Storia e linguaggi della moda latino “modus”, attraverso il quale
Il termine moda è molto ampio, contiene una pluralità di significati: la parola deriva dal indicava regola,
si pensa all’abbigliamento,
maniera, tipo, genere e forma. Nella contemporaneità, quindi ragiona sulle modalità del vestire, si associa ad un
fenomeno che cambia continuamente, assumendo a sé tutti i diversi modi di vestire seguendo i cambiamenti che si sono susseguiti nel tempo.
Il costume ha a che fare con una tradizione che si conserva a lungo, mentre la moda è cambiamento, soprattutto nella società occidentale ha
subito accelerazione di cambiamenti, a partire dal 1700: nelle epoche precedenti la moda cambiava assolutamente [nel medioevo ad esempio
passaggio all’epoca moderna con il
si modificò nelle sue forme, poi nel 1500 si afferma la moda spagnola] ma una consapevolezza della moda
con continua reinterpretazione è proprio avvenuta nel 18° secolo.
Agostino Lampagnani, “Dalla Carrozza da Nolo ovvero del vestire e usanze della moda”, 1648; il ducato di Milano era entrato
dal punto di vista dell’abbigliamento nell’orbita della moda spagnola. La Francia del re Sole era intanto divenuto il luogo di
concretizzazione di moda che cambia in continuazione, quindi è nuova la consapevolezza di questo cambiamento. La moda era
quindi sinonimo di cambiamento e novità, questo comportò uno slittamento del concetto di bellezza, mentre prima la mentalità
sociale occidentale prevedeva collegamento tra bello e tradizione, quindi i cambiamenti avvenivano con ritmi cadenzati, ora no:
il bello non è più la tradizione, in termini di forme e materiali, bensì il nuovo.
Perché ci si veste e perché i modi di vestire cambiano?
La storia della moda interseca anche altre discipline, come psicologia o sociologia o antropologia tra loro correlate e nate nella seconda metà
dell’Ottocento, fondamentale è “Psicologia dell’abbigliamento”, in cui
questo interrogativo lo dimostra. Tra le risposte alla prima domanda,
Flügel parla di:
Ж funzionale dell’abito e alla sua praticità [devono
Bisogno di protezione, che riporta al carattere permettere lavoro o non, dipende dal
ruolo sociale];
Ж Bisogno di decorarsi, che riporta al carattere estetico:
⸙ Per essere sessualmente attrattivi e garantire la continuità della specie;
⸙ Per estendere il nostro io corporeo e acquisire maggiore dignità [papa, abiti che ridisegnano un corpo artificiale
sovradimensionato],
⸙ Per ribadire le gerarchie e la stabilità sociale [abito e status sociale correlati, prima della modernità dopo la Rivoluzione Francese
l’indossare certi abiti era una atto regolamentare, le leggi suntuarie fissavano infatti il tipo di abito che competeva a certe classi
sociali];
L’abito svolge quindi un ruolo pratico, ma anche decorativo, al mondo dell’arte,
che unisce la moda si trova correlata soprattutto alle arti
la cui artisticità è ancora oggi discussa. Alla fine dell’Ottocento il dibattito sul ruolo dell’arte e dell’artista si è infiammato per l’arrivo
applicate,
della società di massa dopo l’Ancien Regime, Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
di ciò ne discute Walter
Arte e società di massa”.
Per quanto riguarda la seconda domanda invece, lo studioso e uno dei padri fondatori della sociologia George Simmel ha spiegato il
attraverso il meccanismo dell’imitazione e della distinzione, cambiamento che lui stesso poteva osservare nella
cambiamento delle mode
società dell’Ottocento in cui viveva. Il meccanismo consiste in questo: un gruppo sociale assume una moda, altri lo imitano e in questo momento
la moda perde il carattere distintivo associato a quel gruppo sociale, che si sente minacciato e cambia le regole della propria rappresentazione,
innescando il meccanismo trickle down. Quando lui scrive il tema delle classi sociali era molto sentito, basti pensare a Marx, e quindi questo
meccanismo va dall’alto verso il basso [aristocrazia, borghesia, ceto dei lavoratori]. Questa teoria è stata smentita o comunque reintegrata alla
modernità, perché i gruppi di potere cambiamo nel corso del tempo, parlando invece di bottom up, fenomeno che oggi si può capire con la fast
fashion, meccanismo di distribuzione che prevede il continuo cambio di collezioni.
In che senso la moda è un linguaggi e cosa vuol dire parlare di linguaggi della moda?
Risposta correlata alla linguistica, ossia la scienza che studia la lingua come strumento di comunicazione tra gli esseri umani,
il linguaggio è in sé un insieme di fenomeni di comunicazione, nel caso della moda significa che gli abiti comunicano, sono
incontro un’altra scienza che è la semiotica,
sogni e codici. Qui viene gli abiti possono essere studiati sia nel loro aspetto
formale che nel loro significato, la cui comprensione passa attraverso la conoscenza delle coordinate culturali. Tra gli autori
Roland Barthes con “Il sistema della moda”, pubblicato nel 1967, dove racconta le mitologie sociali
più significati troviamo
analizzando il linguaggio nei giornali femminili [quindi le didascalie degli abiti, non le immagini stesse], usando la moda
come strumento per reggere la società.
L’aspetto formale di un abito concerne:
☼ I materiali con cui è realizzato, gli elementi di cui si compone, la forma che assume, la silhouette. L’abito è infatti un prodotto e come
nel tempo e nello spazio, che presuppone da una parte l’esistenza
tale è il risultato di un processo produttivo e di distribuzione, diverso
di produttori e mezzi di produzione sempre diversi a causa dello sviluppo della tecnologia, dall’altra la presenza di consumatori.
L’indagine delle dinamiche di produzione e di consumo, dei valori reali e della creazione di valori simbolici del prodotto rientrano
nelle tematiche della storia della moda moderna e contemporanea;
☼ La comunicazione attraverso cui la moda si esprime, dal ritratto singolo o di gruppo, alla fotografia, dalla rivista, al cinema, al fashion
show che si è trasformato sempre di più in un’attività performativa che la assimila all’arte, è quindi hanno anche cambiato i fashion
leader nel corso della storia;
Le fonti per lo studio della moda sono:
⁂ Gli abiti reali, nelle collezioni di musei provati, come il Metropolitan di New York, e pubblici espressamente dedicati, oppure no,
alla moda, nelle collezioni private;
⁂ L’arte [pittura, scultura e fotografia];
⁂ Le fonti scritte [cronache, romanzi, riviste];
La corte di Versailles nobili nell’accogliere
Frenesia delle donne spagnole la moda francese, colui che mette a tema questo discorso è il sovrano francese Luigi IVX°,
ossia Re Sole, il quale comprese che la moda potesse rappresentare uno degli assi per rilanciare economicamente la Francia, quindi con il
attua il “mercantilismo”, volte alla protezione dell’economia e del
Ministro delle Finanze Coldaire, quindi un insieme di misure economiche
rilancio del paese. Si innesca così la natura della moda come cambiamento continuo e novità, fondamentale fu la creazione della corte di
Versailles, destinata al consumo corteale, con diversi architetti trasforma una zona di campagna per la caccia in una reggia, e venendo da una
situazione politica di fronda della nobiltà, i suoi reggenti devono fare i conti con una nobiltà che non vuole sottoporsi alla sua autorità, e quindi
crea per loro una prigione dorata, da qui i nobili vivevano a corte ed erano obbligati da un protocollo di corte che prevedevano un continuo
cambio d’abito, questo genera l’economia e questo
ovviamente il consumo della moda, per poter sostenere
cambiamento d’abito, sia necessario produrre diversi tessuti e in grande quantità. Versailles
incessantemente
diventa il centro di irraggiamento delle nuove mode, concentra poi la produzione tessile a Lione chiamando
anche artigiani internazionali e creando la “Grande Fabrique”, l’insieme delle attività produttive-tessili,
ossia
con cui venivano realizzati gli abiti per i nobili. Puntava sui tessuti operati, ossia lavorati attraverso il telaio, che
presenta due serie di fili, una verticale e una orizzontale, che si intersecano ortogonalmente, la loro decorazione
in questo caso è realizzato attraverso l’intreccio di questi fili [in foto un diagramma di un telaio a mano, da
“Encyclopedie” illuminista, che infatti dava molta importanza all’artigianato].
In questa fase la moda è sinonimo di novità, che riguarda non tanto le fogge disponibili, le forme e le silhouette erano infatti poche, ciò che
anni, che a noi sembra poco ma era un’accelerazione non da
cambia è il tipo di disegno e i tessuti, i motivi si modificano circa ogni 15-20
passare ignorata. Qui nasce la figura del proto-designer tecnico, ossia il disegnatore tessile, spesso pittori che vengono integrati in questo campo
Il disegno tessile vede diverse fasi:
1. Sete bizarre, termine coniato dallo storio Slowman riferendosi a motivi decorativi particolarmente fantasiosi la cui lettura risulta
queste sete hanno un grandissimo tributo nel loro disegno alle relazioni con l’Oriente,
difficile, in particolare dal Siam [nel 1684
avvenne la missione del Siam, l’attuale Tailandia, era infatti solito scambiare doni della propria tradizione], spesso veniva usato il filo
d’oro, fondamentale è l’India,
che presentavano sul tessuto diverse texture e che ne incrementavano il costo. Altro luogo relazione
iniziata anni prima, Colombo ad esempio voleva trovare una rotta alternativa per giungere in India, dove gli europei recuperavano
per la conservazione e l’insaporimento dei cibi,
soprattutto spezie per quanto riguarda la moda la cocciniglia è fondamentale.mQuesta
era un insetto rosso, simile alle coccinelle che venivano seccate e macinate, per ottenere una polvere rossa poi messa nel bagno di
tintura insieme ad altre sostanze che permettono al colore di aggrapparsi al filo di seta e garantire quei rossi profondi che caratterizzano
la cromia dei tessuti rinascimentali. Nel 1700 nacquero anche le Compagnie delle Indie, che favorivano i commerci [nel campo della
moda i motivi erano spesso vegetali, come il motivo cachemire, che assume nel tempo la caratteristica della silhouette a goccia
uncinata]:
2. Disegno a pizzo [1715-1730], William Hogharth scrisse che è bello tutto ciò che è curvo, qui infatti scarseggiano gli angoli retti, tutto
è sinuoso. Elementi di foglie che si rincorrono, sempre realizzati a telaio con molta tecnica, intervallati da forme a traforo che simulano
il pizzo, utilizzato per realizzare diversi accessori o bordure. Il primo si presenta più sinuoso e curvilineo, il secondo presenta
impostazione per fasce verticali con trionfi vegetali, con impostazione a candelabra e circondati da una cornice che ricorda il pizzo;
3. Le sete alla Jean Rével [1735-1743] la terza dimensione del point rentre, lui era un pittore esperto nel genere della pittura floreale che
perché a partire dal 1730 l’elemento floreale diventa preponderante, come scritto nel “Manuale
si presta al campo tessile del
disegnatore per tessuti”. Volontà dei tessitori di trasmettere la verità della natura, con tutti i suoi colori, cercando quasi di competere
con essa, questo rientra in un gusto e stile barocco con la predilezione per “fiori opulenti”. Al motivo del fiore si accompagnano anche
rock hile utilizzando filo d’oro e d’argento.
alcuni elementi di carattere astratto, tipoco del Barocco e del Rococco, ossia le Una delle
altre caratteristiche, oltre ai fiori naturalistici, è anche la tridimensionalità per questo la sfumatura è fondamentale;
l’opulenza delle forme,
4. Dalle sete barocco al rococò [1740-1750], quello che cambia è la monumentalità, anche se il secondo si
dimostra più calligrafico e leggero, mantenendo la curva. Il roccocò si ispira anche alla Cina con le cineserie, dopo la conclusione
della dinastia Ming che aveva operato una chiusura all’Occidente, il quale si innamora dei suoi motivi [non solo nella moda, a
Versailles troviamo anche ceramiche cinesi]. Nei tessuti la cineseria si declina in due aspetti: inserimenti di motivi decorativi
particolari [nella seconda foto, la casetta a destra], e l’assenza di scala [sempre nella seconda, il disegno non è costruito secondo la
prospettiva, tipica occidentale con Firenze nel 1413].
5. Le sete a meandro, a partire dal 1750 il tema della decorazione floreale assume un nuovo schema compositivo, una nuova moda arriva
nell’ambito del disegno per tessuti, sono le sete a meandro, che favorisce l’avvento di questa moda è Madame de Pompadour. Lei era
membro della corte, era l’amante ufficiale del sovrano Luigi 15°, era una fashion leader sul piano della produzione tessile e della
moda, il quadro di Boucher richiama anche la linea curva tipica del Rococò e lei indossa l’abito robe a la fracois.
6. Il meandro a pizzo, la tipologia della seta a meandro, dove il meandro sta per andamento a serpentina, nella centralità dei fiori che
caratterizzano queste sete, abbiamo però diversi elementi di variazione: innanzitutto il meandro può essere realizzato o attraverso la
I disegnatori per tessuti si impadroniscono dell’idea
simulazione di nastri, oppure simulazione di nastri. del nastro come accessorio e
Rispetto all’inizio del secolo, la paletta cromatica si sta schiarendo, non
ne fanno un motivo decorativo, come accadde come il pizzo.
più l’idea del tessuto a fondo scuro a favore invece sfondi più leggeri, dal punto
c’è di vista del peso del tessuto e della tinte a pastello.
ulteriore versione delle sete a meandro, sempre meandro: due elementi che si muovono all’altezza della
7. Il meandro con la pelliccia, è costituito dall’allacciarsi di due serpentine, la prima simula un
pezza, di 59 cm circa, quindi tessuti abbastanza bassi. Un meandro
pizzo, la seconda un boa di pellicce. Le pellicce erano molto popolari, soprattutto nelle classi più abbienti, in quanto simbolo di lusso
e prestigio sociale, nella Francia del 700 accanto a questo valore simbolico, vi era anche il fatto che la moglie di Luigi 15°, Maria
Leszczyńska, fosse polacca, e aveva portato la moda delle pellicce. Il tema della pelliccia è anche derivata da una passione dei
[Nattier, “Ritratto di Madame de Pompadour come Diana”],
travestimenti in particolare legata ai miti classici, il 700 è infatti il secolo
di riscoperta del classico dopo gli scavi archeologici e le pubblicazioni di Winckelman.
8. Il meandro opulento, questo tessuto è la testimonianza di questa fase del meandro, dove da serpentina si fa sempre più ricco sia in
termini di ridondanza sia in termini di utilizzo di materiali preziosi, qui è infatti un tralcio di foglie lanciolate allacciato ad un tralcio
primo è realizzato con filati d’oro di diversa testurizzazione.
più calligrafico di piccoli garofani e il
Il meandro all’epoca di Maria Antonietta: verso la semplificazione, lei è la moglie di Luigi 16°, figlia di Maria Teresa d’Austria, sia
9. i modelli vestimentali che i tessuti in auge alla corte subiscono progressivamente modifiche. Questo è il dettaglio è ancora da rubricare
nell’ambito delle sete a meandro con elementi floreali, ma rispetto al precedente si osserva che la serpetina si è fatta meno ansata,
verso quindi semplificazione o il raddrizzamento del meandro. Maria Antonietti porta un nuovo stile di vita alla corte di Versailles, la
corte francese è diversa da quella austriaca: detta le mode, vige il lusso, lo shock è quindi notevole per lei ma si adatterà maturando
però nei confronti della modalità di vita una sorta di rifiuto. Si farà costruire nel parco di Versailles un edificio che è un finto mulino,
una chalet nel quale lei si ritira con le sue fidate cortigiane, questo significava uscire dal lusso e abbigliarsi in modo diverso. Tanto
che, l’esito di questo allontanamento sarà la veste sciolta di mussolina ricamata, ossia la chemise [si farà ritrarre da Elisabeth Vigèe-
Lebrun, creando scandalo al Salon].
10. Il meandro si raddrizza, verso forme di gusto neoclassico, verso gli anni 70, vi è sempre il tralcio floreale ma si sta trasformando in
una riga, questo tessuto è ancora caratterizzato dalla ricchezza dei materiali impiegati [fili realizzati con metalli preziosi].
11. La composizione a meandro si trasforma in quella a righe [1770-1790], dettaglio di un tessuto il cui schema compositivo caratterizzato
da una divisione a righe, che simulano dei nastri e all’interno vi sono dei piccoli fiorellini calligrafici di un colore scuro, anche la
palette cromatica si è semplificata.
12. La scomparsa del disegno prima della rivoluzione francese, cambio tessile di notevole portata, la robe a chemise è realizzato con
cotone probabilmente di provenienza indiana.
I tessuti che inizialmente non sono di produzione francese e che cominciano ad alentrare nella moda nela seconda metà del 700, i due tessuti
nuovi: arrivano dall’Oriente, sono tinti a riserva, il loro aspetto è quello di motivi decorativi sfocati, quando
Tessuti Icat,
questi tessuti arrivano in Francia, inizialmente i sovrani francesi li bandiscono perché in concorrenza con le sete lionesi, ma
ben presto le novità non possono essere abbandonate e intorno agli anni ’70 del 700 la situazione cambia: accettazione della
novità e tentativo riuscito da parte dell’industria francese di copiare l’oriente con “tessuti chiné a la branche”, di cui se ne
occupa anche L’encyclopedie. Anche l’Italia ebbe una produzione di tessuti, ma di qualità inferiore rispetto alla Francia, e
segue come modello la produzione francese.
Cotoni stampati indiani, si conoscevano già da un secolo, in u
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