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Il predominio sull’Italia nel 1500

Nei primi decenni del 1500, il predominio sull'Italia equivaleva al predominio in Europa; le poste in gioco erano due: Francia e il Regno di Napoli. La Spagna era importante per la posizione strategica nel Mediterraneo e le risorse finanziarie del Mezzogiorno.

Punti deboli e forti nel sistema degli stati italiani

Milano e Napoli, nel sistema degli stati italiani, erano anche punti deboli in quanto non potevano contare né su una dinastia né su una signoria locale radicata da secoli, né su una struttura politica e aristocratica e oligarchica. I punti forti nel sistema degli stati italiani, ma non abbastanza per realizzare una supremazia sugli altri stati e non paragonabili con le altre potenze europee, erano: il ducato di Savoia (fondato sulla dinastia), lo stato della Chiesa (fondato sul diritto divino), Firenze (grande tradizione politica cittadina) e Venezia (unica struttura statale efficiente). Nessuno di questi stati poteva realizzare una supremazia riconosciuta e dotata di consenso.

Politica dell'equilibrio in Italia

Permanendo un divario tra l'Italia e le grandi potenze europee nella disponibilità di strumenti politici e militari, la politica dell'equilibrio era l'unica linea che consentiva all'Italia di giocare un ruolo sulla scena europea. Uno strumento importante nella politica degli stati italiani erano le leghe, promosse quasi sempre da uno dei punti di riferimento più importanti per ogni azione politica nella penisola: Venezia e Stato della Chiesa.

La spedizione di Carlo VIII e la fine dell'indipendenza del regno di Napoli

La spedizione di Carlo VIII (1483-98) in Italia fu rapida e facile. Fu favorita da un principe italiano, nel Ducato di Milano: dopo l'uccisione di Galeazzo Maria Sforza, i poteri furono assunti dal figlio Gian Galeazzo, ma di fatto governò lo zio Ludovico Sforza, detto il Moro, che nel 1494 fece assassinare il nipote e si proclamò duca. Il governo di Ludovico era instabile a causa della non legittimità del suo potere e quindi le tensioni provocate dalle spinte legittimiste; le mire degli Aragonesi sul ducato; la necessità del Moro di stringere un'alleanza con il sovrano di una potenza straniera anche per consolidare il suo potere di principe territoriale nell'area padana. Per questo e per far fronte alla minaccia aragonese, il Moro chiamò in soccorso Carlo VIII e lo invitò a far valere aspirazioni angioine sul Regno di Napoli.

Carlo VIII si garantì la neutralità dell'Inghilterra e della Spagna (con la concessione di due passi pirenaici) e dell'impero asburgico (con la rinuncia di Carlo ai feudi imperiali della Franca Contea e dell'Artois). L'identità del paese come nazione patria era completamente assente, anzi c'era una forte fazione aristocratica filofrancese e antiaragonese. Carlo VIII poteva contare sull'apparato militare più sviluppato d'Europa.

Eventi principali della spedizione di Carlo VIII

Nell'agosto 1494, Carlo VIII era ad Asti. Poi i francesi entrarono a Firenze. Piero de' Medici, successore di Lorenzo il Magnifico, con un atteggiamento di soggezione di fronte a Carlo, provocò la ribellione dei fiorentini che lo cacciarono e proclamarono la repubblica.

Poi Carlo entra a Roma. A Napoli, dopo la morte di Ferrante d'Aragona nel 1494, il figlio Alfonso aveva provveduto a contrastare i progetti francesi di invasione. Nel 1495 Alfonso abdicava a favore del figlio Ferdinando. All'inizio del 1495, Carlo entra a Napoli con l'appoggio dei patrizi napoletani e dei baroni feudali. Il sovrano francese ebbe poco tempo per svolgere a Napoli una vera e propria azione di governo.

A Venezia, nello stesso anno, fu firmata un'alleanza antifrancese da Venezia, Ludovico il Moro, papa Alessandro VI, Massimiliano d'Asburgo, Ferdinando II d'Aragona (che era dovuto fuggire da Napoli) e i Re Cattolici. Nel luglio del 1495, Ferdinando II d'Aragona riacquistò il Regno di Napoli. Poi a ottobre morì. Erede al trono era lo zio Federico.

Nel 1497, c'è una tregua tra Francia, Spagna e stati italiani. Nel 1498 Carlo morì. Il successore, Luigi XII d'Orleans, nel 1499 conquistò Milano grazie agli accordi stabiliti con Venezia e papa Alessandro VI Borgia. Nel 1500, col trattato di Granada, ci fu un'intesa tra Francia e Spagna e il Regno di Napoli fu spartito tra le due. La metà settentrionale, inclusa la capitale, a Luigi XII e l'altra metà a Ferdinando il Cattolico. Ma gli interessi spagnoli e quelli francesi non potevano convivere e l'equilibrio era quindi precario. Inoltre, per Ferdinando, Napoli era troppo importante. Nel 1503, il regno di Napoli fu interamente conquistato dalle truppe italospagnole. Era l'inizio di una lunga dominazione straniera nel Mezzogiorno durata sino al 1707.

Savonarola e Borgia

Girolamo Savonarola

Dopo la cacciata dei Medici da Firenze viene costituita la repubblica e la funzione di leader viene svolta dal frate domenicano Girolamo Savonarola (1452-98). Dotato di una forte personalità carismatica, era spinto da una fede profonda a teorizzare una renovatio cristiana e combattere contro la politica temporale dei papi, governanti immorali e corrotti. Aspirava a una teocrazia, a una vita umile e il distacco dalle cose materiali. Disprezzava i valori mondani e fece bruciare beni di lusso e tesori d'arte. Aveva trasferito i valori cristiani dell'uguaglianza e della fratellanza anche nel campo politico. Abolì le imposte, fondò un Monte di pietà per l'assistenza ai più bisognosi. Si organizzarono però anche gruppi di opposizione che volevano la restaurazione dei Medici e gli Arrabbiati, che volevano un sistema di potere aristocratico. Venne scomunicato dal papa e, dopo una sommossa, venne impiccato nel 1498.

Cesare Borgia

Tra il 1499 e il 1503, Cesare Borgia è al centro della politica. Il suo progetto ambizioso era di eliminare le piccole signorie locali insediate in un vasto territorio compreso tra Toscana, Romagna e Marche, di annetterle allo Stato della Chiesa, conquistare la Toscana e di creare un vasto complesso politico nell'Italia centrale sotto le apparenze di una restaurazione del dominio pontificio. Riuscì a realizzare solo la prima parte. Tra il 1499 e il 1502 conquistò la Romagna ma non riuscì ad annetterla formalmente allo Stato della Chiesa come si era prefissato perché non poteva più contare sull'appoggio di papa Alessandro VI in quanto morì nel 1503. Il nuovo papa era nemico dei Borgia. Giulio II, per conquistarsi i voti, gli aveva promesso lo Stato di Romagna ma non mantenne la promessa. Viene poi costretto a fuggire in Spagna.

Francesi e spagnoli nella penisola

Giulio II sviluppò una politica estera aggressiva e promosse il consolidamento della monarchia papale. La repubblica di Venezia attuò una politica espansionistica verso lo Stato della Chiesa e occupò Faenza, Cesena e Rimini. Così Giulio promosse la lega di Cambrai (1508) in funzione antiveneziana insieme a Luigi XII, Massimiliano d'Asburgo e Ferdinando il Cattolico, e sconfissero l'esercito veneziano ad Agnadello (1509). Venezia si riprese facendo leva su una serie di paci separate con gli avversari e sul fatto che gli alleati di Cambrai erano diversi tra loro.

Problemi politici fondamentali

Il problema politico fondamentale tornava ad essere la supremazia francese nell'Italia settentrionale. Giulio II creò una lega antifrancese con Ferdinando, la confederazione svizzera e Venezia (lega santa). Nella battaglia di Ravenna (1512) i francesi vissero le truppe della lega ma in altri scontri furono ripetutamente battuti. Così furono costretti a lasciare Pavia, Genova, Bologna e infine la stessa Milano, in cui venne insediato come duca Ercole Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Intanto a Firenze tornarono i medici.

Con l'aiuto di Venezia, Francesco I, successo a Luigi XII, sconfisse a Marignano nel 1515 gli svizzeri e le truppe milanesi. La rioccupazione francese di Milano e della Lombardia sancì per alcuni anni la divisione dell'Italia in due sfere d'influenza: quella francese al nord e quella spagnola al sud.

L'impero di Carlo V

Linee della politica di Massimiliano I d'Asburgo

Massimiliano I d'Asburgo (imperatore dal 1508) si sposò con Maria di Borgogna e quindi ereditò le Fiandre; fece sposare il figlio Filippo con Giovanna la Pazza, figlia di Ferdinando e Isabella. Per la politica estera gli insuccessi superarono i successi, come per esempio in Ungheria e con la confederazione svizzera che si rese indipendente dall'impero. Tuttavia, la strategia matrimoniale e le conseguenze mutarono nel 1500 lo scenario politico mondiale. Da Filippo e Giovanna nacque Carlo che nel 1506 diventò erede delle Fiandre, degli stati ereditari di casa d'Austria, dei regni d'Aragona e di Castiglia, delle loro dipendenze e domini. Nel 1516, alla morte di Ferdinando il Cattolico, Carlo era proclamato re di Spagna; nel 1519 era incoronato imperatore ad Aquisgrana.

La Spagna inizialmente non accetta una nuova condizione di dipendenza da una dinastia nuova come gli Asburgo. Dopo alcune rivolte, Carlo V riuscì a ristabilire l'autorità della corona in Spagna e a consolidare la monarchia asburgica nei domini italiani: Regno di Napoli, Sicilia e Sardegna.

Il decennio 1520-30

Nel decennio 1520-30 ci fu un'elaborazione della linea politica per la parte spagnola dell'impero, nella ricerca di un punto di equilibrio tra due esigenze: l'affermazione dell'autorità della monarchia e la ricerca di alleanze con i ceti sociali dei singoli regni. La politica di Carlo V si muoveva in una linea di continuità con quella di Ferdinando e contemplava la partecipazione alla contesa per l'Italia e per il predominio europeo e il contenimento del pericolo turco. Su questo fronte furono importanti la presa di Tripoli (1510) e quella di Tunisi (1535) che garantirono anche la sicurezza del Regno di Napoli.

Carlo era stato il candidato naturale ma anche il più contrastato alla corona imperiale. Per ottenere l'appoggio dei principi tedeschi, Carlo dovette concedere loro la conferma di tutti i loro diritti; il diritto alla consultazione per definire le linee di politica estera; il divieto di imporre nuove tasse. Di lì a poco, proprio la Germania avrebbe costituito la spina nel fianco del sovrano asburgico e messo in crisi il sogno di una monarchia universale fondata sull'unità cristiana e la pace religiosa.

Un impero a base quadrangolare

Per concludere, si può parlare di un impero a base quadrangolare: le Fiandre, gli stati germanici, l'Italia settentrionale e la Spagna. Il cuore di Carlo V è il centro Europa.

Da Pavia a Cateau-Cambrésis

Nel 1525, Francesco I, sconfitto e catturato a Pavia, deve rinunciare a Milano. Al termine di un anno di prigionia, Francesco firma la pace con Carlo V. Subito promuove una nuova alleanza (lega di Cognac) in cui riesce a coinvolgere Inghilterra, Venezia, Milano, Genova, Firenze e il papa Clemente VII. Dopo qualche vittoria nel milanese, la lega è sconfitta dai Lanzichenecchi (le truppe mercenarie di Carlo V reclutate in Germania e sensibili alla predicazione luterana).

Carlo V vuole impartire una lezione a Clemente VII. Così nel 1527, i lanzichenecchi compiono il sacco di Roma (saccheggiano Roma), che rappresenta un attacco al cuore della cristianità e alimenta la paura di uno scontro tra luterani e cattolici. In realtà, l'obiettivo di Carlo V è politico: spezzare l'equilibrio politico che regge il sistema di alleanze tra gli stati italiani; spingere questi stati al riconoscimento dell'egemonia spagnola in Italia.

Nel 1528, Genova si sgancia dall'alleanza con Francesco I ed entra nell'orbita asburgica, finanziando lo stato sovranazionale di Carlo V, le sue imprese militari e la sua politica; il primo risultato tangibile è il fallimento del tentativo francese di invadere il Regno di Napoli.

Nel 1529, anche papa Clemente VII, in seguito agli accordi di Barcellona, entra nell'orbita spagnola per poter decidere con l'imperatore la ridefinizione degli assetti politici italiani: la decisione più importante è la restaurazione dei Medici a Firenze. Con il ritorno di Alessandro De Medici, nipote del pontefice, inizia per Firenze la fase del principato dinastico.

Pace di Cambrai

La pace di Cambrai del 1529, detta delle due dame perché stipulata da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e Margherita d'Austria, zia di Carlo V, stabilisce il seguente assetto: Milano, Napoli e Asti sotto il dominio di Carlo V, il Piemonte sabaudo occupato dai francesi, Genova nell'orbita spagnola.

Nel 1530, Carlo viene incoronato re d'Italia e imperatore del Sacro Romano Impero: quasi tutti gli stati minori in Italia riconoscono il predominio spagnolo.

Politica di Francesco I

Francesco I attua una politica di riarmo e stipula due sconcertanti alleanze: la prima con i turchi di Solimano I il Magnifico; la seconda con i principi luterani della Germania.

Nel 1535, riprendono le ostilità tra Francia e Spagna.

La pace di Crépy del 1544 non modifica la situazione, ma il successore di Clemente VII, Paolo III Farnese (1534-49), ottiene per il figlio il ducato di Parma e Piacenza.

Il successore di Francesco I, Enrico II, continua la politica diplomatica e militare del padre, riuscendo a occupare nella Lorena i Tre Vescovadi di Metz, Toul e Verdun.

Nel 1555, Carlo V è costretto a firmare la pace di Augusta.

Abdicazione di Carlo V

Carlo V abdica e divide i suoi stati tra il figlio Filippo II (area spagnola, Paesi Bassi, domini italiani) e il fratello Ferdinando I (area austriaca e corona imperiale), ma entrambi gli avvenimenti non favoriscono Enrico II. Enrico II perde l'ultimo territorio italiano rimastogli, il Piemonte. Emanuele Filiberto di Savoia sconfigge a San Quintino l'esercito francese.

Nel 1559, viene firmata la pace a Cateau-Cambrésis, considerata come la sanzione della vittoria della Spagna e della sconfitta della Francia. Punti principali:

  • Preponderanza spagnola in Italia. La Spagna conserva il ducato di Milano, la Sicilia, il Regno di Napoli e la Sardegna e ottiene lo Stato dei Presidi (Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, Piombino, Isola d'Elba).
  • Savoia, Piemonte e Nizza a Emanuele Filiberto; la repubblica di Genova ottiene la Corsica dalla Francia e diventa la più importante finanziatrice della corona spagnola.
  • La repubblica di Venezia, alleata della Spagna ma conserva una sua autonomia e ha un ruolo decisivo nella lotta contro i turchi.
  • Il ducato di Toscana ottiene Siena ed è indipendente; ducato di Parma e Piacenza a Ottavio Farnese, sposo della figlia di Carlo V.
  • Ducato di Modena e Reggio e ducato di Ferrara sotto gli Estensi; ducato di Mantova sotto i Gonzaga; stato della Chiesa legato a Madrid per i problemi legati nella riforma protestante; solo il marchesato di Saluzzo è controllato militarmente dalla Francia.

L'Italia spagnola come laboratorio politico

Le differenze nell'Italia del particolarismo sono profonde:

  1. Differenza tra stati indipendenti e non indipendenti, quindi integrati in un complesso politico più vasto come la corona spagnola (Milano, Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna e Presidi).
  2. Differenza tra stati a base cittadina, allargatisi poi a dimensione regionale (Venezia, Genova, Firenze, Milano) e stati monarchici con una forte impronta feudale (ducato di Savoia, stato della Chiesa e Regno di Napoli).
  3. Differenza tra le forme di governo: repubbliche o principati. Le repubbliche di Genova, Venezia, Lucca e Siena e le esperienze repubblicane fiorentine.

La riforma protestante

Fu un movimento europeo che coinvolse non solo la parte centro-settentrionale del vecchio continente, ma anche la parte orientale e persino paesi fortemente cattolici come Francia, Spagna e Italia. Fu un moto di reazione alla corruzione del clero, agli abusi ecclesiastici, alla sostanza e alle manifestazioni del potere temporale dei papi, al commercio delle indulgenze. I promotori di questo movimento furono in maggioranza uomini di chiesa: Martin Lutero era un monaco agostiniano, Zwingli era un sacerdote e Calvino si avviò presto verso la carriera ecclesiastica. La riforma nacque dunque dentro l'istituzione ecclesiastica. Si avvertiva il bisogno di una lettura autentica delle sacre scritture e di una reformatio, di una renovatio che risolvesse la crisi d'identità religiosa sia attraverso un ritorno alle fonti originali del Cristianesimo, sia attraverso una prospettiva di riforma morale.

Martin Lutero

Lutero (1483-1546) vestì l'abito monacale nell'ordine degli agostiniani. Non ha lasciato un'opera nella quale si possono rilevare i fondamenti della sua dottrina. Il problema intorno a cui si arrovella il monaco è la giustizia di Dio. Parte dalla distanza tra la santità di Dio e la sua volontà, e la condizione umana macchiata dal peccato originale. La conseguenza è l'assoluta dipendenza dell'uomo da Dio e l'inutilità di tutte le azioni e opere buone compiute dall'uomo. Le sacre scritture, l'esperienza mistica e la tradizione spingono Lutero verso una soluzione del problema: l'uomo è peccatore nella sua condizione originaria e nella sua vita quotidiana ma giusto nella fede di Dio e nella speranza di potersi salvare tramite l'annullamento nella sua volontà. Il principio della giustificazione mediante la fede è il cardine della dottrina luterana.

Le 95 tesi di Lutero

Nel 1517, Lutero scrive le 95 tesi di Wittemberg. Vengono affisse alle porte della chiesa del castello di Wittemberg. Gli elementi importanti delle tesi che ebbero una straordinaria diffusione sono i motivi della differenza tra la teologia tradizionale e quella proposta da Lutero.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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