Storia delle religioni
Prof. Elisabetta Colagrossi
Introduzione
La declinazione scientifica della storia delle religioni nasce tra il ‘800 e ‘900, ma esistono una molteplicità di scienze religiose, tra le quali la teologia. Fatta eccezione per la teologia confessionale, le altre sono laiche e comprendono: filosofia della religione, sociologia della religione, fenomenologia della religione e storia delle religioni. Quest’ultima ha un carattere storico-comparativo e nasce, insieme all’etnologia, nel XIX secolo, ovvero nel secolo del colonialismo. Essa nasce dalla necessità di prendere in considerazione nuove forme religiose, nel periodo in cui l’Europa sottolinea l’inferiorità delle civiltà con le quali entra in contatto, etichettandole come popoli di natura o primitivi. La violenza religiosa nasce con i monoteismi e la guerra santa è praticata per perseguire l’uniformità religiosa e punire la devianza.
La storia delle religioni è una disciplina autonoma, che studia le religioni in quanto formazioni storiche, presupponendo che non esistano dei fenomeni religiosi puri. La comparazione può essere:
- Verticale: studia il concreto storico nel suo divenire e sviluppo.
- Orizzontale: comparazione tra fatti religiosi nelle diverse società.
La base della ricerca è induttiva e documentaria, in quanto si incentra sull’indagine di fatto documentati.
Tipologie di religioni
Si può distinguere tra:
- Religioni etniche: religioni in funzione del gruppo, legate al territorio, all’etnos. Religioni antiche prive di una personalità storicamente identificabile e comprendono le religioni illetterate, come le antiche religioni del medio-oriente, l’induismo, le religioni greca e romana e quelle precolombiane. Sono religioni nazionali e civili, che riconoscono pari legittimità alle altre.
- Religioni universali: religioni rivolte all’individuo, a prescindere dalla collocazione storica e geografica, e caratterizzate da una vocazione missionaria, come il cristianesimo, il buddhismo e l’islam. Rivolgono il loro messaggio a tutti gli uomini e all’individuo in quanto tale, che è chiamato alla conversione. Sono religioni esclusiviste.
L’ebraismo non si colloca in nessuna di queste due categorie, perché trova il suo insediamento nella terra dei padri; quindi, c’è un forte legame col territorio, ma il suo dio è universale.
Politeismo e monoteismo
Il termine “politeismo” è stato attestato in Francia nel XIV secolo come opposto di monoteismo e indica quelle forme che ammettono l’esistenza contemporanea di più divinità. Filone di Alessandria, nel I secolo d.C., usa il termine “polytheia” in opposizione al monoteismo ebraico. Egli associa la democrazia all’instabilità e alla non uniformità di decisioni e vede nel politeismo il riflesso celeste di questo. Gli dei del politeismo non esistono da sempre, sono legati da vincoli genealogici, non sono tutti immortali, sono esseri divini antropomorfi o zoomorfi e ognuno assolve a specifiche funzioni legate alle attività umane. Ognuno ha una sfera di competenza, ma ognuna di queste interagisce con le altre. Si tratta di una società con divisioni funzionali e gerarchiche, il cui fine è il mantenimento dell’ordine cosmico. Il termine “polythéisme” viene poi usato da Jean Bodin nel 1580.
Il termine “monoteismo”, invece, è stato usato da Henry More nel 1660 per opporsi alle correnti di pensiero materialistiche, come quella di Hobbes, in difesa del cristianesimo. Nel monoteismo si predica l’unicità di Dio e l’esclusione di ogni altro dio, cosa che presuppone un politeismo che viene prima e a cui ci si oppone. C’è una forte pretesa di universalità e, per sopravvivere, esso deve cancellare il politeismo precedente. Quelle monoteiste si presentano come religioni fondate, la cui origine è attribuita a una precisa personalità storica.
Età della pietra
L’età della pietra si divide in:
- Paleolitico: 2,7-2 milioni di anni fa. Caratterizzato da cacciatori-raccoglitori nomadi e si divide in:
- Medio: 120,000 anni fa
- Superiore: 35,000 anni fa
- Mesolitico: 10,000-8,000 anni fa. Vede l’avvio della rivoluzione agricola.
- Neolitico: 8,000-5,000 anni fa. È ormai compiuta la rivoluzione agricola.
Si ipotizza che a partire da homo abilis si abbia l’inizio di un’attività simbolica e intrapsichica. Homo erectus scopre il fuoco, presenta una testa più grande e la postura eretta e infine, in homo sapiens, l’esperienza religiosa si consolida e diventa un punto di riferimento esistenziale. Per esempio, nella grotta di Qafzeh, a Nazareth (Israele), datata tra 100,000 e 90,000 anni fa, sono stati ritrovati una madre in posizione fetale con il figlio ai suoi piedi e dell’ocra intorno come segno di un rituale funebre. I loro antenati abbandonavano i corpi, quindi c’è una rottura con loro e con gli altri animali. Le pratiche di sepoltura fanno pensare a una concezione della vita dopo la morte. La posizione fetale, con la testa rivolta a est, dove sorge il sole, è presente in ogni religione e testimonia la visione della morte come rinascita. Laddove i morti sono inumati lontano dai viventi, lo si fa forse per evitare che il cadavere possa tornare a disturbare.
Le pitture rupestri paleolitiche nei neanderthal hanno diverse interpretazioni, tra qui quella animista. L’animismo è il credo secondo il quale ogni luogo, animale, pianta o fenomeno possiede consapevolezza e sentimento e può comunicarlo agli uomini. Non esiste una barriera tra gli esseri umani e il resto del mondo, ma è prevista l’idea di una partecipazione. Tutto è collegato, perché il mondo costituisce un tutto, un plesso vivente di cui ogni realtà partecipe. In ogni oggetto c’è una potenza d’essere. Lo sciamano è colui che conosce per esperienza diretta la realtà invisibile che gli altri esseri umani possono conoscere solo temporaneamente e in modo confuso. Si ha un approccio olistico. A favore dell’interpretazione animista si pongono la posizione geografica delle grotte in luoghi deserti e i paragoni con i popoli di cacciatori-raccoglitori attuali. L’uomo primitivo conduceva una vita a contatto con la natura e in balia di fenomeni esterni più grandi di lui, per questo ricorreva a spiegazioni soprannaturali. Gli uomini del paleolitico hanno avuto un’esperienza religiosa simile, di origine comune. L’uso del rosso è associato al contatto con un altro mondo, mentre gli animali forse avevano un significato simbolico. Gli umani spesso vengono rappresentati nella posizione dell’orante, con le braccia al cielo, e non sono presenti immagini di vegetali. Spesso si sono trovate impronte di mani. Un altro elemento è il culto dei crani, infatti, in alcune grotte sono stati trovati dei crani appesi a una liana.
L’uomo sviluppa la religione come reazione verso il mondo circostante. Circa 15,000 anni fa, la Terra inizia a uscire da un periodo glaciale e, in questo periodo, si ha la prima esperienza di sedentarizzazione. Infatti, l’uomo costruisce delle abitazioni all’aperto e va a caccia solo di piccoli animali, impara a fare scorte, inizia ad allevare gli animali e a domesticare il cane, che viene sepolto con l’uomo. Vengono intagliati gli ossi e scoperta l’arte della levigatura. Alla fine di quest’era, il sentimento religioso diventa embrione di una religione organizzata e compaiono le dee, infatti dio era femminile. Avvengono i primi tentativi di coltivare le terre, cosa che fa sì che l’uomo non sia più sottomesso alla natura e cominci ad agire su di essa e a produrre. Avviene una rivoluzione in ogni aspetto della vita, tra i quali i principali sono quelli agricolo e religioso, soprattutto nel Vicino Oriente, dove erano presenti gli animali domesticabili e gli antenati selvatici di cereali e legumi. Nasce la separazione tra mondo umano e naturale con la superiorità del primo sul secondo; quindi, l’uomo si pone al centro e la religione si antropomorfizza, segnando la nascita dei primi dei a immagine dell’uomo. Piante e animali, da membri paritari, diventano posseduti. Secondo un comune pregiudizio, quando l’uomo diventa allevatore, si imporrebbero gli dei maschili trionfanti ma, in realtà, i primi dei sono femminili e rappresentati tramite statuette di dee che evidenziano il ventre e gli aspetti legati alla fecondità. Queste statuette vengono chiamate veneri neolitiche, come la “Venere di Willendorf”. La fertilità della terra è al centro dell’interesse degli uomini neolitici e, forse, si tratta di una trasfigurazione simbolica della Terra. La dea ha il carattere di essere supremo e non è una divinità unica, ma c’è una sorta di pantheon. Essa è una figura soprannaturale legata all’agricoltura, fatto che testimonia come le religioni siano sempre legate ai bisogni fondamentali dell’uomo. L’incarnazione della fecondità assicura la fecondità del terreno e la donna esprime l’essenza della fertilità.
Gli dei sostituiscono gli spiriti e iniziano i rituali al fine di mantenere l’ordine in un mondo instabile. Gli eccessi e l’imprevedibilità della natura inquietano l’uomo, che si protegge tramite i rituali. La società si organizza in forma gerarchica e l’uomo immagina che la gerarchia continui anche nel mondo superiore. Gli dei chiedono preghiere e poi sacrifici, durante i quali il capofamiglia offre la cosa più preziosa, cioè un animale della mandria, allevato e non selvaggio. In seguito, si ricorrerà a una cosa ancora più preziosa, infatti, nel Vicino Oriente, tra IX e VII secolo a.C., sono state trovate tracce di sacrificio umano (e più antiche in Anatolia orientale). Il sacrificio è un atto di culto rituale che implica un atteggiamento di sottomissione alla divinità e il desiderio di stabilire un rapporto con essa. Il significato è quello di rendere sacro e implica il trasferimento dalla sfera quotidiana a quella del sacro, oltre ad avere un ruolo nell’assicurare la coesione del gruppo. Le vittime sacrificali, di solito, sono scelte al di fuori del clan, perché l’altro è visto come avverso ma, quando il sacrificato è un membro del clan, il rito è ancora più solenne.
Per René Girard, la violenza e il sacro sono inseparabili e il sacro è un modo per sfogare la violenza insita nell’uomo e garantire, così, la coesione. Il sacrificio previene le tendenze aggressive della società e, grazie a esso, i popoli rimangono uniti e si scongiura la vendetta e l’autodistruzione. Il religioso mira a placare la violenza ed è, quindi, funzionale. Il sacrificio ha un valore catartico e agisce solo se i suoi meccanismi sono ignoti all’uomo, perché i fedeli non devono saper valutare il ruolo della violenza, infatti, si dice che l’uomo sia offerto al dio per placare la sua collera. In realtà, si indirizza la violenza della società su di un capro espiatorio per mantenere l’ordine. Il meccanismo del sacrificio, secondo Girard, verrà poi svelato dal Cristianesimo tramite l’eucarestia. Egli enfatizza il ruolo sociale e funzionale del sacrificio, ottenebrando quello spirituale.
Gli uomini del neolitico seppelliscono i morti nelle case, sotto alle case, in modo da essere vicino ai familiari. Spesso se ne prendeva il cranio per svolgere dei riti e poi lo si riseppelliva. Il ritrovamento di alcuni corpi inumati ormai ridotti a scheletri mostra che questi erano posti in luoghi fortificati, dove forse erano mangiati dagli uccelli. Veniva praticato il culto degli antenati, che sono mediatori privilegiati e possono contribuire a proteggere i vivi anche per far sì che la loro discendenza non scompaia. L’antenato può elargire favori o punire, per questo i mali non sono più considerati fatalità, ma sanzioni per colpe compiute contro gli antenati o gli dei. Nascono, così, le nozioni di colpa e peccato. Il bene è ciò che arreca vantaggio al gruppo, mentre il male è ciò che causa l’ira degli dei. Si instaura una morale relativa al gruppo.
Il tempio più antico del mondo è “Gobekli Tepe” in Turchia e datato tra X e IX millennio a.C. I rituali sono guidati da uno sciamano, che però ha gli stessi compiti degli altri individui, quindi non c’è clero. La società si fa sempre più piramidale e la rivoluzione neolitica porta all’emergere di forme più complesse di dei, che poi porteranno al politeismo.
Vicino Oriente antico
Per Vicino Oriente antico si intende il territorio che comprende Mesopotamia (tra Iraq e Siria), Iran occidentale, Armenia, Anatolia (Turchia), Egitto, Palestina, Israele e Libano nel periodo che va dal IV al I millennio a.C. La Mesopotamia ospita dei regni non duraturi, ma potenti, che influenzano le culture vicine, infatti, alcuni temi si ritrovano nella Bibbia ebraica. I principali popoli sono i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri. Le religioni praticate sono politeiste e presentano le seguenti caratteristiche:
- Etnicità: si appartiene per nascita a un preciso contesto che condiziona l’identità culturale e la partecipazione alla religione. È un fatto di nascita e non di competizione o conversione.
- Dei organizzati in un sistema
- Non ci sono aspirazioni universalistiche
- Non sono religioni del libro: non ci sono scritture sacre come fondamento della teologia e non c’è un fondatore.
- Non sono religioni fondate.
Si tratta di una religione evoluta e morta insieme a quelle civiltà. Il territorio tra il Tigri e l’Eufrate è una regione pianeggiante ed estesa, le cui terre sono coltivabili e ricche d’acqua. Qui nascono i primi sistemi d’irrigazione, le dighe e si iniziano a piantare i semi. Si usa l’argilla, si inizia a navigare sui fiumi e a praticare il baratto, inoltre, si sviluppa la fabbricazione del bronzo, che è più resistente del rame e segna l’inizio dell’età del bronzo. Questa apre la strada alla produzione di nuove armi e ciò alimenta le guerre. Si tratta di una civiltà prospera e la città ha bisogno di una gerarchia. Da tale nuova configurazione nascono i politeismi, formati da un pantheon a immagine e somiglianza della loro società.
I sumeri sono organizzati in città-stato, formate da case d’argilla, tra cui la più importante è Eridu. Esse sono caratterizzate da forti diseguaglianze sociali. Con lo sviluppo dell’agricoltura, si creano delle scorte alimentari che si possono scambiare e nasce la nuova classe sociale dei mercanti. Nascono anche nuovi mestieri, come gli artigiani e gli scribi. Gli agricoltori ampliano le terre e chiamano a lavorare i meno benestanti, determinando così la nascita dell’aristocrazia fondiaria. Le iniquità sociali nascono perché una parte della popolazione è sollevata dalla produzione di cibo. Secondo gli abitanti di Eridu, la prosperità è dovuta agli dei, per questo innalzano un tempio monumentale su di una collina. I templi sono sempre posti in posizioni elevate per proteggerli dalle inondazioni e anche perché gli dei devono stare in alto. Successivamente, quello di Eridu diventerà un complesso templare e la collina sarà considerata luogo sacro. Attorno al 3000 a.C. appare un sistema di scrittura perfezionato e ciò permette di tracciare le transazioni commerciali. La scrittura consente alla parola di trascendere lo spazio e il tempo e permette di comunicare a lunghe distanze materializzando la parola. Grazie ad essa cambia il funzionamento amministrativo delle città-stato.
La società è di tipo patriarcale, quindi il primato della dea madre non può continuare. Si apre la strada alla monarchia, nella quale re, commercianti, proprietari terrieri e sacerdoti formano la classe più alta. La comparsa di piccoli regni segna l’inizio della storia di un’epopea guerriera. Gli uomini dirigono tutto, quindi la divinità deve essere a loro immagine. Con la nascita delle città, il centro di tutto si sposta dall’agricoltura alla città, quindi la religione non può più basarsi sulla dea madre, anche se questa non viene abbandonata ed entra nel pantheon divino. Infatti, i politeismi sono inclusivi e in essi ci sono divinità di entrambi i generi. Gli dei mesopotamici sono antropomorfi, si usa l’immagine umana come modelli degli dei. Spesso essi sono accoppiati e hanno figli come gli umani, vivono in società e hanno le stesse esigenze degli uomini. Enki è il dio della città, quindi il più importante. La monogamia costituisce la norma, i matrimoni sono combinati e la causa principale di divorzio è la mancanza di figli. L’omosessualità è consentita, ma è malvista perché non genera figli. Il tempio è il centro attorno al quale ruota la vita della città. Il culto degli antenati viene abbandonato o circoscritto all’ambito familiare, perché le città hanno bisogno di dei. Nascono i cimiteri fuori dalla città e i rituali per consentire all’anima di andarsene. Il corpo viene lavato, unto, vestito di rosso e seppellito con degli oggetti, anche per evitare che disturbasse i viventi.
Il mondo è stato creato dagli dei dopo la lotta primordiale contro le forze del caos che continuano a minacciare l’uomo. Tale minaccia si ritrova nella festa del nuovo anno. La festa è un rito attraverso il quale si realizza il recupero della dimensione dell’alterità sacra. Essa ha una valenza retrospettiva, in quanto permette di volgersi indietro verso il tempo dei primordi, e prospettiva, ne...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti storia delle religioni
-
Storia delle religioni - Appunti
-
Appunti Storia delle religioni
-
Appunti per esame "Antropologia delle religioni"