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Riassunto esame storia delle donne e dell'identità di genere, prof. Casalena, libro consigliato Femminismo islamico, Pepicelli

Rielaborazione autonoma basata sul testo consigliato dal docente "Femminismo islamico" di Renata Pepicelli, utile a comprendere le varie sfumature del movimento femminista islamico, il quale rivaluta il Corano da una prospettiva femminile ribaltandone il travisato messaggio misogino.

Esame di Storia delle donne e dell'identità di genere docente Prof. M. Casalena

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ESTRATTO DOCUMENTO

leva sulle personalità femminili del primo periodo islamico, fase storica caratterizzata da un

grande attivismo femminile e dal riconoscimento sociale di diritti e capacità delle donne. I

loro lavori si concentrano su DECOSTRUZIONE INTERPRETAZIONI MISOGINE e ricostruzione

delle biografie di donne importanti nel primo periodo islamico.

FATIMA MERNISSI (sociologa marocchina)

Una delle pioniere del femminismo islamico, ma non si definisce tale. Fin dagli anni 70 affronta

questione femminile in Marocco e nel mondo musulmano in generale, ma il suo approccio cambia

radicalmente nel corso degli anni → all’inizio vede la religione come ostacolo

all’emancipazione femminile, poi dalla fine degli anni 80 studia i testi sacri e afferma che

l’Islam è portatore di un messaggio di uguaglianza però sconosciuto a causa delle

interpretazioni androcentriche e misogine imposte da elite di potere maschili.

All’inizio dell’era islamica le donne erano le prime a convertirsi e a trasferirsi nella città santa di

Medina, attratte da una religione che garantiva uguaglianza e diritti (in arabo esiste la parola

sahabiat, equivalente femminile di sahaba, compagno del Profeta) → il Profeta non avrebbe mai

avallato posizioni misogine. Dopo sua morte la giovane moglie Aisha si pose alla testa di un

esercito per contrastare la legittimità del califfo Ali nella battaglia del cammello (Aisha cavalcava un

cammello). È impossibile pensare che il Profeta, che amava e rispettava Aisha, abbia realmente

pronunciato hadith che suggerisce che le donne non siano capaci di ricoprire ruoli di potere.

Uno degli esempi di hadith fallaci/spuri è l’idea che nel Corano sia prescritto l’obbligo del VELO

(23, 59) → all’epoca necessità di indossare il velo era legato alla crisi militare di Medina, in

cui le donne erano esposte al continuo rischio di violenze: il velo era un modo per

proteggerle segnalandole ai compagni musulmani. Il Corano non prescrive neanche

SEPARAZIONI TRA UOMINI E DONNE (23, 53): la tenda in casa di Maometto serve solo a creare

distinzione tra vita pubblica e privata del profeta.

Riletto da prospettiva di genere, l’islam risulta cornice perfetta in cui rivendicare diritti ma

non rinuncia del tutto all’APPROCCIO SECOLARE.

Nel periodo postcoloniale in cui si affermano i gruppi islamisti radicali, Mernissi sente la necessità

di contrapporsi a loro e cambia prospettiva, affermando che la parità tra uomini e donne viola le

premesse dell’islam e le leggi che mettono in pratica i suoi comandamenti → APPROCCIO

CRITICO NEI CONFRONTI DELL’ISLAM: matrimonio islamico basato su dominio maschile, donna

musulmana posta sotto autorità di padri, fratelli e mariti, donne considerate da Dio elementi

distruttivi e quindi devono essere escluse da ogni contesto se non quello familiare → mutamento

di prospettiva testimonia trasformazione generale del discorso femminista nel mondo

islamico: fine anni 80-inizio anni 90 NUOVA CRITICA DI GENERE che oltre ad attaccare la

tradizione patriarcale radicale si rivolge contro la cultura occidentale (tutte le musulmane vittime

dell’Islam): donne occidentali sono vittime, spesso inconsapevoli, di una società maschilista che

cerca costantemente di sopraffarle. La prova è l’ideale estetico a cui sono costrette ad

uniformarsi (“la tirannia della taglia 42”), modo di pensare e comportarsi che induce le

donne a trasformare il proprio corpo e i propri desideri per assecondare lo sguardo

maschile.

ASMA LAMRABET (medico marocchino)

In passato non praticante e allineata su posizioni femministe vicine a quelle occidentali, poi inizia

percorso di fede che la porta a velarsi, anche se precisa che il velo deve essere una libera scelta

della donna all’interno di un percorso di riappropriazione della fede e dei diritti che gli uomini

hanno loro sottratto. Rivendica DIRITTO ALL’ISTRUZIONE (inconfutabile: analfabetismo femminile

rappresenta grave negazione della volontà divina in quanto conoscere è un dovere di tutti gli esseri

umani). Non crede nella possibilità per le donne di diventare imam: no rotture radicali delle

musulmane dal loro contesto sociale. Critica Amina Wadud.

Rivendicazioni dei diritti si devono collocare in una TERZA VIA a metà strada tra alienazione

occidentale e tradizionalismo radicale, ma sempre all’interno di una cornice islamica. Il

Corano afferma UGUAGLIANZA SPIRITUALE TRA UOMO E DONNA, diversi solo per funzione

biologica: il creatore giudica in base alla devozione, non al sesso. La stessa parola Adamo indica

la specie umana in generale: di conseguenza l’idea del peccato originale è vista nel Corano più

come una responsabilità condivisa.

Bisogna distinguere tra fonti originali (emancipazione femminile) e interpretazioni classiche

che hanno svuotato il Corano della sua spiritualità trasformandolo in un elenco di obblighi.

I testi sacri promuovono liberazione della donna e parlano di mutuo rispetto e aiuto reciproco tra

uomini e donne. Nelle prime comunità musulmane erano tutti uniti dalla fede e la donna svolgeva

al pari dell’uomo tutti i compiti nella società (prime islamiche sovrane illuminate, guerriere,

sapienti), ma poi c’è stata una progressiva regressione del loro stato, in contemporanea con il

declino della società islamica (questione di genere centrale nel sottosviluppo socio-

economico) → causa interna la volontà di potere degli uomini e causa esterna colonizzazione.

Esegesi classiche hanno scelto di ignorare o descrivere come casi isolati le storie delle donne

potenti della prima era islamica.

AISHA (giovane moglie del Profeta) studiata da molte femministe islamiche in quanto ricopre ruolo

determinante dal punto di vista politico, religioso e militare. La maggior parte dei musulmani, scrive

Lamrabet la considera un’ottima moglie ma non ricorda le sue capacità di teologa, esegeta,

politica e militante. Dopo la morte di Maometto diventa uno dei riferimenti principali in tutti i settori

del sapere religioso: esperta di giurisprudenza della condizione femminile, di educazione, di

insegnamento religioso. Fu leader politico e militare (battaglia del cammello).

JIHAD AL FEMMINILE

Tra globale e locale

Connessione stretta tra attiviste di genere e studiose: pratica diffusa delle associazioni

organizzare corsi di formazione guidati da esperte ed esperti in scienze religiose per confrontarsi

sull’analisi dei testi sacri da una prospettiva di genere.

- SISTERS IN ISLAM (associazione malese, fondata alla fine degli anni 80) uno dei primi

gruppi che uniscono islam e femminismo, impegnate a dimostrare che è possibile

rivendicare diritti femminili rispettando i precetti religiosi. Nonostante le accuse di

occidentalizzazione e contrarietà alla shari’a si sono unite in fronte comune con le attiviste

del sud est asiatico → esempio dell’AZIONE DI RETI GLOBALI che riescono a creare

pressioni internazionali capaci di controllare governi e gruppi integralisti.

- WLUML (Women living under muslim laws, network nato nel 1984) fronte comune contro le

ingiustizie di genere perpetrate in nome dell’islam → nel 1990 workshop di donne da tutto il

pianeta (collegare attivismo e teologia femminile) sfocia nella pubblicazione di For

ourselves women reading the Qu’ran (1997).

- GIERFI (Groupe international d’études et de réflezion sur femmes et Islam) presieduto da

Asma Lamrabet → comprende alcuni membri della JUNTA ISLAMICA CATALANA: giovani

spagnoli converiti all’islam alla ricerca delle radici musulmane. Organizza tre grandi

conferenze sul femminismo islamico (2005, 2006 e 2008).

- WISE (Women’s Islamic initiative in spirituality and equity, 2006): rinnovare giurisprudenza

islamica e rivitalizzare spirito dell’ijtihad. Obiettivi: istruzione femminile anche in campo

religioso.

INTERNET strumento fondamentale per la dimensione globale del femminismo islamico → si è

formata una COMUNITÀ DI CREDENTI DETERRITORIALIZZATA che può fare riferimento a

istituzioni alternative a quelle tradizionali. INGLESE lingua principale a fianco delle lingue

nazionali: strategia di diffusione su scala globale.

Gli uomini della Jihad di genere

ABDENNUR PRADO (spagnolo convertito, presidente Junta Islamica Catalana) è uno dei più

eminenti rappresentanti in Europa del femminismo islamico → uomini devono agire

concretamente per l’uguaglianza di genere, combattendo discriminazioni sia nei tribunali che

nelle moschee. Impegnato per i diritti civili dei musulmani in Occidente.

KHALED ABOU EL FADL (nato in Kuwait ma cresciuto in Egitto, esperto di leggi islamiche in

California) è un pensatore riformista musulmano → interviene contro inferiorità delle donne: nel

corso dei secoli ci si è allontanati dal messaggio religioso e la giurisprudenza è stata

modificata per scopi politici.

ABDULLAHI AN-NA’IM (docente in America), influenzato dal riformista sudanese Taha (ucciso nel

1985 per le sue idee), sostiene conciliabilità tra islam e diritti umani universali. Nella tradizione

giurisprudenziale islamica c’è una netta differenza tra shar’ia (legge divina espressione diretta

della volontà di Dio, sacra, universale ed eterna) e fiqh (diritto/giurisprudenza derivante da

interpretazione umana della legge divina, prodotto soggetto ad errore: la prova è che

esistono diverse scuole in contrasto di diritto islamico).

ASHGAR ALI ENGINEER (studioso indiano) sostiene necessità di lettura non superficiale del

Corano per cogliere il significato ultimo di giustizia nel messaggio islamico → ciò che va

contro il senso di giustizia non è islamico. Tale concetto però cambia nel corso della storia

(vedi Amina Wadud: la schiavitù): se è stato possibile abolire la SCHIAVITÙ sarà possibile bandire

anche la diseguaglianza tra sessi.

La mudawwana marocchina

In Marocco l’attivismo ha ottenuto nel 2004 la riforma della mudawwana (codice della famiglia

in vigore dal 1958: dispone in materia di matrimonio, divorzio e filiazione), che sancisce

uguaglianza e corresponsabilità tra coniugi basandosi su interpretazioni progressiste del Corano.

In realtà non tutte le richieste delle femministe sono state risolte: la poligamia non è stata abolita

ma si sono fatti dei passi avanti, anche per quanto riguarda l’innalzamento a 18 anni dell’età

matrimoniale.

Marocco: esempio delle femministe che da posizioni progressiste scelgono l’Islam per

rivendicare i propri diritti, perché si rendono conto che la resistenza islamista è talmente

forte che quella è l’unica via. Non si sa quanto il riposizionamento del femminismo avvenga per

ragioni di fede e quanto per strategia politica.

LE ISLAMISTE

Militanza islamica

Negli ultimi 10 anni creazione di movimenti islamisti che si affermano in opposizione

all’omologazione culturale con l’occidente e a regimi autoritari e corrotti. Galassia islamista

molto diversificata al suo interno ma in tutti i movimenti islamisti si nota crescente presenza

femminile (libanese Hizbollah, palestinese Hamas, turco AKP, organizzazioni marocchine) →

attivismo islamista permette alle donne di accedere alla sfera pubblica generando una

DINAMICA DI CAMBIAMENTO SOCIALE. Elizabeth Warnock Fernea definisce alcune di queste

donne femministe islamiche: contrapposte alle islamiste in quanto attribuiscono un diverso valore a

islam, shari’a, ijtihad, diritti umani, democrazia e questione femminile.

ISLAMISTE non si concentrano sul genere ma su creazione di società ispirate da principi

islamici e basate sulla FAMIGLIA, principale ruolo in cui la donna può vedere affermati i

propri diritti (family feminism, Warlock Fernea). Le islamiste non vogliono lasciare o distruggere

la famiglia ma riequilibrarla, ridefinendo i propri ruoli. Non chiedono uguaglianza nella sfera

pubblica, riconoscono la DIVISIONE DEI RUOLI, parlando più di equità che di uguaglianza tra i

generi: essendo biologicamente diversi, uomini e donne non possono fare le stesse cose. La

maggior parte di esse è favorevole alla poligamia in quanto diritto dell’uomo sancito da Dio e

condannano l’omosessualità in quanto contro natura. Indossano il VELO in quanto dovere delle

donne musulmane anche se la maggior parte non lo ritiene da imporre per legge → velo visto

come segno della riappropriazione dell’islam in quanto identità culturale (esprime

sottomissione a Dio, non agli uomini), innalzato a vessillo di virtù femminile che non

nasconde le donne ma le rende visibili nella sfera pubblica. Parallelismo della studiosa turca

Nilufer Gole: una volta la comunità afroamericana si riappropriava di elementi prima negativi come

la pelle nera e i capelli crespi al grido di black is beautiful, ora le donne musulmane urlano che

muslim is beautiful.

Alla conquista del potere

Fine anni 90: rapido processo di urbanizzazione modifica rapidamente ordine comunitario e

tradizionali relazioni uomo-donna. Militanti femmine giovani e istruite entrano a far parte

dell’establishment politico → islamisti non sono a priori contro il lavoro femminile ma i loro impegni

devono essere subordinati ai doveri familiari: ruolo principale di una donna è MADRE E

EDUCATRICE (famiglia centrale nel progetto di società islamico) quindi sostengono il diritto

all’educazione femminile. Islam garantisce tutti i diritti alle donne (proprietà, istruzione,

partecipazione politica), che invece le donne occidentali hanno acquisito solo di recente.

Equilibrio dei generi va cercato nella COMPLEMENTARITÀ DEI RUOLI, tenendo conto che

per natura gli uomini sono predisposti alla sfera pubblica e le donne a quella privata.

Partecipazione femminile alla politica rappresenta un modo per adempiere i propri doveri

verso il bene comune, la collettività e Dio. Tuttavia la presenza femminile mette in discussione i

tradizionali rapporti tra uomini e donne. In Marocco la campagna per la riforma della mudawwana

ha fatto emergere la componente femminile delle organizzazioni islamiste. Nadia Yassine sostiene

che islamiste e femministe sono d’accordo sul male e sulla diagnosi (oppressione patriarcato) ma il

rimedio è diverso. Femminismo islamico considerato troppo progressista e portatore di

interpretazioni dei testi giudicate “di comodo”. OBIETTIVO: reislamizzare la società alla luce

della contemporaneità per risolvere i problemi legati al patriarcato.

L’organizzazione al-‘Adl wa’l-Ihsan di cui Yassine è portavoce è un esempio di partecipazione

femminile: da un lato serve a rispondere alle accuse di non democraticità e maschilismo,

ottenendo più visibilità sulla scena internazionale.

Nadia Yassine: un’icona del movimento

Nadia Yassine (1958) portavoce di al-‘Adl wa’l-Ihsan e figlia del fondatore. Uno dei volti più noti

dell’islamismo femminile nel Mediterraneo → RITORNO ALL’ISLAM PURO, rifiuto

interpretazioni errate dei testi sacri, convinzione che solo la fede possa salvare l’umanità,

critica al materialismo e imperialismo occidentale. Questione femminile trattata marginalmente:

RICHIAMO AL VELO in quanto simbolo di fede e impegno politico (ma non obbligatorio perché

l’islam è più di un pezzo di stoffa): riappropriazione della propria spiritualità, riconquista

spazio pubblico, dichiarazione politica di dissidenza contro il pensiero unico che lo


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AUTORE

elib.

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle donne e dell'identità di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Casalena Maria Pia.

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