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Le donne nella sfera della politica: diritti delle donne e democrazia

Uguaglianza giuridica e Rivoluzione francese

Al termine del XX secolo il principio di uguaglianza giuridica tra uomini e donne era un'idea già conosciuta in Occidente. I primi passi giuridici verso l'identità dei diritti risalgono alla Rivoluzione francese. In questo stesso periodo nascono i primi movimenti che rivendicano tale identità. In nome del diritto naturale si reclama la completa parità dei sessi, sia nel diritto pubblico che privato. La Rivoluzione francese ha provocato l'esclusione delle donne dalla sfera politica (per lungo tempo): con l'avvento della democrazia l'idea dell'incapacità politica delle donne divenne addirittura un principio assoluto, cosa che non era sotto l'ancien régime. Tuttavia, l'attribuzione dei diritti politici agli individui e non più alla terra, comportava il principio del suffragio femminile.

Concetto antico: parità dei sessi che si è tramutato solo recentemente in pianificazione giuridica. L'idea di fondare in diritto l'uguaglianza delle donne ha incontrato numerose resistenze, prima fra tutte quella del Codice Civile francese del 1804 (sotto la guida di Napoleone), modello giuridico ammirato e largamente diffuso, sia in Europa sia oltre Atlantico (in Canada, nella regione del Québec). Il pater familias era dotato di individualismo e giustificato a sottomettere la moglie e le figlie. Le donne vivevano principalmente all'interno del mondo familiare, questo significava che tutte le donne venivano quotidianamente sottomesse nelle famiglie. Per gli uomini e i governi, le donne erano pervase da un'incapacità civile e un'incapacità politica.

Da poco liberate grazie alla Rivoluzione francese, le donne di molti paesi sono perciò state asservite poi dal Codice napoleonico. Le minori erano sottomesse all'autorità del padre e poi dei mariti, prive di qualunque diritto politico: il modello femminile disegnato da Napoleone è rimasto in attuazione per lungo tempo ed ha ispirato i paesi meridionali dell'Europa nelle loro Costituzioni (ecco perché tali paesi hanno concesso alle donne la votazione in ritardo rispetto ai paesi nordici ed anglosassoni).

Il Codice Civile e le sue influenze

Il Codice Civile francese lascia ancora tracce profonde nella legislazione di molti paesi europei anche verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Solo recentemente la corrente liberale del diritto privato ha cancellato gli ultimi segni della subordinazione marito-cittadino. Acquisita l'uguaglianza giuridica, le donne devono ancora provvedere a fornirsi degli strumenti per esercitare i diritti legati alla loro nuova qualità di cittadine: diritto di voto, ma soprattutto diritto di eleggibilità. Le donne prendono parte all'esercizio delle responsabilità pubbliche ancora in minima parte.

L'accesso alla cittadinanza

La storia recente della cittadinanza civile e politica delle donne si è suddivisa in due assi centrali. Il primo evento saliente: è la grande disparità del diritto nel 1945: a questa data le donne esercitano diritti civili e politici molto diversi. A volte tali diritti venivano riconosciuti pienamente, altre volte non venivano riconosciuti per nulla: le donne sono considerate incapaci sul piano civile, ma capaci su quello politico e viceversa.

Il secondo evento saliente: a partire dagli anni Sessanta (molte riforme del diritto) viene ammessa l'idea di uguaglianza fra il marito e la moglie, nel diritto privato. Il clima successivo alla fine della WWII è propizio al diffondersi dei diritti dell'individuo. I totalitarismi sono schiacciati dalle forze democratiche. Le donne ne saranno in parte le beneficiarie.

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948) menziona la parità dei sessi, così come la parità dei coniugi nel matrimonio. In molte costituzioni viene data importanza alla parità dei sessi. Solo gli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo, rifiutò (1990 ancora rifiutata) di inserire nella sua Costituzione, la parità dei sessi in tutti gli ambiti legali, attraverso l'Equal Rights Amendment.

In molte parti d'Europa il diritto pubblico si vede costretto a "cedere" dopo la caduta dei regimi fascisti, riconoscendo alle donne la piena cittadinanza politica. Il diritto privato riesce a resistere maggiormente alle pressioni democratiche del tempo. Nel 1945 la disparità di trattamento è la regola, e la parità l'eccezione: il matrimonio ha l'effetto di privare le donne di importanti diritti personali e patrimoniali (amministrare i beni, esercitare la patria potestà, ecc.).

Differenze tra i modelli giuridici

Differenza fra i paesi influenzati dal Codice Napoleonico, poco disposti nei confronti delle donne, e quelli invece che per molto tempo avevano avuto effetto la Common Law, ben disposti verso le donne. Esempio del Canada.

Il modello anglosassone e nordico

Il modello anglosassone e nordico rese le donne emancipate ancora prima della fine della Seconda guerra mondiale. Già nel 1945 esse hanno compiuto da vari decenni la loro rivoluzione e hanno avuto accesso allo statuto di individuo-cittadino. La visione protestante ha avuto un ruolo fondamentale in questo contesto. Infatti, l'etica protestante, incentrata all'individualismo, si conciliava con le esigenze delle donne.

Allo stesso tempo, il diritto viene coinvolto poco nelle questioni di vita privata o morale personale, se non quando tali questioni vanno a ledere la comunità (es. adulterio). Anche questo ha contribuito a rendere le donne meno dipendenti dagli uomini. In Inghilterra un altro elemento storico ha accelerato la liberazione giuridica delle donne: la precoce industrializzazione del paese. L'industrializzazione, esigendo una grande quantità di manodopera, ha portato con sé una necessaria estensione della libertà civile delle donne. Ciò è tuttavia in contrasto con la Francia, il cui approccio verso l'emancipazione femminile rimarrà più rurale.

Nei paesi nordici e anglosassoni, alla concessione del diritto di voto alle donne è seguita subito l'universalizzazione (maschile) del suffragio. Alla vigilia del primo conflitto mondiale il voto veniva ancora svolto su base censitaria in GB. Negli USA, tuttavia, le femministe, dopo la guerra di secessione, devono lottare faticosamente per far sì che sia finalmente votato, e poi ratificato nel 1920, l'emendamento Susan Anthony che rese il suffragio femminile un diritto costituzionale.

Il movimento suffragista ha cavalcato l'onda della democratizzazione, ecco perché le sue vittorie sono state precoci. Le Scandinave (nord Europa, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia) sono state le prime ad arrivare alla cittadinanza politica, per lo più prima o durante la Grande Guerra. Imitate da quasi tutti i paesi europei non latini. Cosicché, alla fine degli anni Venti nell'Europa Settentrionale così come nell'America del Nord, tranne il Québec, le donne hanno concluso la loro battaglia per l'uguaglianza politica.

Parità civile nei paesi di Common Law

In materia di parità civile, i grandi precursori sono stati i paesi di Common Law. Nella maggior parte degli Stati d'America, e soprattutto in Inghilterra, la concessione dei diritti civili alle donne sposate ha preceduto la concessione dei diritti politici. A metà del Novecento, sono già più di sessant'anni che in Inghilterra le mogli hanno acquisito la loro indipendenza rispetto ai mariti, riguardo ai loro beni e alla loro persona. Si instaura il regime di separazione dei beni, con il Married Women's Property Act (1882): la donna è riconosciuta capace di disporre della propria fortuna.

La parità di padre e madre dinanzi ai figli, inizialmente non prevista dalle regole del Common Law, è stata introdotta molto presto da successive disposizioni di legge (in Inghilterra, le leggi del 1886 e 1925). Dopo la WWII la maggior parte delle province canadesi e degli Stati d'America riconosce esplicitamente la parità dei coniugi dinanzi ai figli.

Le donne scandinave non invidiano nulla alle britanniche: dal 1920 ottengono la parità con il coniuge per legge e l'abolizione della patria potestà. Quanto alle tedesche, ad esse verrà concessa la parità dopo la promulgazione, il 23 maggio 1949, della Legge Fondamentale. Ponendo che "gli uomini e le donne hanno uguali diritti" questa prevede (articolo 117) che le leggi incompatibili con i principi di uguaglianza cessino di avere effetto dal 31 marzo 1953. Da questa data le donne si vedranno riconoscere diritti non presenti nel Codice Civile.

In Francia e in Italia il principio della parità tra i sessi coesisteva con un Codice Civile che istituzionalizzava l'ineguaglianza delle donne sposate.

Il modello latino e i suoi "derivati"

Nei paesi dell'Europa mediterranea/latina, il canone giuridico è opposto a quello descritto in precedenza. Le donne, nella vita privata, sono ancora molto subordinate al potere di un marito al quale devono sempre obbedienza. Il ritardo nell'acquisizione dei diritti è imputabile agli stessi movimenti femministi, che hanno tardato a costituirsi in organizzazioni/partiti di massa. In Spagna, Portogallo e Italia l'idea stessa di emancipazione femminile appariva inconciliabile con la tradizione cattolica (interpretata come legge), il diritto infatti non è ancora sconfessionalizzato.

In Francia, e in alcuni paesi vicini, la forza del femminismo inizia nel Novecento, ma scema fra le due guerre. I movimenti suffragisti sono caratterizzati da discussioni interne, mentre i partiti politici assumono idee sempre più misogine. Nel 1936 il voto femminile non appare nemmeno all'interno del programma del partito socialista. In Francia, e in paesi vicini, due fatti hanno bloccato il raggiungimento della parità fra i sessi: la Rivoluzione francese, che stabilì il principio dell'esclusione politica delle donne, e il Codice Civile (ovvero il Codice Napoleonico entrato in vigore il 21 marzo 1804), rappresentazione della modernità giuridica, che stabilì la subordinazione delle donne nella vita privata per oltre un secolo e mezzo. Tutti fingono che il codice sia il documento giuridico perfetto.

Nei paesi latini l'universalizzazione del voto maschile ha anticipato di gran lunga l'accesso delle donne al voto. È nel 1848 che la Francia stabilisce il suffragio universale maschile, e nel 1944 la Francia è tra le ultime nazioni europee a riconoscere alle donne il diritto di voto e di eleggibilità. Questo ostracismo era stato perpetrato fin dal 1789, per ben centocinquant'anni. I paesi mediterranei, così come le repubbliche antiche (romana ed ateniese), esclusa la Spagna, sembrano aver pensato per lungo tempo che la partecipazione alla vita politica dovesse essere riservata a coloro che indossano le armi. I paesi che avevano adottato il Codice Civile perciò erano in ritardo coi diritti della donna. Altri paesi che hanno adottato il Codice Civile lo hanno interpretato più liberamente, ad esempio l'Italia, ma qui il diritto confessionale ha spesso limitato la voce delle donne e i loro diritti individuali, nonostante la disparità fra i coniugi sia meno rigida che in Francia.

Viene negato l'accesso alle donne in politica anche per una questione di strategia. Ad esempio nell'Ottocento il voto delle donne francesi avrebbe premiato quasi sicuramente il clero. In Spagna e Portogallo, il bavaglio giur

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cimx.mar13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle donne in Occidente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Rossini Daniela.
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