Introduzione
Ascoltare i morti con gli occhi è un verso del poeta spagnolo Francisco de Quevedo che evoca la necessità di ascoltare il passato e con cui lo storico Roger Chartier ha aperto la sua lezione inaugurale del corso intitolato Scritti e culture dell’Europa contemporanea al Collège de France nell’ottobre del 2007. Nel corso di questa lezione, Chartier spiega cosa avrebbe insegnato in quella cattedra. La sua è dunque una dichiarazione di intenti e del proprio metodo di lavoro.
Chartier ricorda i maestri che hanno tracciato il percorso di studi in cui si riconosce e in particolare quelli che hanno trasformato profondamente la storia del libro, la storia dei testi e la storia della cultura scritta: Henri-Jean Martin, Donald McKenzie, Armando Petrucci. Il primo è uno studioso francese che, con la realizzazione in collaborazione con Febvre del volume La nascita del libro, fondò una nuova storia del libro aperta alle scienze sociali. Il secondo è un bibliografo di origine neozelandese i cui studi hanno mostrato come le forme attraverso cui un testo è trasmesso (manoscritto o a stampa, orale o scritta, tipo di impaginazione, scelta del carattere e del formato) non siano neutre ma condizionino profondamente il processo di costruzione dei significati. Chartier si richiama a questa lezione criticando ogni rappresentazione del testo come stabile, ideale e svincolato da ogni materialità (una concezione riscontrabile in molte teorie letterarie). Il terzo è un paleografo italiano che non ha seguito i sentieri battuti dalla paleografia tradizionale ma che ha cercato un proprio percorso, intendendo questa disciplina come storia globale della cultura scritta. Molti dei suoi studi rinviano al concetto di cultura grafica, intesa come analisi delle relazioni tra le differenti forme e materialità della scrittura (manoscritta, a stampa) e la pluralità degli usi a cui esse sono soggette (politici, amministrativi, religiosi, letterari).
Oltre alla riflessione sul ruolo della cultura scritta, delle forme e dei supporti della scrittura, Chartier ha dato spazio anche alla riflessione sul rapporto tra scrittura e lettura: mentre la prima accumula, resiste al tempo e anche se subisce numerose perdite lascia delle tracce, la seconda non conserva, o conserva male, ciò che ha acquisito. Se la storia sociale del libro, nella tradizione di Martin e di Febvre, si era soffermata soprattutto sulla produzione dei testi a stampa e sulla diffusione dell’invenzione di Gutenberg, a partire dagli anni Ottanta Chartier ha aggiunto un tema fino a quel momento completamente trascurato dalla storia sociale: il consumo culturale, ovvero la modalità attraverso cui, dal passato ad oggi, si è esercitata e si esercita la lettura. Oltre all’invenzione e alla diffusione della stampa, anche altri momenti cruciali trasformarono la fruizione dei testi:
- La progressiva sostituzione, tra il II e il IV secolo d.C., del libro in forma di rotolo (volumen) con il libro a pagine (codex).
- L’affermazione tra il Medioevo e l’inizio dell’età moderna della lettura visiva e silenziosa.
- L’affacciarsi, tra la fine del '700 e l’inizio dell'800, accanto ad una lettura intensiva fatta di pochi libri letti in modo ripetitivo, di una lettura estensiva aperta ad un maggior numero di prodotti a stampa.
- L’ultima rivoluzione ancora in corso riguarda la trasmissione elettronica dei testi.
Oggi assistiamo a un cambiamento che avviene simultaneamente su più piani e che prevede la trasformazione dei supporti della scrittura, della tecnica della sua riproduzione e della sua diffusione e infine dei modi di leggere. Si tratta di una rivoluzione che apre grandi possibilità, ma che comporta anche una forzatura sui testi, dal momento che questi diventano fruibili separatamente dalle loro forme, manoscritte o a stampa, che hanno contribuito a costruire i loro significati storici. Tali trasformazioni sono una motivazione in più per non separare la storia dei testi da quella della loro materialità e a non ridurre i testi al loro contenuto semantico. Passando dal supporto cartaceo a quello elettronico, essi non sono più gli stessi, poiché i nuovi dispositivi che ne consentono la lettura ne modificano le condizioni di ricezione e di comprensione.
Rifacendosi agli studi di McKenzie, Chartier sottolinea che l’opera esiste unicamente nelle forme materiali, simultanee o successive, che le danno vita. La ricerca di un testo puro ed originario che esisterebbe al di là delle sue molteplici materialità è inutile. Di qui l’invito a non trascurare l’importanza del fattore umano, del fatto cioè che le variazioni del testo sono continuamente possibili dal momento che la pubblicazione è sempre un processo collettivo. Il riferimento al Librillo de memoria di Cardenio rivela che...
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