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1528: Genova passa dall’alleanza con la Francia a quella con Carlo V, e con la sua flotta respinge

l’attacco francese al Regno di Napoli. Seguono confische ai baroni antifrancesi, e quindi un

ricambio nella feudalità: la nuova sarà più filospagnola e non creerà problemi in futuro.

1529, pace di Cambrai:

Milano torna al suo duca, sotto protezione ispano-imperiale; e anche Napoli, Fiandre e

• Artois vanno a Carlo V;

Piemonte sabaudo ai Francesi.

Stesso anno, trattato di Barcellona: l’esercito imperiale deve riconquistare Firenze per darla ai

Medici.

1530: il papa conferma Carlo V re d’Italia e imperatore del S.R.I. con un’incoronazione solenne a

Bologna. Di fatto, è il riconoscimento del suo dominio sull’Italia.

I conflitti tra Francia e Impero, però, continuano. Francesco I si allea coi nemici dell’impero: Turchi

e principi protestanti. Però non conquista granché; Milano torna a Carlo V, che lo aveva come suo

feudo, in seguito all’estinzione della dinastia sforzesca.

Carlo V vorrebbe trasmettere tutto l’impero solo al figlio, sperando che almeno lui riesca a

realizzare la monarchia universale; ma si oppongono il fratello di Carlo, aspirante alla successione,

e i principi protestanti, ostili a un unico sovrano troppo potente.

L’imperatore, allora, si convince che il suo fallimento sia voluto da Dio; abdica, si ritira in un

monastero, chiude rapidamente tutti i conflitti aperti:

1555, pace di Augusta: sancisce convivenza cattolicesimo e luteranesimo.

Divide i possedimenti tra fratello (Ferdinando) e figlio (Filippo II). Il primo terrà il titolo imperiale

e i territori centro-orientali, il secondo, regni iberici e domini borgognoni (Paesi Bassi – sarebbero

più geograficamente legati alla parte “austriaca”, ma erano anche la parte più ricca, che Carlo

voleva lasciare al figlio). Filippo II ha anche grande influenza nel resto d’Italia, dove è alleato con

Savoia e Medici.

La Francia fa bancarotta, anche il nuovo re Enrico II viene sempre sconfitto; si arriva alla pace di

Cateau-Cambrésis (1559).

Situazione conseguente:

Fine delle libertà per l’Italia, dominata dall’egemonia spagnola che durerà duecento anni.

• Emergere della sproporzione tra gli eserciti delle grandi monarchie e dei piccoli stati.

La Spagna di Filippo II possiede Milano, Napoli, Sicilia, Sardegna e “Stato dei

o presidi”, formato da strategiche città costiere);

Piemonte ecc. ai Savoia; Corsica restituita dai Francesi a Genova; Venezia alleata

o della Spagna ma autonoma.

Integrità degli Stati nazionali. La Francia stabilizza i suoi confini; l’Inghilterra rischia

• l’annessione all’area spagnola per via matrimoniale, ma Filippo II e Maria Tudor non hanno

figli.

Fine dell’idea di impero universale.

3.7 L’Italia spagnola come laboratorio politico

Il passaggio dai Comuni alle Signorie è la vita italiana alla creazione dello Stato moderno. Nel 4-

500 non si forma ancora uno Stato nazionale, ma certo si può parlare di Stato del Rinascimento.

Differenze tra Stati:

Indipendenti e non indipendenti ma integrati nella Corona spagnola;

• A base cittadina-regionale (Venezia, Firenze, ecc.) o monarchica a struttura feudale (Ducato

• di Savoia, Regno di Napoli, ecc.). I primi hanno governo oligarchico, predominio di una 5

città sul resto del territorio, sviluppo precoce di istituzioni amministrative. I secondi hanno

forte presenza della sovranità, con l’aristocrazia feudale come partner; un organismo

consiliare che governa col re, uno finanziario e un supremo tribunale.

Repubbliche e principati. Nella prima metà del Cinquecento, le repubbliche consentono la

• partecipazione solo a gruppi ristretti; comunque le tipologie sono molto diverse da città a

città.

Cap. IV – La Riforma protestante

4.1 Origini, significati e valore di un movimento europeo

I promotori della riforma furono soprattutto uomini di Chiesa: Lutero monaco agostiniano, Zwingli

sacerdote, ecc.

Il malcontento non va semplicisticamente attribuito soltanto alla corruzione della Chiesa: a questa

va aggiunta la mancanza di chiarezza teologica. Infatti, mentre si dava grande importanza alla

dottrina delle indulgenze, altre questioni ben più centrali (le redenzione attraverso Cristo, i

sacramenti, ecc.) venivano ignorate.

In più, l’Umanesimo, propugnando il ritorno alle fonti (quindi anche alla Sacra Scrittura) aveva

minato il principio dell’autorità pontificia.

Lutero fornì una risposta coi suoi tre capisaldi: la giustificazione per fede, l’infallibilità della Sacra

Scrittura, la religione interiore.

L’intreccio fra religione e politica

Il successo della Riforma fu consentito dal fatto che questa s’intrecciasse con interessi politici; in

particolare l’interesse degli Stati a secolarizzare i beni ecclesiastici

4.2 Martin Lutero

Il dibattito storiografico

…E’ stato a lungo ideologico, oggi si cerca di ricostruirne la personalità e le relazioni senza

semplificare.

Alcuni cenni biografici

Nasce nel 1483; diventa monaco agostiniano, studia e insegna teologia a Wittemberg, fa un viaggio

a Roma dove conosce la corruzione della corte papale. Vive la ricerca sui problemi della fede

attraverso un coinvolgimento totale della sua vita e il contatto personale con la Bibbia.

Il problema della giustizia divina

Lutero parte dalla consapevolezza dell’enorme distanza tra santità di Dio e peccato dell’uomo. Ne

deriva la svalutazione delle “opere buone”: non potranno mai bastare per la salvezza. Risolve il

problema dicendo che l’uomo è sì peccatore per il peccato originale e la vita quotidiana, ma è giusto

per la sua fede e speranza di salvarsi annullando la propria volontà in quella divina.

Il primo stadio della Riforma è quindi religioso, non ecclesiastico. 6

L’opposizione di Lutero alla pratica delle indulgenze

1513-14: Alberto di Brandeburgo possiede tre vescovadi e deve pagarli alla Santa Sede. Questa gli

suggerisce di raccogliere soldi vendendo indulgenze; metà del ricavato sarebbe andato al Papa.

Johannes Tetzel è il predicatore domenicano incaricato di spiegare le modalità per l’acquisto della

lettera di indulgenza: chi ne compra una ha il diritto di confessare, in un momento qualsiasi della

vecchiaia, a un sacerdote qualunque un peccato normalmente perdonabile solo dal Papa; non serve

il pentimento ed è efficace anche sui defunti.

Lutero, confessando gli acquirenti, ha modo di conoscere gli effetti di questa predicazione.

Le 95 tesi di Wittemberg e gli scritti del 1519-20

1517: 95 tesi (non si sa se furono affisse davvero alle porte della chiesa). Contengono le differenze

tra teologia cattolica e luterana (alcune ancora solo potenziali); hanno uno stile polemico e

popolare; hanno fortuna grazie alla diffusione a stampa.

In questo momento Lutero non è ancora fuori dalla Chiesa cattolica, ma cerca di riformarla

dall’interno.

Contenuti:

Affermano la giustificazione per fede…

• …e che le indulgenze mettono in pericolo la salvezza, perché inducono falsamente ad esser

• sicuri di sé.

Indirettamente, incrinano la dottrina della mediazione ecclesiastica – ma ancora si

• denunciano gli abusi dei singoli ministri, non si mette in dubbio l’istituzione né il Papa.

1519-20: molto diffusi vari scritti in cui Lutero precisa la sua teologia:

Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca: appello ai principi per riorganizzare la Chiesa su

• base locale;

La cattività babilonese della Chiesa: negati i sacramenti a parte battesimo ed eucarestia;

• Della libertà del cristiano: libero esame delle scritture e negato il valore delle opere buone

• ai fini della salvezza.

Adesioni di numerosi intellettuali, e di prìncipi come l’elettore di Sassonia, che diverrà suo

protettore.

I cardini della Riforma luterana

Sacerdozio universale: il papato non è l’unico depositario dell’unica interpretazione della

• Bibbia. Non serve mediazione tra Dio e l’uomo; la comunità dei fedeli va organizzata su

base locale.

Svalutazione sacramenti cattolici, fondati su un gesto esteriore che diventa fatto

• determinante per la salvezza. Lutero mantiene solo battesimo e eucarestia – quest’ultima

però intesa solo come memoria della crocifissione, non reale transustanziazione.

Inversione rapporto fede-opere buone: non è l’opera buona che fa l’uomo credente, ma

• l’esser credente che lo porta a fare opere buone.

La reazione della Chiesa di Roma e la scomunica di Lutero

1520, bolla Exurge domine di Leone X: condanna 41 proposizioni di Lutero e minaccia scomunica

se non ritratta. Lutero brucia la bolla in piazza a Wittemberg.

1521: scomunica.

Il luteranesimo intanto si diffonde per la sua adattabilità a interessi diversi: i principi erano chiamati

in causa direttamente da Lutero per riformare la fede; i lavoratori speravano di usarla contro i

privilegi e gli abusi ecclesiastici.

Lutero chiarirà nettamente gli scopi religiosi e non politici della sua riforma. 7

La Dieta di Worms

Riunita nel 1521, vi partecipano Carlo V, inquisitori papali, e Lutero stesso (grazie a un

salvacondotto imperiale), il quale rivendica la sua appartenenza alla Chiesa pur confermando le sue

tesi. Il suo protettore, Federico il Saggio di Sassonia, temeva per la sua incolumità; così al ritorno

dalla Dieta lo ospitò due anni nel castello di Wartburg.

Qui Lutero fa una sua traduzione del N. T. di grande efficacia espressiva.

In questi anni il “teologo della Riforma”, Filippo Melantone, comincia a sistematizzare la dottrina.

4.3 Le due alternative alla crisi religiosa del Cinquecento: Erasmo e Lutero

Due diverse interpretazioni del rapporto ragione-fede

Erasmo da Rotterdam (1466-1536) si fa agostiniano controvoglia, riesce a farsi sciogliere dai voti,

diventa l’umanista più ammirato d’Europa. Scrive, fra l’altro, l’Elogio della pazzia, ironica

descrizione di teologia scolastica, superstizioni dei religiosi e comportamenti poco cristiani delle

autorità, laiche ed ecclesiastiche.

Inizialmente spera che Lutero incida sulla Riforma della Chiesa.

1524: pubblica il De libero arbitrio. Esalta la religione naturale, l’equilibrio tra volontà umana e

grazia divina. Idee chiave:

Pacificazione cristiana attraverso la tolleranza;

• Dubbio sistematico come metodo intellettuale;

• Sottolineatura di contraddizioni e sfumature nella realtà;

• Primato della volontà dell’uomo nel fare il bene o il male;

• Semplicità di spirito.

1525: Lutero risponde col De servo arbitrio. Esalta la religione soprannaturale, la distanza tra Dio e

l’uomo. Idee chiave:

Assoluta certezza di Sacre Scritture e di salvezza attraverso la fede;

• Assoluta impotenza della volontà umana;

• Totale divergenza tra fede e ragione: cos’è più irragionevole del sacrificio di Cristo?

L’erasmismo non diventò confessione a sé, perché Erasmo divideva le critiche agli abusi dei singoli

dall’autorità della Chiesa come istituzione, unica depositaria della parola divina. Le dispute

dovevano riguardare solo i dotti; ai semplici serviva la guida sicura della Chiesa.

Contribuì comunque alla Riforma cattolica e fu l’antesignano della lotta per la tolleranza religiosa.

Ispirò cenacoli erasmiani in tutta Europa.

4.4 Riforma e rivoluzione: la guerra dei contadini

A inizio ‘500, in Germania ci sono contrasti a più livelli; così la riforma politica si intreccia a quella

religiosa.

Principe elettore Federico di Sassonia contro arcivescovo di Magdeburgo: Federico non può

• tollerare che i soldi dei suoi sudditi vadano all’arcivescovo grazie alle indulgenze.

In generale i principi territoriali si oppongono agli interessi della Chiesa.

• La grande nobiltà germanica ha emarginato la piccola nobiltà dei cavalieri. Questi,

• influenzati da idee luterane, vagheggiano una Germania imperiale, libera dal potere papale e

dalla grande feudalità laica ed ecclesiastica.

I cavalieri si coalizzano contro l’arcivescovo di Treviri, massima sintesi tra potere feudale 8

ed ecclesiastico; ma i principi protestanti colgono il pericolo, si alleano all’arcivescovo,

sconfiggono i cavalieri.

La guerra dei contadini

Thomas Muntzer voleva dirigere la Riforma verso il ritorno all’organizzazione comunitaria della

Chiesa primitiva, povera, abolendo le disuguaglianze. Su sua ispirazione si formano diverse

comunità di fedeli, spec. tra operai e minatori: anche questi parteciperanno alle guerre contadine.

Sulle campagne gravano poteri signorili, rapporti di servitù, abusi tra cui l’estensione del dominio

feudale anche nelle terre comuni.

1524: dalla Selva Nera inizia la rivolta; si estende in varie regioni; l’anno seguente la Contea del

Tirolo ne approfitta per progettare il distacco dall’impero e l’unione con la Confederazione elvetica.

I rivoltosi sono non solo contadini in senso stretto, ma anche abitanti delle città soggette ai principi

o esclusi dal potere in quelle imperiali. Si potrebbe parlare di rivolta dell’”uomo comune”.

Obiettivi della rivolta: abbattere la struttura sociale per ceti, formare federazione di leghe ispirate al

Vangelo, sottrarre prerogative alla nobiltà, espropriare ecclesiastici.

I Dodici Articoli di Memmingen sono il manifesto della lega sveva dei rivoltosi:

Denuncia abusi feudali

• Riduzione prestazioni in denaro

• Abolizione servitù

• Migliore amministrazione giustizia

• Elezione diretta del parroco

• Vangelo diventa norma di diritto della comunità.

L’intervento di Lutero a favore della feudalità

Primo intervento, Esortazione alla pace: cerca di mediare. Invita i contadini a non usare la Riforma

come pretesto per coprire la rivolta, ricordando che il Vangelo condanna la ribellione; allo stesso

tempo richiama i principi a non compiere abusi di potere.

Secondo intervento, Contro le masnade rapaci e assassine dei contadini: molto più duro, invita a

reprimere le ribellioni. Gli estremisti d’altra parte rischiavano di compromettere la Riforma.

1525: la rivolta viene duramente repressa, specialmente nella battaglia decisiva di Frankenhausen.

4.5 Zwingli e Calvino

La Riforma delle comunità di Huldrych Zwingli

Sacerdote svizzero, Zwingli si oppone a sacerdozio, celibato, culto dei santi, messa come sacrificio;

richiama a religiosità puramente basata sul vangelo e accentua lo spirito comunitario.

Stretto rapporto con autorità locali: ad es, a Zurigo nel 1524 un decreto municipale abolisce dalle

chiese immagini e reliquie; l’anno dopo la messa in latino.

Conventi trasformati in scuole e ospedali.

Abolito il servizio mercenario per l’opposizione di Zwingli al mestiere di soldato.

1525: Istituito Tribunale matrimoniale e dei costumi, il più antico ordinamento giuridico del

protestantesimo.

Gli anabattisti

“Ala sinistra” della Riforma in Svizzera. Predicano il battesimo degli adulti, una rigida disciplina

comunitaria e il distacco totale dall’autorità locale – in questo contraddicono Zwingli, che deve

liberarsi di loro perché la sua Riforma abbia successo. Iniziano persecuzioni.

Zwingli tenta un progetto di confederazione tra stati danesi e svizzeri in funzione antiasburgica, ma

solo un principe lo segue; il sacerdote viene sconfitto e ucciso in uno scontro coi cantoni cattolici a

Kappel. 9

Giovanni Calvino e i cardini della sua dottrina

Francese. A Basilea pubblica nel 1536 l’Institutio Christiana, coi fondamenti della sua dottrina, che

poi avrà come centro Ginevra (che diviene il centro della stampa riformata), e da lì si diffonderà.

Compenetrazione religione-politica ancora maggiore che in Zwingli. Ben visibile nel

• Concistoro, assemblea di 12 anziani e 10 pastori.

Predestinazione: salvezza o dannazione sono già decisi da Dio. A maggior ragione le opere

• non servono per la salvezza; ma dimostrano, sono conferma della propria vocazione. Perciò

sono indispensabili: tutta l’attività umana, specialmente professionale, è valorizzata come

luogo dove si concretizza la vocazione. Grande successo della dottrina presso artigiani e

commercianti.

Fondamentale importanza data alla Chiesa come comunità non solo di fedeli ma di santi.

• Quattro istituzioni:

• Pastori: amministrano sacramenti;

o Dottori: insegnamento religioso;

o Diaconi: assistenza;

o Anziani: disciplina comunitaria.

o

4.6 Carlo V e il protestantesimo della Germania

La prima fase: l’editto di Worms

Carlo V deve difendere l’unità della Chiesa, ma cerca anche di non radicalizzare il conflitto coi

principi: ha bisogno del loro appoggio nelle guerre d’Italia e contro i Turchi.

1521, editto di Worms: Lutero è condannato in quanto eretico, ma la soluzione definitiva del

problema è rinviata alla convocazione di un concilio - che l’imperatore voleva anche perché

sperava servisse a una riforma interna della Chiesa che aiutasse il suo progetto di impero universale.

La seconda fase: la Dieta di Augusta

1525: principi cattolici e luterani si riuniscono in due opposte alleanze.

1526 e 1529: due diete a Spira proibiscono ogni innovazione in materia di fede prima del concilio;

ma i luterani protestano (da cui il nome “protestanti”).

1530, Dieta di Augusta: Filippo Melantone, il teologo di Lutero, stende la Confessione Augustana,

cercando di tutelarsi verso l’imperatore: infatti il documento specifica la sua dottrina cercando di

distanziarla soprattutto dall’ala sinistra (Zwingli, anabattisti ecc.) più che dal cattolicesimo.

Nella Dieta, le città imperiali si oppongono alla restaurazione della giurisdizione vescovile e alla

restituzione dei patrimoni ecclesiastici. Ma la Dieta, in assenza dei rappresentanti protestanti:

Conferma il divieto di innovazioni religiose prima del concilio;

• Obbliga a convocare il concilio entro un anno;

• Restituzione patrimoni espropriati alle chiese;

• Applicazione di Worms;

• Attribuzione al Tribunale della Camera imperiale del potere di punire i trasgressori

• dell’antico ordinamento ecclesiastico.

La terza fase: la Lega di Smalcalda e la Dieta di Spira

Dopo la Dieta di Augusta non ci sono più speranze di conciliare le divisioni fra i protestanti (divisi

nelle tre confessioni di Lutero, Zwingli e Calvino), né tra i cattolici.

1531, nasce la Lega di Smalcalda dei principi protestanti; centro delle forze antiasburgiche.

L’imperatore deve badare a guerre italiane e contro i Turchi, perciò prende tempo: sospende i

processi del Tribunale della Camera fino al concilio e proibisce fino ad allora ogni innovazione.

Ma il concilio è sempre rinviato, anche perché i protestanti rifiutano di partecipare. 10

1542, Dieta di Spira: i protestanti condizionano al riconoscimento della loro posizione il supporto

militare e finanziario alle guerre di Carlo V.

La quarta fase: la pace di Augusta

1546: guerra tra Lega di Smalcalda e imperatore. Carlo V è sconfitto, e contemporaneamente perde

anche contro Turchi e Francesi.

1555: Carlo V è costretto a firmare la pace che stabilisce il “cuius regio, eius religio”. I principi

scelgono la confessione, e i sudditi devono uniformarvisi; se questi non vogliono, possono

emigrare, ma abbandonando i loro averi.

4.7 Aree e mezzi di diffusione della Riforma: analogie e specificità territoriali

L’area luterana

Comprende Germania centro-settentrionale, Europa settentrionale e orientale, coste baltiche.

Germania: la Riforma fa presa specialmente sulle città. Le aree rurali sono meno coinvolte e

• vengono più facilmente riconvertite dalla Controriforma cattolica.

Prussia: divisa in due dal 1466, la sua parte orientale abbraccia saldamente la Riforma.

• Danimarca e Svezia: lo scarso radicamento del cristianesimo favorisce la Riforma. I sovrani

• depongono vescovi e incamerano beni ecclesiastici.

Il contrario in Austria: qui la nobiltà possedeva benefici ecclesiastici, perciò resta fedele.

• Paesi baltici e Europa orientale (Polonia, Ungheria): la Riforma penetra nella pluralità delle

• sue confessioni; ma la frammentazione renderà facile alla Controriforma riconvertire i

fedeli.

L’area calvinista

Frastagliata in regioni anche distanti fra loro grazie all’emigrazione dei calvinisti: città svizzere,

Olanda, Palatinato e Basso Reno in Germania, Scozia.

Si diffonde dove c’è un contesto politico favorevole: infatti, a differenza di Lutero, Calvino

permetteva la ribellione all’autorità.

1534: dura repressione dei calvinisti in Francia; più tardi Francesco I si allea coi luterani tedeschi

contro l’imperatore, e l’atteggiamento cambia.

1535: in Francia si pubblica la traduzione in francese della Bibbia con introduzione di Calvino.

Il calvinismo ha successo in tutti i ceti sociali e si avviava a diventare partito politico, fomentando

la guerra civile in Francia nella seconda metà del ‘500.

L’Atto di supremazia e il distacco inglese dalla Chiesa di Roma

Enrico VIII, sposato con Caterina d’Aragona, vuole farsi annullare il matrimonio per rendere

legittimo il suo matrimonio segreto, già celebrato, con Anna Bolena. La scusa per l’annullamento

era che Caterina era stata sposata col fratello maggiore di Enrico; questo fatto avrebbe reso non

valide le nozze – ma il fratello era morto a 14 anni e, sosteneva Caterina, il matrimonio non era mai

stato consumato.

Ma Clemente VII lo scomunicò.

1534: con l’Atto di supremazia Enrico VIII si dichiara capo della Chiesa d’Inghilterra. In realtà, già

da metà ‘400 il re inglese era considerato unica fonte di diritto in campo sia temporale che

spirituale.

Chi non giura fedeltà al nuovo ordinamento, come l’arcivescovo John Fisher e Tommaso Moro,

viene ucciso. Il re incamera beni ecclesiastici e decime – ciò gli guadagna il consenso dei nobili che

parteciparono alla redistribuzione di terre.

1549: sotto il re Edoardo VI si promulga il Book of Common Prayer, coi nuovi fondamenti della

teologia anglicana (fino a quel momento diversa dalla cattolica solo per il mancato riconoscimento

11

del papa): battesimo ed eucarestia unici sacramenti, niente carattere sacrificale della messa, abolito

il celibato dei preti. Si va verso il modello calvinista.

1553: la professione di fede anglicana è richiesta a tutti i sudditi.

Le posizioni radicali

Anabattisti: pur sconfitti nella guerra dei contadini e perseguitati da Zwingli, continuano a proporre

il battesimo degli adulti, gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale, la Chiesa come libera comunità

di fedeli.

1534: a Munster proclamano la città “Regno di Dio”, nominano re un artigiano, cacciano cattolici e

luterani, aboliscono privilegi e condividono ricchezze, praticano libero amore. Furono massacrati da

Filippo d’Assia e restaurato il potere del vescovo.

Abbandonati i connotati più violenti, gli anabattisti si diffondono comunque in Europa e Nuovo

Mondo.

Spiritualisti: netta opposizione spirito/corpo; tra i leader, Sebastian Franck.

4.8 Gli eretici italiani del Cinquecento

Eretici nel ‘500 sono tutti quelli che interpretano liberamente l’esperienza religiosa.

In Italia non si afferma la Riforma a livello di Stati, ma ci sono circoli sensibili a quelle dottrine;

soprattutto al calvinismo, spesso reinterpretato secondo princìpi umanistici di tolleranza,

antidogmatismo, rivalutazione di natura e ragione umana.

Gli eretici italiani non si integrarono nelle chiese riformate; anzi, Michele Serveto fu processato e

condannato a morte da Calvino per le sue teorie sulla Trinità. Importanti esponenti italiani del

pensiero riformato reagirono proclamando tolleranza e la libertà di pensiero – ed è su questo punto

il contributo più grande degli eretici italiani.

Cap. V – Controriforma e riforma cattolica

1.1 I concetti di Controriforma e riforma cattolica

Controriforma: circa tra 1580 e 1640. E’ un concetto che oggi comprende:

Cristallizzazione delle confessioni religiose

• Nuovo sistema giuridico della Chiesa, col papa sempre più al culmine

• Tendenza a riconquistare le masse al cattolicesimo

• Carica riformatrice del Concilio di Trento

• Abusi, oscurantismo, intolleranza

E’ la reazione cattolica alla Riforma. Complesso intreccio di poteri che si oppongono al

protestantesimo:

Spagna: questa aveva bisogno di una solida autorità della Chiesa per tenere unito il vasto

• impero; mentre al Papa servivano gli aiuti militari ed economici dell’unica potenza allora in

grado di fornirglieli.

Chiesa: deve ripristinare la sua autorevolezza fondata su dogmi, morale, disciplina di clero

• e credenti.

Teologi: la cultura accademica cattolica si sviluppa specialmente alla Sorbona di Parigi.

• Gesuiti: il nuovo ordine sarà lo strumento principale della Controriforma.

Da dopo la seconda guerra mondiale, la storiografia ha elaborato un nuovo concetto: la riforma

cattolica.

Comincia, indipendentemente da Lutero, già nel tardo ‘400 e continua fino dentro al ‘600.

• 12

E’ una riforma “dall’interno” della Chiesa; agisce più sugli uomini che sulle strutture.

• Si manifesta in movimenti come la Devotio moderna (un movim. spirituale), i gruppi

• erasmiani, l’attività assistenziale (ospedali…), nuova religiosità promossa dal Concilio di

Trento.

Controriforma e riforma cattolica sono due tendenze diverse ma interdipendenti, ed entrambe

convergenti verso una maggior affermazione del cattolicesimo.

5.3 Il Concilio di Trento

1522-23: già papa Adriano VI presenta alla Dieta di Norimberga numerosi progetti di riforma, che

il Concilio riprenderà.

Clemente VII, il successore, fu più attento a conservarsi uno spazio politico che alla riforma

religiosa; in più temeva che un concilio potesse minare l’autorità papale.

1534: è papa Paolo III Farnese. Capisce la gravità della situazione (siamo dopo la Dieta di Augusta)

e convoca ripetutamente il concilio; ma la congiuntura è sempre sfavorevole e i protestanti rifiutano

di partecipare; inoltre riprende il conflitto franco-asburgico. Così si continua a rimandare.

1545: finalmente si apre il Concilio a Trento (città scelta perché italiana, ma anche sotto il controllo

dell’impero), che ha tre obiettivi:

Recuperare i territori protestanti

• Arginare l’eresia

• Riaffermare il primato papale.

Gli ultimi due furono pienamente realizzati.

Il concilio non è davvero “ecumenico”: partecipa solo una cinquantina di vescovi, e in maggior

parte italiani e spagnoli.

Prima fase: 1545-47. Carlo V spera ancora in una pacificazione religiosa, il papa intende il concilio

come sbarramento all’eresia.

Emanati cinque decreti su questioni teologiche affrontate dai protestanti:

Origine della fede

• Verità sacre scritture stabilita dal papa

• Peccato originale

• Giustificazione

• Sacramenti.

Stabilito anche importantissimo obbligo di residenza dei vescovi sul loro territorio, come segno di

disciplina ecclesiastica.

Concilio sospeso tra 1547-50. Paolo III voleva infatti trasferirlo a Bologna (città pontificia) ma i

vescovi imperiali si oppongono e restano a Trento.

Seconda fase: 1551-52. Papa Giulio III riapre il concilio, a Trento. Stavolta c’è una piccola

partecipazione di protestanti.

Conferma principio della transustanziazione.

Le alleanze interne al concilio seguono l’evoluzione di quelle internazionali: in questa fase i vescovi

francesi disertano il concilio, mentre imperiali e italiani si alleano.

Viene presto sospeso per la ripresa della guerra franco-asburgica.

Terza fase: 1562-63. Papa Pio IV riconvoca il concilio, che esamina l’origine del potere episcopale:

dal papa o dall’imperatore? Si trovò soluzione intermedia: i vescovi dipendono dal papa ma hanno

obbligo residenza. 13

Complessivamente, il concilio si occupò di:

Ordinamento in materia dogmatica e sacramentale

• Allargamento influenza giurisdizione ecclesiastica

• Disciplina clero

• Organizzazione forme di pietà popolare

Ma questi temi furono ripresi anche al di fuori, attraverso le varie bolle di attuazione dei decreti

conciliari. Ad es la bolla In cena Domini, dove la Chiesa pretendeva di estendere sempre più la sua

giurisdizione sugli altri stati, creò molte polemiche.

5.3 Le istituzioni della Controriforma

1542: Paolo III Farnese istituisce l’Inquisizione, col compito di indagare e perseguire gli eretici,

anche fino alla condanna a morte. Poteva farsi aiutare dal “braccio secolare”, la giustizia civile.

Sei cardinali inquisitori avevano piena giurisdizione su laici e clero – anche gli ecclesiastici furono

perseguiti, perché dissentivano o da un’ortodossia troppo rigida, o dai metodi inquisitoriali, o

dall’eccessivo accentramento del potere nei tribunali romani.

1559: Paolo IV istituisce l’Indice dei libri proibiti. Gli autori erano divisi in tre classi: quelli

condannati in toto, quelli condannati per una singola opera, e gli scritti anonimi. Anche gli

stampatori furono rigidamente controllati, e soprattutto quelli degli Stati italiani collaborarono

molto con lo Stato Pontificio. Un orientamento della storiografia attuale tende invece a

ridimensionare il fenomeno, facendo notare che gli Indici venivano continuamente rifatti proprio in

seguito alle proteste di stampatori e intellettuali, per cui c’era un dibattito sull’argomento.

5.4 Gli ordini religiosi e la riconquista delle anime

Per meglio controllare la disciplina ecclesiastica, si istituirono le visite pastorali periodiche dei

vescovi nelle parrocchie.

Lutero aveva criticato l’ignoranza del clero: per questo, e per evitare deviazioni dall’ortodossia da

parte di preti poco preparati, nacquero i seminari, collegi incaricati dell’istruzione del futuro clero.

Ordini religiosi: nati magari per altri scopi (in genere assistenziali o educativi), in questa fase

vengono utilizzati anche per combattere l’eresia, rafforzare l’autorità e l’azione della Chiesa.

Il più importante è quello dei Gesuiti, fondato nel 1534 da Ignazio di Loyola: un uomo d’armi e di

corte, poi consacratosi cavaliere, passato tra penitenze, studio e meditazioni, che arrivò a proporsi

l’obiettivo di combattere per il Signore e per il suo vicario, il papa. Perciò aggiunse ai tre voti

tradizionali (povertà, castità, obbedienza) un voto speciale di totale obbedienza al papa, fino alla

morte.

L’ordine fu organizzato secondo lo schema della gerarchia militare e della subordinazione senza

deroghe al capo.

La formazione del gesuita era lunga: dieci anni di studi. Ai vertici dell’ordine arrivava solo un’elite

selezionata.

L’ordine ebbe una crescita rapidissima. Riportò al cattolicesimo l’Austria, bloccò la Riforma in

Polonia e Ungheria, resero Italia, Spagna e Francia il centro della Controriforma.

La proposta culturale dei Gesuiti si fondava sulla filosofia di san Tommaso, la Scolastica.

Seguirono l’Umanesimo quanto allo studio e alla ricostruzione dei testi fonte della dottrina

cristiana; ma per il resto si può dire che la Controriforma abbia negato l’Umanesimo, quanto

all’esaltazione delle capacità conoscitive e critiche dell’uomo, sostituite dall’obbedienza assoluta al

pontefice. Si favoriva certamente l’istruzione, ma solo quella che cooperava alla salvezza

dell’anima; il metodo filologico serviva a rafforzare il dogma, non il dubbio sostenuto

dall’umanesimo cristiano di Erasmo. 14

I Collegi dei gesuiti non erano riservati solo ai membri dell’ordine, ma divennero le scuole della

classe dirigente. Il loro livello culturale era senz’altro il più elevato d’Europa. Oltre alle materie

tradizionali, se ne trattavano di “moderne” come il teatro, la musica, il gioco didattico e la danza;

secondo le esigenze della società di corte.

Ebbero missioni anche oltremare, specialmente nell’impero portoghese, ma anche in India, Cina,

Giappone. Nell’America spagnola crearono modelli di convivenza più rispettosi dei diritti degli

indigeni.

In area cattolica, le missioni, guidate da celebri predicatori, volevano anche ridurre la distanza tra

religione del popolo e dei dotti: la prima superstiziosa e ignorante, la seconda affascinata dai circoli

erasmiani e tendente ad avvicinarsi al luteranesimo.

Per contrastare la superstizione e l’errore, il Concilio di Trento istituì il Catechismo; per discutere

coi dotti nacque la figura del direttore di coscienza, in grado di rispondere alle obiezioni e istruire la

nobiltà.

Cap XI – Assolutismo e antico regime

11.1 Assolutismo e antico regime: una prospettiva europea

“Assolutismo” deriva da “rex legibus solutus”, cioè il re è sciolto dal vincolo delle leggi: è lui stesso

legislatore e giudice supremo.

Nasce nella seconda metà del ‘500 come antidoto al disordine sociale, per salvaguardare il potere

dello Stato dalle forze interne ed esterne che si opponevano alla centralizzazione.

L’assolutismo non diventa però una monarchia “orientale”: infatti deve comunque confrontarsi con

una molteplicità di forze sociali, e col dovere di rispettare ordinamenti consuetudinari,

“costituzioni”, ecc..

“Antico regime”: definizione data dalla Riv Francese per riferirsi in negativo all’ordinamento dei

150 anni precedenti, caratterizzato da:

Fonte della sovranità non è la nazione, ma il re

• Il re è titolare del potere, ma la sua gestione è affidata a corpi specializzati (esercito,

• burocrazia, diplomazia); il potere pubblico è più autonomo e il re ha il monopolio

dell’esercizio legittimo della forza

Tre poteri dello Stato ancora non divisi

• Corpi privilegiati (clero, nobili) godono di giurisdizioni a parte; hanno un potere non

• politico ma economico e sociale, ed è comunque delegato dal re

La società non è divisa in classi secondo il reddito, ma in ordini secondo la “dignità”,

• l’onore, lo stile di vita. Al vertice stanno i nobili di origina antica, poi i nobili la cui dignità

deriva dal possesso di un ufficio o signoria, mentre al punto più basso sta chi esercita un

mestiere.

Lo schema è stato applicato in gradi diversi. Casi estremi sono Francia (potere accentratissimo) e

Polonia (potere frantumato fra i nobili, tant’è che lo Stato sarà diviso tra le potenze vicine).

Situazione internazionale: dopo pace di Vestfalia (1648) la supremazia passa dalla Spagna alla

Francia; ciò non toglie che altre potenze si ritaglino un ruolo, come l’Inghilterra che si allea

all’Olanda, la Prussia che inizia la sua ascesa, ecc.. Si forma una specie di gerarchia tra potenze

grandi, medie e piccole.

11.2 Luigi XIV: la via francese allo Stato moderno

Il “Re Sole” ereditò la corona a 5 anni, e assunse il potere nel 1661, dopo la morte di Mazarino. 15


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Riassunto per l'esame di Storia Moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Le Vie della Modernità, Aurelio Musi consigliato dalla docente Fiorelli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: L'Italia nelle guerre per il predominio europeo, la Riforma protestante, la Controriforma e la Riforma cattolica, L'Assolutismo e l'Antico Regime, il Colonialismo, la Rivoluzione Industriale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiorelli Vittoria.

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