Le donne nell'Italia medievale
Patricia Skinner
La fine del mondo romano (508-602)
Dal 508 al 774, l'Italia subisce continui sconvolgimenti. Si rincorrono un primo periodo di dominazione ostrogota sotto Teodorico (età dell'oro), l'assassinio di sua figlia Amalasunta da parte dei Goti, la conseguente rovinosa campagna bizantina contro i Goti (Giustiniano, imperatore bizantino, cominciò la guerra contro i Goti rivendicando la sovranità su di loro e prendendo come pretesto l'assassinio di Amalasunta, che lo aveva appoggiato e di cui aveva approvato il successore), l’invasione Longobarda dell’Italia settentrionale, la sconfitta del re longobardo Desiderio da parte delle armate franche.
Pontificalis e guerre gotiche
Le dispute religiose (come l'arianesimo di Goti e Longobardi – e anche di Teodorico, definito eretico nel Liber Pontificalis), ispirarono l'instabilità politica del periodo. Le guerre gotiche frantumarono l'Italia in aree sotto il controllo dei Goti o dei Bizantini (Roma e Ravenna = Bizantine); con l'arrivo dei Longobardi nel 568 che strapparono ampie porzioni di territorio, non si può più parlare di Italia come insieme unitario.
Autari, re Longobardo dal 584 al 590, strinse alleanza coi bavari sposando Teodolinda, la quale si convertì poi al cattolicesimo (anche molti soldati stabiliti in Italia dopo le guerre gotiche si sistemarono sposando proprietarie terriere o grazie all'accordo di acquartieramento detto hospitalis). Nella seconda metà del 6° secolo la cultura era passata da romana a longobarda in gran parte dell'Italia.
Teodorico
Teodorico morì nel 526. Sua figlia Amalasunta sposò il visigoto Euterico ed ebbe Atalarico e Matasuenta. Amalasunta governò per otto anni come reggente del figlio Atalarico, ancora minorenne (Euterico probabilmente morì). Nel 534 morì Atalarico, e Amalasunta sposò suo cugino Teodato (governo: 534-536). Nel 535 Teodato imprigionò e uccise Amalasunta. Fu poi detronizzato da Vitige, nel 536, che sposò Matasuenta, ma il suo regno fu di breve durata a causa dell’attacco bizantino.
Le fonti del periodo
Le lettere del Senatore Cassiodoro (un romano che scriveva da parte dei re ostrogoti), il Liber Pontificalis (biografie papali), le lettere di papa Gregorio Magno, la decodificazione del diritto romano intrapresa da Giustiniano e le norme giuridiche dei Goti. Le donne vengono usate come metro del disordine sociale: erano prese di mira pur essendo politicamente insignificanti.
Le donne nelle lettere di Cassiodoro (Le Variae)
Cassiodoro scrisse molto per Teodorico. In una delle lettere, la madre vedova di un nuovo patrizio al Senato viene elogiata per gli sforzi compiuti nel crescere sola i suoi figli, alimentando il tema dell’esaltazione delle donne romane come modello di virtù.
In un’altra lettera, Teodorico non approva la consuetudine del prezzo della sposa, ne loda le qualità sottolineandone l’istruzione (nel caso specifico parlava di sua nipote, data in sposa a Erminafrido re dei Turingi) e quindi respinge l’idea che lo sposo abbia comprato la moglie.
Cassiodoro ci fa anche un lusinghiero ritratto di Amalasunta. Nel 533-534 ella proclamò un editto contro l’adulterio e il concubinaggio, secondo il quale la donna libera concubina di un uomo sposato diventava schiava della moglie (questa era una sorta di compensazione per la moglie offesa). Cassiodoro parla della proprietà di linguaggio della regina, della sua cultura letteraria, della fermezza di carattere e della sua arte diplomatica.
Amalasunta
Ad Amalasunta sono attribuite qualità maschili, perché la sua condizione di donna la confinerebbe a lodi troppo poco significative; il sesso femminile non può raggiungere autonomamente una propria gloria. Anche dopo la morte di Atalarico, Amalasunta continua ad avere un ruolo dominante.
Alcuni scritti invece descrivono Amalasunta come una ribelle e un’avvelenatrice della propria madre (come quello del vescovo franco Gregorio di Tours), altri affermano che fu uccisa dalla moglie di Giustiniano, gelosa delle qualità di Amalasunta che avrebbero potuto ammaliare il marito (come quello dello scrittore bizantino Procopio).
In ogni caso, Amalasunta fu una donna piena di risorse e di carattere, ma che funse più che altro da tramite per uomini ambiziosi che raggiunsero il potere attraverso il matrimonio; per lei sarebbe stato impossibile mantenere la propria posizione senza un compagno maschio.
Il Liber Pontificalis e le lettere di Gregorio Magno
Queste due fonti offrono la visione della femminilità cristiana ideale e le testimonianze dell’operare delle donne per stimolare una vita cristiana cattolica. Il Liber Pontificalis fornisce testimonianze della miseria causata dalle campagne del generale bizantino Belisario in Italia, che entrò a Napoli nel 536. Inoltre, nello stesso periodo, Milano e Roma furono colpite da una grande carestia.
Le donne, insieme ai bambini (entrambi socialmente vulnerabili), tornano a rappresentare il livello di sconvolgimento del momento: monache violentate e madri costrette dalla fame a mangiarsi i figli sono la rappresentazione del disordine sociale. Inoltre, sono anche metro di condanna per gli uomini che avrebbero dovuto proteggerle ma non l'hanno fatto.
Le lettere di Papa Gregorio Magno
Le lettere di Papa Gregorio Magno documentano varie donazioni alla Chiesa da parte di proprietari terrieri (meridionali più che altro, perché il nord era devastato dalle guerre), tra cui anche donne (potevano essere anche proprietarie terriere perché vivevano secondo il diritto romano, che accordava loro autonomia nell'amministrare i loro possedimenti). Forniscono quindi un'idea della religiosità femminile di un tempo, nonostante siano abbastanza vaghe nel delineare gli interventi amministrativi di Gregorio. Le donne erano badesse di monasteri o monache nelle loro stesse case donate alla Chiesa (che diventavano monasteri femminili), ma non tutti i monasteri femminili erano fondati da donne: può essere che le fondatrici non agissero di loro spontanea volontà.
In ogni caso, le nuove fondazioni erano sostenute da elargizioni di denaro e donazione di reliquie. Gregorio si rivolgeva direttamente alle donne, quindi si presuppone che esse sapessero leggere e fossero quindi nobili in grado di esercitare la loro influenza sui problemi che sorgevano a livello locale e in grado di collaborare con le famiglie aristocratiche che guadagnavano sempre più potere.
Il papa però si occupava anche di fornire aiuti alle vedove povere, o a donne i cui figli lavoravano per la Chiesa, a donne minacciate da persecutori o a ebree convertite. Le lettere forniscono inoltre esempi di aristocratiche incapaci di adeguarsi alla vita monastica; Gregorio cercava di rimediare al danno dei voti abbandonati liberando dalla scomunica in caso di pentimento, ad esempio. In alcuni casi in cui le donne furono invece costrette a farsi monache contro la propria volontà, Gregorio permise loro di tornare allo stato laico. Aiutò anche donne a diventare monache contro la volontà paterna (forse per alcune la prospettiva di prendere i voti era più rosea del rimanere sotto il controllo della famiglia). Nel caso di coniugi, entrambi dovevano acconsentire che una delle parti entrasse in monastero.
Gregorio e gli ecclesiastici
Gregorio bacchetta gli ecclesiastici che infrangono il voto di castità, ma non dà un giudizio sulle donne che l'hanno permesso.
Vita longobarda (568-774)
Solo Roma, Ravenna e l'estremo sud scamparono all'invasione Longobarda. L'invasione fu tremenda, in molte -anche monache- furono violentate. Dal 643 re Rotari emana un ampio corpus di leggi (l'editto di Rotari) che andrà ad incidere sulla vita delle donne. L'editto di Rotari suddivide i sudditi del regno in liberi e schiavi e vige la regola del guadrigildo (somma di denaro da pagare al re e ai parenti della persona offesa o ferita secondo la sua categoria di appartenenza). L'onore e la fertilità femminili sono considerate ricchezze da proteggere, e vi sono molte leggi riguardo alle donne.
Sotto i longobardi, esse dovevano sempre restare sotto la potestà di un uomo o del re (chiamata 'mundio', esercitata dal mundoaldo - il padre, il marito, il figlio), perdendo totalmente la loro libertà. Il mundio implicava anche il diritto di amministrare i beni della donna e i danni a lei causati, venivano ripagati al suo mundoaldo. Vennero emanate anche leggi contro i maltrattamenti da parte del mundoaldo (by Rotari e Liutprando).
Eredità e matrimonio
La donna longobarda poteva comunque godere di qualche proprietà, nonostante tutto. L'editto di Rotari è particolarmente rigido sul controllo delle figlie (es. compensi per rapporti illeciti da pagare al padre della donna). Il mundio della donna sposata passava temporaneamente al marito, fino alla morte dello stesso, poi tornava al padre. Il faderfio era l'equivalente della dote della sposa. La meta o metphio era la contro-dote dello sposo. Dal fidanzamento (da quando cioè l'unione era considerata impegnativa) al matrimonio passavano al massimo due anni. Dopo la consumazione del matrimonio, lo sposo offriva alla sposa il morgengrab, un'ulteriore parte dei suoi beni. Poi poteva offrirle un ulteriore interesse vitalizio.
La donna rimasta vedova senza figli tornava nella sua famiglia con la sua dote, la meta e il morgengrab. In caso di aborto accidentale, il figlio veniva risarcito e se moriva anche la madre il prezzo saliva in base al lignaggio della donna.
Schiave, concubine e figli naturali
La preoccupazione per uno schiavo ferito era unicamente economica, infatti l'accomodamento era pagato dall'offensore al padrone. La schiava era considerata alla stregua del bestiame. I figli delle schiave potevano essere comprati dal padre naturale e resi liberi, oppure diventavano proprietà del padrone. Se invece il padre era il padrone della schiava, doveva riconoscere suo figlio come naturale e renderlo libero. Se un padrone vuole sposare una schiava, deve liberarla e i figli (probabilmente solo i maschi avrebbero accesso all'ascesa sociale) saranno suoi eredi. Grimoaldo, successore di Rotari prima di Liutprando, dovrà fronteggiare i tentativi di emancipazione dallo stato servile e stabilirà che uno schiavo non può uscire dalla propria condizione se lo è da più di 30 anni. Quando un padre riconosceva i figli naturali, doveva loro una quota che sarebbe dovuta andare alla figlia legittima; inoltre essi potevano richiedere anche una parte del mundio della figlia legittima stessa, danneggiando, oltre che lei, anche i parenti del padre. Chi non veniva danneggiato erano invece i figli maschi legittimi, ai quali spettava buona parte del patrimonio del padre: più erano i figli legittimi, meno soldi si accaparravano quelli naturali.
Agli uomini dunque era permesso avere altre donne, ma non viceversa. Rotari legifera che l'amante di lei sarebbe stato ucciso, e lei venduta o uccisa. I suoi figli, resi schiavi o illegittimi. Per la Chiesa invece, donne libere potevano sposare schiavi e avere figli legittimi senza problemi. Un secondo matrimonio portava a rigide restrizioni per le mogli, un po' meno rigide per le vedove. Grimoaldo tentò di tenere a freno le relazioni extraconiugali dei mariti, pur lasciando l'onere della colpa sulla donna coinvolta come terza parte in causa.
Violenza ed atti sovversivi
Una serie di clausole punisce l'uso dei veleni, in egual misura tra maschi e femmine. Le donne che partecipavano a risse non erano tutelate in caso di ferite perché situazione considerata contro natura, le ladre venivano punite col disonore (i ladri con la morte o peggio), mentre le donne che restavano passive alle azioni dei mariti venivano tutelate poiché considerata legalmente incapace. È forte l'idea che le donne abbiano bisogno di una particolare protezione da atti disonorevoli o disonoranti.
L'impatto del cristianesimo
Ai tempi vi era la diffusa convinzione dell'esistenza di maghi e streghe (si dà per scontato che le più probabili candidate alla stregoneria fossero donne), nonostante la crescente influenza della Chiesa. La Chiesa aveva influenza ideologica (vieta il privare di eredità le figlie), morale (vieta il matrimonio tra consanguinei stretti e per bambine sotto i 12 anni) ed economica (regola il patrimonio delle donne che decidono di prendere il velo). Liutprando crea molte norme a regola del monachesimo femminile (es: le donne che prendono il velo non possono tornare all'abito secolare, 200 solidi d'ammenda per uomini che vanno con le monache, sequestro del patrimonio per monache consenzienti). Una donna poteva cedere i suoi terreni col consenso del marito in presenza di parenti e un giudice: se aveva figli poteva donare al monastero solo un terzo del suo patrimonio, se non ne aveva poteva donarne la metà, in entrambi i casi solo un terzo se restava a casa come oblata, se vedova doveva aspettare un anno dalla morte del marito prima di prendere il velo, il mundoaldo poteva arrivare a ottenere due terzi del patrimonio della donna se la vedova non aveva figli.
La testimonianza dei cartulari (registri)
I documenti più antichi di scritture private a noi pervenute sono quelli dell'archivio di Lucca dell'8° secolo. Tra 7° e 8° secolo i grandi latifondi si erano frammentati, e alcune proprietarie terriere ne facevano donazione alla Chiesa, ricevevano beni pontifici, fondavano monasteri. Anche alcuni atti longobardi testimoniano queste transazioni. Le donne dovevano dichiarare a quale diritto si sottoponevano (romano o germanico) se dovevano continuare ad amministrare da sole il loro patrimonio.
Matrimonio e proprietà
Il passaggio di beni patrimoniali (acquisti, vendite, donazioni) è l'argomento della maggior parte dei documenti riguardanti le donne. Spesso il morgengab era usato per pie donazioni. L'obbligo del consenso maschile per le donazioni non apparve subito, ma quando apparve anche le donne in stato di vedovanza non ottenevano l'emancipazione. Il nome “mundoaldo” in questi atti non esiste, e i riferimenti al mundio sono rari, eppure sono stati ritrovati dei documenti in cui il futuro patrimoniale delle mogli è decretato dai testamenti dei mariti (che tendevano ad affermare i vantaggi di una vedovanza casta). Anche nipoti e figlie potevano essere beneficiarie dei testamenti di nonni, zii e padri. Si parla anche di donne che sposano i loro schiavi, praticamente auto-diseredandosi secondo il diritto longobardo e condannando alla condizione di schiavi i loro figli. Insomma, in qualche caso le leggi venivano aggirate.
Schiavi e schiave
Parte del morgengab di una donna poteva essere rappresentato da schiavi. Le schiave costavano meno, e servivano più padrone che padroni. Potevano anche essere concubine dei padroni. Rendere liberi degli schiavi era considerato un atto di pietà religiosa. Esistevano vari atti cerimoniali per l'emancipazione di uno schiavo, tra cui il renderlo libero davanti all'altare di una chiesa. Accanto agli schiavi coesistevano gli aldii.
Schiave o libere? I documenti sulle contadine
In quel periodo tutti i contadini erano in stato di sudditanza: erano soggetti alla volontà dei proprietari delle terre che coltivavano (cosa testimoniata anche dai documenti del monastero di San Vincenzo al Volturno, al sud).
Le donne e la Chiesa: un rapporto ambiguo
Crescevano col convertirsi dei longobardi al cattolicesimo.
I nuovi monasteri
Molti erano monasteri femminili. Tra le fondazioni longobarde troviamo: Sant'Agata al Monte e Santa Maria Teodote (Pavia), Santa Maria d'Aurona e San Vincenziano (Milano) e altri a Cairate, Lodi, Pistoia, Firenze, Verona e Friuli. Poi a Lucca, Brescia e Napoli. A Roma, tra i maggiori monasteri femminili, troviamo quelli presso le basiliche di San Paolo, Santa Maria Maggiore e San Lorenzo. Queste fondazioni sono fonte di molte fonti scritte. I documenti rivelano l'espansione della Chiesa istituzionale. I monasteri potevano diventare il centro di proprietà familiari sempre più sparpagliate, o offrivano sostentamento e rifugio alle donne della casa.
Un esempio di donna fondatrice di un monastero è Manigunda che nel 742 fondò il monastero di Gesù e Maria a Cairate. Alcuni monasteri dipendevano da uno più potente. Uno dei monasteri femminili più noti e potenti d'Italia era il San Salvatore di Brescia, fondato dopo il 757 dalla regina longobarda Ansa e supportato dal re Desiderio; ospitava più di 40 benedettine, di cui Anselberga, figlia di Ansa, era badessa. Anselberga controllava le transizioni patrimoniali (che coinvolsero anche altri personaggi di alto livello) e assicurò la fornitura di acqua corrente.
Restrizioni e divieti della Chiesa per le donne
Donne e uomini stavano in monasteri differenti. Un documento del 749 pubblicato da Troya, il duca di Spoleto Lupo, sancisce i limiti posti alla circolazione delle donne in prossimità dei monasteri maschili. Spesso era anche uso vietare le visite femminili in monasteri maschili e creare luoghi dedicati solo alle donne nelle chiese (come a Roma nella basilica di San Pietro). Nonostante ciò, esistevano ugualmente preti sposati.
Paolo Diacono: uno scrittore misogino?
La più importante fonte narrativa del periodo è la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono (nato in Friuli nel 720 circa). Paolo entrò nel seguito del duca di Benevento, si fece monaco, scrisse epitaffi alla corte dei Franchi e insegnò greco, poi tornò a Benevento dove morì. Spesso ottiene informazioni da altre fonti, ma ci mostra il coinvolgimento di figure femminili in varie episodi e la vita politica del tempo.
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