POSSIBILI DOMANDE STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
• Crisi di Cuba
• Lo sviluppo del Giappone
• L’Unione sovietica dopo Stalin
• Rivoluzione di Nicaragua
• Conflitto israelo-palestinese
• Crisi della distensione
• Conflitto Iraq-Iran
• Accordi di CampDavid
• Rapporto Cina-URSS
• Nascita di Israele
• Vietnam e Francia tra ’52-‘54
• URSS da Stalin a Kruschev
• Indipendenza del Congo
• Questione degli euromissili
• Brasile e Argentina anni ’60-‘70
• Patto Atlantico, CED, UEO
• Modalità e ragioni della struttura della difesa euro-atlantica nei decenni della guerra fredda
• 2° guerra fredda
• Libano
• Politica estera di De Gaulle: definire obiettivi e caratteri della politica estera di De Gaulle
• La guerra francese in Indocina: conflitto di decolonizzazione e/o fronte della guerra fredda
• Caratteri locali e internazionali della crisi del Congo
• Ragioni della fine della Grande Distensione tra URSS e USA
• Guerra di Spagna anni ’30: come incide sulle relazioni internazionali in Europa
• Iran all’inizio della guerra fredda
• Nixon e la prima distensione
• Guerra tra Etiopia e Somali: risvolti sulla guerra fredda
• Ostpolitik
• Neoconservatorismo di Reagan
• Ruolo dell’URSS e suoi obiettivi nella seconda distensione
• Appeasement e ricostruzionismo
• Guerra di Etiopia e ruolo dell’Italia
• Nazioni Unite e le organizzazioni di Bretton-Woods: caratteristiche e significato della politica estera USA
• dall’alleanza al conflitto 1949-1969
Cina-URSS
• Origini, significato e conseguenze dell’atto finale di Helsinki
• La primavera di Praga dal punto di vista delle relazioni Est-Ovest e da quello del modello sovietico
• Eventi, impatto regionale e globale della Guerra di Corea
• Crisi iraniana ’51-‘53
• Cambiamento nelle relazioni tra Egitto e Israele dalla guerra dei 6 giorni agli accordi di Camp David
• Politica di Nixon
• Iran dal ’53 ad oggi
• Trattato di non proliferazione
• Afghanistan
• India
• Pakistan
• Reagan e Gorbacev e la fine della guerra fredda
• Politica dell’URSS durante la distensione
• Guerra Indo-pakistana
• Prima guerra del Golfo
• Integrazione economica e politica dell’Europa, a fine anni ‘50
fino
• Colpo di Stato di Pinochet
• Dalla guerra dei 6 giorni a Yom Kippur
• Passaggio URSS a Federazione Russa
• Politica interna ed esterna del Giappone: da occupazione americana agli anni ‘80
• Polonia dal ’45 all’89
• Jugoslavia, dalla nascita alla riappacificazione con Kruscev
• Confronto Kennedy-De Gaulle su ruolo Europa nel sistema internazionale
• Politica estera del Giappone, da anni ’40 a anni ‘70
• Vietnam da Johnson a Nixon
• Accordi sul nucleare ’72-‘91
• Accordi di Oslo ‘93
• Crollo del blocco comunista
• Guerra d’Indocina (Francia/Vietminh) e Guerra del Vietnam (Vietnam del nord/Vietnam del sud)
RISPOSTE AD ALCUNE DOMANDE
Integrazione economica e politica dell’Europa, fino a fine anni ‘50
1)
✓ Idea integrazione nasce dopo WW1 e durante WW2, come possibile soluzione a problema tedesco per Washington
Da ’41 al ’47 posizione USA su integrazione NON univoca, NON sempre positiva, Europa unita potrebbe diventare minaccia economica
✓ e politica (terza forza). Scenario bipolare diventa poi definitivo, consenso al progetto di integrazione
✓ Appoggio USA a progetto diventa indiscusso col lancio Piano Truman, e dopo 15 settimane del Piano Marshall (1947). In quelle 15
per guerra fredda, tra cui integrazione dell’Europa
settimane si definisce politica estera americana
✓ Per gestire aiuti USA, pervista prima forma di integrazione europea OECE
Dal ’47 al ’50 tensioni fra le due sponde, europei non sono al passo col progetto di integrazione e non hanno una leadership:
✓ per USA,
leadership GB, ma inglesi rifiutano e non partecipano al progetto. Francia troppo concentrata su problemi interni. Da fine ’49 situazione
in Francia migliora, USA accettano leadership francese e sostengono sia CECA (Piano Schuman), sia CED (Piano Pleven).
✓ CED ed esercito europeo provocano perplessità forti fra europei e americani. Con arrivo Eisenhower, appoggio definitivo a CED, riarmo
tedesco sarà integrato, coordinato e controllato nell’ambito CED.
✓ Francia non ratifica CED, tutti altri Stati sì, reazione USA molto dura (si parla di ritorsioni). Crisi rientra con progetto britannico di
inserimento RFT in UEO e NATO 1955.
✓ Più grande progetto di integrazione si ha con firma Trattati di Roma (1957), nasce CEE e EURATOM. Progetto CEE approvato da
USA, nonostante alcuni ministeri americani abbiano perplessità di fronte a un bloggo doganale unito.
Fine anni ’50, il successo della CEE crea dubbi sul fatto che possa nascere una Terza forza europea. USA elaborano 2 piani:
✓ ▪ Europa propriamente europea, che coincide con CEE più la GB
“Atlantic (sotto la leadership degli USA), alla base della politica di Kennedy.
▪ Framework”
Dal ’48 in poi emergono 3 correnti per il progetto di integrazione:
✓ ▪ Corrente FEDERALISTA, integrazione molto stretta, rinuncia importante di sovranità
▪ Corrente CONFEDERALE, integrazione meno stretta di federale, basata su collaborazione intergovernativa, minor rinuncia
sovranità
▪ Corrente FUNZIONALISTA, promossa da Jean Monney, prevede di partire da integrazione di alcune funzioni politiche e
economiche (CECA) poi andare verso settore difesa (CED), poi verso l’integrazione dell’economia (CEE). Processo graduale e
tecnocratico.
Negli anni ’60 ritorna con Kennedy il tema dell’ingresso della GB nella CEE, fortemente
✓ sponsorizzato dal presidente USA
2) Confronto Kennedy-De Gaulle su ruolo Europa nel sistema internazionale dal ’58
✓ Kennedy si trova a scontrarsi con altro protagonista della scena politica di questi anni: Charles De Gaulle, Presidente francese
(generale a capo della Francia libera, dirigente del comitato francese di liberazione nazionale durante WW2).
Gaulle fonda sua politica estera sulla ricerca e mantenimento della “grandeur” francese, e teme la creazione di un “asse
✓ De
anglosassone”, la relazione preferenziale GB-USA
Kennedy e Macmillan portano la “special relationship” ai massimi storici, De Gaulle teme che GB dentro a CEE sia il “cavallo di troia”
✓ degli USA. Rapporti USA-europei, in particolare, francesi stanno deteriorando a causa di varie crisi (in primis la Crisi di Berlino, GB e
USA avevano deciso di abbandonare idea di riunificazione tedesca, pur di salvare Berlino Ovest).
Tra fine anni ’50 e fine anni ’60, Francia vive uno dei momenti più significativi della sua politica interna ed estera. De Gaulle
✓ pone la
Francia al centro della politica internazionale. Obiettivo: disegno grandioso di mettere Francia in una posizione dominante nel mondo.
✓ Obiettivo in definitiva non fu raggiunto, ma le sue scelte diedero alla Francia un ruolo prominente non solo in Europa, ma nel mondo:
Tentò di fare della Francia una temibile potenza nucleare: all’inizio anni ’60
▪ prese accordi con il cancelliere tedesco che
prevedevano l’ipotesi di uso dell’atomica in caso la Germania fosse stata attaccata dall’URSS
Attua una sostanziale riconciliazione con la Germania, dando vita all’Asse Parigi-Bonn
▪ in Europa, si oppose fermamente all’entrata della GB nella CEE
▪ Per mantenere la leadership
▪ Si mise in rotta di collisione con gli USA e fece uscire la Francia dalla NATO
▪ Iniziò collaborazione con i Paesi del blocco orientale e accettò la decolonizzazione (nonostante la Francia avesse un grosso
impero coloniale e un’eredità storica da salvaguardare, De Galle volle assolutamente “sganciare” la Francia da questo grosso
peso, che minacciava anche gli equilibri interni del Paese), iniziando collaborazione anche con Paesi del Terzo Mondo. Aprì un
incidente diplomatico con il governo canadese quando di fronte alla folla a Montreal disse: “Vive le Québec libre!”. Il tutto aveva
l’obiettivo di mettere gli USA e GB in posizione “subalterna” rispetto a Francia.
Per De Gaulle i “rapporti di forza” tra gli Stati erano un dato ineludibile, e la guerra, pur deprecabile, era un “male necessario” per
▪ la grandezza di una nazione, se essa puntava ad essere sempre ai vertici della scena mondiale.
▪ secondo De Gaulle, era necessario anche un rafforzamento interno dello Stato, e il Presidente doveva possedere poteri tali da
“dettare” la politica estera della Nazione senza eccessivi intralci. di “fare
▪ Egli inoltre volle con fermezza una moneta interna forte, nonché un esercito altrettanto forte, che permettesse alla Francia
una guerra” da una posizione di forza, “se ci fosse stata una guerra”.
▪ I suoi obiettivi ambiziosi ebbero forte sostegno in Francia, ma non unanime: alla fine incontrò una fortissima opposizione che lo
costrinse alle dimissioni nel ’69.
3) Crisi di Cuba
✓ È crisi bipolare gestita esclusivamente da Robert Kennedy e ambasciatore sovietico a Washington
✓ Produzione principale era la canna da zucchero. Era da tempo governata da una sorta di dinastia dei Batista, che era definita come
“bordello
una sorta di degli Stati Uniti”, un territorio al di fuori da ogni legge
✓ Si forma un movimento di opposizione al regime, che fa capo a diverse figure, tra cui Fidel Castro. Castro tenta un primo tentativo di
colpo di Stato, l’attacco alla Moncada, che fallisce e finisce in prigione. Verrà poi liberato e riprende lotta. I Batista perdono sempre più
non è un territorio di un’importanza strategica tale da giustificare il sostegno a un dittatore che sta finendo per
il sostegno degli USA:
screditare gli USA. Nel 1959 Castro rovescia il governo e instaura nuovo governo. Inizialmente ha posizione intermedia rispetto alla
rivoluzione marxista per vendita zucchero ai sovietici, che garantisce flusso di finanziamenti all’isola e rende inefficace
✓ Nel 1960 sigla accordo Cuba-URSS
l’isolamento economico attuato da Eisenhower e Kennedy. un’operazione di sbarco di rifugiati cubani
✓ Amm. Eisenhower aveva iniziato a tramare per abbattere Castro, organizzando addestrati
“liberazione” in cui gli americani non c’entravano. L’operazione viene
dalla CIA che doveva essere una sorta di ereditata dall’amm.
“sbarco nella Baia dei Proci”, ma fallisce miseramente perché la popolazione cubana non si unisce ai rifugiati
Kennedy. Viene avviato lo
per abbattere Castro.
L’operazione a pochissimi mesi di distanza dall’insediamento
✓ fu condotta amm. Kennedy e mette Kennedy sulla difensiva perché gli
l’immediato insuccesso, crea fin da subito un problema di credibilità di fronte all’opinione pubblica
viene subito rinfacciato che
americana, di fronte all’URSS e agli alleati europei. Presidente giovane, non ha una grande esperienza o visibilità internazionale, è
dell’Est
certamente espressione di una famiglia molto ricca e di tendenza illuminata-democratica degli USA, ma è di origine irlandese
e cattolica (cosa che non veniva ben vista dalla élite protestante, bianca, di discendenza anglicana negli USA). Presenta dunque vari
elementi di debolezza sul piano interno e internazionale.
✓ Kruscev è, invece, politico ormai esperto, ed è convinto di poter approfittare del giovane e inesperto Kennedy. Castro e Kruscev
decidono di schierare sull’isola di Cuba dei vettori di armi nucleari a medio raggio (IRBM), come i Jupiter le armi che la NATO aveva
‘57 nel ’61
deciso di schierare nel in Europa occidentale (GB, Italia e Turchia), e che furono schierati effettivamente in Turchia (in realtà
sono armi obsolete, imprecise, fisse a terra, facili da identificare ed eventualmente da colpire, utilizzano combustibile che ha bisogno di molto tempo
per essere attivato, quindi avrebbero una reazione lenta di fronte a una prospettiva di crisi, ecc.).
Il punto di vista cubano e sovietico è che come la NATO ha schierato i Jupiter in Turchia a ridosso del territorio sovietico, così Cuba ha
il diritto di schierare gli IRBM difensivi sull’isola a ridosso del territorio americano.
garantire Castro da tentativi americani di abbatterlo, dall’altro fanno parte della strategia sovietica di brinkmanship.
✓ Gli IRBM servono a
Questa crisi si lega alle altre crisi, di Quemoy e Matsu e di Berlino, e ha questo lo scopo di riequilibrare le posizioni (dopo lo
schieramento Jupiter in Turchia), ma anche di spingere gli USA al compromesso: Kruscev che questa capacità di colpire gli USA gli
avrebbe permesso di occupare Berlino Ovest, senza rischiare una rappresaglia nucleare, perché secondo lui Kennedy non avrebbe
C’è in gioco anche la
mai rischiato una guerra nucleare, solo per salvare Berlino. credibilità della leadership sia per URSS (rispetto a
all’opinione pubblica e agli alleati occidentali).
Cina) sia per Kennedy (rispetto
✓ La crisi di per sé dura 13 giorni: gli americani con voli di ricognizione sopra Cuba scoprono quelle che sono chiaramente rampe per lo
La reazione USA iniziale è confusa e vengono elaborate tutte le risposte possibili dentro all’organo
schieramento di vettori IRBM. è presente anche l’attacco all’isola di Cuba,
appositamente creato per affrontare la crisi. Tra le opzioni militare da fare costi quel che
e l’aspettativa che
costi e immediatamente per neutralizzare il rischio nucleare, questo possa scatenare un conflitto generale con
l’URSS. un attacco a Cuba possa scatenare un conflitto generale.
L’opzione militare viene messa da parte e si strategia del “go
✓ sceglie la public”: gli USA denunciano apertamente quanto sta
manovra aggressiva dell’URSS che mette a rischio la
succedendo alle Nazioni Unite con tanto di fotografie e prove, denunciando la
si scegli l’opzione volta ad impedire l’arrivo delle navi sovietiche,
pace internazionale. Poi, cariche di missili, in viaggio verso Cuba:
viene imposta la quarantena intorno a Cuba, cioè vengono schierate navi militari americane destinate a intercettare la flotta sovietica.
Il grande rischio è che la flotta sovietica continui ad avanzare fino a incrociare la flotta americana, e a quel punto sarebbe potuto
si preparano all’attacco dell’isola.
scoppiare un conflitto armato che sarebbe divenuto conflitto nucleare. Contemporaneamente, gli USA
una grande lentezza e carenza di comunicazione: ciò che caratterizza questa crisi è proprio la e l’assenza di vie
✓ C’è difficoltà di
comunicazione ufficiali.
✓ Si apre poi, con modalità di comunicazione estremamente complicate, un negoziato che viene condotto da Robert Kennedy (fratello
del Presidente), attraverso le ambasciate dei due Paesi, finché si arriva a una soluzione.
4) Soluzione crisi di Cuba
✓ La soluzione trovata tra URSS e USA è formata da:
L’URSS accetta
▪ PARTE PUBBLICA: di ritirare navi ed eliminare armi nucleari già presenti a Cuba, in cambio garanzia americana
che non tenteranno più di abbattere regime di Castro.
▪ PARTE SEGRETA: accettati da Kennedy, a condizione che non siano resi pubblici, prevedono smantellamento Jupiter in Turchia.
✓ È uno scambio che assicura reciproco interesse, elimina da entrambe le parti questa categoria di armi nucleari a ridosso dei rispettivi
territori (anche se erano ormai obsolete, USA stavano già trasferendo queste armi a medio raggio su sottomarini)
✓ Il negoziato USA-Turchia per lo smantellamento dei Jupiter è difficile: i turchi si sentono abbandonati dal proprio alleato, che tratta
sopra la loro testa con i sovietici e toglie le armi senza nemmeno essersi confrontati con loro.
All’opinione obbligare l’URSS a fare
✓ pubblica internazionale la vicenda appare come chiara vittoria americana: gli USA sono riusciti a
marcia indietro, ad abbandonare un loro alleato, perché le garanzie americane sono solo a parole
✓ Kruscev si ritrova obbligato a gestire questo innalzamento del livello di rischio e di crisi, che lui stesso ha creato, senza riuscire a
ottenere niente sul piano berlinese. Kruscev subisce a causa di questo fallimento un forte indebolimento della sua posizione interna,
che lo porterà nel ’64 alla perdita del potere. La leadership sovietica è più conservatrice di Kruscev: non vuole andare a cercare
occasioni di scontro che mettano a serio rischio l’umanità con un olocausto nucleare; vuole vincere la guerra contro gli USA, ma vuole
arrivarci attraverso una gestione muscolare dell’equilibrio del terrore, ma senza arrivare a uno scontro. Prende così avvio una gestione
più conservatrice ma anche negoziata dell’equilibrio del terrore. Dopo Cuba si avvia un processo di distensione perché entrambi hanno
la consapevolezza che si è rischiato uno scontro nucleare. Questo li induce a cercare accordi:
su terreni molto concreti (come il famoso “telefono rosso” che serve
▪ Prima a facilitare le comunicazioni)
▪ Serie di accordi che mirano a limitare la corsa al nucleare, governarla e tenerla sotto controllo, escludendo quanti più altri Paesi
dall’ottenimento dell’arma nucleare
possibili (Trattato di non proliferazione)
▪ Limited Test Ban Treaty
▪ Trattato sullo spazio
▪ Trattato di Tlatelolco
▪ Apertura negoziati SALT nell’ipotesi di uno scontro
La crisi, gestita in modo assolutamente bipolare, avrebbe dovuto riguardare ancor di più gli europei perché
la gettata dei missili sovietici avrebbe potuto colpire solo l&rsq
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