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Storia delle religioni - il problema della distraibilità delle lamentatrici

Appunti del seminario del professor Montanari, nel quale si enunciano i problemi della distraibilità delle lamentatrici. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il lamento funebre detto anche vocet, che permette di articolarlo in tre giornate: bachetto, veglia e inumazione, l'analisi del lamento secondo De Martino.

Esame di Storia delle religioni docente Prof. E. Montanari

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Non solo interrompe il lamento in modo brusco al tramonto, ma costringe la figlia a interrompere anche

lei il lamento facendo presente questa regola rituale. Quindi da un momento straziante di pianto si passa

ad un momento di quiete imposta da una regola rituale.

Questo è un altro esempio di passaggio e di distrazione dal pianto, notiamo anche che la mattina all’ alba

il pianto riprenderà in modo altrettanto addolorato, lo strazio del lutto continuerà dopo questa pausa

notturna in cui troviamo un’atmosfera del tutto opposta a quella del cordoglio, un’atmosfera ludica in cui

la portatrice del lutto e i condolenti come li chiama De Martino ad una situazione in cui non solo non si

piange più, ma si gioca in modo molto scherzoso con dei giochi addirittura lascivi in cui vediamo una

tensione in alcuni casi addirittura erotica elevarsi, sono dei giochi che hanno come funzione quella di

rallegrare, e di portare ad una spensieratezza il gruppo dei condolenti.

Un altro fenomeno che si può riscontrare nel lamento funebre rumeno del 1950, si può vedere quando

una lamentatrice interrompe il pianto bruscamente per guardare e tastare la stoffa di un vestito di uno

degli etnografi che accanto alle lamentatici stava prendendo degli appunti sul pianto.

Si interrompe e comincia a palpare la stoffa e nota che questa stoffa è di ottima qualità, questo momento

di distrazione brusca è un fenomeno sicuramente non irrilevante che bisogna spiegare in qualche modo.

È particolare questo fatto che la lamentatrice si reinserisce nell’orbita del pianto passando dallo stupore

per la qualità della stoffa del vestito dell’ etnografo a un sospiro rituale per esprimere la sciagura del lutto

in quanto questo avrebbe portato la famiglia alla povertà quindi si passa dallo stupore per la ricchezza nel

vestire, allo strazio del lutto che avrebbe condotto alla povertà, in questo senso la distrazione che si ha

chiara e netta del lamento viene recuperata in qualche modo nell’ orbita del pianto.

E il pianto riprende, ma l’interruzione e la distrazione è chiarissima.

Distrazione che va analizzata in analogia alle altre, quindi a queste atmosfere ludiche e scherzose che si

oppongono del tutto alla condizione emotiva del lamento, o anche ad altri fenomeni quali l’interruzione

brusca dovuta a dei divieti rituali per cui dopo il tramonto non ci si lamenta più, ma all’alba si riprende

questa interruzione.

Un altro esempio molto simile all’ultimo che ho descritto questa volta riferito ad un altra delle

lamentatici, una donna anziana che seguiva il corteo del defunto, corteo che stava portando la bara di

Lazzaro nel cimitero.

Questa donna anziana non riesce a stare al passo, a seguire il corteo, a questo punto un’altra di quelle

donne che accompagnavano il corteo consiglia alla donna anziana di rinunciare e quindi di fermarsi.

Ora la cosa particolare della donna anziana che si stava lamentando con tutto l’impeto dovuto al

lamento, al pianto luttuoso, riesce a sentire la donna che gli consiglia di fermarsi, quindi c’è una

distrazione, una percezione dell’ ambiente circostante e nel mezzo del lamento funebre risponde che in

realtà vuole andare con il corteo per accompagnare il morto, ma la cosa particolare anche è che questo

“no, voglio andarci” viene cantato dalla lamentatrice anziana con il modulo melodico del lamento

funebre (della cantilena).

Quindi anche qui abbiamo una distrazione della lamentatrice che riesce a percepire l’ambiente

circostante, in questo caso la donna che la esorta a fermarsi perché è affaticata, vediamo anche questa

distrazione come viene poi recuperata, si distrae dalla situazione del dolore luttuoso, riesce a rispondere a

una questione pratica cioè la fatica di camminare da parte di una donna anziana e affaticata, e questo

fatto pratico di vita quotidiana (l’affaticamento del corpo a camminare), viene recuperato nell’ottica

simbolica e rituale del lamento la dove la risposta è “no voglio andarci” quindi questa considerazione di

carattere pratico viene formulata in modo rituale nell’ottica del canto funebre, poiché questa risposta, il

“no, voglio andarci” viene cantato secondo la cantilena, il modulo melodico del canto funebre, e anche

qui è un esempio simile.

Vediamo in altri casi e questo è l’ultimo esempio che traggo da questo caso rumeno, vediamo la suocera

del defunto eseguire il lamento e quindi recitare e piangere il morto, ma allo stesso tempo e

contemporaneamente (questo pianto avviene nella dimora del defunto), mentre piange il defunto sbriga

delle faccende di casa. Quindi piange e sale in soffitta, scende le scale, si muove nel cortile, si occupa

delle questioni pratiche della casa ma non interrompe il pianto, quindi si distrae.

In questo caso non abbiamo una interruzione ma una vera e propria sovrapposizione di queste due

personalità quella del pianto straziato e quella invece concreta e vigile della donna di casa che è

affaccendata nelle questioni pratiche e addirittura si allontana dalla stanza dove è deposto il cadavere

continuando a cantare, quindi anche l’allontanamento dalla stanza in cu si trova il corpo del defunto non

porta ad una interruzione del canto.

Questo è un altro esempio molto illustrativo.

Prima di passare alle spiegazioni, vorrei fare altri due o tre esempi molto più brevi, di questo caso del

lamento del vocet rumeno è molto interessante perché descrive in più occasioni questo fenomeno della

distraibilità che però si può riscontrare anche in altre situazioni.

Ad esempio De Martino lo aveva notato a Ferrandina una località della Lucania nel corso degli anni “50 e

questa particolarità del lamento funebre non è osservata direttamente dal De Martino ma gli è riferita da

un’informatrice che racconta al De Martino questa particolarità del lamento funebre.

Si dice che durante un lamento funebre con una lamentatrice in piena azione dei bambini cominciano a

giocare con i pesi di una bilancia che sta vicino alla lamentatrice, questa nel pieno del pianto si distrae e

presta attenzione ai bambini con la distrazione e quindi riesce ad ammonirli, sgrida questi ragazzi nel

mezzo del pianto rituale e lo fa anche qui reinserendo questa presa di coscienza, nell’orbita onirica di

delirio del canto funebre e lo fa ammonendo questi ragazzi con la metrica del pianto (la cantilena) ed è

così che trae ritornelli e motivi che con l’intercalare del ritornello emotivo “babbo mio” la lamentatrice

ammonisce i bambini dicendo: “attenti ai pesi, che poi perdiamo i pesi con la bilancia, babbo mio” e

chiude con l’intercalare, col ritornello emotivo del canto e quindi riprende il lamento funebre “quando

eri malato babbo mio mi chiamasti vicino a te e al tuo letto”.

Questa distrazione momentanea che poi viene ripreso nel canto funebre, ma c’è una interruzione, una

presa di coscienza dell’ ambiente circostante nel mezzo del delirio del pianto luttuoso.

Stessa situazione ed è interessante per capire che non è una caratteristica, troviamo un fenomeno simile a

Beirut in un canto funebre registrato intorno alla metà del 1900, vediamo delle lamentatici in Libano ed

evidentemente questo è un materiale di seconda mano a cui deve attingere De Martino, delle lamentatici

che interrompono, che sospendono improvvisamente la lamentazione alla vista di conoscenti che

venivano per condogliarsi, quindi vedendo i familiari gli amici arrivare interrompevano il pianto funebre

con dei sorrisi, con dei saluti, e quindi appunto salutano ridendo, sorridendo, a volte poi anche

discutendo per poi riprendere a lamentarsi.

Questo è un altro esempio chiaro di brusco cambio di umore, se possiamo chiamarlo così.

Un ultimissimo esempio, nel Cairo all’inizio del “900 viene registrato un caso identico di una

lamentatrice di cui De Martino parla nel terzo capitolo, dove De Martino apre un paragrafo su una

lamentazione al Cairo, è una lamentazione ampiamente documentata per questo.

De Martino apre un paragrafo più esteso, ed è in questo caso che addirittura la lamentatrice principale,

portatrice del cordoglio arrivata ad un certo punto interrompe bruscamente il pianto e fa girare delle

sigarette e del caffè tra le condolenti e le lamentatici interrompendo così la prestazione corale dal pianto.

Ecco un altro caso di distrazione poiché anche le altre lamentatici si interrompono e cominciano a bere

caffè e a rilassarsi fumando sigarette, vediamo queste distrazioni e queste interruzioni.

Ma questo fenomeno, come spiegarcelo? Quale spiegazione dare a questo caso della distraibilità?

Se qualcuno di voi ha avuto già occasione di studiare nel campo dell’antropologia o dell’etnologia ed ha

avuto occasione di trovare casi simili, ma una ipotesi che ricorre, una considerazione di carattere morale,

sarebbe meglio dire, è quella della ipocrisia.

Ci troviamo di fronte ad una vera e propria ipocrisia delle lamentatici, una superficialità del

comportamento, un’ipocrisia nel senso che si può dire che queste lamentatici non capiscono un dolore

propriamente sentito, tanto da potersi distrarre così facilmente.

Per il passaggio di un conoscente e si interrompono, sorridono, c’è l’etnografo accanto e comincia a

notare la qualità della stoffa della camicia.

Ma chi è veramente sconvolto dallo strazio di un lutto, può interrompere il dolore in modo così brusco,

così a comando, si può distrarre in modo così superficiale?

È un’ipocrisia?

Questa è una valutazione che si può fare dal punto di vista morale, dal punto di vista storico-religioso

abbiamo una tutt’altra visione delle cose, ed è quella che ci interessa qui.

Procediamo per tappe, la spiegazione non è lunga ma è articolata; siamo di fronte ad un fenomeno di

schizofrenia dato che si passa da uno stato d’animo all’altro.

La descrizione di schizofrenia qui non è impropria, dato che De Martino adopera il bagaglio e il lessico

scientifico della psicopatologia.

Questi cambi di umore così bruschi, questi salti da uno stato psichico opposto all’altro, da uno stato

vigile, cosciente a uno stato onirico, sognante, da uno stato tragico ad uno stato ludico, è uno stato di

schizofrenia rituale ovviamente e non patologica.

Questa schizofrenia porta De Martino a parlare di una dualità della presenza rituale, una dualità nella

presenza, un concetto che viene più volte adoperato.

Abbiamo più volte notato l’importanza di questa tesi della crisi della presenza, che De Martino si porta

appresso già dai primi anni “40, ecco qui lui parla di questa crisi della presenza, parlando di una dualità

nella presenza, che potrebbe spiegare il fenomeno della distraibilità delle lamentatici.

Va notato come nella crisi del lamento, quindi in questa crisi delirante, in questo furore alienante dello

strazio del lutto, si conserva evidentemente, e resta operativa, un lato della presenza che rimane vigile,

cioè un lato della presenza intesa anche come esserci nel mondo che rimane vigile, il delirio, il furore,

l’alienazione, ma rimane un lato della presenza non alienata, non furente, ma vigile, attenta, tanto da

poter notare la stoffa della camicia, tanto da poter notare dei bambini che stanno arrivando e che stanno

manomettendo la bilancia.

Una presenza vigile che presta attenzione all’ambiente circostante, che non porta ad un crollo interno,

ad un crollo esistenziale di una perdita di se, ma una coscienza vigile sul mondo.


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AUTORE

ninja13

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storico-religiose
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle religioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Montanari Enrico.

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