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Quando uno studioso ha a che fare con delle lezioni antiche deve tener conto di come quel

testo è stato editato. L’edizione conta, anche se il testo è lo stesso. Importante quindi il

formato, il carattere, gli spazi bianchi, i margini, le illustrazioni. Gli studiosi devono fare

attenzione al supporto materiale che veicola il testo. Gran parte della critica letteraria e della

storia della letteratura tende a dare un giudizio estetico sui testi. Raramente la critica

letteraria si interessa sul come quel testo è stato trasmesso, su quale edizione. Gli studiosi

dovrebbero considerare che quel testo senza un supporto materiale che lo fa leggere non

esisterebbe. Un testo non esiste senza un supporto materiale che lo fa esistere.

Chartier lavorava sui generi di larga circolazione, chiamati libri popolari, ossia libri

- che costavano poco, quindi brutti dal punto di vista materiale (carta scadente, brutte

illustrazioni). In Francia c’era una famosa collana editoriale chiamata “Bibliothèque

Bleue”, che racchiudeva un patrimonio culturale che andava bene per tutti. Negli anni

’60 e ’70 gli studi sulla Bibliothèque Bleue dicevano che la collana era perfetta per gli

strati sociali più bassi, adatta a chiunque sapesse leggere. In realtà molti di questi testi

avevano un’origine colta, circolati in tutta Europa e avevano edizioni colte costosissime.

Poi, erano state fatte in forma povera, su carta di scarso valore, per proporle a un

pubblico più ampio a un prezzo più basso. Molti di quei testi che avevano versione colta

e popolare, nella versione popolare erano stati tagliati e riscritti, semplificati nelle parti

di descrizione psicologica. Si toglieva la descrizione dei caratteri, si portava il testo a un

numero di pagine inferiore rispetto all’originale. Questi testi sono stati trasformati dagli

editori che li hanno ri-editi. Studiare gli adattamenti delle opere è molto complicato:

bisogna cercare il modello da cui ha preso spunto. Si è lavorato quindi dal punto di vista

filologico, cioè cercare in questi testi l’origine, vedere se era colta e confrontare i testi

diversi, tramandati da diverse edizioni e vedere quale tipo di semplificazione era stata

fatta nei testi. Le ricerche che erano state fatti negli anni ‘60/’70 erano stati lavori di tipo

quantitativo. Per studiare l’evoluzione culturale delle letture dei francesi si era proceduto

così, si prendeva un secolo e si lavorava su questo concetto: quali libri leggevano i

francesi nel Settecento? Si usavano, per rispondere alla domanda, delle fonti seriali,

ossia una fonte che si ripete per un lungo periodo di tempo, come ad esempio due fonti

notarili: 1. Testamenti; 2. Inventari post-mortem. A volte chi moriva non lasciava un

testamento, quindi gli eredi per dividersi l’eredità nominavano un perito che doveva

descrivere tutto ciò che c’era nella casa. L’inventario descriveva tutto ciò che c’era nella

casa del morto: arredi, vestiti e anche libri. Gli studiosi quindi hanno tirato fuori

testamenti di diverse città, ad esempio Parigi dal 1700 al 1799, lavorando di anni in anni

(1700-1710; 1710-20; etc). si studiava la variazione delle diverse classi sociali in modo

quantitativo, facendo delle tabelle ogni dieci anni per capire i cambiamenti dei gusti

culturali dei francesi. Che insegnamenti avevano dato le analisi delle biblioteche dei

francesi? Avevano trovato una testimonianza che i libri cosiddetti popolari li si trovava

nelle biblioteche dei poveri, ma anche dei colti, delle famiglie aristocratiche. Queste

collane, considerate popolari, c’erano non solo nelle case dei poveri, ma anche in quelle

dei ricchi. L’esclusione per classi sociali non aveva senso. il concetto di popolare viene

discusso moltissimo, al punto che in uno degli studi più famosi di Chartier “Letture e

lettori di antico regime”, dice di non chiamare più “popolari” questi libri, essendo

interclassisti a tutti gli effetti. Si deve dare un giudizio di tipo economico e non sociale:

quindi chiamarli “libri di larga circolazione”. C’è maggiore attenzione al confronto tra

edizioni diverse dello stesso testo e alle caratteristiche materiali dell’edizione rimando

al lavoro con McKenzie.

Nell’ambito delle rappresentazioni teatrali, Chartier ha lavorato con Congreive che, dopo

- aver avuto parecchie edizioni poco curate, viene completamente rielaborato da Tonson,

che nel 1710 fa uscire un’edizione curata che produce delle letture nuove.

Armando Petrucci ha lavorato su tutte le forme di scrittura, non solo su quelle su carta,

3. ma anche su monumenti, scritture funerarie. C’è un libro pubblicato da Einaudi, “Le

scritture ultimi”, dove analizza le epigrafi e cerca di capire il rapporto tra quella scrittura e lo

status del morto. Una storia della cultura scritta che rimanda al sociale e agli usi. Petrucci

studia come le istituzioni politiche o religiose comunicano con i cittadini attraverso lo

spazio, pubblico o urbano, e lo scritto. Le città antiche sono circondate da scritti piccoli, che

si facevano circolare per le piazze. Petrucci studia tutte le forme di scrittura e come si

intersecano con le storie di scrittura a stampa. Contemporaneamente abbiamo supporti

manoscritti, supporti a stampa. Bisogna tener conto di tutte le forme di uno scritto: tutto

quello che viene prodotto attraverso la scrittura è fondamentale, qualunque sia la sua forma

e il suo uso, la sua destinazione e la persona che l’ha prodotto. Il lavoro dello studioso è

capire per che tipo di uso e per chi è stata fatta quella determinata scrittura. Inoltre, lui non

distingue tra scritture di serie A o di serie B: tutte le scritture, chiunque le abbia prodotte,

vanno studiate. Da Petrucci viene questo concetto di usi sociali delle scritture. Petrucci

tratta anche del problema dell’alfabetizzazione: i primi studi, degli anni ’70, sono stati

incentrati sulla storia dell’alfabetizzazione. Lo studio di Petrucci ha messo in crisi tutto ciò

che si sapeva sull’alfabetizzazione. Prima, chi studiava l’alfabetizzazione, partiva dagli atti

notarili e guardava soprattutto la firma. Se l’atto notarile era firmata, si presupponeva che la

persona fosse alfabetizzato. Gli studi di Petrucci su come si imparava a leggere e scrivere

hanno mostrato che la firma non voleva dire nulla, non necessariamente chi sapeva firmare

sapeva leggere e scrivere.

Il passo di Chartier è un passo che arriva fino alla storia della lettura, che è un tipo di attenzione che

gli storici della cultura hanno da pochi anni. È molto difficile lavorare sulla lettura, è difficile capire

come si legge. Negli anni novanta Chartier insieme a un altro paleografo italiano, Guglielmo

Cavallo, si avvicina alla storia della lettura pubblicando la prima “Storia della lettura nel mondo

occidentale”, nel 1995. Ci insegna che anche la lettura ha una storia, che ci sono modi diversi di

leggere che sono nati relativamente da pochi secoli e che i cambiamenti nell’ambito della storia

della lettura non coincidono con gli ambiti tecnologici. Ne individuano tre:

Volumen (rotolo) codex (manoscritto);

1. 

Manoscritto stampa che avviene a metà del XV secolo con l’invenzione di Gutenberg;

2. 

Stampa formato elettronico.

3.

Le trasformazioni della lettura non sempre coincidono con queste trasformazioni. Una

trasformazione che viene studiata da Chartier e Cavallo è la lettura silenziosa. C’è un passaggio

dalla lettura ad alta voce alla lettura silenziosa. Si individuano passaggi che necessitano di essere

storicizzati. Questo libro dava idea nuova e innovativa da cui han preso spunto tutti i vari studi sulla

storia della lettura che sono seguiti. Interessante vedere le tradizioni culturali dei singoli paesi.

Chartier spiega perché si è avvicinato alla storia della lettura, cosa significa lavorare su queste

tematiche e poi tratta temi a lui più cari: cos’è un autore, il problema dell’autorialità e del diritto

d’autore (che ormai tutti i paesi del mondo hanno) che posa la sua giuridicità sui testi. L’autore vive

il pericolo della pirateria elettronica.

Perché è importante studiare tutti i supporti materiale attraverso cui i testi sono stati veicolati?

Perché di molti di quei materiali non ce n’è più traccia, non sono stati conservati. Per conservare la

memoria bisogna tener conto del fatto che molti testi sono stati tramandati su supporti che non ci

sono più. Ad esempio, il Don Chisciotte. Nel ventitreesimo capitolo si parla di un oggetto che non

esiste più, ossia del librillo de memoria. Si dice che Don Chisciotte scrive una poesia all’amata su

questo librillo de memoria. Abbiamo attestazioni che ci fan pensare che questo librillo esisteva, che

era un “libretto che si usava portare in tasca le cui pagine sono coperte di un particolare

rivestimento e sono bianche”. Si sa che quelle pagine erano fatte per essere riutilizzate

Per la prima volta nella storia del Collège de France, si dedica una cattedra allo studio delle pratiche

dello scritto non nel mondo antico e medievale, ma nel lungo periodo di una modernità che si sta

disfacendo. un insegnamento del genere non sarebbe stato possibile senza l’apporto di coloro i quali

hanno trasformato le discipline che ne costituiscono le fondamenta: la storia del libro, la storia dei

testi, la storia della cultura scritta. Ricordo dunque tre di loro:

Henri-Jean Martin scrisse un’opera su iniziativa di Lucien Febvre che uscì nel 1958 col

1. titolo L’apparition du livre, che è stata ritenuta l’atto di nascita di una nuova storia del libro.

Martin studiava rigorosamente gli aspetti tecnici e le condizioni legali della loro

pubblicazione, le congiunture della loro produzione o la geografia della loro circolazione.

Don McKenzie, studioso che viveva tra la Nuova Zelanda e Oxford. Grande esperto delle

2. tecniche erudite della «nuova bibliografia» ha insegnato a superarne i limiti mostrando che il

senso di ogni testo, sia esso canonico o privo di qualità, dipende dalle forme che lo fanno

leggere, dai dispositivi intrinseci alla materialità dello scritto: ad esempio, per gli oggetti

stampati vanno considerati il formato del libro, la costruzione della pagina, la disposizione

del testo, la presenza o meno di immagini, le convenzioni tipografiche e la punteggiatura.

Basando la sociologia dei testi sullo studio delle forme materiali McKenzie non si

allontanava dai significati intellettuali o estetici delle opere, anzi.

Armando Petrucci. Richiamando l’attenzione alle pratiche che producono o fanno circolare

3. lo scritto e trasgredendo le distinzioni principali (tra il manoscritto e la stampa, pietra e

pagina, scritto ordinari e letterari), il suo studio ha trasformato la nostra comprensione delle

culture scritte che si sono avvicendate nella lunghissima durata della storia occidentale. La

sua lezione fondamentale è di tenere sempre presenti, nella stessa analisi, i ruoli attribuiti

allo scritto, le forme e i supporti della scrittura, e le modalità di lettura.

LIBRO DI CHARTIER

Le mutazioni del presente o le sfide della testualità informatica.

Le mutazioni del nostro presente trasformano i supporti della scrittura, la tecnica della sua

riproduzione e della sua diffusione e anche i modi di leggere. L’invenzione della stampa non ha

modificato la struttura fondamentale del libro, che restò composto da quaderni, fogli e pagine

riunite in un unico oggetto. Nei primi secoli dell’era cristiana questa nuova forma del libro, il codex,

si impose a spese del rotolo, il volumen, ma non fu accompagnata da una trasformazione analogo

della tecnica di riproduzione dei testi, garantita dalla copia manoscritta. E se la lettura ha conosciuto

diverse rivoluzioni esse sono avvenute durante la lunga storia del codex: ad esempio, la conquista

medievale della lettura silenziosa e visuale, la smania di leggere che si diffonde all’epoca dei lumi

o, partire dal XIX secolo, l’ingresso in massa dei nuovi arrivati nel mondo della lettura: i ceti

popolari, donne e bambini. La rivoluzione informatica ci obbliga a rivedere radicalmente i gesti e le

nozioni che associamo di solito allo scritto. I frammenti di testo che compaiono sullo schermo non

sono pagine, ma composizioni singolari ed effimere. E il libro elettronico non si differenzia più

dalle altre produzioni scrittorie per l’evidenza della sua forma materiale. C’è discontinuità anche per

quanto riguarda la lettura: la lettura davanti a uno schermo è frammentata, segmentata, legata al

frammento più che alla totalità. Si potrebbe considerare l’erede diretta del codex, in quanto

quest’ultimo invitava a: sfogliare i testi, appoggiandosi ai loro indici; mettere a confronto passi

diversi; estrarre e copiare citazioni o massime. Tuttavia, la discontinuità e la frammentazione della

lettura non hanno lo stesso senso quando si accompagnano alla percezione della totalità testuale

racchiusa nell’oggetto scritto e quando la superficie luminosa che fa leggere i frammenti dello

scritto non fa più vedere i limiti e la coerenza del corpus da cui sono estratti quei frammenti. Gli

interrogativi del presente sono i seguenti, quindi:

Come mantenere il concetto di proprietà letteraria (definito in base a un’identità perpetua

- delle opere e riconoscibile indipendentemente dalla forma della loro pubblicazione), in un

mondo in cui i testi sono malleabili, aperti e in cui ciascuno può “proseguire la frase” senza

che vi si prestasse attenzione?

Come riconoscere un ordine dei discorsi che è sempre stato un ordine dei libri o, per meglio

- dire, un ordine dello scritto che associava autorità del sapere e forma della pubblicazione,

mentre le possibilità tecniche permettono di dare una circolazione universale non soltanto

alle conoscenze ma anche agli errori?

Come preservare modalità di lettura che erigono il significato a partire dalla coesistenza di

- testi in un unico oggetto (libro, rivista, giornale), mentre il nuovo modo di conservare e

trasmettere gli scritti impone alla lettura una logica analitica ed enciclopedica, in cui i testi

non hanno altro contesto che quello dovuto alla loro appartenenza a una stessa rubrica?

La digitalizzazione delle raccolte esistenti permette di costituire una biblioteca senza pareti in cui si

potrebbe accedere a tutte le opere che siano state pubblicate, a tutti gli scritti che costituiscono il

patrimonio dell’umanità. Il rischio è che vengano meno gli oggetti scritti che ne sono stato il

supporto. La minaccia non è generale e gli incunaboli non hanno nulla da temere, ma lo stesso non

si può dire per le pubblicazioni più recenti e umili. Bisogna quindi per forza scegliere tra

entusiasmo per questa novità o deplorazione? Forse è utile invocare l’unica competenza di cui gli

storici possono vantarsi. Gli storici hanno contribuito ad analizzare più lucidamente le novità che

seducevano o spaventavano i loro contemporanei.

Il compito dello storico

Nel 1933 Lucien Febvre inaugurava l’insegnamento di Storia della civiltà moderna, fortemente

convinto che la storia fosse capace di costruire problemi e ipotesi. Nel 1950 Braudel, che gli

succedette nella stessa cattedra, insisteva maggiormente sulle responsabilità della storia in un

mondo sottosopra e privo delle certezze faticosamente ricostruite. Per Braudel, solo ricostruendo le

temporalità articolate che caratterizzano ogni società diventava possibile capire il dialogo sempre

esistente fra la lunga durata e l’evento. Ho citato questi due studiosi per evidenziare anche la

distanza che ci separa da loro. Il nostro dovere non consiste più nel ricostruire la storia, ma

nell’accettare il fatto che oggi gli storici non hanno più il monopolio delle rappresentazioni del

passato: la memoria e l’invenzione le fanno concorrenza. Del resto non è una novità: i dieci drammi

storici di Shakespeare riuniti nell’in-folio del 1623 sotto una rubrica apposita hanno plasmato una

storia dell’Inghilterra più forte e più vera di quelle raccontate dalle cronache cui il drammaturgo si

era ispirato. Nel 1690 il dizionario di Furetière registra questa prossimità tra storia veridica e

finzione verosimile in quanto designa la storia come la «narrazione delle cose o delle azioni come si

sono svolte o come potevano svolgersi». Anche le rivendicazioni della memoria, individuale o


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in culture e storia del sistema editoriale
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.degiovanni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del libro e dei sistemi editoriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Braida Ludovica.

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