La nascita del prodotto culturale seriale
La nascita del prodotto culturale seriale ha origine dai processi di industrializzazione che hanno coinvolto l'occidente a partire dal diciannovesimo secolo. Nella creazione del cosiddetto prodotto culturale, si impara a scomporre il modo di raccontarne il contenuto. La storia della serializzazione del prodotto culturale, cioè, è in primo luogo la ricostruzione del meccanismo, delle dinamiche e delle ragioni storiche mediante le quali il racconto di una storia si modella, sulla forma del supporto che lo contiene.
Produzione in serie e narrazione seriale
La produzione in serie muove da ragioni di ottimizzazione economica: la serializzazione di una storia, la sua parcellizzazione in piccoli frammenti uguali tra loro non nel contenuto, ma nel formato, mantengono vivi l'interesse e la curiosità per sapere cosa accadrà dopo. La narrazione seriale consiste in un procedimento narrativo aperto, organizzato intorno a momenti di sospensione. Questo tipo di narrazione, al contrario del romanzo o del film, genera attesa, curiosità e discorsi nel pubblico, che si interroga sugli andamenti possibili della trama durante i momenti di sospensione.
Quando la tecnologia ha reso possibile lo sviluppo della stampa a colori sono nati i fumetti e, in Italia, i fotoromanzi. Le soap opera statunitensi, nate alla radio negli anni trenta, nate per invogliare le casalinghe a comprare detersivi, e collocate per questo in uno spazio del palinsesto che si considerava morto, hanno creato un genere narrativo nuovo e di enorme successo, oltre che un efficace strumento pubblicitario. La televisione assorbe e amplifica il modello seriale, unendo le immagini a una macchina produttiva industriale a fruizione ritmata. Il palinsesto che ripropone ogni giorno, con appuntamenti fissi, costituisce il cardine di questa struttura profonda.
Definizione di serialità secondo Abruzzese
Abruzzese definisce la serialità come un processo di ottimizzazione del modello produzione/consumo dell'industria culturale legata alla tecnologia meccanica. In questo senso la lunga serialità televisiva diventa il culmine di un processo molto complesso in cui la serialità si costituisce attraverso progressive standardizzazioni, garantendo una base di ripetitività su cui l'innovazione esercita costantemente il suo potere di trasgressione.
Modalità della formula seriale
La storia della formula seriale ha sempre avuto tre modalità distinte relativamente alle specifiche caratteristiche, ma strettamente correlate tra loro nel risultato finale, ossia il prodotto culturale seriale:
- Serialità produttiva: La produzione in serie presenta vantaggi economici perché elimina tempi morti, fornisce materiale per il riempimento del palinsesto, costruisce un pubblico fedele.
- Serialità narrativa: Raccontare una storia spezzandola in segmenti porta al rispetto delle regole precise e complesse come la dimensione spazio temporale e la costruzione psicologica dei personaggi.
- Serialità di fruizione: La sicurezza di ritrovare oggi la storia interrotta ieri e di poterne condividere i contenuti con altri spettatori, risponde a un bisogno psicologico profondo di rassicurazione.
Narrativa, stampa, cinema
Il fenomeno della serializzazione della produzione letteraria, cioè delle opere di narrativa pubblicate a puntate sulla stampa, nasce in Inghilterra negli anni trenta dell'Ottocento. La serializzazione della narrativa fu resa possibile dal mutamento dei processi tecnologici relativi alla riproduzione di testi scritti e delle loro modalità di distribuzione. Le migliorate condizioni economiche e sociali del ceto medio, del quale il romanzo è espressione, si traducono in una maggiore disponibilità nell'accedere alla letteratura. Altro fenomeno che collaborò all'ampliamento del pubblico di lettori furono le biblioteche circolanti. Gli editori successivamente, vista l'enorme richiesta, introdussero la pratica di suddividere un romanzo in tre volumi. Questa innovazione, primo passo verso la serializzazione della narrativa, permise ad un pubblico sempre più ampio di accedere all'acquisto dei libri. L'autore decideva dove interrompere la narrazione, che solitamente avveniva in un punto cruciale della storia, per invogliare il pubblico a comprare i volumi successivi. Questo è tutt'ora uno dei meccanismi principali della serialità, e cioè la suspense, chiamata cliffhanger in termini televisivi.
Il processo di urbanizzazione di grandi masse di lavoratori dalle campagne, la diminuzione dell'analfabetismo e l'idea di tempo libero crearono la necessità di nuovi prodotti editoriali adatti alle nuove classi sociali: l'industrializzazione permise sempre più la diffusione di beni di consumo a basso costo.
Il romanzo a puntate
Nel 1836 viene pubblicato in venti fascicoli mensili, “Il circolo Pickwick” di Dickens, segnando così la nascita della narrativa seriale. Questo romanzo a differenza di quelli precedenti nasce già con l'idea di opera in progress: le avventure dei protagonisti vengono sviluppate un mese dopo l'altro, senza rispondere a un andamento narrativo rigidamente predefinito. Non si tratta perciò di suddividere in segmenti una trama già scritta, ma di pensarla nel suo farsi, articolandola e complessificandola progressivamente. Gli editori Chapman e Hall chiesero al giovane scrittore di inventare una storia che raccontasse con toni comici e leggeri, le avventure dei membri di un club londinese, rappresentanti della nuova classe piccolo borghese urbana che si stava formando in quegli anni. Il primo numero ebbe 400 copie ma in breve tempo si raggiunsero le quarantamila. Il romanzo di Dickens si pone come iniziatore della serialità anche per quanto riguarda la relazione tra i contenuti del racconto e il pubblico al quale si rivolge. La progressiva costruzione delle trame infatti, veniva spesso influenzata dalle reazioni e dalle richieste dei lettori che dimostravano interessamento al romanzo. In contrasto con l'enorme successo di pubblico, la critica del tempo ha stentato anche nel caso di Dickens a riconoscerne il valore culturale e letterario, anche perché l'adozione della tecnica del cliffhanger veniva considerata in maniera negativa.
Il feuilleton
Rappresenta il momento di maggior successo della narrativa popolare. La sua fortuna è dovuta all'incontro tra letteratura e stampa. Il feuilleton frantuma il libro e ne diluisce i contenuti sulle pagine dei quotidiani. Comparso all'inizio dell'800, il termine feuilleton, “foglietto”, stava a indicare un supplemento di quattro pagine integrato nel giornale e destinato prevalentemente a ospitare la critica letteraria. È a partire dal 1830 che, grazie alla pubblicazione nei giornali di novelle e racconti di viaggio, il feuilleton inizia a modificare significativamente i propri contenuti.
Nel 1836, Emile de Girardin, direttore del giornale “La Presse”, concepisce l'idea di pubblicare in uno spazio del giornale, romanzi a puntate. Inizialmente si trattava solo di romanzi classici frammentati, presto però gli scrittori cominciarono a scrivere giorno per giorno le puntate, interrompendosi in modo da lasciare il lettore con il fiato sospeso. Si improvvisa sul momento un intreccio che teoricamente potrebbe non avere mai fine, infarcendolo di trame secondarie, nuovi personaggi e nuovi legami tra loro che vengono a complicare talmente la vicenda che l'autore stesso finisce per scordarne i particolari. I codici generali erano il frazionamento, la complicazione dell'intreccio, la ricerca della sensazionalità tutto per generare interesse e curiosità nel lettore.
I quotidiani dell'800 lasciavano pochissimo spazio alla vita politica per evitare di innescare la protesta e il malessere sociale. L'unico modo per andare incontro al popolo senza correre rischi era attraverso il feuilleton e i suoi contenuti. I misteri di Parigi pubblicato a puntate sul “Journal des Débats” deve gran parte del suo successo proprio alle idee progressiste, che però lasciava solo trapelare e all'ambientazione delle vicende all'interno della nuova metropoli industriale, favorendo l'immedesimazione nelle trame. L'eroe del feuilleton è un vincente, un ribelle, un personaggio dal passato misterioso che fa trionfare la giustizia. Le opere di più successo furono “I misteri di Parigi” e “L'ebreo errante” di Sue, e “I tre moschettieri” e “Il conte di Montecristo” di Dumas.
Il cinema seriale
La serialità cinematografica nasce in Francia nel primo decennio del Novecento, sia sotto forma di film a puntate, sia di film in serie. Fin da subito la serialità cade in una contrapposizione: da un lato tende al massimo successo commerciale, dall'altro cerca di trovare e sfruttare le migliori energie artistiche e intellettuali, nel tentativo costante di coniugare il successo con la qualità. Con il successo della serialità cinematografica si sviluppa a poco a poco il fenomeno del divismo con Chaplin, Fairbanks o Greta Garbo. In America si svilupparono le domestic comedies, piccole scene di vita familiare: avevano molti elementi seriali e ripetitivi, ma le storie con i personaggi fissi si concludevano nel breve arco di dieci minuti.
La serialità nasce dall'incontro tra cinema e stampa. A Chicago si fronteggiavano il Chicago Tribune e il Chicago American: gli editori del primo ebbero l'idea di pubblicare romanzi d'appendice a puntate settimanali e di prepararne contemporaneamente l'edizione cinematografica, da proiettare nelle sale a fine settimana. Intanto il cinema si era creato un circuito di sale comode come teatri, aveva conquistato il ceto medio e soprattutto si era costruito un sistema che controllava la produzione, la distribuzione e il consumo del prodotto-film. Lo studio system, caratterizzato dal monopolio della produzione e della distribuzione e affermatosi negli USA, coniuga le basi strutturali della serialità produttiva e distributiva con l'esperienza linguistica del set palcoscenico iniziata da Griffith. La norma fondamentale stabilita da Griffith è la continuità del movimento nello spazio e consiste nel capire che, se si pone la macchina da presa da una parte di questo movimento, nell'inquadratura successiva bisogna restare dalla stessa parte. La ripetizione entra dunque a far parte della struttura linguistica del cinema.
Lo sviluppo della serialità in Italia
Il romanzo d'appendice
Il successo del feuilleton va interpretato in relazione alla realtà francese della Monarchia di Luglio. In quel periodo la Francia è un paese omogeneo e unitario sotto l'aspetto politico, ma dove la rivoluzione industriale crea problemi sociali quali miseria, disoccupazione, ingiustizie, disuguaglianza sociale: è questo il contesto cui fa riferimento il feuilleton per suscitare coinvolgimento e immedesimazione nei suoi lettori. Il minor successo in Italia è spiegabile tenendo conto del ritardo dell'Italia a raggiungere l'unità politica e conseguentemente quella sociale e culturale. Mancando questa situazione, in Italia il feuilleton rimane arroccato su posizioni più accademiche ed elitarie.
La produzione italiana si distingue da quella francese per la maggior propensione verso temi familiari e amorosi. Le storie di Carolina Invernizio sono spesso tratte dalla cronaca nera o giudiziaria a cui si accompagna una moralità piccolo borghese che individua nella chiusura fra le pareti domestiche e negli affetti familiari i massimi e giusti ideali di vita. Da qui nascono figure che diventeranno classiche nel rosa e nel cinema italiano: la donna fatale, il figlio della colpa, il seduttore romantico, il buon lavoratore che sa stare al suo posto nella società borghese.
Il romanzo rosa
All'inizio del Novecento comparvero sul mercato italiano molte collane a dispense, che riscossero un grande successo. Ogni fascicolo settimanale costava pochi centesimi e ciò rendeva possibile la loro diffusione presso strati sempre più ampi di popolazione. Tra i nuovi generi come western e poliziesco, le dispense rosa ottennero maggior successo. La Invernizio può essere considerata l'iniziatrice del genere rosa in Italia. Il genere rosa presenta gli elementi del romanzo d'appendice e risente dei canoni del romanzo noir, per cui la rappresentazione della storia d'amore è caratterizzata da toni cupi e lacrimevoli. La donna, da figura dominata diventa sempre più protagonista e artefice del proprio destino; le trame seguono il medesimo sviluppo narrativo: due persone si innamorano, ma un ostacolo apparentemente insormontabile li allontana fino a quando, al termine della vicenda, potranno finalmente coronare il loro sogno d'amore. L'ostacolo è solidamente di due tipi: una donna che mediante cattiverie e menzogne riesca ad allontanare i due amanti, o l'opposizione familiare per ragioni di ceto sociale. Negli anni più recenti, questo tipo di ostacolo è prevalentemente rappresentato dalla presenza di un segreto: un passato poco pulito, un ricatto o un problema con la droga.
Il cineromanzo
Quando il pubblico dimostrò di gradire molto le immagini sulla copertina dei fascicoli rosa, si pensò di ricostruire la storia completa mediante una sequenza di fotogrammi collegati da didascalie, cui si aggiunsero successivamente i dialoghi sotto forma di fumetti. Nel 1936 la casa editrice Edital di Milano varò una collana di albi di grande formato, intitolata “Cinevita”. Erano i primi cineromanzi: le copertine presentavano sempre scene d'amore. Grazie al cineromanzo, tutti hanno la possibilità di vedere e di conservare le copertine, prototipi dei moderni poster, che ritraggono gli attori di cui tanto si sente parlare. Con la comparsa della Tv questi caddero in profonda crisi.
Il fotoromanzo
La struttura del fotoromanzo è una sorta di incrocio tra film e fumetto, nato dall'idea di sostituire il disegno con la fotografia. I capostipiti furono “Grand Hotel” del 46 e “Sogno” della Rizzoli. L'introduzione della fotografia fece di questo tipo di narrativa popolare un surrogato ancora più vicino al cinema. I fotoromanzi ben rispondevano ai desideri di evasione, potevano contare su un pubblico molto vasto, grazie all'attrattiva delle immagini, ben si adattava anche a quella parte di pubblico non ancora in grado di leggere correttamente. Il fotoromanzo venne accolto con scetticismo e indifferenza dalla critica letteraria, quando non addirittura considerato immorale e di scarso valore culturale. Le case editrici Rizzoli e Mondadori non inserirono i rispettivi fotoromanzi negli elenchi delle proprie pubblicazioni. La fortuna del fotoromanzo comincia ad incrinarsi con l'avvento della televisione. Agli inizi degli anni 60, la casa editrice Lancio decide di rivitalizzare il fotoromanzo, scegliendo di modificare radicalmente la formula narrativa. Non più storie a puntate, ma storie complete, più brevi, ma presentate in un unico fascicolo. Gli attori sono sconosciuti ma esteticamente molto attraenti. Con l'innovazione della Lancio quindi il fotoromanzo abbandona la serialità narrativa che fino a quel momento aveva contraddistinto la letteratura popolare. Tuttavia con gli anni 80 il fedele pubblico del fotoromanzo viene assorbito dai programmi trasmessi dalle reti private.
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