Il Mediterraneo secondo Braudel
Il Mediterraneo è, come ha scritto Braudel, “mille cose allo stesso tempo”. “Non solo un paesaggio ma numerosi paesaggi, non un mare, ma una successione di mari, non una civiltà, ma civiltà ammassate le une sulle altre”. Protagonista di tante e differenti storie religiose dove s’incrociano si scontrano e coabitano ebrei, cristiani e musulmani.
Le tre religioni monoteistiche
Le tre religioni, anche se fanno riferimento ad un patrimonio religioso comune e ad Abramo, sono strutturalmente differenti: rispetto al contenuto dottrinale, pratiche religiose, rapporto con le scritture. Le influenze del proprio percorso storico e della propria società hanno determinato insieme agli altri aspetti succitati, il processo di una coabitazione o di una disgregazione con le altre religioni monoteistiche e anche all’interno delle loro stesse comunità religiose.
L'ebraismo
L’ebraismo è il progenitore delle religioni monoteistiche, a differenza di queste che sono centrate su un profeta o un salvatore, l’ebraismo è centrato sull’idea di un popolo eletto. L’ebraismo ha anche offerto un contributo essenziale alle religioni figlie dell’ebraismo “cristianesimo e islamismo” avendo ricevuto, queste, molte credenze ed istituzioni indicative, basti pensare alla dottrina dell’unicità di Dio, alla lettura delle scritture, agli insegnamenti dei profeti, le storie del libro della Genesi.
Quindi, l’ebraismo, è la più antica tra le religioni monoteistiche, originariamente fondata sull’alleanza stipulata fra Yahweh Dio e Abramo. Fu tuttavia Mosè, dopo aver guidato l’esodo dall’Egitto delle popolazioni semite, tenute schiave dal faraone "Ramses o Ramesse o Ramsete II”, ad avviare l’elaborazione del complesso religioso ebraico attorno al nucleo centrale costituito dalla nuova alleanza tratta da Yahweh Dio con il popolo d’Israele sul Sinai.
Abramo e la sua discendenza
Il fondatore del monoteismo fu Abramo, partendo da una riflessione sull’osservazione degli elementi unici dell’universo: (un solo sole, una sola luna, una sola terra), considerò l’esistenza di un solo Dio. Abramo sposò Sarai, lei non poteva avere figli, ma aveva una serva egiziana di nome Agar. Sarai disse ad Abramo: “Vedi, il Signore mi ha impedito di dare alla luce dei figli; và, ti prego, dalla mia serva, forse potrò avere prole da lei – (Genesi 15,8-16,10)”. Abramo, dalla serva Agar, ebbe Ismaele, tramite il qual fu considerato il capostipite degli Arabi.
Iddio poi disse ad Abramo: “Sarai è ora il nome di tua moglie, ma tu non la chiamerai più così, poiché Sara è il suo nome ora, io la benedirò e ti darò un figlio da lei”. Dalla moglie Sara ebbe Isacco dal quale Abramo fu considerato il capostipite degli Ebrei. Abramo sposò poi Ketura, divenuta sua moglie dopo la morte di Sara, Abramo e Ketura ebbero sei figli. Isacco sposò Rebecca ed ebbero due figli: Esaù e Giacobbe. Esaù ebbe molte mogli e figli sia in Canaan che in Seir. Giacobbe ebbe dodici figli, dalle sue due spose figlie di Labano: Lia e Rachele, e dalle loro rispettive serve. I figli di Lia furono: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zabulon. I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. I figli di Bala, serva di Rachele: Dan e Neftali. I figli di Zelfa, serva di Lia: Gad e Aser.
- Ismaele, l’altro figlio d’Abramo, ebbe invece dodici figli: Nebaiot, Kedar, Adbeel, Mabsam, Masma, Duma, Massa, Adad, Tema, Jetur, Nafis e Kedma.
Dal susseguirsi e dal mescolarsi di queste discendenze si verrà poi a designare il futuro delle altre religioni monoteistiche.
Dall'ebraismo al cristianesimo
I primi ebrei erano andati errando nel deserto arabico come tribù nomadi; verso il 3000 a.C. cominciarono a spingersi ad ovest in Palestina “che si chiamava allora Canaan” e verso il 1300 a.C. si aggiunsero loro altre tribù ebraiche il cui capo, Mosè (della casa di Levi), le salvò dalla schiavitù in Egitto. Verso il 1025 a.C. Canaan era divenuto un forte regno popolato dagli ebrei, governato dal condottiero Saul; Invece Gerusalemme fu in un primo momento fortezza collinare, poi divenne città santa per gli israeliti, dopo che Davide la strappò ai gebusei all’inizio del X sec. a.C.
Egli ne fece capitale e lì trasferì il santuario israelita centrale “l’Arca del Signore”. Salomone figlio e successore di Davide fece poi costruire un tempio fastoso, e per gli israeliti, Gerusalemme divenne presto la città scelta da Dio. Verso il 930 a.C. le tasse gravose portarono a lotte sociali che influirono sulla separazione di Israele, nel fertile nord e nell’arido sud; anche se divisi in due popoli contribuirono entrambi alle fondamenta della religione ebraica. Gli ebrei subirono in seguito una serie d’invasioni disastrose, principalmente nel 722 a.C. da parte degli assiri, e nel 586 a.C. da parte dei caldei. In seguito a questi attacchi essi furono dispersi.
Molti di loro fondavano le loro speranze sulla certezza che Yahweh Dio avrebbe mandato un messia a liberarli dall’oppressore straniero, e un predicatore ascetico, Giovanni il Battista, annunciò che il messia stava per arrivare; il popolo riconobbe in Gesù il tanto atteso capo.
All’inizio della predicazione di Gesù Cristo, collera e paura, furono i sentimenti che suscitò tra i grandi capi religiosi del suo popolo, i sadducei, grandi sacerdoti e potenti cittadini, che avevano buoni rapporti con i romani, e i farisei, pure appartenenti alle classi dominanti. Questi due gruppi seppur antagonisti, insieme con altri autorevoli israeliti si trovarono d’accordo sulla pericolosità della predicazione di Gesù Cristo, perché alcuni degli insegnamenti contenuti nella predicazione, parevano loro contro la Legge ebraica; ed il timore del forte ascendente che Gesù aveva sulla folla.
Dopo aver corrotto uno degli Apostoli, Giuda Iscariota, sadducei e farisei fecero arrestare Gesù e fu giudicato e condannato dal gran consiglio dei sacerdoti (il Sinedrio). La condanna affinché diventasse esecutiva, accorreva essere avvalorata dal procuratore romano (Ponzio Pilato), questi per debolezza o per calcolo, lo fece condannare al supplizio infamante della croce. Il cristianesimo (da Christos “Messia”) dava un nuovo scopo alla vita, all’insegna della rettitudine e faceva della morte semplicemente l’inizio di una nuova vita in comunione con Dio.
L'ebraismo dopo Cristo
Il significato spirituale di Gerusalemme divenne più marcato durante il periodo del secondo tempio costruito da Erode il Grande e dopo la sua distruzione nel 70 d.C. l’immagine di Gerusalemme celeste venne a completare quella della città terrestre. L’influenza dei sadducei sulla vita ebraica scomparve e fu la tradizione farisea ad imporsi nell’ebraismo durante il I e II secolo d.C. Il centro della vita ebraica divenne la Sinagoga. Le posizioni romane, vietarono poi agli ebrei l’accesso a Gerusalemme e fecero della città una colonia romana.
Nel V sec. d.C., con il declino dell’Impero romano, gli ebrei, si trovarono oltre a fronteggiare l’intolleranza d’altri popoli a mescolarsi alla società europea, nonostante fosse loro precluso il paese natale. Quando, le persecuzioni e il sospetto verso di loro s’intensificò nell’Europa occidentale al tempo delle crociate, l’ebraismo fu in ogni modo capace di avere uomini di gran valore, di cui il migliore esempio fu Mosè Maimonide. Il Medioevo vide anche lo sviluppo del misticismo esoterico ebraico attraverso le scuole della cabbala (in ebraico “tradizione”), che si affidavano ad un’interpretazione intima e mistica delle scritture.
Il cristianesimo dopo Cristo
I romani sospettavano i cristiani di tradimento, in parte perché essi si rifiutavano di adorare gli imperatori. Per questa e altre ragioni, alcuni imperatori tentarono di estirpare il cristianesimo; ciò ebbe inizio nel 64 d.C. quando Nerone si dice abbia fatto crocifiggere i cristiani per dare spettacolo dopo averli accusati d’essere stati gli “autori” di un incendio a Roma. Le persecuzioni continuarono per molti secoli fino alla successiva conquista della libertà religiosa “313 d.C. Editto di Milano emanato da Costantino e Diocleziano”.
Secondo i testi evangelici, Dio, attraverso il suo figlio unigenito Gesù Cristo, ha affidato a Pietro le chiavi del Regno dei Cieli per confermare e condurvi dopo la morte di Cristo gli uomini giusti di tutto il mondo. Poiché, Pietro, all’epoca della sua morte fosse considerato vescovo della diocesi di Roma, si ritenne che i suoi successori dovessero ereditare i poteri su tutta la cristianità in vista di una prossima espansione del messaggio cristiano.
Queste comunità, divenendo sempre più numerose, cominciarono ad eleggersi dei capi, chiamati Presbiteri: (parola d’origine greca che significa “più anziani” e da cui deriva la parola “prete”) ed Episcopi (che significa “sorveglianti” o “ispettori”, da cui deriva la parola “vescovi”), coadiuvati da uno o più Diaconi (che significa “inservienti”) per l’amministrazione dei beni comuni offerti dai fedeli a favore dei poveri e degli infermi, ecc.
Il titolo d’Episcopus “vescovo” finì per essere attribuito ad uno solo dei Presbiteri, eletto per dirigere tutte le comunità di una città o di una provincia. Il vescovo dei centri più importanti era detto “metropolita” e che sarebbe stato chiamato in seguito “arcivescovo”. I compiti dei metropoliti erano fondamentalmente tre: consacrare i vescovi eletti dal clero e dal popolo della diocesi- esercitare la giurisdizione d’appello sulle decisioni dei vescovi- presiedere i sinodi provinciali dei vescovi.
Le sedi vescovili presero poi il nome di patriarcati; Si trattava di Roma, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, tutte d’origine apostolica, alle quali si aggiunse Costantinopoli (la nuova Roma) che Costantino proclamò nel 330 d.C. capitale dell’Impero.
Agli inizi del IV secolo, nascono delle dottrine, considerate dalla “Chiesa” (ecclesia in latino, in greco ecclèsia, da eccalèo, “io chiamo” e perciò “assemblea”) “eresie”: La dottrina del prete Ario di Alessandria, il quale sosteneva che il figlio di Dio incarnatosi in Cristo non aveva lo stesso grado di divinità del Padre. E, nel 325 a Nicea, Costantino fu indotto a riunire quello che fu considerato il primo concilio ecumenico; in quell’occasione la dottrina di Ario fu condannata all’unanimità.
Nel 380 d.C. Graziano e Teodosio promulgarono l’Editto di Tessalonica, con il quale il cristianesimo diventava l’unica religione dell’Impero e veniva cancellata ogni usanza pagana. Dopo la condanna all’Arianesimo, nacquero nuove problematiche: I nestoriani, (seguaci di Nestorio, un teologo di Antiochia divenuto Patriarca di Costantinopoli) volevano chiamare Maria, non “madre di Dio” (Theotokos), ma “madre di Cristo” (Christotokos), per evitare confusione tra la persona umana e quella divina del Cristo, credendo che le due persone fossero distinte, ma congiunte sul piano morale; “oggi gran parte dei caldei sono nestoriani praticanti”.
A tale affermazione, una risposta si ebbe nel Concilio di Calcedonia del 451, ove si dichiarò che Cristo è vero Dio e vero uomo, dotato di due nature distinte ma inseparabili. I più violenti oppositori di questa soluzione furono i monofisiti (da un termine greco che significa “una sola natura”) di Alessandria d’Egitto, secondo i quali l’umanità e la divinità di Cristo si fondono in una sola natura; “attualmente tale dottrina è seguita dalla Chiesa Orientale “copta, armena e siriana”.
Dopo Giustiniano la Chiesa d’Occidente e Oriente si sviluppò separatamente e nel VII secolo le conquiste arabe separarono definitivamente i patriarcati di Antiochia, Alessandria, Gerusalemme. Roma rimarrà cattolica e Costantinopoli ortodossa.
L’Impero Romano d’Occidente nel V sec.d.C. crollò sotto un’ondata d’invasioni barbariche. I cristiani guardavano ancora a Roma come alla loro capitale, ma ora il loro capo era un Vescovo e non un Cesare. La potente nuova religione aprì rapidamente Chiese e monasteri che costituirono le sue teste di ponte in gran parte dell’Europa centrale. I monasteri erano delle istituzioni che sorsero in Egitto quando uno zelante cristiano di nome Pacomio (292-346 d.C.) costituì una comunità di monaci su un’isola del Nilo.
Il monachesimo si diffuse ben presto in Italia, in Gallia e Irlanda. All’inizio del Medioevo, molti europei non veneravano più un imperatore, ma un solo Dio e ad accettare un uomo come suo rappresentante in terra. La fede cristiana con i suoi centri propulsori iniziali portò ad una diffusione così rapida del messaggio di Cristo, continuando con l’evangelizzazione di tanti popoli dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa.
Col tempo, il vescovo di Roma assunse il nome di “Papa”, termine greco che significava “padre” e che passò a definire il capo della Chiesa cattolica romana. Dapprincipio, il Papa aveva poteri esclusivamente spirituali che si concretavano nella guida della Chiesa e nel magistero sulla coscienza dei fedeli, ma col passare del tempo, anche per mancanza di un efficiente potere politico, la sua autorità si estese al campo temporale, dapprima su un esiguo territorio intorno alla città di Roma, quindi su una vasta area dell’Italia centrale ed oltre.
Il cristianesimo e la filosofia
Nel II secolo d.C. il cristianesimo sopravviveva al martirio iniziale, le comunità del mondo greco-romano videro fiorire pensatori i cui scopi principali erano due: quello di difendere la loro fede dai detrattori e dagli avversari, e quello di dimostrare che la filosofia greca non era in netta antitesi con il cristianesimo, il quale offriva una concezione più elevata e completa del mondo.
La filosofia cristiana sarà, dal I al XVII secolo, in gran parte elaborata e discussa dal pensiero greco. La principale mozione è la seguente: poiché i cristiani sono tenuti nel modo più assoluto a seguire i dettami della loro religione in materia di fede, qual è il rapporto tra fede e ragione? Le risposte che si ebbero vanno dall’affermazione che senza la fede, la ragione non può funzionare a quella opposta o entrambe hanno una indipendenza propria.
In genere, durante quel periodo la filosofia fu considerata come l’ancella della teologia, nel senso che le categorie filosofiche erano principalmente utilizzate per l’indagine sui dati della dottrina cristiana “teologia”. Alcuni fra i maggiori filosofi del primo periodo cristiano furono molto influenzati dal pensiero platonico e neoplatonico. Più tardi saranno alcuni filosofi arabi ed ebrei ad influenzare le scuole dell’Europa cristiana con le loro interpretazioni di pensiero. Infine la filosofia tornerà di nuovo laica, assumendo in modo indipendente una problematica propria, distinta da quella offerta dai dati religiosi.
Il mondo arabo e la nascita dell'islamismo
In base alle notizie più antiche, che risalgono al 1000 a.C. e ci sono fornite dalla Bibbia e da iscrizioni assire, la parte centro-settentrionale della penisola arabica era abitata da tribù di nomadi beduini (da badawi = abitanti del badw, deserto), che praticavano l’allevamento, il commercio carovaniero e le razzie, nonché da tribù di sedentari che vivevano in centri cittadini o in poveri villaggi di contadini (fellahin); sia le tribù dei nomadi sia quella dei sedentari erano indipendenti l’una dall’altra. La gran maggioranza della popolazione era formata da beduini, abituata alla vita dura del deserto e a coltivare i valori del coraggio.
Il quadro religioso era caratterizzato dalla netta prevalenza del politeismo, questo fino al VII secolo d.C. Gli arabi delle regioni meridionali adoravano divinità che erano la personificazione di pianeti e alle quali dedicavano templi e santuari officiati da religiosi. Quelli del nord prestavano invece il loro culto sia a divinità varie, sottomesse ad una divinità suprema, Allah “il Dio”. I luoghi del culto, propri d’ogni tribù, erano mete di pellegrinaggio e nello stesso tempo punto d’incontro e di scambi commerciali. In Arabia erano presenti, seppur in misura minoritaria, l’ebraismo e il cristianesimo.
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