Architettura e politica in un mondo di differenze lezione 01
Critica dell'ideologia architettonica
La storia dell’architettura è qualcosa che riguarda il passato, anche un passato molto recente ma è comunque già passato. L’architettura, al contrario, si occupa della progettazione e quindi ha uno sguardo verso il futuro. Occupandosi del passato, la storia si distacca quindi dalla realtà, tende ad astrarsi. Qual è quindi il rapporto tra storia e realtà? Possiamo dire che l’architettura faccia parte della realtà, che sia un riflesso della realtà.
Realtà è ciò che accade nella vita di tutti i giorni e che viene riportato sui giornali, dagli eventi catastrofici alle previsioni meteorologiche. Come ci si può rapportare con la realtà? In che rapporto è la storia contemporanea con la realtà?
Architettura e politica in un mondo di differenze
Andremo a studiare ed analizzare il ruolo politico dell’architettura in questo mondo di differenze. Mondo che apparentemente è globalizzato, ma che mantiene differenze nelle sue parti. Questo mondo noi lo osserviamo sempre da un punto di vista, noi prendiamo una posizione rispetto alla nostra osservazione. Proveremo ad esplorare le cause politiche dell’architettura, e il significato di esse.
Architettura contemporanea
Che cos’è realmente un’architettura contemporanea? Se noi andiamo a cercare su internet “architettura contemporanea nel mondo” il risultato è un insieme di immagini che dovrebbero rappresentare l’architettura contemporanea al meglio ma non è così. Il risultato è una molteplicità di offerte, termine legato al mondo del mercato in quanto anche l’architettura a modo suo è una merce, essendo un bene immobiliare. Nell’architettura c’è quindi un valore estetico, ma anche economico.
Casa
In questo catalogo di Sears Roebuck del 1916, la più grande compagnia di vendita di immobili del tempo, vediamo proprio tutte le tipologie di architettura che vengono offerte. Dimostrazione che già da tempo la casa è una merce, un qualcosa che si può vendere.
Sogno
Al contrario, il progetto in corso dal 2017 per il Sidewalk di Toronto offre una molteplicità di attività. Si tratta di un progetto chiavi in mano che pensa sia alla parte architettonica che a quella sociale, e la cosa fondamentale in cui si diversifica è proprio il fatto che viene offerta da una compagnia di comunicazione che cerca di entrare nel settore delle costruzioni. Qui non si vende semplicemente una casa, ma un sogno di vita.
A Milano stanno costruendo il “Gioia 22” in zona Porta Nuova, il cui cantiere è caratterizzato da una serie di pannelli che vogliono spiegare al popolo che tipo di edificio sarà. E lo fanno definendolo come un edificio della prossima generazione, completamente sostenibile, primo per efficienza e soprattutto come luogo a misura d’uomo.
Questo per dimostrare che l’architettura non è neutrale, non ha un riflesso neutrale sulla società. “Green” è l'elemento che caratterizza tutte le architetture al giorno d’oggi, che nella visione comune le rende più giuste e accettabili. E sono verdi sia per la sostenibilità ambientale sia a livello cromatico per richiamare l’attenzione e sottolinearne le caratteristiche.
Ideologia
= “il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico.”
L’ideologia è il sentimento diffuso, è la normalità che si respira e corrisponde alla realtà, alla realtà. L’ideologia dominante è quella che viene proposta da un gruppo più forte, da coloro che producono quel senso e sentimento comune e sociale e poi lo rendono un messaggio trasmissibile che noi facciamo nostro.
L’ideologia è dunque il senso comune relativo ad un momento. Come nel film “They Live” di John Carpenter (1988), l’ideologia per noi sono come degli occhiali che ci fanno vedere in un certo modo la realtà ma che forse dovremmo togliere ogni tanto per vederla con i nostri occhi. L’ideologia nella società detta i valori. Per togliere simbolicamente gli occhiali, dobbiamo fare un’operazione di disvelamento o di demistificazione. Questa operazione è stata fatta da Manfredo Tafuri nel 1969, quando fa una critica sull’ideologia architettonica. Disvelamento della realtà effettuato provando ad entrare in quei contesti architettonici e analizzandoli criticamente per svelarne l’ideologia.
L’anno successivo sempre Tafuri scrive un saggio sul lavoro dell’intellettuale, in cui dice che nell’epoca capitalistica il lavoro intellettuale è sottoposto alle stesse regole del lavoro manuale. L'architetto, quindi, si pone come intellettuale nella progettazione.
Architetto come intellettuale
Il lavoro intellettuale è proprio il lavoro dell’architetto. Questa svolta si ha con Brunelleschi che per la prima volta si pone come intellettuale nella progettazione della Cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze. Lui per la prima volta si pone al di sopra degli altri con cui sta lavorando, in quanto è l’unico che concettualmente, a livello intellettuale, sa fare la cupola. E attraverso il disegno del progetto, Brunelleschi arriverà alla soluzione grazie al fatto di essere un architetto intellettuale.
Anche lo stesso Palladio è un architetto che progetta perfettamente consapevole di ciò che sta facendo e di qual è il suo ruolo. Scriverà “I Quattro Libri dell’Architettura” nel 1570 in cui esprimerà le sue conoscenze. Lui agisce come un intellettuale che si muove su diversi piani, non come un capomastro.
Avere coscienza critica nell’azione di progettazione è uno dei primi elementi che caratterizza proprio il ruolo di “architetto intellettuale” che si sta sviluppando.
Rifornitore vs produttore
Un filosofo del Novecento, Walter Benjamin nel suo saggio del 1934 “L’Autore come Produttore” fa una distinzione tra chi è rifornitore del sistema sociale in cui vive e chi invece produttore. Il rifornitore rifornisce la società, esegue il proprio lavoro in modo rispecchiativo rispetto al contesto; mentre il produttore è colui che riesce a trasformare le condizioni in cui vive. Non compie necessariamente una rivoluzione, ma questa azione cambia le cose. Riportato all’ideologia al giorno d’oggi e rispetto al fatto di dover guardare dietro ciò che viene fatto, esiste un’ideologia urbana e un’ideologia green.
Oggi l’ideologia urbana è un’ideologia, che non è solo perfettamente normale, anzi la città se ci pensiamo non è normale per niente, è al contrario di green. Mentre nella nostra ideologia urbana la città è normalità. Parigi si adatta bene a questa visione di città come normalità, forse perché è lì da sempre, mentre Dubai per la localizzazione, o le situazioni ambientali non sembra normale. Assume tuttavia le stesse connotazioni delle società più sviluppate. Ecco, quindi, che l’ideologia urbana diventa motore di sviluppo fondamentale anche in zone estranee a quel tipo di ideologia. Se siamo caratterizzati da un’ideologia urbana, tendiamo a vedere anche la bellezza nelle città, come fosse spettacolo della natura.
L'ideologia urbana è la città che diventa spettacolo
Dal 2014 più della metà della popolazione vive in aree urbane e ci si aspetta un incremento fino al 66% per il 2050. L’ideologia urbana è un dato di fatto, riesce dunque l’architettura ad avere un ruolo politico? Un ruolo trasformativo oppure è solo un riflesso della società in cui sta?
La cartografia
L’ideologia emerge anche nella cartografia, nel modo in cui l’uomo da millenni rappresenta il mondo in cui vive. La rappresentazione in cui il mondo diventa planisfero è caratterizzata da due problemi principali: il disegno delle aree e delle forme. Le carte possono essere fedeli per quantità, per dimensione delle aree oppure fedeli nella loro forma. È molto difficile che siano fedeli in entrambi gli ambiti.
Quindi il modo in cui si rappresenta il mondo diventa un problema culturale, e siccome i primi cartografi erano europei tendenzialmente l’Europa sta al centro delle mappe. Anche l’ONU utilizza le mappe per fornire dati e cerca anche di inserire il planisfero all’interno del suo logo stesso. Lo studio del logo dell’ONU porta in evidenza le opzioni che vengono scartate fino ad arrivare al logo definitivo: il mondo rappresentato attraverso una proiezione azimutale equidistante, ovvero il mondo visto da sopra, dal Polo Nord, e tutte le terre si dispongono intorno. Si tratta di una delle tante possibilità di rappresentare il nostro pianeta.
Il problema della cartografia viene risolto quando la NASA nel 1968 riesce per la prima volta a fare una fotografia del nostro pianeta, anche se non può ovviamente essere usata come mappa. Quindi utilizzare la realtà non risolve completamente il problema. Anche Google ai giorni nostri ha riprodotto un’immagine simile a quella della Nasa, che però è composta di tante immagini reali. Google, quindi, utilizza una “General Perspective Projection”, ovvero una semplice prospettiva generale che aveva inventato il primo geografo Tolomeo nel II Secolo dopo Cristo. Lui nel suo libro “Geografia” teorizza come si possono creare le mappe. Lui è convinto che bisogna disegnare la Terra sferica come è nella realtà.
La storia della cartografia non è solo rappresentazione del mondo ma è l’idea di mondo. Infatti, ce ne sono di diversi tipi, incentrate sulle aree dove vive il cartografo e mette in evidenza quella parte di mondo. La carta Mercatore è quella più verosimile e utilizzata negli anni e che viene utilizzata ancora al giorno d’oggi. Non c’è deformazione di paralleli e meridiani, non è cilindrica, ma ha una griglia regolare. Questa deformazione ci dice una cosa precisa: la linea dell’equatore è più in basso rispetto alle altre carte, e quindi il Nord del mondo occupa uno spazio preponderante rispetto al Sud.
La carta geografica non è neutrale, è totalmente ideologica. Non è una carta che rende un mondo oggettivo ma soggettivo del cartografo che la crea, con evidenti sbilanciamenti. La carta diventa un oggetto culturale che esprime una posizione ideologica di chi l’aveva prodotto.
Architettura e politica in un mondo di differenze lezione 02
L'Italia della ricostruzione
L’architetto si occupa di politica, nel senso che ha un impegno politico. Dentro alla sua stessa natura di operatore dello spazio, che può essere architettonico o di relazione e quindi collettivo, produttore è colui che cerca con le sue azioni di migliorare non soltanto localmente ma anche in un senso un po’ più allargato. Quindi con la sua azione pensa non solo al vantaggio proprio o del committente, ma anche della società. In molti momenti della nostra storia la speculazione edilizia e immobiliare ha alcune ricadute concrete e molto forti.
La Seconda Guerra Mondiale ha in tutta Europa degli impatti molto forti, ed entra in maniera molto distruttiva nelle città e nei contesti urbani e lascerà delle ferite molto profonde. La Ricostruzione al termine della guerra riguarda i contesti fisici ma anche quelli morali; non sarà una ricostruzione puramente tecnica e fattuale ma riguarda anche un’intera società che deve essere ricostruita, dopo vent’anni di regime fascista e la guerra. Tutti i paesi coinvolti nella guerra si ritrovano a dover ricostruire l’intero patrimonio edilizio (Italia, Francia, Inghilterra). La Ricostruzione italiana ha dei caratteri peculiari che la differenziano dalle altre ricostruzioni, ad esempio in Germania, nella città di Stuttgart dove vediamo una ricostruzione post-guerra seguita da architetti che hanno completamente cambiato il volto della città, snaturandone l’identità. È una ricostruzione fatta in modo frettoloso, che perde ogni sensibilità nei confronti del luogo stesso.
La ricostruzione italiana sarà molto più accorta e intelligente, anche grazie al fatto che quella classe di architetti che la effettua ha una coscienza, ha una capacità definibile come “politica”. C’è una concezione non puramente tecnica, ma politica della disciplina architettonica e culturale. Quindi fare questa ricostruzione è un atto politico per la società, che è anche l’espressione di un pensiero architettonico.
Un altro aspetto fondamentale che caratterizza l’Italia in questi anni è che in questo momento così difficile, gli architetti italiani, seppur caratterizzati da posizioni differenti da un punto di vista politico e attitudinale, decidono di collaborare, definendo il momento di passaggio storico che poi si tradurrà nella Ricostruzione, che diventerà la capacità di unire delle forze e di tradurre tutto questo in un pensiero che si traduce in azione e diventa politica nel senso migliore, ovvero capacità di fare città.
Piano AR
A partire dal 1944-45 una serie di architetti, anche diversi tra loro come posizioni (Bottoni era comunista, Rogers e Gardella erano moderati) cominciano a pensare alla ricostruzione e lo fanno tramite il “Piano AR” (Architetti Riuniti), con questo senso molto semplice ed efficace di dire che gli architetti si riuniscono con l’obiettivo di ricostruire, in questo caso, la città di Milano. Ma non solo della città, ma anche di tutta l’area metropolitana. L’estensione del raggio d’azione serve per riunire diverse anime della città. Anche se la città era stata concepita in termini vasti, il nucleo urbano viene limitato dal piano AR per una popolazione prevista di 850.000 unità e quindi una riduzione della concentrazione. Uno dei caratteri del piano era di lasciare grandi spazi verdi, facendo una serie di collegamenti di strade attrezzate, metropolitane.
Il piano descrive una volontà di non fare semplicemente una ricostruzione finalizzata alla speculazione, e lo sottolinea il fatto che i luoghi distrutti o non edificati vengono lasciati liberi nella prospettiva di vedere rimossa la proprietà privata. Gli architetti riuniti non pensano quindi solo a fare un bel progetto, ma alla città come a un luogo che dovrebbe rinunciare alla proprietà fondiaria dei suoi e favorire il bene comune. Il Piano AR viene pubblicato immediatamente su Casabella e anche su altre riviste che non sono del settore puramente architettonico. La cultura architettonica e la cultura sociale e politica dialogano e parlano la stessa lingua, pensano di occuparsi dello stesso problema.
Questa idea ha dei riflessi anche da un punto di vista politico generale, infatti l’Italia nel 1946, pur essendo divisa tra partiti politici diversi, vedrà un momento straordinario di concordia, di “unità nelle differenze”. Quindi pur pensandola diversamente si possono unire le forze. Il 2 giugno del 1946 vengono fatte le elezioni politiche, che vedranno vincitrice la Repubblica, tra i tre partiti che si alleano e fanno un governo assieme per il bene comune e nazionale. Questa volontà politica la vediamo sia nella politica che nell’architettura che vuole occuparsi della polis. Nel Referendum sulla riforma istituzionale dello Stato del 1946, in concomitanza con le elezioni, emerge un’Italia non uniforme, ma al contrario spaccata in due, centro-Nord i repubblicani e centro-Sud monarchici. Ciononostante, prevale su tutto l’idea di bene comune. Già nel 1948 si scioglierà questa unione forte tra i partiti, anche se tra gli architetti l’equilibrio creato si manterrà per molto più tempo.
Movimenti di Studi per l'Architettura (MSA)
Nel 1945 viene fondato a Milano il Movimenti di Studi per l’Architettura, che nacque con il desiderio di collaborazione, di lavorare in senso collettivo, di dare il giusto rilievo ai compiti umani ed organizzativi dell’architetto. Ne facevano parte architetti come De Carlo e Rogers, molti dei quali sono ancora studenti che diventeranno poi esimi studenti o professori. È una sorta di laboratorio culturale in cui gli architetti si formano. È interessante vedere come vengano messi insieme questi stili differenti.
Associazione Per l'Architettura Organica (APAO)
A Roma viene fondata l’Associazione Per l’Architettura Organica, che vede fra i suoi membri Bruno Zevi, Aymonino, Carlo Scarpa. Molti sono anche comuni, ovvero chi sta nelle MSA ha anche rapporti con l’APAO. Si creano questi circoli, che sono dei luoghi di confronto e ci dice che gli architetti in questa fase storica sono proprio architetti intellettuali. Non sono semplici rifornitori del sistema italiano, ma sono produttori. Ma l’architetto intellettuale è ancora più di questo, è un architetto produttore politico, non è un pensatore, non è un filosofo, ma non è nemmeno un tecnico che sa semplicemente fare un mestiere e lo fa acriticamente. L’architetto intellettuale conosce ed agisce come una sola cosa e in questo senso dentro la cultura italiana una figura che riveste un ruolo essenziale è la figura di Antonio Gramsci.
Antonio Gramsci
Antonio Gramsci è una figura di spicco di una politica che aveva aderito inizialmente anche al partito socialista e poi a quello comunista. E però appunto è una figura che verrà incarcerata dal fascismo. Passerà 20 anni in carcere e in questi anni produrrà i suoi quaderni, appunti e scritti, un cospicuo patrimonio di scritti che completerà negli ultimi anni della sua vita che passa in carcere, dove muore giovane. I quaderni vengono...
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