Estratto del documento

Introduzione

Lo scopo è studiare l'impatto della cultura americana e le trasformazioni dell'immagine degli Stati Uniti in Italia durante il Novecento, analizzando la diffusione di miti, simboli e di una nuova koinè popolare che ha interessato tutti gli ambiti socioculturali. La cultura popolare è il veicolo attraverso cui si è formata e sedimentata una certa idea di America in Italia al di là dei condizionamenti politico ideologici. Topolino poteva essere apprezzato da fascisti, signore dell'alta società, dirigenti di aziende postbellici, operai, perché rapportato a un comune discorso culturale pre o infra politico.

Primo aspetto: L'importanza dei mediatori

  • Furst: Traduttore. Con le sue traduzioni diffonde una certa immagine dell'America nel periodo fascista per poi passare a tradurre bestseller nel dopoguerra, incarnando il passaggio da un'editoria d'arte a un'editoria industriale.
  • Linder: Agente letterario. Primo vero agente letterario professionista in Italia, direttore e proprietario per quasi 40 anni dell'ALI (Agenzia Letteraria Internazionale).
  • I fondatori del Mulino: Casa editrice. Gruppo di intellettuali convinti che il rinnovamento debba essere insieme politico e culturale. Per questo traducono molti testi americani di scienze sociali, sostengono un'importante rivista e creano legami personali tra le comunità accademiche e politiche dei due paesi.

Secondo aspetto: La diffusione di nuovi generi popolari

  • Fantascienza
  • Riviste fotografiche
  • Fumetti

Nei primi 3 saggi: Attenzione sul ruolo del mediatore

Ultimi 3 saggi: Focus sul rapporto con il pubblico

Un ponte sull'oceano: Henry Frust, traduttore

Traduttore come mediatore fra culture, filtro che separa ciò che merita da ciò che non merita di essere trasmesso, spesso per ordini superiori.

Nasce a New York 1893 in una famiglia episcopale benestante. La vera patria per lui è l'Italia. Partecipa come legionario all'impresa fiumana di D'Annunzio, entra nel partito nazionale fascista e spesso si avvicina a posizioni antifasciste. Nel dopoguerra fu figura di spicco nel circolo della destra anticonformista di Leo Longanesi. Era palesemente omosessuale e viveva ciò in maniera disinibita, era molto religioso.

Frust non era un traduttore convenzionale: era un americano anglofilo dotato di talenti linguistici non comuni che gli consentivano di tradurre in modo biunivoco dall'italiano all'inglese e viceversa. Padroneggiava anche il francese, il tedesco, il latino e lo spagnolo, da cui traduceva in italiano. Aveva amici come D'Annunzio, Montale, Mario Soldati, Longanesi. Era traduttore, scrittore di poesie e di un romanzo, giornalista.

Problemi finanziari legati alla sua incapacità di mantenersi un posto fisso e un comportamento esuberante lo caratterizzano. Creò un ponte tra la traduzione d'arte e la traduzione industriale. Nella traduzione d'arte si annoverano Vittorini, Pavese, Pivano, quindi non solo traduttori ma scrittori poeti che tendono ad alterare i testi per intervenire sulla cultura letteraria italiana. Nella traduzione industriale, il traduttore lavora come un ingranaggio debole e appena visibile entro una macchina multimediale a direzione americana, al servizio di un pubblico di massa globale.

Frust tutto faceva tranne che limitarsi a un neutrale trasferimento di informazioni da una cultura all'altra. Frust dimostra il ruolo attivo dei traduttori che spesso sono ridotti a ruoli ancillari.

Le traduzioni

Già prima degli anni '30, dichiarati da Pavese come gli anni delle traduzioni, si traduceva molto dall'inglese all'italiano. Soprattutto perché in Italia poca era la produzione simile alle opere di Jack London che soddisfacevano il desiderio di azione e avventura determinato dalla guerra mondiale. Rimaneva comunque una cultura eurocentrica.

Il vero americanismo si ebbe solo dopo la II Guerra e acquisì forza dagli anni '60 ai '70. Infatti fino agli anni '50:

  • No cattedre accademiche di letteratura americana
  • Letteratura americana considerata appendice di quella inglese

L'insinuazione della cultura americana inizia dalle sfere più popolari: Topolino e i grandi successi del genere giallo mentre la cultura alta continuava a rifarsi all'Europa.

“Le cifre dell'editoria” di Giovanni Presson mostra che la quota di mercato anglo americana è cresciuta di quasi un terzo dalla metà degli anni '90, raggiungendo circa il 60% mentre quella francese è precipitata al 15%.

Henry Frust, translator

Prima del 1940 traduce solo dall'italiano all'inglese e sempre a livello erudito. Dopo inizia dall'inglese all'italiano. Fu un vero ponte tra l'America e l'Italia. Oltre che con le sue traduzioni i suoi pezzi di giornalista culturale su riviste come New York Times Book Review, Il Popolo d'Italia, La Tribuna e L'Italia letteraria.

Si sposta tra l'Italia, Inghilterra e America, spaziando tra attività di bibliotecario, scrittore, giornalista. Sempre inquieto crea danni ovunque si trovi, come ad esempio da bibliotecario della Casa Italiana della Columbia fece promesse a nome del principale donatore. Cerca in tutti i modi l'amicizia di D'Annunzio anche dopo aver dato nell'occhio quando faceva parte del plotone fiumano e anzi ne era ministro della Propaganda. Cerca anche di ingraziarsi Mussolini per avere almeno una prefazione alle sue memorie fiumane. Creava confusione entro il regime: era un pederasta di professione, patriota italiano con passaporto americano. Quindi la polizia segreta iniziò a investigare su di lui e a controllare la corrispondenza con Benedetto Croce. Ma comunque la sua vita sotto regime scorre tranquilla perché aveva partecipato a Fiume e era fervente sostenitore fascista.

Da traduttore dall'italiano all'inglese ha:

  • Negli anni '30 portato all'attenzione del pubblico americano autori come Moravia, Zavattini, Palazzeschi, Montale, tramite le pagine del New York Times
  • Negli anni '40 le sole traduzioni fatte dall'italiano all'inglese sono favori fatti agli amici (come Mario Soldati)

Henry Frust traduttore: Dal 1948

Dal 1948 scrisse quasi solo in italiano. A parte il “Borghese”, la principale fonte di reddito erano le traduzioni fatte in gran quantità per Leo Longanesi e la sua casa editrice. Collaborava anche per Bompiani, Rizzoli, Einaudi. Come traduttore d'arte: lavori eruditi di Toye, Burns o le edizioni di Beethoven, Kafka, Poe. Migliore suo progetto di traduzione colta è quella del 1951 di “Benito Cereno” di Melville che era stata tradotta 11 anni prima da Pavese. Corresse molte delle licenze che Pavese si era preso. In più l'opera venne ricollocata entro una collana quasi fatta di opere tutte tradotte da Furst e aventi per oggetto temi angloamericani cattolici o legati all'omosessualità. Gli aspetti omoerotici e la ricerca di spiritualità sono centrali in Melville, ma certo Pavese non li aveva messi in rilievo.

Sul versante “industriale”: troviamo Tanner con traduzioni della serie Zia Meme. Si dedicò molto a opere storico politiche incentrate su grandi personaggi come Harry Truman o Kennedy. Il fatto che nelle sue ultime fatiche siano apparsi sia uomini di destra conservatrice che della sinistra liberale, denota l'importanza che la politica americana stava assumendo sulla scena italiana e evidenzia il crescente sforzo della destra italiana di servirsi dei modelli americani da opporre all'avanzata dell'ondata socialista. Con le traduzioni “industriali” si capisce come il focus, dagli anni '50, sia sul grande pubblico, il pubblico di massa tra il quale i libri delle celebrità internazionali erano successo garantito.

Linder: Origine ed evoluzione del ruolo dell'agente letterario nell'editoria di ricerca

Tra anni '40 e '80, Linder fu il maggior agente letterario italiano e ha avuto un ruolo centrale nella definizione del funzionamento del mercato editoriale nazionale. Tutti i maggiori editori italiani hanno dovuto fare i conti con la sua competenza. Ma l'agente letterario non è mai stato oggetto di uno studio sistematico di storia dell'editoria. Quindi nel saggio:

  • Studio dell'evoluzione di tale figura professionale dalle origini anglosassoni alla stabilizzazione nell'editoria nazionale
  • Caso specifico di Linder nella mediazione editoriale tra USA e Italia

L'industrializzazione dell'attività editoriale con l'aumento delle case editrici e la diversificazione delle attività hanno comportato un indebolimento dei legami personali fra editore e autore. In questa instabilità sono nati alcuni intermediari professionisti. L'agente letterario assolve il ruolo di mediatore nell'editoria generale, mentre nell'editoria universitaria spesso ci si avvale di mediatori accademici. L'agente letterario vende agli editori i manoscritti dei suoi clienti, negoziandone i termini. Gli agenti ricevono una commissione (max 15%). Sono persone che hanno una precisa conoscenza del mercato editoriale sulla quale hanno fondato la loro professionalità.

L'agente letterario nell'editoria anglosassone

Tale figura nasce negli anni '20 del 1800. Inizialmente svincolato da ogni interesse economico, si occupa di correggere i testi, vende i manoscritti alle case editrici e alle riviste e quindi assume precise funzioni editoriali. Walter Scott e Dickens hanno agenti letterari non ufficiali. Il primo si serve dei fratelli Ballantyne per creare una competizione tra due editori. Per Dickens abbiamo come agente dal 1836 John Foster. Negli anni '60 del 1800, Watts, Pinter, Brown sono i primi veri agenti e stabiliscono una commissione del 10%: dialogano direttamente con gli editori, parcellizzano le pubblicazioni creando feuilleton di successo. Contribuiscono a creare l'esigenza di leggi sulla proprietà letteraria. Questi primi agenti accettati con difficoltà dagli editori.

A lungo tale attività è stata considerata centrale solo nelle pubblicazioni su periodici. USA e GB procedono simultaneamente...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lipperlì di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del libro e dei sistemi editoriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Braida Ludovica.
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