Il "genere": un'utile categoria di analisi storica
(Joan W. Scott)
Definizione moderna di "genere"
Nel dizionario di inglese moderno "genere" è inteso esclusivamente come categoria grammaticale. Riferimenti al sesso sono accettati solo se in senso ironico. Mary Wortley Montagu, nella sua spiritosa denuncia del gentil sesso, usa deliberatamente a sproposito il riferimento grammaticale ("appartenenza a quel genere").
Nel corso del tempo, tuttavia, il termine è stato usato in modo allusivo o traslato per indicare tratti caratteriali o sessuali.
Utilizzo femminista del termine "genere"
In tempi molto recenti, le femministe hanno iniziato a usare il sostantivo genere in senso più letterale per indicare l'organizzazione sociale del rapporto tra i sessi. Per la prima volta impiegato da femministe americane, ribadisce l'aspetto sociale delle distinzioni basate sul sesso. Usano la parola genere per evitare "sesso" e "differenza sessuale", rifiutando il determinismo biologico implicito in quei termini, e per sottolineare anche l'aspetto relazionale della femminilità come norma sociale.
Bisogna concentrarsi sia sulla storia delle donne che su quella degli uomini. Natalie Zemon Davis dice che "non dovremmo occuparci soltanto del sesso succube, così come uno storico delle classi sociali non può dedicarsi esclusivamente ai contadini". La storia delle donne è intesa come qualcosa in più: una nuova materia di indagine e riesame critico dei modelli di ricerca esistenti, in grado di fondare una nuova storia. Per scriverla, è essenziale prendere in considerazione non solo il concetto di genere ma anche razza e classe.
Limiti degli studi di genere
Le femministe si sono sforzate di elaborare nuove definizioni teoriche. Tuttavia, il proliferare degli studi di genere presenta limiti legati all'impostazione descrittiva che non utilizza i concetti dominanti della ricerca storica, portando alla marginalizzazione della disciplina. Vi è un atteggiamento di rifiuto da parte di storici e storiche non femministe e uno scarso interesse per la partecipazione delle donne ai movimenti rivoluzionari.
I tentativi di elaborare una teorizzazione del concetto di genere sono limitati. Generalizzazioni riduttive e semplicistiche tendono a svilire la complessità delle cause sociali e l'impegno delle femministe, rimanendo all'interno delle strutture tradizionali delle scienze sociali, utilizzando formulazioni di vecchia data.
Usi descrittivi della parola "genere"
Nell'uso più recente, "genere" è sinonimo di donne e ultimamente molti libri e articoli sulla storia delle donne hanno sostituito i due termini. Ha un suono più neutrale e obiettivo dal punto di vista delle scienze sociali, ed è più neutrale rispetto alla politicizzazione tipica del femminismo, nella ricerca di una legittimazione accademica.
Inoltre, "genere" suggerisce che l'informazione non sia solo sulle donne ma anche sugli uomini, ribadendo il concetto che il mondo delle donne sia una parte del mondo degli uomini creato in esso e da esso. In quest’ottica, studiare le donne come soggetto isolato non è considerato utile.
Inoltre, "genere" si sostituisce a "sesso", che ha un'accezione troppo biologica, indicando le costruzioni culturali edificate intorno alle categorie di maschio e femmina che costruiscono i ruoli sociali. Viene ribadita l'origine sociale delle identità soggettive di uomini e donne. In quest’ottica, il genere è una categoria sociale imposta a un corpo sessuato, differenziando tra pratica sessuale e ruoli sociali.
Gli usi della parola genere si riferiscono solo alle aree strutturali e ideologiche che coinvolgono i rapporti tra i sessi. Il termine è funzionale a donne, bambini, famiglie, e ideologie di genere, ma non si applica a storia politica, diplomatica e militare, continuando ad apparire irrilevante. Il genere è un nuovo argomento dell’indagine storica ma non ha la capacità analitica di utilizzare e trasformare i paradigmi storici esistenti. Per cercare di risolvere questo problema, gli storici hanno elaborato tre teorie.
Tre elaborazioni teoriche del concetto di genere
Teorie del patriarcato
La subordinazione femminile è spiegata con il bisogno maschile di dominare le donne. Per alcune, la chiave del patriarcato è la riproduzione, per altre la stessa sessualità. Mary O'Brien sostiene che l'effetto del desiderio maschile di superare l'inferiorità dal punto di vista riproduttivo ristabilisce il primato della paternità, vanificando il travaglio e la realtà sociale delle donne nel parto e nella maternità. La liberazione femminile avverrà solo con il riconoscimento della contraddizione tra la natura del travaglio riproduttivo femminile e la mistificazione ideologica maschile di quest'ultimo.
Shulamith Firestone, più materialista, sostiene che la riproduzione costituisce per le donne una trappola, e che la liberazione femminile avverrà solo con le trasformazioni della tecnologia riproduttiva, eliminando la necessità del corpo femminile come agente di riproduzione della specie.
Per Catherine MacKinnon, la chiave del patriarcato sta nella sessualità stessa, paragonata al lavoro per gli operai marxisti ("ciò che più ci appartiene e più ci è sottratta"). Il primo passo per la sottomissione delle donne è l'oggettivazione sessuale ("L'uomo fotte la donna: soggetto predicato complemento"). La stessa natura ineguale del rapporto sessuale è all'origine della disuguaglianza dei rapporti tra i sessi. Il materialismo dialettico è sostituito con la presa di coscienza dell'identità comune delle donne, per poi intraprendere attività politica.
Problemi riscontrati nelle teorie del patriarcato
Queste teorie non spiegano come la diseguaglianza di genere influisca sulle altre diseguaglianze apparentemente non collegate. Inoltre, la loro analisi del patriarcato si basa sulla differenza fisica, considerata universale e immutabile.
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