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L’ISLAM TRA L’ XI E IL XVI SECOLO D. C.

Tra l’XI e il XVI secolo d.C. l’Islam vacillò sotto attacchi interni ed esterni. L’interno

dell’Africa, verso la metà dell’IX, era stato già scosso da due rivolte, quelle delle tribù nomadi

arabe che avevano irrotto dall’Egitto in Tunisia, distruggendo ogni cosa durante la loro marcia; più

ad occidente, gli almoravidi, un gruppo di “monaci guerrieri” berberi musulmani, stavano

cagionando ancora più disgrazie. Questi ultimi aiutati a loro volta dai berberi nomadi del Sahara e

dai Negri dell’Africa occidentale, s’impossessarono rapidamente dell’Africa nord-occidentale e

penetrarono poi nella Spagna meridionale dove, entro il 1100, unificarono con forza i piccoli regni

musulmani.

In Europa invece, la predicazione di Papa Urbano II, esortò nel Concilio di Clermont-Ferrand del

1095 “la crociata”, spingendo i cristiani ad intraprendere un pellegrinaggio in Terra Santa per

liberare quei luoghi dagli infedeli e per la purificazione dei peccati. La crociata iniziò nel 1096, ma

in quei luoghi la potenza occidentale si dimostrò fragile a carattere militare- economico-e nella

gestione politica del territorio. Nascono per compensare alcune di queste deficienze gli Ordini

monastici (cavalieri templari e ospedalieri), adepti che giurarono: castità, obbedienza, povertà, e di

usare le armi per difendere i pellegrini cristiani nei luoghi Santi. Le crociate continuarono sotto la

guida di diversi sovrani d’Europa. Intorno al 1202 con la morte del Saladino, la disgregazione

dell’Impero islamico fu inevitabile, e le autonomie musulmane inasprirono le loro lotte interne, poi,

si trovarono di fronte alla riscossa cristiana in Spagna, e nel 1250 la presenza musulmana si ridusse

al piccolo regno di Granada.

Francesco Gabrieli, introducendo una raccolta di scritti di storici arabi delle crociate, parlava di

due civiltà non radicalmente diverse in quel tempo ma pronte all’irrigidimento nei momenti di crisi

fino al fanatismo: le crociate e la guerra santa n’erano l’esempio più chiaro. Cristianesimo ed

islamismo sono due religioni dalla missione universale, differendosi da quelle orientali poiché il

raggio d’azione di queste ultime trova difficoltà ad interagire al di fuori dei confini della loro terra.

Il cristianesimo e l’islamismo, sono religioni tentate ad allargare le loro frontiere e presenza, in virtù

della loro missione universale e logicamente ne può nascere un conflitto tra due missioni diverse.

CENNI STORICI SULLA CRISI COABITATIVA TRA IL XIII E IL XVIII SECOLO D.C.

Nel XIII secolo gli invasori nel territorio arabo erano ora i Turchi selgiuchidi che tuttavia

mirarono a preservare e non a distruggere il decadente mondo musulmano, nello stesso secolo, i

Mongoli, guidati da Gengis Khan ebbero un atteggiamento meno benevolo nei confronti del mondo

musulmano.

L’Europa invece si suddivise in nazioni-stato, dovute a sentimenti d’autonomia, da ciò, la rivalità

per la contesa del governo della Chiesa, che portò tra il 1378 e il 1417, ad avere due Papi, uno a

Roma e l’altro ad Avignone in Francia; inoltre potere e ricchezza minava ancora la moralità degli

ecclesiastici.

Agli inizi del Quattrocento invece il Regno d’Aragona arrivò ad acquisire il controllo della Sicilia

e della Sardegna, e vi furono delle contese aspre per il controllo della Sicilia tra Aragonesi ed

Angioini .

Un primo tentativo di riunificazione tra Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa orientale

avvenne nel Concilio di Firenze (1438-39), ma rimase imperfetto e parziale.

Intanto una gran razza di costruttori d’imperi “i Turchi ottomani”, all’inizio del XIV secolo,

strapparono l’Asia Minore ai loro consanguinei selgiuchidi e nel 1453 con Maometto II essi presero

Costantinopoli, ultimo baluardo dell’Impero bizantino. La caduta di Costantinopoli destò enorme

impressione in Occidente; Maometto II non si accontentò del gran successo conseguito, ed i turchi

fecero la loro comparsa anche sulla costa pugliese.

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In Spagna nel frattanto, tra conflitto acceso e coabitazione, la cristianità ispanica nel 1492

distruggerà lo strato multireligioso; saranno così espulsi gli ebrei e cadrà Granada rimasta fino

allora araba “ i musulmani saranno in parte, cristianizzati nei primi due decenni del Cinquecento,

fino alla loro definitiva espulsione all’inizio dal Seicento”.

Nel 1555, la pace di Augusta, applica i principi del regime di cristianità, proprio mentre l’Europa

deve fronteggiare la spinta ottomana (Solimano il Magnifico), tracciando confini affini a quelli

religiosi. Dopo la morte di Solimano, l’avanzata ottomana si arrestò, questo fino alla seconda metà

del XVI secolo. Nel XVII secolo, i Turchi ottomani, perseguitarono in particolar modo l’Ungheria

e Venezia, da questa cercarono la conquista anche in Austria e Polonia, ma l’azione congiunta,

delle ultime tre, portò nel 1684 l’Impero ottomano a cedere i territori conquistati.

DALLA RIFORMA ALLA CONTRORIFORMA

Verso la fine del XV secolo,la cultura nordica, portò avanti un Rinascimento cristiano. In molti

paesi si era diffuso il malcontento nei confronti della Chiesa cattolica, per le sue ricchezze, per i

suoi interventi in questioni temporali, per gli oboli imposti dai Pontefici. Si lamentava

(*)

l’immoralità e l’ignoranza di gran parte del clero. Si odiava soprattutto la vendita delle indulgenze:

promessa di benefici ultraterreni in cambio di denaro. La Chiesa cattolica subì il distacco da quasi

tutte le regioni cristiane del nord Europa.

In Germania il monaco agostiniano Martin Lutero (1482-1546) diede voce a queste proteste. Lo

studio della Bibbia, lo aveva portato a credere che tra Dio e l’uomo esistesse un rapporto diretto e

non vi fosse quindi alcun bisogno di mediazione da parte dei sacerdoti. Nel 1517 egli attaccò poi la

vendita delle indulgenze in 95 tesi che affisse alla porta della Chiesa di Wittenberg. I suoi seguaci

fondarono una Chiesa separata, “riformata”,da quella cattolica, ed essendo la Chiesa Luterana nata

per protesta, i suoi membri erano chiamati “protestanti”, nome esteso più tardi anche alle altre

Chiese riformate. Lutero incontrò anche,il favore dei principi germanici, che volevano

impossessarsi delle terre della Chiesa. Però, nel 1540 l’Imperatore Carlo V (d’Absburgo “Habichts

Burg” = Castello del falco) dichiarò guerra ai protestanti, ma alla pace di Augusta (1555),

l’Imperatore concesse ad ogni principe tedesco il diritto di farsi luterano o cattolico; i sudditi

avrebbero poi aderito alla religione scelta dal proprio principe.

In Francia e nella Svizzera, la Riforma era dominata da un altro gran riformatore, Giovanni

Calvino (1509-64). Calvino a differenza di Lutero, credeva, che gli uomini indipendentemente dai

loro sforzi, fossero predestinati da Dio alla salvezza o alla dannazione, e riteneva che per una buona

condotta degli ecclesiastici, le regole evangeliche dovessero essere imposte con la legge.

In Inghilterra si sviluppò invece un protestantesimo del tutto diverso. Nel 1534 Enrico VIII, per

ragioni puramente personali e politiche, si separò da Roma e si dichiarò capo della Chiesa inglese,

prendendo così forma, la Chiesa anglicana. Sua figlia, la regina Maria, cercò al contrario di far

rivivere il cattolicesimo. Tuttavia nel 1600, il moderato protestantesimo fu sostenuto dalla regina

Elisabetta I, incontrando il favore di quasi tutta la nazione. Ci furono in ogni modo alcuni

protestanti inglesi, chiamati “puritani”, che si dissociarono, seguendo le idee sia di Lutero che di

Calvino. Il fervore religioso portò alla nascita di molte sette in Inghilterra, ad esempio: quella dei

“quaccheri” (fondata da George Fox); il loro fervore religioso li portava ad attacchi di tremito (in

inglese “to quake”: tremare); essi protestavano contro qualsiasi forma d’organizzazione

ecclesiastica, ministeri, sacramenti, e si astrassero dalle controversie in Inghilterra; Gli anabattisti,

che si opponevano invece al battesimo in età minorile e predicevano prossima la fine del mondo.

(*) Contributo di denaro versato dai fedeli alla Chiesa “dal gr. Obòlos”

* * *

La Riforma protestante ebbe come risposta una Riforma cattolica, iniziatasi intorno al 1530 e

chiamata Controriforma. Tale movimento produsse grandi condottieri, tra cui Ignazio di Loyola

(1491-1556). Ignazio, dapprima un soldato, studiò poi teologia all’Università di Parigi, ed in quel

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periodo raccolse attorno a se un gruppo d’uomini colti, con i quali andò a Roma ad offrire i suoi

servigi al Papa, per combattere il protestantesimo ed elevare i principi morali cattolici. Papa Paolo

III impressionato dalla sincerità e capacità di quel gruppo, diede loro l’autorizzazione per fondare

un nuovo Ordine religioso: “La Compagnia di Gesù”(1539); i membri che costituivano tale ordine

furono chiamati “gesuiti”, i quali ebbero forti antagonisti e oppositori, i “giansenisti” di Port-Royal.

Nasce anche l’Ordine dei cappuccini, una filiazione dell’ordine francescano fondata nel 1528 .

Nel frattempo in Europa il cattolicesimo stava accrescendo la sua influenza attraverso riforme

ufficiali. Nel 1545 Paolo III indisse il Concilio di Trento ( così chiamato dal nome della città in cui

fu tenuto), ove si proponeva un rimedio alla crisi della Chiesa cattolica, cercando dapprima di

risolvere le controversie tra protestanti e cattolici; poi chiarendo e venendo a definire i punti

essenziali della dottrina cristiana e gli aspetti gerarchici della Chiesa negati in precedenza dai

protestanti. Il Concilio, chiuse i suoi lavori nel 1563, con l’elaborazione delle nuove dottrine che

ebbe un forte eco in tutta Europa; ma alcuni cattolici, ritenevano che, un’evangelizzazione pacifica

non fosse sufficiente, trovando così ,come strumento utile (contro la libertà di pensiero e gli eretici

protestanti) “l’Inquisizione”; (in Francia il massacro degli Ugonotti fu l’esempio più chiaro).

ALLE PORTE DEL MONDO MODERNO - DALL’ ASSOLUTISMO ALL’ILLUMINISMO

Nel XV secolo, il continente europeo incrementò le sue esplorazioni ai confini della terra. La

pista tracciata dalle navigazioni si trasformò in una gran via sulla quale, viaggiavano: missionari,

soldati e commercianti. Nel medesimo secolo fin quasi la fine del XVIII, l’Europa fu anche

testimone dello sviluppo di “nazioni-stato”, governate da monarchi con poteri assoluti;Tali

monarchi miravano oltre al controllo dei loro domini, nel creare matrimoni di convenienza per scopi

dinastici e di lignaggio.

Quando Carlo V d’Asburgo abdicò, i territori austriaci e parte dell’Impero, passarono a suo

fratello Ferdinando I; mentre i domini spagnoli andarono al figlio Filippo II. Agli inizi del Seicento,

i principi del cattolicesimo, furono fatti, propri, da Filippo II di Spagna, e cercò d’estenderli ai

protestanti scandinavi: questi però, aiutati dagli inglesi, arrestarono le pretese di Filippo II. A

Ferdinando I successe nel frattanto Ferdinando II, che cercò di abbattere il protestantesimo nei

principati della Germania e non solo. Ma la Svezia, aiutata prima dal duca di Sassonia, e poi dalla

potente Francia di Richelieu , arrestarono le manovre di Ferdinando II; Questo travaglio tra forze

cattoliche e protestanti, ebbe inizio nel 1618 e si concluse nel 1648 “Guerra dei trent’anni”. I

problemi religiosi furono risolti con una sanatoria: tutti gli espropri di beni cattolici, avvenuti prima

del 1624 furono dichiarati legittimi, e anche ai calvinisti fu concessa la libertà di culto.

Nel XVIII secolo, l’Impero ottomano era invece giunto al suo tracollo, e nel secolo successivo i

Sultani, coscienti della forte competizione europea, cominciarono febbrilmente a modernizzare il

loro Impero, ma era ormai tardi per salvarlo.

Il 700 in Europa, si apre invece con l’Illuminismo, movimento ideologico e culturale (dal

francese “Illuminisme”, capacità illuminatrice della ragione). La coscienza medio- borghese, portò

avanti, la propria posizione sociale, opponendosi tenacemente ai radicati poteri politici e privilegi

civili dei nobili e del clero alleati alla monarchia assoluta. Tale coscienza, si sganciava dalla

religione, ricercando il benessere sociale nella società stessa. I pensatori avevano gia dato vita, ad

uno spirito critico che non permise all’autorità religiosa d’essere accettata senza riserve, infatti, alla

fine del XVII secolo, si fecero sentire con maggior forza le influenze degli scettici, dei deisti, dei

latitudinari, degl’enciclopedisti, contrastanti apertamente col cristianesimo, assunsero atteggiamenti

sempre più critici nei confronti della Bibbia come unica fonte di verità. Dallo spirito dei “lumi”,

nasce il “secolarismo”, che pian piano porterà alla nascita del modello di Stato laico.

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LA RELIGIONE TRA FILOSOFIA E SCIENZA

Nel corso del XIX secolo, mutarono i rapporti della religione, con: la scienza, la storia, la

filosofia e la politica. Gli uomini cambiavano continuamente opinione sulla sostanza della religione:

“ I. Kant- F.D.E. Schleiermacher- G.W.F. Hegel- D.F. Strauss- F.C. Baur- ecc.”. Intanto alcuni

studiosi cristiani esaminando l’Antico Testamento, dimostrarono che difficilmente poteva essere

vero alla lettura, dubbio suffragato poi dal lavoro degli scienziati, in particolare, quello di Sir

Charles Lyell (1797-1875) che avanzò teorie geologiche in conflitto con la versione biblica della

creazione. “L’origine della specie”,di C. Darwin, mise poi il cristianesimo in maggior difficoltà; il

suo principio dell’evoluzione, non sembrava solo contraddire la versione biblica della creazione, ma

era anche incompatibile con le idee cristiane sulla natura umana. Queste controversie tra religione e

scienza rappresentarono anche uno stimolo a ricercare criteri nuovi e più adeguati per

l’interpretazione della Bibbia. Più tardi alcuni studiosi, tentarono di comporre in unità, teorie

evoluzionistiche e cristianesimo.

Dalla concretezza e dalla certezza tratta dall’osservazione delle scienze sperimentali, si fonderà

la dottrina filosofica del Positivismo “Positivo e quindi reale, in opposizione al chimerico”. Le vere

origini del Positivismo sono da ricercare nell’Illuminismo francese ed inglese. La critica biblica del

XIX secolo, costituì un problema maggiore per i Protestanti, per i quali, la Bibbia è l’unica fonte

d’autorità divina.

Per quante nuove scoperte, ricerche, avvento industriale, esaltarono gli animi, milioni di persone

sperimentavano ora il lavoro negli enormi centri industriali, ammassati in estese e malsane città. Il

potere economico, sarà in parte nelle mani dei mercanti ed industriali, che contendono il potere

politico e il prestigio all’aristocrazia terriera.

Intanto, K. Marx e il suo collega F. Engels, miravano ad una società libera; dai conflitti di classe,

ove il proletariato sarebbe divenuto il fulcro del cambiamento; una società nella quale gli uomini

anziché sfruttarsi l’un l’altro, sfruttano insieme la terra ed i beni comuni per un vantaggio reciproco.

I sintomi del Comunismo si svilupperanno sempre più, con una tendenza corposa all’insegna

dell’ateismo. TRE RELIGIONI E MOLTI STATI

Durante il primo ventennio del 900, lo zar abdicò; Lenin più avanti dissociandosi pian piano

dall’idea di Marx, e dopo aver organizzato il partito bolscevico (maggioritario) in Russia a carattere

totalitario, avrà il potere, che gli consentirà di far abbattere molti edifici adibiti al culto , e la libertà

religiosa diverrà un’utopia. La situazione non migliorò alla morte di Lenin (1924) poiché Stalin

(1879-1953), che successe a Lenin, fu attratto dal totalitarismo portando avanti il modello

socialcomunista a favore dell’ateismo. Di conseguenza, tutte le grandi religioni monoteistiche

investite dal Comunismo, ebbero un forte atteggiamento di condanna nei confronti di questo,

avvertito come “l’antireligione”. Più tardi, (nel 1932), Pio IX proporrà un’ unione di forze contro il

Comunismo.

Illuminismo, Positivismo, Marxismo, Leninismo, hanno rappresentato per lo spirito cristiano,

per alcune separazioni cristiane e per le altre religioni monoteistiche, un momento di crisi. Le

maggiori difficoltà furono sostenute in Italia durante l’Ottocento. Infatti, nel 1870, mentre si teneva

in Roma il Concilio Ecumenico Vaticano I “Pio IX”, la città venne occupata dalle truppe nazionali,

e annessa con tutto lo Stato Pontificio al Regno d’Italia. Ne seguì una lunga controversia tra la

Chiesa e lo Stato, dovuta al fatto che il Papa riteneva necessario avere un potere temporale per

esercitare liberamente la propria autorità spirituale. La controversia fu risolta nel 1929 con i Patti

Lateranensi, che riconoscevano alla Città del Vaticano il carattere di Stato indipendente.

Nell’Ottocento, nel mondo occidentale, si affermava lo Stato laico, con cui le Chiese cristiane

fecero i conti nei confronti del potere civile; quindi, nella visione cattolica entrò di conseguenza in

crisi il modello di Stato confessionale, che propone costituzionalmente una determinata religione e

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che la conciliazione dell’Italia fascista tentò di restaurare, avendo vita più duratura nella Spagna di

Franco e nel Portogallo di Salazar. Sempre nell’800, soprattutto nei Balcani, la fede ortodossa

divenne identità nazionale, in contrapposizione all’Islam turco.

Il 900, invece, esordisce con la crisi dei sistemi imperiali che costituirono al loro interno uno

Stato confessionale. Quello Ottomano- islamico; quello Zarista- ortodosso; quello Asburgico -

cattolico. EQUILIBRIO SCONVOLTO: “ IL NAZIONALISMO ”

Nel 1914 l’Impero ottomano, non controllava più l’Africa settentrionale, né l’Europa sud-

orientale e nel suo interno sì divise in nazioni indipendenti. L’ultimo sultano “Maometto VI”, nel

1922, lasciò definitivamente quei luoghi alle forze indipendenti.

Per il mondo islamico, un’umiliante parentesi tra le due guerre mondiali, all’insegna di una sub-

ordinazione alla politica occidentale. Il primo dopoguerra ha anche riacceso la questione sulla

successione al califfato, non riuscendo ad apportare una successione. Il Generale Atatǖrk abolisce il

califfato, per creare un nuovo rapporto tra Stato e religione islamica, nascendo anche quel modello

di laicità nazionale turca. Atatǖrk, tra il 1921 e il 22, respinse l’invasione greca in Asia Minore, e

unificò i territori di popolazione turca. L’esistenza e i confini della nuova Turchia vennero

riconosciuti a Losanna nel 1923. Si chiudevano così le frontiere ai non musulmani, considerandoli

non turchi.

Nei Balcani invece, agli inizi del 900, s’infiamma l’epopea anti-turca e nella prima metà del 900,

i musulmani verranno qualificati come Turchi; cambia pure il paesaggio greco, dal quale

scompaiono i Minareti. Le etnie balcaniche, scoprivano così i confini della nazione affini a quelli

della religione; e nel caso della Macedonia popolata da greci, turchi, albanesi, bulgari, macedoni,

ortodossi, musulmani, cattolici, qui la questione delle minoranze, tra il 1912-13, sarà risolta a

sciabolate. Il massacro risulta essere lo strumento principale a cui segue l’espulsione dai territori

nazionalizzati.

IL TRAUMA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE E LA FINE DELLA

COABITAZIONE

Dopo la prima guerra mondiale, la coabitazione interreligiosa nella riva sud del Mediterraneo è

sconvolta. Durante la guerra “l’operazione giovane-turca” elimina e massacra gli armeni,

preoccupata dal pericolo armeno per l’Anatolia turca. L’operazione giovane- turca, intuì, che solo la

sua forza per portare avanti gli obbiettivi nazionalistici, non sarebbe bastata, suscitando così uno

spirito nazionale nei contadini anatoli, contro le minoranze. Si attivò una jihad, che non colpì solo

gli armeni, ma coinvolse anche i siriaci ,i caldei, protestanti e cattolici. Nacque così un sentimento

diffuso fra i cristiani, di fuggire dal potere musulmano, ciò, avvenne, attraverso due livelli diversi:

L’aspirazione attraverso uno Stato indipendente cristiano; La protezione straniera. Nel Congresso di

Versailles, le proposte, delle minoranze cristiane fu unanime nel non voler più coabitare con i

musulmani, e quasi tutte aspiravano allo Stato, non solo armeni e maroniti ma anche assiri e siriaci.

Gli agenti diplomatici francesi in Medio Oriente, ricevevano dai capi religiosi cristiani, la negazione

su ogni possibilità di coabitazione con i musulmani. Addirittura, il patriarca di Damasco, invitò i

francesi a far uso della forza contro i musulmani. In Libano, nel tempo, si era creata un’

organizzazione politica e statale, somigliante con il vecchio sistema politico ottomano classico, che

avrà al suo interno un pluralismo tollerante per le minoranze. In Libano nel frattanto erano arrivati

emigrati armeni, caldei , curdi, assiri, “ e dopo il 1948 e poi nel 67 i palestinesi” .

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DOPO LA II GUERRA MONDIALE; CONFLITTI ED UTOPIA NEL MEDITERRANEO

La coabitazione per gli ebrei, sì concluse invece in Europa, con la II guerra mondiale, quando le

grandi comunità centro-orientali “e non solo”, furono inghiottite dall’Olocausto. L’Europa della II

guerra mondiale non fu più terra cristiana, e si sviluppò l’antisemitismo del nazionalsocialismo

“Nazismo”.

Il 14 Luglio del 1948, la nascita dello Stato d’Israele, ove migliaia di ebrei erano emigrati per

sfuggire allo sterminio nazista, continuando ad affluire nel dopoguerra. La sola risposta politica che

gli ebrei hanno trovato all’antisemitismo, è il sionismo, che si sviluppa con le categorie laiche,

com’è laico Theodor Herzl definito l’inventore dello Stato d’Israele, ed anche con le categorie

religiose. Nascono così, frontiere marcate dall’appartenenza religiosa all’ebraismo e la

strutturazione giuridica di uno Stato confessionale nel cuore della Palestina. Una conseguenza

tragica e la fine della coabitazione ebraico- musulmana, poiché nel 1945 si era creata un’alleanza a

carattere politico- economico- militare, fra i paesi arabi ( Lega Araba ), che non aveva gradito

l’indipendenza e l’occupazione dello Stato d’Israele, attaccandolo di conseguenza.

LA CONVIVENZA DELLE RELIGIONI

Un movimento duplice quindi, da un lato si sciolgono coabitazioni interreligiose secolari, come

quella arabo- ebraica, dall’altro, con l’emigrazione dal Sud-Est del globo in Europa , si delineano

nuove problematiche che portano al chiedersi di come risolvere la posizione giuridica e politica per

l’integrazione delle minoranze religiose. Oltre alla questione palestinese apertasi dopo la seconda

guerra mondiale, la crisi della coabitazione ha toccato anche i rapporti tra serbi-ortodossi e cattolici-

croati durante la guerra; tra i cristiani e arabi, “crisi già aperta durante la prima”, portando i cristiani

arabi a lasciare i paesi musulmani non sentendosi più parete integrante degli “Stati Nazionali Arabi”

e a contribuire, anche la fine di un sistema ottomano o post-ottomano, in cui i cristiani arabi

avevano una loro funzione di mediazione tra Occidente e Medio Oriente.

Negli anni 50 e 60 , è ancora aperta la questione arabo-ebraica della Palestina; e quella franco-

araba dell’Algeria, ove il militare francese, dopo la decolonizzazione e l’attesa della scadenza dei

mandati, aveva favorito in quei luoghi, la costruzione di ancor più numerose comunità cristiane,

“poco gradite”. In Libano e a Cipro si era invece realizzata una coabitazione promettente.

Lungo e prima del 900, con la crisi dell’Impero ottomano, il Mediterraneo è stato un mare

Occidentale ed Europeo, questo fino ad oltre alla II guerra mondiale, dopo la metà degli anni 50, si

cambia scenario. L’Unione Sovietica “U.R.S.S.”, comincia ad essere presente non solo con una

base albanese, ma nel 55, stringe legami con l’Egitto e dopo con la Siria, il Mediterraneo sarà così

un lago Russo o un lago Americano, diventando il Medio Oriente, lo scenario della Guerra Fredda

tra Est e Ovest. La coabitazione interreligiosa s’inquadra nel contesto della Guerra Fredda; in

questo periodo storico i fattori religiosi erano stati guardati con attenzione dalle strategie

internazionali, per citare due esempi: l’interesse sovietico allo sviluppo dell’influenza della Chiesa

ortodossa russa in Medio Oriente, pur trattandosi ancora di uno Stato ateo,e l’impegno americano

per eleggere patriarca ecumenico Atenagora, una personalità leale agli Stati Uniti.

Nel frattanto, la questione, arabo-ebraica degenera, nel 56, Israele, approfittando

dell’indebolimento diplomatico egiziano, occupa la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza (Guerra

del Sinai 1956), ma l’O.N.U. costrinse all’abbandono dei territori occupati.

La crisi della convivenza raggiunse il suo apice, favorendo un processo di emigrazione lontano o

in altre zone del Medio Oriente, non solo per i cristiani palestinesi, ma anche per le élites cristiane

in Siria e in Egitto colpite economicamente nei loro interessi, poi seguite dagli strati più umili; nel

1962, l’indipendenza dell’Algeria contribuì all’abbandono della presenza cristiana nel territorio. Il

conflitto arabo-israeliano, crea oltre all’emigrazione per i palestinesi anche per gli ebrei. Il Nord

Africa, diviene spopolato di cristiani, giungendo con un processo lento ma attivo, all’azzeramento

di intere comunità. 13

IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Un’esigenza di ritrovare la piena unità con i cristiani separati d’Oriente e dell’Occidente, la

speranza che il messaggio cristiano possa essere come il lievito e il sale nei confronti della massa

dei non cristiani, l’apertura al dialogo con le altre Chiese, ha indirizzato il cristianesimo a portare

avanti due processi importanti. Il primo processo è noto con il nome di “ Ecumenismo”; la teologia

ecumenica, viene a modificare quella posizione di monopolio della Chiesa, considerando

condizione ottimale, la libertà religiosa e l’unità delle Chiese. Importante in senso ecumenico il

Consiglio Mondiale delle Chiese del 1948 ,e nel 1962 prima con Giovanni XXIII (Angelo

Giuseppe Roncalli) e poi alla sua morte, nel 65 con Paolo VI (Giovanni Battista Montini) il

Concilio Vaticano II che consacrerà l’Ecumenismo. Il secondo processo è ( il dialogo

interreligioso), l’apertura al dialogo con le altre Chiese. Tale dialogo, è codificato e teorizzato dal

Vaticano II . Importante all’interno di questo, l’enciclica della “Nostra aetate”, tale documento,

sicuramente parte da un’iniziativa ebraica d’impegnare la Chiesa cattolica contro l’antisemitismo,

ed il merito principale spetta alle sinergie di Jules Isaak e Giovanni XXIII. Sulla scia dell’enciclica,

si sviluppa l’impegno della Santa Sede di promuovere il dialogo ebraico-cristiano e quello islamico-

cristiano. Per la Chiesa cattolica l’apertura al dialogo viene considerato ora l’elemento cardine

della sua missione. Sebbene l’impegno fosse stato indirizzato al cammino, si sono trovati ostacoli

d’ordine politico- diplomatico da parte del Vaticano nei confronti dello Stato d’Israele, poiché,

l’assenza di riconoscimento vaticano nei confronti dello Stato d’Israele, “l’inesistenza quindi di un

trattato che regoli le frontiere e che risolva la questione palestinese,sono elementi di barriera; nel

suo complesso, la questione delle relazioni tra Vaticano e Israele pare avere imboccato la strada

della soluzione. Invece diverso il dialogo islamico- cristiano, sottolineato da un percorso complesso

dovuto anche alla vastità del mondo islamico.

L’ UTOPIA DEL MEDIO ORIENTE (CENNI STORICI)

La nascita di al- Fatah (sigla costituita dalle iniziali arabe di Movimento di Liberazione

Nazionale), che è l’organizzazione politica più antica e più numerosa tra i movimenti della

resistenza palestinese. Fondata nel 1959 da Yăsir’Arafăt e altri, per rivendicare una soluzione

immediata del problema palestinese attraverso la lotta armata. Il 1° Gennaio 1965 al- Asisfa (la

Tempesta), uno dei tanti bracci armati di al- Fatah, compie la prima azione terroristica contro

Israele.

Nel 1967, si avanzano dei patti arabo- anti israeliani, ed Israele intimorita, lanciò una doppia

offensiva che gli garantì nuovamente il controllo del Sinai e della Cisgiordania (Gerusalemme est);

delle alture del Golan sul confine con la Siria, e del West Bank.

Nel frattanto in Libano, quando un tempo non molto lontano si era creata una coabitazione

pacifica, cominciano ad avvenire scontri tra fazioni; e nonostante gli (accordi del Cairo del 1969),

gli scontri continuano tra libanesi e palestinesi. Su un altro fronte, negli stessi anni, in Albania

termina la multireligiosità per decisione della Repubblica Socialista, proclamando il primo Stato

ateo del mondo.

Il 6 Ottobre del 1973, nel giorno del Kippur, scoppia il IV conflitto arabo-israeliano dal

dopoguerra, tale guerra causerà una crisi petrolifera mondiale “Guerra del Kippur”.

In Libano la situazione degenera, nel 75 scoppia una guerra civile, tra cristiani maroniti che

compongono la classe dirigente e vogliono mantenere la loro presenza nel territorio, e i musulmani

più poveri insieme ai profughi palestinesi. Avvengono per mano dei cristiani maroniti degli atroci

massacri di civili palestinesi; la guerra civile in Libano sarà sedata parzialmente grazie all’azione di

pace inter-araba decisa dalla Lega Araba. 14


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Corso di laurea: Corso di laurea in studi storico-religiosi
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