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Relazioni internazionali

Da 4 secoli, la distinzione tra sistema politico interno e sistema politico internazionale è basata sul principio organizzativo. Il sistema politico interno è ordinato, con il monopolio della forza legittima, perché esiste un governo che detta gli ordini. Il sistema politico internazionale è privo di governo, non monopolio forza legittima e anarchico.

Anarchia nel sistema internazionale

  • Il principio organizzativo del sistema internazionale è l'anarchia. Esistono sistemi che sono ordinati ma privi di governo.

Conseguenze dell'anarchia

  • Condanna generalizzata all'autodifesa: tutti i soggetti sono obbligati a procurarsi risorse quali armi, e questa condizione è patologica nel sistema internazionale. Si arma chiunque abbia qualcosa da difendere, ma la condanna all'autodifesa riguarda anche l'interesse a ottenere qualcosa in più, come il potere, per giungere il proprio obiettivo che è la sicurezza. La condanna all'autodifesa non significa autarchia (cioè non ti difendi da solo); infatti, in un contesto internazionale si formano alleanze per diminuire la propria insicurezza e unire le proprie forze (l'Italia, ad esempio, si è sempre legata al carro del paese più forte come nel caso della Triplice alleanza).
  • Incertezza continua sulle intenzioni altrui: poiché manca un garante esterno a cui ci si può rivolgere in caso di controversie, c'è una maggiore propensione alla diffidenza. In un contesto anarchico si tenta sempre di tradurre i segnali con il rischio di vedere intenzioni aggressive anche dove non ci sono. A scatenare una competizione interna è sufficiente che un paese tema l'altro; non è tanto una paura legata al rischio immediato, ma il problema sono le intenzioni future del mio avversario.
  • Rischio di innescare competizioni: le due parti rischiano di innescare competizioni senza volerlo solo per la paura reciproca. Il cosiddetto "Dilemma della Sicurezza" è quella relazione, quel meccanismo che nasce quando un soggetto che teme l'altro decide di prepararsi in anticipo e accumulare risorse (armi e alleati), ma a sua volta l'altro soggetto temendo un'aggressione risponde aumentando le risorse. Esempi: guerra fredda, corsa nucleare India-Pakistan, proliferazione di armi di massa che porta tutti gli altri soggetti a fare lo stesso. La relazione tra Iran, Israele e Paesi arabi (i primi due con la Turchia non sono paesi arabi); l'Iran è il soggetto svantaggiato che teme un'aggressione; pertanto si procura armi e risorse per difendersi. Ma nel momento in cui si procura tali risorse, Israele teme una minaccia alla propria sicurezza e risponde procurandosi risorse. La conseguenza è che anche i paesi arabi temendo la competizione vicina si rinforzano.
  • Difficoltà nella cooperazione internazionale: l'anarchia crea degli ostacoli alla cooperazione perché si ha paura dell'inganno e perché si teme che l'altro soggetto ci abbia fatto una promessa che non manterrà. Il timore dell'inganno influenza anche le relazioni tra amici. Gli ostacoli alla cooperazione sono anche legati al fatto che noi cooperiamo se guadagniamo nel sistema politico internazionale anarchico. L'incentivo alla cooperazione si sposta perché non è sufficiente sapere quanto guadagniamo, ma quanto guadagniamo rispetto agli altri vantaggi relativi (anche i paesi europei vogliono sapere quanto guadagnano rispetto agli altri; l'Italia teme che i partner guadagnino di più).

Forma di competizione

Qualsiasi sistema politico è competitivo, ma i sistemi politici interni risolvono le questioni in via istituzionale senza ricorrere all'uso della violenza, mentre i sistemi politici internazionali prevedono l'utilizzo della violenza o della guerra. La guerra non è onnipresente, ma la possibilità della guerra non può essere esclusa dal sistema politico internazionale; la guerra non è la forma specifica di competizione della politica internazionale, poiché ce ne sono delle altre come la competizione ideologica. Le relazioni internazionali si svolgono all'ombra della guerra come ultima istanza.

La guerra in un contesto anarchico

  • Utilizzo come sanzione: la guerra è usata come sanzione alla violazione dei propri diritti o diritti altrui: autodifesa. Attraverso la guerra si riescono a tutelare i propri diritti in un contesto internazionale. Esempi: dopo il 2001 con l'attacco all'Afghanistan, poiché Usa colpiti nel proprio territorio funzione conservatrice oppure guerra come difesa collettiva nel caso della guerra del Golfo.
  • Funzione di mutamento: la guerra serve per ottenere mutamenti incrementali, cioè non la difesa ma il cambiamento dei diritti; se non posso ottenere pacificamente, me lo prendo con forza.
  • Trasformazione del sistema internazionale: la guerra trasforma in toto il sistema internazionale, cioè ad ottenere un vero mutamento rivoluzionario. Esempio: Guerre Napoleoniche, la posta in gioco era il dominio del sistema e chi vinceva si prendeva tutto, ovviamente dettando le condizioni, il contenuto politico, economico e ideologico del sistema internazionale.

La possibilità che si verifichi una guerra cambia completamente le relazioni tra nemici e, se io sono più debole, l'altro può alzare il livello della competizione alzandola a livello militare (es. Ultimatum). La guerra vale anche per paesi amici poiché si ha la possibilità di avere protezione da uno stato forte. La possibilità della guerra e la superiorità militare svolgono un ruolo importante nei rapporti tra amici e alleati.

Esempio: L'Europa dipende militarmente e sotto il punto di vista della sicurezza dagli USA e ciò significa che la protezione ha un prezzo, missione Afghanistan o Iraq.

Soggetti del sistema politico internazionale

  • Attori statuali e non: gli stati non sono gli unici attori del sistema politico internazionale ma restano i soggetti più rilevanti perché sono comunque prestatori di ultima istanza in caso di crisi internazionali. La corsa allo stato non è ancora finita, tutti i popoli cercano l'indipendenza attraverso la statualità come è avvenuto per tutto il '900 (Kosovo, Georgia, Questione Palestinese). Anche se esistono le organizzazioni internazionali, queste restano tutt'oggi dominate dagli stati che rimangono quindi i protagonisti principali anche delle relazioni di pace e di guerra.

Instabilità del sistema internazionale

Perché il sistema internazionale è instabile? Per due criteri: l'eccezionalità e la reversibilità (così com'è oggi può cambiare domani). Anarchia più possibilità guerra più centralità stato = questo modello di convivenza internazionale tra stati (modello westfaliano) si va a consolidare dal '500 in poi; nel 1648 con la Pace di Westfalia si afferma lo stato e si espande l'Europa. È molto importante perché si chiudono le guerre civili religiose (guerra dei 30 anni finisce con questa pace e somiglia alle guerre del '900) e perché viene sconfitto l'ultimo tentativo di unificazione dell'Europa sotto l'impero asburgico.

Sovranità

Non disposti a riconoscere un potere superiore. Cosa c'è di eccezionale nel modello westfaliano? (non assomiglia per niente al modello di convivenza tra stati prima)

Varie forme di organizzazione

  • Impero: c'è un soggetto titolare del potere riconosciuto da tutti dove i soggetti sono legittimi solo in base all'imperatore. Dove esiste l'impero il principio organizzativo è quello gerarchico.
  • Sistema signoriale: ci sono unità politiche che pur essendo formalmente autonome traggono legittimità da un'autorità superiore.
  • Sistema di stato: è un sistema pluralistico che non riconosce nessuna autorità superiore.
  • Sistema greco ellenistico: simile a quello odierno, dove le polis, le città-stato si consideravano autonome.

Caratteristiche del sistema internazionale attuale

  • Anarchia: è il principio organizzativo del sistema internazionale attuale; non esiste nessun soggetto che viene riconosciuto da tutti come il titolare ultimo della legittimità.
  • Uguaglianza funzionale e formale degli attori: la politica internazionale è un gioco in cui gli stati sono simili tra loro perché cercano di svolgere le stesse funzioni, a differenza di un sistema interno dove le funzioni sono tutte diverse. Nel sistema internazionale gli stati si riconoscono come uguali formalmente; tutti gli stati sono uguali e sovrani e hanno formalmente gli stessi diritti; questo non è mai accaduto nel corso della storia perché solitamente i soggetti forti reclamavano maggiori diritti. Es. Europa Moderna c'erano città-stato, imperi, papato e numerosi soggetti non simili tra di loro.
  • Spazio organizzato: spazi omogenei che sono gli stati e cesure, cioè confini. Ciascun stato è il titolare esclusivo della giurisdizione del proprio territorio e tra una giurisdizione e l'altra c'è una linea di confine. Nel corso della storia non c'è mai stato un legame più univoco, non ci sono mai stati i confini. Ci sono poteri che hanno la presa su certi spazi ma non c'è un confine. Il confine segna la fine di una giurisdizione e l'inizio dell'altra che ha i miei stessi diritti; nel confine è segnato questo principio di reciprocità. Dove non c'è confine, non c'è distinzione tra ordinamento interno e internazionale e quando un confine muta, finché non si ricrea uno nuovo, un problema. Esempio: frammentazione Jugoslavia, la guerra è civile o internazionale? Ciò che ha reso il problema irrisolto è il fatto che non c'erano ancora confini stabiliti.
  • Globalità: altro elemento di eccezionalità; è un prodotto storico reversibile e prima di questo prodotto c'erano diversi pezzi di politica internazionale.

Fasi storiche della globalità

  • Fino al '500: il globo è rappresentato come un insieme di sistemi internazionali preglobali. Ciascun sistema preglobale ha i propri attori diversi dagli altri, ha propri principi organizzativi (signoriali, anarchici, imperiali) e proprie regole e norme per regolare i rapporti con soggetti che non facevano parte del sistema. La stessa Europa era un subsistema di stati e con la Guerra dei 30 anni tutti i sistemi vengono fusi nella stessa guerra e nello stesso sistema internazionale.
  • Espansione: la seconda fase che va dal 1500 alla seconda metà del '900. Processo di progressiva globalizzazione delle relazioni internazionali che avviene attraverso un inglobamento delle altre parti del mondo nelle dinamiche europee; prima inglobamento del continente Americano, poi Filippine (no Cina e Giappone) e infine subcontinente indiano che verrà inglobato con la caduta dell'impero Mogul.
  • 1850 e due guerre mondiali: si compie la globalizzazione eurocentrica, crollano i baluardi, l'India e Cina sono sottomesse e i paesi europei penetrano nel continente africano. In quegli anni si comincia ad includere nel diritto internazionale l'Impero Ottomano e il Giappone che viene ammesso alla Conferenza di pace di Versailles (1919) e gli Stati Uniti che erano occidentali ma anti europei. Le due guerre mondiali hanno un rapporto reciproco con la globalizzazione in quanto vettori di essa, perché uomini da tutti i continenti provano la stessa esperienza di lutto e di guerra.
  • Superamento Eurocentrismo: l'Europa non è più il centro di radiazioni ma resta il teatro di scontro più importante (guerra fredda).

Il sistema politico internazionale è eccezionale: è anomalo.

Disciplina delle relazioni internazionali

La disciplina delle relazioni internazionali ha carattere determinato; la disciplina è contemporanea, nasce come scienza sociale con l'istituzione della prima cattedra (International Politics) nel 1919, anche se c'è sempre stata una riflessione sulle esperienze e sulle relazioni internazionali precedenti (Tucidide cerca di spiegare la Guerra del Peloponneso).

  • Determinazione moderna: la disciplina presuppone alcune cose del moderno. (Kennet Waltz definisce la politica internazionale come quella moderna). Ciò significa che guarda l'esperienza moderna come proprio orizzonte storico. Questa disciplina si è occupata delle relazioni dal '45 ad oggi.
  • Prospettiva geopolitica americana: la teoria delle relazioni internazionali adotta una prospettiva geopolitica che parte dagli USA; infatti, tutti i principali autori lavorano nei centri di ricerca americani, quindi inseriscono alcune riflessioni e eliminano delle altre. Stanley Hoffman ad esempio ha definito le relazioni internazionali una scienza americana.

Questo ha portato delle conseguenze:

  • Al centro ci sono i problemi posti dall'opinione pubblica e dalla comunità scientifica americana, quindi oggi il principale problema è se gli USA resteranno ancora i leader o no.
  • Privilegiando gli USA, certe vicende sono state rimosse dalla teoria contemporanea delle relazioni internazionali, ad esempio il problema della fine della centralità europea che ha connotato le relazioni internazionali per 3000 anni. A differenza degli studiosi americani, gli studiosi inglesi hanno posto al centro questo problema perché i rapporti tra Europa e mondo si sono congelati.

Questa disciplina costituisce una visione prospettica diversa dalla reale perché inglobata dal punto di vista americano che è costituzionalmente eccezionale. Questo eccezionalismo è dato dal fatto che gli Usa sono eccezionalmente forti e quindi le relazioni internazionali viste da un debole e da un forte sono diverse perché sono viste dal paese più forte di tutti. Gli Usa di eccezionale hanno anche un rapporto diverso con la vulnerabilità (Francia, Germania e Russia sono più vulnerabili perché hanno pagato delle guerre sul proprio territorio). Dopo l'11 Settembre gli Usa hanno scoperto che il loro territorio è uguale agli altri e perciò vivono la vulnerabilità come una cosa mai successa nella storia.

Approcci diversi

Si affermano in relazione a traumi significativi nel corso della storia. Ci poniamo delle domande:

  • A che esperienza storica rispondono?
  • Quale problema mette ciascun approccio al centro del suo studio?
  • Quali soluzioni propongono i diversi approcci?
  • Quale immagine dell'evoluzione storica ciascun approccio suggerisce?

Idealismo

Il primo approccio è l'idealismo, alla cui base c'è l'esperienza della prima guerra mondiale; questo trauma storico cambia la politica giuridica dell'Europa e cambia il rapporto politico e giuridico rispetto alla guerra che prima era considerata una prassi, un'opzione a disposizione delle politiche estere. Alla base di questo approccio c'è una vocazione razionalistica della guerra che prima era uno strumento razionale, un'attività vista come l'intelligenza politica dello stato. Queste interpretazioni vengono fatte a pezzi dopo la prima guerra mondiale. L'idealismo è figlio di questa guerra: nasce l'idea che la storia della politica internazionale abbia subito un salto e quello che è accaduto non deve più accadere.

Il problema dell'idealismo è come evitare e come cancellare la guerra; nasce pertanto un programma rivoluzionario perché l'idealismo sostiene che non possiamo abituarci alla guerra. Le soluzioni proposte dall'idealismo riguardano il tentativo di vietare la guerra attraverso l'istituzione della Società delle Nazioni Unite; se gli stati non riescono a concepire la propria sicurezza se non attraverso un concetto egoistico, è necessaria l'istituzione delle nazioni unite come modello da concepire in base al quale la sicurezza di ciascuno è un pezzo degli altri. L'idealismo tratta la guerra come una malattia sociale che può essere combattuta ricercando la radice del male; la causa della guerra è la politica. L'idealismo propone come possibile soluzione un aumento dell'interdipendenza economica per evitare la guerra; con la crescita del commercio la guerra può essere evitata ("perché dovrei sacrificare uomini e fare guerra ad un paese dove ho investimenti?").

La radice della guerra però non è la politica in sé (infatti i sistemi politici interni si nutrono di conflitto ma non sfocia in guerra), ma come non è organizzata la politica internazionale. La radice è l'anarchia e la soluzione è il superamento dell'anarchia attraverso un governo mondiale che porti la pace. La radice non è né nella politica, né nella sicurezza, ma nella natura politica degli stati, soprattutto quelli non democratici. Il discorso idealista si fonda sulla possibilità di cambiare la politica internazionale.

Realismo

Il secondo approccio è il realismo (Tucidide, Macchiavelli), che compare nel secondo grande trauma del '900, ovvero lo scoppio della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, che mettono a nudo le utopie dell'idealismo fallite. L'idealismo fallisce, ma malgrado tutto la seconda guerra mondiale viene combattuta con il linguaggio dell'idealismo. La guerra fredda dimostra l'impossibilità di costruire un governo mondiale.

Secondo il realismo, il problema non è più come ottenere la pace ma come vincere le guerre dato che la guerra è un male inestirpabile. Il problema del realismo, posto che la guerra è necessaria e utile, è quello di evitare guerre non necessarie. Le soluzioni proposte dal realismo ribaltano i rapporti tra...

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Guasconi Eleonora.
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