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scontrandosi con i Franchi e gli Alemanni, già federati dell’impero. I vandali, gli alani e gli svevi

furono costretti ad andare in Spagna, dove c’erano già i visigoti, che riuscirono a costringere i

vandali ad andare in Africa settentrionale. La Britannia fu abbandonata dai romani e rimase in balia

dei pitti, a cui poi si aggiunsero gli juti e gli angli. Attorno al 450 l’Europa centrale fu luogo di

incursione degli unni di Attila, che non arrivò a Roma grazie a papa Leone I. Nel 476 Romolo

Augustolo fu deposto e sostituito da Odoacre, un ufficiale sciro, che assunse il titolo di re. Questi

nuovi regni romano-barbarici erano caratterizzati da un’originale fusione. In tutti i territori

conquistati i barbari erano in netta minoranza, e spesso furono mantenute le leggi romane, ma

l’esercito era in mano loro. Il re era depositario del banno, cioè il potere assoluto di costringere,

giudicare, punire. I franchi erano federati romani dal 430, trovarono una reale coesione sotto re

Clodoveo (Merovingi), estese i suoi domini in Neustria e Austrasia (nel 550 si aggiunge la

Burgundia), nel 510 fece redigere la Lex Salica. Dopo la sua morte il regno fu spartito tra i suoi

eredi, ma nell’8 secolo era ormai cresciuto il potere dei maestri di palazzo, funzionari pubblici ai

quali fin dal 7 secolo era demandata l’amministrazione dei 3 regni. Gli anglosassoni diedero vita

nella Britannia orientale a regni designati dal nome geografico, costringendo le popolazioni

britanniche a ritirarsi a nord. Questo portò a una nuova paganizzazione dell’isola, ma verso la fine

del 6 secolo fu inviato Agostino. Gli ostrogoti giunsero in Italia per volontà bizantina (per

federatio), e dopo la morte di Teodorico nel 526 Bisanzio cercò di riconquistare quei territori. I

visigoti riuscirono a integrarsi molto bene, e un esempio è la Lex Romana Visigothorum emanata da

Eurico. Il loro regno durò fino al 711. I vandali invece attuarono molte persecuzioni, e furono

scacciati dall’esercito di Giustiniano.

L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE

Giustiniano regnò dal 527 al 565 e perno della sua azione politica fu la riconquista dei territori della

parte occidentale, e in particolare il Mediterraneo. La guerra greco - gotica durò dal 535 al 553. Il

generale Belisario partì dal sud della penisola, ma trovò una coesione tra i goti e la classe senatoria ,

ma dopo la conquista di Ravenna quest’ultima si piegò, e Totila, il nuovo re dei goti, attaccò la

classe senatoria concedendo libertà ai coloni. Per un po’ egli riuscì a conquistare alcuni territori, ma

infine l’esercito bizantino prevalse nella battaglia di Gualdo Tadino del 552. Nel 553 tutti i territori

affacciati sul Mediterraneo erano soggetti all’autorità imperiale; nel 568 la penisola fu occupata dai

longobardi e poi entrarono in gioco gli arabi. Nella prima metà del 5 secolo Teodosio fece

raccogliere in un codice la legislazione romana. Nella parte orientale Giustiniano emanò il Corpus

Iuris Civilis costituito dal codex, i digesta, le institutiones, le novellae constitutiones (529-534). La

prammatica sanzione del 554 estendeva la compilazione legislativa di Giustiniano alle terre

riconquistate dell’antica parte occidentale dell’impero. Questo progetto era però fragile, poiché la

condizione finanziaria era precaria, esistevano enormi distanze geografiche ed etiniche e culturali,

l’arrivo di altre popolazioni ostili. Il nuovo imperatore Eraclio si trovò a dover fronteggiare i

persiani, abbandonando la Spagna e la penisola balcanica; la guerra contro i persiani fu vinta e nel

638, per aggiustare i dissidi religiosi, fu proposta una nuova dottrina il monotelismo (unica volontà

del figlio di Dio). Questo non migliorò le cose, e comunque Siria e Palestina erano già state

occupate dagli arabi. Nel 568 giunsero i Longobardi, che non ebbero mai il controllo totale della

penisola (Istria e laguna veneta, Romagna, le marche, parte dell’Umbria, Lazio, Napoli, Salento,

Calabria e Sicilia rimasero bizantine). Questi territori furono affidati all’esarca, che risiedeva a

Ravenna. In molte zone i ducati si resero indipendenti e l’autorità imperiale divenne solo nominale.

Nel 751 Ravenna cadde in mano longobarda.

I LONGOBARDI E LE DUE ITALIE

I longobardi sono entrati in Italia nel 568 attraverso le alpi Giulie comandati da re Alboino.

Secondo il mito detto Origo gentis Longobardorum essi discendevano dalla Scandinavia. Erano

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soprattutto un popolo in armi, e il re che era il capo militare, era contrassegnato dalla lancia, ed era

elettivo. Tra liberi e servi esisteva uno strato giuridico intermedio, quello degli aldi, e la fara era un

raggruppamento famigliare con funzioni di unità militare. I capi delle fare erano i duchi e la loro

religione era basata sui culti germanici. I bizantini hanno sottovalutato l’irruzione longobarda, e nel

572 Pavia fu conquistata e divenne la capitale del nuovo regno. Dopo la morte di Alboino e il breve

regno di Clefi vi fu un decennio senza re, e i duchi spinsero l’esercito sia a ovest che verso il centro

e il sud. Venne eletto re Autari, a cui furono donati metà dei beni dei duchi per costituire il fisco

regio. Sposò Teodolinda, figlia del duca di Baviera. Morto Autari nel 590, il nuovo re Agilulfo tentò

di condurre una politica ecclesiastica autonoma, ma Teodolinda aveva un buon rapporto con papa

Gregorio Magno. Gradualmente i longobardi istituirono i ducati, una nuova rete di distretti pubblici,

e nelle loro attività i duchi potevano essere affiancati da funzionari minori, come i centenarii e i

decani. In ambito rurale avevano grande importanza i villaggi fortificati. Il consolidamento del

regno longobardo, avvenuto nel corso del 7 secolo, è testimoniato dal ruolo crescente della capitale

e dalla promulgazione di alcune leggi: nel 643 l’editto di Rotari comprendeva le norme dei

longobardi (la proibizione della faida). Sotto il regno di Liutprando fu conquistato vicino a Roma il

castello di Sutri, poi ceduto al papa nel 728. Nella seconda metà dell’8 secolo, a causa della nuova

alleanza tra papi e franchi: nel 751 grazie a re Astolfo fu conquistata Ravenna, per cui il papa

Stefano II chiese l’intervento dei franchi, che grazie a due spedizioni guidate da Pipino il Breve

riconquistarono a vantaggio di Roma i territori precedentemente persi. L’ultimo re longobardo,

Desiderio, cercò di interrompere i legami tra chiesa e popolo franco, e per questo fu celebrato il

matrimonio tra Carlo Magno ed Ermengarda. Papa Adriano I temendo un risveglio dei longobardi

chiamò Carlo che ripudiò la moglie e scese in Italia tra il 773 e il 774. Solo i longobardi di

Benevento mantennero la loro indipendenza, che fu spazzata con l’arrivo dei normanni nell’11

secolo.

L’IMPERO ARABO-ISLAMICO

Alla morte di Maometto nel 632, i suoi seguaci avevano già convertito tutta la penisola. Questo

territorio era meno urbanizzato di altri paesi, vi prevaleva la pastorizia, e la popolazione era

aggregata in clan tribali. I bizantini e i persiani la tennero a bada grazie a stato cuscinetto. Le

rivelazioni di Maometto avvennero intorno al 610, con il radicale rifiuto ad ogni politeismo. Dalla

Mecca a causa delle accuse di indovino, si trasferì a Medina nel 622. Alla sua morte Maometto

lasciava agli arabi una nuova concezione di comunità capace di oltrepassare il livello dei clan

tribali. Non sapendo come dovesse avvenire la successione di Maometto, si aprirono due strade:

califfo come semplice sostituto, califfo come discendente. Questa discussione si accese in

particolare dopo il periodo dei primi 4 califfi “ben guidati”. Il primo di questi, Abu Bakar, cominciò

una politica di espansione, e le prime conquiste ebbero come effetto la costruzione di città fortezze;

il secondo califfo, Omar, sostenne che gli arabi dovevano essere un’élite militare. Nel 660 ebbe il

culmine la lotta tra le due fazioni, e venne assassinato Alì, riferimento principale degli sciiti. Nel

primo periodo di affermazione della dinastia omayyade, che stabilì la propria corte a Damasco, vi

furono nuove stratificazioni sociali e l’afflusso verso le città di immigrati provenienti dalle

comunità conquistate ma non islamizzate. Venne meno il principio di separazione, e la lingua

ufficiale fu l’arabo. Il processo di conquista spagnola avvenne tra il 711 e il 715, e fu fermato in

Francia da Carlo Martello nel 732. La rivolta che nel 750 portò gli abbasidi al potere fu sostenuta

dai persiani islamizzati, e l’impero non si occupò più di nuove conquiste ma costituì un organismo

politico del tutto nuovo, con il consolidamento dell’amministrazione centrale. Venne fondata

Baghdad come nuova capitale, che divenne la città più grande del mondo; costituirono un apparato

burocratico distinto in tre rami: cancelleria, esattoria fiscale, amministrazione delle spese militari e

il wazir era il capo dell’amministrazione. Nel 945 a causa del malcontento popolare una dinastia

locale si fregiò del titolo di califfo lasciando gli abbasidi come semplice autorità nominale.

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I FRANCHI E L’EUROPA CAROLINGIA

Dopo la morte di Clodoveo, il regno fu diviso dai suoi 4 figli; Clotario II riuscì ad assumere per

breve tempo il controllo di tutto il regno e i suoi figli Chilperico e Sigiberto avviarono un periodo di

conflittualità, dove anche una donna, Brunilde, vedova di Sigiberto giocò un ruolo importante.

Clotario II, figlio di Chilperico, come atto simbolico della presa del potere fece uccidere Brunilde in

modo estremamente violento e rafforzò l’organizzazione politico amministrativa del regno

consolidando la sua articolazione nei tre regni regionali; emersero grazie al loro appoggio al re

Arnolfo e Pipino il Vecchio, e la figlia di quest’ultimo sposò il figlio del primo, unificando così le

due famiglie. Dopo la battaglia di Poitiers, il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve fece deporre

Childerico III nel 751, sostituendolo così alla guida del regno, e dando vita alla nuova e sacralizzata

dinastia dei carolingi. Essi iniziarono una lotta di espansione, partendo dalla cacciata dei longobardi

tra il 754 e il 756. Dopo la sua morte, il regno fu spartito tra Carlo Magno e Carlomanno, ma poichè

quest’ultimo morì precocemente, Carlo fu l’unico controllore del regno. Egli avviò una guerra

contro i sassoni (sud della Francia), contro la Germania meridionale, e una spedizione in Spagna

che terminò con una sconfitta nel 778 (chanson de Roland). Difendendo il papa e sconfiggendo i

longobardi, Carlo Magno si presentava come il nuovo re cristiano (liberò nell’800 il papa Leone III

dall’aristocrazia romana): fu incoronato imperatore il 25/12/800. Fu eletta residenza principale

Aquisgrana, dove esercitavano l’amministrazione centrale il conte palatino e l’arcicappellano; fu

elaborata la carolina e furono chiamati a corte i più grandi intellettuali dell’epoca. Nell’806 con un

atto ricordato come divisio imperii fu deciso che il regno sarebbe stato diviso tra i suoi 3 figli, ma

quando morì nel 814, a causa della morte degli altri figli, l’impero passò a Ludovico detto il pio. La

sua ordinatio imperi del 817 decise che il regno sarebbe stato diviso tra i suoi 3 figli, e nel 824 la

constitutio romana vincolava la consacrazione papale a un precedente giuramento di fedeltà

all’imperatore. A partire dall’830 vi fu una forte conflittualità interna alla famiglia, che sfociò nel

842 con i giuramenti di Strasburgo, dove Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico si giurarono

reciprocamente fedeltà, e nell’843 a Verdun i tre fratelli trovarono un accordo: Ludovico avrebbe

regnato sui territori a est del Reno, Carlo sui territori a ovest, e Lotario sulla Lotaringia e il regno

d’Italia. L’impero carolingio cessò di esistere nell’881, quando non c’erano più eredi (Ludovico II)

e chi governava era un incapace (Carlo il Grosso).

CONTI E VASSALLI, FEUDI E COMITATI

Efficaci forme di organizzazione sociale e politica si realizzarono nel regno dei franchi tra il 7 e l’8

secolo. Una di queste fu la formalizzazione dei rapporti vassallatico beneficiari. Si usa far risalire

questo fenomeno ai primi decenni dell’8 secolo, durante l’età di Carlo Martello. Si trattava di un

contratto stretto liberamente tra due persone, una delle quali si impegnava alla fedeltà, l’altra al

mantenimento. Con il giuramento di fedeltà il vassallo entrava nella clientela del potente; questi si

impegnava a mantenerlo, o direttamente nella propria casa, oppure indirettamente, concedendogli

fonti di reddito quali terre o altri beni di diversa natura. L’oggetto di tali concessioni fu definito

beneficio, al quale nel tempo fu preferito feudo. La stessa organizzazione economica della grande

proprietà tipica del mondo franco, il sistema detto curtense, contribuiva a consolidare tale

situazione. Le grandi aziende, le corti, tendevano infatti ad assorbire la piccola proprietà.

All’interno dei diversi regni vennero designate delle circoscrizioni pubbliche dette comitati, al cui

interno un funzionario regio, il conte, amministrativa la giustizia. Nelle zone di confine furono

istituite le marche, territori più ampi coordinati da un marchese, in cui era particolarmente

importante l’organizzazione militare. Questi funzionari erano legati al re tramite il rapporto

vassallatico beneficiario, e venivano scelti per la loro posizione sociale e il prestigio di cui

godevano, ma non era facile indovinare la loro fedeltà: furono istituite così forme di controllo, quali

i missi dominici (portavoce diretta dell’autorità imperiale) che diffondevano sul territorio i

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capitolari, cioè le leggi emanate dal sovrano. La gerarchia ecclesiastica vide ogni vescovo diventare

missus della propria diocesi. L’immunità comportava la concessione formale da parte del sovrano a

taluni proprietari di una particolare prerogativa che rendeva le loro proprietà immuni dall’esercizio

del potere regio da parte dei funzionari pubblici preposti al territorio.

ECONOMIA E PAESAGGI

Nei 4 secoli tra 200 e 600 la popolazione europea diminuì drasticamente, per ricominciare a

crescere solo verso il 700 e toccare intorno al 1000 un livello vicino a quello di partenza (30-40

milioni). I contadini del tardo impero avevano visto il diffondersi della conduzione indiretta, ossia

la concessione di lotti di terreno a famiglie di contadini, tenuti al pagamento di un affitto in denaro

o in natura. Si trattava di casati se le famiglie erano schiavi, coloni se erano coltivatori liberi e

quindi non obbligati a risiedere sulla terra. Fra 3 e 4 secolo anche i coloni furono legati alla terra.

Quando le terre rendevano di più che per la sopravvivenza, il surplus era per metà assorbito dalla

fiscalità imperiale, il resto era per il mercato. Dal 550 non si trovano più tracce di un fisco pubblico,

anche a causa delle popolazioni barbariche. Una prima conseguenza fu la contrazione degli scambi

in moneta. Cominciarono a dilatarsi le macchie di boschi, e crebbe l’importanza dell’economia

forestale (allevamento, caccia, legname). Vi fu una drastica diminuzione delle rese cerealicole e una

crescita dell’incolto. La fine della tassazione romana, a partire dal 7 e 8 secolo, ha messo in circolo

sul lungo periodo la ricchezza, creando una domanda economica diversa. Il sistema curtense si basa

sulla bipartizione delle aziende in un settore a conduzione diretta (dominico) e uno a conduzione

indiretta (massaricio), formato da piccole aziende familiari contadine. Si basa anche sullo stretto

legame tra queste due parti, rappresentato dall’obbligo per i contadini del massaricio di prestare

corvées sulle terre del dominico, a integrazione del lavoro degli schiavi che vi risiedevano in

permanenza, a totale carico del proprietario che forniva loro alloggio e vitto. In Italia il sistema

curtense si affermò solo dopo la conquista franca del 774, e fu dappertutto la base per una ripresa

economica.

LA CITTA’

La struttura politico amministrativa dell’impero romano aveva concepito le città come centri di

coordinamento del territorio. A scomparire a causa della crisi dell’impero furono prima i centri

minori, ma la grande maggioranza delle città sopravvisse grazie alla presenza del vescovo, e polo

aggregativo non fu più il forum romano ma la cattedrale e gli edifici a essa correlati. Centri

importanti di coordinamento si affermarono nelle campagne (longobardi), nelle aree bizantine le

città mantennero in sostanza il loro ruolo. La conquista carolingia del regno dei longobardi

determinò una rinnovata attenzione al ruolo delle città (lodi di città). La città ha mantenuto anche il

suo ruolo di mercato, e i rapporti con l’oriente non sono mai venuti meno. Di notevole rilievo era

l’attività manifatturiera, e in particolare quella tessile. Con molto impegno i vescovi chiesero di

poter legittimare il loro diritto di ricavare i proventi connessi a pedaggi e alle tasse.

ALFABETISMO E CULTURA SCRITTA

Dal 4 secolo la capacità di scrivere andò concentrandosi nelle mani di un numero sempre minore di

persone. Il mondo romano era altamente alfabetizzato, ma con la sua crisi scomparvero le scuole e

questo portò al degrado. Si può distinguere un alto livello di istruzione legato a pochissimi, e una

generale analfabetizzazione, che riguardava anche il saper leggere. Restarono tuttavia in piedi le

scuole cristiane, che attorno al 6 secolo divennero anche le scuole per i laici. Dall’8 secolo, accanto

alle scuole vescovili sorte presso le chiese cattedrali si diffusero anche quelle monastiche. Carlo

Magno si applicò in particolare alla riforma liturgica (uguale per tutti i chierici), il miglioramento

della formazione del clero, la riaffermazione dell’importanza della scrittura nell’amministrazione.

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Ai bambini la lettura fu insegnata secondo il metodo classico (apprendimento delle lettere, sillabe,

memorizzazione delle frasi). Più raro fu l’insegnamento della scrittura. La formazione superiore

riguardava le arti del Trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del Quadrivio (matematica,

geometria, musica, astronomia).

LE SECONDE INVASIONI E LA RISTRUTTURAZIONE DEL TERRITORIO EUROPEO

Gli slavi erano una popolazione sedentaria, dedita all’agricoltura e all’allevamento. Erano

organizzati in piccoli gruppi tribali e comunità di villaggio. Tra l’8 e il 9 secolo iniziarono a

delinearsi tre principali gruppi di popolazioni: gli slavi orientali, gli slavi occidentali, gli slavi

meridionali, che approfittando della debolezza dell’impero bizantino, si stanziarono nei territori

balcanici. Nel 1800 nacque il mito dello slavo come ospite non gradito, ripreso dal nazismo. Sia i

franchi che i bizantini favorirono l’evangelizzazione di questa popolazione (Cirillo e Metodio). Gli

ungheresi apparvero improvvisamente in occidente nella seconda metà del 9 secolo, e

probabilmente essi provenivano dalle pianure degli Urali settentrionali. L’insediamento in Pannonia

ebbe come risultato i primi scontri con gli eserciti occidentali (incastellamento). Avevano un’ottima

tecnica di battaglia. Vennero sconfitti nel 995 da Ottone I e per questo mitigarono la loro

aggressività. I saraceni erano gli arabi e la popolazione islamizzata del nord Africa Nell’827

conquistarono la Sicilia e saccheggiarono Roma nell’846. A costoro mancava un centro

coordinatore, quindi non si sapeva dove colpire. I normanni (popolazioni scandinave) furono

protagonisti a partire dal 9 secolo di un’espansione a raggiera, grazie anche a certe imbarcazioni in

grado di percorrere al contrario i fiumi. Si stanziarono in alcune propaggini della Gallia, dette poi

Normandia, nel 911. Tra il 1050 e il 1080 grazie ad una spedizione avviarono la conquista della

Sicilia e dell’Italia meridionale, e conquistarono anche il regno di Inghilterra,

IL TRIONFO DEI POTERI LOCALI NELLE CAMPAGNE E NELLE CITTA’

Feudalesimo è una parola che non si trova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno. Il termine

venne coniato nel 1700 nell’ambito culturale illuministico. La parola feudo trae origine dall’antico

germanico fihu, che significava gregge e che ben presto assunse il medesimo significato del tardo

latino beneficio, causando così agli storiografi molta confusione. La storiografia contemporanea

distingue le diverse componenti del rapporto vassallatico beneficiario per chiarire con maggiore

precisione le fasi di sviluppo: prima fase (8-9 secolo) diffusione del rapporto vassallatico

beneficiari; seconda fase (9-10 secolo) viene meno l’impero carolingio e l’aristocrazia prende il

potere, ereditarietà degli incarichi pubblici; terza fase (9-prima metà del 12 secolo) massima

frammentazione del potere pubblico su scala locale, cioè l’ordinamento signorile, e nascita del

castello; quarta fase (dalla seconda metà del 12 secolo in avanti) i poteri signori vengono

progressivamente coordinati all’interno di nuove compagini territoriali e i signori locali assoggettati

ai regni mediante nuovi strumenti giuridici, che vengono a costituire il diritto feudale. Il capitola di

Quierzy, una disposizione emanata da Carlo il Calvo nell’877, riconosceva l’autonomia delle

aristocrazie europee e l’ereditarietà dei benefici e delle cariche maggiori. Su questa frammentazione

del potere pubblico cercò di incidere nella prima metà dell’11 secolo l’imperatore Corrado II,

emanando nel 1037 una disposizione detta Edictum de beneficis: il testo stabiliva l’ereditarietà dei

benefici minori, precisando che nessun vassallo poteva essere privato del beneficio ottenuto senza

una giusta causa, che doveva essere giudicata da un tribunale o dal sovrano. Uno dei fenomeni più

vistosi che accompagnarono la fine dell’impero carolingio fu l’incastellamento, che divenne anche

il mezzo per estendere l’autorità del grande proprietario su tutti i residenti dell’area in cui si trovava

la grande proprietà. Si distingue tra due forma di signoria, quella fondiaria e quella territoriale. La

prima è l’insieme dei poteri che un grande proprietario di fatto si trovava a esercitare sui lavoratori

di condizione servile che gli appartenevano e anche sui coloni liberi che lavoravano le sue terre

(corvées); la signoria detta territoriale o di banno, è legata inscindibilmente al fenomeno

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dell’incastellamento: si tratta infatti dell’esercizio di una serie di prerogative in gran parte analoghe

a quella della signoria fondiaria, ma applicate anche a soggetti non legati da alcun vincolo di natura

patrimoniale al proprietario del castello. Il signore in questo caso poteva chiedere prestazioni di

lavoro per la manutenzione e il pagamento delle tasse (fodro, albergaria, curadia). Riscuoteva

inoltre una taglia, ossia un versamento in denaro dovuto all’intera comunità come riconoscimento

della funzione di protezione. Il signore amministrava la giustizia e stabiliva un monopolio sulla

vendita di generi indispensabili. Nelle città il vescovo aveva un primato sia spirituale che civile,

tant’è che si occuparono della sicurezza dei cittadini durante le seconde invasioni. Durante il 10

secolo ottennero oltre all’immunità la districtio, ossia l’autorità di costringere, l’essenza cioè del

potere pubblico.

IMPERO E REGNI NELL’ETA’ POST CAROLINGIA

Dopo la deposizione di Carlo il Grosso nell’887, i vari territori dell’impero carolingio conobbero

diversi sviluppi politici e istituzionali. Il potere effettivo dei re di Francia si ridusse a un’area molto

limitata attorno a Parigi. Il titolo regio venne conteso dai lontani eredi di Carlo Magno, e Ugo

Capeto nel 987 della famiglia dei Robertingi poi ribattezzata Capetingi divenne sovrano. Aveva

un’autorità d’ordine morale e religioso, ma dei poteri limitati. Dopo l’887 oltre a quello di Francia

si costituirono due regni a carattere regionale, quello di Provenza e quello di Borgogna. Il regno

italico mantenne all’incirca la stessa estensione geografica del regno longobardo; la guida del regno

fu contesa tra i rappresentanti delle principali famiglie dell’aristocrazia. Quattro grandi famiglie

(Spoleto, Toscana, Ivrea e Friuli), si schierarono grosso modo (i signori del centro contro quelli del

nord). Per alcuni decenni a contendersi il regno fu il marchese del Friuli Berengario I, ma fu

richiesto l’intervento di Rodolfo re di Borgogna, che tenne il titolo di re d’Italia dal 924 al 926,

successivamente quello di Ugo re di Provenza, che riuscì a mantenere la guida del regno per 20

anni. Egli lasciò il regno al figlio Lotario, che morì poco dopo nel 950 lasciando i marchesi d’Ivrea

al potere, con la figura di Berengario II. Ottone I, chiamato sposò Adelaide la moglie di Lotario, e si

fece giurare fedeltà da Berengario. Nel regno dei franchi orientali, definito teutonico, nell’887 i

grandi elesse re un esponente della dinastia carolingia. Esistevano degli ampi ducati regionali. Nel

919 venne eletto Enrico I di Sassonia, e dopo suo figlio Ottone I. Il suo regno, durato dal 936 al

973, è servito a riempire nuovamente di significato il titolo imperiale. Agì in modo innovativo,

cercando di stabilire legami con i grandi del regno. Il richiamo all’età carolingia e alla tradizione

imperiale romana e bizantina riguardò soprattutto gli aspetti simbolici del potere, come il rito della

sacra unzione o il Privilegium Othonis che riconosceva le proprietà e i diritti della chiesa di Roma,

ma ribadiva anche il principio che il papa dovesse prestare giuramento all’imperatore. Conquistati il

regno italico e la corona imperiale nel 962, Ottone I cercò di rafforzare la propria posizione in Italia

a danno dei domini bizantini del meridione, ma il progetto matrimoniale fra suo figlio e la nipote di

Zimisce fallì. Morto Ottone I nel 973, Ottone II si trovò a fare i conti con troppe ostilità, e alla sua

morte, nel 983, suo figlio Ottone III era molto piccolo. Nel 996, quando ebbe 16 anni, assunse i

titoli paterni ma morì nel 1001 a causa della sua convinzione che il solo titolo di imperatore

bastasse. Fu eletto re di Germania Enrico II, duca di Baviera, ma morto nel 1024 e senza eredi,

lasciò il titolo a Corrado II, duca di Franconia, appartenente alla famiglia dei Salii che riuscì a

mantenere la corona imperiale per 4 generazioni sino al 1125.

L’ANNO MILLE: CONTINUITA’ E TRASFORMAZIONI

Quando l’anno 1000 scoccò quasi nessuno vi fece caso, poiché i sistemi di datazione erano ancora

diversi da una località all’altra e gli anni si contavano secondo gli anni di un regno o di un impero.

Inoltre non era leggenda popolare l’idea apocalittica. Vi fu sicuramente uno sviluppo tecnologico,

come il mulino ad acqua, l’aratro, il giogo frontale, la rotazione triennale (il maggese a riposo ogni

3 anni). Vi fu un allargamento degli spazi coltivati (all’interno delle curtes, ma anche spazi nuovi

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia medievale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia medievale, Montanari. Con analisi dei seguenti argomenti: cristianesimo, Chiese episcopali, monachesimo, i regni romano-barbarici, l'impero arabo-islamico, feudi, comitati, alfabetismo e cultura scritta, il nuovo monachesimo e la riforma della Chiesa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Galetti Paola.

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