III-V: Metamorfosi del mondo romano e la fine dell’impero in Occidente
La caduta dell’impero romano d’Occidente è stata preceduta da un periodo di trasformazione iniziato 2 secoli e mezzo prima, denominato rivoluzione tardo-romana, distinguibile in quattro fasi:
- 200 - 250: Impero in età di pace e splendore.
- 250 - 300: Strutture militari alla frontiera cedono e i Romani sono sconfitti dalle popolazioni nordiche.
- 300 - 400: Emergenza militare determina trasformazioni: cristianizzazione, insediamento dei «barbari» e
- 400 - 500: Nuova società senza impero.
L’impero nel III secolo
L’aristocrazia romana stava perdendo la sua identità connessa alla routine militare. Il cambiamento fondamentale è avvenuto durante le guerre civili del I secolo a.C. quando la preponderanza dei grandi cavalieri, proprietari terrieri, fu minacciata dai plebei arricchiti tramite il commercio. Inoltre, dato che era finite le guerre di conquista, l’economia cominciava a ristagnare. Su questa base si innestano le pressioni dei «Barbari» attorno alla metà del III secolo e, nel 271, si costruì una cinta muraria attorno a Roma. La stessa necessità di difesa portò a riforme molto importanti durante l’era di Diocleziano e Costantino.
Le riforme del IV secolo
Nuova organizzazione dell’esercito, aumento dei costi di più del doppio. Rafforzamento della macchina statale, organizzazione accentrata e burocratica, esclusione dell’aristocrazia senatoria dai comandi e promozione di militari in carriera provenienti anche da ceti meno elevati. Quindi società di uomini nuovi, figli di liberi come Diocleziano. Gli uomini del IV secolo diedero vita ad una vera e propria rinascenza artistica e culturale.
Separazione tra Oriente e Occidente
La diminuzione e la concentrazione delle ricchezze portò alla decadenza dei centri urbani minori e alla crescita dei maggiori. Si attuò un processo di «localizzazione» delle aristocrazie. La separazione delle carriere introdotta da Costantino portò all’ingresso di elementi germanici nelle gerarchie militari. Costantino inoltre diede ai vescovi il ruolo di raccordo politico. L’effetto complessivo fu quello di una società ancorata alla dimensione locale. Tra il 324 ed il 330 Costantino spostò la capitale a Bisanzio (da ora chiamata Costantinopoli). Nelle province occidentali il commercio e la produzione avevano un ruolo più importante nell’economia complessiva e le ricchezze tesero a fluire da Occidente verso Oriente dove non si verificò il divario tra poveri e ricchi e tra città maggiori e minori. Le élites dell’Oriente e dell’Occidente si divisero in occasione del sacco di Roma dei Visigoti del 410. In Oriente gli elementi germanici vennero epurati dalle truppe, mentre in Occidente si verificò l’ascesa di queste componenti barbare alle più alte cariche militari. La deposizione di Romolo Augustolo nel 476 è un episodio sintomatico: deposto dallo sciro Odoacre che non prendette il titolo imperiale.
IV-VI: Il cristianesimo
Cristianesimo e Europa
Costantino e Teodosio lo usano come strumento di raccordo sociale e politico e ne diffondono il culto e della sua organizzazione gerarchica (i laici sono separati dal gruppo sacerdotale e questo è suddiviso gerarchicamente in diaconi, preti e vescovi) ebbe un ruolo fondamentale nel preservare le strutture amministrative, sociali e culturali dell’impero. «Cristianizzazione»: processo che condusse ad una fede comune cittadinanze e poi popolazioni rurali. Processo di reciproco scambio tra culture diverse: non funzionò a senso univoco, ma anche la cultura contadina e barbarica condizionò la definizione dottrinale del cristianesimo. Due vie:
- Via istituzionale, basata su chiese urbane promotrici di evangelizzazione delle campagne tramite il vescovo.
- Individuale scelta monastica. Monaci protagonisti dell’evangelizzazione delle popolazioni lontane dalle città e dei Barbari. L’attività missionaria e di catechesi è dunque un processo di acculturazione: di integrazione tra le nuove etnie.
Chiesa, città e diocesi
Nelle città dell’Impero tra il I e III secolo si organizzarono le prime comunità cristiane; il gruppo sacerdotale era già struttura in diaconi, preti e aveva come capo il vescovo. Editto di Milano (313): concede ai cristiani la libertà di culto; Editto di Tessalonica (380): impone a tutti i cittadini la professione di religione cristiana. Il cristianesimo appariva come strumento per assicurarsi il disciplinamento delle masse e una razionalizzazione dei culti. Nei primi tempo l’adesione al cristianesimo era una scelta aristocratica.
Vescovi cittadini e pievi rurali
Dal V secolo evangelizzazione delle campagne attraverso la formazione di chiese battesimali, le pievi, controllate dal clero cittadino. L’ambito di espansione di tali fondazioni fu la diocesi, il territorio sottoposto all’autorità del vescovo. I vescovi che facevano capo delle grandi metropoli (diocesi metropolite) - Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, Roma, Ravenna e Milano - avevano supremazia su quelli delle città vicine. Il vescovo di Roma assunse presto un ruolo preminente come successore di Pietro, per ora solo ideale.
Monasteri e campagne
Il monachesimo si sviluppa dal III secolo in avanti. Si presenta come una scelta individuale, che prevede radicale rifiuto del mondo da un lato e dall’altro la ricerca di redenzione tramite sacrificio ed ascesi. Nelle sue forme originarie si espresse con gli eremiti: i dendriti vivevano in cima agli alberi, gli stiliti in cima alle colonne. Durante il IV secolo del cristianesimo come religione di stato inizia la diffusione del monachesimo anche in Occidente temperando la componente individualista con la regola della vita comunitaria. In Oriente si diffuse la pratica del cenobitismo con Pacomio. In Occidente i primi gruppi monastici si svilupparono nella Gallia occidentale ad opera di Martino di Tours. In Italia le prime esperienze monastiche furono ad esempio quella di Girolamo, appartenente alla classe senatoria che si convertì al cristianesimo e visse come eremita nel deserto. Nei secoli V e VI il fenomeno dilagò e culminò con la fondazione del monastero di Montecassino a opera di Benedetto da Norcia la cui comunità vivrà in base alla sua regola "Ora et labora" definita nel 540: essa non condannava la scelta eremitica. Altra area europea in cui si affermò il monachesimo è quella irlandese. L’isola non era mai stata assoggettata al dominio romano: i monaci irlandesi in seguito si riversarono nel continente e fondarono monasteri sottoposti ad una regola molto più rigida di quella benedettina; le più famose fondazioni furono quelle ad opera dell’abate San Colombano (es. Bobbio).
La conversione dei Barbari: un processo di acculturazione
Uno degli aspetti più significativi dell’attività missionaria fu appunto la conversione dei Barbari. Le aristocrazie di quei popoli per rafforzare il loro potere economico-sociale (prima eran solo nelle gerarchie militari) intrapresero carriere ecclesiastiche. Questo comportava l’assimilazione della cultura latina e al contempo vi fu l’introduzione di valori germanici come la violenza e la forza nel cristianesimo. Questi nuovi valori esaltavano il lato eroico (martiri) e combattivo della religione (a testimonianza di ciò la terminologia militaresca in base a cui il monaco era definito “soldato di Dio” e la sua vita definita come miles Dei). Nella seconda metà del IV secolo le popolazione germaniche vennero convertite al culto cristiano secondo la riforma ariana dal sacerdote di Alessandria Ario, che sosteneva che Gesù non avevo lo stesso grado di divinità di Dio padre, ma era a lui sottoposto. L’arianesimo fu condannato al Concilio di Nicea (325) ma nonostante ciò proliferò perché fu la prima religione usata dai monaci per convertire i popoli germanici (vescovo Ulfila). L’arianesimo divenne così un simbolo di identità etnica più che una scelta teologica.
Questioni dottrinali
La molteplicità delle sedi episcopali ebbe come risultato una gran varietà di forme di culto e interpretazioni. Il problema centrale fu sempre quello della Trinità: la molteplicità delle persone divine era in contrasto con la filosofia classica che concepiva l’Essere come Uno. Risultò quindi necessario definire la figura di Cristo. Concilio di Nicea (325): venne definito il credo e condannato l’arianesimo. Per la prima volta un’assemblea di vescovi fu convocata dall’imperatore Costantino preannunciando la compenetrazione cristianesimo-potere pubblico che è stata definita «ortodossia politica». Nella parte occidentale dell’impero le sedi più antiche erano Antiochia e Alessandria. Ad Antiochia si valorizzava l’umanità della persona di Cristo (nestorianesimo dal patriarca Nestorio); ad Alessandria si esaltava l’elemento divino (monofisismo dal greco moné physis=unica natura). Concilio di Calcedonia (451): tentò un compromesso tra le due tesi ribadendo l’unione inscindibile delle due natura di Cristo. Tuttavia l’imperatore Zenone emana un editto (482) a favore del nestorianesimo, scontentando Siria ed Egitto. Giustiniano volle assicurarsi la fedeltà delle due regioni per riconquistare i paesi mediterranei: Editto dei Tre Capitoli (544): condannò le posizione teologiche dei seguaci di Nestorio, ma questa iniziativa ebbe conseguenze nefaste e condusse ad una spaccatura all’interno della chiesa cristiana. I vescovi occidentali guidati da Vigilio vescovo di Roma si rifiutarono di accogliere il nuovo editto anche per contrastare le mire espansionistiche di Giustiniano; Vigilio fu arrestato ma gli altri vescovi si rifiutarono di aderire e nacque lo scisma dei Tre Capitoli (dura fino al VII) che incarnò l’opposizione delle sedi metropolite italiane ad ogni volontà centralistica.
IV-VI: Le invasioni e i regni romano-barbarici
Chi sono i barbari?
Durante tutta l’età tardo-antica il limes, il confine dell’Impero, vivette una conflittualità endemica con le popolazioni locali. «Barbari» è il termine con cui venivano designati popoli diversi tra loro accomunati solo da essere non Romani. È un termine di connotazione negativa di origine onomatopeica, che nella Grecia classica indicava coloro che non parlavano il greco, ma lingue ridicole rappresentate dall’espressione «bar-bar».
Irruzione dei Barbari nel territorio dell’Impero
Le invasioni non sono un fenomeno istantaneo: a partire dal III secolo vi furono rapporti intesi tra i due popoli. A partire dal III molti guerrieri barbari furono assoldati nell’esercito romano. Il delicato equilibrio Barbari-Romani entrò in crisi dalla seconda metà del IV secolo. Da quel periodo i Barbari cominciarono a varcare il limes per dar vita a stanziamenti stabili. I Barbari stanziati lungo il limes erano spinti da altre popolazioni che da Oriente si spostavano a Occidente soprattutto a causa dell’irruzione degli Unni: gli spostamenti a catena causati dagli Unni coinvolsero in particolare i Goti (dal Danubio al Mar Nero). Queste tribù diedero vita a due grandi raggruppamenti: i Tervingi-Vesi a occidente, denominati successivamente Visigoti (West-Goten = Goti occidentali) e i Greutungi-Ostrogoti (Ost-Goten = Goti orientali). Furono i Visigoti a segnare con le loro incursioni l’inizio di una nuova era tra Romani e Barbari. Ottenuta l’autorizzazione dell’imperatore d’Oriente, Valente, di varcare il limes, iniziarono a devastare i Balcani meridionali finché l’imperatore stesso fu costretto ad affrontarli in campo aperto presso Adrianopoli nel 378. Battaglia di Adrianopoli (9 agosto 368): si concluse con l'annientamento dell'esercito romano guidato dall'imperatore d'Oriente Valente ad opera dei Visigoti di Fritigerno. La sconfitta di Adrianopoli segnò una nuova strategia nei confronti dei Barbari: una politica pragmatica basata sui sistemi della hospitalitas: concessione di un terzo delle terre di una data regione alle popolazioni barbariche che dichiaravano fedeltà all’impero e fornivano appoggio militare pur rimanendo autonome; e foederatio: alleanza in cambio di un compenso. Questo tentativo di inquadrare i Barbari nell’impero non ebbe successo e cominciarono nuove incursioni tra cui il sacco di Roma nel 410. Prima del sacco di Roma vi furono altre invasioni, nel 406 la frontiera lungo il Reno fu oltrepassata da numerose tribù barbariche. Vandali, Alani e Svevi furono costretti oltre i Pirenei nella penisola iberica. Successivamente si dovettero scontrare con i Visigoti, che erano stati a loro volta sospinti nella penisola iberica dai Franchi; i Visigoti riuscirono a creare un dominio stabile su gran parte della Spagna costringendo gli Svevi in Galizia, gli Alani in Portogallo e i Vandali nel nord Africa dove conquistarono i territori attorno a Cartagine. Negli stessi anni la Britannia fu abbandonata dalle guarnigioni romane rimanendo in balia dei Pitti. Per porre fine alle loro scorrerie i Britanni favorirono lo sbarco di popolazioni germaniche che speravano di inquadrare nella foederatio: giunsero così gli Angli e i Sassoni che crearono insediamenti stabili a danno dei Britanni. Nuove incursioni nell’Europa centrale da parte degli Unni in Italia sotto la guida di Attila. Del 450 repentino ritiro degli Unni si attribuì merito a Leone I, ma molto probabilmente il sovrano unno riuscì a trattare il proprio ritiro dietro la concessione di ingenti beni. L’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo fu deposto e sostituito da generale Odoacre, per metà sciro. Gli imperatori d’Oriente (Zenone) tentarono di recuperare la penisola italica tramite il sistema della foederatio favorendo l’irruzione degli Ostrogoti guidati da Teodorico che nel 489 invade la penisola e Odoacre ripara a Ravenna. Nel 493 lo invita ad un banchetto con la scusa di sancire la pace e lo avvelena. Alla fine del V secolo in quella che era stata la pars occidentalis dell’impero si erano affermati i regni romano-barbarici, che fondevano la tradizione politico-istituzionale romana e l’organizzazione sociale dei popoli barbari.
Caratteristiche comuni dei regni romano-barbarici
In tutti i territori conquistati i barbari erano in netta minoranza rispetto ai residenti e si pose quindi il problema della convivenza. Spesso fu risolto tramite il mantenimento della tradizione giuridica precedente affiancata da quella di tradizione barbarica. Il fatto che i sovrani barbarici usassero la codificazione scritta in lingua latina è un’importante attestazione dell’incontro culturale tra le due civiltà. La gestione diretta dell’amministrazione rimase nelle mani dei romani, mentre l’esercito e la difesa militare divennero monopolio dei Barbari. Il potere regio era concepito in modo sacrale; il re aveva il banno (ban), ovvero il potere assoluto di costringere, giudicare e punire. Egli era soprattutto una guida militare.
Franchi, Anglosassoni, Ostrogoti, Visigoti, Vandali
I regni romano-barbarici più importanti:
- Franchi: Foederati romani dal 430. Fino alla fine del V secolo erano un eterogeneo di tribù; con Clodoveo trovano una reale coesione. Nel 496 si fa battezzare: capisce l’importanza di stabilire rapporti stretti con la chiesa cristiana. Per legittimare la sua sovranità, nel 510 fa redigere la Lex Salica, raccolta di leggi consuetudinarie franche. Dopo la sua morte il regno fu spartito fra i suoi eredi: i barbari hanno una concezione patrimoniale del potere.
- Ostrogoti: Federati romani ma con un re barbaro, il potere militare e giuridico era in mano ai goti, quello amministrativo ai romani. Morto Teoderico, Giustiniano approfitta del vuoto di potere per invadere l’Italia: inizia un conflitto ventennale che si conclude con la sconfitta degli Ostrogoti.
- Visigoti: Fu il regno più duraturo perché riuscirono ad integrarsi con la popolazione romana, di cui ereditarono le strutture politico-amministrative. Redassero codici ispirati alla tradizione giuridica romana (466-480, codice di Eurico; Lex Romana Visigothorum, Alarico II). Furono separati dalla popolazione romana dal credo ariano. Nel 711 il regno viene abbattuto dai popoli islamici.
- Vandali: Perseguitarono i nord-africani perché non ariani. Nel 533 i Bizantini li sconfiggono con la complicità della popolazione locale.
- Franchi: Erano già stanziati lungo le sponde del Meno e del Reno nel V secolo. Insieme di tribù eterogenee unite dal generico nome che significava «uomo coraggioso». Foederati dei Romani dal 430 trovare coesione verso la fine del V secolo sotto il re Clodoveo discendente di un leggendario Meroveo da cui deriva il nome di Merovingi. Clodoveo stabilì stretti rapporti con la chiesa di Roma e si fece battezzare vescovo di Reims. Dopo la sua morte il regno fu spartito fra i suoi eredi.
- Anglosassoni: Diedero vita in Britannia occidentale a regni designati con riferimenti geografici (Kent, Wessex, Essex, Sussex) costringendo le popolazioni britanniche a ritirarsi nei territori occidentali (Wa...
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