La metamorfosi del mondo romano e la fine dell'impero in Occidente
Questo periodo di mutamento si può distinguere in quattro fasi: nella prima metà del 3o secolo l'impero visse un'età di relativo splendore, nella seconda metà del 3o secolo si verificarono ripetute sconfitte ai confini, nel 4o secolo vi furono delle importanti modifiche amministrative e politiche, nel 5o secolo cadde l'impero.
Tra il 2o e il 3o secolo il costo dell'esercito divenne insostenibile, per cui si allestì una macchina statale, cioè una politica accentrata, per cui nel 4o secolo la società era composta da uomini nuovi e da una rinascenza culturale. I centri urbani più grandi continuarono a crescere e scomparvero i più deboli.
Tra il 324 e il 330 Costantino spostò la capitale a Bisanzio e i vescovi dei due imperi ottennero pari dignità. La fine dell'impero è stata vista dagli storici come periodo di cambiamento per eccellenza.
Il cristianesimo: le chiese episcopali e il monachesimo delle origini
La cristianizzazione è il processo che condusse alla fede le cittadinanze, le popolazioni rurali e le popolazioni barbariche. Questo avvenne in due modi: uno istituzionale, organizzato dalla gerarchia della chiesa, una cristianizzazione delle campagne che avveniva intorno alle pieve (chiese battesimali); uno individuale, la scelta monastica. L'attività missionaria va intesa come un processo di acculturazione.
Nelle città dell'impero fra 1o e 2o secolo si organizzarono le prime comunità cristiane. Dal 4o secolo il cristianesimo divenne religione di stato (313 editto di Milano di Costantino per la libertà di culto, 380 editto di Tessalonica di Teodosio unica scelta). Dal 5o secolo partì dalle città un'opera di evangelizzazione delle campagne. A seconda delle dimensioni delle città di cui i vescovi erano guide, la loro importanza era più o meno grande (Roma).
Il monachesimo cominciò ad attestarsi nel 3o secolo, e all'inizio è un movimento eremita. In Occidente si sviluppa soprattutto sottoforma di cenobitismo (Girolamo, Benedetto da Norcia). Da ricordare è in particolare l'Irlanda (druidi, Colombano).
Nella seconda metà del 4o secolo molte popolazioni barbare furono convertite al cristianesimo ariano (Alessandro Ario, Gesù non ha la stessa divinità di Dio). Questa dottrina fu condannata al concilio di Nicea del 325. Il problema centrale delle questioni dottrinali era la trinità; nella parte orientale si formano due pensieri: il nestorianesimo (umanità del Cristo) e il monofisismo (divinità del Cristo). Dopo aver provato ad avvicinare le due correnti, durante l'impero di Giustiniano nel 544 venne emanato l'editto dei Tre Capitoli, condannando il nestorianesimo. Da ciò nacque lo scisma dei Tre Capitoli.
Le invasioni e i regni romano-barbarici
Le popolazioni barbariche divennero popoli mediante il processo definito etnogenesi, ossia il formarsi e il continuo ridefinirsi delle identità etniche in base a elementi di natura culturale. I rapporti tra romani e barbari erano già intensi a partire dal 2o secolo, ma è dal 3o che elementi germanici costituirono parte dell'esercito romano.
Questo equilibrio si spezzò nel 4o secolo a causa dell'indebolimento dell'impero romano. Le invasioni furono dettate da questa consapevolezza e dalla spinta esterna degli Unni, un ampio gruppo di guerrieri nomadi provenienti dall'Asia centrale. Questi movimenti spostarono i Goti (visigoti e ostrogoti). I visigoti cominciarono a massacrare regioni dei Balcani, e la sconfitta di Adrianopoli del 378 determinò una nuova strategia di contenimento nei confronti dei barbari: l'hospitalitas, che prevedeva la concessione di un terzo delle terre alle popolazioni barbariche che dichiaravano fedeltà e offrivano un appoggio militare, e la foederatio, che era un'alleanza in senso stretto in cambio di un compenso. I visigoti tuttavia sotto la guida di Alarico I saccheggiarono Roma nel 410.
Tra il 406 e il 407 un'altra ondata migratoria aveva sconvolto i romani: crollò la frontiera del Reno e nuove popolazioni entrarono in Gallia scontrandosi con i Franchi e gli Alemanni, già federati dell'impero. I vandali, gli alani e gli svevi furono costretti ad andare in Spagna, dove c'erano già i visigoti, che riuscirono a costringere i vandali ad andare in Africa settentrionale. La Britannia fu abbandonata dai romani e rimase in balia dei pitti, a cui poi si aggiunsero gli juti e gli angli.
Attorno al 450 l'Europa centrale fu luogo di incursione degli unni di Attila, che non arrivò a Roma grazie a papa Leone I. Nel 476 Romolo Augustolo fu deposto e sostituito da Odoacre, un ufficiale sciro, che assunse il titolo di re. Questi nuovi regni romano-barbarici erano caratterizzati da un'originale fusione. In tutti i territori conquistati i barbari erano in netta minoranza, e spesso furono mantenute le leggi romane, ma l'esercito era in mano loro. Il re era depositario del banno, cioè il potere assoluto di costringere, giudicare, punire.
I franchi erano federati romani dal 430, trovarono una reale coesione sotto re Clodoveo (Merovingi), estese i suoi domini in Neustria e Austrasia (nel 550 si aggiunge la Burgundia), nel 510 fece redigere la Lex Salica. Dopo la sua morte il regno fu spartito tra i suoi eredi, ma nell'8o secolo era ormai cresciuto il potere dei maestri di palazzo, funzionari pubblici ai quali fin dal 7o secolo era demandata l'amministrazione dei tre regni. Gli anglosassoni diedero vita nella Britannia orientale a regni designati dal nome geografico, costringendo le popolazioni britanniche a ritirarsi a nord.
Questo portò a una nuova paganizzazione dell'isola, ma verso la fine del 6o secolo fu inviato Agostino. Gli ostrogoti giunsero in Italia per volontà bizantina (per foederatio), e dopo la morte di Teodorico nel 526 Bisanzio cercò di riconquistare quei territori. I visigoti riuscirono a integrarsi molto bene, e un esempio è la Lex Romana Visigothorum emanata da Eurico. Il loro regno durò fino al 711. I vandali invece attuarono molte persecuzioni, e furono scacciati dall'esercito di Giustiniano.
L'impero romano d'Oriente
Giustiniano regnò dal 527 al 565 e perno della sua azione politica fu la riconquista dei territori della parte occidentale, e in particolare il Mediterraneo. La guerra greco-gotica durò dal 535 al 553. Il generale Belisario partì dal sud della penisola, ma trovò una coesione tra i goti e la classe senatoria, ma dopo la conquista di Ravenna quest'ultima si piegò, e Totila, il nuovo re dei goti, attaccò la classe senatoria concedendo libertà ai coloni. Per un po' egli riuscì a conquistare alcuni territori, ma infine l'esercito bizantino prevalse nella battaglia di Gualdo Tadino del 552. Nel 553 tutti i territori affacciati sul Mediterraneo erano soggetti all'autorità imperiale; nel 568 la penisola fu occupata dai longobardi e poi entrarono in gioco gli arabi.
Nella prima metà del 5o secolo Teodosio fece raccogliere in un codice la legislazione romana. Nella parte orientale Giustiniano emanò il Corpus Iuris Civilis costituito dal codex, i digesta, le institutiones, le novellae constitutiones (529-534). La pragmatica sanzione del 554 estendeva la compilazione legislativa di Giustiniano alle terre riconquistate dell'antica parte occidentale dell'impero. Questo progetto era però fragile, poiché la condizione finanziaria era precaria, esistevano enormi distanze geografiche ed etniche e culturali, l'arrivo di altre popolazioni ostili.
Il nuovo imperatore Eraclio si trovò a dover fronteggiare i persiani, abbandonando la Spagna e la penisola balcanica; la guerra contro i persiani fu vinta e nel 638, per aggiustare i dissidi religiosi, fu proposta una nuova dottrina il monotelismo (unica volontà del figlio di Dio). Questo non migliorò le cose, e comunque Siria e Palestina erano già state occupate dagli arabi. Nel 568 giunsero i Longobardi, che non ebbero mai il controllo totale della penisola (Istria e laguna veneta, Romagna, le marche, parte dell'Umbria, Lazio, Napoli, Salento, Calabria e Sicilia rimasero bizantine). Questi territori furono affidati all'esarca, che risiedeva a Ravenna. In molte zone i ducati si resero indipendenti e l'autorità imperiale divenne solo nominale. Nel 751 Ravenna cadde in mano longobarda.
I longobardi e le due Italie
I longobardi sono entrati in Italia nel 568 attraverso le Alpi Giulie comandati da re Alboino. Secondo il mito detto Origo gentis Longobardorum essi discendevano dalla Scandinavia. Erano soprattutto un popolo in armi, e il re che era il capo militare, era contrassegnato dalla lancia, ed era elettivo. Tra liberi e servi esisteva uno strato giuridico intermedio, quello degli aldi, e la fara era un raggruppamento famigliare con funzioni di unità militare. I capi delle fare erano i duchi e la loro religione era basata sui culti germanici.
I bizantini hanno sottovalutato l'irruzione longobarda, e nel 572 Pavia fu conquistata e divenne la capitale del nuovo regno. Dopo la morte di Alboino e il breve regno di Clefi vi fu un decennio senza re, e i duchi spinsero l'esercito sia a ovest che verso il centro e il sud. Venne eletto re Autari, a cui furono donati metà dei beni dei duchi per costituire il fisco regio. Sposò Teodolinda, figlia del duca di Baviera. Morto Autari nel 590, il nuovo re Agilulfo tentò di condurre una politica ecclesiastica autonoma, ma Teodolinda aveva un buon rapporto con papa Gregorio Magno.
Gradualmente i longobardi istituirono i ducati, una nuova rete di distretti pubblici, e nelle loro attività i duchi potevano essere affiancati da funzionari minori, come i centenarii e i decani. In ambito rurale avevano grande importanza i villaggi fortificati. Il consolidamento del regno longobardo, avvenuto nel corso del 7o secolo, è testimoniato dal ruolo crescente della capitale e dalla promulgazione di alcune leggi: nel 643 l'editto di Rotari comprendeva le norme dei longobardi (la proibizione della faida).
Sotto il regno di Liutprando fu conquistato vicino a Roma il castello di Sutri, poi ceduto al papa nel 728. Nella seconda metà dell'8o secolo, a causa della nuova alleanza tra papi e franchi: nel 751 grazie a re Astolfo fu conquistata Ravenna, per cui il papa Stefano II chiese l'intervento dei franchi, che grazie a due spedizioni guidate da Pipino il Breve riconquistarono a vantaggio di Roma i territori precedentemente persi. L'ultimo re longobardo, Desiderio, cercò di interrompere i legami tra chiesa e popolo franco, e per questo fu celebrato il matrimonio tra Carlo Magno ed Ermengarda. Papa Adriano I temendo un risveglio dei longobardi chiamò Carlo che ripudiò la moglie e scese in Italia tra il 773 e il 774. Solo i longobardi di Benevento mantennero la loro indipendenza, che fu spazzata con l'arrivo dei normanni nell'11o secolo.
L'impero arabo-islamico
Alla morte di Maometto nel 632, i suoi seguaci avevano già convertito tutta la penisola. Questo territorio era meno urbanizzato di altri paesi, vi prevaleva la pastorizia, e la popolazione era aggregata in clan tribali. I bizantini e i persiani la tennero a bada grazie a stato cuscinetto. Le rivelazioni di Maometto avvennero intorno al 610, con il radicale rifiuto ad ogni politeismo. Dalla Mecca a causa delle accuse di indovino, si trasferì a Medina nel 622. Alla sua morte Maometto lasciava agli arabi una nuova concezione di comunità capace di oltrepassare il livello dei clan tribali.
Non sapendo come dovesse avvenire la successione di Maometto, si aprirono due strade: califfo come semplice sostituto, califfo come discendente. Questa discussione si accese in particolare dopo il periodo dei primi quattro califfi "ben guidati". Il primo di questi, Abu Bakar, cominciò una politica di espansione, e le prime conquiste ebbero come effetto la costruzione di città fortezze; il secondo califfo, Omar, sostenne che gli arabi dovevano essere un'élite militare. Nel 660 ebbe il culmine la lotta tra le due fazioni, e venne assassinato Alì, riferimento principale degli sciiti.
Nel primo periodo di affermazione della dinastia omayyade, che stabilì la propria corte a Damasco, vi furono nuove stratificazioni sociali e l'afflusso verso le città di immigrati provenienti dalle comunità conquistate ma non islamizzate. Venne meno il principio di separazione, e la lingua ufficiale fu l'arabo. Il processo di conquista spagnola avvenne tra il 711 e il 715, e fu fermato in Francia da Carlo Martello nel 732. La rivolta che nel 750 portò gli abbasidi al potere fu sostenuta dai persiani islamizzati, e l'impero non si occupò più di nuove conquiste ma costituì un organismo politico del tutto nuovo, con il consolidamento dell'amministrazione centrale.
Venne fondata Baghdad come nuova capitale, che divenne la città più grande del mondo; costituirono un apparato burocratico distinto in tre rami: cancelleria, esattoria fiscale, amministrazione delle spese militari e il wazir era il capo dell'amministrazione. Nel 945 a causa del malcontento popolare una dinastia locale si fregiò del titolo di califfo lasciando gli abbasidi come semplice autorità nominale.
I franchi e l'Europa carolingia
Dopo la morte di Clodoveo, il regno fu diviso dai suoi quattro figli; Clotario II riuscì ad assumere per breve tempo il controllo di tutto il regno e i suoi figli Chilperico e Sigiberto avviarono un periodo di conflittualità, dove anche una donna, Brunilde, vedova di Sigiberto giocò un ruolo importante. Clotario II, figlio di Chilperico, come atto simbolico della presa del potere fece uccidere Brunilde in modo estremamente violento e rafforzò l'organizzazione politico-amministrativa del regno consolidando la sua articolazione nei tre regni regionali; emersero grazie al loro appoggio al re Arnolfo e Pipino il Vecchio, e la figlia di quest'ultimo sposò il figlio del primo, unificando così le due famiglie.
Dopo la battaglia di Poitiers, il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve fece deporre Childerico III nel 751, sostituendolo così alla guida del regno, e dando vita alla nuova e sacralizzata dinastia dei carolingi. Essi iniziarono una lotta di espansione, partendo dalla cacciata dei longobardi tra il 754 e il 756. Dopo la sua morte, il regno fu spartito tra Carlo Magno e Carlomanno, ma poiché quest'ultimo morì precocemente, Carlo fu l'unico controllore del regno. Egli avviò una guerra contro i sassoni (sud della Francia), contro la Germania meridionale, e una spedizione in Spagna che terminò con una sconfitta nel 778 (chanson de Roland).
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