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Capitolo 1

Il filosofo andò dall’idiota per informarsi sulla natura della mente. La mente è mente per se stessa, anima se considerata per il suo ufficio e si chiama mente dal misurare.

Incipit

  • Ambientazione: Roma
  • Periodo storico: giubileo del 1450
  • Filosofo: probabilmente si tratta di Giorgio da Trebisonda, bizantino (Asia minore), peripatetico (seguace di Aristotele), mostra un grande rispetto per l’idiota.
  • Oratore: caratterizzato dalla avidità di conoscenza, rispetta il filosofo
  • Idiota: uomo non dotto, artigiano fabbrica cucchiai e vive presso il tempio dell’Eternità. Riconoscere il suo non essere erudito.

Il filosofo dal ponte di S. Angelo guardava la moltitudine di persone che si recavano al giubileo, l’oratore lo riconobbe dal pallore del viso, dal vestito talare e da tutto ciò che indica la serietà di una persona immersa in meditazione (sta ad indicare il suo essere esperto nella ricerca della verità).

Il dialogo si apre con una domanda dell’oratore sul motivo del suo guardare (riferito al filosofo) quel posto. Il filoso rispose che era legato a quel posto dallo stupore (meraviglia, sia Aristotele nella Metafisica, sia Platone nel Teeteto, condividevano la teoria secondo la quale la filosofia nasce dallo stupore, dal porsi domande).

L’oratore afferma che lo stupore è lo stimolo di tutti coloro che aspirano a conoscere qualcosa. E gli chiede la natura di quel suo stupore.

Lo stupore del filosofo consiste nel vedere che persone così diverse (c’erano molti partecipanti al Giubileo) nel corpo (venivano da diverse nazioni) abbiano tutte una sola medesima fede. È stupito dalla coesistenza di diversità e unità. Movente dell’opera: religio una in rittum varietate.

Viene introdotto dall’oratore il divario tra Ragione e Fede.

Disciplina Oggetto Esito Mediante
Fede Immortalità Sicurezza Data dalla fede
Ragione Immortalità della mente Dubbio

Il filosofo ha ricercato risposta al quesito dell’immortalità della mente, recandosi anche ad Adelfi ove vi è prescritta questa conoscenza (immortalità della mente umana) che cioè la mente conosca se stessa e si senta congiunta alla mente divina (è il conosci te stesso di Socrate, la dimensione interiore). Il filosofo dichiara di non avere però raggiunto la risposta così chiara e dimostrabile come invece gli indotti avevano della immortalità dell’anima.

Il filosofo era a Roma per confrontarsi con gli scritti dei sapienti tratti dal Tempio dedicato alla Mente in Campidoglio da T. Attilio Crasso riguardanti la mente. Poiché Roma aveva subito tante rovine i testi erano andati persi, così l’oratore propone come alternativa il dialogo con un Idiota.

Primo incontro tra il filosofo e l’idiota

L’idiota era occupato ad intagliare i cucchiai. L’oratore lo disprezza per ciò a differenza del filosofo che ricorda come anche Platone si dedicava ad attività artigianati quali la pittura a cui attribuiva un valore educativo. L’idiota giustifica la sua ars (capacità tecnica, manuale controllata dalla ragione) dicendo che servendosi di quest’arte compio ricerche, in maniera simbolica, attraverso il suo lavoro riesce a sopravvivere e a filosofeggiare (lo stesso simbolismo rimanda alla proporzione metodo di Cusano).

Il filosofo chiede direttamente all’idiota cosa lui pensasse della mente e non fa riferimenti ai testi scritti, anche perché l’idiota non li conosceva. Compare il pensiero di Cusano, il quale era maggiormente interessato alla riflessione che al lavoro sui testi scritti. Chiede all’Idiota se ha personali congetture, anche questo particolare “congettura” rimanda al modo di pensare di Cusano.

La prima definizione di mente fornita dall’idiota è: la mente è ciò da cui tutte le cose traggono termine e misura. Penso che la mente si chiami così dal misurare. Osservazioni: a) è la definizione presumibilmente etimologica di misura → mente, capacità di misurare.

Domanda del filosofo: per te altra cosa è la mente ed altra l’anima?

Risposta dell’idiota:

  • Mente
    • Sussistente in sé
    • Se è:
      • Infinita, è la mens sussistente in sé e separata dal corpo → da essa derivano:
        • Mens senza corpo, quella propria degli angeli → immagine della mente assoluta ossia immagine dell’infinito
        • Mens umana che informa il corpo
  • Anima è quella mente che è immagine dell’infinito che non è appunto massima ed assoluta che anima il corpo umano. Da forma al corpo ed è principio di vita dell’uomo. È interna al corpo anima e corpo sono in rapporto. Attenzione: mente umana e anima sono la stessa cosa. Si definiscono:
    • Mente se considerata per se stessa
    • Anima se considerata per il suo ufficio

Esempio: capacità sensitiva e visiva dell’occhio (coincidono). Il filosofo è un peripatetico → concezione dell’anima per Aristotele:

  • Vegetativa
  • Sensitiva
  • Intellettiva

Capitolo 2

C’è un vocabolo naturale, ed un altro che viene imposto in base al primo, ma senza precisione; c’è un principio semplice che è arte delle arti; e come l’arte eterna dei filosofi venga complicata da esso.

Il filosofo chiede come mai ha scelto quel derivato da dare alla parola mente. L’idiota risponde che se si deve indagare con diligenza sulla capacità delle parole non si può denominare la mente in maniera propria.

Seconda definizione di mente: quella facoltà, in noi, che complicanozionalmente gli esemplari di tutte le cose (ossia la facoltà della mente di comprendere tutte le cose in maniera concettuale).

Proporzione/similitudine con la ragione umana (metodo della proporzione di Cusano). Come la ragione umana non coglie mai l’essenza delle opere di Dio, così neppure il nome arriva a coglierla.

Introduzione del problema dell’inedaguatezza dei nomi rispetto alla cose

  • Nomi vengono imposti per mezzo di un atto della ragione
  • La proprietà dei nomi accoglie il più ed il meno (a seconda delle varie lingue), mi pare che ignoriamo il nome preciso.
  • Rimanda alla docta ignorantia → al limite della conoscenza umana
  • Rimanda all’impositio nominum, episodio della genesi in cui Adamo impone i nomi gli animali. Filone di Alessandria, pensatore greco del I sec, fece una interpretazione allegorica di questo episodio in cui afferma che Adamo essendo senza peccato e quindi avendo una Mens (immagine pura di Dio) riesce a dare nomi esaustivi dell’essenza di ogni cosa, cioè riesce ad usare il linguaggio in maniera ontologica.

Spiegazione da parte dell’idiota della scelta dei nomi:

  1. Ogni nome risulta unito alla cosa nel momento stesso in cui la forma sopravviene sulla materia
  2. È la forma stessa che adduce al nome → i nomi dunque non esistono solo nel momento in cui vengono imposti, ma ab aeterno.

Spiegazione semplificata: la forma ovvero la cosa in sé proviene come da un mondo delle idee detto Verbum. Le forme stesse risiedono nella mente divina.

  1. L’imposizione dei nomi è libera; tuttavia penso che venga imposto solo il nome adatto, sebbene non sia il nome preciso, ciò significa che noi possiamo dare nomi adatti, ma non principi. Nomi come concetti.

Spiegazione

La spiegazione che occupa il 2 capitolo è giocata interamente sull’analogia tra la mens e la Mens, cioè allo stesso atto creatore. Questa analogia si ritrova:

  • Nell’unica idea dell’artista umano e all’unico nome di quest’idea corrispondono molti prodotti e i molti nomi che nelle varie lingue designano lo stesso tipo di prodotto
  • All’unica forma creatrice divina, che è anche l’unico nome o Verbo corrisponde la molteplicità delle cose create, come pure la molteplicità dei generi, delle specie e dei nomi con cui la ragione e la logica esprime tale molteplicità.

1a parte → spiegazione del perché tutte le arti umane sono immagine dell’infinita arte divina.

Passaggi Principio Assoluto E Principio Umano

  • Nessuna arte umana ha mai raggiunto la precisione e la perfezione, e tutte le arti sono finite e terminate.
  • Ogni arte è terminata entro i propri limiti e ciascuna è diversa dalle altre e nessuna complica tutte le altre (complica = racchiude, riassume).
  • Ogni arte umana è finita → Impossibile ritenere che esistano più infiniti realmente distinti poiché se no un’arte (infinita) risulterebbe finita da un’altra arte (infinita) invece caratteristica delle varie arti è che sono diverse e non si complicano a vicenda.
  • Solo il principio assoluto è infinito, prima del principio non vi è principio. Perciò l’eternità è la sola infinità, ossia il principio assoluto. → infinitezza di Dio, che ha in sé l’arte del creare.
  • Ogni principio principato dipende dal principio assoluto/infinito
  • Ogni arte finita dipende dall’arte infinita
  • L’arte infinita è l’esemplare di tutte le arti, principio, mezzo, fine, metro, misura, verità, precisione e perfezione.

Esemplificazione attraverso l’esempio dell’arte dei cucchiai

Presupposto: il cucchiaio non ha nessun altro esemplare fuori dall’idea della nostra mente. Ciò è diverso dall’opera d’arte o dalla scultura, infatti i pittori e gli scultori traggono esemplare dalle cose che si occupano di rappresentare con le loro figure (es. per pitturare una casa si ispirano ad una casa edificata). L’idiota invece non imita (nella sua arte di produrre cucchiai) nessuna cosa naturale, le forme del cucchiaio vengono realizzate secondo la sola arte umana → in natura non si trova il cucchiaio.

Conclusione: Perciò la mia arte è più creatrice che imitatrice di figure create, ed è per questo più simile all’arte infinita. Attraverso questa esemplificazione l’idiota sta spiegando l’arte divina del creare che è simile alla sua arte di produrre cucchiai.

Spiegazione dell’arte del creare divina attraverso l’esemplificazione del cucchiaio

L’Idiota cerca di spiegare il passaggio da idea-forma a materia riferendosi alla sua arte. L’idiota vuole esplicitare la sua arte e rendere sensibile la forma stessa del cucchiaio (dalla quale il cucchiaio stesso è costituito, ma non essendo attingibile (non esiste il cucchiaio in natura) da nessun senso in natura, lui cercherà comunque di esprimere sensibilmente (attraverso i sensi, dunque dando una forma alla materia). Attraverso il suo lavoro manuale, il pezzo di legno acquisirà la forma del cucchiaio ed esso sarà una sua immagine.

Immagine poiché la verità e la precisione della forma del cucchiaio, che è immoltiplicabile ed incomunicabile, non può essere mai resa sensibile perfettamente da qualunque strumento usato e da qualunque uomo. Ogni cucchiaio prodotto non sarà mai esaustivo della forma del cucchiaio presente nella nostra mente, però qualsiasi cucchiaio che abbia immagine di quella forma viene definito da noi cucchiaio e il nome stesso risulta unito alla forma. → la scelta del nome avviene a beneplacito poiché altro nome non potrebbe essere dato. Il nome imposto che viene imposto non è altro e del tutto diverso da quello naturale unito alla forma. (il nome imposto assomiglia a quello naturale).

L’imposizione del nome avviene per un atto di ragione. L’atto della ragione riguarda le cose che cadono sotto il senso, di cui la ragione stabilisce la distinzione, la concordanza e la differenza, cosicché nulla è nella ragione che prima non sia stato nel senso (motto della scolastica, ripreso da Aristotele, concetto di Tabula Rasa). Poiché non è presente la forma, nella sua verità, nelle cosa a cui la ragione da un nome, essa finisce in congetture ed opinioni. Per cui i generi e le specie, in quanto cadono sotto il nome, sono enti di ragione che essa si costruisce in base a concordanze e differenze fra le cose sensibili. → Approccio Nominalistico, dibattito degli universali (i concetti esistono in sé e per sé o solo nella nostra mente). I concetti sono nella mente dell’uomo (prodotti della ragione). I generi e le specie essendo per natura posteri ai sensi una volta che non esistono più non possono sussistere.

Problema del rapporto tra senso, ratio e nomi

Posizione aristotelica → EsperienzaTabula RasaNominalisti: chi dunque pensa che niente cada sotto l’intelletto che non cada sotto la ragione, costui pensa anche che niente possa essere nell’intelletto che prima non sia stato nel senso → posizione aristotelica. Equivalenza intelletto giudicante che utilizza la logia, ciò corrisponde alla ratio di Cusano.

Cusano ammette che una cosa non esiste se non in quanto cade sotto un nome, dunque arriverebbe a dire che le forme in sé e separate nella loro verità non sono altro che enti della ragione e non farebbe nessun conto degli esemplari e delle idee.

Posizione platonica → IdeeEsperenzialeRazionalisti

Posizione contraria ed errata è quella di coloro che ritengono che nell’intelligenza della mente vi sia qualcosa che non è stato nel senso e nella ragione, per esempio la verità esemplare ed incomunicabile delle dorme che splendono nelle cose sensibili, costoro dicono che gli esemplari precedono per natura le cose sensibili, come la verità precede l’immagine. → teoria platonica delle idee.

Posizione di Cusano (mix della th platonica e di quella aristotelica) → Essenza delle cose sussiste in Dio nella mente, i concetti sono nella mente/intelletto nel momento in cui si fa esperienza. Secondo Cusano, esiste il concetto nella mente di Dio, ha una posizione dottrinale religiosa, l’esempio riportato è quello della specie umana (risultato del concetto di uomo prima e degli uomini in contatto poi) → concetto proposto è quello nominalista. Se venissero distrutti tutti gli uomini non ci sarebbe il concetto di specie umana ma rimarrebbe l’idea in sé di uomo nella mente divina.

L’idiota aggiunge che tutte le teorie che ha proposto si risolvono in concordanza quando la mente si eleva all’infinito. La forma infinita (presente e coincidente con la mente divina) è una sola e semplicissima, e risplende in tutte le cose come esemplare adeguatissimo di tutte le cose formabili e di ciascuna singolarmente → nessuna ragione umana può cogliere questa forma infinita e nessuna forma infinita viene compresa dall’atto della ragione. I nomi che vengono proposti dalla ragione umana è immagine del suo proprio esemplare ineffabile ed adeguato. Dunque il verbo è ineffabile, nome preciso di tutte le cose che cadono sotto i nomi della ragione. Questo nome ineffabile risplende a modo suo in tutti i nomi perché nominabilità infinita di tutti i nomi. Ogni nome è dunque immagine del nome preciso.

Conclusione

Tutti i filosofi concordano nel dire che c’è una sola ed infinita potenza, Dio, nella quale necessariamente tutte le cose risultano complicate (raccolte). Dialettica: Uno e Molti. La nominiamo (ineffabile forma infinita) con tutti i nomi quando guardiamo alle sue immagini, e, pur essendo unico semplicissimo esemplare sembra essere più esemplari.

Capitolo 3

Come i filosofi debbano venire intesi e fra loro concordino; il nome di Dio e la precisione; conosciuto un solo nome preciso vengono conosciuti anche tutti gli altri la sufficienza del sapere come differiscano fra loro la conoscenza di Dio e la nostra

Il filosofo fa riferimento alla figura di Ermete Trismegisto, colui il quale diceva Dio esser nominato dai nomi di tutte le cose e queste dal nome di Dio esser nominato dai nomi di tutte le cose e queste dal nome di Dio → tutti gli enti rimandano al nome di Dio che è generatore di tutti gli enti. Il riferimento alla figura di Ermete Trismegisto (a cui sono attribuiti gli scritti ermetici) è essenziale poiché accenna la prospettiva che era a fondo della prospettiva platonica ossia il rapporto tra l’uno e i molti, la pluralità di enti aventi una sola origine.

L’idiota, risponde a questa precisazione del filosofo che la mente divina, complica e fa coincidere (raggruppa) nominare ed essere nominato mediante un atto intellettivo profondo (intelletto non nel senso aristotelico) → coincidenza tra Dio e l’essere nominato, sono 2 opposti. L’intuizione di cui si tratta è quella facoltà superiore alla ragione che giudica.

Non ci è possibile conoscere alcuna cosa in modo esaustivo, mediante scienza precisa, poiché se solo si conoscesse il nome preciso di una cosa, si conoscerebbero i nomi di tutte, perché non v’è precisione al di qua di Dio → chi raggiungerebbe una sola precisione raggiungerebbe Dio, che è la verità di tutto lo scibile.

Solo nel Verbo si possono conoscere tutte le cose all’uomo questa possibilità di vera conoscenza non è data.

Con l’affermazione che Dio è infinito, l’idiota ha riassunto e concordato il pensiero di tutti i filosofi precedenti e per ciò viene lodato dallo stesso filosofo.

Domanda: Che cosa è la mente?

(Prescindendo dalla definizione etimologica di misurare) La mente è l’immagine di questa semplicità complicante (Mens divina). Il concepire della mente divina dà luogo alla produzione delle cose; il concepire della nostra mente dà luogo alla produzione di immagini.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher petra128 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Piaia Gregorio.
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