La memoria dei Franchi
L'insediamento franco in Gallia
I Franchi nel IV-V secolo non erano neppure un popolo, ma una confederazione di tribù del bacino renano (Bructerii, Cattuari e Camavi). Essi parlavano lo stesso dialetto germanico e si aggregavano intorno agli stessi capi guerrieri così finirono con il darsi un nome collettivo che in origine significava semplicemente i coraggiosi, e più tardi volle dire i liberi.
I Franchi occuparono la Gallia e consentirono ai Romani di restare purché riconoscessero la supremazia del re franco. Essi erano più di 200.000, soltanto nella parte settentrionale del paese erano più numerosi dei romani ma via via che si scendeva verso sud l'insediamento franco si faceva meno fitto.
La monarchia franca
Il regno franco in Gallia era in realtà costituito da una pluralità di regni. Anche se le diverse tribù si erano momentaneamente assoggettate a re Clodoveo, convertendosi con lui al cristianesimo verso la fine del quinto secolo, quell'unità non era durata a lungo. L'abitudine di suddividere l'eredità tra i figli maschi determinava la formazione di diversi regni di volta in volta riuniti o separati a seconda delle contingenze.
Il Regno più orientale, fra la Mosella e il Reno, si chiamò il "Regno dell’Est" o Austrasia: grazie alla sua posizione geografica seppe imporre la propria autorità anche ai popoli della Germania meridionale. A Occidente, di lingua prevalentemente romanza c'era la Neustria, il "Regno Nuovo". A sud est il regno di Burgundia formava un’entità politica separata, anche se bene presto i Burgundi dovettero rinunciare alla loro indipendenza e riconoscere l’egemonia del re franco di Neustria. Più a sud la Provenza, dove i Franchi erano quasi assenti, continuava a essere governata da un funzionario romano anche se costui doveva rispondere ai diversi re franchi. A sud-ovest, l'Aquitania era popolata anche da una irrequieta minoranza basca.
I più energici sovrani della famiglia regnante Franca, conosciuta come la dinastia merovingia, dall’antenato Meroveo, riuscirono qualche volta ad unificare i diversi regni salvo tornare a dividerli alla loro morte. Il simbolo della loro regalità erano i lunghi capelli, da cui l'appellativo di ereges criniti, quella capigliatura rappresentava secondo le credenze ancestrali il potere magico del re. Dopo la conversione al Cristianesimo, la fiducia in questa sacralità pagana s’era andata perdendo e i re della dinastia merovingia avevano visto dissolversi la loro autorità.
I maggiordomi e la dinastia carolingia
Il potere effettivo nei due regni principali, quello di Austrasia e quello di Neustria, passò in mano a personaggi che sapevano guidare i Franchi alla vittoria in guerra, i cosiddetti maggiordomi o maestri di palazzo: ministri o viceré, che ufficialmente governavano per conto dei re ma che di fatto tendevano a soppiantarli. In origine c'era un maestro di palazzo in ogni regno, ma nel 688 Pipino di Heristal (bisnonno di Carlo Magno), che occupava l'ufficio in Austrasia, riuscì a imporre la sua autorità anche in Neustria. Da allora il popolo franco fu di fatto governato da un unico maestro di palazzo. La famiglia che si chiamerà poi carolingia, e che in questa fase si preferisce chiamare dei Pipinidi, discendeva dall'alleanza fra due latifondisti dell’Austrasia, Pipino il Vecchio e Arnolfo, morti nel 640. Dal matrimonio dei figli nasce Pipino di Heristal, alla sua morte l'ufficio passa al figlio Carlo Martello nel 714. Carlo Martello ereditò un potere poco solido ma lo rafforza conducendo i Franchi alla vittoria contro i Musulmani, che hanno appena annientato il regno Visigoto in Spagna. Nel 732 Carlo Martello sconfigge a Poitiers una colonna araba e negli anni seguenti i Franchi riconquistarono con la spada tutta la parte meridionale della Gallia vendicandosi sui capi aquitani e burgundi accusati di aver supportato l’avanzata mussulmana.
Alla sua morte nel 741, Carlo Martello trasmise ai figli Carlomanno e Pipino il Breve, l'incontrastata autorità regia e un regno ormai unificato. A dire il vero c'era ancora un re, Childerico III, ma eletto per volontà del maestro di palazzo non conservava più alcun ruolo. Carlomanno preferì rinunciare al potere per ritirarsi in un monastero e suo fratello, Pipino, decise che era giunto il momento di rivendicare anche formalmente il titolo di re dei Franchi.
La nascita di Carlo Magno
La moglie di Pipino, Bertrada, gli partorì un figlio maschio, il primogenito che venne chiamato Carlo. Il biografo di Carlo, Eginardo, sostiene che Carlo morì nel gennaio 814 all’età di settantadue anni e si può risalire così alla data di nascita, intorno al 742. Gli Annali Regi, la fonte più ufficiale di cui disponiamo, sono un po' meno precisi. Ancora più generica è l'iscrizione posta sopra la tomba di Carlo. Qui lo si definisce settantenne. Questo ci mostra l’indifferenza nei confronti del tempo della mentalità medievale e nell’immensa difficoltà a misurarlo.
Un manoscritto coevo annota la nascita dell'imperatore al 2 aprile si arriva così all’indicazione del 2 aprile 742 come data di nascita di Carlo Magno. Il tempo, allora, era scandito dal ritmo circolare dell'anno agricolo e dell'anno liturgico e a pochi interessava differenziare un anno dall’altro. L'abitudine di numerare gli anni a partire dalla nascita di Cristo si era già diffusa ma da poco. Gli adulti conoscevano la propria età solo approssimativamente.
Memoria e propaganda
I contemporanei di Carlo Magno erano convinti che i Franchi discendessero nientemeno che dai Troiani. Questa leggenda è messa per iscritto per la prima volta nella cronaca detta di Fredegario ma era comunque una voce popolare. L'origine troiana aveva un preciso significato di confronto e di competizione con Roma. I Franchi erano convinti di discendere da un altro principe troiano, Francione, che aveva dato loro il nome e li aveva condotti dopo lunghe migrazioni in Europa sulle rive del Reno. Erano dunque consanguinei dei romani ma erano anche legittimati a prenderne il comando. L'idea di una consanguineità non tradiva troppo la realtà, c’era già una profonda integrazione tra i due popoli all'epoca dell'Impero Romano. L'insediamento dei Franchi in Gallia era precedente al quarto secolo quando gruppi di guerrieri franchi al servizio dell'Impero si erano insediati pacificamente nel suo territorio.
I Franchi avevano anche un rapporto privilegiato con la Chiesa di Roma. Il loro re Clodoveo fu battezzato in Gallia il giorno di Natale del 496. Gli altri popoli germanici si erano convertiti al arianesimo e credevano in una Cristo più umano e divino. Il risultato era dunque l'esistenza di due separate gerarchie ecclesiastiche, rivali fra loro. Agli occhi del mondo romano quei barbari erano eretici. I Franchi invece accettarono fin dall'inizio la nuova religione cattolica. Vescovi e i senatori trovarono più facile collaborare con i re franchi considerandoli come protettori e non dei tiranni e ciò permise ai re di costruire strutture amministrative e fiscali relativamente efficienti in confronto agli altri regni romano-barbarici.
Il cattolicesimo dei Franchi consentì loro di stabilire buone relazioni col Papa. I Papa riconobbero ben presto l'utilità di assicurarsi un protettore più vicino e familiare. Nel 763 il prologo della Lex Salica redatto da re Pipino, il massimo testo legislativo del popolo Franco, parla della gente dei franchi come popolo fondato da Dio.
I Franchi si considerano dichiaratamente superiori ai romani. Erano i gloriosi discendenti dei troiani al pari dei romani e come loro destinati a governare il mondo in quanto popolo eletto da Dio. Significativa in tal senso si racconta una storia, dove Arnolfo, capostipite della dinastia, aveva gettato nella Mosella un anello in segno di penitenza chiedendo perdono dei propri peccati e dichiarando che si sarebbe considerato assolto solo quando avesse ritrovato l'anello. Molti anni dopo un cuoco trovò quell'anello nello stomaco di un pesce. Carlo Magno raccontava questa storia come una storia vera. La santità di Arnolfo era destinata a proseguire anche sui suoi pronipoti. Alla testa del popolo eletto c'era dunque una stirpe eletta.
I Pipinidi al potere
Pipino il Breve decise che era venuto il momento di farsi acclamare re. Per riuscire nell'impresa si appoggiò sul Papa, scrisse a papa Zaccaria chiedendogli se era bene che tra i Franchi il nome di re toccasse a uno che in realtà non aveva alcun potere e il Papa rispose che il titolo regio doveva essere portato da chi esercitava l'effettiva autorità. Così, nel novembre 751, Pipino si fece acclamare re dall'assemblea dei magnati del regno e ungere con l'olio santo, mentre il legittimo re fu spedito in un monastero.
Dopo la morte di papa Zaccaria, il suo successore Stefano, minacciato dai Longobardi, si fece promettere che il nuovo re dei Franchi sarebbe intervenuto con la forza in Italia, e in cambio andò in Gallia nel 754 per ripetere la cerimonia dell'unzione regia. Pipino fu il solo re cristiano del tempo a introdurre nella propria incoronazione questa nota sacrale. L'evento sancì la legittimità della nuova dinastia tanto che il Papa conferì il unzione anche ai figli del re, Carlo e Carlomanno. In quell'incontro venne giurato un patto di amicizia che istituiva fra Roma e il regno dei Franchi una perpetua alleanza. Il pontefice attribuì alla re e ai suoi figli il titolo di Patrizio dei Romani. Il Papa intendeva così incoraggiare Pipino ad assumere la difesa di Roma in caso di necessità e pericolo. A rafforzare l’alleanza fra Papa Stefano e Pipino venne inoltre istituito un legame spirituale di comparaggio.
I Pipinidi che dopo i trionfi di Carlo Martello si può parlare di Carolingi, godevano ormai di un rapporto privilegiato col Papa e perciò di una preminenza indiscussa nell’intera Cristianità Occidentale.
La guerra contro i Longobardi
Una spartizione difficile
Nel settembre 768 Pipino moriva a Parigi. I suoi due figli Carlo e Carlomanno, erano destinati a spartirsi il regno paterno; il re suddivise lo in due blocchi sostanzialmente nuovi. Carlo ebbe la parte esterna dei domini franchi parte della Neustria e la maggior parte dell’Autrasia e il grosso delle province germaniche. Carlomanno invece ebbe i domini più interni, buona parte della Neustria, il regno burgundo e il Mezzogiorno della Gallia e parte dell’Aquitania. Questa logica cercava di mantenere l'unità del regno franco.
I rapporti tra i fratelli apparvero però presto tesi e continuamente mediati dall'intervento della madre. Finché visse Carlomanno non ci furono guerre a parte una spedizione punitiva di Carlo contro i ribelli dell’Aquitania. Carlomanno morì a vent'anni nel dicembre 771. Aveva già due figli ma Carlo ne approfittò per farsi acclamare subito unico re dei franchi impadronendosi dei territori del fratello. I mesi dopo la morte del fratello videro Carlo condurre una campagna contro i Sassoni. Fu una guerra breve ma Carlo dovette combatterli per tutto il resto della vita.
Franchi e Longobardi: un’ostilità antica
I rapporti tra franchi e i longobardi erano stati spesso cattivi soprattutto da quando i papi avevano incominciato a rivolgersi ai franchi per essere protetti dalla minaccia longobarda. Nel 739 Gregorio III aveva chiesto aiuto a Carlo Martello per combattere il re longobardo Liutptrando. In cambio il Papa gli aveva mandato le chiavi del sepolcro di San Pietro. Nel 754 Papa Stefano consacra Pipino e nell'estate di quello stesso anno il re assediava Astolfo di Pavia costringendolo a riconoscere la supremazia franca. Ma successivamente nel 756 Astolfo si spinge in armi fino alle porte di Roma e Papa Stefano chiede un aiuto disperato a Pipino il quale interviene e mette le situazione a posto. Il re longobardo riconosceva quindi la supremazia franca e da avversario si era trasformato in un cliente.
Ciò valeva anche sotto il regno di Carlo e Carlomanno. Per loro il re longobardo poteva diventare un alleato prezioso così decisero entrambi di mantenere buoni rapporti con il re Desiderio, successore di Astolfo. Carlo allacciò rapporti buoni con la corte di Pavia e sposò la figlia del re, Ermengarda. Papa Stefano III ovviamente si rammarica di questa alleanza. Nel 771 e nel 772 avvengono tre eventi importanti.
- Desiderio incoraggia la vedova di Carlomanno a rivendicare per il figlio l'eredità del re morto forse per cercare di coprirsi le spalle in vista di una nuova guerra per occupare finalmente Roma;
- Carlo ripudia la moglie longobarda anche perché non le aveva dato un figlio dopo tre anni di matrimonio;
- Infine Papa Adriano I invoca l'aiuto di Carlo sentendosi minacciato dai longobardi.
Carlo tentò fino all’ultimo di mantenere aperta una politica diplomatica. Desiderio si era mosso verso Roma e Carlo tentò di imbastire un accordo tra l'ex suocero e il Papa cercando di far ritirare i longobardi dai territori conquistati. Il negoziato fallì comunque e Carlo cominciò a pianificare la campagna in Italia.
La guerra del 773-774
Il problema per Carlo era il passaggio delle Alpi. Solo due erano le strade romane che permettevano di attraversare le montagne ad un esercito: la più diretta era la via Franchigena che discendeva la valle di Susa ma allo sbocco della valle i Longobardi avevano ripristinato gli antichi sistemi difensivi del tardo Impero Romano, oggi sono note con il nome di Chiuse. L'altra strada passava per il passo del Gran San Bernardo ma anche qui il confine del regno longobardo era difeso da chiuse. Poco dopo il 1000 la cronaca della Novalesa descriveva le chiuse con uno sbarramento poderoso compatto e sembra effettivamente probabile che almeno al tempo di Desiderio ci fosse una poderosa muraglia.
Deciso l'intervento in Italia Carlo Magno stabilì di radunare le sue truppe a Ginevra perché da quel punto non era prevedibile quale delle due vie l'esercito franco potesse usare; inoltre Carlo prevedeva di inviare due spedizioni una per ciascuno dei passi. Si manifestava così la personale inclinazione strategica del sovrano, che in tutta la sua carriera militare farà un uso sistematico della manovra a tenaglia. Una strategia praticabile soltanto da chi si trovava a comandare forze assai più numerose di quelle nemiche.
Molto faticosa fu la traversata delle Alpi nell'estate 773. Eginardo ci conferma questo ma resta ancorché più memorabile la fulminea disfatta inferta da Carlo al nemico che lo attendeva a fondo valle. I cronisti coevi affermano che Carlo non affrontò direttamente l'esercito longobardo ma lo circondò aggirandolo. La versione più credibile secondo la quale Carlo avrebbe aggirato le chiuse è quella del monaco della Novalesa: i franchi con un difficile percorso riuscirono ad arrivare alle spalle del nemico. I Longobardi colti di sorpresa corsero a ritirarsi a Pavia; questo era già successo quando Pipino aveva sconfitto il re Astolfo ma questa volta l'assedio non durò solo qualche giorno ma addirittura un anno tanto che Desiderio ormai stremato dovette cedere e fu costretto a ritirarsi in un monastero. Suo figlio Adelchi si rifugiò Costantinopoli dove attese l'occasione giusta per tornare.
Carlo comunque decise di mantenere le strutture di governo e l'autonomia amministrativa del regno longobardo tanto che lui stesso si intitolò rex Langobardorum.
Le conseguenze della conquista franca
Già prima della resa del re longobardo Carlo andò a festeggiare la Pasqua del 774 a Roma e qui fece parecchi accordi con il Papa. Rinnovarono il patto di amicizia. Inoltre Carlo approvò un documento scritto che allargava i territori governati direttamente dal Papa: la cosiddetta Repubblica di San Pietro, riconoscendo la sovranità papale su gran parte d’Italia mentre ai Franchi restava solo l’arco alpino e la pianura padana fino a Pavia. Carlo accettò perché questo incontro avvenne quando ancora la guerra con i Longobardi non era terminata: ma quando questa finì riconobbe l'autorità del papa soltanto sull'antico ducato di Roma accresciuto di pochi territori così che la Repubblica di San Pietro assumeva il profilo più o meno definitivo dello Stato Pontificio.
La caduta del regno longobardo provocò incredulità ma la maggior parte dei duchi longobardi non avevano partecipato attivamente alla difesa del regno poiché esistevano forti dissensi interni tra il re e i diversi duchi. Il duca del Friuli, Rotgaudo, incominciò a organizzare una sollevazione alla quale avrebbero dovuto partecipare tutti i duchi rimasti in carica che, resisi conto della perdita della indipendenza erano ora disposti a riaprire la lotta. Così Carlo mentre tornava da una spedizione contro il Sassoni nel 775 ricevette una lettera dal Papa che lo informava dei nuovi fatti. Carlo non esitò ad andare immediatamente in Friuli dove arrivò nel 776. Secondo la tesi più accreditata, quella degli Annali Regi, Carlo riconquistò tutte le città ribelli imponendo duchi franchi. Un altro cronista, Andrea da Bergamo, afferma invece che i duchi ribelli fermarono i franchi con grande strage ma la sua è più una testimonianza di una longobardo che vagheggiava la fortezza degli avi. La sistematica sostituzione con vescovi, conti e vassalli franchi e alemanni avviò il drastico rinnovamento dell’aristocrazia italica.
Dal "regnum Langobardorum" al regno italico
La rivolta del 776 spaventò Carlo poiché la conquista dell'Italia longobarda aveva creato devastazione, addirittura per sfuggire alla fame i longobardi scappavano o vendevano i loro schiavi e le loro terre. Proprio nel 776 Carlo emana il suo primo capitolare italico con...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Comba, libro consigliato Storia Medievale, Comba
-
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Comba, libro consigliato Storia Medievale, Comba
-
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Comba, libro consigliato Le Signorie Cittadine in Italia, Zorzi
-
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Vaglienti, libro consigliato Storia Medievale, Comba