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verso il basso. Ma dire che le particelle terrestri tendono

verso il basso perché sono composte di materia terrestre

Cartesio nacque nel 1596. Studiò nel collegio di La non spiega nulla, semplicemente descrive il fenomeno

Flèche (Flèsc), dove si insegnava la filosofia scolastica che deve essere spiegato. Teorie come queste furono

(raffinata e potente, ma pure arida e banale). credute per gran parte del 600.

La scolastica nacque, nel XIII secolo, dall’incontro Nel 1620 pubblicò la sua prima opera, le “Regole per la

(realizzato da san Tommaso) tra la filosofia cristiana e guida dell’intelligenza”. A partire dal 1629 si stabilì in

quella di Aristotele e divenne la filosofia ufficiale delle Olanda. Negli anni 30 lavorò ad un libro che voleva

università medievali fino al 600 compreso. spiegare non un fenomeno ma tutti i fenomeni naturali,

Cartesio risentì subito dei nuovi fermenti scientifici insomma l’intera “fisica”. La prima sezione, intitolata “Il

dell’epoca (l’epoca di Galileo) e rimase profondamente mondo”, trattava delle origini e della struttura

insoddisfatto. Ma non era la logica aristotelica che egli dell’universo fisico e toccava argomenti come il calore,

rifiutava, non era il sillogismo, ma il modo in cui veniva la luce, il fuoco, la natura delle stelle e dei pianeti, le

usato dagli scolastici. E poi criticava l’uso che la comete e la terra. Ma non lo pubblicò perché Galileo era

scolastica faceva di nozioni di tipo qualitativo, che egli stato appena condannato dal Sant’Uffizio.

trovava imprecise e maldefinite. La filosofia scolastica (e Nel 1637 pubblica una parte del lavoro che aveva fatto

aristotelica) suddivideva le cose della natura in generi in tre saggi: la Diottrica, la Geometria e le Meteore.

riducibili in ultima analisi a quattro: acqua, aria, terra e Nel 1641 pubblicò il suo capolavoro, le Meditazioni

fuoco. Il fuoco tende verso l’alto, le particelle terrestri metafisiche sulla filosofia prima. Nel 1643 incominciò

un importante scambio epistolare con la principessa di molto spesso oscura, ma quella di oggetti semplici, molto

Boemia, Elisabetta, alla quale dedicò i Principi di semplici, è chiara e quindi certa.

filosofia, pubblicati nel 1644. Nel 1649 andò in Svezia Nella conoscenza bisogna cominciare con quanto c’è di

su invito della regina Cristina e fu il suo ultimo viaggio; più semplice. Tutto sommato, è una tesi ragionevole ma

morì infatti nel 1650. anche alquanto vaga. Questo tipo di intuizione funziona

Il metodo cartesiano. La conoscenza filosofica bene in matematica, ma fuori della matematica?

dev’essere sistematica, pura e certa. Possiamo avere un’intuizione del genere nei problemi

Sistematica: i diversi elementi del sistema filosofico filosofici e scientifici concreti?

devono essere coerenti e interdipendenti, “catene di Nelle Regole per la direzione dell’intelligenza,

ragionamenti”, come dirà nel Discorso sul metodo, e cioè introduce la nozione di “nature semplici”, che divide in

ragionamenti concatenati fra loro, come nelle tre categorie: nature intellettuali conosciute

dimostrazioni geometriche. dall’intelletto senza l’aiuto di immagini sensibili; nature

Certezza: è l’aspetto più discusso della filosofia comuni, come la durata o l’esistenza, che possono

cartesiana. Egli contrappone la conoscenza certa a quella riguardare enti sia materiali che intellettuali; verità

probabile. La conoscenza certa deve partire da premesse logiche elementari, del tipo: se A è uguale a B e B è

di cui possiamo intuire la verità, cioè un conoscere uguale a C, anche A è uguale a C.

“intellettuale”, un “vedere” con gli occhi della ragione o Queste nature semplici possono essere oggetto di

della mente. La visione mentale di oggetti complessi è intuizione, cioè di visione mentale, ed essere conosciute

in maniera certa. Tesi che esporrà anche nel Discorso sul L’introduzione del genio cattivo, o dèmone, è un artifizio

metodo: sarà la prima regola del metodo. per dire che da punto di vista soggettivo non possediamo

Ma il vero punto di partenza di Cartesio è il “metodo nessuna certezza. Cartesio va ancora oltre e ipotizza che

del dubbio”. benché le verità matematiche siano evidenti e certe,

Nelle Meditazioni di filosofia prima egli comincia col potremmo sbagliarci anche in questo campo.

dire che possono essere messe in dubbio molte cose (per Perché Cartesio propone tutti questi dubbi? Perché

es. la testimonianza dei sensi e tuttavia è sempre spingendo i dubbi all’estremo possiamo scoprire ciò

possibile chiedersi se Dio, nella sua onnipotenza, non che è al riparo dal dubbio, e ciò che è al riparo dal

possa indurci in errore anche nelle cose che sembrano dubbio è il famoso cogito, ossia il penso, dunque sono,

più certe, per es. in matematica; oppure potrebbe anche la celebre frase che compare per la prima volta nel

darsi che non esista alcun Dio, e se noi non siamo stati Discorso sul metodo e successivamente nel Principi di

creati da Dio, cioè da un essere perfetto ma da uno filosofia.

imperfetto, per es. la natura, abbiamo ancor meno ragioni La descrizione più chiara del processo di pensiero che

di credere che i nostri giudizi siano liberi da errori. rivela il suo primo punto fermo si trova nelle

Insomma, non c’è niente di cui non possiamo dubitare. Meditazioni, anche se non vi compare il penso, dunque

Potremmo immaginare che vi sia “un certo cattivo genio, sono, qui, dopo aver pensato a tutti i dubbi possibili e

astuto e potente” che ci inganna continuamente, e allora immaginabili, Cartesio osserva che nessun dubbio gli

potremmo pensare che l’intero mondo esterno sia un sorgeva riguardo alla sua esistenza, e pertanto questa

inganno, un’illusione.

proposizione, io sono, io esisto, è necessariamente vera dubbio è parte del pensiero. Non solo, ma per arrivare

tutte le volte che la pronuncio. alla conclusione che se penso esisto, devo sapere che è

Perché la proposizione io penso, dunque sono gode di necessario esistere per pensare. In realtà, il Cogito non

una speciale certezza? Il dubbio è un caso particolare del scaturisce per così dire dal nulla, dal vuoto; per dire

pensiero e, dubitare del fatto che si sta pensando, fa parte penso, dunque sono, devo avere a disposizione almeno

del pensare: dubitare è un modo di pensare. Solo a alcuni concetti fondamentali: devo sapere che cos’è il

partire dalla premessa “penso” si può arrivare all’io pensiero, che cos’è il dubbio, l’esistenza, e così via.

esisto, io sono. Perché? Non si può dire per es. respiro, Questo vuol dire, per Cottingham, che i dubbi espressi da

dunque sono, cammino, dunque sono, voglio, dunque Cartesio nelle Meditazioni non sono così radicali.

sono? Non lo si può dire perché di queste premesse Cap. 3. Dall’Io a Dio e alla conoscenza del mondo. La

posso sempre dubitare (cammino? E se stessi sognando? proposizione penso, dunque sono a prima vista non

ecc.). Solo una premessa che si riferisca al pensiero, e sembra in grado di poter sviluppare un intero sistema

soltanto al pensiero, non può essere messa in dubbio. filosofico; non solo, ma rischia di farci rimanere

Insomma, non possiamo dire: dubito di pensare, ma all’interno della sfera soggettiva e di non farci uscire da

posso ben dire dubito di volere. essa. Ci si aspetterebbe che Cartesio fugasse ogni dubbio<

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher madame69 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Propedeutica e storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Santinelli Cristina.
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