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Parte I: Territorio e popolazione

Capitolo I: Paesaggio e insediamenti

Terreni boschivi

Il paesaggio carolingio era costituito principalmente da boschi (oltre il 40%). La maggior parte delle foreste si estendeva a est del Reno e lungo il suo corso e anche nelle adiacenti parti orientali della Francia e del Belgio. La maggior parte di queste foreste erano terra reale, protetta dal re come riserva di caccia. Alcune di queste aree non contenevano solo boschi, ma comprendevano anche terre non coltivate, pascoli, lande, brughiere e persino terreni arabili. La creazione di radure ebbe luogo tutt'attorno a partire dall'inizio del secolo VIII e continuò per buona parte del secolo IX, forse in relazione alle operazioni militari di Carlo Magno contro i vicini sassoni.

Una serie di foreste lungo la sponda destra del Reno, a ovest della Turingia e a sud si estendeva dal Westerwald fino all'Odenwald nel sud. Il cuore del dominio carolingio era un vasto dominio regale tra Colonia, Treviri e Reims. In Francia, a nord della Loira, le foreste più ampie si estendevano a nord-est. La regione di Parigi presentava alcuni boschi sugli altopiani.

In Italia le aree boschive erano minori e meno fitte, salvo in alcune aree settentrionali della pianura del Po, gli Appennini liguri e toscani, l'Abruzzo e la Calabria.

Campi e villaggi

Le regioni di Parigi e di Gand nelle Fiandre erano tra le regioni più densamente popolate dell'Europa nord-occidentale. Questa distribuzione fu caratterizzata da una maggioranza di insediamenti sparsi consistenti principalmente in agglomerati rurali di recente formazione e in fattorie isolate. Tra il VII e il IX secolo la diffusione degli insediamenti rurali aumentò. Ciò non significa necessariamente che in quel periodo gli agglomerati rurali non evolvessero in raggruppamenti di fattorie più ampi a cui possa applicarsi il termine villaggio, probabilmente ancora per un certo tempo, senza la sua connotazione giuridica, che è un fenomeno dei secoli X e XII.

Gli stanziamenti nella regione di Parigi che costituivano il centro dei manieri di Sant Germain de Pres erano di origine gallo-romana. Erano situati lungo i corsi d'acqua, non lontano dalle strade romane, e si espansero grazie a disboscamenti. Le bonifiche erano state probabilmente effettuate per iniziativa dell'abbazia, dopo che aveva ricevuto la tenuta per donazione regia, mentre in alcuni casi la fondazione di una chiesa al centro dello stanziamento era disposta dal re. La chiesa era al centro dello stanziamento; i mansi erano separati da stradine o sentieri. Vi scorgiamo la prefigurazione di un villaggio.

Gli edifici dei mansi consistevano in una casa d'abitazione di 12,5 metri di lunghezza, in cui veniva ricoverato il bestiame e in alcune altre costruzioni che occupavano appezzamenti dalla superficie assai ineguale. Le terre dei contadini non erano inframmezzate dagli arativi della corte signorile centrale, il mansus indominicatus del maniero. L'arativo dei dominici di Saint German de Pres nei dintorni di Parigi consisteva di campi chiamati culturae. Ce n’erano di grandi e meno grandi e ogni villa ne aveva da quattro a dodici. Le culturae misuravano dai 5 ai 16 ettari mentre le più estese oltre 80 ettari. Esse costituivano differenti esempi di terra dominicale, frequentemente delimitate da siepi non temporanee e ben marcate rispetto alle terre dei contadini.

Al loro interno spesso i conduttori, tenuti a prestare servizi di lavoro, elevavano temporaneamente steccati in legno per proteggere le parti seminate a cereali, dalle parti lasciate a riposo e a pascolo. Possiamo scorgere in questa prassi una prefigurazione del sistema di rotazione triennale.

Un quadro assai diverso del paesaggio agricolo carolingio emerge dall'analisi delle donazioni registrate nel Liber Traditionum dell'abbazia di San Pietro a Gand. Queste donazioni consistevano in appezzamenti rurali di modesta o minima estensione, compresi tra i 2,5 e 5 ettari, composti da quattro o cinque campi; ognuno di questi appezzamenti recava un nome che terminava con il suffisso accra, più tardi denominati nel finale e akker. A Gand, i nomi terminanti in akker per piccoli campi erano disposti accanto a un campo maggiore chiamato kouter, quest'ultimo recante il nome del villaggio o di agglomerato rurale. Tutti questi nomi scomparvero nei secoli successivi. Le prove ricavate finora da fonti scritte hanno dimostrato che culturae, akker e kouter nell'Europa nord-occidentale in genere consistevano di grandi appezzamenti di terra arabile raramente in lotti più piccoli.

Gli appezzamenti che compongono le culturae della Francia settentrionale e del Belgio meridionale appartenevano tutti a un solo proprietario, il signore del maniero, come parte del dominico in una tenuta bipartita di tipo classico. Lo stesso non si può dire con certezza dei campi del IX secolo il cui nome di insediamento era seguito dal suffisso accra nella regione di Gand e delle Fiandre sud-orientali. Accadde così solo quando furono integrati in blocco in una struttura signorile in un periodo successivo. Solo in terre disboscate di recente le strisce regolari rappresentano, a partire dal IX secolo in poi, la struttura dominante del successivo Medioevo.

Città

Le città occupavano una parte relativamente piccola del suolo e non erano molto numerose in età carolingia. Alla fine del III secolo le città romane si erano rimpicciolite dato che attorno a esse furono costruite nuove mura di pietra che lasciavano fuori i sobborghi, i quartieri artigiani e altri elementi periferici. Anche all'interno delle nuove mura ebbe luogo una sorta di ruralizzazione. Gli spazi aperti si fecero più ampi e più numerosi. Gli edifici pubblici decaddero, divenendo parte del sistema difensivo e venendo occupati a volte da privati, che li suddivisero e li utilizzarono come dimore private. Questo processo andò avanti fino al VII secolo quando furono edificate chiese e abbazie di nuova fondazione, sulle rovine degli edifici romani e la transizione tra la città e la campagna si fece più blanda.

Un'altra conseguenza di questi cambiamenti fu che il centro della città si spostò rispetto alla precedente ubicazione. Alla fine del VIII secolo si assistette a un'intensa attività costruttiva intorno alle cattedrali in molte città episcopali come Metz, Lione, Vienna, Le Mans, provocata dalle nuove regole canoniche sulla vita in comune prescritte nel 754 da Crodeganfo e imposte da Carlo Magno in tutto il suo regno. La ruralizzazione del paesaggio urbano giunse chiaramente a termine, ma non furono più costruite nuove mura. Nel tardo VIII secolo presero a svilupparsi vicino alle abbazie delle città monastiche a Tours, ad Arras, a Gand. Essendo al servizio dell'abbazia non erano autonome e tuttavia, dal punto di vista geografico, rappresentavano un carattere urbano con case, laboratori e botteghe lungo le strade. Alcune ebbero un ruolo economico nei confronti del mondo esterno e furono abitate da mercanti che, oltre alla loro attività al servizio dell'abbazia, poterono organizzare un commercio indipendente per loro personale profitto.

Capitolo II: Demografia

Le congetture sulla situazione demografica nell'Europa carolingia si sono basate essenzialmente su quattro polittici: il polittico dell'abbazia di Saint Germain de Pres (825-829 d.C.), dell'abbazia di St. Bertin (844-859 d.C.), di St. Remi di Reims (metà del sec IX) e di St. Victor di Marsiglia (813-814 d.C.). I polittici forniscono un'istantanea di alcuni aspetti demografici del maniero, ma certi elementi da considerare fanno parte di un meccanismo dinamico. È il caso per esempio del rapporto numerico bambini-adulti. Il predominio della famiglia "semplice", composta da genitori e figli, per un totale di componenti oscillante tra i 4,5 e i 5,5. La media era di tre figli per coppia. Le famiglie semplici si raccoglievano in grandi gruppi economici e familiari. Il numero dei focolari era molto più alto di quello dei mansi. Il sistema mansus non era più adeguato alla situazione demografica. Toubert vi scorge il risultato di una politica dinamica diretta dall'alto, che favoriva lo sfruttamento di piccoli appezzamenti, in quanto di massimizzare la resa dei dominici meno estesi attraverso una maggiore disponibilità di forza lavoro.

Le differenze numeriche nei gruppi di età dei figli piccoli, essendo quelli dell'ultima generazione meno numerosi del corrispondente gruppo precedente, suggeriscono il verificarsi di crisi cicliche a brevi intervalli negli anni 803-806 e 810-814 in corrispondenza delle carestie del 803, 805, 807 e 810. Le crisi in sé potevano riguardare anche ambiti molto locali, ma le rapide fluttuazioni indicano comunque una fragile situazione demografica sensibile a crisi improvvise. Nei secoli VIII e IX la popolazione di certe tenute raddoppiò in un lasso di tempo compreso tra il mezzo e il secolo e mezzo di una crescita di circa 1% l'anno. Le numerose carestie che colpirono le aree centrali dell'impero carolingio sono da interpretare come incidenti di crescita, espressione di una sproporzione tra una popolazione in rapido aumento e una struttura economica rigida. Dopo una carestia poteva esserci un rapido recupero collegato alle qualità dinamiche di una popolazione giovane. Sull'argomento possiamo avvalerci solo di prove indirette tra cui l'indicatore dei disboscamenti. Nell'area meridionale di Parigi è stata calcolata una densità abitativa di 39 abitanti per km2. Tuttavia la densità della popolazione in molte altre aree, anche se ampiamente bonificate, era molto più bassa e variava dai 4-5 ai 9-12 abitanti per km2. La densità della popolazione e la percentuale di terra arabile potevano variare sensibilmente da zona a zona e persino da località a località a seconda del periodo di occupazione, della relativa fertilità e produttività del suolo e dei tipi di utilizzo della terra.

Parte II: Produzione

Capitolo I: Produzione agricola

L'agricoltura carolingia fu praticata entro certi limiti da liberi contadini indipendenti, benché questi fossero stati probabilmente più numerosi nel precedente periodo merovingio. Lo stato carolingio, in particolare la sua organizzazione militare, si basava in linea di massima sull'esistenza di un'ampia classe di uomini liberi, perlopiù contadini. Le donazioni di proprietà terriere alle chiese, specialmente nei secoli VIII e IX, venne praticata spesso da liberi conduttori di fattorie rurali, a volte aiutati da servi non liberi. Spesso le fattorie contadine indipendenti erano situate vicino o persino in mezzo ai manieri reali o ecclesiastici. La più diffusa forma di attività agricola, tuttavia, in particolar modo nel periodo carolingio, fu quella dei contadini dipendenti all'interno del maniero. Molti manieri fungevano da residenze reali del re itinerante ed erano chiamati palatium. I più grandi consistevano di parecchie villae, spesso vaste, che a loro volta includevano aziende più piccole chiamate.

Le chiese vescovili e le abbazie, la cui effettiva proprietà nel IX secolo era ugualmente importante, avevano messo insieme, attraverso donazioni di re, aristocratici e gente comune, un immenso patrimonio costituito per la maggior parte di manieri. L'abbazia di Saint German des Pres possedeva 25 villae e insieme raggruppavano circa 30.000 ettari di terra e boschi. Abbazie minori avevano da dieci a venti villae, con parecchie centinaia di ettari di terreno arabile ognuna.

L'effettiva proprietà dell'aristocrazia era in genere meno importante eccetto quella di alcune grandi famiglie imparentate con il re nota come aristocrazia imperiale. Le tenute dell'aristocrazia erano esposte più delle altre alla spartizione attraverso successioni, donazioni e simili.

Le origini del maniero bipartito classico

Dalla metà circa dell'VIII secolo in poi, la struttura e lo sfruttamento della grande proprietà nell'impero franco subirono profondi cambiamenti. In tempi e modi diversi, a seconda della regione, nelle grandi tenute del re, della Chiesa e dell'aristocrazia fu introdotta la cosiddetta struttura bipartita. Il sistema bipartito si reggeva sull'equilibrio tra le due parti che costituivano l'unità fondiaria a cui ci si riferiva come una villa, e su una loro stretta connessione in termini di sfruttamento: una parte, cioè il dominico, veniva coltivata direttamente per il signore della proprietà, principalmente ad opera dei contadini fra i quali era suddivisa l'altra porzione della tenuta, i lotti ad essi affidati, le cosiddette tenures o concessioni. I conduttori potevano coltivarle per se stessi in cambio di servizi, di consegne di prodotti e di canoni in denaro da versare al signore e al suo dominico. Il sistema bipartito ha avuto origine nelle parti centrali dell'impero franco. La sola area mediterranea in cui il sistema signorile classico ebbe a svilupparsi fu in Italia dopo il 774, e di fatto raggiunse la sua forma piena solo nel nord, in Lombardia. Tale sistema doveva la sua introduzione su iniziativa del re franco.

Evoluzione verso il sistema signorile classico

All'inizio dello sviluppo vigeva un tipo di sfruttamento dei suoli e riguardava una tenuta con terreno coltivato direttamente da schiavi, che non possedevano terra e vivevano al centro della tenuta. Possiamo definirla tenuta fondata sul dominico. Se alcune tenures erano amministrate da questa sede centrale erano in ogni caso limitate nel numero e obbligate a corrispondere solo prodotti e canoni e non servizi. Questi domini erano spesso situati in aree sotto-utilizzate. In tali casi l'allevamento del bestiame, specialmente quello dei maiali, divenne molto importante. L'integrazione o la creazione di tenures non sempre condusse a una tenuta bipartita. Quando, le tenures erano disseminate per un raggio di parecchi villaggi, vicine o frammiste alla terra di altri signori, la corte del dominico, sfruttata con l'aiuto di un certo numero di schiavi, divenne semplicemente un centro di raccolta dei canoni, senza legami aggiuntivi con le tenures. Il recupero dei suoli boschivi accrebbe l'arativo complessivo del dominico. Erano il frutto della fatica non solo dei servi che vivevano nel dominico senza che avessero a disposizione fattorie proprie, ma anche di nuovi arrivati liberi e semi-liberi. In cambio avevano il permesso di coltivare per se stessi una piccola porzione della terra non sfruttata del dominico e di condurla come una tenures. Erano obbligati a versare canoni in denaro e in natura e dovevano prestare servizi agricoli al signore per aiutarlo nella coltivazione del dominico.

Polittici inventari e loro finalità

Nella maggior parte dei casi il signore, perlopiù un abate, si era fatto registrare la composizione del dominico in termini di terra, edifici, personale e infrastrutture, ma più in particolare degli obblighi dei conduttori riguardo ai servizi, ai prodotti ai canoni da corrispondere. In tali documenti erano annotate anche le mappe dei feudi. Lo scopo di questi documenti era essenzialmente quello di fissare gli obblighi degli abitanti della tenuta per poter standardizzare e in tal modo ottimizzare la struttura e lo sfruttamento della tenuta.

Il dominico

Il dominico era costituito da vari tipi di terreno non coltivato, come anche da arativo. Quest'ultimo poteva estendersi per parecchie centinaia di ettari, la parte boschiva per migliaia. Le tenute di Saint German de Pres disponevano di terra arabile la cui maggior parte era già stata utilizzata prima dell'avvento dei carolingii, ma una cui discreta porzione derivava dalle bonifiche avvenute nel corso di secoli VII e VIII. A seconda delle condizioni geografiche, l'arativo del dominico poteva concentrarsi perlopiù in estese culturae, in tal caso non molto numerose, o distribuirsi in un gran numero di culturae o territori minori. Da un punto di vista economico, il rapporto tra la superficie complessiva del dominico e quella delle tenures è importante, in quanto ci suggerisce il numero dei lavoratori richiesti per la coltivazione del dominico. Più esteso era l'arativo del dominico, tanto maggiore era il numero di lavoratori richiesti. Nelle tenute classiche il rapporto dominico e le tenures era di circa 1 a 2 e 1 a 3. In alcuni manieri il rapporto era leggermente inferiore e a volte a causa della grande estensione dell'arativo del dominico il rapporto poteva salire a 1 a 1. Per lo sfruttamento di tali dominici così estesi i servizi dei conduttori non erano più sufficienti. Si deve tanto supporre che persino in queste tenute classiche si dovette fare un uso massiccio di schiavi residenti privi di tenures. Più i manieri erano piccoli più aumentava l'uso di schiavi residenti per lo sfruttamento del dominico. Lo sfruttamento del dominico a mezzo di servizi prestati dai conduttori sembra essere stato un sistema sviluppatosi soprattutto nelle grandi tenute in genere di proprietà del re o da lui donate.

Le tenures, e in particolare il mansus

Alle tenure erano annessi certi diritti in cambio di canoni da versare al signore, sia in natura sia in denaro e di servizi sul suo dominico. Nella seconda metà del VII il termine mansus appare per la prima volta nella regione di Parigi come nuovo termine tecnico per designare le tenure. Un mansus era allora costituito non solo da una fattoria e dai vari edifici rurali, ma anche da campi e a volte anche da prati. La sua introduzione poté essere collegata allo sviluppo del sistema signorile bipartito di tipo classico basato sui servizi. Nella maggior parte delle regioni mansus sostituì tutti i termini precedenti. Mansus arrivò a significare un'unità di accertamento dei pagamenti, in natura denaro e dei servizi. Il re franco, alla fine del secolo VIII in avanti, cominciò a usarlo anche per questioni fiscali e correlate, per esempio per determinare gli obblighi militari dei suoi vassalli.

Dopo la metà del secolo IX, mansus fu usato per indicare l'ampiezza della terra del dominico e per stime sommarie del suo valore. Il re la usava anche come base per varie tasse. Il problema sta nel fatto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher evolution87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Comba Rinaldo.
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