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Riassunto esame Storia del Diritto Medievale e Moderno, prof. Miglierino, libro consigliato Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem. Analisi dei seguenti temi: lo Stato nazionale sovrano tra Istituzioni, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, i regni barbarici (dalla caduta di Roma... Vedi di più

Esame di Storia del diritto medievale e moderno docente Prof. F. Miglierino

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I CAROLINGI

Tra la fine dell’ VIII sec e gli inizi del IX il frammentato regno dei Franchi fu riunito sotto un

unico Stato dalla dinastia regnante dei Carolingi. Tale dinastia ebbe il suo inizio con Pipino

il Breve per raggiungere l’apogeo con Carlo Magno ed iniziare poi la sua disintegrazione

con Ludovico il Pio.

L’impero Carolingio in particolare con Carlo Magno, ruppe con la dimensione tribale che

aveva caratterizzato il regno dei Franchi, per riavvicinarsi e recuperare le caratteristiche

dell’ormai scomparso ma non dimenticato Impero Romano: Carlo Magno, ispirato dalla

religione cristiana, come dimostra l’incoronazione nel Natale dell’800 a Roma da Leone III,

volle creare una grande comunità di nazioni. Egli non apprezzò proprio per il suo

orientamento cristiano, la cerimonia di stampo orientale che seguì la sua incoronazione:

egli mirava a creare un Impero Cristiano.

Caratteristiche fondamentali del diritto pubblico in età Carolingia furono innanzitutto

l’ereditarietà della monarchia: solo raramente il re veniva scelto, come nel caso di Pipino il

Breve. Inoltre il potere del re aveva natura personale, accentuata dal dovere di fedeltà che

i sudditi dovevano giurare al sovrano. Anche la religione fu molto importante: il re riteneva

di regnare per grazia divina e verso Dio era responsabile. Si comprendono anche gli stretti

legami con la Chiesa: si parla in proposito di “Rinascimento carolingio” per indicare la

logica di recuperare i testi e la lingua classica della Chiesa.

I carolingi attribuirono molta importanza alla legislazione e all’amministrazione della

giustizia: la legislazione si estrinsecava attraverso i capitolari, che costituirono un corpo di

leggi e istruzioni sostanzioso. L’amministrazione della giustizia era anch’essa molto

considerata e venivano inviati i missi dominici per il controllo presso i giudici e

amministratori locali.

Per Carlo Magno era fondamentale anche la cultura: nessun idioma germanico o

romanzo, solo scrittura in latino. Le finanze si fondavano sulla ricchezza fondiaria che

rappresentava il patrimonio del sovrano.

I carolingi furono i creatori del sistema feudale, destinato a influenzare il diritto pubblico

successivo. Si trattava di un sistema che prevedeva un rapporto fondato sulla libera

volontà tra un uomo libero e di condizione modesta, il vassallo, e un signore, ricco e

potente, che in cambio dei servizi del vassallo, soprattutto militari, offriva lui protezione e

mantenimento. Il sistema feudale subì una graduale evoluzione negli anni: il feudo non era

ereditario, in origine, quindi alla morte del vassallo rientrava nel patrimonio del re.

Successivamente l’esigenza dei vassalli di assicurare un futuro e un benessere alle

proprie famiglie determinò l’ereditarietà dei feudi al primogenito maschio del vassallo, e

non solo. Mentre in origine non si poteva essere vassallo di più signori, anche questo

cambiò, così che si potessero ottenere più feudi.

Gli sforzi di creare uno stato unitario, comunque, non furono premiati: la diversità etnica, la

frammentazione cui andava incontro il regno a causa dell’ereditarietà della monarchia,

l’importanza data al sovrano piuttosto che al regno inteso come Stato e l’economia

agricola e poco produttiva, portarono alla graduale disgregazione del regno.

EPOCA POSTCAROLINGIA

Nella metà del IX sec era iniziato il disfacimento dello Stato creato dai Carolingi a causa

della divisione del regno di Ludovico il Pio tra i litigiosi figli.

La disgregazione colpì prima la Lotaringia e la Francia, da cui nacquero Germania e

Francia, mentre l’Italia settentrionale fu annessa al regno tedesco sotto Ottone I. Anche

internamente i singoli regni si disgregarono, soprattutto in Francia, dove si formarono i

principati territoriali.

Il periodo post carolingio fu quello del feudalesimo classico, che vide notevoli cambiamenti

in quella struttura feudale creata dai regnanti precedenti e che già aveva subito una

graduale evoluzione. Il feudo divenne ereditario, e fu anche ufficializzato con un capitolare

di Carlo il Calvo nell’877, e divenne possibile anche la molteplicità dei feudi.

Il cuore della vita politica era la curia regis, la corte feudale formata dal signore e dai suoi

vassalli e seguiva il re nei suoi spostamenti: in essa venivano trattati temi di pubblico

interesse ma il re decideva sempre di concerto con i suoi vassalli. Anche il servizio militare

subì una feudalizzazione, il vassallo doveva prestare il servizio militare come soldato

professionale.

La giurisdizione non fu affidata più agli scabini che erano stati posti da Carlo Magno nei

tribunali ordinari come giudici a vita, ma si affermò la corte feudale presieduta dal signore

e i suoi vassalli dei cui conflitti egli giudicava.

Quanto alla finanza, il signore poteva chiedere l’auxilium ai suoi vassalli e questa forma di

assistenza finanziaria fu il punto di partenza per un’evoluzione che condusse verso la

richiesta dei tributi.

Altra istituzione di questo periodo fu la signoria feudale che controllava un singolo villaggio

o singole porzioni di una parrocchia, coincideva con una corte e rappresentava un’unità

economica. Quando il proprietario esercitava il diritto di banno assumeva il carattere di un

microstato di cui il proprietario diveniva signore e poteva governare i contadini che la

abitavano. Chiaramente la signoria era più radicata dove il feudalesimo aveva avuto un

maggiore impatto.

Il regno di Carlo Magno come stato unitario era stato di breve durata ma lasciò il segno

tanto che nel 951 Ottone I di Germania sommò la sua corona a quella dell’Italia e fu

incoronato nel 962 imperatore a Roma dal papa. L’impero che in qualche modo riafferrava

i caratteri almeno formalmente dell’Impero romano, fu definito Sacro Romano Impero

Germanico: la dignità imperiale era legata a quella di re di Germania. Tuttavia era solo una

costruzione artificiosa: non c’era una nazione romana, non c’era un popolo romano, o una

cittadinanza e i cittadini si sentivano legati comunque ai rispettivi re, duchi e conti. Il Sacro

Romano Impero era una sublimazione della monarchia tedesca ma alla fine del Medioevo

si era tornati alla dimensione di re nazionali di Germania perdendo quella posizione di

universalità. La qualità di protettore della Chiesa poteva in qualche modo rappresentare un

solido sostegno per la monarchia ma la lotta per le investiture e la riforma gregoriana

determinarono uno scontro letale per la monarchia tedesca.

Anche la Chiesa di che godeva prestigio indiscusso con i Carolingi, dopo la disgregazione

del regno perse parte del suo potere. Si iniziarono a formare chiese private, di cui i sovrani

avevano il controllo e ne affidavano il governo a vescovi e abati tratti dal clero e che non

potevano formare quindi dinastie. La condizione primaria per il buon funzionamento del

sistema era la fedeltà tra signore feudale e vescovo conte. Ma quando la Chiesa si

distaccò dalla tutela imperiale il clero si trovò nelle condizioni di essere fedele al sovrano e

contemporaneamente dovevano obbedienza al papa. Lo scontro fu inevitabile e si

sostanziò nella cosiddetta lotta per le investiture: i riformatori gregoriani attaccarono gli usi

delle istituzioni come la monarchia, imponendo il celibato e scagliandosi contro la simonia,

un uso che si era diffuso di vendita di beni e valori spirituali e addirittura di cariche

ecclesiastiche. Ne scaturì un nuovo sistema per cui i presuli erano capi religiosi che

detenevano il potere temporale. La distinzione riguardava le funzioni del vescovo spirituali

e temporali e trovo conferma nel trattato di Worms del 1122: i vescovi non sarebbero più

stati investiti dall’imperatore ma eletti da corpi ecclesiastici, però l’imperatore ebbe il diritto

di influenzare le elezioni e ricevere l’omaggio feudale. Ma questa fu solo una tregua: la

lotta per le investiture ebbe esito favorevole per a Chiesa e il controllo su di essa dello

Stato fu indebolito. LA NASCITA DELLO STATO MODERNO

Tra il XII e il XV secolo iniziarono a formarsi le moderne strutture politiche: questa fu la

fase intermedia tra il feudalesimo e la monarchia assoluta. Alcune strutture feudali furono

mantenute, come la monarchia anche se questa ancora non poteva essere definita

assoluta. I re non guardavano più alla Bibbia ma traevano ispirazione dal diritto romano-

Le nuove strutture furono caratterizzate dalla centralizzazione, cioè dall’accentramento del

potere nelle mani di un solo governante: persero autorità le autonomie locali che furono

sostituite da un soggetto stipendiato e nominato dal re. Il professionismo caratterizzava le

nuove istituzioni: assunse importanza la scrittura e la formazione professionale. Anche la

monarchia non fu più concepita come personale, ma come territoriale e quindi in un

territorio statale unica forza di governo era la corona.

In ogni caso le innovazioni furono in un certo senso solo formali, perché i potenti

proprietari continuarono a desiderare di influenzare il governo e la burocrazia rimase

ferma a semplici funzioni ordinarie di carattere amministrativo, mentre il potere era

totalmente al di fuori della sua portata.

Non si poteva parlare di monarchia assoluta perché ancora questa era soggetta a limiti

interni ed esterni:

- interni: autonomia urbana, costituzionalismo e parlamentarismo.

- Esterni: la dimensione sopranazionale dell’impero e del papato.

1) Autonomia urbana: in alcuni casi i monarchi furono costretti a dividere il potere con le

città e questo dipendeva sia dal grado di urbanizzazione che dalla forza della monarchia.

Costituzionalismo: per costituzionalismo si intende la tradizione per cui l’esercizio del

potere politico è limitato da un patto tra governanti e governati. Esso trasse la sua origine

dalla presa di potere regio sulle persone e le proprietà. La resistenza dei sudditi alla

minaccia di un potere arbitrario portò alla concessione di carte solenni con la promessa

dei governanti di eliminare gli abusi esplicitamente menzionati e trattare i sudditi nel

rispetto della legge. Esempio di queste carte è la Magna Charta Libertatum, contenente

principi feudali inadeguabili all’epoca moderna ad eccezione dell’art. 39 in cui si afferma

che nessuno può essere punito senza un giudizio dai suoi pari, secondo diritto

Parlamentarismo: è la forma di governo in cui il regnante agiva di concerto con i

rappresentante del popolo. L’origine dei parlamenti si può rintracciare nella curia regis

feudale quando furono introdotti i rappresentanti delle comunità urbane. Essi si diffusero in

tutta Europa e le loro funzioni furono varie: furono creati come strumento di consenso nelle

mani del monarca, in quanto essi dovevano ascoltare le dichiarazioni del re e approvarle

Lentamente si spogliarono di questa funzione passiva e iniziarono ad avanzare istanze

autonomamente rendendosi partecipi del ruolo legislativo. Avevano anche una

competenza giudiziaria che oggi può essere individuata nella Camera dei Lords e

nell’impeachment americano.

2) mentre non fu mai visto l’Impero come effettiva autorità sopranazionale, le ambizioni del

papato al dominio universale erano maggiormente considerate. Il Papa era il capo

indiscusso della cristianità occidentale ed era il naturale punto di riferimento per le

aspirazioni di unità occidentale. La visione di questa cristianità guidata dalla curia di Roma

però iniziò a sbiadire nel XV secolo quando iniziò a crescere l’orgoglio nazionale nei vari

stati europei.

Nonostante tutto comunque la monarchia fu sempre legata alla religione e continuò a

rispettare gli antichi privilegi fiscali e giudiziari del clero.

In ogni caso non si può dire che da questi sistemi derivò sempre uno stato tirannico o al

contrario “amichevole” verso i sudditi.

L’ASSOLUTISMO CLASSICO DELL’ANTICO REGIME

Tra il XVI e la 2° metà del XVIII sec si affermò la monarchia assoluta in Europa.

Assolutismo significava equiparazione della volontà del monarca alla legge ed è

all’espressione romana “princeps legibus solutus” che si fa risalire l’origine del termine.

L’era assolutistica si caratterizza dunque per la scomparsa del costituzionalismo: carte

solenni come la Magna Charta erano dei privilegi che il sovrano non poteva concedere,

perché non era ammessa alcuna opposizione al suo governo. Anche l’aristocrazia perse la

sua importanza, così come la stessa Chiesa fu soggetta all’assolutismo. Furono eliminati

quei limiti esterni alla monarchia come la concezione dell’imperatore come arbitro

sopranazionale, mentre in tal senso la Chiesa mantenne la sua posizione di arbitro delle

nazioni. Tuttavia dietro questa apparente forza, si nascondevano le debolezze

dell’assolutismo. Anzitutto le finanze: spesso lo stato fu costretto a dichiarare bancarotta a

causa della continua carenza di denaro dovuta agli sfarzi della corte e alle guerre

dinastiche. Inoltre in alcuni casi non riuscì a superare l’acceso regionalismo di alcuni

territori. Le intolleranze religiose, determinarono, poi, anche problemi economici, visto che

artigiani e imprenditori preferirono emigrare in paesi come l’Inghilterra o i Paesi Bassi dove

vi era più tolleranza ideologica.

In Francia il successo di Luigi XIV fu dovuto ai secoli di guerre di religione e aristocratiche

che avevano creato nel popolo una maggiore fiducia nel governo centralizzato e in una

burocrazia affidata a laureati piuttosto che a nobili e proprietari senza alcuna cultura.

Modello per eccellenza dello Stato assoluto è la Francia, che trovò classica espressione in

Luigi XIV: questi riteneva la sua persona identificata nel potere e nella sovranità, com’è

dimostrabile con la sua celebre frase L’etat ce moi. Il re era il legislatore supremo, che

esercitava anche il potere esecutivo e di politica estera e interna. Paradossalmente il suo

regno non era visto, almeno inizialmente, come tirannico, ma al contrario moderato: vi era

una costituzione di cui si ergeva a difensore ed egli stesso doveva rispettare le leggi

fondamentali in contrapposizione a quelle ordinarie espressione della sua stessa volontà.

La monarchia francese era cattolica e l’intolleranza religiosa si esprimeva nella proibizione

dei partiti. Solo gli Stati generali e il Parlamento di Parigi vi si potevano opporre. Gli Stati

Generali si riunivano di rado in particolare tra il 1614 e il 1789 non furono mai convocati. Il

ruolo era quello di accordare le somme richieste dal governo e formulare lagnanze.

Accanto agli stati generali vi era L’assemblea dei notabili e gli Stati provinciali che erano

espressione delle autonomie locali. I Parlamenti erano gli altri centri di opposizione ,

tribunali superiori di cui il più importante era il Parlamento di Parigi. Lo strumento

principale per l’opposizione era il diritto di rimostranza con cui formulava osservazioni

critiche e contrastava il governo- Le ordinanze criticate erano rispedite al governo e di

questo strumento fu fatto largo uso nel XVIII sec per sabotare i progetti di riforma. E fu il

Parlamento di Parigi a provocare l convocazione degli Stati generali e la Rivoluzione

Francese, quando si oppose alla proposta di Colonne di introdurre una nuova imposta che

sarebbe gravata su tutti i possidenti.

Anche l’Inghilterra seguì la tendenza europea. Qui furono le decisioni di Enrico VIII e la

figlia Maria a determinare le vicende religiose che all’epoca furono le più delicate. Enrico

VIII era protestante e decise la nazionalizzazione della Chiesa staccandosi da Roma.

Maria, cattolica, dichiarò tradimento l’espressione di opinioni contrarie al rinnovato legame

con Roma. Elisabetta, ancora, propose una via mediana. Impose la distinzione tra

questioni di stato e questioni pubbliche e le prime potevano essere discusse solo con il

suo consenso. Le leggi erano definite acts e a fianco vi erano gli editti reali meno solenni,

ma aventi valore di acts. Anche in Inghilterra furono impiegati segretari di stato nella

burocrazia che non avevano responsabilità politica verso il Parlamento. Le questioni

finanziare non rappresentarono un grande problema per i Tudor, ma il parlamento negò in

blocco le sovvenzioni.


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sistemi Giuridici Europei, Van Caenegem. Analisi dei seguenti temi: lo Stato nazionale sovrano tra Istituzioni, lo Stato di diritto, lo Stato sociale, i regni barbarici (dalla caduta di Roma alla fine dei Merovingi), l’assolutismo classico dell’antico regime (monarchia assoluta), il ruolo della Chiesa, il tramonto dello Stato assoluto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Miglierino Francesco.

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