La rivoluzione tardo-romana
Secoli III-IV
La caduta dell’impero romano d’occidente è stata preceduta da un periodo di trasformazione iniziato due secoli e mezzo prima, denominato rivoluzione tardo-romana, distinguibile in quattro fasi.
Prima metà del III secolo: pace
L'impero si estende fino alla Britannia e alla Mesopotamia; gli abitanti sono più di 50 milioni. È ancora governato da un’aristocrazia senatoria che però comincia ad essere minacciata dall’ascesa dei cavalieri (plebei arricchiti). L’economia dell’impero è quindi indebolita dall’estromissione dei ceti produttivi (cavalieri) dalla politica e dalla fine delle guerre d’espansione: aumenta la pressione fiscale.
Seconda metà del III secolo: cedimento delle strutture militari difensive
Iniziano le pressioni ai confini e nel 271 si cinge Roma con le mura Aureliane.
IV secolo: trasformazioni politico-amministrative
L’emergenza militare impone trasformazioni politico-amministrative. Per rinforzare l’esercito si aumenta la pressione fiscale: i pochi che riescono a non pagare i tributi si arricchiscono, la maggior parte si impoverisce. L’emergenza impone l’esclusione dell’aristocrazia senatoria sostituita da militari di carriera provenienti dai ceti meno elevati o addirittura di origine barbarica: i vertici sociali si rinnovano e danno vita ad una rinascenza artistica culturale.
La diminuzione e la concentrazione delle ricchezze porta alla decadenza dei centri urbani minori a favore di quelli maggiori; i vescovi hanno un ruolo guida per le città sempre più importante; le imposte in natura hanno un peso maggiore rispetto a quelle in denaro: si esaltano le realtà locali a scapito dell’uniformità. La mancanza di uniformità amplia il divario tra Occidente e Oriente (Diocleziano li distingue ufficialmente; il concilio di Calcedonia (451) conferisce pari dignità ai vescovi di Roma e Costantinopoli).
In Oriente l’economia non era regredita eccessivamente e non si verificò il divario tra ricchi e poveri, tra città maggiori e minori che invece ci fu in Occidente.
407-430: società senza impero in Occidente
In Occidente sorge una società senza impero. In Oriente si epurano gli elementi barbarici nell’esercito (le istituzioni romane sono ancora forti e c’è un antibarbarismo diffuso); in Occidente si concede ai barbari di stanziare entro i confini dell’impero e si cerca di federarsi con loro. I tentativi sono fallimentari: sotto la pressione degli Unni, si innescano delle migrazioni a catena e le tribù barbariche si stabiliscono all’interno dei confini dell’impero. In Occidente si estingue l’impero come struttura di raccordo politico e militare.
La deposizione di Romolo Augustolo da parte del generale sciro Odoacre nel 476 è stata ormai privata del valore di cesura periodizzante: nell’Occidente ci sono già da tempo dei regni stabili.
Il cristianesimo e la cristianizzazione
Secoli IV-VII
Il cristianesimo fu inizialmente una delle tante religioni salvifiche. Per via del suo straordinario successo (soprattutto presso i ceti eminenti urbani, Costantino e Teodosio lo usano come strumento di raccordo sociale e politico) e della sua organizzazione gerarchica (i laici sono separati dal gruppo sacerdotale e questo è suddiviso gerarchicamente in diaconi, preti e vescovi) ebbe un ruolo fondamentale nel preservare le strutture amministrative, sociali e culturali dell’impero.
La cristianizzazione fu un processo di reciproco scambio tra culture diverse: non funzionò a senso univoco, ma anche la cultura contadina e barbarica condizionò la definizione dottrinale del cristianesimo. Non fu lineare nel tempo né omogenea territorialmente e seguì due strade principali:
Via istituzionale, ecclesiale
Le prime comunità cristiane si organizzano in città verso il I e il III secolo e sono rette dall’aristocrazia e dalla gerarchia sacerdotale. Verso il V secolo promuovono un’opera di evangelizzazione delle campagne attraverso la fondazione delle pievi, controllate direttamente dal vescovo.
L’organizzazione territoriale e amministrativa romana condizionò quella delle diocesi: nel nord Italia la minor presenza di città porta alla nascita di diocesi molto ampie, viceversa al sud; i vescovi delle diocesi metropolite, in particolare quello di Roma, ottennero una naturale supremazia sugli altri.
Via individuale, il monachesimo
Successivo all’evangelizzazione delle città: le prime manifestazioni risalgono al III secolo in Oriente (scelta eremitica: dendriti, stiliti). In Occidente si diffonde nel IV secolo (scelta comunitaria: cenobitismo); i primi gruppi si formano nella Gallia occidentale (Martino di Tours), l’aristocrazia romana fu coinvolta alla fine del IV secolo.
Il fenomeno culmina nel V e VI secolo, quando Benedetto da Norcia fonda il Monastero di Montecassino. In Irlanda il monachesimo si afferma più dell’organizzazione episcopale (non c’erano mai stati fenomeni di urbanizzazione).
- I monaci convertirono al cristianesimo anche le popolazioni barbariche: la conversione iniziava dalle aristocrazie politico-militari, che avevano un carattere sacrale per la popolazione.
- I barbari assimilarono la cultura latina e introdussero nel culto valori come la forza e la violenza (esaltazione del lato eroico dei martiri e combattivo della religione).
- Nella seconda metà del IV secolo la gran parte delle popolazioni germaniche fu convertita all’arianesimo.
Controversie dottrinarie
La questione della Trinità fu sempre oggetto di controversie dottrinarie volte ad accertare la natura di Cristo.
Arianesimo: Il sacerdote di Alessandria Ario sosteneva che Cristo non avesse lo stesso grado di divinità di Dio padre. Il Concilio di Nicea condanna la dottrina (325): per la prima volta un’assemblea vescovile fu convocata da un imperatore, Costantino, segnale della compenetrazione tra cristianesimo e potere pubblico.
Nestorianesimo e monofisismo: Ad Oriente le sedi ecclesiastiche più antiche e importanti erano Antiochia e Alessandria. Ad Antiochia si valorizzava l’umanità di Cristo (nestorianesimo, dal patriarca Nestorio), ad Alessandria l’elemento divino (dal greco moné physis, unica natura).
Il concilio di Calcedonia tenta di trovare un compromesso ribadendo la duplice natura di Cristo. Tuttavia Zenone emana un editto (482) a favore del nestorianesimo, scontentando Siria ed Egitto. Giustiniano volle assicurarsi la fedeltà delle due regioni per riconquistare i paesi mediterranei: emana l’editto dei Tre Capitoli (544) con cui condanna il nestorianesimo. I vescovi occidentali rifiutano l’editto (anche perché contrari all’espansionismo di Giustiniano verso l’Occidente): lo scisma dei Tre Capitoli dura fino alla fine del VII secolo.
L’obiettivo di Giustiniano era di dare autorevolezza alle sedi episcopali di Roma e Costantinopoli: nella prima, superato lo scisma, ciò avviene, in Oriente no.
Le invasioni e i regni romano-barbarici
Secoli IV-VI
Barbari: termine dispregiativo con cui i Romani indicavano le popolazioni non romane (bar-bar: termine con cui Greci e Romani indicavano chi non parlava il greco o il latino ma altre lingue incomprensibili).
Nel II secolo i rapporti fra impero e Barbari si intensificano; nel III secolo l’esercito romano assolda anche guerrieri barbari; nel IV secolo alcune popolazioni si stanziarono entro il limes per due motivi: erano consci dell’indebolimento militare dell’impero ed erano spinte dagli spostamenti a catena causati dagli Unni.
Questi spostamenti coinvolsero in particolare i Goti che si divisero in Visigoti e Ostrogoti. Valente, imperatore d’Oriente, permette ai Visigoti di stanziarsi entro i confini, ma in seguito alla loro ribellione, nel 378 li affronta nella battaglia di Adrianopoli e viene sconfitto. Gli imperatori capiscono di non poter fronteggiare militarmente i barbari e optano per una politica pragmatica basata sugli istituti dell’hopistalitas (concedono 1/3 delle terre/tasse in cambio di fedeltà e appoggio militare, garantendo comunque l’indipendenza) e della foederatio (alleanza dietro compenso). Il tentativo di inquadrare i barbari all’interno dell’impero fallì e portò alla creazione di regni stabili.
Migrazioni dei popoli barbarici
- Franchi: Gallia (federati).
- Alemanni: Gallia (federati).
- 406-7: La frontiera renana è oltrepassata da Burgundi, Alani, Svevi, Vandali. La Gallia è protetta da Franchi e Alemanni: li spingono nella penisola iberica dove successivamente fronteggiano i Visigoti.
- Burgundi: Gli unici che riescono a stanziarsi in Gallia.
- Svevi: Galizia.
- Alani: Portogallo settentrionale.
- Vandali: Nord Africa.
- 410 – Sacco di Roma (Alarico). Si spostano nella Gallia meridionale: i Vandali e i Franchi che li respingono parzialmente nella penisola iberica. Si scontrano con Vandali, Alani e Svevi: si stanziano dalla Gallia meridionale alla Spagna.
- Pitti, Juti, Angli e Sassoni: La Britannia, una volta abbandonata dalle guarnigioni militari romane, fu in balia dei Pitti. Cercò quindi di allearsi attraverso la foederatio agli Juti, gli Angli e i Sassoni: questi però si insediarono stabilmente e costrinsero i Britanni a ritirarsi nei territori occidentali (Galles).
- Unni: 450 – Attila arriva quasi fino a Roma: papa Leone I contratta il ritiro cedendo ingenti beni.
Nel 476 Odoacre, generale per metà sciro, depone Romolo Augustolo. Zenone fa l’ultimo tentativo di riconquistare l’Italia sfruttando la federazione con gli Ostrogoti: Teoderico nel 489 invade la penisola e Odoacre ripara a Ravenna. Nel 493 lo invita ad un banchetto con la scusa di sancire la pace e lo avvelena. Nel V secolo nell’Occidente si sono creati dei regni romano-barbarici relativamente stabili.
I regni romano-barbarici più importanti
- Franchi: Foederati romani dal 430. Fino alla fine del V secolo erano un eterogeneo di tribù; con Clodoveo trovano una reale coesione. Nel 496 si fa battezzare: capisce l’importanza di stabilire rapporti stretti con la chiesa cristiana. Per legittimare la sua sovranità, nel 510 fa redigere la Lex Salica, raccolta di leggi consuetudinarie franche. Dopo la sua morte il regno fu spartito fra i suoi eredi: i barbari hanno una concezione patrimoniale del potere.
- Ostrogoti: Federati romani ma con un re barbaro, Teoderico: il potere militare e giuridico era in mano ai goti, quello amministrativo ai romani. Morto Teoderico, Giustiniano approfitta del vuoto di potere per invadere l’Italia: inizia un conflitto ventennale che si conclude con la sconfitta degli Ostrogoti.
- Visigoti: Fu il regno più duraturo perché riuscirono ad integrarsi con la popolazione romana, di cui ereditarono le strutture politico-amministrative. Redassero codici ispirati alla tradizione giuridica romana (466-480, codice di Eurico; Lex Romana Visigothorum, Alarico II). Furono separati dalla popolazione romana dal credo ariano. Nel 711 il regno viene abbattuto dai popoli islamici.
- Vandali: Perseguitarono i nord-africani perché non ariani. Nel 533 i Bizantini li sconfiggono con la complicità della popolazione locale.
L’impero romano d’Oriente
Secoli VI-IX
Giustiniano tentò di riunire l’impero riconquistando il mediterraneo (sconfisse Vandali, Visigoti, Ostrogoti). La guerra greco-gotica (535-553) segnò crollo della civiltà tardo-antica in Italia: Teodorico aveva infatti affidato il potere amministrativo all’aristocrazia senatoria romana e quello giuridico e militare ai Goti, mantenendo un riconoscimento formale dell’autorità di Costantinopoli; alla sua morte la convivenza tra Goti e Romani si incrinò definitivamente.
Inizialmente Goti e senatori romani si allearono, ma quando nel 540 fu conquistata Ravenna, i Romani si piegarono di fronte ai Bizantini. Per questo Totila, nel suo programma di riconquista della penisola, non cercò più la collaborazione con la classe senatoria, ma tentò piuttosto di attaccarla ledendola economicamente (concesse la libertà personale ai coloni e impose loro di versare i tributi direttamente al re e non ai senatori e di combattere per lui).
Totila riuscì a riconquistare gran parte della penisola, ma alla fine i Bizantini prevalsero: nel 553 il Mediterraneo è nuovamente soggetto all’autorità imperiale. Fu tuttavia un risultato effimero: nel 568 i Longobardi riescono ad occupare la penisola italiana.
La codificazione del diritto romano e le riforme amministrative
Nel mondo romano le norme non erano mai state codificate poiché assieme alle leggi avevano valore normativo anche le elaborazioni teoriche dei giuristi. Questo sistema funzionò finché ci fu un’unità culturale nell’impero, in seguito ci fu bisogno di una semplificazione: si inizia quindi a riassumere la tradizione giurisprudenziale romana.
Teodosio II fu il primo a riorganizzare la legislazione dell’impero; il codice teodosiano (430-38) non prendeva però in considerazione la normativa giurisprudenziale. Le scuole di diritto orientali erano rimaste vivaci e innovative. Giustiniano tuttavia privilegiò le scuole classiche e post-classiche e affidò loro il compito di codificare sia la legislazione che la normativa giurisprudenziale dell’età repubblicana e del primo principato (Corpus iuris civilis). L’irrigidimento di tale codificazione faceva perdere al diritto romano la sua principale caratteristica: l’adattabilità alle diverse situazioni grazie alla struttura giurisprudenziale.
Nel 554, con il decreto Pragmatica Sanctio, Giustiniano estende il Corpus iuris alle terre conquistate ‘su richiesta di Virgilio’ (vescovo di Roma fatto imprigionare a Costantinopoli), come recita l’intitolazione: era una finzione volta a legittimare il dominio bizantino in Italia.
Dal punto di vista politico e amministrativo non ci furono sostanziali innovazioni perché fu riproposto il modello amministrativo tardo imperiale (le prefetture del pretorio erano divise in diocesi - funzione fiscale -, a loro volta divise province – unità territoriali primarie dell’amministrazione fiscale e giudiziaria), tuttavia l’applicazione pratica del decreto fu fallimentare:
- Si prevedeva di restaurare un ordine amministrativo i cui quadri sociali di riferimento erano da tempo scomparsi.
- Era impossibile ripristinare l’insegnamento pubblico perché erano ormai radicate le scuole episcopali e monasteriali.
- La complessa giustizia processuale venne sostituita dall’istituto dell’arbitrato (redimere una controversia affidandosi al parere di una persona autorevole, di solito il vescovo): si perse il riferimento univoco ad un diritto comune.
L’Impero dopo Giustiniano
L’equilibrio dei paesi mediterranei era fragile: la precaria condizione finanziaria non consentiva il regolare pagamento delle truppe mercenarie; le distanze geografiche, etniche e culturali erano enormi; dalla seconda metà del VI secolo ricominciano le pressioni ai confini. L’impero costruito da Giustiniano ebbe quindi breve durata: nel 568 i Longobardi occupano l’Italia.
Nel 602, con la rivolta militare di Foca, crollano le frontiere a nord-est: Avari e Slavi invadono i Balcani; contemporaneamente i Persiani conquistano l’Armenia e l’Asia minore (614, conquista di Gerusalemme). Nel 626 Persiani e Avari si alleano e assediano Costantinopoli: Eraclio decide quindi di abbandonare la Spagna (persa definitivamente nel 629) per combattere i Persiani. Nel 630 li sconfigge e riesce addirittura ad ampliare i domini imperiali in Armenia, ma l’impero orientale si trovava ora ad affrontare notevoli difficoltà religiose dovute alla conquista delle province orientali di fede monofisita: Eraclio propone quindi una nuova dottrina, il monotelismo, che intendeva risolvere i contrasti circa la doppia natura di Cristo concentrando l’attenzione sulla sua unica volontà (nella pratica scontentò sia i monofisiti che gli ortodossi e approfondì il divario con la chiesa occidentale che condannò la dottrina come eretica).
Nel 638 Siria e Palestina, ostili al dominio bizantino, vengono facilmente occupate dagli Arabi: il dominio bizantino sul Mediterraneo è ormai crollato.
Situazione in Italia
I Longobardi non conquistarono mai l’intera penisola. I territori rimasti ai bizantini vennero riorganizzati alla fine del VI secolo: a capo delle funzioni pubbliche, amministrative, civili e militari venne posto l’esarca (Ravenna: esarcato), affiancato dai duchi.
Venne comunque mantenuta alcune caratteristiche della civiltà romana: l’organizzazione territoriale imperniata sulle città; la conduzione fondiaria aderente al modello catastale romano; il sistema normativo romano ordinato nel codice giustinianeo (divenne però necessario delegare ai funzionari anche i poteri militari, alterando il principio di separazione tra potere civile e militare, cardine dell’ordinamento romano).
Le difficoltà di collegamento comportarono una regionalizzazione del potere: l’esarca esercitò un effettivo dominio solo in Romagna e nelle Marche settentrionali. Nel ducato romano l’autorità del pontefice entrò in concorrenza con il dominio bizantino, che venne meno quando, a metà del 700, i pontefici si allearono ai Pipinidi. Nel 751 i Longobardi conquistano Ravenna (subito riconquistata dai Carolingi e ceduta alla chiesa). La Sicilia viene conquistata dagli Arabi nel IX secolo: da qui i musulmani attaccarono anche altre zone peninsulari. Nel XI secolo i Normanni pongono fine al dominio bizantino.
I Longobardi e le due Italie
Secoli VI-VIII
Come tutti i barbari, non erano caratterizzati da un’identità etnico-biologica ma culturale: credevano di avere un’ascendenza comune. Secondo il loro mito sarebbero originari della Scandinavia; tale provenienza oggi è discussa, ma si sa che nel I secolo erano stanziati alle foci dell’Elba e nel V secolo nella Pannonia (Ungheria). In questa zona di confine tra impero bizantino e mondo barbarico si scontrarono con Gepidi e Avari e si allearono ai Bizantini nella guerra gotica,
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