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campo d’influenza furono enormi. La presenza dei gesuiti si segnalò in primo luogo nei

paesi in lingua tedesca ma poi anche in Polonia, Ungheria, Francia, Spagna e Italia. I

gesuiti realizzarono una specie di connubio tra controriforma e umanesimo.

L’umanesimo fu in realtà depotenziato della sua carica critica e del suo ideale supremo

(l’esaltazione dell’uomo nelle sue capacità cognitive) e fu inteso solo come strumento al

servizio di un altro ideale, l’assoluta obbedienza all’autorità del pontefice in tutti i campi

del sapere. L’istruzione era uno dei primi campi d’intervento dei gesuiti nell’opera di

riconquista delle anime. I collegi dei gesuiti, all’origine sede della formazione dei

membri dell’ordine, divennero poi vere e proprie scuole in cui andarono preparandosi le

classi dirigenti delle città e degli stati europei. Il livello della cultura trasmessa nei

collegi gesuiti era il più elevato dell’Europa del tempo. Il secondo terreno di intervento

dei gesuiti fu l’iniziativa missionaria a vastissimo raggio: si dispiegò non solo

nell’Europa cattolico-romana ma anche nelle terre d’oltremare abitate dagli infedeli. Fu

soprattutto l’impero portoghese a favorire la presenza dei gesuiti nelle colonie. I gesuiti

erano presenti: in Brasile, India, Giappone, Cina e nell’America spagnola.

Un solo re un solo impero: l’età di Filippo II

Filippo II e l’egemonia spagnola in Europa

Carlo V aveva diviso i suoi domini ereditari in due parti: la prima (Austria, Regni di

Boemia e di Ungheria) a suo eletto imperatore nel

fratello Ferdinando d’Asburgo

1558, la seconda (Spagna, Milano, Napoli, Sicilia e Sardegna, Franca Contea, Paesi

Bassi e possedimenti americani) al Carlo abdicò i suoi domini ereditari

figlio Filippo II.

del ramo spagnolo a Filippo II nel 1556 e morì nel 1558. Protagonisti della scena

politica internazionale in quegli anni erano l’impero asburgico e l’impero ottomano. La

Spagna tra il 1520 e il 1570 era diventata la potenza principale in Europa. Per 4 motivi:

1. Con la conquista del nuovo mondo la Spagna potè accedere con facilità a nuove fonti

di ricchezza e sfruttarle a basso costo

2. Notevole apertura di credito verso la corona da parte dei grandi banchieri privati

3. La Spagna poteva contare su una realtà politica di base relativamente unificata, sul

prestigio della sovranità monarchica, sulla fondamentale unità religiosa non scossa

dallo scisma protestante

4. Poteva contare su un esercito bene attrezzato e addestrato.

Questi fattori ebbero un peso notevole nel momento in cui Filippo II divenne re di

Spagna.

Carlo V e Filippo II erano due personalità molto diverse. Filippo era per cultura,

sensibilità e valori profondamente spagnolo. Era privo di attitudini militari ma seppe

capire che per governare il suo vasto impero occorreva una corte, una fissa dimora e un

apparato di funzionari. Fu il re della controriforma ma anche l’artefice dello stato

moderno spagnolo. Filippo II ereditava un impero insidiato da molti pericoli. Il primo

era l’eterogeneità dei titoli originari di appartenenza alla corona spagnola: domini

ereditari, paesi conquistati militarmente, formazioni storiche autonome con una loro

civiltà e cultura politica altamente sviluppate, le terre del nuovo mondo. Il secondo

pericolo erano le differenze interne alla stessa Spagna. C’erano poi tutti i rischi connessi

alla collocazione geopolitica dei domini spagnoli ma il più grave pericolo per tutta

l’Europa mediterranea era quello turco e fu la prima questione internazionale che Filippo

si trovò di fronte.

La Spagna da Carlo V a Filippo II

Si possono distinguere 3 fasi nel regno di Filippo II (1556-98). La prima tra il 1559 e il

1565, la seconda tra il 1565 e il 1580, la terza tra il 1580 e il 1598.

Fino al 1559 le linee ispiratrici della politica della politica di Filippo II sono quelle

paterne; una politica sancita anche dalle strategie matrimoniali. Nel 1543 Filippo aveva

sposato morta 2 anni dopo. Nel 1554 sposò la regina

Maria Emanuela di Portogallo,

Con la morte di Maria tudor nel 1558 la situazione inglese

inglese Maria Tudor.

cambiava radicalmente: l’ascesa di Elisabetta avrebbe definitivamente compromesso

l’alleanza anglospagnola. Alla vigila della pace di Cateau-Cambresis, Filippo sposava la

francese Il 1559, anno del trasferimento di Filippo dalle Fiandre in

Elisabetta di Valois.

Castiglia, dove è anche stabilita la corte, è quasi una data simbolo:segna il passaggio da

un impero su base fiamminga a uno su base spagnola, fondato soprattutto sull’affluenza

delle ricchezze dal nuovo mondo. Segna anche la fine dell’idea dell’impero universale

vagheggiata da Carlo V e il primato di un nuovo sistema politico con al centro la

Spagna, o meglio la Castiglia. La Spagna era in forte espansione demografica e la risorsa

più importante del paese era la lana che veniva largamente esportata. Ma la Spagna era

costretta a importare manufatti. Carattere corporativo della manifattura tessile, carenze

di artigiani specializzati, bassa qualità dei prodotti, gia collocavano la Spagna a metà del

500 in una posizione di svantaggio rispetto ad altri protagonisti del mercato

internazionale. Quindi nel passaggio da Carlo V a Filippo II si annunciavano i sintomi

dello squilibri tra la potenza politica dell’impero e la crescita economica della Spagna.

L’afflusso dei metalli preziosi americani contribuì allo sviluppo della potenza politica

spagnola ma la sua incidenza sull’accumulazione del capitale e sullo sviluppo

economico della Spagna fu insignificante se non addirittura negativa. I motivi sono

molteplici. I grandi mercanti banchieri che controllavano il flusso di metalli preziosi e il

commercio internazionale del denaro e dei beni erano stranieri: prima tedeschi, poi

fiamminghi e genovesi. La finanza privata, attraverso prestiti a breve termine e ad altro

interesse, imponeva alla finanza pubblica spagnola, alle prese con un aumento dle

fabbisogno di denaro per le imprese militari e per il mantenimento dell’impero, un

rapporto sempre più stretto di dipendenza e i protagonisti della finanza privata erano le

grandi compagnie e società economiche straniere, in particolare i genovesi. Un altro

fattore è l’assenza di una politica economica in supporto allo sfruttamento delle miniere

americane, all’incremento della popolazione, all’ascesa dei prezzi. Le decisioni in

materia di politica economica aggravarono lo squilibrio tra popolazione e risorse. La

Spagna che Filippo II ereditava non aveva vissuto l’ondata di rinnovamento e di

fermenti culturali e sociali promossi dalla riforma protestante. Era stata tuttavia

interessata soprattutto all’influenza di Erasmo da Rotterdam e Juan de Valdes. La

controriforma operata da Filippo attraverso l’istituzione dell’inquisizione e dell’indice

dei libri proibiti fu motivata da esigenze di controllo religioso ma anche politico e

sociale. La Spagna della controriforma fu anche un sistema di valori: al suo vertice il

sentimento del nesso inscindibile tra una sola religione, un solo re, la purezza della stirpe

Fu così che nei primi anni del regno di Filippo II furono

(la limpieza de sangre).

perseguitati e espulsi i conversos, cioè i mussulmani e ebrei convertiti al cristianesimo.

La limpieza de sangre era l’ossessione di Filippo II: il sovrano pensava che tutte le

eresie della Germania,d ella Francia e della Spagna fossero state diffuse dai discendenti

degli ebrei.

Prima fase della strategia politica di Filippo II

La prima fase del regno di Filippo (1559-65) si può sintetizzare con l’attributo di rey

prudente. Il primo pericolo che deve affrontare è quello turco. Lo stato ottomano si

estendeva dal mar rosso e dalle coste meridionali del mediterraneo sino alle porte di

Vienna. Solimano I il magnifico era l’artefice della sua potenza. All’epilogo del suo

sultanato l’impero da lui creato cominciava a scricchiolare soprattutto per ragioni

interne. La forza dei turchi restava grande per la potenza militare, marittima e terrestre.

Inoltre i regni barbareschi del nordafrica acquistavano potenza e insidiavano i paesi

iberici del mediterraneo: Marocco, Algeria e Regno di Tripoli. Filippo decise di

attaccare i turchi sia perché dopo Cateau - cambresis a guardia del Mediterraneo restava

solo la flotta spagnola, sia per la crisi interna all’organizzazione sociale e politica

ottomana. Ma egli ignorava la reale consistenza della forza marittima dei turchi. Così a

Gerba nel 1560 la flotta spagnola fu sconfitta. Grazie a un imponente iniziativa di

ricostruzione navale, dopo Gerba, la Spagna riusci a bloccare la flotta turca che aveva

assalito Malta nel 1565. Ma con la ritirata da Malta il pericolo turco non spariva in

quanto il sultano accelerava le costruzioni navali e alimentava il sentimento di rivincita

degli ottomani.

La seconda fase: tra Paesi bassi e mediterraneo 1565-1580

PAESI BASSI: intorno 1565 Filippo veniva richiamato verso la parte nordeuropea dei

suoi domini in quanto i Paesi Bassi erano in ebollizione. La diffusione del Calvinismo

aveva incrinato la pace e l’unità religiosa e alimentato la nascita di una nuova cultura

politica tra nobili, artigiani e mercanti in cui sentimenti nazionalistici, aspirazioni

all’indipendenza dallo straniero e lotta al cattolicesimo, formavano una miscela capace

di fornire i presupposti per fermenti e rivolte contro la dominazione spagnola. Inoltre si

stava incrinando l’alleanza tra la monarchia spagnola e l’aristocrazia dei Paesi Bassi,

gelosa delle sue prerogative e della sua autonomia. Durante la prima fase di regno di

Filippo II, alla sua corte il governo dei Paesi Bassi fu oggetto di un dibattito acceso. Si

formarono due partiti: il primo capeggiato dal vagheggiava

principe d’Eboli,

un’organizzazione politica imperiale, rispettosa delle autonomie e delle costituzioni

politiche dei diversi paesi che componevano il mosaico asburgico; il secondo,

capeggiato dal spingeva verso la repressione di tutti i fermenti

duca d’Alba,

autonomistici e prefigurava un modello molto centralizzato dell’impero. Alcuni gruppi

aristocratici dei Paesi Bassi erano legati al partito del principe d’Ebole: era quella parte

dell’aristocrazia che sosteneva ancora il governo spagnolo nelle Fiandre ma era

contrario alla via della repressione controriformistica. Un’altra parte però, che aveva il

suo leader il intimamente simpatizzante delle idee protestanti, si

Guglielmo d’Orange,

scontrò con il governatore di Filippo, facendolo allontanare nel 1564. Nel 1566 Filippo,

scegliendo la via dell’accentramento repressivo, mando il duca d’Alba a governare con

il pugno di ferro i Paesi Bassi. La repressione fu dura e discriminata. La linea del duca

d’Alba provocò la fine dell’alleanza fra la monarchia spagnola e una parte

dell’aristocrazia dei Paesi Bassi: Guglielmo d’Orange divenne il leader della resistenza.

Le province settentrionali si opposero al dominio della Spagna e nel 1576 dopo il

a opera dell’esercito di Filippo II, anche le province meridionali,

saccheggio di Anversa,

si unirono a quelle settentrionali (unione sancita con la pacificazione di Gand) in

funzione antispagnola.

Ma l’unione tra olandesi valloni durò poco in quanto gli interessi tra le due società erano

diversi in quanto la prima era nella sua maggioranza protestante, la seconda di religione

cattolica. Filippo II inviò suo fratello Giovanni d’Austria nei Paesi Bassi, ma fu il suo

successore, che riuscì a recuperare la parte meridionale dei Paesi

Alessandro Farnese

Bassi alla fedeltà asburgica. Nel 1579 i Paesi Bassi si spaccarono: a Utrecht nasceva la

repubblica delle province unite, decisa a separarsi dalla Spagna, ad Arras tutta l’area

meridionale cattolica sanciva il ritorno sotto la sovranità di Filippo II. La guerra delle

province unite contro la Spagna si prolungò ancora per diversi decenni.

MEDITERRANEO: i turchi, dopo Malta, avevano promosso una politica di intenso

riarmo marittimo, infatti attaccarono Cipro, possesso veneziano e assediarono

Famagosta. Questi 2 eventi indussero la Spagna. I veneziani, e il pontefice Pio V a

fondare la “lega il trattato prevedeva la creazione di una flotta di circa 300 navi,

santa”:

la liberazione del mediterraneo orientale dalla minaccia turca, la presa di Tunisi.

Venezia difese Famagosta ma i turchi riuscirono conquistarla. La flotta della lega santa

si ricompose dopo questa sconfitta.

Il 7 ottobre si svolgeva nelle acque di lo scontro memorabile tra la flotta

1571 Lepanto

ottomana e quella cristiana. Fu una delle più sanguinose battaglie navali della storia. La

vittoria della flotta cristiana fu dovuta anche alla superiorità dell’artiglieria europea che

facilitò l’abbordaggio delle navi ottomane. La vittoria di Lepanto ebbe un’enorme

risonanza presso i contemporanei anche per l’uso propagandistico che se ne fece nel

mondo cristiano. Dopo, la lega santa si sfasciò. Venezia preferì trattare una pace

separata con i turchi, rinunciando a Cipro. Solo nel 1574 la Spagna si impegnò in

nordafrica, cercando di riconquistare Tunisi. Dopo questa data, il sultano Murad III

lasciava il Mediterraneo preoccupato dal conflitto con la Persia. L’accordo tra Filippo II

e il sultano Murad III fu provocato dalla necessità della Spagna di un maggiore impegno

nei Paesi Bassi e per l’intervento militare in Portogallo. Inoltre vi era la necessità per i

turchi di affrontare con maggiori forze il nemico persiano.

La terza fase: l’imperialismo attivo

L’afflusso massiccio di metalli preziosi dalle americhe, la crisi della potenza ottomana,

lo spostamento del baricentro internazionale verso l’Atlantico, inducevano il sovrano a

una politica di intervento attivo rivolta a progetti espansionistici prima verso le aree più

vicine, poi verso la stessa Inghilterra e Francia.

PORTOGALLO: il re del Portogallo, nel 1578 si impegnava in

Sebastiano di Braganza

una spedizione contro il potente sultanato del Marocco ma la potenza militare

portoghese era fragile. Sebastiano fu sconfitto e morì in battaglia. Non aveva successori.

Filippo II aveva contratto il suo primo matrimonio con Maria Emanuela di Portogallo.

Rivendicava quindi i titoli per la successione. Tra i ceti portoghesi, soprattutto quelli

mercantili, l’integrazione nell’impero spagnolo non era malvista. Così quando le truppe

di Filippo II comandate dal duca d’Alba occuparono il Portogallo incontrarono una

debolissima resistenza che fu immediatamente repressa.

che significava l’acquisizione di un vasto impero

1580: annessione del Portogallo,

coloniale e un importante osservatorio sull’ Oceano Atlantico. L’integrazione politica ed

economica non ci fu. Ai portoghesi fu concessa una sostanziale autonomia istituzionale

e restarono separati anche i domini coloniali della Spagna e del Portogallo. I mercanti e

gli uomini d’affari portoghesi non trassero quindi i vantaggi sperati dall’unione.

INGHILTERRA: la penetrazione cattolica dei gesuiti, la presenza in Inghilterra dell’ex

che aveva dovuto abbandonare il suo paese divenuto

regina di Scozia Maria Stuart

calvinista e cercava di organizzare il fronte antiprotestante contro la regina Elisabetta, la

lotta del pontefice contro la chiesa anglicana, spingevano Filippo a progettare

l’invasione dell’Inghilterra. Filippo poteva rendersi interprete di una vasta coalizione di

interessi comprendente il papa, il partito cattolico inglese, il partito dei Guisa in Francia

e, avanzando legittime pretese al trono inglese in quanto marito di Maria Tudor,

portare la guerra in Inghilterra. Ma egli sottovalutava la forza navale e militare

dell’Inghilterra e le reazioni che la semplice minaccia dell’invasione avrebbero

provocato nella società inglese. Ma anche la flotta spagnola era potente e fu chiamata

A fornire il supporto alla flotta dovevano essere le truppe dei Paesi

l’invincibile armata.

Bassi comandate da Alessandro Farnese che sarebbero dovute intervenire dopo

l’invasione dell’armata. Nel 1588 l’armata partì da Lisbona, entrò nella Manica e si

scontrò con le navi inglesi. La superiorità della marina da guerra di fu dovuta

Elisabetta

soprattutto alla superiorità dell’artiglieria inglese (le tattiche sono a pag. 135).

Alla fine del 1588 dell’invincibile armata restavano poco più di 50 navi. La sconfitta

rappresentò l’arresto delle mire espansionistiche della Spagna e la fine dei sogni di

restaurazione cattolica in Inghilterra e Olanda. Inoltre era l’affermazione dell’Inghilterra

come grande potenza marittima. Anche il tentativo spagnolo di intervenire in Francia

contro Enrico IV non gioverà a Filippo II. Così in meno di 20 anni la Spagna vedeva

frustrato l’imperialismo attivo. Cominciava una crisi di egemonia. La Spagna aveva

dovuto affrontare costi molti elevati sia per l’invincibile armata che per l’intervento

nelle guerre di religione francesi. Questo avveniva in coincidenza con la crisi economica

e finanziaria della Castiglia. I grandi imperi, quello turco e quello degli Asburgo,

attraversano una fase di blocco della loro espansione. Francia, Inghilterra e Olanda sono

in ascesa. Essi sono stati mediani per dimensione e per collocazione geopolitica: non

hanno i problemi dell’estensione degli imperi e sono situati al centro dell’Europa.

Il sistema imperiale spagnolo

Uno degli obbiettivi primari che si propose Filippo II fu quello di governare il suo

impero sovranazionale con un’organizzazione del potere statale più articolata rispetto al

passato. La centralizzazione politico-amministrativa era indispensabile ma un organismo

così composito non poteva neanche essere governato con regole e procedure uniformi e

non poteva essere amministrato solo dal personale e dai funzionari del paese dominante.

Gli unici principi e vincoli unitari tra le diverse parti dell’impero erano la figura del

sovrano, la forza della dinastia asburgica, la fedeltà al potere regio, che traeva la sua

fonte di legittimità da Dio. Filippo II era sempre assente dagli altri regni che non fossero

la Castiglia; così affidava a vicerè o governatori compiti politico amministrativi ampi,

ma non tali da configurare una frantumazione della sovranità che doveva rimanere

indivisa. Si può parlare di sistema imperiale spagnolo e in questa definizione i concetti

chiave sono 2: impero e sistema. Impero è da intendersi in senso politico come una

costruzione sovrastatale e sovranazionale unica nell’Europa del tempo. Il concetto di

sistema, unito a quello di impero qualifica la formazione politica spagnola e si articola

nei seguenti aspetti:

L’unità dinastica è l’elemento di aggregazione di questa composita formazione

• politica.

Il governo e la struttura interna di ogni stato devono porsi il problema delle relazioni

• con il sistema imperiale di Filippo e tutte le alleanze internazionali degli stati sono

condizionate da esso.

Nell’idea di sistema imperiale entra anche la relazione tra l’unità della linea politica

• della monarchia e le diverse traduzioni realizzate nei domini spagnoli. La linea

politica della monarchia di Filippo è il risultato della sintesi tra le disposizioni valide

per l’intero complesso dinastico e i compromessi con le situazioni particolari e

differenti di ciascun territorio.

Fino al termine del regno di Filippo, la regione guida del sistema imperiale è la

• Castiglia.

Il sistema amministrativo di Filippo: c’era una divisione tra consigli dipartimentali (la

suprema inquisizione, il consiglio d’azienda che si occupava delle finanze dell’impero, i

consigli di stato e di guerra), organi di consultazione del sovrano su alcune materie e

funzioni specifiche di governo interessanti tutta la monarchia e i consigli territoriali che

riguardavano il governo di singole parti della monarchia. Per cercare di far fronte alle

lentezze burocratiche dei consigli e alla difficoltà di controllarne gli equilibri interni,

Filippo cercò di favorire lo sviluppo dei segretari del re, organi di mediazione tra il

sovrano e il consiglio. Inoltre egli operò una razionalizzazione normativa e una

centralizzazione delle funzioni soprattutto nel settore finanziario.

La nascita dell’Olanda

1579: le 7 province settentrionali dei Paesi Bassi formano l’unione di Utrecht

1581 assumono il nome in seguito mutato in

di Repubblica delle Province Unite

Olanda, la provincia più importante. La Spagna non rinunciò però così presto a questi

domini: combatté ancora molto per mare e per terra e solo nel 1648, alla fine della

guerra dei 30anni giunse al riconoscimento ufficiale dell’indipendenza olandese. Verso

la fine del XVI secolo l’Olanda era un paese emergente destinato a giocare un ruolo di

primo piano nella vita storica europea ed extraeuropea. Fra la fine del 500 e la prima

metà del 600 i tre elementi nella storia delle province unite che avrebbero addirittura

contribuito a creare nella sensibilità intellettuale europea il mito d’Olanda furono:

1. Il modello politico istituzionale: dopo l’atto di rinuncia politico istituzionale di

Filippo II nel 1581, la sovranità passò alla comunità delle province unite. Sul piano

costituzionale formavano una federazione repubblicana con centralizzazione dei

poteri militari e decentramento di quelli civili. Le scelte militari e internazionali; le

scelte in materia di tassazione, di guerra e di pace erano condizionate dall’unanimità

dei voti dei rappresentanti delle 7 province che avevano tutti lo stesso peso. La

politica interna era invece affidata alle province. L’unione di Utrecht del 1579, il

documento costituzionale di base della repubblica, stabiliva che ogni provincia

doveva conservare privilegi, libertà, immunità particolari, diritti e statuti. Dopo l’atto

di rinuncia di Filippo II, gli stati provinciali, che inviavano i loro delegati alle

istituzioni centrali, furono i garanti dell’autonomia del territorio e assorbirono gran

parte delle prerogative della sovranità, prima appartenenti al re cattolico.

L’assemblea degli stati provinciali era composta da 2 corpi, quello ella nobiltà e

quello elle città. Alla base di questo sistema istituzionale c’erano i consigli delle città

con poteri locali enormi. Il vertice del sistema era rappresentato dallo STATOLDER

che comandava l’esercito e presiedeva la federazione e dal gran pensionario,

responsabile della politica interna ed estera. La prima carica fu per quasi un secolo

monopolio della famiglia d’Orange. Quello olandese non era un sistema

democratico perché il potere dalla base al vertice erano monopolio di poche famigli

aristocratiche. Tuttavia la vivacità del tessuto sociale, la presenza di ricche borghesie

urbane, la partecipazione politica assai intensa nelle istituzioni rappresentative

contribuirono a limitare il potere dello Statole e a far fallire i tentativi degli Orange di

trasformare la repubblica in principato. L’originalità del sistema federativo olandese

sta nel fatto che esso favorì la partecipazione diretta delle popolazioni alla vita

politica del paese anche grazie alla pratica delle petizioni (=mezzo di comunicazione

per chiunque volesse richiedere e ottenere qualcosa da un corpo amministrativo)

2. La potenza commerciale: questo paese a causa della scarsa produttività del suolo

rispetto al fabbisogno reale della popolazione era “condannato al commercio”. a fine

500 l’Olanda aveva una flotta di 11000 navi

3. Sviluppo artistico e culturale: in Olanda c’era una cultura, una sensibilità, uno

spirito religioso (calvinista) tendenti a esaltare i valori del lavoro, del risparmio e

della produttività. L’Olanda divenne l’isola della tolleranza.

La formazione della potenza inglese

Tra il primo 500 e la metà del 600 l’Inghilterra ha subito trasformazioni profonde.

All’inizio è un paese cattolico, si stacca dal papa per volontà del suo sovrano, vive la

penetrazione della riforma protestante, istituisce un’altra confessione religiosa, un’altra

chiesa, quella anglicana ma a metà 600 il panorama dei gruppi religiosi inglesi è assai

ricco in quanto ci sono cattolici, puritani, quaccheri, presbiteriani. All’inizio l’Inghilterra

è un’isola semisconosciuta, a metà 600 è una grande potenza marittima e coloniale.

All’inizio è un paese agricolo con una sola attività industriale, l’esportazione dei panni

di lana, mentre verso la metà del 1600 è dotato di risorse come il carbone e ha gia un

apparato manifatturiero di un certo livello. Sul piano politico costituzionale l’Inghilterra

vive un’ esperienza unica in Europa dal primato del re al primato del parlamento.

Nella prima metà del 1500 l’Inghilterra era ancora una potenza di secondo rango ma

godeva di una serie di vantaggi:

La posizione geografica: si affaccia sulla manica e poteva così controllare una delle 2

• vie di comunicazione che collegavano i paesi bassi con la Spagna

Il rapporto tra popolazione e risorse è meno squilibrato che altrove

• Modello produttivo di agricoltura e la terra non fu concepita come puro sostegno

• alimentare ma come investimento di capitali; la base produttiva ne usci allargata

attraverso lo sviluppo tecnico e la mercantilzzazione dell’agricoltura.

La tendenza all’imprenditoria e al rischio che attraversò tutte le classi ricche e dotate

• di capitali nel paese. Furono i nobili ad assumersi i rischi delle iniziative economiche

e solo con la garanzia delle loro terre fu possibile attirare nelle imprese i capitali

necessari.

Le figure mercantili in Inghilterra furono diverse da quelle degli altri paesi. Gli

• uomini che applicarono modi e tecniche della colonizzazione latinoamericana erano

concessionari dello stato. I mercanti delle compagnie inglesi che operarono

nell’Europa orientale, in africa e nelle Indie erano membri di una specie di s.p.a.. pur

ricevendo incentivi e privilegi commerciali dallo sttao inglese rischiavano in proprio

Il regno di Elisabetta

Questi 4 elementi ricevettero un forte impulso sotto il regno di (1558-603).

Elisabetta I

Tra la morte di Enrico VIII (1547) e l’ascesa al trono di Elisabetta, l’Inghilterra visse un

passaggio delicato. Il figli di Enrico, Edoardo VI dovette affrontare i problemi derivanti

dalla sua minore età e un periodo di forti tensioni religiose e sociali. Nel 1553 il trono

passava a che nel 1554 andava a sposa a e cercava di fare

Maria Tudor Filippo II

entrare il suo paese nell’orbita spagnola. regina di Scozia, pretendente al

Maria Stuart,

trono inglese, aveva sposato di Francia e ne diventava per breve tempo

Francesco II

regina, alleandosi al partito cattolico dei La morte di Maria Tudor (1558) detta la

Guisa.

sanguinaria (bloody marie) per la repressione antiprotestante che attuò bloccava il

tentativo di affermare l’egemonia asburgica nell’Europa centrosettentrionale.

La politica religiosa di Elisabetta

Elisabetta era figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.

fu ispirata a una linea centrista: si era fatta nominare capo delle cose sacre e profane,

consolidò l’orientamento confessionale calvinista, mantenne l’organizzazione episcopale

inglese e represse con fermezza l’estremismo dei puritani. Tutta la politica religiosa di

Elisabetta era collegata alla politica di consolidamento del potere unitario della

monarchia attraverso una religione ufficiale, la pace religiosa e l’armonia tra ceti e

classi.

In politica estera Elisabetta chiudeva un ciclo che era iniziato con la guerra dei cent’anni

e aveva raggiunto il suo apice con Maria Tudor: la politica di alleanza angloasburgica

dettata dal fatto che il nemico numero 1 dell’Inghilterra era la Francia, alleata a sua volta

con la Scozia, potenziale fattore di minaccia per l’Inghilterra. Anche la politica

matrimoniale aveva seguito questo schema di alleanze: Maria Tudor aveva sposato

Filippo II, Maria Stuart Francesco II. Elisabetta rovesciò questo schema con

preparazione militare e politica e solo dopo aver acquisito prestigio internazionale grazie

all’intervento nei paesi bassi. Lo scopo dell’Inghilterra era di neutralizzare la spinta

egemonica di Filippo II e di entrare nel novero delle grandi potenze europee.

Per quanto riguarda la politica economica Elisabetta impresse un grande impulso alle

attività economiche del paese promuovendo in particolare lo sviluppo del settore tessile.

L’età elisabettiana è l’epoca d’oro della pirateria, delle imprese marinare di attività

formalmente fuorilegge ma di fatto autorizzate dalla regina attraverso le “lettere di

corsa”, documenti in cui erano precisati i vantaggi ricavati dalla regina nelle imprese

corsare. Tutti i soggetti dotati di capitali impegnarono e investirono risorse finanziarie in

queste attività: la regina, i suoi ministri, la nobiltà, uomini d’affari. Non si trattava solo

di azioni di pirateria a danno di vascelli spagnoli. Tra il 1557 e il 1580 Francis Drake

compì la seconda circumnavigazione del globo e pose le basi per la colonizzazione

inglese della California. Nel 1584 fu fondata la prima colonia inglese nel Nordamerica,

la Virginia, in omaggio alla virginità della regina Elisabetta. Per quanto riguarda il

modello costituzionale e politico amministrativo, quello elisabettiano non fu un governo

dispotico. Se la regina voleva che un provvedimento avesse forza di legge doveva

sottoporlo a entrambe le camere del parlamento, quella dei pari (dove erano

rappresentati i Lord) e quella de Comuni (dove erano rappresentate nobiltà delle contee).

Il Parlamento formulava il provvedimento sottoforma di statuto, ossia di legge scritta

avente l’approvazione delle due camere.

La riforma dell’amministrazione ad opera di Enrico VIII e di Cromwell aveva dotato

l’Inghilterra di organismi centrali con funzioni di natura finanziaria, di cancelleria e di

strutture esecutive di grande importanza politica. Però non si formò mai in Inghilterra

una burocrazia centrale e periferica dello stato paragonabile a quella francese.

La Francia nelle guerre di religione

Il periodo compreso tra la pace di (1559) e

Cateau Cambresis la pace di Vervins

(1598) è per la Francia di importanza storica decisiva. Dopo aver attraversato una

pericolosa crisi dell’autorità monarchica e della sua legittimità, la Francia si avvierà

verso la fine del 500 ad attuare una via allo stato moderno caratterizzata dal

rafforzamento del potere centrale e della sovranità monarchica come principio unitario e

garante della pace interna del territorio.

L’ultimo 40ennio del 500 denominato il periodo delle guerre di religione è caratterizzato

da: La crisi dinastica dopo la morte del (1559)

re Enrico II di Valois

• La divisione religiosa del paese in (= calvinisti francesi) e cattolici

Ugonotti

• Il nesso tra lotta religiosa e lotta politica e la sua influenza su partiti e fazioni nella

• lotta per il potere

I condizionamenti internazionali dovuti alle congiunture militari (Lepanto 1571;

• Invincibile armata 1588; guerra franco-spagnola conclusa con la pace di Vervins

1598) e alla politica matrimoniale.

Lo sviluppo di nuove teorie politiche influenzate dalla dinamica della guerra civile in

• Francia

Nel lasciando 3 principi minorenni. Il maggiore,

1559 moriva Enrico II Francesco II,

14 anni, e morì poco dopo. La reggenza passava

sposò Maria Stuart, regina di Scozia

alla Dotata di notevoli capacità politiche la

vedova di Enrico II, Caterina de Medici.

regina era però straniera e doveva affrontare numerosi problemi: la crisi finanziaria e

l’aumento del debito pubblico, la diffusione dell’eresia calvinista nel suo territorio. Il

potere centrale era debole e doveva fare i conti con una nobiltà forte, divisa in partiti per

la conquista del potere. La divisione tra questi partiti rispecchiava anche la forte

contrapposizione religiosa. nelle cui file militavano

Il leader del partito cattolico,

nobili delle regioni settentrionali re di

era Francesco di Guisa. Antonio di Borbone,

Navarra, nelle cui file militavano i nobili delle

era il leader del partito ugonotto

regioni meridionali. Alla morte di Enrico II il partito del Guisa controllava gran parte

delle cariche politiche più importanti del paese. Caterina adottò una linea di mediazione

per non far aumentare a dismisura il potere dei Guisa; quindi fece al partito ugonotto

varie concessioni che erano anche il risultato di una valutazione del peso acquistato dai

protestanti nella società francese. A questa linea fu ispirato il primo editto di Saint

Caterina concedeva libertà di culto agli ugonotti però obbligati a

Germaine (1562):

risiedere fuori dalle mura della città. I cattolici reagirono e a massacrarono 70

Vassy

ugonotti. Gli storici fanno iniziare dalla strage di Vassy (1562) le guerre di religione.

Nella prima fase Caterina, preoccupata del potere dei partiti cercò di bilanciare sempre

le concessioni: consentì solo alla nobiltà di praticare la religione protestante nelle

proprie terre e ne limitò il culto nelle città. Il compromesso non soddisfò gli ugonotti e

provocò scontri violentissimi nelle campagne e nelle città. Caterina fu quindi costretta,

sotto pressione del partito ugonotto a promulgare il secondo editto di Saint Germanie

molto più favorevole agli ugonotti: venivano loro concesse, oltre la piena libertà

(1570)

di culto, varie piazzeforti, fortificazioni, e addirittura un porto munito di formidabili

difese. L’editto del 1570 era anche il risultato del contesto internazionale: i referenti

esterni del partito cattolico del Guisa erano venuti momentaneamente meno. La Spagna

era occupata nei paesi bassi e nei preparativi della flotta contro i turchi, Maria Stuart era

controllata in Inghilterra dalla regina Elisabetta. La fazione ugonotta stava acquistando

in Francia un ascendente forte nella società e nel potere e si preparava a costituire il

fulcro di una coalizione antispagnola. Dopo la vittoria cristiana di Lepanto la

congiuntura mutò. La Spagna, simbolo della cristianità riprendeva prestigio

internazionale, il papa e Filippo II appoggiarono con forza il partito cattolico de Guisa.

Così Caterina sostenne decisamente il Guisa e i cattolici ricorrendo anche alle vie più

(agosto 1572) furono massacrati nelle sale del

violente. Nella notte di San Bartolomeo

palazzo reale tutti gli esponenti di spicco degli ugonotti a Parigi per celebrare le nozze

del loro capo Enrico di Borbone. Il massacro continuò in tutta la Francia anche nei

giorni successivi. La guerra si inaspriva e si accentuava la sua dimensione internazionale

con la Spagna a fianco dei Guisa e l’Inghilterra a fianco del Borbone. La

radicalizzazione era dovuta anche alla contemporanea crisi dinastica. Durante il regno

del terzo genito di Caterina, Enrico III (1574-89), senza figli, le mire dei due aspiranti al

trono Enrico di Guisa e Enrico di Borbone, provocarono una vera e propria guerra detta

Enrico di Guisa fu ucciso per ordine del re; Enrico III per mano

la guerra dei 3 enrichi.

di un fanatico e prima di morire aveva designato a succedergli al trono Enrico di

Borbone, con un’unica condizione: che si convertisse al cattolicesimo, il che avvenne

nel 1593.

Dalla morte di Enrico III nel 1589 alla conversione di Enrico di Borbone la fRancia

aveva vissuto anni di conflitto e di violenza. La Lega (l’alleanza tra spagnoli, il papa, i

seguaci del Guisa e della regina di Scozia Maria Stuart) padroneggiava nella capitale,

che si era vista invasa da un’armata spagnola proveniente dai paesi bassi. L’occupazione

straniera, i soprusi compiuti dai leghisti, l’abilità militare di Enrico di Borbone, la sua

perspicacia politica nell’avvicinarsi al cattolicesimo, alienarono le simpatie dei parigini

e degli abitanti delle altre regioni francesi nei confronti dei seguaci del Guisa.

Nel febbraio del re di Francia e iniziatore della dinastia dei borboni,

1594 Enrico IV

entrava a Parigi. la Spagna rinunciava a pretese territoriali in Francia. Nelo

1598: trattato di Vervins:

stesso anno Enrico IV promulgò l’editto di Nantes, vero atto di pacificazione della

Francia e primo riconoscimento della tolleranza religiosa da parte di un sovrano. Esso

prevedeva:

Libertà di culto per gli ugonotti

• Concessione agli ugonotti di alcune piazze forti come la Rochelle e Mont Pellier

• Rappresentanza nei parlamenti

• Libertà civile

Sia la conversione al cattolicesimo di Enrico IV ce l’editto di Nantes erano dettati dal

bisogno di concessioni e mediazioni per governare uno stato: con il primo si riconosceva

l’importanza della religione cattolica nella società francese; con il secondo il sovrano

faceva i conti con la presenza degli ugonotti nella vita sociale e politica della Francia.

L’Europa orientale

Anche nell’Europa orientale alla fine del 500 l’organizzazione politico sociale era

interessata a processi di trasformazione in Russia sotto Ivan IV il terribile il

rafforzamento dell’autorità centrale era ottenuto dallo zar attraverso l’indebolimento del

potere della grande aristocrazia russa dei Boiari. Ivan IV fece ampie concessioni di terre

a coloro che lo avevano servito nelle campagne militari creando così una piccola nobiltà

di servizio. Ristrutturò il sistema militare, il sistema amministrativo e fiscale.

Ma comunque il sistema sociale ed economico dell’agricoltura russa fondato sullo

sfruttamento della servitù della gleba non mutò, anzi le sue condizioni peggiorarono. Vi

fu un peggioramento della schiavitù e il decreto che segnò il punto culminante della

politica di asservimento dei contadini fu emanato dal successore di Ivan IV,

GODUNOV che decretò la proibizione di tutti gli spostamenti contadini. All’inizio del

600 la Russia precipitava in una condizione di anarchia, rivolte sociali, usurpazione tra

rivali, conflitti nel ceto dei Boiari.

Invece in Polonia le sorti del potere erano nelle mani della aristocrazia. La Polonia era di

fatto una repubblica nobiliare dove il re non era che un personaggio decorativo

soprattutto dopo la fine, nel 1572 della dinastia Jagelloni. L’aristocrazia decretò la fine

della monarchia ereditaria rendendola elettiva e affermò il principio del liberum veto:

l’opposizione di un solo aristocratico era in grado di bloccare qualsiasi decisione del

sovrano. L’aristocrazia polacca aveva il diritto di vita e di morte sulla servitù della

gleba. L’Italia spagnola nel 500

aveva sancito la preponderanza spagnola sui

Nel 1559 la pace di Cateau Cambresis

territori italiani. I costi che l’Italia dovette pagare furono:

La dipendenza di quasi la metà del territorio italiano dalla Spagna: ducato di Milano,

• Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna, Stato dei Presidi.

Il drenaggio di risorse umane, economiche, fiscali, da questi territori verso gli

• interessi della corona asburgica, soprattutto nel mezzogiorno

Una sostanziale subalternità degli stati italiani, anche quelli non sottoposti alla

• Spagna, alla politica di potenza asburgica

La capillare diffusione su quasi tutto il territorio italiano, della controriforma.

I vantaggi furono:

La protezione del territorio: dopo cateau Cambresis dominare l’Italia volle dire

• difenderla, servirsi di essa non contro l’Europa cristiana ma contro i turchi

L’Italia non fu tagliata fuori dalla scena della grande politica: il più diretto e esteso

• coinvolgimento della penisola nello scontro ispanoturco offrì l’occasione a numerosi

stati italiani di giocare un importante ruolo nel sistema di alleanze della monarchia

spagnola.

Soprattutto nei domini diretti della monarchia (Milano, Napoli e la Sicilia),

• l’egemonia spagnola non fu solo dominazione, ma un sistema di rapporti politici,

diplomatici, economici, sociali, fondati sull’equilibrio fra dominio e consenso. La

monarchia spagnola governo secondo la logica del compromesso tra gli interessi

della corona e le forze maggiormente rappresentative nei differenti stati italiani.

DUCATO DI MILANO

Era stato conquistato dai francesi con Luigi XII ma poi perso nel 1512; nel 1515

riacquistato da Francesco I. con la pace di Cambrais era sotto la sfera d’influenza di

Carlo V. il ducato era l’area di riferimento essenziale per la definizione della politica

spagnola in Italia. Conservava una sua autonomia riconosciuta dalla monarchia spagnola

e così non perse mai la fisionomia di stato principesco.

REGNO DI NAPOLI

Entrato a far parte dei domini spagnoli di Ferdinando dopo la battaglia del Garigliano

nel 1503. Ereditato da Carlo V e poi da Filippo II visse fasi diverse nel suo rapporto con

la Spagna. La prima fase va dalla conquista di Ferdinando il Cattolico fino al 1528. In

essa vi è l’esigenza spagnola di neutralizzare nella società il trauma della successione.

Di ricucire la spaccatura tra i ceti filofrancesi e quelli filospagnoli attraverso

l’elaborazione di un progetto di governo e il riconoscimento dell’autonomia

costituzionale.

La Spagna solo nel 1528 riuscì ad affermare la sua egemonia sul regno di Napoli. Nella

fase successiva il regno gode di una collocazione di primo piano nella strategia

mediterranea di Carlo V.

Nella lotta contro i turchi il mezzogiorno era importante per il controllo del

Mediterraneo. Napoli fu importante nella presa di Tunisi da parte di Carlo V nel 1535,

nella ripresa di Tripoli nel 1560, nella difesa di Malta. Inoltre fu la base operativa della

flotta cristiana che vinse i turchi a Lepanto nel 1571.

La terza fase del rapporto tra Spagna e Regno di Napoli inizia con la crissi

dell’egemonia spagnola derivante dall’impossibilità di mantenere sotto controllo sia il

Mediterraneo che l’Atlantico. Napoli, dopo la crisi della Castiglia deve costituire

soprattutto un serbatoio di risorse finanziarie da cui attingere per far fronte alle esigenze

dei diversi teatri di guerra in continuo spostamento. Gli elementi che conferivano una

particolare fisionomia al regno di Napoli erano 3:

I. La sua appartenenza alla comunità degli stati cristiani d’Europa

II. La natura dei rapporti tra spagnoli e regnicoli regolati non dalla disparità coloniale

fra oriundi della madre patria e indigeni ma dalla legislazione del regno

III. Il titolo per il quale gli spagnoli dominavano Napoli non era quello della scoperta e

della successiva conquista ma era un titolo di legittimità dinastica. Ferdinando aveva

giustificato la sua conquista come erede di Alfonso d’Aragona.

Tuttavia il regno di Napoli era anche Viceregno, sia dal punto di vista istituzionale, in

quanto governato da un vicere spagnolo ma perché viveva un rapporto con la Spagna di

dipendenza politica ed economica.

LA SICILIA

La collocazione geografica a sud del Mediterraneo affidava all’isola il ruolo di prima

difesa dell’impero. La sua grande riserva cerealicola faceva assegnare alla Sicilia il

compito di sfamare e approvvigionare gran parte dei domini della corona.

SARDEGNA

Ci fu continuità tra età dragonesse e prima età spagnola e rimase inalterato il sistema

istituzionale. Solo con Filippo II si ebbe un’inversione di tendenza limitando il potere

dei parlamenti, principali istituzioni rappresentative dell’isola. Comunque la Sardegna

contava assai poco nella politica e nelle finanze della monarchia spagnola.

Geografia politica dell’Italia non spagnola

Ducato di Savoia. Consolidò la sua autonomia territoriale e politica dopo la pace di

• Cateau Cambresis grazie a Emanuele Filiberto. Sotto questo sovrano e il suo

successore, Carlo Emanuele I, si definirono la linea di politica internazionale e la

vocazione espansiva verso l’Italia dei Savoia. Il problema principale per i Savoia

furono inizialmente le relazioni con la Francia che in Piemonte conservava il

marchesato di Saluzzo e alcune piazze forti in funzione antispagnola. Era decisiva

l’alleanza con la Spagna e l creazione di un esercito locale. Emanuele Filiberto spostò

poi il baricentro del suo stato dalla Savoia verso l’Italia da Cambrì a Torino. Carlo

Emanuele I sfruttò il periodo critico della Francia nelle guerre di religione occupando

il marchesato di Saluzzo, riconosciuto ai Savoia in cambio della cessione alla Francia

di alcune terre oltre il Rodano. Il ducato di Savoia era quindi l’unico stato italiano

dotato di una relativa autonomia e capace di svolgere una politica di potenza nella

penisola.

La repubblica di Genova. A Genova e ai suoi banchieri la Spagna affidò funzioni

• importanti per lo sviluppo della sua potenza imperiale: il prestito di capitali; il

controllo delle comunicazioni marittime nell’area imperiale; i trasferimenti di denaro

da un capo all’altro dei suoi domini. In cambio Genova potenzia la sua flotta e le

infrastrutture del porto. Con la pace di Cateau Cambresis ottenne la restituzione della

Corsica ma l’isola fu causa di destabilizzazione per la vita della repubblica in quanto

interessava troppo alla Francia.

Repubblica di Venezia. Doveva far fronte per la sua posizione geopolitica sia alla

• potenza spagnola che all’Austria. Da un lato l’alleanza con la Spagna per proteggere

dai turchi i suoi possedimenti in oriente, non fondata sul rapporto di subalternità agli

Asburgo ma sulla reciprocità e sulla consapevolezza che Spagna e Venezia avevano

bisogno l’una dell’altra per la difesa del mediterraneo; dall’altro lato l’espansione

territoriale sulla terra ferma e l’affermazione di un solido stato regionale. Fino a

Lepanto fu la prima linea direttrice a prevalere nelle scelte della serenissima. Venezia

perse la colonia di Cipro ma recò un contributo militare di primo piano alla vittoria di

Lepanto. Lo spostamento del baricentro dell’economia dal mediterraneo

all’atlantico e la concorrenza di più grandi potenze nello stesso mediterraneo spinsero

Venezia a concentrare i suoi interessi sul consolidamento di uno stato regionale

nell’Adriatico che si estendeva dalle Alpi a gran parte del Veneto, all’Istria, alla

Dalmazia, alla costa slava

Ducato di Toscana. L’alleanza con la Spagna fu fondamentale per l’espansione e il

• consolidamento territoriale del ducato elevato al titolo di gran ducato dal papa Pio V.

grazie all’aiuto spagnolo, Cosimo I conquistò la repubblica di Siena nel 1565,

conquista importantissima per l’economia fiorentina. I conti con la Spagna la

Toscana doveva farli anche per motivi geopolitici, infatti la Spagna penetrava nel

cuore del gran ducato attraverso lo stato dei Presidi (isola d’Elba, Piombino,

Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone), che significava guarnigioni

militari spagnole sul litorale tirrenico.

Lo stato Pontificio. Riuscì a unificare sotto il potere del sovrano-pontefice una

• molteplicità di territori che erano appartenuti a piccole signorie locali e a costituire

una forte realtà politica nell’Italia centrale. Il processo cominciò tra 300 e 400 e

proseguì tra il 1500 e il 1600: il Marchesato di Ferrara, il ducato di Urbino, il ducato

di Castro e Ronciglione entrarono a far parte dello stato della chiesa.

L’estate di San Martino dell’economia italiana

Tra il 1550 e il 1600 l’Italia passa da 10 a 13 milioni circa di abitanti. Inoltre le grandi

realtà urbane italiane come Napoli, Venezia e Roma crescono ulteriormente. Nella

seconda metà del 500 i prezzi dei cereali in alcune aree settentrionali dell’italia

triplicano in mezzo secolo. Gli investimenti in attività economiche si accrescono, sale il

costo del denaro, aumentano i prezzi dei beni e servizi. Collocata tra 2 grandi crisi,

quella del 300 e quella del 600, questa stagione dell’economia italiana è chiamata

l’estate di San Martino. La crescita della popolazione significò aumentato fabbisogno

alimentare. La cerealizzazione dell’agricoltura italiana fu ottenuta sia attraverso la messa

a coltura di nuove terre che attraverso bonifiche e irrigazioni. L’aumentata domanda

interna e internazionale nel settore tessile favoriva le tradizionali aree produttrici

italiane: per la lana per esempio Milano e Firenze, per la seta Genova, Venezia e Napoli.

I settori in cui più si avvertì la presenza italiana nell’economia mediterranea furono

quelli del commercio e del credito. Nella scena commerciale entrarono nuove città come

Livorno e l’aumento dei traffici favorì Genova, Venezia e Ancona. I grandi capitalisti

genovesi crearono un impero molto vasto e attraverso essi una massa enorme di denaro

affluì verso l’Italia.

La favorevole congiuntura internazionale ebbe un’influenza positiva anche sull’area più

debole dell’economia italiana, il Mezzogiorno. Si ebbero anche qui una ripresa e

un’espansione dell’agricoltura; le attività commerciali del regno di Napoli si

intensificarono, in particolare le esportazioni di grano, seta e olio. Il mezzogiorno

doveva comunque importare quasi tutti i manufatti e dipendeva in massima parte dal

capitale straniero. Inoltre la corona spagnola a partire dall’età di Filippo II chiamò il

regno di Napoli a gravosi impegni finanziari.

Poteri e istituzioni nell’Italia spagnola

In Italia vi erano forme di sovranità e di governo differenti: da un lato principati e

repubbliche oligarchiche che avevano tutti all’origine l’esperienza decisiva del comune

(Genova, Milano, Venezia Firenze) dall’altro lato le monarchie dinastiche (le differenze

tra il ducato di Savoia, lo stato Pontificio, i viceregni di Napoli, Sicilia e Sardegna erano

notevoli ma tutte queste realtà politiche facevano riferimento allo stesso principio della

sovranità, quello monarchico). Eli dammi un bacino.

In tutti i domini italiani e negli organi appositamente creati sottoposti alla monarchia

spagnola si favorì lo sviluppo di istituzioni locali E di personale amministrativo

indigeno, si promosse l’ammodernamento delle strutture delle procedure soprattutto in

materia finanziaria, si cercò anche di controllare l’apparato sia dall’interno attraverso la

nomina di funzionari spagnoli, sia dall’esterno attraverso la creazione di organi di

governo con funzioni esecutive paralleli alle normali istituzioni e rispondenti del loro

operato direttamente al sovrano.

Nel ducato di Milano come nel regno di Napoli le due massime autorità spagnole

rispettivamente il governatore e il vicerè, erano largamente condizionate dal senato

milanese e dal consiglio collaterale napoletano. Sia nel senato milanese che nel consiglio

collaterale senatori e consiglieri reagivano con vigore quando la Spagna tentava di

forzare il processo di centralizzazione del potere o di innovare gli assetti tradizionali del

governo.

La monarchia spagnola nel regno di Napoli adottò un diverso modello di governo.

Napoli si fece riconoscere in unità, privilegi fiscali, e si oppose all’inquisizione spagnola

che non fu mai stabilita. Inoltre vi era un’importante forza nel mezzogiorno che era

quella della feudalità. I baroni meridionali continuarono a usare nei loro feudi il potere

che in teoria era delegato dal sovrano. La feudalità meridionale dovette cedere buona

parte del suo potere politico alla corona ma conservò potere economico e sociale

all’interno dei feudi.

Poteri e istituzioni nell’Italia non spagnola

Ducato sabaudo: Emanuele Filiberto è stato uno tra i primi sovrani in Europa a

• proclamarsi sciolto da tutti i vincoli di tipo legislativo a imprimere un accentramento

assolutistico al suo ducato attraverso il ridimensionamento dei poteri delle assemblee

rappresentative, la formazione di un esercito permanente e lo sviluppo di un solido

apparato burocratico. Il controllo della materia finanziaria affidato alla camera dei

Conti; il senato al vertice della giustizia e in periferia tribunali provinciali con a capo

un prefetto. Accanto alla burocrazia degli uffici si sviluppò una struttura di potere

esecutivo che affiancò il sovrano nelle decisioni politiche: il segretario di stato per gli

esteri, la guerra, gli interni.

Gran ducato di Toscana: Cosimo I de Medici da un lato voleva costituire uno stato

• monarchico, dall’altro non poteva non tener conto delle vecchie classi dominanti

della repubblica come l’aristocrazia fiorentina che aveva avuto una parte notevole

alla sua elezione a duca. L’accentramento assolutistico si realizzò attraverso la

conservazione delle vecchie istituzioni repubblicane e lo sviluppo di nuove

magistrature esecutive controllate dal granduca.

Stato Pontificio: il pontefice aveva un duplice ruolo: capo della chiesa cattolica e

• sovrano di uno stato temporale. Questo secondo ruolo gli assegnava compiti simili a

tutti i sovrani del tempo ma la chiesa entrò prepotentemente nella stessa

organizzazione dello Stato pontificio. La partecipazione dei ceti regionali e locali alla

macchina statale fu assai limitata: non si svilupparono né un esercito stabile, né un

corpo di ufficiali omogeneo. Infine l’istituto più tipico della diplomazia pontificia,

l’annunziatura, fu affidato agli ecclesiastici.

Repubblica di Venezia:la pienezza dei diritti politici fu riservata solo al maggior

• consiglio, l’assemblea del patriziato, che eleggeva il doge, aveva potere legislativo e

nominava i magistrati. Gli altri due consigli erano il senato, con funzioni di natura

legislativa, politica e amministrativa e il consiglio dei 10 con funzioni di alta corte di

giustizia.

Repubblica di Genova: anche qui il patriziato fu la base autentica e il vero depositario

• della sovranità.

Comune a tutte le realtà italiane è il processo di trasformazione che investe la società

italiana e muta i connotati di alcuni suoi ceti. Le trasformazioni più vistose riguardano la

nobiltà che si va articolando in 2 raggruppamenti: da un lato la feudalità che non è più

una potenza politica in grado di minacciare la sovranità monarchica, dall’altro lato i

patriziati urbani che si identificano con i ceti di governo, con le nuove classi dirigenti

cittadine.

La controriforma in Italia

L’età dell’egemonia spagnola fu per l’Italia, soprattutto dopo il concilio di Trento il

periodo in cui meglio si manifestarono tutti gli aspetti della controriforma e della

riforma cattolica; da un lato la reazione all’eresia protestante, la repressione di qualsiasi

fermento culturale non in linea con l’ortodossia cattolica, i processi dell’inquisizione,

dall’altro lato l’azione pastorale di personalità ecclesiastiche che interpretarono il volto

della chiesa rinnovatore. Lo stato Sabaudo di Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I

geograficamente vicino alla patria del calvinismo (Ginevra) e con una sensibile presenza

di eretici Valdesi, era tuttavia un baluardo contro l’eresia grazie all’attività dei gesuiti.

L’impronta della controriforma e della riforma cattolica a Milano fu data da Carlo

Borromeo, arcivescovo dal 1565 al 1584 che si impegnò nell’attività pastorale, nella

fondazione dei seminari del clero e nell’assistenza sociale. Venezia si era caratterizzata

per una maggiore autonomia da Roma e dal papa. Inoltre lo stato Pontificio aveva

tendenze espansionistiche nei confronti di Venezia. Nel 1606 fu nominato teologo e

consultore di stato in materia religiosa il frate Paolo Sarpi ed eletto doge Leonardo

Donato: entrambi impressero un carattere fortemente antiromano alle loro scelte

politiche. La reazione della chiesa si fece sentire quando un tribunale statale condannò

alcuni sacerdoti per reati comuni. Papa Paolo V scomunicò tutte le autorità civili

veneziane. Visto che le autorità veneziane non avevano ritrattato proibì di ufficiare riti

religiosi in tutte le chiese della repubblica veneta (interdetto). L’apparato politico

amministrativo veneziano si rifiutò di obbedire all’interdetto e anche il clero secolare.

Gesuiti, cappuccini e teatini che avevano obbedito all’interdetto furono espulsi dallo

stato. Grazie alla mediazione francese di Enrico IV si risolse la vertenza: i preti ritenuti

colpevoli furono consegnati al papa, ma il giudizio omesso dal tribunale ecclesiastico

non fu ufficialmente riconosciuto dalla repubblica; inoltre i gesuiti non furono

riammessi a Venezia. Vinse dunque la logica del compromesso.

Il regno di Napoli seppe sviluppare nei suoi intellettuali più rappresentativi una solida

cultura giurisdizionalista e regalista che si oppose con energia all’estensione dei

privilegi del clero.

Tommaso Campanella l’autore della Città del sole, un progetto utopico di stato

comunista fondato sulla pace sociale e sui principi della religione naturale. Giordano

Bruno. I paesi extraeuropei e il mondo moderno

L’evoluzione del mondo islamico

Tra il XV e il XVI secolo l’Islam si diffuse in vastissime aree dell’Asia e dell’Africa.

Nei primi secoli dell’età moderna furono costruiti 2 potenti imperi: quello degli ottomani

e quello persiano. Ma l’islam si espanse anche in India, Indonesia, Africa orientale e

Africa nera. Tutte queste aree avevano intensi scambi con i paesi e le civiltà europee.

L’impero ottomano dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 iniziò una grande fase

espansionistica e in meno di 100 anni diventò uno dei più potenti imperi del mondo.

Conquistò la Siria, l’Egitto, parte dell’Ungheria, la Moldavia… Le ragioni di questa

avanzata sono principalmente 2: la prima di carattere internazionale, la seconda legata al

modello politico organizzativo dell’impero. Gli anni di maggiore espansione turca in

Europa coincisero con gli anni della fase più critica dello scontro tra Carlo V e

Francesco I: lo scontro per l’egemonia in Europa da parte di Francia e Spagna consentì

ai turchi di prendere Belgrado, l’Ungheria e di assediare Vienna. Il secondo motivo del

successo ottomano è legato al modello dell’impero. Al suo vertice era il sul tano e

l’intero territorio agricolo dell’impero era suo patrimonio personale tranne i patrimoni

degli enti religiosi. I vertici dell’apparato burocratico e militare erano reclutati

soprattutto tra gli schiavi di origine cristiana dopo essere stati educati sin da bambini

nella fede mussulmana e nelle discipline dell’amministrazione civile e militare. Nel

XVII secolo con l’avvento dei nuovi soggetti del controllo del traffico orientale,

Inghilterra, Olanda, Francia, iniziò la crisi turca. Questa fu determinata anche dalla

lunga guerra con la Persia e da motivi di ordine interno. Gli abitanti dell’impero

ottomano erano i turchi sunniti mentre gli sciiti abitavano in Persia. Gli sciiti erano più

dei sunniti legati alla purezza del messaggio religioso rivelato da Maometto: da qui

all’integralismo religioso assoluto e il carattere teocratico dell’organizzazione politica e

un rapporto con gli infedeli non fondato sul confronto come per i sunniti ma sulla

conflittualità e la guerra santa. Artefice della potenza persiana fu la dinastia Safavide.

Sotto il dominio di Abbas I il grande fra la fine del 500 e l’inizio del 600 la Persia si era

stabilizzata quasi entro i suoi confini attuali dopo la sconfitta di Turchi e Utzbeki. Abbas

creò una autocrazia di stile orientale in cui stato, governo e ricchezza erano considerati

beni del sovrano.

La Cina

Nella seconda metà del 1300 dopo la cacciata dei Mongoli ci fu la dinastia dei Ming che

resse il paese sino al 1644. Nel XV secolo ci fu per la Cina un consolidamento

territoriale (annessione del Vietnam ed estensione dei confini) e una stabilizzazione

interna attraverso l’affermazione del potere centralizzato della monarchia e dello

sviluppo economico e commerciale. Nel corso del XVI secolo le regioni settentrionali

videro lo sviluppo di un’economia mercantile urbana mentre il riso divenne la principale

coltura delle regioni meridionali. La società cinese nell’ultimo periodo Ming aveva al

vertice dell agerarchia sociale la ricca aristocrazia fondiaria; seguiva una classe di

funzionari e intellettuali. Il rapporto tra i due settori era assai stretto.

Il Giappone

Il feudalesimo giapponese era differente dal quello europeo. Prima di tutto la

feudalizzazione era più estesa. Inoltre il legame personale tra signore e vassallo era più

forte del legame economico del vassallo con la terra; infine il vassallaggio aveva un

carattere sacro e familiare. Nella seconda metà del 500 iniziò per il Giappone il periodo

senza shogun, una fase in cui il paese fu governato da potenti capi militari e condotto da

alcune prime riunificazioni. A inizio 600 inizia poi il lungo shogunato Toku Gawa, una

particolare formazione statale e sociale che durerà in Giappone sino al 1868. Al vertice

c’era l’imperatore che non esercitava direttamente il potere in quanto il potere reale era

esercitato dallo shogun che possedeva un quarto delle terre coltivate del paese. Le

gerarchie sociali chiuse garantivano la stabilità delle distinzioni di classe tra cui i

Samurai, i contadini, i commercianti.

L’India

Nella seconda metà del 1500 grazie al re Ak bar si forma nell’India settentrionale

l’impero Mogol. Il fondamento di questo stato era militare: ogni funzionario era membro

dell’esercito; Al vertice dello stato c’era l’imperatore; non si formarono né

un’aristocrazia terriera, né una burocrazia ereditaria; le assegnazioni di terra come

ricompensa per i servizi burocratici e militari furono sostituite dal denaro. L’impero era

diviso in province rette da un vicerè. Il sistema delle caste rese quasi superflua in India

la centralizzazione del potere. Questo sistema organizzava la popolazione in gruppi

militari ed endogamici: in essi i maschi svolgevano, tramandandola di padre in figlio, lo

stesso tipo di funzione sociale (sacerdote, guerriero, artigiano…). Forti pregiudizi

religiosi contribuivano a dividere e a gerarchizzare ulteriormente la società.

La crisi del 600

Tra la fine del XVI secolo e la fine del XVII quasi tutte le aree europee furono investite

da un processo di trasformazione detto la crisi generale del 600. Ci fu una crisi della

struttura agraria, la contrazione demografica, quella manifatturiera, industriale e

commerciale. Un’intensificazione del ciclo carestia-epidemia-carestia, gli effetti nefasti

della guerra ma anche il declino di vecchie e il consolidamento di nuove gerarchie nella

vita degli stati e nelle relazioni internazionali. La crisi non colpì tutti paesi nello stesso

modo, tempi, settori e attività economiche. Dalla crisi alcuni paesi uscirono più deboli,

altri più forti: alcuni come l’inghilterra e l’olanda stabilirono la loro egemonia sul

continente. Altri si indebolirono ulteriormente e furono subalterne alle grandi potenz

economiche sino alla seconda rivoluzione industriale.

La demografia

Nel corso del XVI secolo la popolazione europea aumentò. Nel 600 aumentò ma poco.

La crescita demografica non è di per sé indice di benessere, un paese che non è in grado

di garantire occupazione, produzione e redditi, è schiacciato dalla sovrappopolazione.

Ciò che conta è il rapporto tra popolazione e risorse, è la capacità di domanda effettiva

della popolazione. Così nell’Europa del nord l’incremento demografico fu il rapporto

equilibrato con la distribuzione del reddito e l’andamento dei prezzi: l’aumento della

popolazione fu in grado di alimentare una crescente domanda in ragione del livello di

reddito raggiunto dagli abitanti dell’Europa del nord. Della sua distribuzione in modo

più equilibrato tra le diverse fasce della popolazione, di un andamento più lineare dei

livelli dei prezzi. Il 1600 fu per l’Europa cmq un secolo debole di crescita demografica

(concentrato per lo più in Inghilterra paesi bassi e paesi scandinavi) e le cause furono la

guerra dei 30 anni e le epidemie: nella prima metà del 600 furono colpite la Spagna,

l’Italia settentrionale e la Germania; nella seconda metà la Francia, l’Italia meridionale,

l’Inghilterra e l’Olanda ma in questi ultimi due stati gli effetti delle crisi epidemiche

furono più contenuti che altrove perché non furono investiti dalla carestia.

L’agricoltura

È il punto di forza delle società preindustriali. All’inizio del XVII secolo l’espansione

dell’agricoltura si interrompe: i prezzi dei cereali si abbassano; le superfici coltivate

diminuiscono al di fuori di alcune aree (Inghilterra, Olanda e alcune regioni francesi).

Diminuiscono anche le rese, cioè il rapporto semente-prodotto; si afferma la tendenza a

passare dalla cerealecultura all’allevamento. Ci fu quindi un mutamento di congiuntura

agraria tra la fine del 500 e i primi decenni del 600. I prezzi dei cereali diminuirono

rispetto a quelli delle altre merci e ai salari, la ragione di scambio fu quindi sfavorevole

ai cereali. La contrazione in agricoltura non significò crisi globale: toccò i cerali più di

alttri settori; le economie diversificate furono quindi favorite. I paesi produttori ed

esportatori furono toccati per primi e più gravemente che gli importatori: i primi (i paesi

baltici) furono sfavoriti, i secondi (i paesi bassi) furono favoriti. La piramide sociale si

accorciò: diminuirono i contadini proprietari e i piccoli coltivatori. La crisi arrestò un

processo di formazione, sia pure parziale, di risorse e di ceti orientati in senso

capitalistico in alcune agricolture regionali. La superficie a coltura diminuì. Ci furono

passaggi da coltivazioni a prati e pascoli, aumentò l’allevamento delle pecore con

conseguente maggiore produzione di lana. Aumentarono le grandi proprietà estensive

Manifatture, industria e commercio, finanza

Anche queste furono investite dalla crisi. Per quanto riguarda l’industria del tempo, la

tecnologia era ancora uno stadio poco evoluto: l’energia di base era costituita da quella

umana, per alcune fasi lavorative era sfruttata l’energia umana e quella idraulica. Alcune

innovazioni erano state introdotte nei tre settori più importanti dell’industria del tempo:

l’industria estrattiva (utilizzate primitive pompe idrauliche), la siderurgia, e manifattura

tessile.

Il fattore tecnologico ebbe molta importanza nel determinare dopo la metà del 600 il

primato di grandi potenze economiche come l’Inghilterra e l’Olanda. Anche

l’organizzazione del lavoro contribuì a rallentare lo sviluppo industriale, soprattutto

nell’Europa mediterranea: le corporazioni di arti e mestieri avevano perso peso e il

potere politico che avevano nel medioevo ma mantenevano intatto il potere di controllo

sull’organizzazione dell’economia attraverso privilegi, monopoli e l’irrigidimento delle

regole per l’accesso all’attività professionale.

Soprattutto l’economia italiana fu compromessa dalla rigidità dell’organizzazione

manifatturiera e ci furono crisi della vita produttiva a Venezia, Milano, Firenze, Napoli,

dove si registrò una contrazione assoluta del settore tessile durante il 600. Furono invece

in grande ascesa le manifatture inglesi e ancor più equilibrato fu lo sviluppo dei paesi

bassi. I motivi della superiorità economica di questi 2 paesi furono la diversificazione

merceologica di queste due economie e la loro capacità di rispondere alla domanda di

beni praticando prezzi più accessibili; il raggiungimento di questo obbiettivo attraverso

il basso costo del lavoro. Per quanto riguarda il commercio internazionale il baricentro si

era spostato dal mediterraneo all’atlantico lungo le due rotte che da Siviglia muovevano

verso le Americhe e da Amsterdam, verso l’America, l’africa e le Indie orientali. Gli

spagnoli avevano svolto una funzione di primo piano nel mercato internazionale durante

il 500; ma il centro del capitalismo europeo nel XVII secolo sarà situato tra Amsterdam,

Londra e Parigi. Nuove gerarchie anche nel controllo del credito e della finanza.

Importanza del denaro crebbe tra il XVI e XVII secolo; l’afflusso dei metalli preziosi dal

nuovo mondo non diminuì ma crebbe il fabbisogno monetario nella misura in cui si

intensificarono gli scambi e tutti avevano bisogno di capitali poiché la massa monetaria

circolante era scarsa. Il sistema monetario era soggetto a continui sbandamenti.

L’afflusso di oro e argento americano alla fine del 500 ebbe una contrazione fortissima

per l’esaurimento di molte miniere e per la crisi della manodopera indigena decimata

dalle dure condizioni di lavoro. Perciò il valore dell’oro ebbe una fortissima impennata,

le monete più pregiate si svilirono, si dovette ricorrere alle coniazioni in rame con il

conseguente aumento fortissimo dei prezzi. Per la scarsità della moneta circolante il

sistema finanziario internazionale sia pubblico che privato faceva ricorso ad una moneta

fiduciaria: i titoli del debito pubblico emessi dagli stati e le lettere di cambio, alter ego

del denaro che regolava tutto il movimento del credito. Nel 500 erano stati i tedeschi e i

genovesi i primi della finanza internazionale, mentre nel 600 la grande finanza

anglo-olandese sostituì gli antichi protagonisti.

I mutamenti della società

La corsa alla terra, all’occupazione degli uffici dell’amministrazione statale,

all’investimento nel debito pubblico, furono tendenze comuni a tutta l’aura europea.

Queste tendenze non determinarono effetti sociali simili in tutta Europa. Ad esempio

nell’area mediterranea dell’Europa vi era una forte ripresa del potere sociale della

feudalità mentre in Inghilterra l’aristocrazia si trasformava profondamente. La vecchia

aristocrazia mostrò una sorprendente prontezza a sviluppare nuove risorse sui propri

possedimenti terrieri e ad assumere una parte di grande rilievo nelle iniziative

commerciali, industriali e coloniali. Invece in Francia la nobiltà di spada non perseguì il

successo commerciale per 2 motivi: il pregiudizio aristocratico contro il commercio e il

disegno politico della monarchia la quale non voleva che la nobiltà si costituisse una

base economica indipendente che le avrebbe consentito di sfidare il potere del re.

Il declino dell’impero spagnolo

Alla fine del 500 l’impero spagnolo comprendeva intorno al regno di Castilla il resto

della peninsula iberica, buona parte dell’Italia, i Paesi Bassi, l’America centrale e

meridionale e le indie orientali e portoghesi. Nel corso del 600 e del 700 vengono meno

alcune delle condizioni che avevano consentito l’ascesa del sistema sotto Filippo II: la

ricchezza e l’egemonia politica della Castilla, regione guida; il consenso dei paesi

sudditi del rey catolico; la capacità del sistema di subordinare a esso tutte le relazioni

internazionali.

IL REGNO DI FILIPPO III

Durante il regno di si manifestarono i primi segnali del declino.

Filippo III (1598-1621)

La Spagna fu investita da una grande crisi economica: cattivi raccolti, la peste,

decadenza di gran parte dei settori agricoli colpirono soprattutto la Castilla. Dopo

l’ultima bancarotta di Filippo II, nel 1607 anche Filippo III fu costretto a imitarlo.

L’argento americano era ormai esaurito e la politica fiscale dello stato sottoponeva a

pressione e penalizzava soprattutto l produttività, scoraggiando qualsiasi spinta

imprenditoriale. Un’ulteriore colpo all’economia fu l’espulsione dei moriscos

(musulmani convertiti al cristianesimo) in quanto erano una minoranza razziale non

integrata però costituivano la spina dorsale dell’agricoltura e dell’artigianato spagnolo.

Durante il regno di Filippo III si produssero anche importanti mutamenti nel sistema

politico spagnolo. Gli affari di governo sotto Filippo II erano retti dal sovrano e dai

consigli, il centro del sistema di potere a partire da Filippo III fu costituito dalla figura

del una personalità politica a mezza strada tra il favorito del sovrano e il

VALIDO,

primo ministro (il duca di Lerma sotto Filippo III e il conte-duca d’Olivares sotto

Filippo IIII. La politica internazionale di Filippo III e fu

del duca di Lerma

caratterizzata da una linea pacifista: la pace con l’Inghilterra (1603) e la tregua dei 12

anni con le province unite (1609) furono i due atti più importanti.

IL REGNO DI FILIPPO IV

Si apri una nuova congiuntura politica con (1621-65) con l’ascesa al potere

Filippo VI

del conte duca (1621-43) che si rese conto della crisi di fiducia e di consenso

d’Olivares

che il suo paese e le province imperiali attraversavano. Un nuovo imperialismo

internazionale, un maggior coinvolgimento delle province nella vita economica, politica

e militare della Spagna.

3 fasi della politica estera:

I) Dalla scadenza della tregua d’Olanda (=fine della pax hispanica dell’età di Filippo

II). Tra il 1621 e il 1627 Olivares costruisce un sistema di alleanze in funzione

antiolandese, ottenendo un importante successo militare a Breda contro le province

unite e a conquistare l’area strategica della Valtellina in funzione antifrancese.

II) Tra il 1627 e il 1635 Olivares avrebbe potuto non continuare con le avventure militari

e rivolgersi ai problemi gravissimi interni all’impero. Nel mentre la fRncia era

occupata dalla questione degli Ugonotti e le truppe alleate dell’impero germanico

stavano ottenendo molti successi. A trascinare la Spagna in una nuova avventura

militare fu la questione della successione del Monferrato. Nel 1627 moriva il duca di

Aveva maggiori titoli alla successione

Mantova Vincenzo II. il candidato francese

ma Mantova sotto il controllo francese era un pericolo

Carlo I di Gonzaga-Nevers,

per l’intera Italia spagnola. nel 1628

Il governatore di Milano Gonzalo de Cordoba

penetrò con le sue truppe nel Monferrato e Olivares inviò altre forze. La guerra di

Mantova (1628-31) fu un grave errore: il Nevers non fu cacciato da Mantova; i

francesi che avevano risolto la questione degli Ugonotti passarono le Alpi per portare

i rinforzi. La guerra di Mantova preparò il conflitto franco-spagnolo scoppiato poi nel

1635. Durante questi anni Olivares mise a punto un progetto che prevedeva il più

ditetto coinvolgimento militare dei domini spagnoli a cui egli mirava. Questo

incontrò forti opposizioni sia da parte dell’aristocrazia castillana sia nelle province

chiamate a collaborare in misura più massiccia alle esigenze della corona spagnola, e

fu una delle cause della rivolta catalana

III)Guera franco-spagnola (1635-48) che conclude la guerra dei 30anni. In questo

periodo la monarchia spagnola fu impegnata sia sui fronti militari internazionali, sia

sul fronte interno.

LE RIVOLTE DEGLI ANNI 40

Nel 1640 scoppiarono nel sistema imperiale spagnolo 2 crisi gravissime: la rivolta in

Cataluna e la secessione del Portogallo. In cataluna sia per gli abusi compiuti dalle

truppe spagnole presenti al confine con la Francia che per l’inasprimento della pressione

fiscale esplosero violenti tumulti e nel 1641 la Catalogna si gettò tra le braccia della

Francia. Dopo la Catalogna anche il Portogallo dichiarò la sua indipendenza. Nel 1643

dopo la decisiva sconfitta inferta dai francesi all’esercito spagnolo, Olivares fu deposto

dal suo incarico. Nel 1647 scoppiarono 2 rivolte: in Sicilia e nel Regno di Napoli.

Entrambe avevano dovuto accollarsi il peso finanziario e militare degli impegni della

corona spagnola nel decennio precedente. Ma la rivolta che interessò Napoli e le

province del regno meridionale dal luglio del 1647 all’aprile del 1648 non ebbe solo

motivi fiscali. Bisogna distinguerne 3 fasi: la prima dominata dal capopopolo

ma la testa pensante del moto fu un avvocato, giugno Essi

Masaniello Genuino.

sostenevano la lotta politica dei ceti popolari contro la nobiltà rappresentata da 5 dei 6

eletti che governavano la capitale. La rivendicazione di questa prima fase fu la richiesta

della parità del peso politico nell’amministrazione del comune di Napoli tra nobiltà e

popolo. Dopo l’uccisione di Masaniello e l’esilio di Genuino la rivolta si trasferì nelle

province delle campagne del mezzogiorno dove assunse una grande impronta

antifeudale (questa è la seconda fase). Infine la terza fase: i leader popolari

proclamarono la sotto la protezione del re di Francia ma

real repubblica napoletana

l’esperienza fallì. che si proclamò doge della

Enrico di Lorena, duca di Guisa

repubblica non ebbe il sostegno della Francia. Il leader della real repubblica si resero

conto di non godere del consenso del ceto civile e aprirono trattative con il potere

spagnolo. Il baronaggio feudale, che nella prima fase del morto era fuggita dai feudi

riprese il possesso delle terre. Nell’aprile del 1648 ci fu un ritorno trionfale degli

spagnoli a Napoli. Alla fine degli anni 40 la Spagna era in condizioni migliori rispetto ai

primi anni 40. Il Portogallo era definitivamente perso ma c’erano la riconquista di

Napoli e il contenimento del rischio di rivolte in altre regioni come l’Andalusia. Anche

la crisi catalana fu risolta positivamente dalla Spagna in quanto i francesi si tirarono

indietro e le carestie e le malattie fecero il resto.

Il consolidamento dello stato moderno in Francia

Il regno di Enrico IV

Dopo aveva ristabilito in Francia la pace religiosa.

l’editto di Nantes (1598) Enrico IV

Egli seppe anche capire che non si poteva governare senza alleanze sociali, senza un

equilibrio tra dominio e consenso. Così promosse una politica di consolidamento dello

stato basata sulla formazione e lo sviluppo di un ceto di funzionari pubblici la cui

origine e fortune economiche e politiche furono in larga parte legate allo stato. La

vendita degli uffici pubblici consentì allo stato di rispondere alle aumentate esigenze

finanziarie della monarchia e di attirare verso l’apparato statale gruppi sociali di origine

non nobile. Veniva costruendosi un solido legame tra il re e la sua burocrazia. Su

questo ceto, i cui esponenti più importanti divennero, grazie non al sangue ma al

servizio prestato nella burocrazia, i titolati della nuova nobiltà di toga, distinta dalla

nobiltà di spada, i sovrani francesi fecero leva per neutralizzare le spinte eversive

dell’aristocrazia e dell’antica nobiltà. Per quanto riguarda l’economia Enrico IV grazie

anche al suo primo ministro, il duca di Sully, cercò di ricostruire le basi produttive del

paese attraverso lo sviluppo dell’agricoltura e le manifatture tessili. In politica estera

Enrico IV promosse alleanze in funzione antiasburgica: con gli olandesi, con i Savoia

(Carlo Emanuele I), con Venezia.

Certo il suo regno non eliminò, anzi accentuò tensioni e conflitti interno alla società

francese: quello religioso ra cattolici e Ugonotti che l’editto di Nantes aveva solo

parzialmente attenuato; tra la nobiltà di spada e di toga; il conflitto tra i parlamenti (le

più importanti istituzioni giudiziarie del paese) e il corpo di funzionari creati dal

sovrano.

La reggenza di Maria de Medici e il governo di Richelieu

Nel da un fanatico estremista della lega cattolica;

1610 Enrico IV fu assassinato

lasciava un figlio ancora piccolo (il futuro Luigi XIII). La reggenza fu rimessa alla

che L’assemblea

vedova del re Maria de Medici, nel 1614 convocò gli stati generali.

dei tre stati (clero, nobiltà e terzo stato) fu la cassa di risonanza di tutte le lacerazioni del

regno, ma non riuscì a imporre nessuna riforma proposta all’approvazione del re. Fu

l’ultima convocazione degli stati generali prima della rivoluzione francese. Il decennio

1614-24 fu per la Francia un periodo critico. Nel vuoto di potere statale l’aristocrazia si

riprese ed esplosero conflitti di natura religiosa e politica. Nel 1624 divenne primo

Nel suo governo possiamo individuare

ministro di Luigi XIII il cardinale Richelieu.

due periodi: dal 1624 al 1628 e dal 1628 al 1642. Nei primi anni del suo governo dovette

occuparsi della questione ugonotta e nel 1628 l’esercito ugonotto fu sconfitto a La

La seconda fase del suo governo fu caratterizzata dal rilievo della politica

Rochelle.

internazionale. Nel duello franco spagnolo la Francia di Richelieu dimostrò una decisa

superiorità. Nel disegno di Richelieu vi era il ridimensionamento del sistema imperiale

spagnolo, e a tal fine egli si alleò con i sovrani di alcuni stati regionali italiani, infiltrò

spie e provocatori nei domini spagnoli d’Italia al fine di provocare congiure, conflitti

sociali, rivolte contro la corona di Spagna e inoltre intervenne in Cataluna a fianco dei

ribelli.

Negli anni 30 molte regioni francesi furono investite da rivolte contadine che avevano

tra i loro bersagli oltre alla nobiltà, le nuove funzioni dello stato moderno: fisco, spese

militari, alloggiamenti delle truppe.

Questi moti non indebolirono ma rafforzarono lo sttao che riuscì a sconfiggere le rivolte.

Mazarino e la fronda

Il non ne mutò le linee fondamentali di

successore di Richelieu, Giulio Mazarino

governo. Nel e ci fu così la reggenza della

1643 moriva Luigi XIII regina madre

dell’infante Luigi XIV, Anna d’Austria.

Nei primi anni del governo di Mazarino ci furono successi decisivi sul fronte

internazionale e nella guerra contro la Spagna ma anche momenti di crisi nell’ordine

politico interno. A causa dell’aumentato fabbisogno finanziario Mazarino da un lato

aveva esteso il ricorso alla venalità degli uffici, creando nuovi incarichi vendibili.

Dall’altro tassava sino a un terzo il salario annuale dei funzionari pubblici. Così la

nobiltà di toga si oppose al governo in quanto non condivideva la continuazione della

guerra e il conseguente aumento delle spese militari e cercava di contrastare la

formazione di un forte apparato centrale. Anche gli stessi funzionari e gli esercenti degli

uffici venali si opposero a Mazarino. A interpretare l’opposizione furono i parlamenti; il

parlamento di Parigi formulò nel 1648 un progetto di distribuzione dei carichi fiscali, di

controllo della spesa pubblica e di soppressione degli intendenti. Mazarino fece allora

arrestare alcuni parlamentari e fu il detonatore di una rivolta che si estese da Parigi, alle

Se nel

province, agli altri parlamenti. Il movimento fu chiamato fronda parlamentare.

parlamento di Bordeaux emersero persino spinte radicali in senso repubblicano, negli

altri parlamenti provinciali furono affermati il primato e le prerogative del ceto togato

nel governo dello stato. Si ebbe anche una partecipazione popolare al movimento di

rivolta. Il parlamento di Parigi, comprendendo che proprio sul fronte antifiscale era

possibile una saldatura tra borghesia e popolo annunciò provvedimenti di riduzione delle

imposte. Ma la rivolta non aveva spinte omogenee e la radicalizzazione della sommossa

plebea non poteva essere sostenuta dai parlamentari parigini. Così nel 1649 il

parlamento di Parigi raggiunse un accordo con la monarchia. Un’ altra fonte di conflitto

era rappresentata dalla nobiltà di sangue e dal partito del suo leader, il principe di

Questa nobiltà non voleva accettare il progetto centralizzatore

Condè Luigi di Borbone.

di Mazarino e si unì in un unico fronte con il popolo, con alcuni parlamentari radicali

come quelli di Bordeaux e con l più antica aristocrazia francese. Il 1651 Mazarino andò

in esilio. Si determinò la più grande paura di un vuoto politico. Ciò gli consentì di

raccogliere forze militari comandate dal e di riunificare sotto la

generale Turenne

monarchia quei ceti che grazie al consolidamento monarchico avevano potuto accrescere

le loro fortune. Nella battaglia di Parigi (1652) Turenne vinse il ribelle Condè. Mazarino

e Luigi XIV ritornavano a Parigi. La vittoria di Mazarino fu la vittoria

dell’amministrazione e dei suoi organismi esecutivi sulle resistenze degli stati (=ordini

sociali).

Le contraddizioni dell’impero germanico

Costituzione politica della Germania: il vertice era l’imperatore me era molto debole in

quanto delimitavano e condizionavano l’autorità sia la dipendenza dei sette principi

elettori sia la forza della dieta imperiale, sia l’assenza di organismi politico

amministrativi unificati. Il fondamento del sistema di potere negli stati germanici era

costituito dal rapporto tra i principi e i ceti territoriali rappresentati nelle diete. Questi

ceti erano indispensabili al principe nell’amministrazione della giustizia, delle finanze e

di altri affari di stato. Dopo la riforma la maggioranza dei principi elettori era cattolica: i

tre vescovadi di Colonia, Magonza e Treviri e il re di Bohemia. I principi elettori di

Palatinato, Sassonia e Brandeburgo erano invece protestanti. Rodolfo II d’Asburgo,

tendeva a spostare gli equilibri a favore degli interessi

successo a Massimiliano II,

cattolici provocando una radicalizzazione delle divisioni politiche. Si formarono

un’unione a cui si contrappose una

evangelica con a capo l’elettore del Palatinato

lega Il conflitto esplose in occasione della

cattiolica con a capo il duca di Baviera.

questione della successione al trono di Bohemia. In questa regione era stato dichiarato il

cattolicesimo religione di stato in base al principio del cuius regio eius religio ma vigeva

comunque una relativa tolleranza verso luterani e calvinisti. La dieta Boema dopo aver

costretto Rodolfo II ad abdicare designò re di Boemia suo fratello che gli

Mattia

successe come imperatore. La dieta era intimorita dall’erede imperiale Ferdinando di

rigido cattolico di formazione gesuitica: la sua successione avrebbe significato

Stiria,

l’imposizione dell’assolutismo della controriforma su tutto l’impero. Al momento di

scegliere il successore nel 1617 la lega cattolica riuscì a fare eleggere Ferdinando di

Stiria. La dieta boema costituì nel 1618 un governo d’emergenza. Nello stesso anno i 2

governatori cattolici venivano gettati dalla finestra del castello praghese di Rodolfo II.

La defenestrazione di Praga dava inizio alla guerra dei 30 anni.

La guerra dei 30anni 1618-48

Caratteristiche:

Si scontrarono 2 civiltà, due modelli di cultura oltre che due credo religiosi:

• protestante e cattolico. Da un lato la Boemia e gli stati germanici dell’unione

evangelica, dall’altro gli stati germanici della lega cattolica, gli Asburgo d’Austria e

le forze imperiali.

L’internazionalizzazione del conflitto. A causa del carattere di guerra quasi religiosa,

• dei condizionamenti delle alleanze tra gli stati e per la finalità politica che era quella

della lotta per l’egemonia sul continente. La guerra dei 30anni rappresenta forse uno

dei primi modelli di guerra che, partita da un conflitto su scala locale, produsse un

mutamento degli equilibri politici sul continente europeo.

L’emergenza di nuovi protagonisti sulla nova scena politica europea: Danimarca e

• Svezia

Il conflitto fu una guerra di massa, forse la prima della storia moderna: 100 milioni di

• europei furono coinvolti nello scontro e i costi dlela guerra furono elevatissimi.

Si può dividere la guerar in 4 fasi:

1) Dopo la defenestrazione di Praga, in Boema fu

Fase boemo-palatina (1618-25).

nominato un governo provvisorio. richiese l’intervento

L’arciduca Ferdinando

armato delle forze imperiali. Così nel 1618 il primo esercito imperiale entrava in

Boemia. A fianco della Boemia si schieravano principe elettore del

Federico V,

Palatinato e capo dell’Unione evangelica e il duca di Savoia. Per reazione scendeva

in campo anche la lega cattolica. Morto l’imperatore Mattia, anche in Ungheria

esplodeva la rivolta. Nel 1619 Boemia, Lusazia, Slesia e Moravia eleggevano come

nuovo sovrano Federico V. contemporaneamente Ferdinando di Stiria veniva eletto

L’esercito dell’unione evangelica fu

imperatore con il nome di Ferdinando II.

sconfitto da quello dell’imperatore Ferdinando II nella battaglia della montagna

bianca (1620). A Federico V furono sequestrati i beni e fu esiliato. Molte furono le

condanne a morte e i beni dei nobili protestanti furono trasferiti a nobili cattolici. Nel

1622 l’impero riconquistò il Palatinato. Secondo fronte: nel 1621 si riapriva il fronte

di guerra tra la Spagna e le province unite. La Spagna riuscì in questi anni a mettere a

segno una serie di vittorie contro l’esercito olandese. Terzo fronte: in Italia nel 1625

la Spagna intervenne a fianco dei cattolici della Valtellina contro i seguaci della

riforma

2) L’espansionismo cattolico asburgico lambiva le potenze del

Fase danese: 1625-29.

nordeuropa, in particolare la Danimarca, dove regnava che nutriva il

Cristiano IV,

sogno di conseguire l’egemonia sulla penisola scandinava e il dominio del baltico: un

sogno che doveva di li a poco scontrarsi con l’analogo progetto della Svezia. Forte

dell’appoggio di Olanda, Inghilterra e della Francia di Richelieu, Cristiano scese in

guerra a fianco dei protestanti contro l’impero. affidò il comando

Ferdinando II

che sconfisse le truppe protestanti, invase la

delle truppe imperiali a Wallenstein

Danimarca, la costrinse a una pace umiliante e la escluse dal gioco del conflitto. Con

Cristiano IV rinunciò a ogni ingerenza nell’impero

la pace di Lubecca (1629),

l’imperatore a sua volta emanò l’editto di restituzione: dovevano essere consegnate

alla chiesa cattolica tutti i beni confiscati dopo il 1552.

3) 1592: il ereditò anche la

Fase svedese (1630-35). re di Polonia, Sigismondo Vasa

corona di Svezia. 1599: la dieta svedese depose Sigismondo. Gli successe Carlo IX

le cui mire espansionistiche verso la Polonia e verso la Danimarca non ebbero

successo ma costituirono le linee direttrici per l’affermazione della Svezia sul piano

interno e su quello internazionale, che fu l’opera Il

del successore Gustavo Adolfo.

pericolo asburgico incontrava nel Baltico la potenza svedese. Gustavo Adolfo, dopo

essersi alleato con Richelieu, si spinse in Germania, occupò Monaco, centro della

lega cattolica, e a Lutzen (1632) sconfisse l’esercito imperiale. Gustavo Adolfo morì

lì e le truppe svedesi ne furono disorientate. Nel 1634 a Nordlingen gli svedesi

furono sconfitti dalle truppe imperiali. I principi protestanti li abbandonarono e

firmarono nel Gli stati germanici erano nuovamente sotto

1635 la pace di Praga.

l’egemonia asburgica. La Svezia ricondotta sotto la sua sfera d’influenza, il sistema

di alleanza cattolico pareva avere il sopravvento sul sistema alternativo

4) La Francia entrava direttamente in guerra. Da una parte

La fase francese (1635-48).

Francia, Svezia e Olanda contro Spagna e impero. Al trono imperiale era succeduto

La Francia era sotto Richelieu, la Spagna con il conte

Ferdinando III (1637-57).

duca d’Olivares ed era impegnata su più fronti tra il 1639 e il 1641: nella Manica gli

olandesi ne sconfiggevano la flotta; nel 1641 la forza congiunta franco-catalana

costringeva alla ritirata l’esercito spagnola. Altra vittoria i francesi conseguivano a

Casale Monferrato. Inoltre a Rocroi (1643), il principe di Condè, comandante delle

truppe francesi ottenne una vittoria sugli spagnoli. Insieme agli svedesi i francesi

penetrarono in Sassonia, Boemia, Palatinato, Alsazia e Baviera. Nel 1644 dopo i

successi francesi, svedesi e olandesi iniziarono le trattative di pace. gli

Nel 1648

spagnoli firmarono la riconoscendo la sua

pace separata con l’Olanda

indipendenza. che pose termine alla guerra dei 30anni fu siglata

La pace di Vestfalia

dall’impero, dalla Francia e dalla Svezia. La Spagna non firmò il trattato e

nel 1648

la guerra con la Francia continuò. La prima questione fu la pacificazione religiosa.

Da un lato si confermò il principio del cuius regio eius religio ma si apportarono

adesso integrazioni: i principi potevano scegliere la religione del loro stato; i sudditi

erano tenuti a seguire quella che era stata la religione di famiglia da almeno 25 anni;

chi non voleva seguire questa norma doveva lasciare il paese conservando comunque

il suo patrimonio.

Piano politico territoriale: la Francia estendeva i suoi confini sino al Reno e

incorporava i tre vescovadi di Metz, Toull e Verdun e anche l’Alsazia senza

Strasburgo. In Italia i Francesi controllavano Pinerolo e Casale Monferrato. Inoltre

alla Francia era riconosciuto il ruolo di arbitro del trattato e di garante della sue

clausole. La Svezia guadagnava in territori germanico Brema e Verdun entrando a far

parte di diritto della dieta imperiale. Estendeva la sua influenza nella Pomerania

occidentale e le era riconosciuto il primato nel Baltico e nel mare del nord. In

Germania la ratifica e il rafforzamento dei poteri dei principi territoriali restrinsero le

prerogative imperiali e svuotarono la dieta. Vestfalia riconobbe la sovranità dei circa

350 domini che componeva il sacro romano impero. All’imperatore elettivo e alla sua

dieta erano riconosciuti solo poteri di arbitrato e di coordinamento. 3 stati germanici

emergevano più potenti alla fine della guerra: il Brandeburgo, la Sassonia e la

Baviera. Infine il trattato di Vestfalia riconosceva solennemente l’indipendenza

dell’Olanda.

Verso un’Europa multipolare: il nuovo quadro internazionale dopo le paci di

Vestfalia, Pirenei e Oliva

La guerra tra Francia e Spagna continuò sino al 1659. Nel mentre, nel 1652 la Spagna

restaurò il suo potere in Cataluna. La rivolta in Portogallo ebbe invece successo. Le sorti

della guerra franco spagnola mutarono dopo la battaglia delle dune grazie anche

all’alleanza tra Francia e Inghilterra. Con la pace dei Pirenei (1659) la Spagna cedeva

all’Inghilterra Dukerque e la Giamaica; alla Francia parte delle Fiandre e dell’Artois, e

nei Pirenei le Cerdania e il Russiglione, mentre il matrimonio di Luigi XIV con Maria

Teresa, figlia di Filippo IV stabilì altri legami. La guerra proseguì nel baltico tra il

sovrano svedese Carlo X e la Danimarca, alleata con l’elettore di Brandeburgo-Prussia.

Nel 1660 la pace di Oliva cincludeva il conflitto a spese della Polonia. Parte dei suoi

territori venne spartita tra Svezia, Brandeburgo e Russia. Le 3 paci furono il segno

dell’indiscussa egemonia francese in Europa. Nell’Europa centrale in netta ascesa la

potenza di Brandeburgo-Prussia, Inghilterra e Olanda sono il motore più veloce

dell’economia europea. A nord la Svezia, a nordest la Russia.

Il centro della civiltà europea: Inghilterra e Olanda nel 600

Eli riassume, occhio

Alla fine del regno di Elisabetta, lo stato inglese presentava alcune carenze. Sul piano

finanziario la corona poteva contare su un’autonomia abbastanza scarsa. Inoltre era

assente una burocrazia di governo locale. Dal punto di vista del controllo religioso

Elisabetta lasciava una chiesa ufficiale priva di solide basi dottrinarie, sostanzialmente

apatica: di qui la diffusione di sette estremistiche protestanti (puritani) e cattoliche.

Carenze e debolezze sono tali solo in rifermino un modello di stato moderno

caratterizzato dalla tendenza alla concentrazione del potere pubblico, dallo sviluppo

della burocrazia e dell’esercito professionale permanente, dalla conquista della capacità

impositiva dello stato e da una sempre maggiore invadenza del potere pubblico sulla

società. La forza dello stato inglese risiedeva invece sull’equilibrio tra il re e il

parlamento e nella sua capacità di favorire anziché ostacolare mutamenti e

trasformazioni sociali: quando verranno meno questi 2 requisiti, quando monarchia e

apparato di governo forzeranno con la reazione quell’equilibrio e quei mutamenti sociali

scoppierà la rivoluzione. Il più importante mutamento sociale sotto Elisabetta fu la

trasformazione dell’aristocrazia: poche famiglie della più antica feudalità sopravvissero

nel periodo Tudor; le funzioni del ceto aristocratico furono modificate e si identificarono

nella ricchezza fondiaria, nel rapporto con la corte, nel ruolo di classe dirigente. Nella

vita politica inglese la camera dei comuni (in cui era rappresentata la Gentry, media e

piccola nobiltà) assunse un peso sempre maggiore rispetto alla camera dei Lord, quella

della grande aristocrazia. Con la vendita delle terre promosse da Elisabetta la Gentry era

cresciuta di numero e di forza. La società inglese nell’età di Elisabetta e dei rimi Stuart

può essere rappresentata come un sistema a sei gradini e due piani. Al più basso livello

si trovano i lavoratori dei campi, i braccianti, gli operai. Al secondo gradino i detentori

di una terra di pertinenza signorile e i liberi detentori di una piccola proprietà fondiaria.

Al terzo gradino la borghesi. Il secondo piano della piramide sociale comprende: al

quarto gradino pubblici funzionari, avvocati ecclesiastici. Al quinto le elites della gentry,

infine i pari e l’aristocrazia di rango più elevato. A Elisabetta successe Giacomo I

Si realizzò così l’unione di

Stuart (1603-25), figlio di Maria Stuart e re di Scozia.

Inghilterra e Scozia. Il suo regno fu un’età di forti contrasti che investirono tutti gli

ambiti della politica.

Per quanto riguarda la religione al modello della chiesa anglicana, sostenuto da re

Giacomo si opponeva il modello del puritanesimo diffuso nella società inglese,

soprattutto tra le classi abbienti, il quale si ispirava a un modello di società fondata sul

primato dell’individuo, della sua religiosità, delle sue autonome scelte. Era un

movimento insieme religioso e politico.

Per quanto riguarda l’economia questa era in espansione ma la gestione statale dello

sviluppo economico era carente. L’imposizione fiscale sulla rendita fondiaria, che

avrebbe potuto produrre un gettito elevato per la massiccia vendita di terre ai privati

durante l’età elisabettiana, è un terreno dis contro tra il re e il parlamento.

Nel 1603 Filippo III re di Spagna aveva firmato la pace con l’Inghilterra. In Inghilterra

molti mercanti, navigatori ed esploratori sognavano l’espansione commerciale e

coloniale britannica e l’attacco al cuore del grande impero spagnolo. Quindi

l’avvicinamento tra Filippo III e Giacomo I era anch’esso fonte di contrasti e

lacerazioni. Il conflitto tra il parlamento e la corte era alimentato dalla corruzione e dal

clientelismo dell’apparato di governo il cui centro era costituito dal favorito di Giacomo,

Villiers duca di Backingam.

La reazione di Carlo I

La successione al trono di si verificò nel pieno della guerra

Carlo I Stuart (1624-49)

dei 30anni. In occasione dell’invio di rinforzi militari agli ugonotti francesi, esplose il

conflitto tra il re e il parlamento. Il terreno dello scontro fu quello fiscale. I parlamentari

decisero di approvare la richiesta regia di denaro per far fronte alla guerra solo dopo

aver ottenuto dal sovrano un importante riconoscimento della limitazione del potere

assoluto. La petition of right (1628) prevedeva il consenso del parlamento per tutte le

forme di imposizione fiscale straordinarie, l’attribuzione solo ai tribunali ordinari

dell’emissione dei mandati di cattura.

Scattò la reazione di re Carlo. In primo luogo la reazione politica: nel 1629 egli sciolse il

parlamento e diede vita a un governo personale fondato da lui stesso, dal Privy council e

dalla star Chamber (camera stellata), che aveva la giurisdizione sui reati di lesa maestà e

che divenne un vero tribunale politico per l’eliminazione degli oppositori. Il controllo

del potere fu affidato al conte di Strafford.

In secondo luogo la reazione religiosa: fu nominato arcivescovo di Canterbury William

fu ripristinato il prestigio dei vescovi; il ruolo dei preti; andò riformandosi la

Laud,

proprietà ecclesiastica. Le repressioni e le persecuzioni dei puritani compiuta da Laud,

arcivescovo di Canterbury, costrinsero all’emigrazione molti oppositori religiosi, che

andarono a formare le prime comunità inglesi nordamericane nel Massachusetts.

Infine la reazione economica e sociale fu la concessione di nuovi monopoli, la vendita di

titoli nobiliari, l’incentivo offerto dalla corona a un ulteriore irrigidimento corporativo,

la sollecitazione di un rapporto preferenziale tra sovrano e alta aristocrazia. Ma una

riforma in senso assolutistico incontrava in Inghilterra ostacoli insormontabili

nell’assenza di: un esercito permanente e una burocrazia affidabile; l’unità religiosa;

credito finanziario a lungo termine e fonti indipendenti di denaro.

I detonatori della rivoluzione

Furono la guerra e la crisi e finanziaria. La Scozia era calvinista e si oppose subito

all’imposizione del sistema di culto e dell’organizzazione ecclesiastica inglese

episcopalista. Il blocco che si coalizzò contro l’Inghilterra aveva il suo punto di forza nei

nobili privati della loro proprietà a favore degli ecclesiastici. Gli scozzesi respinsero

l’imposizione inglese e dichiararono guerra a re Carlo. Nello stesso tempo il sovrano

inglese aveva perso il controllo delle forze armate e l’appoggio dell’elite finanziaria

londinese. Poteva ricorrere al parlamento ma facendo marcia indietro rispetto al regime

instaurato negli anni 30. Il rapporto con il parlamento era conflittuale. Fu convocato nel

1640 e di fronte alla richiesta del re di stanziamenti finanziari richiese a sua volta

l’abolizione della (la tassa sulle navi)e la conferma della

shipmoney petition of right.

Carlo I lo sciolse dopo pochi giorni (fu il corto parlamento). Fu convocato un nuovo

parlamento (detto lungo parlamento perché si protrasse sino al 1653). Tra corto e lungo

parlamento l’esercito inglese era stato sconfitto ripetutamente dalla truppe scozzesi che

dettarono le condizioni della tregua. Strafford (primo ministro) fu accusato di tradimento

e giustiziato nel 1641 e altri ministri furono allontanati dalla vita pubblica. Un’altra crisi

era quella irlandese. alcune contee dell’Ulster, paesi

Sotto Edoardo VI ed Elisabetta,

di solida tradizione cattolica, avevano visto lo sviluppo della religione protestante. Da

qui l’emergere di conflitti religiosi tra cattolici e calvinisti. Grande impressione suscitò

in Inghilterra il massacro di protestanti a opera di cattolici avvenuto nell’Ulster. La

propaganda puritana si mobilitò e passò in parlamento nel 1641 una mozione detta la

grande rimostranza. Essa considerava nemici dell’ordine sociale e politico inglese gli

appartenenti alle sette religiose cattoliche, i vescovi e il clero corrotto. Nel 1641

l’Irlanda era in rivolta. Così il parlamento rivendicò i pieni poteri militari e il comando

della repressione. Carlo reagì e tentò di arrestare i capi dell’opposizione parlamentare.

Non ci riuscì e lasciò la capitale e iniziò la guerra civile.

La prima rivoluzione in Inghilterra (1642-60)

Si possono distinguere 4 fasi:

1. Nel 1642 dopo la fuga del re da Londra c’erano nella

Guerra civile (1642-49).

società inglese due schieramenti al cui interno non erano presenti classi sociali

omogenee. Nel partito del re militavano l’aristocrazia, la chiesa anglicana, i grandi

proprietari nobiliari. Nello schieramento di opposizione parlamentare militavano gli

professionisti, mercanti, artigiani e i ceti che popolavano le

esquires della gentry,

aree limitrofe di Londra. Nel 1642 la cavalleria fedele a re Carlo composta

prevalentemente da aristocratici si scontrava con l’esercito del parlamento detti teste

rotonde. L’esercito degli oppositori del re cominciarono a conseguire alcune vittorie

grazie al sostegno finanziario della city (elite finanziaria londinese), l’alleanza con la

Scozia, l’esperienza e la disciplina militare grazie soprattutto a un capomilitare

calvinista ed esponente della gentry di provincia, Fu la

Oliver Cromwell. new

l’esercito ideato e realizzato da Cromwell a sconfiggere i realisti nel

model army,

1645 a Naseby e Lang Port. La nuova armata era altamente specializzata e qualificata

e dimostrava una ferera disciplina militare. Vinta la resistenza del re Carlo, che nel

1646 si arrese pure agli scozzesi e fu consegnato al parlamento di Londra, la fase più

cruenta della guerra civile si concludeva. Emergevano ora divisioni e conflitti interni

allo schieramento che aveva combattuto il re, Conflitti religiosi e ideologico-politico.

Erano riconoscibili 3 forze politiche rappresentate alla camera dei comuni: la

maggioranza era costituita dai (conservatori, fautori di una chiesa

presbiteriani

calvinista, fondata su un sistema di consigli ovvero presbiteri). Ad essi si opponevano

gli il gruppo egemonico della new model army (si opponevano a

indipendenti,

qualsiasi chiesa di stato e credevano nella tolleranza per tutti i credo religiosi; erano

fermi sostenitori del libero mercato, dell’iniziativa privata, della proprietà). Alla loro

sinistra i (livellatori, espressione politica delle sette religiose che

levellers

predicavano l’assoluta libertà religiosa, la democratizzazione della società, nei casi

estremi l’abolizione della proprietà privata e il comunismo dei beni). Il ruolo di

centro tra le diverse forze fu assunto da un giurista che

Cromwell e Henry Ireton,

guidò la battaglia ideologico-politica contro i levellers. Il radicalismo dei livellatori si

era diffuso tra la new model army. I presbiteriani che cercavano di accordarsi con il

re per il ripristino del autorità monarchica chiedevano lo scioglimento della nuova

armata. Cromwell e Ireton de un lato sostennero la new model army, dall’altro

cercarono di bloccare i levellers che vedevano la rappresentanza politica in modo

differente rispetto agli indipendenti. I levellers si battevano per il suffragio universale

per una costituzione repubblicana che garantisse l’uguaglianza dei cittadini. Gli

indipendenti collegavano la rappresentanza alla proprietà. La preoccupazione

maggiore degli indipendenti era il rischio dell’anarchia sociale e politica, un rischio

reale: i presbiteriani controllavano il parlamento, Carlo I era fuggito in Scozia nel

1648; l’esercito era in fermento e non riusciva a contrastare le spinte radicali che lo

agitavano, soprattutto quelle degli zappatori che occupavano terre, tentando

esperimenti di comunione dei beni. Si profilava un pluralismo di poteri e

l’affermazione di forze centrifughe che avrebbero potuto vanificare tutte le conquiste

del movimento rivoluzionario: i cardini dello stato inglese, l’assolutismo, la chiesa

episcopale, erano stati distrutti; il vescovo Laud condannato a morte; aboliti tutti i

tribunali del re. Cromwell esclude (bisogna dire epurò) dal parlamento tutti i

presbiteriani lasciandovi solo i suoi fedelissimi. Quindi andò all’attacco dell’esercito

di Carlo, appoggiato dagli scozzesi, e lo sconfisse a Preston. Il re fu processato e

condannato per alto tradimento. Il 30 gennaio 1649 Carlo I venne giustiziato: con la

sua testa cadeva anche il principio del diritto divino dei sovrani

2. Dalla proclamazione del commonwealth al protettorato di Cromwell (1649-53).

Cromwell e il parlamento dichiararono decaduta la monarchia. Crearono un consiglio

di stato che sostituiva il consiglio privato e abolirono la camera dei lord. Nel 1649 fu

proclamata la repubblica unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda (commonwealth).

Permanevano le divisioni interne ai rappresentanti della repubblica sulle questioni del

suffragio. Non erano nemmeno svaniti i rischi di un ritorno del re: il figlio di Carlo I

dai paesi bassi aveva assunto il titolo di ed era stato riconosciuto da Scozia e

Carlo II

Irlanda. Cromwell perseguì una precisa strategia: salvaguardia del diritto di proprietà,

libertà religiosa e indipendenza della chiesa dallo stato, stabilità sociale ed

eliminazione di tutte le posizione estremiste. In politica estera si perseguiva

l’unificazione del paese attraverso la soluzione militare del problema irlandese e

scozzese. I costi di questa strategia furono alti: i capi dei livellatori furono arrestati,

gli ammutinamenti dell’esercito furono repressi. Per la riconquista della Scozia e

dell’Irlanda furono adottate due linee diverse: alla prima furono garantite condizioni

di maggiore tolleranza mentre con la seconda Cromwell ebbe la mano pesante. Lo

strumento più importante per la politica espansionistica inglese fu l’”atto di

tendente a riservare all’Inghilterra il monopolio del commercio

navigazione” (1651)

nordamericano. Era un atto di guerra contro l’Olanda e le sue navi, che gestivano gli

scambi fra Inghilterra e America del nord. Le guerre navali olandesi furono 3, tra il

1652 e il 1674. Cromwell riuscì anche a strappare alla Spagna la Jamaica. Nel 1653

Cromwell scioglieva il lungo parlamento e insediava una nuova assemblea, eletta dai

capi dell’esercito che durò solo pochi mesi. Una carta costituzionale lo nominò Lord

protettore del commonwealth

3. Cromwell sceglieva i nuovi membri del consiglio di

Dittatura militare (1653-58).

stato tra gli ufficiali dell’esercito. Iniziava una vera dittatura militare. Il territorio

diviso in 11 province era sottoposto a governatori militari. L’esercito era ora

costituito da militari di carriera fedelissimi a Cromwell. Intorno a esso si costituiva

un blocco d’ordine, tendente a non spingere oltre le conquiste della rivoluzione e a

consolidare gli interessi della gentry e dei piccoli proprietari terrieri. E in questo

blocco d’ordine cominciarono a rientrare anche ecclesiastici e aristocratici. A

dialettica politica si svolgeva ora tra i moderati dell’esercito che difendevano la carta

costituzionale del 53 e i realisti che si battevano per un ritorno alla monarchia. La

politica economica suscitava tensioni: erano state nuove imposizioni fiscali ed era

stata istituita l’imposta fondiaria. Anche la politica estera antispagnola non

incontrava il favore del ceto mercantile, in parte interessato ai rapporti commerciali

con gli Asburgo. Alla sua morte nel 1658 Cromwell lasciava l’Inghilterra in una

condizione di contrasti.

4. Il figlio di

Dalla morte di Cromwell alla restaurazione di Carlo II (1658-60).

Cromwell, subentrato nella carica di lord protettore, non garantiva più la

Richard,

sicurezza dei ceti abbienti. Nelle file dell’esercito riprendeva il diffondersi del

movimento radicale. Era necessaria la rstaurazione di un ordine politico più solido.

Nel 1660, un esercito al comando di Geoge Monk marciava su Londra e restituiva i

poteri al parlamento. Aveva un largo sostegno sociale. Carlo II rientrava così in

Inghilterra, la monarchia era restaurata, insieme alla camera dei lord e la chiesa

anglicana.

La restaurazione degli Stuart da Carlo II a Giacomo II

L’istituzione monarchica, il rapporto tra la chiesa anglicana e lo stato, durante il regno di

erano restaurati ma dovevano fare i conti con il ruolo

Carlo II Stuart (1660-85)

esercitato dalla camera dei comuni. Fu grazie ad essa che dopo il 1660 non si ebbe una

pura e semplice restaurazione dell’assolutismo Un altro lascito della

monarchico.

prima rivoluzione fu lo sviluppo di più moderne forme organizzative di lotta politica.

Nacquero i due schieramenti intorno ai quali si è polarizzata la vita politica inglese

moderna e contemporanea: I Toris credevano nel diritto divino dei re,

i tories e i Whigs.

nella religione di stato anglicana. I Wighs credevano nell’autorità del parlamento, nella

libertà religiosa. Sarebbero poi diventati conservatori e progressisti.

Sotto Carlo II il parlamento bloccò i progetti di restaurazione cattolica del sovrano

appoggiati da Luigi XIV re di Francia. Nel 1678 il parlamento votò il = tutti gli

Test act

ufficiali civili e militari potevano esercitare la carica solo dopo la professione di fede

anglicana. Nel 1679 approvò = abolizione del carcere preventivo,

l’habeas corpus

arresto solo sulla base di motivi penalmente perseguibili. Divieto di qualsiasi restrizione

arbitraria e illegale della libertà. Carlo II non poteva operare nessuna scelta politica

autonomamente dal paese e dalla sua società civile: segno che l’assolutismo si avviava

in Inghilterra verso la crisi. L’alleanza di Carlo II con Luigi XIV preoccupava gli

ambienti finanziari e commerciali britannici. Dopo l’ultima guerra anglolandese iniziò a

montare l’ostilità verso la Francia e si gettavano le basi di un’alleanza anglolandese. Il

accentuò la frattura tra il governo e

successore di Carlo, il fratello Giacomo II

l’opposizione parlamentare. Era cattolico ma non aveva figli. Fu perciò tollerato solo

nella speranza di una successione protestante. Abolì le disposizioni del test act e cercò di

riaffermare il diritto divino dei re avendo come modello la Francia di luigi XIV. Ma il

partito Whigs era più forte di quello dei Tories e la società civile rivendicava la libertà di

stampa e una più piena partecipazione politica. A segnare le sorti di Giacomo II fu la

nascita di un figlio.

La gloriosa rivoluzione e la dichiarazione dei diritti

Fu un larghissimo schieramento formato da Whigs e Tories a offrire la corona

d’Inghilterra allo e a sua moglie Maria

Statolder d’Olanda Guglielmo III d’Orange

Stuart, figlia di Giacomo II, entrambi protestanti. Nel 1688 un piccolo esercito olandese

sbarcò sul suolo inglese senza incontrare nessuna resistenza. Giacomo II fuggì presso

Luigi XIV. Il primo atto di Guglielmo III fu nel 1689 l’emanazione del Bill of Rights

(la rappresentò la fine della monarchia assoluta e definì il

dichiarazione dei diritti):

nuovo equilibrio costituzionale inglese fondato sulla limitazione dei poteri del re al

quale spettava la funzione di capo dello stato (il re regna, non governa). La fonte della

sovranità non era più la persona del re ma il re nel parlamento, il rappresentante della

volontà della nazione.

Negli anni 40 del 600 in Europa scoppiarono molte rivolte ma un’unica rivoluzione ebbe

successo. Rivolte furono quelle che scoppiarono nell0impero spagnolo (catalogna, regno

di Napoli, Sicilia) e quelle francesi contro la centralizzazione dello stato assoluto.

Rivoluzione fu solo quella inglese. Con il concetto di rivoluzione si intende un

mutamento radicale degli equilibri politici preesistenti; come quello di rivolta una

sospensione temporanea su scala regionale e locale di un assetto sociale e costituzionale

che non viene intaccato nelle sue fondamenta e che conserva in altre parti del paese la

sua legittimità e i suoi effetti.

L’Olanda nel 600

L’Olanda nel XVII secolo fu un’anomalia nello schema europeo. Fu l’unico paese

d’Europa a sottrarsi alla stagnazione economica generale; riuscì a liberarsi dal dominio

della Spagna; trovò i modi e gli strumenti per competere economicamente con paesi più

potenti, consolidò le sue posizioni sia nel Baltico che nel Mediterraneo. Costruì un

sistema politico fondato sul federalismo e non sull’accentramento. Dopo la tregua dei 12

anni con la Spagna i paesi bassi si trovarono divisi in 2 parti: le province unite e i paesi

meridionali. La divisione era politica (le province unite erano uno stato indipendente a

regime repubblicano mentre i paesi bassi appartenevano alla corona spagnola); la

divisione era anche religiosa (province unite erano protestanti mentre i paesi bassi

spagnoli no). Inoltre la divisione era economico-sociale. Le province unite avevano un

modello politico originale: uno stato repubblicano a struttura federativa. Organi federali

erano gli a cui erano affidati la politica estera e le finanze e

stati generali il consiglio di

per affari di minore importanza. La sede della sovranità era negli stati provinciali

stato

che nominavano lo il capo dello stato. Altra carica importante era il

statolder, gran

una sorta di consulente legale delle province.

pensionario,

Nel 1602 fu creata la un’associazione permanente

compagnia delle indie orientali,

fondata sia sul libero acquisto di azioni da parte dei cittadini, sia su una concentrazione

di capitali. A essa venne riconosciuto il monopolio del commercio olandese sui mari

oltre allo stretto di Magelleano e il Capo di Buona Speranza. Da questo iniziò la

colonizzazione olandese del sudAfrica. La vera forza dell’Olanda era l’industria. La

pace con la Spagna (1648) significò inoltre per l’Olanda conquiste territoriali e il

riconoscimento della supremazia economica sui paesi bassi meridionali. Intorno al 1650

le province unite possedevano un vasto impero commerciale: controllavano il

commercio mondiale delle spezie e avevano ottenuto il monopolio commerciale con il

Giappone; la compagnia delle indie occidentali aveva fondato nell’isola di Manhattan

New Amsterdam occupata poi successivamente dagli inglesi e chiamata New York.

Controllavano inoltre il commercio degli schiavi neri. Sul piano politico dal 1653 al

1672 il regime repubblicano si consolida ed è sperimentata una nuova forma di governo

senza Statolder. È il gran pensionario a governare lo stato.

de Witt

Conflitto angloolandese: la prima guerra anglolandese (1652-54) si combattè sulla base

di due principi contrastanti: l’idea inglese del monopolio e della supremazia marittima;

l’idea Olandese della libertà dei mari. Tra la prima e la seconda guerra (1665-67) si

collocano la pace dei Pirenei e la restaurazione monarchica in Inghilterra. I tentativi di

un’alleanza tra Olanda, Inghilterra e Francia falliscono; è invece siglata un’alleanza tra

Francia e Olanda in funzione antinglese. Le tratattive di pace che conclude la seconda

guerra anglolandese sono più favorevoli all’Olanda e segnano anche un rovesciamento

di alleanze: Olanda, Inghilterra e Svezia si accordano in funzione antifrancese. Ma nel

1670 un accordo segreto firmato a Dover, tra Inghilterra e Francia, prevede un attacco

congiunto contro l’Olanda. Eli ha una pessima dizione. Due anni dopo la Francia attacca

l’Olanda dove è al governo Guglielmo III d’Orange. Questa guerra si conclude con la

che riconosce il fondamento dei principi liberistici propugnati

pace di Westminster

dagli olandesi.

Ma l’alleanza tra Carlo II Luigi XIV trova opposizione nella city londinese e negli

ambienti commerciali e britannici.

Assolutismo e antico regime.

Il concetto di assolutismo deriva dalla formula rex legibus solutus = il re è

Assolutismo:

sciolto dal vincolo delle leggi. Poiché il re stesso rappresentante di Dio, fonte della

legge, il sovrano è insieme legislatore e giudice supremo. La teoria del potere assoluto

della monarchia nacque nella seconda metà del 500 durante le guerre di religione in

Francia come antidoto al disordine sociale e politico e fu poi perfezionato nel corso del

XVII secolo. Si deve pensare all’assolutismo non come a un regime compiuto e

realizzato di dominio totale sui sudditi. Vi sono alcuni limiti: il limite imposto dalla

legge divina, il dovere di rispettare ordinamenti, consuetudini, il patrimonio giuridico

accumulato dal paese nel suo corso storico. Inoltre la monarchia assoluta di tipo

occidentale doveva fare i conti con la molteplicità di forze politiche organizzate con un

pluralità di poteri, con organismi e ceti rappresentativi della società. Tra il XVI e il

XVIII secolo si può vedere il rapporto dialettico tra l’accentramento come progetto dello

stato assoluto e i tentativi di resistenza dei diversi corpi. Ma non sempre questi corpi

svolsero una funzione antagonista nei confronti della monarchia assoluta; a volte

parteciparono al consolidamento della centralizzazione del potere e dello stato moderno.

questo concetto nacque durante la Rivoluzione francese, all’origine

Antico regime:

della formula è perciò il suo significato negativo. Antico regime era tutto ciò che si

opponeva alle conquiste della rivoluzione. Questo termine, usato in coppia con quello di

assolutismo sta a indicare i caratteri del rapporto tra lo stato e la società nei 150 anni che

precedono la rivoluzione francese. Questi sono:

La fonte della sovranità non è la nazione ma la persona del re.

• La proprietà delle potere è del sovrano che ne è unico titolare ma la sua gestione è

• affidata a corpi specializzati: esercito professionale, burocrazia, diplomazia.

Non esiste ancora una divisione tra i 3 poteri dello stato (legislativo, esecutivo e

• giudiziario)

Esistono corpi privilegiati che godono di giurisdizioni separate.

L’assolutismo è uno stadio più evoluto dello stato moderno.

Al vertice della società di ordini si colloca la nobiltà di origine antica, qui segue la

nobiltà di dignità mentre chi esercita un mestiere o svolge un lavoro manuale si ritrova

in basso nella scala gerarchica.

Importante nella seconda metà nel XVII è il nesso tra politica internazionale e politica

interna degli stati. Questo periodo sancì la preponderanza europea della Francia.

Inghilterra e Olanda dopo 3 guerre non ebbero più un rapporto conflittuale ma

costruirono un’alleanza. La pace di Oliva (1660) segnò l’inizio dell’ascesa della Prussia

degli Hohenzollern. Anche la monarchia austriaca di Leopoldo I consolidò il suo ruolo

internazionale.

Luigi XIV: la via francese allo stato moderno

nacque nel 1638 da Luigi XIII e Anna d’Austria ed ereditò la

Luigi XIV, il re sole,

corona di Francia all’età di 5 anni. Assunse il potere nel 1661 dopo la morte di Mazarino

e morì nel 1715. Egli avviò un processo di consolidamento dello stato moderno che

coinvolse il governo del territorio, la politica economica, la politica internazionale.

Società e stato: essendo la Francia una delle prime realtà demografiche in Europa il

• governo del territorio costituì la questione più importante per il sovrano. Dei 20

milioni di abitanti francesi, i 4/5 circa vivevano in campagna ma la Francia era lo

stato europeo più dotato di città di media grandezza. Villaggi e città facevano parte di

province territoriali unificate in uno stato-nazione ma diverse sia per usi e tradizioni

che per il peso delle istituzioni e rappresentanze locali. La diversità era formalizzata

nel riconoscimento da parte del sovrano nella distinzione tra pais d’election e pays

d’etat: i primi ricadevano sotto l’amministrazione giudiziaria e fiscale dello stato, i

secondi erano rappresentati da stati provinciali che godevano di amplissimi poteri e

potevano contrattare con la corona il carico fiscale. I ceti dominanti della società

francese erano le nobiltà, divisa tra antica e moderna. Merito di Luigi XIV e dei suoi

ministri fu di aver portato a compimento il disegno di concentrazione del potere e di

ridimensionamento della potenza della antica aristocrazia. I grandi del regno sotto

Luigi XIV furono estromessi dal consiglio del re. Inoltre ridimensionò i poteri dei

grandi governatori di provincia. Mentre per quanto riguarda la nobiltà moderna Luigi

incentivò attraverso il conferimento di molti titoli la nobiltà di toga e d’ufficio.

Questa nobiltà fu molto importante nel governo francese nell’epoca di Luigi XIV.

L’organizzazione dello stato con Luigi: titolare del potere politico era il re e

insieme ai suoi ministri, specializzati per funzione, decideva e operava le principali

scelte di governo. Questi ministri formavano l’organismo politico più importante del

regno che insieme al re decideva degli affari di stato. C’erano poi altri consigli

competenti in materia finanziaria e giudiziaria ma con Luigi fu ridimensionato il loro

potere. I ministri erano reclutati fra i maitres des requetes= magistarti che avevano

ricevuto incarichi o commissioni particolari direttamente dal re, avevano fatto parte della

cancellerie presso le corti sovrane (i parlamenti), avevano svolto funzioni, soprattutto

nella fase istruttoria di affari di stato ed erano stati relatori presso i consigli. Questi

uomini, il nucleo della classe governativa francese, consentirono a Luigi di ridurre i

parlamenti alla semplice funzione di registrazione automatica degli editti. Nel rapporto

tra centro e periferia la figura dell’intendente provinciale fu lo strumento più efficace di

governo per la periferia. Egli svolgeva funzioni di natura giurisdizionale, amministrativa

e finanziaria. Queste cariche erano assegnate ai fedelissimi del re, i maitres des requetes.

La centralizzazione dello stato e le sue pubbliche istituzioni persino in un’epoca in cui

Luigi affermava “lo stato sono io “, dovevano fare i conti con la diversità e le differenze

territoriali di norme e pratiche giuridiche, con la molteplicità di ceti o corpi e

giurisdizioni con situazioni e condizioni non omogenee di fronte ad articolazioni del

potere pubblico come il fisco. Ogni parlamento, ogni corte sovrana, era padrone della

propria giurisprudenza e sia in materia civile che penale fissava le norme da applicare.

Gli interessi dei parlamenti si scontravano con il progetto monarchico di riformare

l’ordinamento giudiziario. Inoltre di fronte al fisco c’erano situazioni differenti: nei pays

d’etat l’autonomia in materia fiscale era assai ampia: ripartizione e riscossione erano

affidati a organismi dipendenti dagli stati provinciali. Questi erano i limiti

dell’assolutismo. Per quanto riguarda la politica religiosa, Luigi voleva bloccare correnti

e movimenti religiosi non aderenti all’ortodossia cattolica; arginare la diffusione

dell’eresia protestante; ma anche rafforzare le prerogative statali nei confronti della

chiesa di Roma. Verso la metà del XVII secolo ci fu una larga diffusione delle idee di

un vesovo delle fiandre influenzato da Sant’Agostino. Le idee di

Cornelis Jansen,

Giansennio erano quelle di una morale rigorosissima e dell’interiorità dell’individuo

come fondamento della religione cristiana. I cenacoli del movimento giansenista furono

i due monasteri di Port Royal. Dopo la condanna papale di alcune proposizioni di

Giansenio, nel 1664 Luigi XIV ordinò la chiusura di Port Royal. L’atteggiamento della

monarchia nei confronti del movimento giansenista fu condizionato dal rapporto tra

Luigi e la chiesa di Roma. Il movimento giansenista fu tollerato negli anni 70, nel

periodo in cui il conflitto tra Luigi e il papato per il controllo di cariche e benefici

ecclesiastici francesi consigliava al sovrano di conservarsi alleata una corrente religiosa

in polemica con Roma. Ma negli anni 80 la politica religiosa di Luigi cambiò in senso

sempre più autoritario. Il pericolo era costituito dalla presenza consistente di

protestante. Nel 1685 Luigi sostituì l’editto di Nantes con e

l’editto di Fontaine bleau

obbligò tutti i francesi a osservare e praticare la religione cattolica. Molti ugonotti

scelsero la via dell’esilio e fu una perdita anche economica. Anche il movimento

giansenista subì una dura repressione all’inizio del 700 però le idee gianseniste si

diffusero anche tra i togati, medio basso clero e contribuivano a rafforzare il sentimento

di autonomia da Roma (gallicanesimo).

Economia e politica economica. La seconda metà del 600 fu un’età di stagnazione

• per l’economia francese. Vi erano alcuni poli di attività manifatturiera (cantieristiche

e tessili) ma nel mercato internazionale il posto della Francia era secondario rispetto

a Inghilterra e Olanda. Tutti gli stati nell’età dell’assolutismo, in misura maggiore o

minore, soffrivano di alcune carenze nella loro economia. Carenza di liquidità che

imponeva allo stato la dipendenza da uomini d’affari privati, la fragilità delle

strutture industriali; il deficit nella bilancia dei pagamenti. La forza dello stato

moderno era direttamente proporzionale alla capacità di governare l’ economia del

paese, che nell’ancien regime significava riportare in attivo le finanze statali. Fu

questo l’obbiettivo che si pose il ministro di Luigi XIV, responsabile delle

Colbert,

finanze della politica interna tra il 1660 e il 1680. Gli interventi di politica

economica promossi da Colbert andarono nella direzione del mercantilismo (politica

economica di quasi tutti gli stati tra XVII e XVIII secolo che identificarono la

ricchezza nazionale con la quantità di metalli preziosi disponibile e si posero

l’obbiettivo di incrementarla attraverso il contenimento delle importazioni e

l’aumento delle esportazioni). Per quanto riguarda l’industria, Colbert impegnò

cospicui capitali statali per promuovere nuove imprese manifatturiere, soprattutto

prodotti di lusso. Il privilegiare il settore manifatturiero andava a svantaggio di quello

agricolo. Per quanto riguarda il commercio con l’estero Colbert formò 5 compagnie

commerciali sul modello olandese inglese alimentate dai capitali statali. Il loro

sviluppo fu collegato a una vasta politica coloniale verso Canada e Senegal. Per

quanto riguarda il settore fiscale, legato al mercantilismo era il protezionismo: la

realizzazione di una grande riserva di metalli preziosi nelle casse dello stato doveva

ottenersi grazie ad alti dazi doganali sulle merci importate e incentivi e

incoraggiamenti alle esportazioni. Anche il commercio interno fu appoggiato con

ogni mezzo. Alla fine del ventennio colbertiano il bilancio di questa politica

presentava luci e ombre. Grazie all’aumento delle esportazioni la disponibilità

finanziaria dello stato etra aumentata ma nell’arco di pochi anni sia la sfavorevole

congiuntura economica sia la politica bellicista di Luigi XIV avrebbero esaurito le

risorse accumulate da Colbert.

Politica internazionale di Luigi XIV. Il primo impegno bellico di Luigi fu la guerra di

• che

devoluzione. In alcuni domini della corona spagnola vigeva la legge salica

escludeva dalla successione al trono le femmine. Ma in altri territori degli asburgo di

Spagna era possibile la successione per linea femminile. Alla morte di Filippo IV

(1665), Luigi, che ne aveva sposato la figlia Maria Teresa, rivendicò una parte dei

domini spagnoli. Occupò i paesi bassi meridionali e la franca contea. Con la pace di

furono riconosciute alla Francia le conquiste territoriali nei

Aquis Grana (1668)

paesi bassi spagnoli ma le fu imposta la restituzione della franca contea.

Partita da un conflitto di natura commerciale la seconda guerra di Luigi XIV, contro

l’Olanda portò vantaggi territoriali alla Francia ma evidenziò anche la pericolosità

della sua spinta egemonica inducendo i più importanti stati europei ad allearsi contro

di essi. L’Olanda, antagonista economica della Francia, era il bersaglio della politica

protezionistica di Colbert ma le province unite non avevano accettato la guerra delle

tariffe imposta dalla Francia e avevano reagito bloccandone le esportazioni. Luigi

XIV si alleò contro l’Olanda con l’Inghilterra di Carlo II e la Svezia. La guerra

scoppiò nel 1672 ma non fu semplice per le truppe franco inglesi piegare la resistenza

dello Statolder Guglielmo III d’Orange. Nel 1674 entravano in guerra contro la

Francia l’impero e la Spagna. Le truppe brandeburghesi sconfiggevano nel 1675

quelle svedesi; nel 1677 il matrimonio tra Guglielmo III e la figlia di Giacomo II

segnava il riavvicinamento anglolandese. Così Luigi firmò la pace Animega (1678)

guadagnando la franca contea. Vi fu poi la guerra della lega di Augusta (1686-97).

Una coalizione formata da Spagna, Inghilterra, Olanda, Svezia, Austria e altri stati

minori combattè contro l’occupazione francese di alcuni territori situati nella valle

del Reno. Il conflitto si concluse nel 1697 con la pace di Ryswzck (risvich): la

Francia fu costretta a restituire tutto tranne la città di Strasburgo.

L’assolutismo in Prussia e Austria

Dopo la pace di Westfalia negli stati germanici il rafforzamento del potere dei principi

territoriali va a svantaggio dell’imperatore della dieta imperiale. Al sud i ceti territoriali

hanno ancora notevoli poteri ma in altri stati la centralizzazione delle funzioni militari,

economiche e amministrative tende a rafforzare il principe. Il modello in cui meglio si

realizza l processo di centralizzazione è quello del Brandeburgo-Prussia di Federico

(1640-88). La tappa importante nell’ascesa della Prussia è la Pace di Oliva:

Guglielmo

la Prussia viene annessa al Brandeburgo. Anche qui l’assolutismo non è un sistema di

facile realizzazione e si afferma una via all’assolutismo che a differenza della Francia ha

un fondamento nobiliare: i posti più importanti dell’amministrazione militare e civile

sono conferiti all’antica nobiltà (junker). Essi controllano anche tutte le funzioni del

governo locale del territorio. La base militare di quella che sarà la grande potenza

prussiana e l’artefice dell’unificazione della Germania è rappresentata nell’organo più

importante del governo, il commissariato generale della guerra.

Una monarchia in fase di consolidamento potrebbe definirsi quella dell’Austria sotto

(1658-1705). Il suo predecessore Ferdinando II aveva unificato i

Leopoldo I d’Asburgo

ducati austriaci e il regno di Boemia sotto il profilo di un comune sentimento di

appartenenza alla comunità politica degli

Asburgo d’Austria. Ferdinando e Leopoldo si posero anche l’obbiettivo di rafforzare

l’amministrazione pubblica e di formare un esercito permanente. Il problema della

monarchia asburgica era una piccola parte della Ungheria che non era caduta sotto la

giurisdizione ottomana. L’Ungheria si rivelava un ostacolo alla creazione di una

assolutismo omogeneo e accentrato. La dinastia asburgica regnava nel paese solo in

virtù di un unione personale; la sua autorità era elettiva e revocabile; la potente nobiltà

del paese vigilava sulla sua costituzione e le prevaricazioni monarchiche; lo ius

resistendi, il diritto di reagire con la forza al mancato rispetto monarchico dei privilegi

ungheresi legittimava le rivolte nobiliari. Il problema ungherese era anche intrecciato

con il rapporto tra la monarchia asburgica e gli ottomani. Nel 1660 la Transilvania

insorse contro il dominio turco: gli ottomani ebbero la meglio e si diressero verso

Vienna ma a 100 KM dalla capitale vennero sconfitti dalle truppe austriache.

L’intervento dell’esercito asburgico era dettato anche dal disegno di Leopoldo di

distruggere l’opposizione dell’aristocrazia magiara alla monarchia. Il sovrano annullò

tutti i privilegi politici di cui godevano gli ungheresi e diede il via a una repressione

delle minoranze protestanti. La reazione fu la rivolta dei magiari nel 1678 che furono

appoggiati dai turchi. Nel 1683 Vienna fu assediata dai turchi. Le truppe austropolacche

ebbero però la meglio e allontanarono il pericolo ottomano da Vienna. Nel 1699 con la

i turchi cedettero agli austriaci ungheria e Transilvania, Leopoldo

pace di Carlowits

ottenne dagli stati magiari il consenso alla dinastia asburgica come monarchia non più

elettiva ma ereditaria.

Spagna e Italia: un’età di decadenza?

Dopo la pace di Vestfalia e nel corso del XVII secolo la Spagna perse: Portogallo,

Franca contea, parte delle Fiandre e dell’Artois, la Cerdania e il Rossiglione sui Pirenei.

La monarchia dei re cattolici restava comunque una potenza imperiale. Non aveva più

l’egemonia in Europa ma aveva superato la crisi degli anni 40, retaurato il potere in

Catalogna, mantenuto i domini italiani di Milano, Napoli, Sicilia e Sardegna, inoltre

poteva contare su un vasto impero coloniale. Per quanto riguarda i fondamenti

economici e sociali della monarchia spagnola, la Castilla nel corso del XVII secolo subì

una crisi, ed essendo il cuore dell’economia imperiale, la sua crisi coinvolse l’intera

Spagna. Questo processo riguardò l’ultima fase del regno di Filippo IV e il primo

periodo di quello di Carlo II (1675-1700). Ma a partire dalla fine degli anni70 del 600 ci

furono in Spagna segnali di ripresa dal punto di vista agricolo e industriale. Gli

aristocratici continuavano a costituire il vertice della società iberica ma accanto a loro

cominciava a formarsi una borghesia mercantile industriale legata soprattutto al

commercio americano.

In Italia i segni di una crisi e stagnazione erano evidenti. Sulla crisi demografica che

investì l’Italia, un ruolo importante fu esercitato dalle epidemie di peste che investirono

quasi tutta la penisola. Dopo lo spostamento dei traffici verso l’Atlantico, la scena

internazionale era dominata da Olanda, Inghilterra e Francia e l’Italia si trovò tagliata

fuori dal traffico internazionale. Da paese importatore di materie prime ed esportatore di

manufatti si trasformò in paese esportatore di materie prime e importatore di manufatti.

In particolare il settore della lana era davvero in crisi. Dal punto di vista politico l’Italia

era un laboratorio di esperienze differenti. In tutti gli stati italiani, sia quelli dipendenti

dalla Spagna, sia le monarchie, le repubbliche cittadine, i principati, le funzioni

pubbliche della vita politica andarono estendendosi e organizzandosi. Un altro elemento

comune fu l’affermazione di un ceto ministeriale legato all’apparato statale e

all’esercizio del governo centrale e periferico.

Piemonte sabaudo: fu influenzato dal modello di politica interna della Francia di

• Luigi XIV. Carlo Emanuele II (1663-75) adottò una politica mercantilistica riuscendo

a coinvolgere anche l’aristocrazia nella promozione dell’attività economica. Inoltre si

formò in Piemonte una vera burocrazia civile e militare. Dopo 10 anni di reggenza di

Maria Giovanna Battista, assunse il potere con un colpo di stato Vittorio Amedeo II

che si distinse per una aggressiva politica estera, liberandosi dalla presenza francese

in alcuni territori dello stato (casale e Pinerolo). Inoltre partecipò alla guerra contro la

Francia (1690-97) alleato degli Asburgo ad Austria ed in Spagna. In una seconda fase

il Piemonte ebbe mire espansionistiche verso la Lombardia, ribaltando le alleanze e

firmando nel 1696 l’armistizio con la Francia.

Genova. Luigi XIV dopo aver bombardato la città nel 1685 perché non aveva

• interrotto la sua relazione preferenziale con la Spagna costrinse Genova a un atto

sottomissione diplomatica. Solo così Genova riuscì a salvaguardare la sua

indipendenza.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia moderna , basato su appunti personali e studio autonomo dal capitolo 3 al 19 del testo consigliato dal docente d Le vie della modernità, Musi. con analisi approfondita dei seguenti argomenti: la spedizione di Carlo VIII, la fine dell'indipendenza del regno di Napoli, le figure di Savonarola e di Borgia, la presenza dei francesi e degli spagnoli sul territorio italiano.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Di Rienzo Pio Eugenio.

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