Servire i morti
I morti nella casa
I morti sono in pena, quindi astiosi. Finché non sono messi sotto terra li si teme. Ma anche dopo la gente ne diffidava, perché capitava che ritornassero. Il servizio delle obsequia (gli uffici funebri per gli antenati) veniva a compensare ciò che ciascuno dei discendenti aveva ricevuto: la vita, il patrimonio, alcune virtù e una certa gloria. Commemorare gli antenati in certe date era un atto vitale. Il loro nome faceva la forza della discendenza nel momento in cui la qualità di una casata, le sue relazioni, quindi la sua nobiltà si affidavano al ricordo delle glorie ancestrali.
Le donne e i morti
Abbiamo la voce diretta di Dhuoda, dama e moglie di uno dei più alti dignitari del regno franco. Nel suo Manuel pour son fils prescrive come primo dovere il rispetto verso i padre. Subito dopo, pregare per i morti, particolarmente i “morti domestici”. La priorità va ai genitori paterni che hanno trasmesso i propri beni in eredità. Il dono che si fa ai morti pregando per loro, deve essere stabilito in giusto rapporto con il dono ricevuto da ognuno dei defunti. Il ricordo dei morti era tanto più saldo quanto più hanno lasciato in eredità. Se i nomi di donna sono meno numerosi di quelli di uomini nei testi scritti del XII secolo per la gloria degli antenati, è perché gli onori e la parte più cospicua di beni si trasmettevano di padre in figlio.
Dhuoda redige accuratamente l’elenco dei nomi di tutti gli antenati. Ella si aspetta anche che il figlio non dimentichi, più tardi, di scrivere il suo nome. Alcuni indizi fanno pensare che fosse compito delle dame, che comandavano all’interno della casa, garantire la buona organizzazione delle commemorazioni quando queste si svolgevano all’interno dello spazio domestico. Toccava loro dirigere il corteo funebre, essere le prime a gridare il dolore della casata.
Si riteneva indispensabile che le donne si tenessero il più vicino possibile ai corpi che stavano per essere seppelliti, così come che dessero a vedere e a sentire, gesticolando, urlando alla morte, il lutto collettivo. Come il corpo dei neonati, il corpo dei defunti appartiene alle donne. Il loro compito è di lavarlo, di vestirlo. Nel XII secolo il potere delle donne deriva principalmente dal fatto che la vita esce dalle loro viscere e, quando la vita si spegne, ritorna da loro come alla terra. Le due funzioni della femminilità, quella materna e quella funebre, designavano la dama per dirigere le esequie, i servizi che gli antenati esigevano dai viventi.
Scrivere dei morti
La cristianizzazione aveva tuttavia avuto l’effetto di affidare ai servi di Dio una parte di questo compito. Le comunità monastiche sembravano particolarmente qualificate per incaricarsi dei defunti. Esse si dimostravano in questo tempo maggiormente capaci di gestire le relazioni sociali tra i vivi e i morti con l’iscrizione e la recitazione dei nomi individuali dei defunti. Nelle abbazie in cui si pregava per gli antenati, in cui i discendenti si riunivano per onorarli, la memoria degli antenati si radicò e cominciò ad essere affidata alla scrittura. La letteratura genealogica è germogliata nei chiostri e nelle cripte monastiche, ma si è sviluppata in seno alla società cortese. Portare offerte ai monaci perché custodissero nel modo migliore possibile la memoria era un atto di pietà, ma consolidare le strutture portanti di una genealogia diventò un atto politico.
Memoria delle dame
I racconti dinastici sono molto preziosi per conoscere la sorte delle dame del XII secolo. Essi ci dicono che il ventre della donna non è semplice ricettacolo, che esiste uno sperma femminile, e che quindi la dama interviene in maniera decisiva nella gestazione: il figlio può infatti pretendere di acquisire i diritti che deteneva il padre della madre. La donna che lo ha covato nelle sue viscere è stata come un ponte tra due stirpi.
Se la memoria genealogica risale sovente più in alto dalla parte materna, se alcune figure femminili prendono necessariamente posto in questo ricordo, non è perché ne abbiano la cura soprattutto le dame: la maggior parte dei nomi dei quali Dhuoda ha redatto l’elenco sono maschili. Le antenate sono presenti per il ruolo che hanno svolto nel destino del casato. Due ragioni fanno sì che venissero ricordate rigorosamente: la forza del legame affettivo che univa in questa società il figlio alla madre, e l’estrazione meno elevata del marito rispetto a quella della madre. Che la donna fosse generalmente più nobile del marito dipendeva dall’eccesso di ragazze offerte e penuria di giovani aspiranti. Nella mascolinissima letteratura genealogica si ritrova il modo di intravedere i tratti di alcuni dame del XII grazie alla regolare predominanza del femminile all’interno della coppia legittima e alla gloria che veniva alla casata da queste nobili spose.
Mogli e amanti
Genealogia di un elogio
Alla memoria dei suoi avi normanni volle innalzare un monumento degno della loro gloria Enrico Plantageneto. Volle che la loro storia fosse scritta in romanzo e mise all’opera Benedetto di Sainte-Maure. A Benedetto erano famigliari né la Normandia né la casata ducale: decise allora di attingere ad opere altrui. Lo fece con la recente opera di Wace, che narrava le avventure del re Enrico I. Wace a sua volta si era basato principalmente sulla Geste des ducs normands scritta da Guglielmo di Jumièges, opera che voleva sostenere la legittimità di...
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