Lezione 04.04.2016
Perdita delle tecniche culturali nel IV secolo d.C.
A partire dal IV secolo d.C. (età alto medievale o tardoantica) tutto il patrimonio di tecniche culturali acquisito dalla conoscenza greca e romana si va man mano perdendo. Si assiste a una perdita dei saperi, con la mancata trasmissione perché vengono a mancare le committenze. Le popolazioni provenienti dal nord determinano un cambio di committenza, con una minore richiesta di enormi architetture. Una pratica molto usata era il rimpiego di materiali di architetture precedenti.
Il sistema degli acquedotti romani
Il sistema degli acquedotti ci permette di vedere bene come veniva usato l’arco, che consentiva di raggiungere incredibili altezze. I Romani non usavano l’acqua del Tevere per usi domestici, ma la prelevavano dalle sorgenti sin dall’età repubblicana. L’acqua veniva portata in città all’interno delle residenze imperiali o edifici pubblici, mentre i più poveri prendevano acqua dalle fontane pubbliche. Ci sono diversi acquedotti che portano l’acqua nei vari punti della città.
Acquedotto di Segovia
Con i Romani si riusciva a raggiungere i 60 metri di altezza, affrontando problemi di instabilità e per raggiungere altezze superiori sovrapponevano più archi. Le pendenze variavano da 30cm per km quadrato a 17 m/km2. L'acquedotto dell'Appia Antica fu realizzato in opera quadrata, con blocchi di pietra all'interno dei quali corre il canale che ospita l'acqua.
Porta Maggiore
Porta Maggiore (l’attico) è un acquedotto doppio perché al suo interno corrono due canalizzazioni: l’acqua Claudia (in basso) e Anius Novus (in alto). I canali erano rivestiti in modo tale che l’acqua non portasse impurità e non uscisse verso l’esterno. Ogni casa patrizia aveva una fontana. Fontino è l’ingegnere di Traiano che costruiva acquedotti e scrisse anche un trattato.
Caratteristiche tecniche degli acquedotti
- Studio del pendio per pendenza
- Acqua rallentata per far depositare tutte le impurità
- Scavato pozzo ogni 32m che permetteva di tenere sotto controllo la pendenza sotto la collina
- Fuori dalla collina dovevano sostenere il tubo e trovano come soluzione migliore l’arco
- Cassaforma per assemblare l'arco → cemento → scasseratura
- Struttura ad arcate molto fragile quindi di altezza massima di 21 metri e per altezze più elevate archi sovrapposti
- Tenuta stagna con sabbia vulcanica mescolata a calce per impermeabilizzare
- Far scendere a valle dolcemente l’acqua per evitare pressione
- Costruzione cisterne: acqua incanalata e saliva verso la cisterna per pressione
- Tre cisterne: fabbisogno ordinario, bagni pubblici, case private che pagavano una tassa (che serviva per portare acqua)
Uso dell'acqua e impianti termali
L’acqua serviva per uso domestico ma soprattutto per portare l’acqua alle terme (=bagni pubblici). Le terme erano numerosissime all’epoca. Nel 33 a.C., Agrippa contava 170 sistemi termali. Gli ambienti principali delle terme erano tre, con temperatura (acqua e aria) diversi: frigidarium, tepidarium e caldarium, posti secondo una sequenza assiale. Un piccolo impianto termale si basava su un impianto di cisterne e uno di riscaldamento. Alla fine c’era il praefurnio (o forno) dove si trovavano uno o più forni alimentati con combustibili e con un sistema di canali veniva portato calore nelle stanze. L'impianto idraulico e termico era molto particolare. Il riscaldamento avveniva inizialmente attraverso dei bracieri mobili che consentivano il riscaldamento solo dell’acqua.
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Storia delle tecniche costruttive, parte 1
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Storia delle tecniche costruttive, parte 2
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Storia delle tecniche costruttive, parte 3
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Storia delle tecniche costruttive, parte 6