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La rinascita del secolo XII

Introduzione

Nella seconda metà del secolo XI, in alcune regioni dell’Europa occidentale ci fu una ripresa della vita economica; tale ripresa si accentuò e si diffuse nel secolo successivo, provocando una trasformazione degli ordinamenti giuridici e degli assetti sociali. Si caratterizza per un deciso miglioramento delle condizioni ecologiche, per l’espansione della produzione rurale e per il crescente sviluppo del commercio a lunga distanza. L’interpretazione di queste cause è dominata dalla tesi di Pirenne, secondo cui motore primo fu la riattivazione delle linee del commercio a lunga distanza che avrebbe portato alla ripresa degli scambi locali e alla crescita della produzione fondiaria. Quindi la ripresa del commercio a lunga distanza sarebbe stata la causa principale della rinascita delle città. Non tutti gli studiosi sono però d’accordo, il Bloch accetta la ripresa mercantile come fattore primario ma riconosce molta importanza anche alle trasformazioni della produzione agricola e dell’organizzazione signorile. Altri studiosi come il Dobb sottolineano i fattori interni al sistema curtense. Oggi la storiografia riconosce una pluralità di fattori e mette in risalto l’incremento demografico, lo sviluppo del commercio locale, l’uso di strumenti tecnicamente più avanzati nella coltivazione agricola, il valore della messa a cultura di nuove aree, il duplice processo della colonizzazione interna ed esterna.

La nuova organizzazione della signoria fondiaria

In questo periodo la struttura dell’azienda signorile subisce una sensibile trasformazione. L’ordinamento fondiario si era fino ad allora basato sulla divisione del dominio in riserva dominicale e in terra divisa in mansi. Questi ultimi erano assegnati a contadini liberi e non, i quali dovevano cedere al signore parte del prodotto ottenuto e dedicare alcune giornate lavorative alla coltivazione della riserva signorile. Tale ordinamento era diretto in primo luogo al soddisfacimento del fabbisogno interno al quale non potevano contribuire prodotti esterni provenienti dal mercato. Nella nuova realtà economica della seconda metà del secolo XI questo ordinamento risultò superato e inadeguato alle necessità produttive. I signori fondiari cominciarono a cercare un incremento della produzione sia per far fronte alla domanda interna cresciuta in seguito all’espansione demografica, sia per destinare al mercato una parte del prodotto eccedente il consumo interno. Secondo Duby vennero utilizzati tre sistemi principali:

  • Furono attaccati i terreni boscosi e paludosi confinanti con i villaggi per accrescere le radure ed ampliare l’area destinata al pascolo;
  • Fondazione di nuovi stanziamenti contadini nel cuore delle foreste;
  • Venne ampliata l’area destinata alla coltivazione, grazie all’apertura di nuovi arativi in territori boscosi, paludosi o lasciati al pascolo.

Ma l’incremento è stato possibile anche grazie all’introduzione di strumenti tecnici più avanzati come l’aratro pesante. Accanto alla ricerca di nuovi territori fu la modifica dell’organizzazione interna della signoria fondiaria a consentire una crescita consistente della produzione rurale. A partire dalla seconda metà del secolo XI si avvertì un graduale cambiamento consistente nella trasformazione dei mansi in fondi concessi dietro pagamento di un censo ed esenti da prestazioni personali di lavoro e nella contrazione della riserva signorile trasformata in gran parte in lotti assegnati in affitto o a censo. La graduale riduzione delle corvée e la trasformazione dei contadini in censuari ebbe la conseguenza di stimolare la produzione, impegnando in maniera esclusiva sul fondo la forza lavorativa del contadino che possedeva il lotto. Il censo assunse forme e caratteri diversi, comunque consisteva nel versamento di una quota del prodotto sotto forma di parte del raccolto o di denaro. Il fenomeno della divisione in lotti della riserva signorile non è stato riscontrato ovunque, ad esempio in alcuni territori francesi la riduzione della riserva deriva dalla sua spartizione tra gli eredi del signore, conseguenza di un regime ereditario. L’aspetto più interessante dell’evoluzione dell’ordinamento fondiario risiede nella progressiva espansione delle potestà bannali del signore. In questo modo si garantiva una consistente quota del prodotto contadino accentuando i contenuti della sua autorità di governo e di guida sui possessori dei mansi, accrescendo l’ambito della giustizia signorile e limitando l’efficacia dell’antico ordinamento della tradizione popolare e la competenza delle corti di giustizia. L’espansione delle potestà bannali si accompagnò con un’azione diretta ad estendere il dominio fondiario a danno di possedimenti allodiali e di minori signorie vicine. In questi casi l’allodio si trasformava in lotto, posseduto in affitto o dietro pagamento di censo, e il suo proprietario originario assumeva una condizione giuridica analoga a quella degli altri contadini liberi. L’espansione delle potestà bannali e l’estensione del dominio signorile su allodi e aziende curtensi minori avevano la conseguenza di ridurre i contenuti dei diritti tradizionali degli uomini liberi e di contrarre l’ordinamento di origine popolare. La condizione giuridica del libero rientrante nella giurisdizione signorile è caratterizzata da vincoli di soggezione, di modo che l’espressione più genuina del soggetto di diritto diventava il signore fondiario il cui patrimonio non rientrava nell’organizzazione curtense di altri e poteva liberamente disporre dei propri beni. La nuova struttura interna dell’azienda signorile impose al titolare la necessità di avvalersi di agenti che amministrassero i poteri bannali. Tali agenti erano domestici, appartenevano cioè alla familia del signore ed erano di stato servile. Erano retribuiti mediante la concessione di un fondo, del cui prodotto avevano il diritto di appropriarsi senza lasciare una parte al signore, nonché attraverso l’attribuzione di una quota delle entrate che riscuotevano.

Le origini della rinascita cittadina

La ripresa demografica e produttiva iniziata alla fine del secolo XI trova la sua espressione più significativa nella rinascita della vita cittadina. Per quanto riguarda le origini di questa rinascita, alcuni studiosi sottolineano la continuità tra la tradizione cittadina romana e quella medievale, altri attribuiscono il merito della ripresa alla tradizione comunitaria germanica o alla consuetudine di vita, altri infine vedono i privilegi di mercato concessi dai signori fondiari. Tali teorie vengono superate dalla tesi del Pirenne, secondo cui la città medievale presentava il prevalente carattere di centro artigianale e mercantile, perciò la sua fioritura era frutto della ripresa commerciale in seguito alla riapertura delle grandi linee del commercio internazionale. Oggi la rinascita cittadina non è più vista come fenomeno unitario, uguale in tutti i territori, bensì come realtà diversa da regione a regione. Si è soliti distinguere tre diverse aree. La prima, costituita dalle regioni settentrionali della Germania e dell’Inghilterra, viene caratterizzata per l’assenza di una significativa tradizione urbana di origine romana, per la presenza di una popolazione limitata, per la prevalenza di insediamenti rurali dominati dai signori. In quest’area gli stanziamenti diversi da quelli rurali erano costituiti dai wiks (vici), agglomerati di comunità mercantili sistemati lungo le linee principali del commercio. Diversa la situazione nella seconda area, ovvero le regioni nord-occidentali europee. La tradizione romana qui non è del tutto assente, gli stanziamenti mercantili assunsero anche qui la forma del wik ma erano posti ai bordi dei castelli signorili o di mura urbane allo scopo di ricevere protezione e tutela. Caratteristica di questa zona è il tipo di insediamento articolato in due nuclei abitativi distinti: il castrum, il castello o la città fortificata dominata da un signore in cui trovava rifugio la popolazione; il suburbium, posto al margine della fortezza e sede dei mercanti. L’Italia centro-settentrionale e il Meridione della Francia costituivano la terza area, caratterizzata da una continuità della tradizione urbana del mondo romano. In queste tre aree dunque la rinascita cittadina sarebbe avvenuta in maniera diversa. Per quanto riguarda le prime due, si ritiene che la grande crescita economica conosciuta in seguito alla riattivazione delle linee del commercio a lunga distanza indusse i mercanti a fondere le due componenti in cui si articolava l’insediamento altomedievale e a cercare una piena autonomia della città dal signore. Uniti in associazioni giurate, dette conjurationes, mercanti ed artigiani avrebbero assimilato gli altri ceti abitanti nella città e avrebbero guidato il movimento di ribellione. Alle origini del movimento cittadino troviamo anche altri gruppi urbani diversi come gli scabini o le corporazioni di vicini. Secondo Max Weber anche nelle regioni germaniche la vita cittadina era stata riattivata ad opera di gruppi di famiglie titolari di signorie fondiarie; poi con la tesi del Pirenne venne evidenziato che le conjurationes erano strette da signori fondiari della zona. Secondo la tesi di Duby, i signori fondiari cominciarono a disporre di eccedenze di prodotto e le destinarono al mercato dove potevano acquistare beni diversi dai frutti della loro terra, il risveglio della domanda e dell’offerta conferì nuova vitalità ai centri dando origine alla rinascita delle città. Diversa è l’interpretazione generalmente accolta in storiografia in merito all’Italia centro-settentrionale e nelle regioni meridionali della Francia, zone in cui le città di origine romana non erano mai state abbandonate. Gli storici si sono posti il problema della continuità diretta del centro urbano romano in quello medievale e per lungo tempo è prevalsa l’opinione di una diretta derivazione del secondo dal primo. Oggi questa tesi è scarsamente condivisa dagli studiosi, i quali considerano la città romana centro di amministrazione e di consumo, mentre giudicano quella medievale centro di produzione artigianale e mercantile, ed al contempo mettono in luce la derivazione della ripresa cittadina da fattori sociali ed economici maturati nell’alto Medioevo. Il Dilcher ha sottolineato che l’eredità romana si manifesta nel fatto che la città continuò a rivestire un ruolo significativo nella società come centro di residenza e di produzione per alcuni gruppi. La rinascita cittadina nell’Italia centro-settentrionale fu dovuta soprattutto all’incremento della produzione fondiaria, grazie a tale incremento alcuni signori poterono investire nel mercato e si sarebbero quindi uniti ai mercanti e agli artigiani dando vita alla nuova organizzazione del Comune cittadino. La storiografia ha cercato di individuare meglio la composizione del gruppo di signori fondiari promotori della rinascita cittadina e tra di loro ha trovato liberi possessori discendenti dagli arimanni longobardi e feudatari dei maggiori signori laici ed ecclesiastici. Oggi il fenomeno della rinascita della città viene inserito in un quadro istituzionale generale caratterizzato dalla profonda crisi dell’ordinamento carolingio, crisi che avrebbe facilitato la formazione di nuove strutture organizzative. È stata quindi proposta una distinzione tra le regioni lombarde e quelle toscane: nelle prime la crisi dell’ordinamento del regno avrebbe favorito l’affermazione dei vescovi come signori territoriali; in Toscana invece le strutture istituzionali conservarono maggiore vitalità e non cedettero alle pretese signorili dei maggiori episcopati. Come ha precisato il Dilcher, elementi caratteristici della città medievale sono la pace, la libertà, il diritto particolare e l’organizzazione.

  • Pace: Si deve ricordare che la rinascita municipale deriva dall’accordo di un gruppo di persone le quali stabilirono di vivere nell’ambito del territorio delimitato dalla cerchia delle mura urbane nel rispetto dei diritti di ciascuno di loro.
  • Libertà: Coloro che facevano parte della comunità avevano lo status di liberi, di soggetti di diritti esenti da ogni forma di subordinazione personale ad altri; lo status di libero comportava sia la piena capacità giuridica, sia l’assoluta disponibilità del patrimonio. Lo status giuridico del componente della comunità cittadina era uguale a quello del signore fondiario che non riconosceva alcun signore superiore a sé e si distingueva dalla condizione dei liberi nelle aziende curtensi e dai signori soggetti ad altri signori.
  • Diritto particolare: All’interno di una comunità residente nel medesimo ambito territoriale i rapporti giuridici intersoggettivi si modellavano secondo le condizioni economiche e naturali in cui la comunità stessa si trovava a vivere, cioè vennero regolati da consuetudini che nascevano dalle concrete esigenze di ciascuna collettività e dunque variavano da luogo a luogo, differenziando inoltre il mondo cittadino da quello rurale, dominato dagli usi giuridici che regolavano la vita della signoria fondiaria e territoriale.
  • Organizzazione: Ogni comunità cercò di provvedere all’amministrazione diretta della propria esistenza, alla tutela dei diritti dei suoi componenti, alla difesa del proprio territorio.

Di questi quattro elementi, i primi due appaiono i principali, quelli cioè che furono alla base della nascita del nuovo ordinamento cittadino. In tutte le regioni europee la comparsa della nuova unità istituzionale costituita dalla città si caratterizzò per l’esigenza di conseguire la completa libertà personale e la piena, assoluta, disponibilità dei loro patrimoni fondiari. Appare evidente che la ripresa della vita urbana derivò dal complesso fenomeno della rinascita economica e non può essere attribuita ad uno solo dei fattori che compongono questo fenomeno. Gli ultimi due elementi possono essere considerati la conseguenza necessaria dei primi due. Infatti la consuetudine di vita comune dette vita a usi giuridici particolari. I componenti della comunità urbana erano tutti liberi e godevano della piena disponibilità dei loro beni, tale situazione favoriva lo svolgimento di scambi mercantili. Più complesso è il discorso sull’organizzazione cittadina. La conseguenza della conjuratio originaria era la formazione di un ordinamento distinto da quello che faceva capo al signore, un ordinamento capace di tutelare i diritti individuali di coloro che avevano giurato l’alleanza, di proteggere la nuova comunità, di attuare le decisioni adottate da quest’ultima. Con la formazione della realtà municipale prendeva forma una nuova unità istituzionale dotata di un preciso ambito territoriale. Un’unità istituzionale che si distingueva da quella signorile soprattutto perché la sua guida non spettava ad una sola persona, bensì alla comunità di signori che avevano posto in essere la nuova realtà; ma i contenuti del potere erano del tutto eguali sia per il signore sia per la comunità. Alcune comunità furono in grado di assolvere da sole i propri compiti (autosufficiente), altre invece ebbero bisogno della collaborazione di un signore fondiario, stabilendo una sorta di governo diarchico con due distinte sfere di competenza.

Gli ordinamenti comunali dell’Italia centro-settentrionale

La giurisdizione cittadina più ampia è quella dei Comuni italiani. La storiografia segnala alla loro origine una conjuratio, un patto di alleanza stretto tra soggetti liberi di varia estrazione sociale. Secondo alcuni studiosi tale conjuratio avrebbe dato vita ad un’alleanza di natura “privata” che avrebbe riguardato esclusivamente i contraenti, escludendo ogni altro abitante della città. Questa associazione avrebbe eroso il potere del signore e avrebbe finito per coinvolgere tutti coloro che risiedevano all’interno della cerchia urbana. Si deve rilevare che la rinascita cittadina nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale fu precedente a quella conosciuta dagli altri territori europei, dato che nella penisola le condizioni generali vennero precocemente a maturazione. Sin dagli ultimi decenni del secolo XI il movimento comunale acquistò in Italia connotati precisi: nel 1099 a Genova venne concluso il primo accordo giurato, la cosiddetta Compagna Communis, a fondamento dell’istituzione cittadina. All’origine della nuova realtà unitaria istituzionale sembra trovarsi sempre un accordo tra signori di terre poste nella zona circostante la città. Costoro decidevano di allearsi tra loro per poter dar vita ad un ordinamento separato e distinto da quelli che facevano capo alle autorità fondiarie o territoriali della regione. I due ordinamenti, quello comunale e quello signorile, vissero per un certo tempo affiancati, dato che il primo non era ancora in grado di caricarsi dell’intero complesso di funzioni che il potere signorile svolgeva nei riguardi della comunità e aveva bisogno dell’integrazione fornita da questo. Promotori e partecipi dell’accordo iniziale sembrano essere soprattutto i signori fondiari della zona. Fine principale dell’associazione era, infatti, la difesa dei patrimoni fondiari degli associati contro le pretese signorili delle maggiori autorità della regione. Chi aderiva alla nuova comunità si propose di guidare in piena libertà il proprio dominio fondiario, di farne sviluppare ed espandere la produzione, appropriandosi dell’intera rendita senza doverla dividere con un signore di grado più elevato. All’interno dell’azienda patrimoniale non si pose nessun cambiamento di gestione, il rapporto tra il signore e le comunità contadine del suo dominio non si modificò per effetto di questi nuovi ordinamenti.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Caravale Mario.
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