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Storia e critica del cinema 2020/2021

Testi adottati e consigliati

  • (A) Jerry Lewis, Dean & Me, Sagoma, Vimercate, 2010 » Pagine/Capitoli: IX-309
  • (A) Roberto Lasagna, Anton Giulio Mancino, Jerry & Robin. Pensare divertente, Falsopiano, Alessandria, 2020 » Pagine/Capitoli: 1-270

The King of Comedy (Martin Scorsese, 1982)

Temi

  • Hollywood irraggiungibile, soltanto attraverso colpi di mano ti puoi avvicinare.
  • Frustrazione di chi non può entrare anche se si è molto vicini. Quel vetro è insormontabile, tra chi sta dentro e chi sta fuori. I cacciatori di autografi non sono realmente interessati allo show ma sono ossessionati dal divo. La frustrazione è provata da chi non può raggiungere qualcosa anche essendo ad un passo dal raggiungimento; l’impossibilità del raggiungimento crea nello spettatore un senso inappagabile.
  • Noi spettatori quando vediamo un film stabiliamo un rapporto di un desiderio inappagato.

Rupert Pupkin, aspirante divo, passa la sua vita a preparare spettacoli che sogna di poter interpretare, prima o poi, alla televisione. Un giorno riesce a salire sulla macchina del suo idolo, Jerry Langford, chiedendogli di poter partecipare al suo show. Langford, per liberarsene, lo invita a telefonargli in ufficio. Da questo momento, per Rupert, è tutto fatto, e comincia così il suo assedio a Langford, ovviamente senza alcun esito.

Rupert è un personaggio pericolosissimo; è bastato stare in macchina con Jerry per tornare a casa e farsi un film mentale, immaginandosi di aver superato lo stesso Jerry Langford. Rupert ha fretta, vuole avere successo senza passare prima dalla gavetta. Rupert valica la sfera privata della star, non rendendosi conto che è anche essa una persona.

Todd Philip si ispirò a Re per una notte (Scorsese, 1983) per la stesura del film Joker (2019), dove il nuovo debuttante è Joaquin Phoneix nei panni di Arthur Fleck, in arte Joker. È un soggetto psicolabile che come clown è destinato a un funesto successo. Film ambientato nella Gotham City del 1981, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ed è qui che vive (sopravvive) Arthur Fleck, una vittima del sistema, un reietto, che si trova tutte le porte della società chiuse in faccia. Un comico fallito che cercherà di entrare dall’unica porta che ha tentato di attraversare fin dall’infanzia, quella stand up comedy del suo idolo Murray Franklin. Nel frattempo scivolerà però verso la follia. Ed è in questa città che si muove il nostro Arthur, un po’ come Rupert Pupkin di “Re per una notte” (interpretato all’epoca da De Niro che ora è invece l’idolo di successo Murray Franklin).

Il nuovo King of Comedy, interpretato da Joaquin Phoenix nei panni di Joker, è un criminale e con un gesto ancora più criminale, che anziché un sequestro, detronizza l’ex Rupert Pupkin, ora un conduttore di nome Murray Franklin. Ma ora, Robert De Niro, che lo show tutto suo infine lo ha avuto sì, ma per morirci.

La star quando si spengono i riflettori

Ma come è la star quando si spengono i riflettori? Succede quello che vediamo in Re per una notte, il film in cui Jerry Lewis avrebbe confessato di non essere divertente. Il comico è per definizione una persona triste, perché la necessità di dover divertire crea automaticamente un controcampo di profonda solitudine, di profonda tristezza.

Robin Williams qualche film drammatico lo ha fatto, Jerry Lewis è rimasto sempre verso la comicità, però anche i suoi maggiori film comici contengono la parte patetica, tra un divertimento e l’altro lui vuole commuoverti. Jerry arriva al cuore del pubblico, però è un personaggio che ha un dark side, se sei molto comico sei anche molto cupo.

Jerry Lewis e la critica sociale

Jerry Lewis costruisce il suo personaggio sull’essere infantile e non adatto al mondo degli adulti nevrotizzato, quindi manda in tilt l’universo circostante. La sua è una posizione critica nei confronti di un mondo che è impazzito. La società che viene fuori dalla guerra, ultra tecnologica, con delle paure relative alla bomba atomica, alla guerra fredda, alla corsa verso lo spazio. Jerry vorrebbe far bene, vorrebbe far funzionare le cose a dovere, vorrebbe stare al mondo, ma qualcosa dentro di lui fa sì che questo contributo sia devastante. Lui è il bambino che resiste, ma che vorrebbe somigliare agli altri. Vorrebbe mettercela tutta però più ci prova più è peggio.

Jerry Lewis fa in maniera molto ordinata disordine, crea un disordine scientifico, geometrico. Dategli un compito e lui metterà tutto in disordine ordinato. Tutti i primi film di Jerry Lewis fino a che lui non diventa produttore e regista a pieno regime, tutta la parte dei film con Dean Martin, risentono di un eccesso di ordine, cioè sono delle commedie molto ordinate, tranquillizzanti. C’è uno schema dei film degli anni '50 che sembra voler ingabbiare la forza di Jerry Lewis. Man mano che aumenterà il potere contrattuale, Jerry Lewis, cercherà di imporre quel suo disordine in una forma più compiuta andando a toccare la regia.

Le folli notti del Dott. Jerryl (Jerry Lewis, 1963)

Possiamo definirlo un film dell’orrore ma fa ridere. Infatti il comico e l’horror sono due generi perfettamente sovrapponibili. Se vuoi fare un film dell’orrore devi usare lo stesso impianto del film comico. Perché entrambi producono scompiglio. Quindi reagisco a questo scompiglio ridendo o spaventandomi che sia nel caso del film comico o del film horror.

Quindi le folli notti del Dott. Jerryl sono a tutti gli effetti un film dell’orrore. In questo caso quale è la cosa che più ci spaventa? La diversità. Non vorremmo mai essere diversi dagli altri, facciamo di tutto per somigliare ed omologarci agli altri. La società di massa, che negli anni '60 raggiunge lo stato di compimento, viene rappresentata dal film di Jerry Lewis.

Nel film Jerry Lewis interpreta il Prof. Kelp, un essere drammaticamente diverso ed è conscio di questa sua diversità. Il desiderio del Prof. Kelp è essere come tutti gli altri ed essere accettato. Il Prof. Kelp non si ribella all’omologazione, il Prof. Kelp corre verso l’omologazione. Quindi le folli notti del Dott. Jerryl rappresenta il paradigma di questa problematica. La paura di non essere dentro gli standard culturali, estetici della società di massa.

Il grande messaggio che arriva da Jerry Lewis è che è normale essere disadattati, non è normale non esserlo. Jerry Lewis consente attraverso i personaggi, allo spettatore di riconoscere il disadattato che alberga in ciascuno di loro. Il disadattato è una persona che in qualche modo, non si ritrova in tutti gli standard sociali.

In ogni film di Jerry Lewis ad un certo punto si arriva a scoprire quello che il protagonista sa fare, ma se lo metti a fare cose che normalmente non sa fare, sarà il disadattato. Jerry è dentro di noi, è una dimensione umana che si ribella. A livello strutturale i film di Jerry, sono film dell’orrore poiché proiettano gli incubi più grandi che coltiviamo in zone inammissibili della nostra coscienza.

Voci di dissenso si sarebbero manifestate solo alla fine degli anni '60. Ma prima di quel momento tutti ricercavano l’omologazione. Battuta film “Ho osato troppo”. Cioè il suo talento è andato oltre i confini stabiliti dall’istituzione, ovvero l’università. Il protagonista commenta la sua azione da scienziato, lo scienziato deve portare avanti il sapere, deve fare esperimenti, però ha come confine la società, gli obblighi nei confronti della società.

Mentre il Prof. Kelp subisce le angherie da parte dei suoi studenti, l’unica che lo va ad aiutare è Stella (la quale prova tenerezza e in qualche modo ne è attratta mentalmente, ma a lei interessa anche l’aspetto fisico). Quando poi lei esce dalla classe, le cade una rivista che rappresentano gli standard estetici maschili. Lui è attratto dalla ragazza però per permettersi di desiderare la donna deve corrispondere a quegli standard maschilisti riprodotti sulla rivista.

Il Prof. Kelp sarà quindi obbligato a fare un esperimento, a mettere il suo genio scientifico al servizio del desiderio sessuale trasformandosi in Buddy Love, una persona di bell’aspetto ma sgarbata, irrispettosa degli altri, volgare.

Alla fine durante il ballo, il protagonista lascia che il ritorno al Prof. Kelp avvenga sotto gli occhi di tutti, mentre per larga parte del film quando sta tornando se stesso cerca continuamente di sparire dalla circolazione per non farsi scoprire. Alla fine accetta di tornare Kelp, non vuole nascondersi e chiede scusa. Dice “scusate, io volevo solo essere normale, ma normale in questo tipo di società significa ‘mostro’”.

Quindi confessa pubblicamente (e questo sarebbe il momento patetico), scusandosi con Stella che poi lo accetterà per quel che è o quasi. Infatti nell’ultima inquadratura ci accorgiamo che dietro le tasche dei pantaloni sta portando con sé qualche boccetta di pozione magica. Perché si d’accordo sei una bella persona dentro ma un po’ di volgarità maschile ci sta.

Dean Martin ha tutte le ragazze ai suoi piedi, Jerry in un modo o nell’altro la ragazza la trova perché la ragazza si innamora dell’innocenza di questo personaggio. Quindi alla fine diventa piacevole per delle caratteristiche interiori.

Infanzia

Non c’è film di Jerry Lewis, che sia lui il regista o meno, in cui non ci siano i bambini e se proprio non li troviamo i bambini, un bambino c’è, Jerry Lewis. Il bambino di Jerry Lewis è un bambino cresciuto che in un mondo ipocrita, super organizzato, i cui rapporti sono già prestabiliti, si trova a disagio, crea disagio, scompiglio. Il bambino che non capisce il funzionamento del mondo e lo devasta. Vorrebbe più amore e si interfaccia volentieri con i bambini.

The Errand Boy

I dirigenti della Paramutual Pictures decidono di servirsi di una spia infiltrata nei loro studi, per venire a conoscenza degli inutili sprechi di denaro. Morty Tashman è un attacchino che sta casualmente lavorando proprio sul muro del palazzo di fronte alle loro finestre. Ben presto la dirigenza lo considera l'uomo giusto per il lavoro di infiltrato, essendo una faccia sconosciuta nel giro e, soprattutto, un completo idiota che non potrebbe mai essere sospettato per ricoprire un tale ruolo. Assunto dagli studios in qualità di fattorino, passerà di disastro in disastro, creando involontariamente confusione e scompiglio ovunque vada.

Il personaggio di Jerry Lewis vorrebbe essere normale, non creare scompiglio, vorrebbe svolgere bene il suo lavoro, ma non ci riesce e i qualche modo riesce sempre a combinare disastri, per questo egli soffre. Questo suo essere inetto, inadatto ai ruoli che gli vengono assegnati, lo fa star male. La scena delle caramelle, riporta un po’ al dualismo di Jerry Lewis e il lato anche cupo che ha con i bambini che cercano di metterlo in difficoltà in tutti i modi.

La situazione lavorativa non evolverà e quindi per la prima volta lui ha bisogno di riposarsi, è stressato da tutta quei compiti che gli vengono assegnati e che lo fanno star male. Ci vuole un momento di distensione in cui il bambino può essere bambino.

Monty Tashman vede per la prima volta il piccolo clown, ma non c’è un dialogo, c’è un gioco di sguardi. Campo-contro campo: Quando noi vediamo Monty vuol dire che la macchina da presa sta dall’altra parte e quindi scopre anche il trucco, cioè che sia una mano a muovere il pagliaccio. Ma non è importante per lui, crede a quello che vede, a quello che sente. Quando l’inquadratura è dal punto di vista di Jerry vediamo il clown che si anima verosimilmente da solo. Dal punto di vista di Jerry, si arriva ad una inquadratura che isola la scenetta del piccolo clown che sta andandosi a coricare e quindi saluta Monty.

In una scena successiva Monty torna nel posto in cerca del piccolo clown, ma stavolta non lo trova, trova un pupazzo parlante, Magnolia, con cui prima avvia una conversazione e poi la smonta. Monty fa un'analisi di tutto quello che è successo fino a quel momento. Si ferma un attimo e dice, aspetta però non ci vuole una laurea ad Harvard e credo che qui dentro molti non la abbiano (quindi non ci vuole un’intelligenza particolare) per capire che i pupazzi non parlano, quindi cosa sta succedendo. E Magnolia gli dice che, come ha creduto al piccolo clown, crede anche a lei perché quando ci piace così tanto qualcosa ci crediamo veramente e non c’è niente di male, ciò non vuol dire essere stupidi, ma aver conservato dentro di sé la purezza di un bambino.

Monty si apre con Magnolia e le dice che lui viene dal New Jersey e amava così tanto il cinema che il suo sogno era andare ad Hollywood così ha messo da parte i soldi ed ha preso il primo treno, solo che una volta giunto ad Hollywood ha capito che non era come si aspettava. Tanto più ti avvicini al mondo del cinema e tanto più senti di starne fuori. Monty si è illuso della veridicità, dell’autenticità dello schermo e adesso deve fare i conti con i retroscena.

Quando noi vediamo un film, complice il buio circostante, crediamo a quello che stiamo vedendo. E non c’è funzione più frustrante di quella cinematografica, perché l’oggetto non lo possiamo toccare. Il significante cinematografico è un significante immaginario. Il cinema è distanza pura e crediamo a qualcosa che non possiamo toccare. E deve essere così, altrimenti non ci sarebbe la situazione cinematografica. La situazione cinematografica si fonda sulla distanza.

“La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock è la situazione di un guardone  c’è una persona che è immobilizzata, ha una gamba ingessata e non potendosi muovere sta nel suo appartamento a spiare le vite degli altri dalla mattina alla sera. Hitchcock in questo film, ripropone la situazione dello spettatore cinematografico. Lo spettatore cinematografico spia le vite degli altri.

Jerry Lewis e il bisogno di piacere

A Jerry Lewis, piace piacere. La sua condizione è quella del comico che deve fare il comico, che è la stessa condizione di Robin Williams. Al personaggio che si sente emarginato, piace piacere, piace far sorridere. In genere quelli che apprezzano di più questo atteggiamento sono i bambini, al bambino piace essere intrattenuto e a lui piace intrattenere. Quindi lui non vuole bene al suo pubblico, ha bisogno di piacere al suo pubblico. Potremmo infatti trovare dell’egoismo, dell’autocompiacimento, però è difficile non amare Jerry Lewis, perché lui ce la mette tutta per farsi amare. A lui non interessa fare film per i critici, afferma di “voler fare film per i pronipoti”, cioè il suo desiderio è quello di risultare a distanza di tempo intelligente ai bambini, gli adulti non sono gli interlocutori a cui si rivolge Jerry. La sua è una posizione critica nei confronti di un mondo che è impazzito. La società che viene fuori dalla guerra, ultra tecnologica, con delle paure relative alla bomba atomica, alla guerra fredda, alla corsa verso lo spazio.

Quindi al protagonista, piace piacere, questo è il segreto della parola amore. Desidera essere amato, farebbe qualsiasi cosa pur di essere amato. Dà amore ma ha bisogno di amore. Per quanto riguarda la parola infanzia, dobbiamo immaginare non immaturità ma un rapporto critico con un mondo cresciuto male. L’infanzia di Jerry Lewis è un valore attivo, lui migliora la società, porta un livello di umanità che quella società non possiede più. Quindi attraverso le sue modalità distruttive egli migliora la società in termini di umanità. È come se l’infanzia fosse quel contenuto di umanità che la società ha smarrito crescendo. Anche per questo il personaggio femminile si innamora, si innamora della parte positiva del maschio. Ma ha comunque bisogno anche dello stereotipo maschile, perché la donna è cresciuta in una società maschilista.

Bob Hope e Bing Crosby

Sono un’altra coppia che era stata fondamentale negli anni '40 e che naturalmente durerà anche negli anni '50 anche se in calando. Se facciamo un confronto tra un film di Bob Hope e Bing Crosby e uno di Dean Martin e Jerry Lewis, ci accorgeremo che non fanno ridere. La coppia Bob Hope e Bing Crosby preannuncia un po’ la coppia Dean e Jerry, solo che Bob Hope e Bing Crosby litigavano abbastanza come personaggi perché si dovevano contendere la ragazza di turno.

Spesso, Jerry Lewis, realizza le inquadrature leggermente dall’alto e queste esprimono dominio, cioè quello che stiamo vedendo sullo schermo è dominato dallo sguardo della macchina da presa che abbraccia e domina il set, i personaggi, la situazione. E lo spettatore riceve dallo schermo, lo stesso senso di onnipotenza.

Lo spettatore quando vede il film non si identifica con il personaggio, ma con il film nella sua interezza, quel film esiste perché noi lo stiamo guardando. Sappiamo cose che anche i personaggi non sanno nel corso della storia perché siamo stati dappertutto. Jerry Lewis accontenta lo spettatore in questo delirio di onnipotenza, perché lui rappresenta un tipo di cineasta dominante e infatti anche a livello di presenza sullo schermo, anche se sono film in cui lui non è il protagonista, è strabordante.

Dean Martin, viene fagocitato dalla scimmia (che non è la scimmia nel senso dispregiativo di Louis Meyer, quando si vede di fronte lo spaghetti e la scimmia) cioè la scimmia...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinasantirocco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Mancino Anton Giulio.
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