Riassunti di Storia della filosofia contemporanea, libro adottato: "Mente,
corpo, mondo" di H. Putnam (Capitoli 1 e 2)
di Rossi Giacomo (N. matricola: 231535)
1) Premesse e obiettivi di Putnam
Prima di analizzare nel dettaglio la struttura argomentativa di queste prime due lezioni
dell’opera di Hilary Putnam Mente, corpo, mondo, vorrei chiarire le basi da cui il filosofo
americano inizia la sua indagine e inoltre quali obiettivi si prefigge, quale vuole essere il
risultato finale del suo discorso.
Il terreno di indagine da cui Putnam prende le mosse è quello del realismo. Questo è un
campo filosofico antichissimo e tratta problematiche fondamentali sin dagli albori della
filosofia, e nonostante ciò tali problematiche non hanno ancora trovato una soluzione
univoca e il dibattito è ancora acceso. In questo campo così vasto infatti si incontrano
molte differenze e sostanziali dicotomie che dividono i pensatori contemporanei. Una di
queste è la differenza tra i sostenitori del realismo e gli oppositori antirealisti: i primi
sostengono che esista una realtà oggettiva indipendente da noi (in quanto soggetti
conoscenti), mentre i sostenitori dell’antirealismo negano che la realtà possa essere
considerata indipendentemente dalla possibilità che qualcuno la conosca. Gli antirealisti a
loro volta hanno come precursore concettuale l’idealismo di Berkeley, ma hanno al loro
interno anche numerose differenziazioni che non discuteremo in questa sede. Allo stesso
modo il realismo ha al suo interno diverse varianti, ma si può rintracciare una dicotomia
fondamentale che divide il cosiddetto realismo diretto dal realismo indiretto: i fautori di un
realismo diretto sostengono che noi entriamo direttamente in contatto col mondo tramite la
percezione, senza alcun intermediario, vediamo il mondo esattamente come esso è; per
coloro che appoggiano un realismo indiretto invece la realtà è “filtrata” dai nostri sensi e
quindi percepiamo direttamente le sensazioni, ma indirettamente gli oggetti esterni. Il
realismo diretto è antico quanto Aristotele, essendo egli il primo che abbia formulato tale
teoria in modo coerente, seppur appoggiandola ad una metafisica che oggi non è più
sostenibile. Il realismo indiretto invece trova sostenitori ancora oggi da tutti coloro che
appoggiano la teoria dei dati sensoriali o una variante della stessa: secondo questa teoria
ciò che direttamente percepiamo è costituito da entità mentali, non fisiche, chiamate “dati
sensoriali”; queste entità sono in genere considerate relazionate causalmente con gli
oggetti esterni, cioè i dati di senso sono causati dalla realtà fisica esterna alla mente. C’è
una precisazione da fare, e cui anche Putnam è molto attento: questa idea di realismo
indiretto nasce con l’età moderna. Il primo fu Cartesio a mettere in dubbio la realtà
oggettiva degli enti fisici dando priorità conoscitiva alla mente, inaugurando quindi una
visione dualistica mente/mondo che avrà forti conseguenze sulla mentalità occidentale e
soprattutto su quella scientifica. Nasce infatti nel ‘600 con Galileo la scienza sperimentale
e con essa una nuova visione del mondo: innanzitutto la distinzione netta tra qualità
primarie – le uniche oggettive, certe, immodificabili e quindi analizzabili dalla scienza,
come ad esempio la forma – e qualità secondarie – soggettive, relative e dunque non
scientifiche, come ad esempio il colore. Questa visione delle cose ha fatto sì che si
arrivasse a considerare l’esperienza percettiva come una mera affezione della soggettività
e non come un contatto diretto con il mondo esterno. Da ciò è derivato poi lo scetticismo di
Hume e successivamente le scienze cognitive contemporanee che comprendono appunto
la teoria dei dati di senso e le sue varianti.
Dunque questo è il terreno di partenza. Qual è invece l’intento di Putnam e quali sono gli
obiettivi che si prefigge? Innanzitutto, come lui stesso afferma, c’è l’intenzione di arrivare
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ad una “via intermedia tra metafisica reazionaria e relativismo irresponsabile” , il che
significa trovare una soluzione che ponga un termine al dibattito tra realismo e
antirealismo (il primo ancora pregno di una metafisica insostenibile, il secondo invece
tendente a un soggettivismo scettico alla Hume). La soluzione finale auspicata sarà una
sorta di realismo, che acquisterà la forma di un “realismo aristotelico senza la metafisica
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aristotelica” . In secondo luogo Putnam vuole mostrare che il realismo tradizionale (diretto
o indiretto che sia) ha alla sua base delle assunzioni sostanzialmente erronee che
conducono ad una vera e propria antinomia della ragione, che egli chiama “antinomia del
realismo” (che analizzeremo in seguito). L’obiettivo è dunque superare tale antinomia
inaugurando un nuovo tipo di realismo che scavalchi la stessa dicotomia classica tra
realismo diretto e indiretto: un “realismo naturale”, come lo chiama Putnam, che abbia le
sue basi nell’esperienza dell’uomo comune (in ciò si ispira al filosofo William James pur
criticandogli altri aspetti). A tal fine occorre una critica radicale a tutte quelle forme di
realismo indiretto che pongono degli intermediari tra noi e il mondo, precludendoci una
conoscenza obiettiva e diretta della realtà. In particolare la critica maggiore è indirizzata
alle teorie dei dati sensoriali, che si riveleranno prive di alcun fondamento.
2) Le assunzioni del realismo tradizionale e l’antinomia del realismo
1 H. Putnam, Mente, corpo, mondo, Società editrice il Mulino, Milano, 2003, p. 14.
2 Ibidem, p. 13.
Il realismo tradizionale, inteso indifferente come realismo diretto o indiretto, poggia su
alcune tesi comuni. La prima assunzione è che ci sia una totalità di proprietà e una totalità
di oggetti fissate una volta per tutte nel mondo. Inoltre, dato che le nostre proposizioni sul
mondo vertono su oggetti e su proprietà, dovremmo dire che esiste una totalità già
determinata di proposizioni asseribili sul mondo. Il realista tradizionale inoltre considera il
significato delle parole come l’insieme delle proprietà che una data parola denota. Infine
c’è l’assunzione che nel rapporto percettivo tra soggetto e mondo entri in gioco la teoria
causale, nel senso che il mondo agisce causalmente su di noi provocando delle
sensazioni: tra oggetto e sensazione vi è un rapporto causale (anche se poi realismo
diretto e indiretto si dividono riguardo al
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