatria, secondo i principi e le modalità dell’Atto di navigazione (1651). Infatti, una particolare rilevanza è

costituita dalla piccola colonia fondata a Plymouth nel Massachusetts da un piccolo gruppo di puritani nel 1620, dove

questi ultimi, prima di sbarcare dalla nave Mayflower, sottoscrissero la loro volontà di creare una “civile società politica”.

Il 600 è stato definito il secolo della rivoluzione scientifica, xkè accanto alle guerre, alle carestie e alle pestilenze, si

verificava una svolta nei metodi e nei contenuti del sapere scientifico.

Il primo campo “rivoluzionario” è certamente quello astronomico. Infatti, nel 1543 Niccolò Copernico pubblicò l’opera De

revolutionibus orbium coelestium, in cui opponeva un sistema eliocentrico a quello geocentrico pubblicamente

riconosciuto. Purtroppo Copernico morì poco dopo la pubblicazione dell’opera e non poté difendersi, ma la chiesa

cattolica condannò duramente questa teoria definendola eretica (in quanto contraria a quanto si poteva leggere nella

Bibbia) e assurda, poiché negava l’evidenza (i supposti movimenti della terra, infatti, sarebbero stati avvertiti da tutti).

In seguito, Giovanni Keplero tornò a confermare la teoria eliocentrica e, al contrario della teoria tolemaica e dello stesso

Copernico, giunse alla conclusione che le orbite dei pianeti non erano circolari, bensì ellittiche.

Keplero spiegò le sue teorie nell’opera Astronomia nova, pubblicata nel 1609; medesimo anno in cui Galileo Galilei

puntava verso gli astri un cannocchiale (sistema di lenti inventato dagli occhialai olandesi e da lui perfezionato per lo

scopo). Nel 1616 l’Inquisizione giudicò la teoria copernicana “stolta e assurda, formalmente eretica” e proibì l’opera di

Copernico finché non fosse stata perfezionata.

Frattanto Galilei iniziò l’opera Dialogo sopra i due massimi sistemi, pubblicato nel 1632, in cui metteva a paragone

Tolomeo e Copernico, mostrando l’inconsistenza degli argomenti sulla teoria geocentrica. L’anno seguente Galilei su

sottoposto a processo dall’Inquisizione e costretto a ritrattare.

Galilei ebbe il merito, inoltre, di individuare un “metodo scientifico”, costituito da due fasi: l’esperimento e l’espressione

nel linguaggio matematico. Secondo lui, infatti, la natura non va solo osservata, ma anche interrogata: non bisogna

attendere che i fenomeni naturali accadano spontaneamente, ma devono essere individuati con precisione e poter

essere provocati e ripetuti più volte dallo scienziato. Egli deve esser in grado di esaminare dettagliatamente questi

fenomeni e, a tale scopo, occorreva procurarsi gli strumenti adatti. Nei fenomeni, inoltre, bisognava individuare delle

dimensioni quantitative misurabili e studiando le relazioni matematiche tra queste quantità, lo scienziato poteva così

raggiungere a rintracciare le leggi scientifiche.

Il più grande interprete del pensiero di Galilei fu l’inglese Isaac Newton (1642-1727) che con la sua legge della

gravitazione universale (1687) sintetizzò gli studi sul moto dei corpi e sulla struttura dell’universo.

Nel 1603 morì Elisabetta I Tudor, ponendo così fine alla dinastia dei Tudor. A lei succedette il suo parente più prossimo,

Giacomo VI, re di Scozia e divenuto (1603-25). Trasferitosi da Edimburgo a Londra, la sua

Giacomo I d’ Inghilterra

ascesa creò per la prima volta un’unione dinastica tra le corone d’ Inghilterra e Scozia.

La situazione religiosa in Inghilterra era piuttosto delicata.

Infatti, (1509-1547) aveva fondato la chiesa anglicana come chiesa nazionale, svincolata da Roma e

Enrico VIII Tudor

subordinata alla corona. Ciò accadde in base ad un’operazione politica: Enrico VIII si era opposto al luteranesimo nel suo

stato (per cui il pontefice gli aveva dato il titolo di “difensore della fede”); tuttavia si era stancato della prima moglie, la

cattolicissima Caterina d’Aragona (zia dell’imperatore francese Carlo V) e nel 1527 aveva chiesto al papa l’annullamento

di tale matrimonio, in favore di quello con la dama di palazzo Anna Bolena. Tuttavia il papa Clemente VII non accontentò

Atto di Supremazia,

il re, per non inimicarsi Carlo V. Così nel 1534, con l’ il parlamento conferì al re il titolo di capo unico

e supremo, anche in campo dottrinale, della chiesa d’Inghilterra. Durante il suo regno, gli oppositori vennero colpiti

duramente e furono soppressi numerosi monasteri ed enti religiosi (cosa che permise alla gentry di arricchirsi, ma

ridusse in miseria la gente che lavorava per il clero). Tuttavia, il sovrano inglese mostrò frequenti oscillazioni di pensiero

tra dottrine luterane e vecchia fede cattolica.

Durante il breve regno del suo successore e suo unico figlio maschio (1547-53) il protestantesimo ebbe

Edoardo VI

42 articoli

un’ulteriore spinta all’interno della chiesa anglicana ad esempio con i di religione (con cui si assumevano alcuni

Libro della Preghiera

principi luterani tra cui la libertà di matrimonio tra ecclesiastici); l’uniformità nella liturgia con il

Atto di Supremazia

Comune e ribadendo ancora l’ .

Alla sua morte gli succedette (1553-1558), figlia maggiore di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, e

Maria I Tudor

intenzionata a compiere la restaurazione del cattolicesimo. La sua era una scelta politica-religiosa: sposò Filippo II di

Spagna, campione d’ortodossia; ma si mostrò contraria a ritornare sotto l’autorità del papa. Infatti, rimise in vigore leggi

contro gli eretici (la cui persecuzione gli procurò il titolo di “Sanguinaria”), ma non tolse ai nuovi possessori i beni

ecclesiastici espropriati dal padre.

Poiché Maria e Filippo non ebbero figli, il trono passò alla sorellastra (1558-1603), figlia di Enrico VIII e Anna

Elisabetta Atto di

Bolena. Durante il suo regno la chiesa anglicana mise solide radici nel paese. La regina, infatti, ribadì sia l’

Book of Common Prayer

Supremazia che le riforme liturgiche ed ecclesiastiche di Edoardo VI (ad es il ). La chiesa venne

organizzata su una gerarchia episcopale, che riteneva i suoi componenti discendenti diretti degli Apostoli. Inoltre, essa

era uno dei principali strumenti dell’assolutismo monarchico, in quanto era il re in persona a nominare i vescovi, i quali a

loro volta controllavano i parroci. Molti furono i tentativi di rivolta contro la politica protestante di Elisabetta; ma furono

tutti repressi. In particolare si tentò anche di far salire al trono la regina scozzese Maria II Stuart, figlia di Giacomo V

Stuart re di Scozia e nipote di Enrico VII: considerando che Elisabetta era figlia di un matrimonio di Enrico VIII non

riconosciuto dal papa; la corona sarebbe potuta passare a Maria. La stessa, fu costretta a fuggire dalla Scozia (1568) sia

per l’indignazione popolare per le sue avventure erotico-criminali, sia perché il suo cattolicesimo venne soppiantato dalla

predicazione calvinista di John Knox. In Scozia, infatti, la chiesa assunse forma presbiteriana e solo nel 1567, sotto il re

(1566-1625), figlio di Maria, venne elevata a chiesa di stato e i nobili si appropriarono dei beni

Giacomo VI Stuart

ecclesiastici.

Giacomo I, dunque, si trovo a governare un paese con forti minoranze cattoliche e svariati gruppi di protestanti

dissidenti (cioè i calvinisti definiti in Inghilterra “puritani”), i quali ritenevano la chiesa anglicana ancora troppo legata a

Book

quella cattolica. Ciò che accomunava i vari gruppi protestanti era il loro netto rifiuto per l’autorità vescovile e per il

of Common Prayer e richiedevano la libertà di coscienza e il diritto per le comunità di fedeli di eleggere in autonomia i

propri parroci.

Giacomo I era un forte sostenitore dell’assolutismo monarchico e, non solo negava la libertà di culto ai puritani e adottò

provvedimenti repressivi nei confronti dei cattolici; ma tentò anche di imporre in Scozia il modello episcopale-statalista

della chiesa anglicana. Inoltre, si mostrò titubante nell’intervento accanto ai “fratelli di fede” tedeschi nella Guerra dei

Trent’anni (1618-1648). Infatti, se per obbligo morale avrebbe dovuto intervenire; è anche vero che gli risultava difficile

reperire le risorse finanziarie necessarie, poiché la Camera dei Comuni era sempre restia ad avallare nuove tasse. Il

malcontento, inoltre, crebbe per le troppe inclinazioni positive del re nei confronti di potenze cattoliche come Francia e

Spagna. Alla sua morte, la corona passò al figlio (1625-49) che confermò la linea politica del suo predecessore,

Carlo I

basata sull’alleanza con la chiesa anglicana, la persecuzione dei dissidenti e l’assolutismo regio. Questi partecipò

attivamente alla guerra contro lo schieramento asburgico, sia per interessi religiosi (il settore protestante della

popolazione), sia economici (chi era interessato a riprendere l’attività di pirateria ai danni delle flotte spagnole). Tuttavia,

gli oneri finanziari per la guerra e per il mantenimento della sfarzosa vita di corte costringevano il governo ad adottare

nuove tasse, cosa cui la Camera era contraria. Carlo, allora, impose un prestito forzoso e fece arrestare tutti i magistrati

contrari ai suoi editti. Petition of Rights,

Nel 1628 il parlamento presentò al re la nella quale si esprimeva contrario sia all’incarceramento

arbitrario che all’imposizione di tasse senza il suo consenso. Nel gennaio del 1629 Carlo sciolse il parlamento e non lo

convocò più per altri 11 anni (finanziò le imprese belliche con altri strumenti poco ortodossi; es. estendendo a tutte le

città del regno la ship-money, cioè la tassa che le città costiere pagavano per mantenere la flotta).

Ma la tensione con il parlamento non era l’unico problema del sovrano. Infatti, la sua politica accentratrice, che mirava

ad assoggettare all’autorità regia anche i poteri locali, veniva vista con sospetto dalla gentry, cioè il ceto nobiliare di

proprietari terrieri da cui provenivano gli ufficiali locali e un buon numero di membri della Camera dei Comuni. Alcuni di

essi erano anche esponenti della grande nobiltà decaduta che, come gli altri, volevano mantenere i propri privilegi sulle

cariche pubbliche e difendere le proprietà da un eccessivo carico fiscale.

Anche sul versante religioso, Carlo non godeva di buoni favori. Infatti, convinto dall’arcivescovo di Canterbury William

Laud, forte sostenitore dell’identità fra stato e chiesa e della gerarchia vescovile, impose anche in Scozia il modello

episcopale della chiesa anglicana. Al contrario, i calvinisti, o puritani, volevano purificare la chiesa dagli elementi

dottrinali cattolici e proponevano un modello presbiteriano, basato su comunità composte dai fedeli e dai loro pastori e

dirette da consigli (i presbiteri).

Nel 1638 gli scozzesi si ribellarono e, dopo aver sottoscritto un patto nazionale in cui professavano la loro fede

Covenant

( ), entrarono in conflitto con la corona. Dopo due anni di guerra, nel 1640 Carlo fu costretto a convocare il

parlamento, il quale doveva approvare le spese di guerra per sottomettere i ribelli. Esso si rifiutò e pertanto venne sciolto

“short parliament” poiché durò solo 3 settimane). Dopo poco tempo, però, l’esercito regio otteneva solo

(noto come

pessimi risultati e quando gli scozzesi attraversarono la frontiera con l’Inghilterra, Carlo fu costretto a convocare

“long parliament” carica

nuovamente il parlamento, che prese il nome di , in quanto restò in fino al 1653, e fu dominato

proprio dai puritani sotto la guida di John Pym. Per ottenere i finanziamenti richiesti dovette firmare un documento, in

cui s’impegnava a rispettare la Magna Cartha e acconsentì ad alcune importanti riforme. Il nuovo parlamento, infatti,

voleva aabolire la politica assolutistica del re: processò i suoi principali collaboratori come il duca di Strafford e

Grande Rimostranza

l’arcivescovo Laud (poi condannati a morte); abolì la Camera stellata e presentò la (1641), un

elenco di accuse degli abusi politici e religiosi del re e che avrebbe dato al Parlamento il potere di nominare i ministri.

La rottura tra il sovrano e il Parlamento a questo punto fu inevitabile; al tentativo di Carlo di far arrestare cinque

deputati, Londra rispose con una sollevazione generale.

Nel giugno del ’42 il re fuggì da Londra e riunì un esercito: in agosto scoppiò la guerra civile.

Carlo I contava sulla fedeltà: Il parlamento contava sulla fedeltà:

a livello geografico, delle regioni orientali e a livello geografico, delle regioni centro-occidentali e

settentrionali (meno densamente popolate e più vicine a Londra (dove l’agricoltura era più evoluta

dominate da un’economia agricola e pastorale e c’era una più alta concentrazione di interessi

arretrata); economici e mercantili);

a livello sociale, della vecchia aristocrazia, lord e a livello sociale, della gentry e dei ceti produttivi

esponenti dei ceti imprenditoriali che godevano dei contadini ;

monopoli grazie ai privilegi concessi dal re; a livello religioso, degli appartenenti alle comunità

a livello religioso, degli appartenenti alla chiesa presbiteriane.

anglicana.

I seguaci del re erano detti cavaliers. I seguaci del re erano detti roundheads.

Lo scontro armato andò avanti per due anni, senza vittorie di rilievo.

Nel 1643 il Parlamento si assicurò il sostegno dell’esercito scozzese con la promessa che le Chiese d’Irlanda, di Scozia e

d’Inghilterra avrebbero seguito i principi della Chiesa riformata.

Nel 1644 la situazione volse a favore del fronte parlamentare, poiché (1599-1658) prese la guida

Oliver Cromwell

dell’esercito delle teste rotonde. Egli era membro della gentry ed esponente rigoroso del puritanesimo. Dimostrò di

New Model Army

essere un grande stratega militare con la creazione della : un “esercito di nuovo modello”, composto

prevalentemente da volontari motivati e ben addestrati e in cui era diffuso un clima di democrazia, in quanto i soldati

eleggevano i loro ufficiali ed erano liberi di scegliere la propria religione (ovviamente tra quelle protestanti escluso

l’anglicanesimo ed il cattolicesimo).

Il nuovo esercito sconfisse, il 2 luglio 1644, gli avversari guidati dal principe Rupert nella battaglia di Marston Moor e il

14 giugno 1645 nella battaglia di Naseby.

Nel 1647 si concluse la prima fase della guerra civile, con la consegna di Carlo I al Parlamento e l’abolizione della chiesa

episcopale. Tuttavia il parlamento e l’esercito non costituivano un fronte unitario: il primo, grazie alla presenza dei

presbiteriani era più moderato e favorevole a un compromesso con al monarchia; il secondo, invece, era più radicale,


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2008-2009

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