Riassunto di
SAPER VEDERE IL CINEMA (A. COSTA)
Che cos’è il cinema?
Istituzione, dispositivo, linguaggio
(Rif. a Gli ultimi fuochi (1970) di Elia Kazan, film tratto dal romanzo The Last Tycoon di Francis S. Fitzgerald, scena in cui il personaggio
Stahr-De Niro rappresenta in una scenetta “che cos’è il cinema”)
Che cos’è il cinema?
L’industria cinematografica, o istituzione cinematografica (Metz, studioso di semiotica del cinema) è
rappresentata dal produttore e ha a che fare con prima di tutto con la sfera economica: investimenti di
capitali, lavoro affinché ci sia un ritorno del denaro investito, cioè impegno a far comprare i biglietti agli spet-
tatori. Ma ha a che vedere anche con la sfera ideologica dal momento che il prodotto cinematografico
trasmette messaggi. Nei film bisogna cancellare al massimo le tracce del discorso e favorire l’impressione di
essere pura storia. Inoltre ha a che fare con il desiderio, l’immaginario e il simbolico dal momento che fa
leva su giochi di identificazione, sui complessi meccanismi che regolano il funzionamento della nostra psiche
e del nostro inconscio. Si può dire che lo “spettatore modello” un po’ crede e un po’ no alla finzione inscenata
nel film. Il cinema crea una situazione di compromesso. Lo spettatore vive ogni situazione che il film pre-
senta come una formazione di compromesso fra un certo grado di soddisfacimento delle pulsioni e un certo
grado di conservazione delle difese e allontanamento dell’angoscia.
Il cinema è un dispositivo di rappresentazione (dispositivo: congegno che provvede a determinate fun-
zioni, forma di strutturazione dello spazio in relazione ai diversi ruoli assunti dai diversi soggetti sociali e alle
finalità perseguite) con i suoi congegni, la sua organizzazione degli spazi e dei ruoli. Come dispositivo pre-
determina dei ruoli, come ad esempio quello dello spettatore.
Ha analogie con la pittura e il teatro ma si distingue da essi per la meccanica di produzione di immagine e
suono.
Inoltre il cinema è un linguaggio con regole e convenzioni proprie. In questo senso si avvicina alla letter-
atura, avendo in comune l’uso della parola dei personaggi e lo scopo di narrare storie. Ma è anche molto
diverso perché la letteratura racconta e descrive le scene esclusivamente attraverso le parole, il cinema in-
vece ci mostra le scene.
Punti di vista sul cinema
Le possibili definizioni di cinema sono molte e variano a seconda del punto di vista di chi osserva il fenomeno: è tecnica,
è un’industria, un’arte o uno spettacolo, ma anche – e forse soprattutto – divertimento e cultura. Ognuna di queste con-
clusioni è importante ed irrinunciabile; ma forse il cinema è – più propriamente – tutto questo insieme ed altro ancora.
Il cinema è ciò che in una società, in un determinato periodo storico, in un certo assetto del suo sviluppo, in una de-
terminata situazione politico-sociale o in un certo gruppo sociale, si decide che esso sia.
Saper vedere il cinema vuol dire, tra le altre cose, saper vedere la complessità del fenomeno che ha come risultato “il
film”.
Cinema e storia
Il cinema può essere visto come fonte e agente di storia (Marc Ferro, storico francese).
Come fonte, esso rappresenta una enorme riserva di documenti significativi per gli storici.
Come agente, esso entra in modo attivo nei processi storici. Basti pensare al ruolo del cinema come strumento di pro-
paganda (in Italia durante il fascismo, in Germania con Hitler, e negli Stati Uniti durante il governo Roosevelt) e alla sua
importanza nella diffusione di modelli ideologici e comportamentali.
Possibili articolazioni del rapporto cinema-storia:
- La storia del cinema
Nel senso della storia del cinema stesso, con un suo inizio e una sua evoluzione. Ambito di cui si occupa la stori-
ografia cinematografica.
- La storia nel cinema
Come mezzo di rappresentazione della storia passata. In questa veste il cinema condiziona l’immaginario storico della
società. Ma i film possono essere anche fonti importanti per gli storici in quanto possono essere documentari, filmati di
attualità, cinegiornali. Ma anche i film di finzione possono servire come documenti di assetti urbanistici e ambientali dei
luoghi in cui sono state fatte le riprese, oppure possono riprodurre aspetti reali della vita quotidiana, dei consumi di un
determinato periodo. 1
- Il cinema nella storia
I film possono assumere un ruolo importante nel campo della propaganda politica, nella diffusione di un’ideologia.
Nascono spesso strette relazioni tra cinema e contesto socio-politico.
In particolare la storia del cinema si articola in diverse storie settoriali:
- storia delle tecniche, cioè dei mezzi, che hanno determinato, più o meno, la sua evoluzione rendendo possibili certe
forme e scoprirne altre alle quali non si pensava;
- storia dell’industria;
- storia delle forme, dei modi di significare, di esprimere e di raccontare, attraverso le tendenze;
- storia dell’arte, cioè delle opere che hanno segnato un punto d’arrivo o una svolta nella scoperta e messa a punto di
strutture significanti, la cui perfezione linguistica era legata ai progressi della tecnica e dell’industria. In questa ottica
acquistano un ruolo centrale i film, non solo quelli considerati “capolavori”, ma tutti quelli che in qualche modo hanno
contribuito alla formazione o all’evoluzione del linguaggio filmico.
Tipologie di storie del cinema secondo Casetti:
- storie economico-industriali
- storie socio-culturali
- storie- estetico-linguistiche
- storie erudite e globali
La storia del cinema costituisce un ambito di ricerca importante per discipline come la semiotica e la sociologia se si
considera il rilievo che ha avuto l’istituzione cinematografica nella produzione delle grandi configurazioni dell’immaginario
collettivo.
Estetica e semiotica
Il cinema è al contempo una forma d’arte e un mezzo di comunicazione. In quanto arte è stato oggetto di interesse
dell’estetica, mentre come mezzo di comunicazione è divenuto uno dei campi di applicazione della semiotica.
Teoria filmica di Arnheim: teoria volta a mettere in evidenza i caratteri di “autonomia” e di “differenziazione” dell’immag-
ine rispetto alla realtà riprodotta. Secondo Arnheim le potenzialità artistiche “differenzianti” del cinema consistevano nel-
l’assenza del colore, di profondità, di suono e di voce.
Sul versante opposto si trovano le riflessioni estetiche basate sul riconoscimento della natura meccanica e riproduttiva
del mezzo cinematografico.
André Bazin, critico francese sostenitore del realismo ontologico del cinema, ha basato la sua riflessione sull’assenza di
un intervento di interpretazione e di deformazione. Già nella fotografia si poteva riscontrare una oggettività essenziale,
la totale assenza dell’uomo. Bazin riconobbe nel cinema una radicale novità rispetto al tradizionale sistema delle arti e
mise in rilievo la capacità di questo dispositivo di produrre sullo spettatore un’impressione di realtà. Secondo Bazin il
cinema agisce sullo spettatore allo stesso modo in cui agiscono i fenomeno naturali che esso riproduce.
Altri studiosi su questo versante sono Kracauer e Walter Benjamin; quest’ultimo pone l’attenzione sulla radicale trasfor-
mazione del sistema tradizionale delle arti di cui le nuove modalità di percezione “collettiva” e “distratta”, tipiche del pub-
blico cinematografico, sono sia causa che effetto.
La semiotica del cinema invece si è da subito concentrata sul problema del linguaggio. In questo anno emergono stu-
diosi come Metz (francese), Eco e Pasolini (italiani).
Una volta approfondito il tema del linguaggio sono stati studiati la scrittura e il testo filmico, per comprendere i mecca-
nismi e le dinamiche che definiscono i singoli film o i gruppi di film. Da qui sono nate le problematiche relative a: racconto
(narrazione), punto di vista (focalizzazione), enunciazione, testo e strategie che disciplinano il rapporto film-spettatore.
Le età del cinema
La corretta comprensione di un film e il piacere estetico che si può trarre da esso dipendono da informazioni che pos-
sono orientare lo sguardo dello spettatore e fornire le regole per entrare più facilmente nel “gioco” cui il film invita. Quan-
to meglio si conoscono gli stili imitati, contraffatti o rivisitati da un film, tanto più si è capaci di entrare e immedesimarsi
nel “gioco” che esso propone.
Le origini
Il problema del cinema delle origini può essere affrontato da diversi punti di vista: quello tecnico-scientifico (per com-
prendere il funzionamento delle apparecchiature che poi hanno portato all’invenzione del cinematografo dei fratelli Lu-
mière), quello psicologico e sociologico (per comprendere come il cinema influenza l’immaginario collettivo), ed infine dal
punto di vista estetico (per vedere come il cinema apporta delle innovazioni alle altre arti esistenti).
Gli ultimi anni dell’Ottocento ed i primi del Novecento sono gli anni della nascita e dell’affermazione del cine-
matografo dei fratelli Lumière. Quest’epoca venne etichettata con il termine frivolo di Belle Epoque.
In realtà quelli furono anni duri, caratterizzati dall’espansione dell’imperialismo coloniale, di difficili ricerche di equilibri sia
internazionali, tra le varie potenze che praticavano politiche nazionaliste, che nazionali, tra gli interessi della borghesia
industriale e quelli della classe proletaria. Sono anche anni di grande progresso scientifico, tecnologico e sociale. Tratto
dominante dell’epoca, almeno fino alla prima guerra mondiale, era l’ideologia di progresso esteso a tutti gli stati sociali.
Tra gli eventi principali di questo periodo troviamo diverse guerre di natura coloniale e importanti eventi di rilievo politico-
sociale (es. la nascita del Partito socialdemocratico russo). 2
Mentre tra le principali novità scientifico-tecnologiche e culturali emergono: il cinematografo dei fratelli Lumière, il
telegrafo senza fili e la pubblicazione di L’interpretazione dei sogni Sigmund Freud.
Apparentemente l’avvento del cinema passò in secondo piano. In verità, però, la “magia” del cinema condizionò diversi
aspetti della vita quotidiana. Questa “magia” determinò forme di fruizione spettacolare che investirono gli aspetti più co-
muni della vita di tutti i giorni. Estendendo lo spettacolo fino alla sfera del quotidiano, il cinema portò il pubblico a
godere dello spettacolo di sé stesso.
Sia con i documentari, sia con i prodotti di finzione, il cinema cominciò sin dalle origini a sfruttare la fascinazione del fatto
realmente accaduto.
Il cinema non inventò nulla di nuovo, si limitò piuttosto a sfruttare, in forme tecnologicamente più avanzate, temi che
avevano già avuto fortuna nella letteratura, nelle stampe popolari, nei musei delle statue di cera, negli spettacoli di om-
bre cinesi, ecc…
Il cinematografo Lumière costituì il coronamento di decenni di ricerche in cui si intrecciavano due esigenze distinte:
- arrivare alla oggettivazione di un evento nella sua durata,
- restituire l’evento attraverso l’illusoria partecipazione ad esso.
Solitamente si tende a separare nel cinema delle origini due correnti:
1) Realista e oggettiva, rappresentata solitamente dai fratelli Lumière
2) Irreale e fantastica, addirittura perversa, il cui esponente principale sarebbe Méliès
Il cinema muto
Il cinema muto nel tempo ha avuto delle trasformazioni.
Inizialmente l’ambiente era quello pittoresco delle prime sale cinematografiche, i nickelodeon (nome che deriva dagli
USA dove l’ingresso costava 5 centesimi, ovvero un nichelino). In questi ambienti il “cinema” era presentato sotto forma
di uno spettacolo in cui, oltre alle “vedute”, vi era un presentatore che spesso interloquiva con il pubblico, accompagnava
i film con un pianoforte, e talvolta interrompeva le proiezioni dei film per presentare diapositive con testi di canzoni per
improvvisare una sorta di karaoke. Si è poi passati ad una standardizzazione degli accompagnamenti musicali, più rac-
colti dell’accompagnamento del presentatore nei nickelodeon.
Saper vedere (e ascoltare) il cinema muto
Oggi lo spettatore di rado, per caso o in frammenti, incontra il cinema muto. Si dice che il cinema muto non sia “adatto
alle abitudini audiovisive dei telespettatori”, ma la difficoltà di consumo di questo tipo di prodotto cinematografico non è
solo soggettiva ma anche oggettiva, dal momento che spesso ci sono problemi nella riproduzione del film: frequenza di
proiezione diversa da quella con cui erano stati girati (24 fotogrammi/secondo vs. 16 fotogrammi/secondo) oppure utiliz-
zo di un mascherino sbagliato che taglia parte dell’inquadratura.
Non molti sanno che il colore fu ampiamente usato fin dalle origini del cinema. Inizialmente si trattava di film colorati a
mano, fotogramma per fotogramma, successivamente vennero sviluppati sistemi più idonei alla produzione sempre più
industrializzata.
Il cinema muto aveva un vero e proprio codice cromatico: a ogni tonalità dominante dell’inquadratura corrispondevano
certi caratteri della scena (blu=effetto notte, rosso=scena drammatica, ecc.).
Si parla, a proposito del cinema muto, di “teatro-spettacolo” perchè solitamente la proiezione di un film era accompag-
nata da esecuzioni musicali (di orchestra, pianoforte o pianola meccanica), canti e letture espressive delle didascalie. In
alcuni casi una proiezione diventava un’evento di grandi dimensioni. Tutto questo risulterebbe abbastanza difficile da
riprodurre al giorno d’oggi.
Molti cineasti e critici erano convinti che la mancanza della “parola detta” fosse uno dei punti di forza del cinema e non
un impedimento.
Dal cinematografo al cinema: nascita di un linguaggio
Il periodo che va dal 1895 ai primi anni dieci del Novecento è chiamato l’età dei pionieri, considerata una fase di scop-
erta e definizione di una tecnica riproduttiva utilizzata a fini spettacolari piuttosto che di inizio di una nuova arte o un
nuovo linguaggio.
Tuttavia, secondo Edgar Morin (studioso francese), già con Méliès si era realizzato il passaggio dal cinematografo al
cinema, intendendo:
- cinematografo: puro e semplice apparecchio di ripresa e proiezione di fotografie animate messo a punto dai fratelli
Lumière, pensato inizialmente senza fini artistici;
- cinema: complesso dispositivo espressivo-spettacolare capace di articolare un proprio linguaggio, le cui potenzialità
sono state messe in luce per la prima volta da Méliès.
Gli elementi di attrazione dei primi spettacoli cinematografici erano la “fotografia in movimento” e i “trucchi di trasfor-
mazione”. Si trattava quindi dell’esibizione ripetitiva di un prodigio tecnico che non ha ancora acquisito uno status di
linguaggio.
Le prime tecniche di ripresa prevedevano l’inquadratura sempre frontale, senza articolazioni di piani e variazioni di
angolo, impedendo così di vedere abbastanza i soggetti. Inoltre in questo tipo di cinema vi era la mancanza di una di-
alettica tra reale e fantastico: le scene di prodigi o le situazioni comiche si succedevano senza uno sviluppo narrativo. 3
Queste differenze così profonde dal primo cinema a quello dei giorni nostri e il fatto che il pubblico di oggi non ap-
prezzerebbe i primi film dell’età dei pionieri, dimostra che quello del cinema è un linguaggio poco universale, deperibile e
soggetto a modificazioni, nonostante le basi tecniche rimangano più o meno le stesse.
I film prodotti nell’età dei pionieri sono di fatto una curiosità scientifico-tecnologica a uso degli ingenui spettatori dei
baracconi, delle esposizioni e delle fiere.
Quindi l’età dei pionieri va considerata come un’epoca di dissoluzione del sistema tradizionale delle arti, alla quale ha
contribuito anche la fotografia, quella che Benjamin ha chiamato “epoca della riproducibilità tecnica”, alla base della
quale ci sono soprattutto le trasformazioni economiche, sociali e culturali apportate dalla rivoluzione industriale.
Questa dissoluzione del sistema tradizionale delle arti ha come scenario quello dello spazio urbano delle metropoli in-
dustrializzati dove si affermano forme di percezione estetica “collettiva” e “distratta”, caratteri strutturali di ampi
fenomeni a metà strada tra spettacolo e informazione, ovvero le prime manifestazioni di quella che sarebbe diventata la
moderna cultura di massa. Le prime “attrazioni” avevano come carattere distintivo la ripetitività e la mancanza di dif-
ferenziazione.
Solo grazie ad alcuni studi, in particolare quelli di Griffith (autore del film La nascita di una nazione (1915)) tra il 1908 e il
1912, presero forma quei procedimenti tecnici e di organizzazione logico-narrativa delle inquadrature che permisero
l’emergere degli elementi di base del racconto cinematografico.
Con La nascita di una nazione il cinema raggiunse tutti i suoi primati: sul piano dello spettacolo, della narrazione, del
linguaggio e dell’economia. Per non parlare poi dell’enorme forza propagandistica che dimostrò di avere il film.
Con questo film Griffith riuscì a dimostrare le molte possibilità che il cinema offriva:
1) articolare un complesso spettacolo della durata di circa tre ore, al pari di una rappresentazione di teatro d’opera;
2) sviluppare una narrazione compiuta e di notevole complessità tematica al pari di un voluminoso romanzo;
3) articolare la narrazione alternando grandiose e spettacolari scene d’insieme a visioni di minimi dettagli attraverso i
primi piani e i “mascherini a iride” con efficacia e immediatezza assolutamente nuove.
Già prima di Griffith
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