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Storia dell'architettura

Lo studio della storia dell'architettura deve essere collocato come quello di qualsiasi altra forma artistica nel tempo e nello spazio. Per un’opera complessa quale un’opera architettonica, non si possono considerare solo le valenze estetiche, ma è fondamentale valutare la funzione che tali realizzazioni hanno avuto nella società che le ha prodotte e le qualità tecniche che hanno determinato il suo "stare in piedi". Si tratta quindi di un edificio/architettura da considerarsi come un organismo dove vi si fondano:

  • Struttura: elementi strutturali legati alla stabilità
  • Funzione: elementi funzionali legati all’utilità
  • Estetica: elementi legati alla bellezza

Elementi identificati già nel I secolo da Vitruvio nel suo De Architectura. Nelle stesse architetture risiedono una serie di valori confluiti nel tempo che ne hanno influenzato la storia e la forma:

  • Valori funzionali: nel legame dell’individuo e i suoi bisogni nella società
  • Valori simbolici: rapportati a realtà di altro ordine
  • Valori sacri: nella sfera religiosa
  • Valori sociali: in funzione della configurazione della società

Il periodo moderno

È quindi importante contestualizzare il periodo moderno che inizia proprio dal '400 con l’Umanesimo e il Rinascimento (epoca di radicale cambiamento). Dopo lunghi secoli medioevali di costrizioni morali e materiali, lo spirito umano si risvegliò da un lungo sonno e la persona umana volle esprimersi liberamente. L'Umanesimo elaborò un nuovo ideale di formazione umana mirato a realizzare un individuo compiuto attraverso lo studio delle umane littere. Ci si proponeva di recuperare valori inerenti all’uomo che lo avevano reso grande nella civiltà antica. Gli obiettivi del Rinascimento erano il porre l’uomo al centro dell’universo. L’uomo era artefice di se stesso, arbitro del suo destino e possedeva piena autonomia intellettuale.

Ruolo decisivo lo ebbero scultori, pittori e architetti. Infatti, l’arte venne dichiarata come massima espressione spirituale dell’uomo, connessa a molte altre manifestazioni come la letteratura, filosofia, musica e matematica poiché essa è al tempo stesso poesia, pensiero e scienza. Il ruolo dell'architettura fu molto importante, collegato sia alla prospettiva (mezzo di rappresentazione dello spazio, che fu quella lineare, distinta da quella aerea che si otteneva per mezzo di effetti cromatici chiaroscurali, che però portò a problemi come il punto di vista obbligato in cui lo spettatore era rivolto a mettersi per godere del risultato) che all’ispirazione dell’antico. Importantissimo divenne il progetto preciso e dettagliato dell’opera con un linguaggio comprensibile a tutti.

Architettura rinascimentale

L’architettura rinascimentale è quella fase dell’architettura che si sviluppò a Firenze agli inizi del '400. Firenze, una moderna città-stato, retta da libere istituzioni e tra le più ricche d’Europa, grazie ad una fiorente attività commerciale ed industriale, aveva sviluppato in età romanica modi architettonici particolari caratterizzati dalla presenza di elementi di origine antica. Tra le testimonianze visibili c’era il Battistero, secondo la tradizione dell’antico era l’antico tempio di Marte, non fatto secondo il mondo greco o etrusco ma secondo il mondo romano.

San Miniato al Monte

Altra testimonianza importante che mostrava lo splendore di quelli antichi edifici di Roma era San Miniato al Monte risalente al 1063. Questa architettura dimostrava la riorganizzazione sintattica di strutture nello spazio espressa attraverso il disegno delle membrature apparenti classiche, simili stilisticamente ma non coincidenti con quelle realmente portanti ma solo in rapporto ad un’immagine d’insieme.

Le arcate su colonne delle navate e quelle su semicolonne dell’abside sono tangenti a un’unica trabeazione che cerchia il vano e che appare portata dalle grandi semicolonne che sostengono le arcate trasversali. In questo modo, due sistemi analoghi ma di diversa dimensione trovano una correlazione visiva attraverso la mediazione della trabeazione, di un ordine architettonico all’antica.

Riferimenti all'antica e rappresentazione prospettica

Riferimenti all’antica e avvicinamenti alla rappresentazione prospettica, sono due aspetti compresenti nelle nuove ricerche anche in pittura. La decorazione giottesca della Cappella degli Scrovegni a Padova costituisce un esempio del nuovo modo di organizzare le modalità di visione in senso prospettico delle architetture, fissando per l’osservatore punti di stazione prestabiliti, in vista di una unitaria visione dello spazio costruito. Ogni parete dipinta, è vista come superficie indipendente.

Nei tanti cantieri sorti a Firenze, si afferma un singolare interesse per l’essenzialità e la chiarezza della visione. La stessa opera di Giotto nel campanile di Firenze del 1334 supera la visione di accessorio funzionale alla cattedrale, per affermarsi come riferimento nel contesto urbano, questo comportò poi la crescita e la duplicazione della campata per una migliore chiarezza d’insieme.

Filippo Brunelleschi

Nato a Firenze nel 1327, Filippo Brunelleschi appartiene a una famiglia di agiata e consolidata posizione sociale. Nel 1398 chiese l’immatricolazione come orafo all’arte della seta. Il suo primo esordio documentato risale al 1399 quando gli operai del duomo di Pistoia gli affidarono un lato dell’altare nella cattedrale di San Jacopo con statuette di santi e mezze figure di profeti ed evangelisti. In queste opere note, è evidente la sua formazione gotica sulla linea di Giovanni Pisano.

Concorso Battistero di San Giovanni

Nel 1400 ci fu una terribile epidemia di peste a Firenze e l’anno seguente, nel 1401, per propiziarsi della grazia divina, l’arte dei mercanti decise di finanziare la decorazione della seconda porta bronzea del Battistero di San Giovanni (la prima fu di Andrea Pisano). Il concorso prevedeva che ogni candidato forgiasse una formella che rappresentasse il sacrificio di Isacco, episodio simbolo della salvezza insperata. Dei sette artisti che parteciparono solo Lorenzo Ghiberti (orafo e scultore) e Filippo Brunelleschi vennero selezionati per la scelta finale.

La formazione gotica emerge nella realizzazione della formella ma in modo assai diverso da quella del Ghiberti alla quale verrà assegnato il lavoro. Ghiberti fonde in un unico pezzo la formella, tranne il corpo di Isacco e il braccio di Abramo. In una composizione divisa in due da una roccia diagonale, sulla cui sommità si trova l’ariete che sappiamo essere un elemento unificante, con a destra la scena dell’imminente sacrificio: Isacco inginocchiato su di un altare e con l’agnello che scende dal cielo. A sinistra ci sono un asino e due servi che parlano tra loro ignari dei fatti che stavano accadendo e con i quali avevano viaggiato per raggiungere il luogo del sacrificio. Caratteri trecenteschi dell’ambiente e delle rocce schematiche ma anche un richiamo alla scultura classica (Isacco: satiro antico).

Quella di Brunelleschi ha molte differenze tra cui la fusione che è unita in sette piccoli blocchi, quindi, un maggior costo e maggior impiego di materiali. Un’atmosfera più drammatica: Abramo afferra il collo del figlio e il coltello è sulla gola mentre l’agnello afferra il braccio di Abramo. La natura passa in secondo piano. Vinse Ghiberti ma dalla versione del Manetti biografo di Brunelleschi si evince che la giuria, non riuscendo a prendere una decisione, arrivò ad un compromesso, affidando ad entrambi la realizzazione dell’opera, ma Brunelleschi si rifiutò sostenendo che la sua arte era troppo diversa, e lasciò Ghiberti vincitore unico.

È questo il momento nel quale affiora a Firenze una nuova attenzione alla scultura antica, ed è proprio questo il momento secondo il Manetti in cui Filippo, deluso dal risultato, si sarebbe recato a Roma talvolta anche con l’amico Donatello tra il 1404 e il 1409. Si tratta di un lungo periodo di studio, meditazione e maturazione di esperienze diverse. Egli cominciò ad interessarsi di problemi costruttivi e scientifici legati alle applicazioni pratiche della matematica, attestata dal fatto che più volte Filippo fu fornito di consulenze e disegni per Santa Maria del Fiore dalla scuola dell’abaco di Santa Trinita.

Nell’ambito di questi interessi deve aver affrontato il problema della rappresentazione prospettica (1412) nella redazione di due tavolette prospettiche. Una quadrata 30x30 mostrava frontalmente il Battistero visto dalla porta della cattedrale, rappresentato con il cielo di argento brunito sul quale si specchiava il cielo reale, che doveva essere guardata riflessa in uno specchio sostenuto a braccio teso dall’osservatore per assicurare la giusta distanza della veduta. Da un foro oculare praticato nella stessa tavola veniva fissato il punto di vista. Una tavola più grande rappresentava il Palazzo della Signoria con edifici intorno. Il tutto con una visione prospettica lineare. Chiunque avvicinando l’occhio al foro, non sarebbe mai stato in grado di distinguere tra la realtà e l’immagine prospettica.

Intanto in questi anni Filippo doveva frequentare a Firenze brigate costituite da più uomini da bene e proprio in questo ambito deve essere entrato in contatto con circoli letterari e umanistici nel vivo di una cultura improntata all’umanesimo scientifico e tecnico. Nel 1409 il Manetti spiega il personaggio Brunelleschiano attraverso la novella del Grasso. Si tratta di far credere a Manetto legnaiulo, detto il Grasso, di essere divenuto un’altra persona. Convinto da una serie di inganni dal Brunelleschi, il Grasso giungerà ad accettare la nuova identità. Definito da Antonio Manetti uomo di meraviglioso ingegno e intelletto capace di rendere possibile ciò che pareva per tutti impossibile farlo. Attuazione dell’impossibile è proprio la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore che impegnerà Filippo per tutta la vita.

Santa Maria del Fiore

La cattedrale di Santa Maria del Fiore è il Duomo di Firenze e si affaccia sull'omonima piazza. La costruzione, iniziata sulle antiche fondazioni della chiesa di Santa Reparata, (centro religioso di Firenze era nell'alto Medioevo), nel 1296 da Arnolfo di Cambio. Fu poi continuata da Giotto a partire dal 1334, ma solo nel campanile, fino alla sua morte avvenuta nel 1337. Francesco Talenti, nel 1357 la continuò e ampliò la cattedrale proponendo un nuovo modello, che modifica in modo sostanziale il progetto arnolfiano ampliando l'arco delle campate e riducendo a tre il loro numero in modo da lasciare inalterata la lunghezza delle navate. Nel 1412 la nuova cattedrale fu dedicata a Santa Maria del Fiore, e consacrata il 25 marzo del 1436 al termine dei lavori della cupola del Brunelleschi da papa Eugenio IV.

Cupola di Santa Maria del Fiore

Il progetto Arnolfiano per la chiesa di Santa Maria del Fiore probabilmente già prevedeva una cupola come farebbe pensare anche l’affresco di Andrea Bonaiuto "La chiesa militante" dipinto nella chiesa di Santa Maria Novella nel quale la cattedrale è rappresentata coperta da una cupola ottagonale. Già nel 1404 Filippo con il Ghiberti è chiamato per pareri sui contrafforti delle tribune e presto viene richiesto per consigli di muramenti. Quando nel 1409 viene chiamato per suggerire la tecnica muraria più adatta per aprire gli otto grandi occhi nel tamburo, sicuramente ben conosce i problemi che presenta la costruzione della cupola.

Quello della cupola di Santa Maria del Fiore era tanto un problema d’immagine quanto di esecuzione, reso difficile dalla grande ampiezza e dalla grande altezza da terra, giunta ormai a 56 metri, per la realizzazione del tamburo, e dall’impossibilità di mettere in opera un’armatura lignea capace di sostenere il peso delle strutture durante l’esecuzione. Nel 1418 l’arte della lana aveva bandito il concorso per questo progetto. Nel 1423 Brunelleschi risulta essere unico vincitore per il progetto della cupola. La sua cupola è frutto di un pensiero razionale e intelligente. Dovendo recuperare come base di appoggio il tamburo già esistente, che per il suo esiguo spessore non consentiva l’assorbimento di forti spinte laterali, Brunelleschi decise di voltare la cupola con un sesto acuto rifiutando il modello del Pantheon in cui l’assorbimento delle spinte è assicurato dalla massiccia armatura perimetrale.

Il Pantheon, l’antica costruzione romana, vista come un modello per l’architetto fiorentino in relazione alla scelta dei materiali via via sempre più leggeri in salita. Ogni esempio del passato non è visto come diretto modello da imitare ma solo come fonte di suggerimenti. Anche dopo tanti studi la problematica costruttiva della cupola non è chiara in tutti i suoi aspetti. L’idea sembra essere stata quella di costruire una struttura autoportante e dunque senza armature in ogni fase della sua realizzazione. Cioè da anelli chiusi sovrapposti come se fosse una cupola circolare invece che da arcate radiali come può sembrare all’esterno.

La cupola è formata da una doppia calotta, con vuoto interposto (una di grande spessore e portante, l’altra sottile e di protezione), sorretta da un sistema strutturale costituito da 8 costoloni poggiati sugli spigoli del tamburo che individuano le 8 vele. Il motivo della doppia calotta è quello di creare un alleggerimento della struttura che altrimenti sarebbe stata troppo pesante. Una catena lignea formata da 24 travi collegate tra loro da staffe e perni di ferro circonda tutta la costruzione per stringere la costruzione alla base in modo da contrastare le pericolose forze dirette verso l’esterno. Il contorno apparente rispetta regole ben precise, il profilo angolare esterno è un quarto di quinto acuto, mentre quello interno è un sesto di quinto acuto.

I letti di posa dei mattoni non erano affatto orizzontali ma seguivano un curva aperta verso l’alto detta corda blanda. Le facce dei mattoni non sono parallele ma volte alla costruzione di una cupola di rotazione. Vi è l’utilizzo di un sistema radiale verticale autoportante in cui, seguendo una curva pseudo circolare, i mattoni disposti a spinapesce, assicurano un perfetto collegamento verticale fra vari settori.

Superando l’incredulo scetticismo dei più, l’ostile concorrenza di altri maestri come il Ghiberti, i lavori iniziati nel 1420 pressoché completati nel 1432 la cupola venne chiusa in chiave e poi completa di lanterna nel 1436. La prospettiva, strumento di rappresentazione scientifica del reale, cerca di organizzare l’edificio e le sue parti nello spazio attraverso una struttura artificiale geometrico-matematica ovvero una serie di punti tra loro strutturati in pianta e in alzato secondo semplici rapporti proporzionali che ne consentono una chiara e unificante lettura.

I due elementi di base erano l’ordine architettonico, che costituisce un sistema di elementi determinati e di rapporti proporzionali detto canone, e l’arco a tutto sesto geometricamente invariabile (generalmente in conci di pietra naturale secondo letti di posa radiali). Gli ordini architettonici liberi (colonne pilastri) o addossati ad una parete (semicolonne o lesene) sono costituiti da elementi di sostegno verticali e da un elemento orizzontale la trabeazione formata da 3 parti: architrave (struttura), fregio (comunicazione), cornice (protezione). L’ordine architettonico non è ripreso per moda antiquaria o come elemento ornamentale quanto come elemento funzionale al sistema della nuova architettura.

Filippo usa in tutti i suoi edifici, ordini con capitelli corinzi di cultura orientale (caratterizzato da stessi elementi dell’ordine ionico (il capitello appoggia su di un elemento chiamato toro (convesso) e su di una scotia (concavo) esso è formato da volute) con un capitello decorato da foglie d’acanto fuoriuscite da un celato, il cesto. Secondo Vitruvio fu inventato da Callimaco che si ispirò ad un cesto lasciato come offerta votiva su un sepolcro e ricoperto da una pianta d’acanto). Questi ordini con capitelli corinzi sono con completa trabeazione tripartita, con le colonne, sempre portanti, siano sempre con il fusto liscio (come nel Pantheon) e le paraste sempre pensate come pilastri siano sempre con 6 scanalature sul fronte (in modo da formare columnae quadrangole) visivamente incorporata nella parete e con un totale di 24 scanalature come la colonna ionico corinzia vitruviana.

Gli elementi della costruzione sono selezionati sostituendo le strutture della tradizione gotica (archi e volte a crociera ogivali) con strutture formate da archi semicircolari e:

  • Volte a vela: tipo di copertura architettonica a base quadrata. Si tratta di una semisfera circoscritta in un vano quadrato senza le parti esterne di un quadrato
  • Volta a botte: in cui la curva è determinata dalla forma della volta che può essere a tutto sesto o a sesto ribassato. È impostata su spalle o piedritti dove solo la parte voltata poggia sui due muri portanti. Possiamo avere uno o due muri timpani ovvero le aperture della volta

Ospedale degli Innocenti

La nuova architettura nasce con un edificio pubblico: l’Ospedale degli Innocenti. Commissionato al Brunelleschi dall’arte della seta per accogliere i bambini abbandonati della città, nell’ambito della politica di Rinaldo degli Albizzi. Edificato su un orto accanto alla chiesa della SS. Annunziata. L’istituzione venne creata nell’ambito di un vasto programma di centri sociali promosse dell’oligarchia al potere per migliorare la vita della cittadinanza. Il Brunelleschi dal 1419 al 1427 è presente come responsabile dell’opera, il quale elaborò il progetto.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michele.matino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Como Maria Teresa.
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