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FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

Capitolo I: Le strutture del mondo antico

I limiti della diffusione delle città costituivano i confini delle aree occupate da sedentari e del mondo civile: a

nord e sud di esse vivevano infatti popolazioni nomadi o seminomadi.

La più importante area occupata dai sedentari era quella mediterranea, che costituiva il cuore commerciale di

un impero immenso ed era caratterizzata da un forte sviluppo urbano.

Agricoltura,campagne e città

- L'impero romano aveva, all'inizio dell'era cristiana una popolazione di 50 milioni di abitanti ed era quindi

densamente popolato in relazione alle possibilità e alle tecniche agricole del tempo: il clima eccessivamente

secco e la natura del suolo non erano favorevoli allo sviluppo di una grande civiltà agricola.

Vi era una relativa scarsità di terreni pianeggianti che confinava l'allevamento nei boschi separandolo

fisicamente dalle colture.

Questo fatto influenzava molto le abitudini alimentari che prevedevano un grande consumo di cereali e vino

e pochi prodotti di allevamento.

I contadini adottavano particolari tecniche per conservare l'umidità del terreno e si utilizzavano due tipi di

aratro (uno leggero e uno pesante) a seconda che il terreno fosse arido o umido.

La forza lavoro non mancava poiché le conquiste avevano fornito un gran numero di schiavi e questo portò

anche ad un rallentamento delle innovazioni tecniche.

Grazie alla diffusione della cerealicoltura si ebbe un notevole sviluppo dei paesi conquistati, un aumento

della popolazione che favorì l'allargamento dei territori coltivati. le varie regioni si specializzarono in un

determinato settore, intensificando gli scambi marittimi e fluviali.

Lo sviluppo economico era comunque subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano

dell'impero.

Il paesaggio e l'organizzazione agricola erano caratterizzati dalla diffusione delle villae, i centri di

conduzione delle grandi aziende agrarie che a volte venivano frazionate in piccole aziende date in

concessione ai liberi contadini che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti.

- Le città costituivano il fondamento della dominazione romana per il loro ruolo centrale anche rispetto alle

campagne circostanti. Offrivano a tutti delle condizioni di vita che venivano considerate indispensabili per

una persona civile ( piazze, strade, mercati, scuole e luoghi di culto).

La funzione commerciale e industriale che svolgevano le città potenziò la diffusione delle attività artigianali

in tutto l'impero creando anche episodi di concorrenza.

Roma era un centro di coordinamento e organizzazione politico-amministrativa: aveva attirato nella sua

orbita altre collettività urbane amministrate dai consigli municipali a loro volta controllati dai governatori

delle province e dai funzionari imperiali.

Le città svolgevano inoltre una funzione militare che si intensificò nel terzo secolo quando i confini,

dapprima solidissimi, cominciarono a cedere soprattutto a nord. Numerose città cominciarono allora a

potenziare le loro fortificazioni.

Ceti dominanti dell'aristocrazia, cultura e religione

- Nelle città risiedeva quella parte della popolazione che dirigeva la vita amministrativa, sociale ed

economica.

La cittadinanza romana venne progressivamente concessa, a partire dal I secolo alle classi più alte di tutte le

città dell'impero e poi a tutti i cittadini liberi (III sec.).

Fra coloro che godevano delle cittadinanza romana emergevano due ordini sociali prestigiosi: senatori e

cavalieri.

Del senato entravano a far parte i figli dei vecchi senatori o designati dall'imperatore: l'aristocrazia senatoria

era quindi in gran parte ereditaria e dotata di enormi ricchezze fondiarie.

Al ceto dei cavalieri si accedeva soltanto per ordine dell'imperatore, che sceglieva fra i membri delle

aristocrazie municipali. Questo ceto scomparve quando Costantino concesse l'entrata dei cavalieri in senato

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che dovette quindi allargarsi e stabilire nuove articolazioni ( Clarissimi, Spectabiles e Illustres erano i tre

ordini di senatori).

- Come si istruivano i gruppi dirigenti? L'educazione romana di età imperiale presentava molte analogie con

quella greca: l'insegnamento era articolato in tre tipi di scuola (elementare, del grammatico e del retore).

Colui che terminava questo percorso poteva poi perfezionarsi dandosi allo studio dell'eloquenza,

importantissimo nell'educazione romana.

Le scuole erano gestite a spese delle municipalità e la loro clientela era costituita da rampolli dell'aristocrazia

urbana.

Tratti salienti delle cultura = carattere urbano e prosecuzione di quella ellenica.

- Religioni greco-orientali: favorite dall'ansia di salvezza individuale, proponevano pratiche di espiazione e

contatti con le divinità che garantivano l'immortalità individuale. Costituivano la grande speranza dei ceti

meno abbienti.

Le nuove religioni, attutirono spesso il contrasto e il dislivello fra le diverse classi sociali che le adottavano

influenzandole con le forme di cultura ellenizzante del tempo.

Cristianesimo: il Cristianesimo organizzò nel tempo una propria gerarchia, sviluppando la propria dottrina

attingendo dall'aristocratica cultura ellenistico-romana.

Le comunità cristiane primitive erano guidate da persone (apostoli e profeti) che predicavano il ritorno

imminente del Cristo sulla base della speranza scaturita dalla parola di Dio.

La diffusione del messaggio cristiano si appoggiò alla diaspora (dispersione nel mondo del popolo ebraico)

che fu un primo punto di riferimento.

Alla fine del I sec. però il cristianesimo si era staccato dalle sue origini ebraiche diffondendosi fra i ceti

aristocratici delle città: essi divennero rapidamente il ceto più adatto ad assumere funzioni sacerdotali e

direttive nelle comunità cristiane.

I cristiani erano convinti che le divergenze dottrinali rompessero l'unità dei fedeli, si attuò così un immane

lavoro intellettuale sulla parola divina: i testi vennero interpretati alla luce della dottrina filosofica propria

della cultura ellensitico-romana e nacque così il cattolicesimo, ispirato a principi di universalità.

Al vertice delle comunità cristiane si trovava il Vescovo reclutato del ceto aristocratico.

Allo Stato romano i cristiani apparvero da subito come una forza sovversiva che che si rifiutava di venerare

l'imperatore circondandosi di mistero.

Capitolo II: L'impero fra III e V secolo

Il III sec. coglie l'impero romano in una crisi profonda: disordini, guerre civili, popolazioni barbare che

premono ai confini. Diocleziano e Costantino cercarono di migliorare la situazione con riforme delle

strutture amministrative.

Nuova struttura amministrativa dello Stato (Diocleziano)

- 235-84 = anni dell'anarchia militare, incapacità del potere imperiale di mantenere l'ordine.

Diocleziano cercò quindi di impedire lotte per la successione e creò un sistema di governo detto tetrarchia

che sfruttava il sistema dell'adozione e la pratica della spartizione di potere: il potere fu diviso in permanenza

fra due imperatori ( Massimiano all'occidente e Diocleziano all'Oriente) che a loro volta associavano al

potere due cesari destinati a succedere alla morte.

Quando Diocleziano si ritirò a vita privata però le lotte per la successione ricominciarono e il potere fu

temporaneamente diviso fra Licinio e Costantino che però poi vinse l'avversario e rimase unico imperatore

fino alla sua morte.

- Divisione in dello Stato in quattro prefetture ( della Gallia, dell'Italia, dell'Illirico e dell'Oriente) voluta da

Diocleziano.

Erano governate da vicari e comprendevano ognuna cicca cento province. L'obiettivo era che ogni

governatore dovesse amministrare solo un piccolo numero di soldati assicurandosene la subordinazione.

- Riforma militare: l'esercito di Roma era un esercito di frontiera e la sua dispersione lungo migliaia di

chilometri lo rendeva fragile di fronte agli attacchi delle popolazioni confinanti. Si creò così un esercito di

manovra stanziato nelle grandi città e pronto a intervenire all'occorrenza.

Sui confini invece vennero stanziate delle speciali milizie territoriali.

- Riforma fiscale: indispensabile per assicurare all'esercito un reclutamento stabile e risorse regolari.

Vennero quindi istituite due imposte: una personale e una fondiaria, chiamata annona, che veniva riscossa in

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natura per assicurare approvvigionamento all'esercito.

Rapporti sociali nelle campagne

I fenomeni di maggior rilievo furono:

1) Peggioramento della sorte dei coloni: la necessita di bloccare il loro esodo dalle campagne li costrinse a

non poter più cambiare lavoro, essi erano legati alla terra anche se liberi di fronte al grande proprietario.

2) Incremento del potere dei grandi proprietari fondiari: la grande proprietà fondiaria divenne

un'importantissima struttura di inquadramento della società. Gli agricoltori intorno a lui si raccomandavano

offrendogli i propri servizi.

3) Poiché i grandi proprietari godeva di una sorta di immunità sia giudiziaria che fiscale si scarnarono spesso

moti di ribellione dei contadini nelle campagne. Una parte dei coloni fu però sempre solidale all'aristocrazia

senatoria e quindi i moti non presero mai piede.

Oriente e Occidente

All'inizio del IV sec. l'impero esigeva un governo separato di Oriente e Occidente. Costantino fondò una

nuova capitale sulle rive del Bosforo, chiamata Costantinopoli che venne considerata come una nuova

Roma.

Le condizioni sociali, i problemi politici e culturali erano molto diversi fra le due parti dell'impero. Anche la

situazione economica si modificò a favore dell'Oriente poiché era stato meno colpito dalla crisi dell'anarchia

militare.

La separazione divenne profonda nel 395 alla morte di Teodosio che designò a succedergli i due figli Onorio

(Occidente con capitale Milano) e Arcadio (con capitale Costantinopoli). Il contrasto era tale che

Costantinopoli inviò nell'Illirico rivendicato da Onorio i Visigoti che vennero poi sconfitti da Stilicone.

Cristianesimo e Impero

Mentre Diocleziano tentò di eliminare le organizzazioni cristiane, nel 313 Costantino e Licino firmarono un

editto di tolleranza che segnava la fine delle persecuzioni.

Nell'età di Costantino l'avvicinamento imperiale al cattolicesimo avvenne su tre livelli diversi:

1) Riconoscimento della piena libertà di culto per tutti.

2) Concessione di privilegi alle comunità cristiane e al clero: i sacerdoti vennero esonerati dal pagamento

delle imposte.

3) Intervento delle dispute dottrinali per mantenere l'unità dell'episcopato: 325 assemblea di Nicea per

discutere della dottrina trinitaria. Costantino stesso vi partecipò condannando all'esilo Ario che attribuiva

diversa natura a Padre e Figlio.

La politica imperiale successiva a Nicea fu caratterizzata da:

- Frequenti cambiamenti di orientamento degli imperatori nelle questioni teologiche (es. diffusione

dell'arianesimo fra i popoli germanici e parentesi politeista di Giuliano l'apostata).

- Sostegno totale offerto alla nuova religione alla fine del IV secolo: editto di Teodosio del 380 che stabiliva

che il Cristianesimo era l'unica religione accettata dall'impero con le conseguenti persecuzioni del politeismo

e la repressione di qualsiasi disputa dottrinale.

L'ordinamento delle chiese Cristiane si adeguò alle ripartizioni amministrative dell'impero, i vescovi

presiedevano le province ecclesiastiche e in Occidente essi si coordinarono in materia disciplinare e

teologica con la chiesa di Roma.

Le donazioni di cattolici di alto livello sociale favorirono l'espansione dei patrimoni ecclesiastici.

Capitolo III: Il mondo delle popolazioni a struttura tribale

Fin dal II secolo l'impero era minacciato dalla pressione crescente delle popolazioni germaniche che si

distinguevano con differenza profonda soprattutto culturali.Questi popoli erano nomadi o quasi nomadi e la

loro organizzazione si basava sulla tribù.

Unni

- Le immense imprese difensive dell'impero (es. grande muraglia e limes) arginarono le aggressioni dei

nomadi al mondo dei sedentari.

A partire dai primi decenni del IV sec. le pianure della Cina caddero sotto il controllo dei barbari e un fatto

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analogo si verificò in India.

Gli Unni arrivarono anche in Europa spostandosi progressivamente verso le verso le steppe della Russia

meridionale provocando una serie di spostamenti a catena delle popolazioni sedentarie che vi abitavano.

Ebbe così inizio il periodo delle grandi migrazioni.

- Vita: queste popolazioni erano dedite all'allevamento ma ancora fortemente soggette alle costrizioni

ambientali. Essi si spostavano stagionalmente col bestiame per sfuggire alla stagione arida, sfruttando

l'ambiente per tutto ciò di cui avevano bisogno.

Vivevano in abitazioni mobili su ruote che si adattavano alla necessità di muoversi nella steppa.

Essi compievano razzie se una carestia improvvisa rompeva l'equilibrio fra popolazione e risorse.

La società nomade era organizzata in tribù che era costituita da vari clan formati da famiglie.

Eleggevano condottieri solo in momenti di guerra, la loro capacità di mettere in difficoltà l'impero derivò

soprattutto dalla possibilità di sfruttare le forze degli ostrogoti che vivendo stabilmente portarono

approvvigionamenti e nuove risorse.

Germani

Con questo nome si indicano le popolazioni che occupavano vaste regioni situate a nord dell'impero fra Mare

del nord e Mar nero.

I Germani non erano propriamente nomadi, praticavano la raccolta e l'allevamento che stava alla base delle

loro attività economiche.

Verso la metà del II sec. essi emigrarono verso le steppe dell'attuale Ucraina a causa della fragilità

dell'economia pastorale.

La loro organizzazione sociale non differiva di molto da quella delle tribù unne.

Ogni anno il consiglio dei capi delle tribù distribuiva le terre che quindi non erano possedute privatamente

ma in comune così come i prodotti che offrivano.

Non esistevano istituzioni con carattere coercitivo, cioè con obbligo di obbedienza.

Iniziarono ad avvenire profonde trasformazioni già dal I sec. quando il clan non costituiva più l'entità di base

della società ed era scomparsa l'abitudine di lavorare la terra in comune che cominciò ad essere distribuita fra

individui singoli secondo il prestigio e la ricchezza di ognuno.

Causa di questa differenziazione sociale potrebbe essere stato il baratto privato con le regioni imperiali.

La cultura dei germani era caratterizzata da un'educazione rude di contadini e guerrieri che subivano un rito

di passaggio all'età adulta per poter partecipare alle razzie.

Utilizzavano la scrittura runica ma la loro cultura fu essenzialmente orale.

A contatto con le popolazioni sedentarie dell'impero i Germani subirono un processo di acculturazione e le

loro tradizioni furono influenzate dal mondo greco-romano (es. adesione all'arianesimo grazie alla

predicazione di Ulfila).

Ruppero definitivamente l'equilibrio istituzionale fra i tre organi di governo della società germanica

(consiglio di capi tribù, assemblea degli armati e consiglio di guerra) due fenomeni principali:

1) Lento emergere di un re elettivo: ricopriva una carica a vita ma non aveva potere coercitivo

2) Nascita di un'aristocrazia guerriera provvista di proprie clientele armate: il capo cominciò a scegliere,

nutrire e comandare i suoi uomini non solo in periodo di guerra. I bottini delle razzie incrementarono le

disparità economiche e il capo si rese sostanzialmente indipendente dal controllo dell'assemblea degli armati.

I germani divennero così un popolo retto da una dinastia regia che ha creato attorno a se un alone di sacralità

e una potente aristocrazia guerriera.

Il ricorso ad elementi germanici nell'esercito dell'impero divenne molto frequente tanto che essi iniziarono a

ricoprire anche cariche importanti e a stipulare alleanze con l'aristocrazia mediante matrimoni (es. Stilicone)

Capitolo IV: I regni romano-germanici

Nel V sec. la marea di popolazioni germaniche stanziate a est del Reno si riversò nei confini dell'impero

d'occidente cambiandone la storia per sempre.

Punti chiave:

1- La storia di questi regni ruota attorno ai problemi dei rapporti con le popolazioni locali, con l'aristocrazia

senatoria e con l'episcopato cattolico. Il problema religioso ebbe una grandissima importanza nella

formazione di questi regni poiché l'episcopato cattolico si sforzò di assimilarli e convertirli.

2- I Germani, con l'insediamento imitarono i modi di vita delle popolazioni locali trasformandosi (i contadini

divennero proprietari terrieri etc.). 4

3-La guida di questi regni pose diversi problemi ai capi militari germanici che si trovarono a dover convivere

con gli uffici, i funzionari e le istituzioni imperiali collaudate da secoli. Essi furono propensi ad adottarli per

la loro efficenza e così moltissime istituzioni e organismi sopravvissero.

La prima generazione di regni

- Visigoti: crearono il primo di questi regni dopo aver saccheggiato Roma nel 410 e stanziandosi nel 418 in

Gallia.

- Suebi: accettati dall'impero come alleati costituirono un loro regno nella penisola iberica.

La corte imperiale, ormai stabilitasi a Ravenna, applicava per sostenere le popolazione germaniche il sistema

dell'hospitalitas: funzionari e soldati avevano buoni pubblici per l'approvvigionamento e carte di alloggio che

da temporanee divennero definitive.

Questa politica di convergenza fra romani e barbari si rivelò nel complesso positiva poiché la corte ottenne

appoggio da essi nei momenti di maggior pericolo soprattutto nel V secolo quando si profilò la minaccia

unna.

Ezio affrontò gli Unni e Attila che vennero dapprima sconfitti in Gallia e si ritirarono poi nella penisola

italica. Alla morte di Attila il loro impero scomparì in breve tempo.

Il primo dominio germanico in Italia

-Odoacre: in italia non vi erano stanziamenti di barbari ma la preponderanza dell'elemento germanico in

molti settori si faceva sentire pesantemente.

Gli imperatori erano tali solo di nome: uno di essi, Giulio Nepote fu deposto a favore di Romolo Augustolo

che fu a sua volta deposto da Odoacre.

La deposizione di R.a. segnava il tramonto effettivo dell'autorità imperiale in Occidente (476. data

comunemente indicata come inizio del Medioevo).

Odoacre stabilì buoni rapporti con l'aristocrazia senatoria e riconobbe come unico imperatore quello

d'Oriente.

-Teodorico: condusse gli Ostrogoti in in Italia dal Danubio, sconfisse Odoacre e con lui scremò una sorta di

parallelismo fra le due società (goti e romani).

Inizialmente i rapporti furono molto equilibrati, gli interessi dell'aristocrazia vennero rispettati.

Fu sul terreno religioso che la politica di Teodorico entrò in crisi: l'imperatore Giustino provocò con le sue

misure sulla dissidenza una forte tensione fra Goti, Ariani e cattolici.

Teodorico abbandonò la sua politica conciliante verso l'impero e la Chiesa romana e colpì i senatori che gli

sembravano più favorevoli a Bisanzio.

Il regno Franco

Fu il regno in cui la convergenza fra capi militari germanici e latifondisti risultò più profonda.

Clodoveo divenne il principe del principale dei regni franchi e ampliò i suo domini occupando gran parte

della Gallia.

Ebbe buonissimi rapporti con l'episcopato cattolico che favorirono la sua espansione e si convertì lui stesso

al cristianesimo.

Capitolo V: L'impero restaurato di Giustiniano

Nel VI secolo, mentre in Occidente nascono i regni romano-germanici l'Oriente si libera dalla presenza dei

barbari e sopravvive un secolo in più dell'impero d'Occidente, fino al 1453.

Si configura la civiltà bizantina che prende chiaramente spunto dall'impero di Costantino e Diocleziano per

l'importanza della religione cristiana e per le basi che essi costruirono per un profondo rapporto fra Stato e

Chiesa (es. cesaropapismo).

Bisanzio nel V e Vi secolo: problemi etnici e religiosi.

Bisanzio ereditò da Roma, oltre alle solide strutture statali anche due ordini di problemi: il rapporto con le

popolazioni barbariche (es. Ostrogoti in Pannonia), e i tumulti di ordine religioso.

Il problema della potenza germanica fu risolto grazie ad un'alleanza con il popolo degli Isauri i cui capi però

si ribellarono ripetutamente.

L'imperatore Anastasio I decise di deportarli risolvendo la questione definitivamente.

I problemi creati dalle dispute religiose erano legati alla diffusione del monofisismo in Egitto e in Siria.

L'atteggiamento verso i monofisiti fu oscillante, sia da parte di Giustino che di Giustiniano che iniziò anche

un'opera di evangelizzazione dei popoli non cristiani che godette di immensa fortuna. 5

Giustiniano fu un protettore della Chiesa e ne fece una sua fedele collaboratrice anche se i problemi coi

monofisiti crearono nuove insurrezioni tanto che essi non riconobbero papa Pelagio e si venne a creare il

cosiddetto scisma di Aquileia che durò circa un secolo e mezzo.

Forme di vita monastica e regola benedettina

Grande importanza nella vita religiosa di quei secoli ebbe il monachesimo che proprio nell'età di Giustiniano

conobbe una delle sue esperienze più significative: quella di Benedetto da Norcia.

Il monachesimo ebbe origine dalle esperienze religiose degli eremiti e dai loro ideali di vita ascetica.

Si diffusero i cenobi, comunità monastiche desiderose di incarnare l'ideale evangelico di perfezione e di

penitenza.

Il monachesimo celtico-irlandese ebbe l'importante caratteristica di essere un tutt'uno con l'evangelizzazione

dell'isola, operata da S. Patrizio.

- Regola benedettina, aspetti principali:

1-Senso della misura: forma di vita cenobitica legata a quella irlandese, obbedienza all'abate.

2- Importanza della lettura e dello studio: attività letteraria che doveva essere limitata ad approfondire i testi

delle scritture, biblioteche, scuole e studio in cui venivano copiati i testi.

3- Importanza del lavoro manuale: interpretato come forma di ascesi

Il rinvigorimento dell'idea imperiale romana e le riconquiste di Giustiniano:

L'imperatore intendeva restaurare l'impero universale di Roma, il cui ricordo era rinvigorito dalle aspirazioni

dell'episcopato a fare del cristianesimo una religione universale.

Le guerre di conquista si appoggiarono ai latifondisti e ai gruppi di mercanti interessati al commercio

internazionale.

Fra il 533 e il 534 fu rioccupato il regno vandalo in cui vennero restaurate le vecchie istituzioni, mentre il

recupero dell'Italia fu avviato nel 535 da Belisario.

Abbattere il regno goto non fu facile e l'Italia fu liberata dopo vent'anni di battaglie; anche qui vennero

restaurati gli antichi rapporti sociali imperiali.

Le grandi conquiste si conclusero in Spagna strappando ai Visigoti la parte sudorientale della penisola

iberica.

L'impero restaurato

Bisanzio dimostrò con le riconquiste di essere in grado di garantire la sicurezza delle comunicazioni navali

favorendo le attività commerciali. Si aprirono nuovi passaggi verso la Cina e venne introdotta nell'impero la

coltura del baco da seta.

Il funzionamento della macchina statale si articolò principalmente a tre livelli:

1) Riscossione regolare delle imposte, divenute pesanti per sovvenzionare le guerre: questa fu una causa di

indebitamento contadino.

2) Centralizzazione e potenziamento della burocrazia: in questo campo non avvenne un rinnovamento

radicale. Continuò a sopravvivere la separazione fra potere militare e civile nelle province.

3) Riorganizzazione totale della legislazione, essa diede un fondamento giuridico al potere autocratico

dell'imperatore. La riorganizzazione legislativa fu operata da Triboniano che raccolse tutto quanto era

utilizzato nell'antica legislazione romana.

Nacque così il Corpus iuris civilis che comprendeva:

a) Istituzioni, concepite come un trattato di diritto.

b) Codice vero e proprio, o codice giustinianeo che consiste in una raccolta di tutti gli editti imperiali in

vigore a partire dall'imperatore Adriano.

c) Il Digesto, raccolta ordinata e semplificata dai pareri delle sentenze dei più autorevoli giuristi romani.

d) Novelle, leggi promulgate dallo stesso Giustiniano.

Il cic ebbe importanza fondamentale e fu alla base della legislazione bizantina per quasi un millennio

influenzando moltissimo tutta quella europea.

Luci e ombre dell'opera di Giustiniano

I contemporanei e gli storici hanno sempre giudicato in modo severo l'operato di Giustiniano additandolo

come infido, privo di scrupoli, avido e crudele.

Egli fece comunque molti sforzi per rendere più grande e splendido il proprio regno: ottenne risultati sul

piano commerciale e del riordino legislativo ma le sue riforme non riuscirono a compiere una vera

rigenerazione del vecchio Stato romano. 6

Fra VI e VII secolo: ridimensionamento territoriale e sorgere dell'ordinamento tematico.

Fenomeni rilevanti furono una paurosa crisi interna provocata da guerre civili e da rivolte popolari e militari

e l'incapacità di difendere le frontiere dalle minacce di Persiani Avari e Slavi in Oriente e Longobardi e

Visigoti in occidente.

L'impero andò così incontro ad amputazioni territoriali gravissime: l'Italia fu occupata dai Longobardi nel

568 mentre gli Slavi si riversarono nella penisola Balcanica iniziando un lungo processo che portò alla

creazione degli stati slavi in queste regioni.

Il baricentro si spostò verso l'Oriente.

L'imperatore Maurizio non rispettò più la separazione fra potere militare e civile e e raggruppò nelle due

luogotenenze di Ravenna e Cartagine quanto rimaneva delle province d'Italia e Africa.

Nacque il sistema dei temi: il tema era un'unità amministrativa a carattere decisamente militare al cui vertice

stava un generale che aveva massimo potere civile e militare.

Le conseguenze di questo sistema furono truppe soprattutto economiche.

Avvenne inoltre la sconfitta dei Persiani da parte dell'imperatore Eraclio che riconquistò Mesopotamia,

Egitto, Siria e Palestina. 7

L'ALTO MEDIOEVO

Capitolo VI: sorgere della potenza araba e trasformazioni dell'impero bizantino.

Nella prima metà del VII secolo la predicazione di Maometto diede origine all'Islam. Gli aspetti più

significativi delle sua diffusione nel alto Medioevo furono:

1- Trasformazione delle bellicose tribù beduine del deserto in un popolo unito dalla fede in un unico Dio.

2-Trasformazione di questo popolo in un popolo di conquistatori che elevarono la razzia al rango di guerra

santa.

3- L'espansione araba fece decadere il Mediterraneo come zona commerciale pur rimanendo un'area di

scambi relativamente importante.

Spostamento del cuore politico ed economico verso settentrione.

I guerrieri arabi combattevano contro popolazioni indebolite da lacerazioni interne la capacità che essi

ebbero di controllare un impero così vasto fu davvero stupefacente.

L' Arabia preislamica

La penisola araba era in gran parte arida, il deserto era percorso da nomadi che si fermavano nelle oasi. La

vita era caratterizzata da:

1- Organizzazione sociale a tribù con un capo eletto fra gli anziani.

2- In campo religioso vi era un complesso mosaico politeistico nel quale non mancavano ebrei e cristiani.

3- Le attività commerciali e religiose si integravano presso i santuari, in maniera esemplare alla Mecca sede

del santuario della Kaaba.

Il primo messaggio religioso di Maometto

Egli iniziò a predicare intorno al 610 alla Mecca. parlando in nome di Allah, divinità meccana che egli

rappresentava come Dio unico (punto di innovazione).

Maometto rispettava comunque i riti del popolo poiché fossero dedicati ad Allah e riconosceva la ricchezza

per scopi benefici.

L'Islam comunque andava incontro alle aspettative per una società migliore penetrando soprattutto fra gli

artigiani, gli operai, gli schiavi. Incontrò l'opposizione dei Quraysh che erano preoccupati dalla predicazione

anti-politeistica che colpiva gli interessi economici del loro clan.

Perseguitati, Maometto e il suo seguito si trasferirono dalla mecca a Yatrib che prese il nome di Medina:

questa fu la famosa egira che segnò l'inizio dell'era musulmana.

Il superamento dell'ordinamento tribale della società araba

Il processo di arabizzazione dell'Islam è formato da tre momenti successivi:

1) Rottura dei legami originari con il giudaismo e con il cristianesimo.

2) Ricongiungimento alla tradizione beduina della razzia compiuta da chi era emigrato a Medina e viveva di

stenti. La razzia fu elevata al ruolo di guerra santa contro i nemici dell'Islam.

3) Rientro armato alla Mecca e e recupero della Kaaba .

Nel 633 morì Maometto;per la prima volta l'Arabia era unita ed era caratterizzata uno stato politico

superiore a quello delle tribù.

La prima fase dell'espansione e l'amministrazione dei territori conquistati

Maometto morì senza indicare con chiarezza un successore e tre fazioni cercarono di far valere il proprio

orientamento in merito:

1) I compagni del profeta che volevano scegliere uno dei primi e più fedeli seguaci.

2) I legittimisti che volevano applicare un criterio dinastico.

3) I Sunniti che si definivano come una comunità unita dalla tradizione e dal Corano e sostenevano gli

Omayyadi la più potente delle famiglie aristocratiche dei Quraysh.

Nei 30 anni che seguirono tutte le fazioni riuscirono a far eleggere almeno un successore di Maometto

(periodo del califfato elettivo ricco di travagli).

La politica espansionistica fu coronata da un enorme e rapidissimo successo: gli arabi riuscirono a battere

l'imperatore Eraclio conquistando Siria, Egitto e Mesopotamia. Le loro conquiste erano fomentate

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dall'entusiasmo dei guerrieri arabi e dalla debolezza dei loro avversari.

Occorreva adattare le leggi della società araba primitiva ad una comunità ormai immensa.

1- Amministrazione statale: il modello fu offerto dall'efficienza della costruzione statale romano-bizantina e

dal sistema amministrativo persiano.

2- Modificazione della figura del califfo: divenne l'erede di una monarchi assoluta di tipo orientale con

potere assoluto e universale.

3- Creazione di una vasta clientela politica devota alla famiglia degli Omayyadi che si impadronì del

califfato grazie ad essa.

4- Trasformazione dei soldati arabi in proprietari terrieri.

La seconda fase dell'espansione e la frattura del mondo musulmano

Con la dinastia dei califfi omayyadi l'impero islamico conobbe una nuova fase di espansione.

L'Islam si estese in meno di un secolo dall'Indo all'Atlantico, dai monti del Caucaso ai deserti del Sahara.

Queste conquiste strapparono alla cristianità il dominio incontrastato del Mediterraneo.

Il mondo musulmano era comunque diviso da lotte politico-religiose che costituivano il prolungamento degli

antagonismi fra tribù.

Ora erano associate alle tendenze autonomistiche di alcuni gruppi ed in particolare della famiglia meccana

degli Abbasidi che si impadronì del califfato mentre gli Omayyadi fondavano un regno indipendente a

Cordova.

La società musulmana nell'età degli Abbasidi

-Arabizzazione dell'amministrazione pubblica, nuove monete, centralizzazione dello Stato con introduzione

della figura del visir.

- Crescita delle città, incontro della tradizione araba con la cultura delle città bizantine: rinnovamento della

cultura ellenistica.

-Produzione scientifica e filosofica: numeri arabi.

L'impero bizantino dal VII al X secolo

Le conquiste arabe aprirono la strada a nuove rinunce territoriali di Bisanzio. perdita di tutti i territori italiani.

Tra il VII e l' VIII secolo l'impero era ridotto quindi alla zona periferica del mar Egeo e necessitò di

cambiamenti nell'amministrazione centrale e provinciale.

La grande aristocrazia fondiaria fu privata delle terre conquistate dagli arabi e si sviluppò una piccola

proprietà di contadini liberi .

-Iconoclastia, dissidio fra Stato e Chiesa, province orientali contro il culto dell'immagine affiancate

dall'imperatore Leone III d'Isaurico.

-Nuova dinastia macedone (867-1057) che riportò i confini balcanici al Danubio ed evangelizzò le

popolazioni slave.

Capitolo VII: Sintesi romano-germaniche nell'Europa

Fusione di due mondi

Nel VII e VIII secolo il mediterraneo cessa di essere il fulcro politico ed economico della cristianità.

Il baricentro dell'Europa cristiana si sposta inesorabilmente nel regno creato dai Franchi dove avvenne una

rapida riforma delle strutture ecclesiastiche.

Trasformazioni più importanti:

1-Fusione dell'antica Gallia dei due mondi romano e germanico

2- Maturazione di un processo analogo anche in altri regni come quello dei Longobardi che hanno

praticamente distrutto il ceto senatoriale.

3- Nascita del vassallaggio nel regno Franco, obbligo di fedeltà verso un potente.

La sintesi fra il mondo romano e quello barbarico è favorita dalla conversione al cattolicesimo delle

popolazioni germaniche e dalla fusione della loro aristocrazia militare con quella terriera dei popoli

romanizzati.

L'evangelizzazione della Britannia e il monachesimo anglosassone

Nel 596 Papa Gregorio Magno inviò nell'isola un gruppo di monaci benedettini guidati da Agostino che

divenne arcivescovo di Canterbury. 9

Aspetti caratteristici del processo di evangelizzazione della Britannia

1- Il monachesimo diventò uno strumento di evangelizzazione.

2- Grande abilità dei monaci nel diffondere la religione cattolica nelle campagne.

3- Predicazione che avveniva sotto stretto controllo del papato.

4- Il territorio anglosassone fu suddiviso in diocesi e a capo di ogni diocesi fu posto un vescovo, anche abate

di un monastero.

Ripresa e scomparsa del regno visigoto

Il grande re Recaredo si convertì con tutto il suo popolo dall'arianesimo al cattolicesimo e fece così cadere

quella barriera religiosa che era diventata una delle principali motivazioni di debolezza del regno.

Avvenne in breve tempo la fusione dell'aristocrazia romano-iberica con quella visigota, che sancì l'unità

giuridica del regno.

A minare il regno visigoto furono però le tendenze anarcoidi dell'aristocrazia e i frequenti conflitti per la

successione al trono.

Il regno non resistette quindi all'attacco dei musulmani nel 711.

Il regno franco e il superamento dell'anarchia merovingia

Durante le lotte di successione fra i re merovingi emerse una nuova geografia della Gallia che venne divisa

in 4 regioni di ineguale importanza: L'Austrarsia, la Neustria, l'Aquitania e la Burgundia.

Gallia: concentrazione del potere nelle mani dell'aristocrazia (maggiordomi o maestri di palazzo) e la fusione

dell'aristocrazia militare franca con quanto rimaneva dei vecchi ceti senatori.

Nacque così una nuova aristocrazia legata alla terra e decisa ad approfittare della debolezza del potere

centrale.

Carlo Martello assicurò prestigio alla dinastia pipinide battendo a Poitiers nel 732 i musulmani di Spagna.

Il popolo franco si era ormai abituato a considerare il maggiordomo d'Austrarsia come capo effettivo di tutto

il regno tanto che quando morì il re merovingio Teodorico Carlo Martello non si preoccupò dei problemi di

successione comportandosi effettivamente come unico sovrano.

Gli succedette il figlio Pipino il breve che ottenne l'appoggio del papato facendosi consacrare da un vescovo

che agiva in stretto collegamento col papato (Bonifacio).

La consacrazione di Pipino fondò la monarchia franca su nuove basi, conferendo un carattere sacro al potere

regio.

La riforma dell'episcopato Franco ed intesa fra Carolingi e Papato

La forza dei Pipinidi nell'impadronirsi della dignità regia si basava su:

1- L'intesa con il papato: essa nasceva da un'antica collaborazione che aveva permesso la riorganizzazione

delle strutture ecclesiastiche del regno franco.

Bisognava impiantare un'organizzazione ecclesiastica e territoriale che consentisse ai vertici della gerarchia

di mettere ordine nella situazione.

La riforma della Chiesa franca avvenne attraverso numerosi concili. La disciplina fu restaurata, le diocesi

furono sottoposte all'autorità di un metropolita e furono ripristinate le funzioni die vescovi.

Venne posta particolare attenzione anche all'istruzione dei monaci e dei chierici.

2-La forza della clientela militare: i Pipinidi, ricchi proprietari fondiari riuscirono a legarsi ad una forte

clientela vassallatica.

Per garantire il reclutamento dei cavalieri cioè, si cercò di legarli al potere politico mediante un rapporto di

fedeltà militare chiamato vassallaggio che si riallacciava alla tradizione dell'accomodazione.

Il cavaliere giurava al signore di prestare servizio in armi e veniva poi ricompensato con un beneficio in

terre.

L'esercito di popolo fu così integrato da questi nuovi cavalieri-vassalli.

L'insediamento longobardo in Italia: fratture nella penisola

Nel 568 una nuova ondata di Germani penetrò nei confini dell'antico impero romano dirigendosi verso

l'Italia.

Aspetti della conquista:

1-I Longobardi distrussero completamente l'antico ceto senatoriale e questo portò ad un profondo mutamento

dei rapporti sociali. Le terre passarono ai Germani liberi e armati e la popolazione romana fu ridotta ai

margini del potere.

2- L'insediamento longobardo non fu omogeneo nelle varie zone e provocò fratture a livello territoriale nei

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territori costieri adriatici.

3-Lo stanziamento del nuovo popolo fu attuato da gruppi di guerrieri che si richiamavano ad un antenato

comune.

Le regioni via via conquistate vennero rette dai comandanti dei singoli corpi.

Il regno longobardo: trasformazioni della società e del potere regio

Il re Alboino condivideva il potere di comando con i duchi e a conquista avvenuta le fare irrobustirono le

tendenza particolaristiche dei guerrieri longobardi abituati a godere di larga autonomia.

Alboino e il suo successore vennero assassinati e fra VI e VII secolo i re lottarono per affermare il proprio

potere sui duchi e per costituire uno Stato di carattere tendenzialmente romano.

Agilulfo soprattutto fu il fondatore dello Stato longobardo e organizzò il regno in modo più unitario.

Lo dimostrano la creazione di una capitale stabile del regno e l'emanazione dell'editto di Rotari che intendeva

assoggettare all'autorità del re anche i duchi, sostituendo alla giustizia privata una giustizia amministrata

dallo Stato e garantita dal re.

L'Italia bizantina dopo l'invasione longobarda

Nell'Italia longobarda e bizantina non ebbe luogo integrazione fra le due aristocrazie, avvennero invece

alcune trasformazioni sociali e politiche non meno rilevanti:

1-Diversa forma di convergenza sociale: trasformazione dei funzionari e mercenari bizantini in grandi e

minori possessori di terre.

2- I territori bizantini acquistarono un'autonomia sempre maggiore rispetto all'impero d'Oriente.

Particolarmente significativa è la figura di Papa Gregorio Magno che assicurò la difesa militare di Roma e

riorganizzò l'amministrazione della città in cui sparirono i funzionari tradizionali passando le loro funzioni al

papa.

Longobardi e papato nella prima metà dell' VIII secolo

I rapporti fra papato e i Longobardi: re Liutprando si presentò come sostenitore della chiesa di Roma ma

tutto fu inutile poiché il pontefice riuscì sempre a far modificare al re i suoi progetti di conquista dei territori

bizantini.

Re Astolfo invece iniziò una politica di riunificazione della penisola e quindi il papa supplicò Pipino che

costrinse Astolfo a cedere un certo numero di territori al Papa.

Nacque così, in funzione anti-longobarda la dominazione politico-territoriale pontificia.

Capitolo VIII: Economia e società in Europa occidentale dal VI al X secolo

I fattori ambientali e il ruolo della foresta

Nel sistema agrario romano avevano grande importanza l'agricoltura e la viticoltura, mentre nel sistema

produttivo dei germani la vite era praticamente sconosciuta e aveva grande importanza l'allevamento.

Nel VII e VIII secolo la distinzione fra i due sistemi si ridusse e la foresta cominciò ad acquistare importanza

sia per la costruzione di nuovi insediamenti che per l'approvvigionamento di legname.

La caccia e la pesca costituivano un fattore integrante per l'economia domestica anche se l'allevamento

medievale rimase sempre numericamente insufficiente.

Le conoscenze tecniche e gli strumenti della produzione agricola

Un certo numero di innovazioni tecniche consentì di migliorare l'agricoltura e la produzione:

1- Diffusione dell'aratro a versoio, munito di un pesante avantreno che permetteva di controllare meglio la

profondità dei solchi.

2- Diffusione del mulino ad acqua.

3- Applicazione al cavallo di un collare rigido imbottito che permetteva di sfruttare più razionalmente le sue

capacità lavorative.

4- Adozione della rotazione triennale e biennale che presupponevano accurate distinzioni fra le piante.

L'importanza di queste nuove tecniche non va però sopravvalutata poiché molte regioni non le adottarono.

Gli uomini e il loro numero

Gli studi possono offrire solo alcuni elementi di spiegazione del basso livello di densità umana che

caratterizzò l'alto medioevo.

La brevità della vita e la forte mortalità si spiegano in parte con le guerre e i disordini connessi con le

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invasioni unite a carestie ed inondazioni.

Le persone già insufficientemente alimentate in tempi normali erano facile preda delle epidemie.

Il periodo compreso tra la metà dell'IVI secolo e la fine del X fu invece caratterizzato da una tendenza

generale ma ineguale alla crescita demografica.

Nel complesso però la popolazione dell'Occidente nell'alto medioevo era troppo poco numerosa e ancora

priva di equipaggiamento e conoscenze agrarie adeguate per sfruttare a fondo le ricchezze dell'ambiente.

La struttura della proprietà: mansi e ville

Il manso era un'area recintata che comprendeva la casa e gli edifici agricoli con l'orto, questa parola acquistò

dunque il significato di unità di conduzione agricola adeguata alle forze produttive e ai bisogni di una

famiglia, infatti la sua superficie poteva variare notevolmente.

Molti mansi erano incorporati nella grande proprietà, nella società del tempo infatti un piccolo gruppo di

potenti dominava la massa dei contadini che coltivavano le sue terre.

La villa si articolava in due parti complementari: il dominicum (la riserva gestita direttamente dal

proprietario) e il massaricium (frazionato in mansi dati in concessione ai contadini).

Il dominio si presentava come un manso enorme e la corte al suo interno era il centro di conduzione delle

terre gestite direttamente dal padrone.

L'economia della grande proprietà

Il problema principale per gli amministratori di una corte era quello della manodopera e la sua soluzione era

facilitata dall'esistenza della schiavitù.

Ai concessionari dei mansi venivano richiesti tre tipi di impegni:

1) La consegna periodica alla corte di una certa quantità di prodotti ricavati dal manso in concessione.

2) La prestazione di corvees cioè giornate lavorative imposte ad un agricoltore o ad uno strumento

lavorativo, egli poteva anche doversi fermare per l'intera notte.

3) La prestazione di canoni annui in denaro o in natura.

Il legame economico essenziale fra il dominio e le aziende in concessione era costituto dai servizi di lavoro

imposti ai mansi.

Una parte della produzione artigianale agricola ed eccedente il consumo era destinata al commercio e agli

scambi fra le varie ville.

La signoria fondiaria

- La villa non era soltanto un'unità aziendale suddivisa in mansi ma un gruppo sociale dipendente da un

padrone. Il grande proprietario era un signore fondiario cioè un capo che costringeva all'obbedienza i suoi

dipendenti.

- La tutela del signore sui contadini si estese a partire dal IX secolo

I circuiti commerciali e la monetazione argentaria

Due tipi di transazione prevalevano di gran lunga nell'occidente carolingio: le transazioni locali e il

commercio tra regioni che avevano risorse complementari.

Il commercio locale trionfava sotto forma di fiere e piccoli mercati in occasione dei quali la zecca emetteva

nuovi denari che circolavano su scala regionale e la cui produzione era tuttavia scarsa per il resto dell'anno,

perché le risorse metalliche erano insignificanti.

Gli scambi a lunga distanza erano assai meno intensi e si allentarono i rapporti fra Oriente e Occidente che si

stava sempre più ruralizzando.

Avvenne una diffusione crescente della monetazione argentea e nella riforma del sistema monetario che si

adattava meglio alle esigenze dell'economia curtense.

La geografia degli scambi e il ruolo delle città

Nella geografia degli scambi si individuano tre aree distinte:

1)Il Mediterraneo che non era più come in epoca romana l'asse dei commerci al lunga distanza anche se

significativo fu lo sviluppo di Venezia.

2)-3)Particolarmente importanti furono gli itinerari tracciati nell'Europa centrosettentrionale dalle

popolazioni scandinave che spesso erano fluviali e mettevano in relazione i paesi del Mar Nero, del Caspio e

dell'Asia centrale con le regioni baltiche.

Questi elementi non devono indurre a sopravvalutare l'importanza degli scambi a lunga distanza. 12

Capitolo IX: le dimensioni essenziali e quotidiane dell'esistenza

Il tempo medievale era un tempo soprattutto agricolo, scandito dalle stagioni costellato da feste religiose e

misurato con sistemi approssimativi e parzialmente cristianizzato.

Anche per misurare lo spazio l'uomo aveva a disposizione solo misure variabili e approssimative e sentiva

molto vicine nella sua vita le presenze del paesaggio boschivo, del mondo naturale e degli astri che egli

osservava con timorosa curiosità.

Di fondamentale importanza furono i cambiamenti che si verificarono nelle strutture familiari: matrimonio

cristiano grazie al quale nacque la famiglia coniugale caratterizzata da una certa uniformità mai riscontrata in

precedenza.

La donna non aveva vita facile, svolgeva compiti specifici molto diversi dagli uomini ed era avvantaggiata

nei contratti matrimoniali, ma in certe leggi era sottoposta alla tutela dell'uomo.

Capitolo X: La sintesi romano-germanica più compiuta: l'impero carolingio

Gli Aspetti principali

1- Alleanza fra il papato e Pipino il breve stretta a metà dell' VIII secolo che fornì ai re carolingi gli strumenti

per assimilare culturalmente un impero vastissimo.

2- Vasto impero creato da Carlo Magno presentato come il rinato impero romano d'Occidente.

3- Strutture politiche, amministrative, finanziarie, e potere centrale poco organizzasti del nuovo impero.

Carlo Magno: una personalità forte e tenace sintesi della tradizione germanica e di quella romana

Quando egli cinse la corona del più potente regno dell'occidente cristiano non aveva ancora 30 anni.

Egli era un esempio vivente della sintesi culturale sviluppatasi dall'incontro latino-germanico dopo le

invasioni.

Energia e tenacia caratterizzano la sua attività di condottiero in guerre che furono soprattutto di conquista.

I franchi attuarono con Carlo una politica espansionista in tutte le direzioni.

L'estensione delle frontiere franche

Principali direttrici di espansione seguite da Carlo:

1-Frontiere della Gallia meridionale minacciate dai musulmani di Spagna noti anche come Mori. Il re vi agì

con grande prudenza dopo che nel 778 la sua retroguardia fu massacrata a Roncisvalle.

Il re protesse quella frontiera con una marca difensiva e fra l'801 e l'813 conquistò la Navarra e la Catalogna

che divennero la marca hispanica.

2- Penisola italiana: quando il re longobardo Desiderio attaccò il ducato di Roma papa Adriano I fece appello

ai franchi che assediarono Pavia che cadde insieme alla dinastia regia longobarda.

Venne qui costituito un regno distinto affidato a Pipino, figlio di Carlo. Qui non scomparvero gli ordinamenti

anteriori e non vi fu distruzione di alcuna classe sociale.

Il vassallaggio fu applicato anche ai Longobardi entrati a far parte della clientela militare dei Carolingi. Lo

sviluppo dei rapporti vassallatici sollecitò una trasformazione dell'esercito simile a quella che si era verificata

in Gallia.

3- Frontiere settentrionali: qui la più grave minaccia per il regno franco era costituita dai Sassoni che

occuparono Carlo dal 772 all'804. Qui il re riuscì ad imporre il matrimonio cristiano e la civiltà franca con la

forza.

4-Frontiere orientali: i problemi principali furono quelli della riconquista della Baviera e della guerra con gli

Avari.

Nell' 806 Carlo suddivise il regno fra i suoi tre figli: alla sua morte però il regno pervenne integralmente

nelle mani di Ludovico il Pio.

La restaurazione imperiale

Con i loro interventi militari in Pannonia i Franchi si trovarono a competere con l'impero bizantino che

voleva riconquistare l'Italia. Ciò favorì un collegamento con il papato da tempo interessato a sostituire

l'inefficace protezione bizantina con quella carolingia.

Questo collegamento suggerì di attribuire un significato universale al potere di Carlo in concorrenza con

Bisanzio.

Nell'800 la notte di Natale il papa incoronò Carlo che venne innalzato alla dignità imperiale come erede

dell'antico potere per volontà divina riallacciandosi alla nozione di impero cristiano. 13

L'impero franco avrebbe voluto rinnovare l'impero romano d'Occidente, era un impero franco-germanico e

romano-cattolico e questi due aspetti erano simboleggiati dalla centralità ideale assunta da due città

Acquisgrana e Roma.

La restaurazione imperiale ovviamente non fu ben vista in Oriente: Bisanzio non era disposta ad

abbandonare il suo diritto esclusivo.

Si giunse ad un accordo solo nell'812 quando l'imperatore d'Oriente riconobbe implicitamente il titolo

imperiale di Carlo, chiamandolo fratello.

Inquadramento ecclesiastico e religioso della società carolingia

La restaurazione dell'impero corrispose a un rafforzamento del connubio franco-papale.

Carlo seguì due linee di azione principale:

1) Il riordinamento di chiese e monasteri attraverso l'estensione della riforma della chiesa franca.

Il clero fu sottoposto al controllo imperiale e fu imposta a tutti i monasteri la regola benedettina, fu reso

obbligatorio il pagamento annuo della decima.

La riforma non mise in discussione il sistema delle chiese private che appartenevano alla famiglia del

fondatore a cui spettava anche la scelta del chierico che le officiava.

2) Il sostegno della predicazione dei missionari al di la delle frontiere.

Questa linea non fu applicata solo nei confronti dei Sassoni ma divenne una costante politica carolingia.

Le missioni godettero dell'appoggio imperiale e si scontrarono con la propaganda ortodossa di Bisanzio.

Si creò così nel cuore dell'Europa una vera e propria frontiera religiosa e le pretese di Roma all'universalità

portarono a un violento conflitto fra il papato e il patriarca di Costantinopoli Fozio.

L'amministrazione imperiale: il vassallaggio e lo Stato

Carlo Magno faticava a far eseguire gli ordini in un organismo vario come quello carolingio.

Egli interveniva in vari settori della vita con delle leggi chiamate capitolari emanate nel corso di assemblee

generali. I vari popoli però continuavano a governarsi secondo le loro consuetudini.

Il governo centrale era costituito dal palatium ma vi era la mancanza di una capitale fissa.

L'organizzazione fiscale era scomparsa da tempo e il potere regio si manteneva materialmente con i redditi

fondiari di centinaia di villae appartenenti al re stesso.

La corte si spostava fra le varie ville seguendo le necessità di sostentamento.

Carlo estese ai paesi conquistati la suddivisione amministrativa per comitati che furono affidati insieme alle

marche e ai confini a funzionari regi.

Essi tenevano anche i placiti, amministravano cioè la giustizia.

L'ordinamento non era distribuito uniformemente in tutto il territorio e le strutture amministrative erano

troppo fragili per garantire il rispetto della volontà imperiale in tutti i domini.

Carlo utilizzò come ufficiali quei latifondisti guerrieri che lo avevano seguito nelle imprese vittoriose.

Anche l'immunità fu utilizzata come strumento di governo, era un privilegio concesso dal re che vietava ai

funzionari pubblici di intervenire sulle terre di una grande proprietà.

L'imperatore e la classe dirigente

Il problema principale della politica carolingia fu quello di instaurare una vita statale e di trasformare il

maggior numero possibile di vassalli del re in una classe dirigente responsabile.

Fu proibita la formazione di eserciti privati e di praticare l'usura e lo strozzinaggio.

Oltre alla riforma monetaria Carlo si occupò del problema dei prezzi nelle derrate agricole.

Nel lungo periodo la politica carolingia si risolse in un fallimento.

Gli ultimi Carolingi: la difficile articolazione in più regni dell'impero

Quando nell'814 Carlo morì e il figlio Ludovico il Pio ne ereditò il potere tutti si chiedevano se l'impero

sarebbe rimasto unito.

Ludovico proclamò l'unità dell'impero designando il primogenito Lotario come unico successore. A ciascuno

degli altri figli affidò un regno.

Gli anni che seguirono alla morte di Ludovico definirono nell'impero carolingio grandi aree politico

geografiche che avrebbero avuto in seguito notevole importanza.

I tre figli Lotario, Carlo e Ludovico si disputarono l'eredità. Ludovico e Carlo si allearono contro Lotario e lo

vinsero. Stipularono a Strasburgo un'alleanza difensiva nota come "giuramento di Strasburgo".

Capitolo XI: Il dissolversi dell'impero e le origini dello sviluppo signorile. 14

Le incursioni saracene e ungare

-Gli attacchi musulmani che avvennero alla fine del IX secolo furono tutti ad opera delle bande armate di

Saraceni che si dedicavano alla guerra di corsa, sbarcando sui litorali per fare razzia.

Calabria, Campania e Genova subirono attacchi insieme alla Corsica e alla Sardegna che vennero

completamente isolate.

Furono solo i bizantini e più tardi i Normanni a battere gli arabi definitivamente, contrastando la debole

difesa statale sostituita quasi interamente dagli organismi locali.

-L'Europa centrale è minacciata invece dagli Ungari venuti dalla steppe degli Urali e insediati in Pannonia.

A spezzare i loro slanci fu il re tedesco Ottone I durante la battaglia di Lechfeld.

In seguito a quest'evento gli Ungari si avvicinarono lentamente al Cristianesimo e nell'anno mille il loro re

Stefano ricevette dal papa la corona di re d'Ungheria.

-Anche i Normanni si dedicarono ad incursioni e razzie: essi erano un popolo di scandinavi di stirpe

germanica. La loro espansione a differenza di quella ungara interessò un'area geografica vastissima e fu

talvolta in grado di creare dominazioni politiche relativamente solide.

Le migrazioni normanne seguono le vie del commercio internazionale (steppa russa, Bisanzio, mondo

musulmano, Scozia, Irlanda, rive dell'Atlantico e del Mediterraneo).

Essi pretesero il pagamento di tributi dalle regioni sottomesse arrivando ad estendere il loro dominio a due

principali regioni:

1) Normandia: il capo dei Normanni ottenne in beneficio un'area di piena anarchia da difendere e 50 anni

dopo i suoi discendenti (duchi di Normandia) controllarono tutta la regione mediante un rigido sistema di

vassallaggio.

2) Inghilterra e paese dei Danesi: verso la fine del secolo, controllano due terzi dell'isola (Danelaw) dove

Danesi e Norvegesi vivono nell'anarchia più completa.

Lo scandinavo Sven si impadronì dell'Inghilterra e la trasmise al figlio Canuto che fu re per 20 anni di

Inghilterra, Danimarca e Norvegia.

La disgregazione dell'ordinamento pubblico e le origini dello sviluppo signorile

I conflitti interni e le incursioni facilitano l'evoluzione politica e sociale che tende a disgregare i regni

sostituendoli con piccoli organismi territoriali.

Fenomeni di cui bisogna tenere conto per comprendere questa trasformazione:

1-Moltiplicazione spontanea dei castelli: essi divennero per l'aristocrazia strumenti di dominio locale come

conseguenza alle lotte intestine. I castelli non sono più fortezze pubbliche diventano oggetti di proprietà di

signori laici o ecclesiastici.

2- Nascita di isole di giurisdizione signorile: intorno alle fortezze private o dove vige un privilegio di

immunità.

I signori esercitano qui quei diritti regali che un tempo l'immunità aveva sottratto agli ufficiali del re.

3- Prassi diffusa di ereditare benefici e cariche pubbliche: essa consente ai funzionari sempre maggiore

autonomia. Ora i vassalli regi sentono meno il vincolo del potere centrale perché i loro benefici sono di fatto

ereditari.

Capitolare di Query sur Oise emanato da Carlo il Calvo (875) che contiene disposizioni sulla trasmissione

delle cariche.

Ebbe come risultato lo sfaldamento delle grandi circoscrizioni pubbliche a vantaggio dei poteri locali.

Marche e comitati tendono a diventare parte integrante del patrimonio familiare del conte e del marchese.

In questa situazione il potere regio non funziona più da perno dell'ordinamento pubblico.

La restaurazione ottoniana dell'impero

Due periodi individuabili fra la fine del IX secolo e i primi anni dell'XI:

1) In un primo momento il titolo imperiale fu attribuito per ragioni geografiche ad alcuni re d'Italia che non

riuscirono mai però ad imporsi su tutto il regno.

2) In un secondo momento invece il titolo pervenne ai re di Germania che godevano di grande prestigio.

Nel 951 il re tedesco Ottone I di Sassonia scese nella penisola e gli venne conferito titolo di re d'Italia e

anche di imperatore fatto che ebbe come conseguenza la naturale candidatura alla dignità imperiale dei re di

Germania.

L'impero rinato nel 962, a differenza di quello Carolingio era soprattutto germanico, basato cioè sulla solidità

e capacità militare che dipendeva dal ritardo con cui si diffondevano le autonomie signorili nel regno tedesco

e dall'appoggio della Chiesa tedesca alla politica di Ottone. 15

L'aristocrazia ribelle fu sostituita con membri della famiglia reale e l'episcopato venne associato al governo

del paese rendendo i vescovi dei veri e propri signori territoriali le cui nomine erano controllate

dall'imperatore in persona.

L'egemonia politica non si basava più come nell'impero carolingio su di un ordinamento pubblico per

comitati relativamente uniforme ma sull'alleanza con le chiese potenti e sui rapporti di parentela.

Ottone I sottrasse l'elezione del pontefice alle fazioni dell'aristocrazia romana e la pose sotto il proprio

controllo.

Ottone I non riuscì comunque a pacificare la penisola nè a impadronirsi di tutta l'Italia meridionale.

I successori di Ottone I

Il figlio Ottone II dovette fare i conti con una forte ripresa dell'aristocrazia e sfuggì a stento alla cattura di

alcuni rivoltosi.

Ottone III fu educato da un uomo di grande cultura, Gerberto di Aurillac, e seguì appena maggiorenne il

sogno di un grand emisero guidato dal papa e dall'imperatore.

Egli morì a soli 22 anni.

In Italia allora una parte dell'aristocrazia capeggiata da Arduino di Ivrea tentò di spezzare il legame dinastico

fra il regno italico e quello tedesco.

Egli fu incoronato re a Pavia ma fu sconfitto dall'imperatore tedesco Enrico II.

La potenza delle grandi chiese e la strumentalizzazione delle chiese private

Notevole importanza ebbe l'invadenza dell'aristocrazia laica nella vita ecclesiastica

Da un certo punto di vista le chiese erano strumenti dell'egemonia regia ma le chiese private divennero presto

strumenti della potenza signorile.

Una chiesa privata era infatti proprietà di un dominus che la faceva entrare in concorrenza con altri centri di

potere per l'organizzazione del territorio.

Questo favorì anche il fiorire di una pluralità di ordinamenti culturali, religiosi e liturgici.

Nuove formazioni politico-territoriali nell'Europa Orientale fra X e XI secolo

- Grande pianura situata a nord dell'impero bizantino appare come un'area di incontro fra tradizioni culturali

diverse: insediamenti, sedentarizzazione, conversione di popolazioni e creazione di organismi politici nuovi.

-Europa centrale: nuove formazioni politico-territoriali in conseguenza all'insediamento di Slavi e Ungari

-Sud: Croati, Serbi e Bulgari che appartengono due aree di tradizione religiosa e culturale molto diversa

(mondo latino cristiano e bizantino).

-Nord: regno di Polonia.

La carta politica dell'occidente dopo il mille

Territori appartenuti all'impero carolingio:

- Gallia: suddivisa in regni di Francia e Borgogna. Grande crisi dell'ordinamento pubblico, nell'987 divenne

re Ugo Capeto della dinastia carolingia che governerà la Francia fino alla rivoluzione francese. La corona è

comunque debole di fronte all'anarchia dilagante.

-Regno d'Italia: non ne fa parte Venezia ormai indipendente da Bisanzio e dominata da una ricca aristocrazia

fondiaria. Il Sud è in gran patte bizantino anche se di fatto è controllata solo la Calabria e la Puglia.

-Spagna cristiana: le maggiori formazioni politiche hanno conosciuto momenti di profonda

disorganizzazione. Castiglia si stacca dal regno di Leon.

-Mare del Nord: nuova formazione politica di Canuto il Grande che detiene la corona di Inghilterra,

Danimarca e Norvegia. Questo impero è comunque destinato a sfasciarsi.

Il potere politico dell'Europa appare quindi molto frammentario e debole ovunque è l'autorità regia.

Sono evidenti alcuni aspetti che dureranno per secoli: autonomia dell'Inghilterra, divisione in più regni della

Spagna cristiana, frazionamento dell'Italia, rapporto Italia Germania nell'ambito dell'impero, suddivisione

dell'Europa centrale fra Slavi e Ungari. 16

L'APOGEO DEL MEDIOEVO

Capitolo 1: Lo sviluppo delle campagne.

L'avanzata dei dissodamenti: uno sfruttamento più intenso della terra.

L'attrezzatura agricola si trasforma grazie all'uso crescente del ferro come rinforzo, la diffusione del multino

ad acqua e a vento consente un risparmio di manodopera utilizzabile per altri lavori.

Ben più importante è la grandiosa opera di dissodamento di terre incolte che caratterizza tutto il periodo e

mantiene vivo un processo di forte espansione economica.

I signori esortano i contadini ad estendere le coltivazioni e offrono agli immigrati terre incolte perché le

dissodino.

Nelle grandi aziende i padroni assumono colonizzatori che bonificano o dissodano una determinata

superficie insediandovi coltivatori.

I dissodamenti lasciano comunque sopravvivere estese superfici boschive e pascoli destinati all'uso comune.

La fondazione di nuovi villaggi

Associato a queste innovazione avvenne un processo di creazione di villaggi nuovi che in molte regioni

prendono il nome di "villenove".

Soprattutto in Germania questo processo fu molto cospicuo poiché collegato alla colonizzazione slava che

favorì anche la nascita di parecchie città.

La colonizzazione della Germania dipende dal desiderio dei nobili di incrementare la rendita di terre

recentemente acquistate.

La diffusione delle abitazioni isolate nelle campagne

Si tratta delle prime testimonianze di un processo di dispersione dell'insediamento che in Italia è strettamente

legato al passaggio delle terre nelle mani dei cittadini e alla nascita del podere, cioè dell'azienda rurale isolata

nei campi dipendenti da essa.

Lo sviluppo dei luoghi abitati non è comunque lineare, spesso i nuovo villaggi prendono posto di altri

preesistenti.

L'incremento demografico

alla base del dissodamento di terre vergini c'è un incremento demografico prolungato e durevole che stimola

produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

L'aumento fu ineguale secondo le aree mentre persistevano i forti squilibri nelle densità regionali già presenti

nell'alto medioevo.

Nei primi anni del XIV secolo le campagne dell'Occidente erano spesso sovrappopolate rispetto alle

debolezze strutturali della tecnica.

Il sovrappopolamento era accompagnato dall'aggravamento della povertà contadina.

La nascita della signoria locale

Essa avvenne contemporaneamente all'alleggerimento dei servizi dovuti dai contadini al signore in quanto

proprietario fondiario.

Nel XII secolo con lo sviluppo degli scambi molte corvees furono sostituite da pagamenti in denaro.

I domini lochi o di banjo erano quei signori che approfittando della grave crisi del potere regio avevano

usurpato i diritti pubblici imponendo la loro protezione ai villaggi rurali imitando il potere pubblico e

impadronendosi delle sue prerogative.

I signori sfruttavano il banjo in modo giudiziario ed economico imponendo monopoli legati all'attrezzatura.

I contadini non furono passivi di fronte alle nuove esazioni, si organizzarono infatti in comunità rurali

parzialmente autonome rispetto ai signori.

La crescita delle comunità rurali

La resistenza dei contadini contro le esazioni signorili diede origine a un grandioso movimento di

affrancamento che costrinse i signori a concedere loro numerose carte di franchigia che limitavano cioè certi

diritti signorili. 17

La comunità rurale cominciò ad acquisire un riconoscimento ufficiale.

Fu molto importante il diritto riconosciuto ai contadini di poter vendere le terre che erano solo in godimento

La differenziazione sociale nelle campagne e il malcontento contadino

-Predominio economico delle città sulle aree agricole circostanti

Il predominio urbano era favorito dalla circolazione di denaro e dalla moltiplicazione dei crediti nelle

campagne.

I contadini contraevano prestiti con i mercanti delle città o con i loro vicini più agiati per rifornirsi di beni e

di attrezzi.

Capitolo 2: Lo sviluppo commerciale urbano e il movimento comunale

Lo sviluppo urbano

La città dell'XI-XII secolo fu un centro di produzione artigianale di scambi che poté svilupparsi grazie

all'aumentata produzione agricola.

Tre fenomeni rilevanti accompagnarono lo sviluppo cittadino:

1) L'incremento e la specializzazione crescente dell'artigianato: soprattutto nell'industria tessile che ne

costituiva il settore più avanzato.

2) Utilizzo crescente dell'energia idraulica: veniva applicata alle macchine mediante un un albero a camme

che consentiva di trasformare il moto circolare continuo in movimento verticale alterno. Il mulino ad acqua

servì a molti altri scopi industriali.

3) L'aumento della popolazione urbana, favorito dalla concentrazione delle più importanti attività

economiche nelle città. Esso fu dovuto a numerose migrazioni di manodopera specializzata, di nobili e di

contadini. Vennero ampliati i vecchi nuclei urbani. Le città divennero anche centri di consumo

Il commercio internazionale

L'organizzazione della produzione artigianale e del commercio internazionale avveniva nelle città. Vi erano

tre grandi aree commerciali:

1) Mediterraneo occidentale: il grande commercio passò nelle mani di Genovesi, Pisani e Catalani. genova

assunse una funzione importantissima anche nei traffici con l'Oriente che erano controllati soprattutto da

Venezia.

2) Dall'estremo Oriente arrivavano spezie e seta.

3) Mari del Nord: le città qui commerciavano in metalli sassoni e svedesi, tessuti fiamminghi, lane inglesi e

legname da costruzione tedesco.

Si stava qui affermando la Lega anseatica, associazione economico-politica di parecchie città.

Importanza notevole avevano le grandi fiere della Champagne che si tenevano nella zona di contatto fra il

commercio nordico e quello mediterraneo dominando gli scambi internazionali.

Moneta, credito e trasporti

Grazie all'intenso sviluppo commerciale la richiesta di denaro crebbe notevolmente ed ebbe importanti

conseguenze come la coniazione di monete d'oro.

Si ricorse sempre più spesso ad operazioni di credito e di cambio che segnarono l'origine della banca.

Venne favorito anche il prestito a interesse soprattutto nel mondo degli affari e migliorarono le condizioni

tecniche e materiali in cui il commercio si svolgeva (manutenzione delle strade e sicurezza + innovazioni

nella navigazione).

La nascita delle associazioni commerciali e finanziarie

I due principali tipi di associazione furono:

1) La commenda: essa nacque nelle città marinare ed era generalmente limitata ad un viaggio, riuniva un

mercante viaggiatore e dei finanziatori che si spartivano il capitale.

2) La compagnia: sorse nei maggiori centri commerciali dell'interno (Milano, Piacenza, Firenze, Lucca e

Siena) e stringeva i membri di una famiglia in un'associazione commerciale di lunga durata.

La formazione e le ambizioni egemoniche della borghesia

La differenziazione sociale nelle città era sempre più marcata, ed ebbe un'importanza decisiva la formazione

della borghesia, nuova classe sociale specializzata nel commercio e nell'artigianato e che spesso dominava

l'economia urbana. 18

La vita dei lavoranti cominciò a dipendere totalmente dagli uomini d'affari e il controllo della borghesia era

spesso consolidato da disposizioni giuridiche (i grandi commercianti erano spesso associati in leghe).

La borghesia tendeva ad impadronirsi delle leve del potere cittadino.

Il comune urbano

I comuni erano associazioni che riunivano i capifamiglia del nucleo urbano per garantirne la pace interna e la

sua autonomia di fronte al signore.

Ebbero tratti diversi a seconda della loro posizione al di qua o al di la delle Alpi:

Francesi

1- Creati e diretti dall'iniziativa mercantile i comuni d'oltralpe ebbero carattere principalmente borghese.

2-I comuni transalpini sorsero a volte in modo violento ma molto più spesso graduale ed occasionale: una

vasta gamma di libertà e poteri comunali conviveva con diritti tradizionalmente esercitati dai signori.

la comunità dei borghesi ereditò una parte dei poteri di banjo e diventò una signoria collettiva.

3- La nascita dei comuni non fu omogenea poiché in alcune città della Francia ad esempio i comuni furono

appoggiati dai sovrani.

Le caratteristiche del comune urbano nell'Italia centro-settentrionale

1- Il comune italiano non nacque per iniziativa della sola borghesia ma anche dei milites che nel comune

trovavano uno strumento per convivere con il popolo. Nella

classe politica dei comuni italiani convergevano elementi provenienti da famiglie militari e mercantili.

2- Nella vita comunale italiana la classe aristocratica ebbe un posto rilevante soprattutto agli inizi. La sua

struttura sociale si organizzò in consorterie (gruppi di famiglie nobili) dedite alle guerre private.

3- Il comune italiano ebbe spesso una dominazione molto ampia e i gruppi dirigenti comunali cominciarono

molto presto a sottomettere le signorie per conquistare il contado.

4-Instabilità delle loro istituzioni.

L'evoluzione istituzionale dei comuni italiani

Vi sono tre fasi che vengono solitamente distinte dagli storici:

1) Fase consolare: i comuni vengono retti da un gruppo di "consoli" spesso reclutati tra i vassalli del vescovo

locale che si diedero un proprio assetto istituzionale liberandosi dal controllo del vescovo.

2) Fase podestarile: il collegio dei consoli fu sostituito da un podestà o magistrato unico, prima locale e poi

forestiero.

3) Fase popolare: il nuovo regime era caratterizzato dall'egemonia di quella borghesia cittadina costituita da

mercanti e artigiani che veniva allora chiamata "popolo".

Questo aprì una vasta crisi fra i nobili e il popolo .

Capitolo 3: Il risveglio della cultura.

Il XII secolo: la scuola si sposta in città

Nel XII e XIII secolo la produzione e la circolazione delle idee implicano una diffusione dell'istruzione e

conferiscono una maggiore importanza alla scuola.

Possiamo individuare chiaramente due momenti:

1) Nell'XI secolo la maggioranza delle scuole era presso i grandi monasteri. Nelle città vi erano solo alcune

scuole episcopali o cattedrali dove programmi e metodi erano ancora quelli dell'età carolingia.

Alla base dell'insegnamento c'erano le sette arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio

(aritmetica, geometria, musica e astronomia).

2) Le scuole monastiche declinarono nel corso del XII secolo: i giovani frequentavano più facilmente le

scuole private.

Le città andarono quindi a sostituire i monasteri come centri di cultura, cambiamenti notevoli avvennero

anche nei metodi di ricerca e di insegnamento. Questo periodo prese il nome di "rivoluzione scolastica".

Essa pose un grave problema alle autorità ecclesiastiche che fino a quel momento avevano avuto il

monopolio dell'insegnamento.

Nel 1779 il Concilio lateranense ordinò che si assegnassero benefici ai maestri che insegnavano

gratuitamente nelle nuove scuole e stabilì che tutti gli studiosi idonei potessero ottenere gratuitamente la

licentia docendi: la gerarchia ecclesiastica riconobbe così l'esistenza di scuole private ma trattenne il diritto

di concedere licenza e quindi il controllo dell'attività dell'insegnamento.

La nascita delle scuole comunali e delle università 19

Le città divennero dunque sede di nuove istituzioni scolastiche: le scuole, tenute da maestri liberi o

stipendiati dai comuni stessi.

Un'istituzione scolastica nuova fu l'università, la sua storia è caratterizzata da alcuni tratti peculiari:

1- Le università nacquero come associazioni spontanee di maestri e scolari.

2- L'università fu un grande punto di riferimento culturale per i laici che volevano migliorare le loro

conoscenze nel diritto.

3- L'istruzione universitaria fu attentamente controllata dal papato che vi adeguò il concetto di permesso di

insegnamento (licenzia ubique docendo) e obbligò alcune facoltà ad accettare fra i loro docenti francescani e

domenicani.

Conservare l'egemonia sull'istruzione universitaria significava conservare il controllo della vita culturale.

Come funzionava l'università?

Nelle università medievali ritroviamo quattro facoltà: arti liberali, teologia, diritto e medicina.

L'insegnamento avveniva in tre momenti: lectio (lettura del testo), disputatio (discussione), determinatio

(proposta del docente alla risoluzione del problema).

L'insegnamento praticato era essenzialmente orale, tuttavia il numero dei libri in circolazione crebbe

notevolmente.

Teologia e vita politica: i rapporti fra papato e impero alla luce di fede e ragione

Due grossi nodi sono alla base della riflessione degli intellettuali: il rapporto tra ragione e fede e il rapporto

fra impero e papato. Questi due problemi sono intimamente collegati e incodono sulla creazione dei sistemi

di idee.

La scienza del ragionamento (dialettica), viene utilizzata anche nelle discussioni teologiche pone agli

intellettuali una domanda fondamentale: fino a che punto si possono applicare le regole logiche per risolvere

le difficoltà die testi sacri?

Molti uomini di cultura, come Pier Damiani, sostengono che la logica umana non è applicabile alle cose

divine mentre altri, come Anselmo d'Aosta pensano che l'intelletto abbia il compito di spiegare le certezze

della fede.

Lungo la linea di Anselmo si colloca la riflessione di Tommaso d'Aquino che si forma con le opere di

Aristotele e pensa che conciliare fede e ragione significhi trovare un accordo fra la verità rivelata e il

pensiero aristotelico. Tommaso si dedicò a una grande sintesi del pensiero cristiano (Summa theologiae).

L'applicazione della dialettica ai problemi della fede preoccupa sempre più gli intellettuali conservatori e la

gerarchia ecclesiastica.

La rinascita della cultura giuridica e il recupero del diritto romano

Notevoli furono i progressi della cultura giuridica, il cui interesse fu risvegliato dal bisogno di definire

meglio i rapporti fra papato e impero e da quello di risolvere i problemi che la società presentava.

Le indagini si orientarono in due direzioni:

1) Diritto romano: importante fu il ritrovamento del Corpus iris civilis in base al quale Irnerio fondò a

Bologna una scuola di glossatori che lo commentavano con delle note.

2) Diritto canonico: rimane il Decretum, opera del canonista Graziano che raccolse i canoni emanati da

chiese e concili.

Medicina e scienze naturali: timidi progressi del mondo sperimentale.

Particolare importanza per questa scienza ebbe il contatto con il mondo islamico grazie alle traduzione dei

medici della scuola di Salerno.

Gli studi di medicina avevano però ancora un carattere molto teorico e libresco e si basavano sui testi di

Ippocrate e Galeno e su alcuni trattati arabi.

Le dissezioni non erano ancora praticate e i medici si rifiutavano categoricamente di operare poiché

consideravano la chirurgia un'attività artigianale (vi erano ancora molti pregiudizi riguardo alle arti

"meccaniche").

Si andava tuttavia affermando una tendenza all'osservazione concreta e alla sperimentazione: gli studiosi

cominciavano a "fare" e a raccogliere per iscritto i risultati delle loro esperienze scientifiche.

Una nuova figura di intellettuale

Avvenne un profondo mutamento nella figura dell'intellettuale: egli lo era di professione, un uomo laico che

trovava occupazione grazie alla crescente domanda di cultura che nasceva dalla società urbana. 20

Non sempre le idee che venivano espresse erano conformi a quelle della gerarchia ecclesiastica.

Si profilarono quindi le prime censure e le prime condanne di autori che annunciavano tesi troppo ardite o

discordi dalla verità ufficiale.

Nonostante questi tentativi di controllo la libertà di azione degli intellettuali fu grande e il loro vivace

contributo incise profondamente sulla soluzione dei problemi della società.

La frammentazione dei poteri public favoriva la libertà di agire e pensare.

Capitolo 4: Nuove dimensioni dell'esistenza

Il tempo cristiano e l'idea della fortuna

Il tempo quotidiano rimane essenzialmente legato ai ritmi naturali, mentre la cristianizzazione del tempo è

apparentemente totale per due motivi:

1) Il calendario è stato completamente conquistato dalla Chiesa: ogni giorno vi è il nome di un santo o di una

festività cristiana.

2) La gerarchia ecclesiastica esercita un controllo capillare sull'uso individuale del tempo attraverso il divieto

di lavorare nei giorni festivi e nell'indicazione dei giorni di digiuno.

L'assimilazione del linguaggio cristiano però non è completa ad esempio per la sopravvivenza dell'idea della

fortuna, la dea che regola la distribuzione delle ricchezze materiali la cui origine è estranea al messaggio

cristiano.

In un punto si accorda con la visione del tempo dei pensatori cristiani del XIII secolo: il tempo non

appartiene all'individuo ma a Dio.

L'attesa della fine del mondo e il millenarismo

Altro aspetto della visione cristiana che ha importanza notevole è il millenarismo che ha due possibili

significati:

1) Attesa dell'anno mille: escatologia cioè l'interpretazione del destino ultimo del mondo, l'attesa della sua

fine.

2) Attesa del Messia: di un regno di pace e felicità che come dice l'apocalisse verrà fondato in terra da Cristo.

In questo periodo la chiesa si allontana sempre di più dal millenarismo e lo condanna nel concilio di Efeso.

Fra XII e XIII secolo nasce una nuova forma di escatologia che trae ispirazione dagli scritti di Gioachino da

Fiore che suddivide la storia in tre età: del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.

Il senso nuovo del valore e della misura della terra

Dall'anno mille al XIV secolo si sviluppa un senso tutto nuovo del valore e della misura dello spazio.

Gli spazi della vita quotidiana continuano a essere commisurati al corpo umano (un piede, un braccio etc…)

mentre il territorio è più valorizzato e precisamente misurato.

Aspetti caratteristici di questo cambiamento:

1- La valorizzazione del territorio rurale procede dall'avanzata dei dissodamenti: è connessa quindi

all'agrarizzazione del suolo e alla sua conquista da parte dell'agricoltura.

2- Questo processo muta profondamente il rapporto dell'uomo con le aree forestali: prima erano viste come

destinate al dissodamento, ora invece sono ritenute importanti per i molteplici usi che lo sviluppo urbano ha

incrementato.

3- A conseguenza di tutto ciò si avverte un orientamento deciso per una misurazione più esatta e

standardizzata delle superfici sempre più imposta dal potere politico per ragioni fiscali.

La natura e il paesaggio rurale

Le trasformazioni sociali e materiali che avvengono in questi secoli rendono profondamente diversa la vita

quotidiana dei vari ceti sociali.

La vita del contadino continua a svolgersi in povere case sempre più spesso costruite in muratura e spesso

affiancate in modo da costituire un castello (castrum). Questo termine indica un villaggio fortificato che si

trasformò poi in dimora signorile.

E' a queste dimore che cominciano a fare capo le nuove aziende agrarie, a costituire punti sicuri e di

orientamento.

La città

Nei secoli centrali del medioevo lo spazio vissuto di chi risiede in città si differenzia sempre di più da quello

di chi abita in campagna per tre motivi: 21


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fasloos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Comba Rinaldo.

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