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Quadro storico: il seicento

Il Seicento si presenta come un periodo di crisi. L'economia subisce una forte battuta d'arresto, la malaria e la peste dilaniano l'Europa, l'agricoltura va deteriorandosi causando carestie. Questa crisi smuove però anche risposte positive e innovative, cui effetti saranno più evidenti nel Settecento: avviene un mutamento degli equilibri economici del continente. L'Inghilterra è lo stato che percepisce maggiori innovazioni in campo politico e istituzionale.

Mentre nel Rinascimento gli intellettuali ammiravano il mondo antico come un modello da imitare, nel corso del Seicento si acquisisce un senso di superiorità nei confronti degli antichi, fiduciosi nel progresso. È fra il 500 e il 600 che avviene la cosiddetta “Rivoluzione scientifica”, caratterizzata dall'uso della verifica sperimentale. Questo comporta una maggiore fiducia nei confronti dell'uomo, la rivalutazione dei sensi e il rovesciamento degli assetti cosmologici tradizionali. Attraverso il meccanicismo la natura viene matematizzata e tradotta in termini fisici.

La corte rimane il principale ambito di comunicazione della cultura, mentre l'università subisce un declino in quanto rimane estranea alle scoperte e alla sperimentazione. La Chiesa impedisce la diffusione di “dottrine” eretiche attraverso la censura. Per evitare ciò, molti autori ricorrevano spesso alla dissimulazione, ovvero occultare le proprie opinioni.

La tradizione aristotelica viene a perdere la sua centralità e va affermandosi la ricerca sul metodo, basato su criteri geometrici e algebrici, fondato sull'osservazione empirica e sull'esperimento. Viene riscoperto il soggetto e ci si rivolge all'interiorità. La riflessione seicentesca si basa sulla critica del sapere tradizionale, in primo luogo dei principi della filosofia aristotelico-scolastica.

Francis Bacon

Francis Bacon nasce a Londra nel 1561 da una famiglia facoltosa. Inizialmente indirizzato verso le materie giuridiche, si dedica all'attività politica: visita Parigi come ambasciatore inglese e nel 1579 ottiene un seggio al Parlamento. All'apice della sua fortuna politica viene accusato di corruzione.

Bacon ha fornito un grande contributo alla filosofia seicentesca. Muove un'ampia critica contro il sapere tradizionale, in particolare dell'aristotelismo, in quanto secondo lui la verità non è subordinata all'autorità degli antichi, ma si costruisce attraverso la cooperazione degli studiosi nel corso del tempo. L'esperienza rappresenta la fonte privilegiata della conoscenza, e la conoscenza ha una funzionalità pratica (è utile all'uomo).

Bacon si allontana dagli empiristi, i quali non fanno altro che raccogliere fatti su fatti, e si allontana dai razionalisti il cui scopo è spiegare ogni cosa attraverso l'intelletto. Li paragona difatti rispettivamente alle formiche e ai ragni: bisogna invece fare come le api, raccogliere ed elaborare. Si dice che Bacon sia un filosofo sperimentale, anche se non è del tutto vero. Ciò che ricerca non è il fine, ma il mezzo: egli sperimenta per inventare e inventa per domare la natura.

Il significato culturale delle arti meccaniche

L'interesse di Bacone per le "arti meccaniche" nasce dal fatto che esse gli appaiono in grado di rivelare i processi effettivi della natura ed egli vede in esse quella capacità di produrre invenzioni ed opere di cui è privo il sapere tradizionale. Infatti, la sua protesta contro la "sterilità" del sapere tradizionale appare fondata, in Bacone, su un ripetuto appello al carattere di progressività delle arti meccaniche che, a differenza della filosofia e delle scienze intellettuali, non vengono adorate come perfettissime statue, ma appaiono continuamente vitali così da trasformarsi da informi in sempre più perfette.

La teoria degli idoli

Per Bacon la mente è comparabile a uno specchio incantato, che ci trasmette un'immagine deformata della natura, e i responsabili sono i condizionamenti legati ai sensi e alla cultura dell'uomo. Aristotele non indicò il modo di purificare l'esperienza da questi errori, o di ordinarla metodicamente. Questi errori della mente umana vengono chiamati idoli, e Bacon ne distingue quattro tipi: gli idola tribus, gli idola specus, gli idola fori e gli idola theatri. Gli idola tribus sono insiti nella natura umana, in particolare nei sensi, nella volontà e nelle passioni. La percezione risulta essere fallace, la volontà e le passioni plasmano l'intelletto. Gli idola specus (della caverna, chiaro riferimento al mito platonico) consistono nei condizionamenti individuali, ovvero l'educazione ricevuta, la cultura, il contesto storico, ecc. Gli idola fori sono quelli che sorgono dai rapporti che gli uomini intrattengono fra loro, e risiedono principalmente nel linguaggio. Con gli idola theatri Bacon intende tutti quegli scritti di filosofi che consistono in opere di fantasia. Scopo che si prefigge Bacon è di eliminare gli idoli, ricorrendo alla pars destruens.

Gli idola tribus sono eliminabili, secondo Bacone, ricorrendo all'utilizzo di strumenti come il telescopio o il microscopio, che correggono i nostri deficit sensoriali. Una volta terminata la pars destruens, si può ricorrere alla pars costruens, la parte positiva della logica.

Il metodo induttivo

Nel Novum Organum (riferimento all'Organon aristotelico) Bacon si pone l'obiettivo di formulare un nuovo metodo con cui sovvertire quello della scolastica ispirata ad Aristotele, divenendo così l'Antiaristotele. Gli aristotelici tendono infatti ad essere molto vaghi, limitandosi ad enumerare capi generici trascurando l'esame di eventuali casi negativi. Secondo Bacone questo metodo, più che una conclusione, si rivela essere una congettura: l'osservazione di alcune condizioni non esclude che ne esistano di opposte. Solo partendo dall'esperienza e non da principi astratti è possibile apprendere cose nuove sulla natura, afferma Bacon. Egli contrappone dunque l'induzione al sillogismo. La conoscenza scientifica si identifica dunque nella forma, intesa come essenza, di struttura immanente della cosa. Ma ciò che permane di una determinata natura è la sua legge, che governa il suo prodursi. La conoscenza sta nel conoscere le leggi della natura in modo da poterla plasmare a nostro favore.

Le tavole baconiane

Per conoscere la forma è necessario che i dati ottenuti siano sottoposti all'intelletto secondo un certo ordine, o l'immensa mole di informazioni potrebbe confondere la mente. Quest'ordine consiste nelle cosiddette tavole.

  • La tavola di presenza, dove vengono classificati tutti i casi in cui la natura di cui si ricerca la forma, è presente (ad esempio, in tutti i casi in cui è presente il calore).
  • La tavola di assenza riunisce i casi in cui la natura data è assente. Tali casi sarebbero evidentemente infiniti; la tavola ha il compito di considerare casi di assenza affini a quelli di cui si è osservata la presenza.
  • Nella tavola dei gradi vengono enumerati i casi in cui la natura è presente in gradi differenziati, ad esempio maggiore o minore.

L'intelletto si trova ora di fronte ad una collezione ordinata di fatti e su questo fondamento ha inizio quel procedimento che Bacone chiama nuova induzione. L'induzione vera, a differenza di quella tradizionale, per enumerazione, fa uso di un procedimento di esclusione e solo dopo aver completato il processo di esclusioni si potrà giungere ad una prima affermazione detta “prima vindeminatio”. Questa rappresenta solo il primo passo del processo di interpretazione induttiva, che mirerà a convalidare o confutare l'ipotesi formulata grazie a strumenti, osservazioni ed esperimenti. Il processo induttivo viene accertato se si avrà un fatto che basti a garantire questa induzione: l'istanza prerogativa. Questa istanza va cercata e, per far ciò, l'uomo ricorre all'esperimento che, secondo Bacon, è l'arte di costringere la natura a svelarsi. La scienza si esercita mediante l'invenzione che, a sua volta, deriva dall'interpretazione della natura.

Bacon esclude dalla sua analisi la Metafisica, in quanto si occupa delle cause finali e, per questa ragione, non ha nulla in comune con la fisica. Di Bacon non si può dire di certo che sia stato un abile sperimentatore, però delineò il processo del metodo induttivo affacciandosi alla modernità.

René Descartes

René Descartes nasce nel 1596 a La Haye da una famiglia di origine nobiliare. La madre morì quando lui aveva due anni. Dopo aver conseguito gli studi al collegio presta il servizio militare. Tra il 1620 e il 1625 intraprende una serie di viaggi. Nel 1637 pubblica il celebre Discorso sul metodo. Le opere di Descartes furono messe all'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica nel 1663.

Descartes viene universalmente riconosciuto come punto di partenza della filosofia moderna. Secondo Hegel è stato il primo ad affermare, in seguito alla scolastica, il principio dell'unità tra pensiero ed essere, orientando il centro della ricerca filosofica verso l'interiorità. Il centro della filosofia cartesiana è, come per Bacon, di tipo scientifico, con la differenza che Descartes connette fisica e metafisica. Sia per Bacon che per Descartes la filosofia comincia come una critica del passato. Si parte dal dubbio, il dubbio sulla certezza del sapere tradizionale. La differenza sostanziale fra i due sta nell'origine della scienza: mentre per Bacon è l'esperienza, la sensazione, per Descartes è il pensiero. Bacon fonda il Realismo, mentre Descartes l'idealismo.

Descartes rifiuta ogni sapere che non sia stato ottenuto attraverso la propria riflessione, ovvero il sapere storico. Il filosofo fonda una nuova visione della natura dimostrando come si debba concepire la realtà attraverso la matematica. Cartesio parla della necessità di un dubbio generale, esteso a tutte le conoscenze, come via per acquisire una certezza nei campi di scienza e filosofia, ponendosi in un atteggiamento scettico. Cartesio esprime fiducia nella ragione umana, uguale in tutti gli uomini: la diversità di opinioni non deriva dunque dal fatto che alcuni siano più ragionevoli di altri, ma solamente dal fatto che i nostri pensieri hanno condotto vie diverse.

Descartes elimina tutte le opinioni che non siano state poste al vaglio del dubbio: sarà da considerarsi falsa qualunque opinione su cui sia possibile sollevare anche il minimo dubbio. Questo si divide in due stadi fondamentali: il primo si rivolge agli oggetti dei sensi, di cui è sempre meglio non fidarsi ciecamente; il secondo si rivolge agli oggetti dell'intelletto come le cognizioni matematiche, che sembrano invece conservare il proprio valore.

Il dubbio cartesiano

Io dubito di ingannarmi perché sono imperfetto, sono imperfetto perché ho l'idea del perfetto e senza di essa il dubbio non sarebbe possibile. Noi distinguiamo due idee innate: l'Io, imperfetto, e Dio, perfetto. L'idea di Dio è dunque necessaria perché sorga il dubbio. La seconda prova dell'esistenza di Dio parte dal concetto di causa efficiente. Se Dio non esistesse da chi avrei essere? E come potrei esistere? Non si può ottenere l'essere attraverso qualcuno che non sia superiore e perfetto. Se il soggetto fosse autore del suo essere non dubiterebbe, perché sarebbe perfetto e sarebbe Dio. Descartes tratta un argomento a posteriori e gli applica il principio aristotelico dell'impossibilità del regresso all'infinito.

La terza prova consiste invece in un argomento a priori: se ho un'idea e riconosco tutto ciò che e appartiene, questa deve esistere. Di conseguenza se io conosco che un triangolo equilatero ha tre lati uguali, e che Dio è l'essere che riassume tutte le perfezioni, negare l'esistenza di Dio sarebbe negare l'evidenza. Descartes distingue tre tipi di idee: innate (che si trovano all'interno di noi – es. Dio), fattizie (che produciamo con l'intelletto – es. figure geometriche), avventizie (che si trovano al di fuori di noi – es. corpi). Noi siamo costituiti da intelletto e volontà, e le rappresentazioni che abbiamo del mondo esterno sono immagini, che accadono senza il nostro intervento. Di conseguenza non ne siamo noi la causa. Le nostre rappresentazioni provengono dai corpi, ma non totalmente, in quanto noi stessi le interpretiamo lasciando in esse tracce del nostro spirito: colori, odori, sapori e suoni. Dei corpi rimane la sola estensione, ed è in questo che consiste l'essenza della natura esteriore. Lo spirito è pensiero, il corpo è estensione. Ed ecco il dualismo cartesiano: res cogitans e res extensa.

Dio è il fondamento della conoscenza e del moto della natura. Questi opposti si unificano anche nell'uomo, che non è né solo spirito né solo corpo, attraverso la passione: essa è un'emozione dell'anima che scaturisce dalla natura ma che viene elaborata all'interno dello spirito. Le passioni, nonostante siano di natura positiva, contraddicono le esigenze dello spirito: esso infatti necessita di una conoscenza chiara e distinta, opposta dunque al corpo; le passioni invece consistono in un legame fra i due. Liberarsi delle passioni è il compito dell'etica, e ciò è possibile attraverso la conoscenza di esse.

L'errore è possibile in quanto il nostro spirito è dotato di intelletto e volontà. L'intelletto da solo non può ingannarsi, e nemmeno la volontà, in quanto è di per sé neutra. Il problema scaturisce dall'unione fra le due: la volontà non ha gli stessi limiti dell'intelletto e, quando li oltrepassa, cade in errore. Per questo è necessario contenere l'assenso della volontà entro i limiti dell'intelletto.

Descartes ha però i suoi limiti: ridusse lo spirito alla sola conoscenza, eliminandone ogni carattere inconscio; minimizzò la scienza della natura alle sole determinazioni quantitative; confuse la fisica con la matematica. Non ha saputo definire con assoluta certezza la natura umana.

Hobbes

Thomas Hobbes nasce a Malmesbury in Inghilterra nel 1588. All'università di Oxford approfondisce la sua conoscenza sul greco e sul latino. Diventa poi precettore nella casa dei Cavendish, una famiglia ricca e potente. Viaggia col figlio dei Cavendish in giro per l'Europa per tre anni. Nel 1628 pubblica la sua prima opera, la traduzione della storia della guerra del Peloponneso di Tucidide. Nel 1642 pubblica il De Cive, nel 1851 il Leviatano.

La filosofia europea si trova dinanzi a un bivio: la strada tracciata da Bacon e quella tracciata da Descartes. Da un lato la via dell'esperienza, dall'altro quella della coscienza. Hobbes apprende dai nominali (secondo cui gli universali sono solo flatus vocis) che non esiste nulla se non gli individui, e da Bacon che il mondo va spiegato attraverso il meccanicismo. I filosofi successivi capiranno che nessuna di queste due spiegazioni è sufficiente, ma che bisogna combinare questi due pensieri: da qui nascerà la critica Kantiana. Hobbes è da considerarsi un completamento della filosofia di Bacon. Vissuto tra la ribellione e la restaurazione, concepì la necessità di uno stato forte, quello del Leviathan.

La filosofia dev'essere pratica: deve spiegare i fenomeni attraverso le cause e da esse prevedere i fenomeni. La domanda principale che si pone il filosofo è: come nasce lo Stato? Ogni individuo tende a conservare se stesso, e ciò causa una sorta di guerra ognuno contro tutti, caratteristica dello stato naturale. Bisogna uscire da questo stato, in quanto si tratta di caos dove manca la sicurezza della propria conservazione. Bisogna trasferire la propria forza nelle mani di un terzo: su questa base si fonda lo stato civile. Lo Stato diventa onnipotente. Hobbes vuole la sovranità assoluta senza divisione di poteri (immagine del Leviathan nella copertina dell'opera di Hobbes).

Locke

Locke nacque a Wrighton in Inghilterra nel 1632, e visse la giovinezza in uno dei periodi più tormentati della storia inglese: la rivoluzione antimonarchica culminata con la decapitazione di Carlo I. Prese parte alla vita politica diventando segretario del conte di Shaftesbury. Visse quattro anni in Francia e poi in Olanda a causa dell'intolleranza presente nell'ambiente inglese. Locke prese parte attiva per la spedizione in Inghilterra di Guglielmo d'Orange e nel 1689 tornò in patria. Da allora la sua autorità ebbe un'ampia diffusione. Fu il periodo più fertile per Locke. Pubblicò nel 1690 il Saggio sull'Intelligenza umana, che riscosse ampio successo.

La critica all'innatismo

Locke fa nascere l'intelletto dal senso. Tenendo conto dell'innatismo di Cartesio, si accinge a dimostrare che la conoscenza non si genera da una conoscenza precedente, ma dai sensi. Secondo Locke difatti le idee innate non esistono. Il Saggio sull'intelletto umano, la sua opera più importante è suddivisa in quattro libri: nei primi due parla delle idee, nel terzo delle parole e nel quarto della conoscenza e della fede. Locke vorrebbe dimostrare l'origine empirica delle nostre conoscenze. Delle idee innate cartesiane non abbiamo coscienza, dunque non esistono. L'idea di Dio non è innata perché non tutti ce l'hanno o la concepiscono alla stessa maniera. Anche le massime morali non vengono condivise universalmente. L'intelletto dunque è in realtà un foglio bianco, che verrà scritto nel corso della vita attraverso l'esperienza.

Le idee e la sostanza

Locke distingue le nostre idee (rappresentazioni) in semplici e complesse, le complesse sono combinazioni di idee semplici. Le idee semplici a loro volta derivano dalle esperienze sensoriali e, secondo Locke, sono essenziali per la costruzione della conoscenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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