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Riassunto esame Storia del Diritto Medievale e Moderno, prof. Miglierino, libro consigliato Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem. Analisi dei seguenti temi: lo Stato nazionale sovrano tra Istituzioni, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, i regni barbarici (dalla caduta di Roma... Vedi di più

Esame di Storia del diritto medievale e moderno docente Prof. F. Miglierino

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ecclesiastiche. Ne scaturì un nuovo sistema per cui i presuli erano capi religiosi che

detenevano il potere temporale. La distinzione riguardava le funzioni del vescovo spirituali

e temporali e trovo conferma nel trattato di Worms del 1122: i vescovi non sarebbero più

stati investiti dall’imperatore ma eletti da corpi ecclesiastici, però l’imperatore ebbe il diritto

di influenzare le elezioni e ricevere l’omaggio feudale. Ma questa fu solo una tregua: la

lotta per le investiture ebbe esito favorevole per a Chiesa e il controllo su di essa dello

Stato fu indebolito. LA NASCITA DELLO STATO MODERNO

Tra il XII e il XV secolo iniziarono a formarsi le moderne strutture politiche: questa fu la

fase intermedia tra il feudalesimo e la monarchia assoluta. Alcune strutture feudali furono

mantenute, come la monarchia anche se questa ancora non poteva essere definita

assoluta. I re non guardavano più alla Bibbia ma traevano ispirazione dal diritto romano-

Le nuove strutture furono caratterizzate dalla centralizzazione, cioè dall’accentramento del

potere nelle mani di un solo governante: persero autorità le autonomie locali che furono

sostituite da un soggetto stipendiato e nominato dal re. Il professionismo caratterizzava le

nuove istituzioni: assunse importanza la scrittura e la formazione professionale. Anche la

monarchia non fu più concepita come personale, ma come territoriale e quindi in un

territorio statale unica forza di governo era la corona.

In ogni caso le innovazioni furono in un certo senso solo formali, perché i potenti

proprietari continuarono a desiderare di influenzare il governo e la burocrazia rimase

ferma a semplici funzioni ordinarie di carattere amministrativo, mentre il potere era

totalmente al di fuori della sua portata.

Non si poteva parlare di monarchia assoluta perché ancora questa era soggetta a limiti

interni ed esterni:

- interni: autonomia urbana, costituzionalismo e parlamentarismo.

- Esterni: la dimensione sopranazionale dell’impero e del papato.

1) Autonomia urbana: in alcuni casi i monarchi furono costretti a dividere il potere con le

città e questo dipendeva sia dal grado di urbanizzazione che dalla forza della monarchia.

Costituzionalismo: per costituzionalismo si intende la tradizione per cui l’esercizio del

potere politico è limitato da un patto tra governanti e governati. Esso trasse la sua origine

dalla presa di potere regio sulle persone e le proprietà. La resistenza dei sudditi alla

minaccia di un potere arbitrario portò alla concessione di carte solenni con la promessa

dei governanti di eliminare gli abusi esplicitamente menzionati e trattare i sudditi nel

rispetto della legge. Esempio di queste carte è la Magna Charta Libertatum, contenente

principi feudali inadeguabili all’epoca moderna ad eccezione dell’art. 39 in cui si afferma

che nessuno può essere punito senza un giudizio dai suoi pari, secondo diritto

Parlamentarismo: è la forma di governo in cui il regnante agiva di concerto con i

rappresentante del popolo. L’origine dei parlamenti si può rintracciare nella curia regis

feudale quando furono introdotti i rappresentanti delle comunità urbane. Essi si diffusero in

tutta Europa e le loro funzioni furono varie: furono creati come strumento di consenso nelle

mani del monarca, in quanto essi dovevano ascoltare le dichiarazioni del re e approvarle

Lentamente si spogliarono di questa funzione passiva e iniziarono ad avanzare istanze

autonomamente rendendosi partecipi del ruolo legislativo. Avevano anche una

competenza giudiziaria che oggi può essere individuata nella Camera dei Lords e

nell’impeachment americano.

2) mentre non fu mai visto l’Impero come effettiva autorità sopranazionale, le ambizioni del

papato al dominio universale erano maggiormente considerate. Il Papa era il capo

indiscusso della cristianità occidentale ed era il naturale punto di riferimento per le

aspirazioni di unità occidentale. La visione di questa cristianità guidata dalla curia di Roma

però iniziò a sbiadire nel XV secolo quando iniziò a crescere l’orgoglio nazionale nei vari

stati europei.

Nonostante tutto comunque la monarchia fu sempre legata alla religione e continuò a

rispettare gli antichi privilegi fiscali e giudiziari del clero.

In ogni caso non si può dire che da questi sistemi derivò sempre uno stato tirannico o al

contrario “amichevole” verso i sudditi.

L’ASSOLUTISMO CLASSICO DELL’ANTICO REGIME

Tra il XVI e la 2° metà del XVIII sec si affermò la monarchia assoluta in Europa.

Assolutismo significava equiparazione della volontà del monarca alla legge ed è

all’espressione romana “princeps legibus solutus” che si fa risalire l’origine del termine.

L’era assolutistica si caratterizza dunque per la scomparsa del costituzionalismo: carte

solenni come la Magna Charta erano dei privilegi che il sovrano non poteva concedere,

perché non era ammessa alcuna opposizione al suo governo. Anche l’aristocrazia perse la

sua importanza, così come la stessa Chiesa fu soggetta all’assolutismo. Furono eliminati

quei limiti esterni alla monarchia come la concezione dell’imperatore come arbitro

sopranazionale, mentre in tal senso la Chiesa mantenne la sua posizione di arbitro delle

nazioni. Tuttavia dietro questa apparente forza, si nascondevano le debolezze

dell’assolutismo. Anzitutto le finanze: spesso lo stato fu costretto a dichiarare bancarotta a

causa della continua carenza di denaro dovuta agli sfarzi della corte e alle guerre

dinastiche. Inoltre in alcuni casi non riuscì a superare l’acceso regionalismo di alcuni

territori. Le intolleranze religiose, determinarono, poi, anche problemi economici, visto che

artigiani e imprenditori preferirono emigrare in paesi come l’Inghilterra o i Paesi Bassi dove

vi era più tolleranza ideologica.

In Francia il successo di Luigi XIV fu dovuto ai secoli di guerre di religione e aristocratiche

che avevano creato nel popolo una maggiore fiducia nel governo centralizzato e in una

burocrazia affidata a laureati piuttosto che a nobili e proprietari senza alcuna cultura.

Modello per eccellenza dello Stato assoluto è la Francia, che trovò classica espressione in

Luigi XIV: questi riteneva la sua persona identificata nel potere e nella sovranità, com’è

dimostrabile con la sua celebre frase L’etat ce moi. Il re era il legislatore supremo, che

esercitava anche il potere esecutivo e di politica estera e interna. Paradossalmente il suo

regno non era visto, almeno inizialmente, come tirannico, ma al contrario moderato: vi era

una costituzione di cui si ergeva a difensore ed egli stesso doveva rispettare le leggi

fondamentali in contrapposizione a quelle ordinarie espressione della sua stessa volontà.

La monarchia francese era cattolica e l’intolleranza religiosa si esprimeva nella proibizione

dei partiti. Solo gli Stati generali e il Parlamento di Parigi vi si potevano opporre. Gli Stati

Generali si riunivano di rado in particolare tra il 1614 e il 1789 non furono mai convocati. Il

ruolo era quello di accordare le somme richieste dal governo e formulare lagnanze.

Accanto agli stati generali vi era L’assemblea dei notabili e gli Stati provinciali che erano

espressione delle autonomie locali. I Parlamenti erano gli altri centri di opposizione ,

tribunali superiori di cui il più importante era il Parlamento di Parigi. Lo strumento

principale per l’opposizione era il diritto di rimostranza con cui formulava osservazioni

critiche e contrastava il governo- Le ordinanze criticate erano rispedite al governo e di

questo strumento fu fatto largo uso nel XVIII sec per sabotare i progetti di riforma. E fu il

Parlamento di Parigi a provocare l convocazione degli Stati generali e la Rivoluzione

Francese, quando si oppose alla proposta di Colonne di introdurre una nuova imposta che

sarebbe gravata su tutti i possidenti.

Anche l’Inghilterra seguì la tendenza europea. Qui furono le decisioni di Enrico VIII e la

figlia Maria a determinare le vicende religiose che all’epoca furono le più delicate. Enrico

VIII era protestante e decise la nazionalizzazione della Chiesa staccandosi da Roma.

Maria, cattolica, dichiarò tradimento l’espressione di opinioni contrarie al rinnovato legame

con Roma. Elisabetta, ancora, propose una via mediana. Impose la distinzione tra

questioni di stato e questioni pubbliche e le prime potevano essere discusse solo con il

suo consenso. Le leggi erano definite acts e a fianco vi erano gli editti reali meno solenni,

ma aventi valore di acts. Anche in Inghilterra furono impiegati segretari di stato nella

burocrazia che non avevano responsabilità politica verso il Parlamento. Le questioni

finanziare non rappresentarono un grande problema per i Tudor, ma il parlamento negò in

blocco le sovvenzioni.

IL TRAMONTO DELLO STATO ASSOLUTO

Il regime assolutistico fu solo una fase transitoria per lo sviluppo del diritto pubblico. Alla

critica che lo coinvolse seguirono 3 modelli di diritto costituzionale:

- un modello come quello inglese e polacco in cui si mantenne la monarchia ma

spogliata del suo carattere autocratico.

- Un modello in cui si mantenne la monarchia assoluta ma rivolta al bene dei sudditi,

lasciando la polizia al sovrano e non all’aristocrazia.

- Un modello in cui fu del tutto abbandonata la monarchia, a favore di un modello

repubblicato, come nella Repubblica delle Province Unite e negli Stati Uniti

d’America.

In Francia non ci fu l’immediato passaggio al modello repubblicano. Infatti Dopo la

Rivoluzione Francese, vi fu una monarchia costituzionale di breve durata che lasciò la

strada alla Prima Repubblica per poi aprire il varco all’Impero Napoleonico.

INGHILTERRA:

Nel 1603 con l’acquisizione da parte di Giacomo I Stuart, si verificò l’unione dei regni di

Scozia e Inghilterra. Gli Stuart si trovarono di fronte a due forti correnti; una religiosa, i cui

seguaci erano puritani e si opponevano alla dottrina e ai sacramenti episcopali; una

politica che difendeva il Parlamento, la common law e l’antica Costituzione inglese. I

contrasti tra gli Stuart e queste due forze contrapposte sfociarono nella guerra civile la cui

conseguenza fu la caduta di Carlo I. Ciò avvenne perché Carlo I aveva determinato il

deteriorarsi dello stabile governo creato dal padre Giacomo I e sempre più persone

ritenevano deleterio il governo di Carlo per l’antica Costituzione inglese, mentre la

common law diventava insufficiente per proteggere i loro beni dal potere assoluto. Alla

crescente opposizione, si contrappose una crescente repressione, che nel 1639 sfociò in

rivolta provocata appunto, dall’arrogante politica del re che minacciava l’identità nazionale

del Regno settentrionale. Fu nel 1642, quando fu evidente che nessuno tra realisti e

partigiani del parlamento avrebbe ceduto, che si sfociò nella guerra civile che portò alla

caduta del Governo di Carlo I: i realisti (n.b.: seguaci del re) si trovò di fronte le forze

parlamentari guidate da Oliver Cromwell: ebbe la meglio e il re fu giudicato e condannato

a morte.

Carlo II cerco di reintrodurre l’assolutismo e governò in armonia con la nazione, ma la

tensione ritornò con Giacomo II che oltre a governare senza parlamento, era cattolico e

favoriva i correligionari. Scoppiò dunque una rivolta capeggiata da Guglielmo D’Orange

che invase l’Inghilterra e il re dovette fuggire in Francia, presso Luigi XIV che lo aveva

sovvenzionato. L’età degli Stuart ebbe come sbocco l’imposizione di limiti alla monarchia:

iniziò già con Carlo I, l’emanazione di una successione di leggi e carte fra cui le più

importanti furono la Petition Of Right del 1628, che rappresentava una legge tregua tra

corona e opposizione, mentre con Carlo II su emesso un importante documento, l’Habeas

Corpus Act del 1679, considerato ancora oggi la protezione fondamentale contro la

carcerazione arbitraria. Ma il testo più famoso è sicuramente il Bill Of Right, un anello di

congiunzione tra la vecchia Magna Charta e le moderne dichiarazioni dei diritti dell’uomo.

Essa si presenta come una dichiarazione di antichi diritti e libertà stilata da Lords e

Comuni come rappresentanti della nazione. Gli ultimi anni della dinastia Stuart videro

l’emanazione dell’Act of Settlement relativo alla successione al trono: si stabilì che né

Giacomo II né il figlio Edoardo potevano succedere al trono e che questo sarebbe passato

a Sofia di Hannover o ai suoi eredi: il tutto per evitare che un cattolico potesse regnare in

Inghilterra. Cromwell e i puritani avevano piani ambiziosi per la modernizzazione del

diritto. Soppressero le corti speciali, modificarono la Costituzione: abolizione della

monarchia e della Camera dei Lords e l’Inghilterra divenne una repubblica chiamata

Commonwealth .Il regime inglese diventò parlamentare mentre il potere reale era tenuto

dai militari e i membri del parlamento erano scelti in liste ecclesiastiche.

Quando Cromweel intervenne contro il suffragio universale la tensione salì al punto che i

conservatori eliminarono i radicali manu militari.

Già dalla Gloriosa Rivoluzione si comprese come si sarebbe evoluta la costituzione

inglese e britannica: restaurazione della monarchia, limitata da vincoli costituzionali,

mentre il Parlamento oligarchico avrebbe avuto il potere politico. Fu data conferma con

l’ascesa degli Hannover al trono, nel 1714 con Giorgio I. Il potere esecutivo passò ai

ministri che agivano guidati dal primo ministro effettivo capo della nazione. Dovevano

realizzare il volere del parlamento: il gabinetto realizzava una politica comune, era basato

su un sistema bipartitico, costituito da Whigs, i vincitori della Gloriosa Rivoluzione prossimi

agli interessi mercantili urbani e Tories, conservatori e sostenitori della Monarchia.

La Costituzione britannica si fondava sulla separazione dei poteri: la legislazione era di

dominio del parlamento e le leggi da esso approvate venivano firmate dal sovrano.

Sotto gli Hannover non furono messe in discussione le libertà costituzionali, ma nei fatti

non furono mai effettive, visto che nessuno poteva criticare o riportare i dibattiti del

Parlamento, né a maggior ragione la corona. Questo comportò delle proteste di massa.

Alla fine del XVIII sec il Parlamento allarmato dal risorgere del radicalismo sociale,

sospese l’habeas corpus, si agì duramente contro i circoli radicali .

Quanto alle finanze, si stilarono due liste, una relativa al Tesoro dello Stato, l’altra

destinata al monarca e alla famiglia reale.

ASSOLUTISMO ILLUMINATO

Il XVIII sec è dominato da questa nuova corrente di pensiero, l’illuminismo appunto, che

influenzò i sovrani del tempo. I nuovi re agivano nel rispetto della legalità, per il benessere

del popolo e non per il proprio potere personale. Tuttavia delle tracce di assolutismo si

potevano ancora rintracciare, dato che il re non aveva bisogno del consenso del popolo e

sebbene tenuto al rispetto della legalità, nessuno poteva giudicarlo né costringerlo a

mantenere la costituzione. Il potere era sempre concentrato su un solo soggetto. Tuttavia

si distingueva l’Illuminismo dall’assolutismo antico per il fatto di abbracciare adesso il

diritto naturale della ragione e non più il diritto romano. Lo Stato diventò uno Stato

Sociale. La monarchia non giustificava più il suo potere appellandosi alla divinità e il re

doveva promuovere il benessere generale.

Esempio lampante di assolutismo illuminato furono la Prussia e l’Austria.

Queste due grandi potenze, nacquero dalla disgregazione del vecchio Sacro Romano

Impero Germanico, creato da Ottone I, un impero debole e frammentario.

Il regno di Prussia era governato da Federico II il Grande. Egli agiva da monarca assoluto,

non era vincolato dalla costituzione scritta e non dipendeva da un Parlamento. Ma il

regime era illuminato, in contatto con i philosophe, ruppe con la dimensione religiosa della

monarchia e tentò la costruzione di uno Stato dove le confessioni religiose potessero

convivere. Federico II agiva nel rispetto del diritto, e poteva agire liberamente nei limiti

posti dall’ordinamento, scegliendo di non interferire nella normale attività dei tribunali. Egli

riteneva che i codici potevano rendere certo e conoscibile il diritto a tutti. La monarchia era

concepita come entità al servizio dello stato, abbandonando la vecchia concezione

patrimoniale dello stato.

Per quanto riguarda l’Austria, il rinnovamento iniziò con Maria Teresa e proseguì con

Giuseppe II. Egli volle rompere con il passato, allentò i legami con la chiesa cattolica,

senza però essere un nemico della religione, ma essa doveva essere priva di

superstizioni: per questo eliminò gli ordini contemplativi. Nello stesso spirito, adottò

provvedimenti sul matrimonio, introducendo quello civile e il divorzio. Il territorio fu diviso in


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem. Analisi dei seguenti temi: lo Stato nazionale sovrano tra Istituzioni, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, i regni barbarici (dalla caduta di Roma alla fine dei Merovingi), l’assolutismo classico dell’antico regime (monarchia assoluta), il ruolo della Chiesa, il tramonto dello Stato assoluto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Miglierino Francesco.

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