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Storia delle relazioni internazionali

Guerra fredda

Con guerra fredda si indica la contrapposizione politica, ideologica e militare che venne a crearsi intorno al 1947, tra le due potenze principali emerse vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Ben presto si giunse alla divisione dell’Europa in sfere di influenza e alla formazione di blocchi internazionali ostili, denominati comunemente come Occidente ed Oriente, o blocco comunista, oltre a tutti i paesi non allineati del resto del mondo. È definita fredda perché non vide mai lo scontro diretto tra le due superpotenze, ma solo scontri armati in territori terzi. La fine della Guerra fredda generalmente corrisponde alla caduta del muro di Berlino (1989) e il crollo dell’URSS (1991). La guerra fredda termina perché uno dei due soggetti implode.

ONU

L’ONU eredita i compiti della sicurezza collettiva. Non si può semplicemente ripristinare la SdN, che espulse l’URSS dopo l’attacco sovietico alla Finlandia. Lo statuto dell’ONU, (capitolo 7) riconosce il diritto all’autodifesa per i paesi attaccati (art. 51) ma con l’obbligo di coinvolgere il Consiglio di Sicurezza. Questo organo ha 5 membri permanenti con diritto di veto sulle questioni non procedurali (Stati Uniti, URSS, Cina, Gran Bretagna, Francia). Gli altri 10 membri sono elettivi. Rispetto alla SdN l’ONU, con le sue molte agenzie, pone molta più attenzione sugli aspetti economico-sociali degli individui e delle comunità. Inizialmente i paesi sconfitti non sono ammessi; gli ingressi di nuovi membri sono oggetto dei veti incrociati delle superpotenze. L’Italia sarà ammessa solo nel 1955.

Accordi di Bretton Woods

(1944) Gli Stati Uniti sono in grado con la loro schiacciante supremazia economica di plasmare il nuovo ordine internazionale economico. Esso si basa su Fondo monetario internazionale, istituzioni quali il che vigila sulla stabilità monetaria e Banca mondiale, promuove i liberi flussi finanziari, e la che concede prestiti per lo sviluppo. Il dollaro diventa la moneta di scambio internazionale (Gold Exchange Standard): cambi fissi fra le varie divise nazionali e dollaro convertibile in oro in base a un rapporto fisso (1 oncia di oro=35 dollari). Questo è possibile perché gli Stati Uniti hanno accumulato grandi riserve aurifere. Grande vantaggio per gli Stati Uniti: il dollaro diviene moneta di riserva per tutti gli Stati e il Tesoro americano può stamparne quanti ne vuole senza preoccuparsi della bilancia dei pagamenti.

Long Telegram

(1946) Scritto da incaricato d’affari all’ambasciata George Kennan, americana di Mosca. Kennan suggerisce di affrontare la minaccia sovietica con strumenti economici e politici, più che militari. Crescita economica e libertà metteranno a nudo la debolezza del sistema sovietico. Kennan auspica anche che i russi comprendano i limiti del comunismo. Il Long Telegram contribuisce all’elaborazione della risposta americana alla sfida sovietica, che con Truman è pragmatica. Per il segretario di Stato, Acheson, occorre costruire un perimetro di contenimento strategico attorno all’URSS.

Piano Marshall

5 giugno 1947 il segretario di Stato Marshall annuncia a Harvard un piano di aiuti economici da 14 miliardi di dollari in 4 anni aperto a tutti i paesi interessati. Gli americani hanno imparato la lezione del primo dopoguerra e non concedono più prestiti, ma finanziamenti a fondo perduto. Oltre al rilancio economico europeo e all’ampliamento dell’area liberaldemocratica vi era anche l’obiettivo di stimolare l’integrazione europea con la OEEC-Organization for European Economic Cooperation. L’URSS fu contrariata per l’inserimento dei paesi sconfitti nel Piano Marshall, si oppose a ogni proposta di integrazione economica e oltre a rifiutare gli aiuti americani impedì che potessero beneficiarne anche i paesi del blocco orientale. Per i sovietici il Piano Marshall era una manifestazione di imperialismo economico americano.

Guerra di Corea

Liberata dall’occupazione nipponica, la penisola coreana fu occupata a Nord dai sovietici e a Sud dagli americani. In attesa della riunificazione, si consolidarono due sistemi politici, la Corea del Nord, filosovietica, e la Corea del Sud, filoamericana. Nel 1950: il leader nordcoreano Kim decise di occupare la Corea del Sud, confidando nell’aiuto sovietico e cinese. Il dibattito in seno al Consiglio di Sicurezza condannò l’aggressione e deliberò l’intervento militare per liberare la Corea del Sud. I sovietici non esercitarono il diritto di veto contro tale proposta perché assenti dal Consiglio di Sicurezza per protesta contro il mancato avvicendamento (successione) in Consiglio fra la Cina nazionalista e quella popolare. L’intervento dei caschi blu fu un’operazione voluta e guidata dagli americani, che si trovarono in guerra contro i cinesi. Mao inviò in soccorso delle truppe nordcoreane i suoi «volontari». Il generale MacArthur ipotizzò il bombardamento atomico della Cina per risolvere il conflitto e fu sostituito da Truman. Nel 1953 si arrivò all’armistizio: il 38o parallelo fu la linea di demarcazione militare fra le due Coree, destinata nel tempo a divenire definitivo confine.

Guerra in Vietnam

Durante la Conferenza di Ginevra 1954 il Vietnam venne diviso lungo il 17o parallelo e sorsero sul modello coreano due Stati, il Vietnam del Nord, comunista, e il Vietnam del Sud, sostenuto dagli americani, che nel timore di una comunistizzazione dell’intera Indocina decisero di assumersi il compito strategico precedentemente svolto dai francesi. L’accordo prevedeva la riunificazione tramite libere elezioni, ma in questo caso furono americani e sudvietnamiti ad opporvisi nella consapevolezza che la vittoria sarebbe andata alle forze comuniste. Nel 1964: a seguito dello scontro fra unità navali americane e nordvietnamite nel golfo del Tonchino, il Congresso approvò una risoluzione che autorizzò Johnson a ordinare operazioni di guerra, incluso il bombardamento del Vietnam del Nord. Oltre mezzo milione di americani finì in Vietnam, in un conflitto combattuto dai Viet Kong in modo non convenzionale. Giunti alla Casa Bianca Nixon e Kissinger si resero conto che gli Stati Uniti non avrebbero potuto vincere quella guerra. Per Kissinger il Vietnam aveva riproposto, aggravata, la medesima situazione della Corea nel 1950: senza interessi americani apparenti, la guerra fredda aveva risucchiato gli Stati Uniti in un conflitto periferico. Occorreva uscire onorevolmente da quel conflitto e la soluzione individuata fu quella della vietnamizzazione della guerra, ovvero mettere il Vietnam del Sud nelle condizioni di combattere mentre la presenza americana si sarebbe rarefatta. Al contempo occorreva convincere i nordvietnamiti a negoziare. Per questo Nixon assunse segretamente l’iniziativa, criticata, di far bombardare anche la vicina Cambogia, divenuta rifugio dei Viet Kong. Varie iniziative internazionali furono assunte per favorire la fine delle ostilità; il conflitto rese particolarmente impopolari gli Stati Uniti in Europa occidentale nel corso degli anni ‘60-’70. Dato che i Viet Kong erano forti dell’appoggio sovietico e cinese, per gli americani occorreva ottenere l’appoggio diplomatico di almeno una delle potenze comuniste, giocando sulle tensioni fra Mosca e Pechino. Sia URSS che Cina popolare avevano interesse a che gli Stati Uniti rimanessero quanto più a lungo bloccati in Vietnam. Nel 1973 Kissinger e il nordvietnamita Le Duc Tho raggiunsero a Parigi un accordo che prevedeva: rilascio dei prigionieri di guerra, cessate il fuoco, libere elezioni in Vietnam del Sud. Entrambi i negoziatori furono insigniti del premio Nobel per la pace (accettato dal solo Kissinger). Gli Stati Uniti erano riusciti a tirarsi fuori dall’Indocina, ma sacrificando il Vietnam del Sud, che nel 1975 fu definitivamente occupato dalle forze nordvietnamite.

Crisi sino-sovietica

Una delle pagine più interessanti della guerra fredda fu la clamorosa rottura fra le due grandi potenze comuniste, URSS e Cina popolare, che si manifestò in un crescendo di tensioni a partire dalla seconda metà degli anni ’50. Molteplici furono le cause. Vi era innanzitutto una differenza ideologica: il comunismo cinese non si basava sul primato del proletariato ma su quello del mondo rurale. Inoltre la destalinizzazione voluta da Kruscev fu fortemente criticata da Mao, che ovviamente non voleva demolire il culto della personalità nel modello di sviluppo economico-mondo comunista. Altra questione importante fu quella del sociale: i consiglieri inviati da Mosca non furono ascoltati da Mao che preferì seguire vie personali di sviluppo, condizionate alle sue esigenze politiche e catastrofiche sul piano economico (politica del grande balzo in avanti). La tensione maggiore fu quella di politica estera: la Cina popolare, potenza asiatica, ambiva a un ruolo internazionale autonomo ed era disposta a sottostare alla leadership sovietica nel campo comunista solo se Mosca avesse portato avanti una politica aggressiva nei confronti degli Stati Uniti. La distensione, ovvero la coesistenza competitiva ma pacifica fra superpotenze, era conveniente per le due superpotenze ma confinava la Cina.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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