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perché hanno a che fare con la cooperazione militare. Alleanza = promessa di mutua assistenza militare.

Stringere alleanze fa guadagnare in sicurezza ma si perde L’alleanza ha a che fare con il futuro perché mi

procura sicurezza ma promessa significa che

in libertà perché comportano un impegno come il sostegno l’alleanza ha carattere esplicito; è una promessa

formale (mutua) e c’è reciprocità.

dell’alleato in caso di bisogno.

Le caratteristiche delle alleanze cambiano se ci troviamo in un sistema internazionale multipolare, bipolare

o unipolare.

Numero di alleanze

MULTIPOLARISMO: le alleanze sono fatte con soggetti diversi a seconda del tavolo di gioco.

Esempio: la Gran Bretagna nell’800 era alleata con la Russia e la Francia ma nel frattempo si allea con il Giappone che

è nemico della Russia.

BIPOLARISMO: si creano 2 grandi alleanze strette intorno ai blocchi rispettivi delle 2 super potenze.

UNIPOLARISMO: tutti gli stati giocano e danno qualcosa perché sanno che possono ottenere qualcosa

dall’ordine internazionale. C’è la tendenza a creare una sola alleanza tra tutti gli stati che però si può

svuotare creando delle dinamiche competitive all’interno.

Esempio: alleanza globale contro il terrore.

MULTIPOLARISMO: c’è flessibilità di schieramento ma rigidità di strategie. Sono alleanze stabilite ad hoc

attraverso un accordo implicito per ottenere gli obiettivi prefissati ma raggiunto l’obiettivo ognuno prende

la sua strada. Nel sistema multipolare c’è il rischio di un rovesciamento delle alleanze e di un tradimento

proprio perché le alleanze sono flessibili. Il timore di perdere la alleanza e di essere abbandonati induce a

seguire l’alleato in ogni sua scelta con il rischio però di rimanere intrappolati nelle scelte sbagliate.

Esempio: la Germania allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è costretta a seguire l’alleanza stretta con l’Impero

Asburgico entrando in guerra.

BIPOLARISMO: c’è grande stabilità delle alleanze perchè sono fatte per durare a differenza del sistema

multipolare. Non è un caso l’utilizzo del termine “blocco” : una volta che è costruito resta perché non c’è

spazio per altre opzioni. Non c’è il rischio dell’abbandono perché era interesse americano difendere

l’Europa che altrimenti sarebbe caduta nelle mani dell’URSS. Gli attori sono obbligati ad allearsi e a

mantenere la fedeltà. ( Nato e Patto di Varsavia). Nel bipolarismo c’è però il rischio dell’intrappolamento;

l’Europa rischia di finire vittima di uno scontro nucleare sul proprio territorio.

Paradossalmente le strategie delle alleanze sono più libere; c’è rigidità di schieramento ma flessibilità di

strategie perché essendo stabili le alleanze, non è necessario dimostrare sempre la fedeltà. In un sistema

bipolare le alleanze non si sfasciano anche di fronte a episodi gravi.

Esempio: durante la crisi di Suez gli Usa non appoggiano Francia e Gran Bretagna nella disputa con l’Egitto di Nasser

perché se avessero attaccato avrebbero perso l’appoggio degli arabi; senza appoggio degli Usa e con la duplice

pressione dell’URSS, i due paesi sono costretti a tornare indietro.

UNIPOLARISMO: le alleanze sono più simili al modello multipolare. Gli Usa si chiedono quanto devono fare

e quanto devono far fare agli altri; c’è dunque paura dell’abbandono perché non si ha più la sicurezza degli

Stati Uniti e pertanto i paesi cercano di guadagnarsi l’appoggio il loro appoggio sostenendoli in diverse 15

missioni. I paesi europei non sono così liberi di essere infedeli agli Usa numerose volte perché rischiano

l’abbandono e il prezzo sarebbe troppo alto da sostenere.

Grado di omogeneità degli interessi

MULTIPOLARISMO: il grado di omogeneità degli interessi può essere molto basso; c’è uno scambio di

interessi diversi. Esempio: l’Impero Asburgico e la Germania Guglielmina avevano interessi e problemi diversi ( il

primo con l’Impero Zarista e la seconda con la Francia) ma alleandosi decidono di darsi una mano a vicenda nel caso di

un coinvolgimento nel conflitto dell’alleato.

BIPOLARISMO: al centro dell’alleanza si mette l’obiettivo comune che si ritiene più importante, ad esempio

il contenimento dell’URSS nel caso dell’alleanza atlantica ma si sacrificano gli interessi secondari, anche se

l’alleanza rimane. Esempio: la Francia viene sconfitta dall’Algeria e non viene sostenuta dagli alleati, così De Galle

decide di portar fuori il comando integrato della Nato che era a Parigi. Nonostante ciò la Francia rimane nell’alleanza

perché l’interesse più importante alla fine era la difesa dall’attacco dell’URSS.

UNIPOLARISMO: oggi non ci sono più interessi comuni ma c’è uno scambio di interessi come se fosse un

bazar. Gli alleati agli Stati Uniti non chiedono le stesse cose: il Giappone teme la Cina, l’Australia ha paura

dell’emarginazione così come l’Europa, la Polonia teme la federazione russa e non il terrorismo. Tutti gli

attori fingono di temere il terrorismo ma in realtà chiedono tutti cose diverse. C’è una contrattazione

continua per i diversi interessi.

Struttura organizzativa delle alleanze

MULTIPOLARISMO: le alleanze sono tra soggetti che firmano un patto su un terreno di egualità quindi sono

alleanze uguali e leggere. Sono promesse e niente di più, non c’è una struttura organizzativa nelle alleanze.

BIPOLARISMO: le alleanze sono opposte in quanto fatte per durare; essendo blocchi dal punto di vista

istituzionale sono alleanze strutturate. C’è un comando integrato e un’istituzionalizzazione

dell’addestramento e delle armi: tutto viene preparato per evitare gli stessi problemi del passato ( es. la

Nato è più di una promessa, è una macchina organizzatrice e si differenzia dall’Alleanza Atlantica del ’49

che era solo una promessa). Questi tipi di alleanze sono eccezionali, sono ineguali perché la distribuzione

del potere è diversa; una parte è la più forte e promette protezione (Usa) e dall’altra parte c’è ubbidienza.

(eccezione di De Galle che rifiuta la sovrastruttura della macchina organizzativa).

UNIPOLARISMO: le alleanze sono diseguali, c’è un’alleanza egemonica dove l’egemone ha più potere; sono

alleanze simili al modello bipolare ma non essendoci rigidità di schieramento, l’alleanza egemonica tende a

perdere la rigidità. L’alleanza atlantica era rigida perché c’era il bipolarismo mentre oggi è diverso perché la

disomogeneità degli interessi è maggiore.

2-3)criterio SPAZIO- TEMPORALE

Come si passa da un sistema all’altro? I sistemi hanno una diversa evoluzione nel tempo ma la teoria dei

sistemi non prende in considerazione lo spazio temporale perché è una teoria statica; la lunga indifferenza

della teoria delle relazioni internazionali al mutamento temporale era dovuta all’epoca della sua diffusione,

ovvero il bipolarismo. Il bipolarismo era una configurazione storica statica e l’unico mutamento possibile

doveva avvenire con una guerra nucleare. Oggi invece i sistemi sono in crisi, c’è un periodo di transizione

ovvero di mutamento, quindi il nostro contesto storico è opposto a quello bipolare che sembrava privato 16

dello spazio temporale. La teoria inizia ad occuparsi di mutamento quando c’è il rischio di un declino degli

Usa.

Ghilping ha una prospettiva di egemonia e dinamismo

Tre tipi di mutamento internazionale (x Ghilping):

1. Mutamento di interazione che non cambia la struttura del sistema: se un sistema è multipolare

rimane tale ( es. nell’800 un cambio di alleanze provocava guerre limitate come nel caso della

Prussia e dell’Impero Ausburgico)

2. Mutamento del sistema di governo, cioè mutamento delle gerarchie del sistema e del potere; è più

intenso e avviene quando il sistema cambia da multipolare a bipolare. Il cambiamento

dell’egemonia coincide con il cambiamento del sistema ( es. il declino dell’egemonia della Gran

Bretagna nel sistema multipolare ha portato il sistema bipolare dominato dall’egemonia degli Stati

Uniti)

3. Mutamento internazionale; è più intenso e si ha, non solo quando cambiano l’egemone e la

gerarchia, ma anche quando cambia il tipo di convivenza internazionale, che acquisisce una nuova

forma. Cambiano infatti le unità fondamentali, la natura politica e giuridica della convivenza (es.

nascita modello westfaliano).

Il contesto internazionale di oggi subisce un grande mutamento spazio temporale; ci sono diversi contesti

regionali sempre più distinti e quindi ci sono diversi modi di fare politica. La distribuzione del potere

all’interno di ciascuna regione è maggiore rispetto alla distribuzione del potere su scala globale che sta

decrescendo.

Waltz: si interessa di come è distribuito il potere ( cioè distinguere unipolarismo, multipolarismo, bipolarismo) ma non

si sa dove sono collocate le potenze di cui parla ( se sul mare oppure no). La rimozione dello spazio temporale è una

scelta difficile e singolare perché nella dimensione normale è sempre stato presente lo spazio temporale; è molto

importante dire chi era sul mare e chi era sulla terra per capire il dominio del sistema ( Germania-Inghilterra-Usa,

Sparta-Atene, Roma-Cartagine).

La dimensione spaziale resta al centro della teoria della politica internazionale anche verso la fine dell’800.

Emergono due teorie: Primato della Terra (Mckinder): esiste un pezzo di terra il cui

controllo assicura il dominio del mondo (Eurasia – maggiori

risorse )

Primato del mare (emerge negli Usa da Maham): il dominio del mare è

più forte perché chi controlla gli oceani può strangolare chiunque domini

la massa terrestre. Per mantenere l’egemonia è importante il dominio del

mare e questa teoria è ancora alla base della strategia americana. 17

Un’altra riflessione sullo spazio è offerta dalla riflessione geopolitica tedesca in cui lo spazio è fattore

determinante; la Germania sa di essere in una collocazione spaziale sfortunata e capisce che per sottrarsi

da questa condizione vulnerabile l’unico modo possibile è l’espansione.

Da ruolo di primo piano lo spazio diventa secondario nel dopoguerra per diverse ragioni:

-tecnologiche: lo sviluppo di vettori missilistici annulla le distanze rendendo indifferente il fatto di trovarsi

su terraferma o su un’isola.

-economiche: la maggior indipendenza economica suggerisce una maggior indifferenza allo spazio.

-politiche: nella seconda metà del ‘900 non è più importante fare i conflitti per i territori. Il bipolarismo era

una guerra globale in senso proprio perché si combatteva ovunque e i protagonisti avevano obiettivi

globali. C’era una dimensione globale che rendeva indifferente la diversità di spazio (mare – terra).

Con la fine del bipolarismo la parola “geopolitica” viene recuperata e lo spazio torna ad essere un

problema. ( oggi lo spazio è un problema politico, per es. l’Italia è in una situazione di estrema vulnerabilità

xkè a ridosso di molti confini come la Libia, la Turchia, l’Iran)

Aron: sostiene che lo spazio sia un fattore determinante nella politica internazionale perché è: 1) l‘ambiente, 2) il

teatro, 3) la posta e 4) la misura come dice Smith.

1)L’AMBIENTE

2)IL TEATRO

3)LA POSTA

4)LA MISURA

1)Spazio come ambiente: significa dire che lo spazio grava sugli attori restringendo le possibilità per essi. Il

fatto di essere in una posizione piuttosto che in un’altra non è indifferente, quindi SPAZIO inteso come

LIMITE. Lo spazio è inoltre una determinante della politica estera perché:

a)la conformazione dello spazio influisce sulla conformazione politica: la geografia può portare ad imperi o

a regioni pluralistiche ;cambia se ci sono fiumi, pianure o montagne. Se ci sono fiumi ad es. ci saranno

inondazioni pertanto la necessità di costruire dighe porterà ad accentrare il potere fondando imperi. Altro esempio è

l’Italia, che, essendo una penisola dentro l’Europa, deve fare sia politica estera sia politica mediterranea investendo

maggiori risorse. Oppure la Francia dell’800 era una grande potenza che cerca di diventarlo anche dal punto di vista

marittimo ma non se lo può permettere a causa dei suoi lunghi confini che necessitano di molte risorse per la difesa.

Nella conformazione dello spazio ci sono 2 fattori determinanti:

1) la VICINANZA e la LONTANANZA che influenzano la vulnerabilità dei paesi. La minaccia non è per forza

chi è più forte ma quello più vicino anche se è più debole di noi ( es. nella guerra del Kosovo del ’96 appare

chiaro fin da subito che due paesi dell’Alleanza Atlantica hanno forti dubbi poiché sono i più esposti geograficamente:

l’Italia e la Grecia temono effetti indesiderati dalla missione come un’ondata migratoria) .

2)l’INSULARITA’e la CONTINENTALITA’ (altro elemento che non emerge in Waltz): la condizione di

insularità da la possibilità di non avere un esercito permanente di grandi dimensioni, quindi si investono 18

minori risorse e di conseguenza non è necessario un apparato fiscale repressivo contro chi non paga.

Questo porta a dire che la condizione di insularità favorisce una maggior liberalità e influenza lo sviluppo

politico e la politica estera. (I paesi insulari come gli Usa o la Gran Bretagna hanno ad es. la possibilità di ritirarsi

sulle isole senza impegnarsi nel conflitto mentre le potenze continentali non possono farlo. Altro es. collegato allo

sviluppo politico sono gli Usa: non è un caso che sia una federazione di stati; questo per non perdere la condizione di

La condizione insulare dà inoltre un vantaggio enorme perché si punta tutto sul mare grazie al

insularità).

quale si può costruire un’egemonia.

N.B insularità politica ≠ insularità geografica ( si trasforma in politica se c’è il dominio sul mare)

USA- UK ≠ Giappone che non aveva il dominio sul mare

La condizione di continentalità porta i paesi ad avere un esercito grande e permanente, quindi si investono

maggiori risorse; di conseguenza è necessario un apparato fiscale e amministrativo efficiente e repressivo

poiché si deve essere sempre pronti alla mobilitazione. Questo porta a dire che la condizione di

continentalità difficilmente produce liberalismi. Inoltre questa condizione condanna i paesi a combattere

quasi sempre perché non sono liberi di potersi ritirare ( es. i piani di guerra della Germania sono uguali dal 1885

al 1939 e si nota la preoccupazione della centralità, perché temono un accerchiamento. Oggi la Russia vive questa

minaccia, da una parte la Cina, dall’altra gli Usa. Altro es. i piccoli paesi dell’Europa centro orientale come la Polonia,

la Repubblica Ceca, l’Ungheria e i paesi Baltici temono la propria sopravvivenza e vogliono che la Nato li protegga

).

perché hanno paura di uno strangolamento economico da parte della Russia e della Germania

2) spazio come teatro ( definizione usata da Aron per distinguerlo dall’ambiente e per dire che gli attori hanno una

): è il luogo di continua manipolazione degli attori ed è socialmente

propria immaginazione dello spazio

prodotto in base ai propri disegni. Qualunque potere politico mette la sua impronta nello spazio politico

interno. Lo spazio è prodotto politicamente perché assegna certi simboli.

1°elemento: qualunque spazio ha le sue reti di CONGIUNZIONE e di DISGIUNZIONE; se due luoghi si

collegano altri si disgiungono. ( es. durante la Guerra Fredda le carte ferroviarie o autostradali rispecchiavano la

cortina di ferro non arrivando fino all’est; formalmente con l’UE nel 1994 avviene la grande operazione di

ricostruzione degli assi ferroviari, i cosiddetti corridoi paneuropei, che servivano a reinventare una rete di

comunicazioni in uno spazio politico che prima era disgiunto. Altro es. riguarda la partita degli oleodotti e dei gasdotti;

su questo disegno c’è una competizione politica intensa perché a seconda di dove si costruiscono i gasdotti si hanno +

o – vantaggi. La costruzione del gasdotto tra Russia e Germania ha escluso l’Ucraina e questa esclusione è stata vista

La comunicazione dunque è anche disgiunzione.

come una minaccia).

2°elemento: ogni spazio politico internazionale ha diversi contesti regionali e sistemi regionali prodotti da

dimensioni storiche. Nel tempo cambiano inoltre anche i confini delle regioni ( per es. oggi l’Occidente non

include il Giappone diversamente dal passato così come la Lituania e la Bulgaria, se per noi oggi sono in regioni diverse

).

nell’85 erano nella stessa regione

3°elemento: la ricostruzione degli assetti regionali è molto competitiva; i contorni delle regioni sono il

prodotto di giochi competitivi. ( es. allargamento UE- problema Turchia).

3) spazio come posta in gioco; non più come vincolo ambientale, né come luogo della capacità

manipolatoria degli attori, ma come posta in gioco dei conflitti ; lo spazio diventa la posta in gioco dei 19

conflitti che gli attori vogliono conquistare. Per tutto l’800 e fino alla prima metà del ‘900 l’appropriazione

territoriale è stato oggetto del conflitto ma a differenza di quanto dice la teoria, ancora oggi la conquista

dello spazio resta al centro di numerosi conflitti ( es. conflitto Israele-Palestina: ciò che interessa ai palestinesi è la

restituzione della terra xkè essa è ciò di cui si vive; così come la questione Palestinese, anche il conflitto dei Balcani

era spaziale perché non sono tanto conflitti di religione ma di terra).

Lo spazio oggi interessa agli attori per diverse ragioni:

a)lo spazio è un contenitore di risorse-materiali cioè le ricchezze, le case, i campi, le industrie; risorse

naturali come il petrolio l’acqua ) e infine risorse immateriali.

( al centro della Questione Palestinese

b) lo spazio è luogo di passaggio ed è di interesse strategico oppure

( ad es. l’accesso al mare) ( Afghanistan è

luogo di confluenza verso le indie, è un passaggio fondamentale anche se povero di risorse)

c) lo spazio come luogo di risorse immateriali; ci sono spazi che contengono simbolismi molto importanti

per più popoli ( es. Gerusalemmme, oppure la città di Ebron in Cisgiordania è controllata da migliaia di soldati

israeliani per la difesa di solo 400 coloni, questo xkè ha carattere simbolico, non si può lasciare e quindi diventa

oggetto di conflitto; altro es. è il Kosovo rivendicato sia dagli albanesi sia dai serbi che avevano riposto la propria

identità; quando viene meno la Jugoslavia, sorgono dei problemi xke la Serbia aveva riposto la sua identità nello

jugoslavismo e pertanto per poter ricostruirla era necessario il Kosovo che però, era pezzo fondamentale per due

popoli).

4) spazio come misura; i contesti internazionali sono diversi tra di loro a seconda di quanto siano estesi. Il

sistema internazionale è una storia discontinua di allargamento globale: la potenze europee hanno iniziato

ad espandersi per ricercare nuovi spazi utili all’equilibrio ma questa espansione dura fino agli inizi del ‘900

perché spazi disponibili sono esauriti così come nuovi attori da inserire nel gioco di equilibrio. È un sistema

saturo: tutto ciò che poteva essere incluso lo è stato.

Articolazione interna spazio politico internazionale: qualsiasi spazio politico internazionale ha articolazioni

più piccole definite come aree regionali. La politica internazionale è sempre un’articolazione tra globale e

regionale. Ma cos’è un’area regionale? Non esistono confini precisi tra i sistemi regionali; ci

sono paesi che sono in mezzo a diversi sistemi per es. la

Turchia che è in Europa, in Oriente e nel Caucaso.

Ci sono certe aree regionali dove esiste un’interdipendenza: ci sono relazioni politiche, economiche e

spesso la regione è definita da interdipendenze culturali e simboliche. L’interazione strategica si ha con gli

attori più vicini e l’indipendenza significa avere istituzioni comuni; gli attori dunque fanno parte di stesse

istituzioni regionali. Appartenere ad un sistema regionale significa sapere che ci sono delle dinamiche

conflittuali che riguardano tutti noi e che possono portare alla guerra. Il sistema medio orientale non è

tenuto insieme da una rete comune di interdipendenze ma ciò che tiene insieme questo sistema regionale

è il rischio di una guerra che coinvolgerebbe gli attori regionali.

- Non esiste una comune istituzione

- Basso e diseguale scambio economico

- Alcuni paesi non si riconoscono 20

Le diverse aree regionali hanno relazioni che cambiano continuamente nel tempo in base a 2 criteri:

1. CONTINUITA’: i sistemi regionali possono essere più o meno simili tra di loro; ci può essere

continuità e discontinuità tra contesti regionali.

2. GERARCHIA; ci sono contesti con più regioni ma all’interno di essi, c’è una regione più dominante

che agisce come propulsore di conflitti che si originano dal centro di irradiazione più forte. Oppure

ci possono essere contesti internazionali nei quali le diverse regioni coesistono su di un terreno di

parità perché hanno lo stesso peso ma perdono però importanza ( es. U.E. ha perso la centralità e

ha un minor peso sul contesto internazionale; per questo tenta di far ripartire il processo di

allargamento per attuare una strategia difensiva.

Alcuni modelli

ALTI PER CONTIGUITA’ E GERARCHIA:

a. INCORPORAZIONE: modello di area regionale con la centralità di un’area che ingloba nelle proprie

dinamiche tutte le aree regionali. ( es. epoca colonialismo europeo; c’è una regione, l’Europa, che

incorpora tutte le altre aree regionali e quindi gli attori non hanno relazioni libere tra di loro, sia di pace , sia

di guerra perché l’area centrale esporta tutte le sue istituzioni e le sue relazioni di pace e di guerra. Nella

guerra dei 7 anni tra Francia e Gran Bretagna, combattuta in Europa, in America e in India, gli esiti finali

saranno gli stessi ovunque, la sconfitta della Francia dappertutto).

b. SUBORDINAZIONE: la contiguità è più bassa, resta una regione dominante ma non è in grado di

inglobare tutte le aree. All’epoca del bipolarismo i diversi modelli regionali sono inglobati nelle

vicende globali ma la guerra fredda assume forme, dinamiche e preoccupazioni diverse a seconda

dei settori locali, che sfruttano le dinamiche globali per trarre vantaggi ( es. durante la guerra fredda

l’India, il Pakistan e i paesi del medio oriente avevano preoccupazioni locali; l’India vedendo armare il

Pakistan dagli Usa non teme un possibile attacco dell’Urss ma teme il Pakistan che è più vicino).

GERARCHIA ALTA MA MINOR CONTINUITA’

c. DIFFUSIONE: gli attori non esportano più le stesse dinamiche a tutte le regioni; con alcune sono

amiche da una parte e con altre sono amiche dall’altra. Il grado di contiguità è in decrescita ma c’è

ancora gerarchia.

d. MODELLO ATTUALE: questo modello combina il massimo della gerarchia e il minimo della

contiguità; esiste una sola potenza globale, gli Usa, che sono presenti ovunque come attore

fondamentale ( con l’Iran, Pakistan, Corea del Nord, Medio Oriente). È un sistema gerarchico al

massimo grado in cui c’è un solo attore capace di globalità. Il grado di contiguità si è invece ridotto

al minimo: i sistemi sono molto diversi tra di loro e quindi gli Usa devono porsi in maniera diversa

con tutti gli attori per risolvere i problemi. La difficoltà sta nel fatto che gli Stati Uniti hanno a che

fare con campi di gioco totalmente distinti che richiedono risorse e ingaggi diversi perché quello

che è efficace in un luogo non lo è in un altro.

Problemi da affrontare: la solvibilità e la legittimità. Il primo problema è legato alla necessità di

sempre maggiori risorse per risolvere i diversi problemi e questo fa del sistema un contesto molto

costoso. L’egemonia, a differenza del sistema bipolare, è molto costosa e se gli Usa vogliono 21

mantenere l’egemonia devono fare continuamente promesse diverse. Il problema della legittimità

è legato alla contraddizione tra gerarchia alta e minima contiguità che può portare al rischio di una

rottura dell’egemonia americana.

Quali contesti potrebbero subentrare?

BASSA GERARCHIA E BASSA CONTIGUITA’: i modelli che possiamo immaginare possono essere uno ordinato e uno

disordinato

e. ORDINATO: quello ordinato potrebbe essere la fine della struttura gerarchica della globalizzazione.

È uno scenario di competizione tra grandi spazi organizzati dove non esiste una grande egemonia. È

ordinato perché gli attori troverebbero un ordine gerarchico interno: non più una gerarchia globale

ma una serie di ordini regionali, gerarchici e organizzati. Invece di un unico modello globale, tante

regioni gerarchiche, ordinate e collegate.

f. DISORDINATO: questo è un modello di contaminazione tra spazi regionali non organizzati. C’è la

possibilità che con il declino americano possano emergere caos regionali, cioè regioni senza ordine

gerarchico interno, che potrebbero contaminarsi in un conflitto comune. Questo può essere un

possibile scenario in un contesto senza gerarchia.

4) criterio CULTURALE / IDEOLOGICO

È una dimensione trascurata nella riflessione post-bellica delle relazioni internazionali. In seguito a due

fratture ideologiche, la rivoluzione bolscevica e la guerra fredda da una parte, e la decolonizzazione

dall’altra, si capisce che non sono più pure e semplici relazioni di potere ma ci sono nuovi principi.

Ma perché è stata rimossa la dimensione culturale?

-la teoria dei sistemi ha avuto successo anche se funziona solo a certe condizioni in quanto si disinteressa di

tutto tranne che del potere. Come dice Kennet Waltz, le altre sono teorie riduzionisti che; a lui non

interessa che l’Unione Sovietica sia sovietica perché i suoi sistemi operativi riguardano solo il potere.

-le scienze sociali (materialismo e marxismo) hanno sempre usato approcci materialistici

-la real politik trascura gli altri valori degli attori

- sottovalutazione di una possibile espansione e influenza delle altre culture

Dal 1990 cambia tutto perché si passa da una fase di sottovalutazione radicale delle differenze culturali ad

una fase dove si studiano tutte le differenze culturali. Oggi la dimensione culturale è al centro della teoria

delle relazioni internazionali per diverse ragioni:

-le teorie materialistiche sono state discreditate; si è diffuso infatti il costruttivismo che mette al centro le

preferenze degli attori.

-ci sono stati numerosi conflitti nel ‘900 che sono di origine culturale;

-diffusione dei radicalismi, ad es. la diffusione del terrorismo ideologico ha reso evidente che è necessario

mettere al centro le differenze ideologiche. 22

Tuttavia non bisogna considerare troppo importante la dimensione culturale; quando entrano in gioco le

differenze delle preferenze degli attori, l’agire sociale e il conflitto possono cambiare ma questo non

significa che siano per forza la causa del conflitto. ( ad es. il conflitto tra Israele e Palestina ha una dimensione

culturale ma questa non è la causa del conflitto; è stata attivata dopo la faglia culturale rendendo il conflitto ancora

più complesso. Altro es. riguarda l’attacco terroristico dell’11 settembre del 2001; per l’amministrazione Bush

l’attentato è legato a motivi di odio verso la libertà e verso i valori culturali americani; ma per Bin Laden l’attacco è

stato fatto per le politiche adottate in medio oriente.

Distinguiamo gli scenari internazionali in base allo scenario culturale-ideologico

SISTEMA INTERNAZIONALE OMOGENEO ED ETEROGENEO:

Nei sistemi internazionali omogenei gli attori si percepiscono come simili perché hanno assetti istituzionali

simili in quanto rispondono a un principio di legittimità comune. Es. sistema omogeneo: l’Europa del ‘700 era un

contesto internazionale omogeneo perché c’erano gli stati che sapevano di avere una civiltà comune.

Nei sistemi internazionali eterogenei, la percezione della somiglianza reciproca non c’è ancora o è venuta

meno; tra i protagonisti c’è qualcuno che non si riconosce somigliante. Es. sistema eterogeneo: la Francia

durante la rivoluzione francese ha una visione del bene comune diversa dalle monarchie; oppure nel 1974 l’Iran viola

una prassi, sequestrando i diplomatici americani in base sempre al criterio di eterogeneità in quanto non accettavano

le regole internazionali.

Cosa cambia nei sistemi internazionali omogenei ed eterogenei:

La capacità di intuire le aspettative altrui; nei sistemi internazionali omogenei è possibile intuire le

1. aspettative altrui o almeno provare ad immaginarle in quanto presuppongo la somiglianza. Nei

sistemi internazionali eterogenei non è possibile immaginare i comportamenti degli attori poiché

gli altri si muovono in un modo diverso da come lo faremmo noi.

Il timore dell’inganno sia degli avversari sia dei partner varia; nei sistemi internazionali omogenei il

2. timore dell’inganno non viene meno, ma l’inganno si paga ad un prezzo più alto in termini

reputazionali. In questo sistema è inoltre più facile comunicare perché non è necessaria la

traduzione culturale, se parlo di democrazia so cosa intendono. Nei sistemi internazionali

eterogenei è molto più facile ingannare un soggetto con cui non si ha niente in comune. La

comunicazione è intralciata da un problema di traduzione. Negli anni ‘ 70 ad es. c’era chi riteneva

la vera democrazia quella liberale e chi quella popolare.

3. Come varia la competizione; nei sistemi internazionali omogenei si possono inventare regole ed

istituzioni comuni e sottrarle alla logica della competizione. Inoltre è possibile tenere ferma la

distinzione tra politica interna e politica internazionale e tra guerra civile e guerra esterna. Nei

sistemi internazionali eterogenei le istanze neutrali rischiano di cadere nella competizione. Inoltre

non è possibile tenere ferma la distinzione tra politica interna e politica internazionale e tra guerra

civile e guerra esterna: c’è il timore del tradimento da parte di un nemico interno ( l’incubo Usa è il

terrorismo che nasce in casa).

Diverso ruolo degli interlocutori in pace e in guerra; nei sistemi internazionali omogenei nasce la

4. disponibilità a riconoscersi come interlocutori legittimi sia in pace, sia in guerra. Gli stati non

smettono di considerarsi stati o interlocutori legittimi. Nei sistemi internazionali eterogenei questa

disponibilità a riconoscersi come interlocutori egualmente legittimi viene meno. Questa mancanza

pace e la guerra. Nei sistemi

o presenza di disponibilità a riconoscere gli interlocutori cambia la 23

omogenei c’è la massima flessibilità a stringere alleanze in periodi di pace; nei sistemi eterogenei

questa flessibilità ad allearsi è ridotta e lo si fa solo quando sorge un nemico ancora più assoluto. Ci

sono comunque dei soggetti con cui non si può avere a che fare per non mettere in gioco la propria

identità; nei sistemi eterogenei infatti si giudicano gli altri attori non per quello che fanno ma per

quello che sono: se sono diversi non vengono perdonati. Per quanto riguarda la guerra, nei sistemi

omogenei è guerra limitata, è possibile separare la pace e la guerra ed è possibile re immettere nel

gioco il nemico sconfitto che viene recuperato perché utile all’equilibrio (es. Europa nel ‘700).Nei

sistemi eterogenei la guerra è illimitata ed estesa ideologicamente; non c’è distinzione tra pace e

guerra e saltano le buone regole poiché si fa al nemico tutto ciò che è possibile e si uccidono i civili.

La guerra del ‘900 in Europa è terroristica e combattuta da tutte le parti contro i civili facendo

saltare il principio di immunità degli inermi. Non è possibile reintegrare il nemico, è inconcepibile;

la guerra è guerra di annientamento politico.

5. Stabilità dei diversi contesti internazionali: i sistemi internazionali omogenei sono i più stabili.

L’omogeneità culturale ed ideologica rende più stabile l’ordine internazionale. Se non siamo in

grado di dire quale sistema sia migliore tra il multipolarismo e il bipolarismo, sicuramente si può

dire che i sistemi omogenei sono i più stabili. I sistemi eterogenei non sono stabili perché tutto si

complica.

Per quanto riguarda la stabilità, alcuni sostengono che i sistemi multipolari siano i più stabili mentre per

altri come Waltz, i sistemi più stabili sono quelli bipolari.

Il sistema multipolare è eterogeneo o omogeneo? Il sistema multipolare del ‘700 era omogeneo; nell’800

rimane il sistema multipolare ma il grado di omogeneità è diminuito e questa differenza Waltz non la

inserisce perché considera solo il potere.

Il nostro contesto internazionale è sempre più multiculturale e molto complesso perché ha tratti omogenei

ma differenze culturali molto evidenti. La differenza tra sistemi omogenei ed eterogenei consente di

periodizzare la storia delle relazioni; se usiamo solo il criterio del potere si mette in evidenza solo dal 1945

(nascita bipolarismo) al 1990 (collasso sistema bipolare) ma non si tengono in conto altri avvenimenti. La

dimensione culturale permette una lettura più accurata delle relazioni.

COSA SIGNIFICA OMOGENEITA’ NELL’AGIRE SOCIALE?

Non è uguaglianza, ci sono delle differenze ma c’è una base comune

Si riconosce la diversità ma non è assoluta; per percepire che c’è una base comune bisogna avvertire che

c’è un altro più diverso. Esempi: francesi e tedeschi si sentono diversi ma non si sentono così diversi se

entra in gioco la Turchia; Sparta e Atene sono diverse ma quando penetra l’Impero Persiano riconoscono la

base comune. 24

Omogeneità di cosa:

1)omogeneità ideologica ( Aron): l’appartenenza ideologica è reversibile, è una scelta arbitraria perché è

frutto di una scelta e questa scelta potrei rivederla.

2)omogeneità culturale (Huntigton): appartenere a una cultura non è tanto reversibile come quella

ideologica perché solitamente si nasce appartenendo a una cultura e anche se, la conversione riesce non si

esce mai del tutto dalla propria cultura.

La differenza tra l’omogeneità culturale e ideologica è che la conversione culturale è più complicata di

quella ideologica. Messico, Russia e Turchia hanno cercato di staccarsi dalla propria civiltà per entrare in

un’altra. Ma il passaggio da una civiltà all’altra necessita di alcune condizioni come un elitè dirigenziale

diversa (in Turchia ad es. non c’è), masse popolari passive che non combattono l’elitè in nome dell’identità

tradita e la volontà degli altri paesi ad accogliere un nuovo stato nella propria civiltà ( che non c’è nell’UE).

3)la memoria: è il prodotto delle differenze culturali e delle esperienze storiche diverse vissute dagli

individui. Ogni civiltà ha una memoria propria. Ad es. la memoria del colonialismo ha un diverso peso se si

parla dei paesi occidentali è stata rimossa, mentre nei paesi non occidentali è centrale e su questa memoria

si prendono delle decisioni. ( ad es. l’India non invia truppe in Iraq xke attuerebbe una politica che hanno

fatto a loro). Pertanto avere una memoria comune e una memoria diversa cambia: la questione tra Israele e

la Palestina è vista in maniera diversa a seconda della memoria. Per i primi è un pezzo della memoria

universale dell’antisemitismo, per i palestinesi invece è un pezzo del colonialismo. Entrambi hanno

memorie diverse ma legittime.

4)si nasce appartenendo o si sceglie di appartenere?

a. percorso etnico o orientale della Nazione: la nazione esiste perché c’è una nazione culturale; c’è

un’appartenenza etnica su simboli e identità comuni e questa identità si politicizza fino a diventare nazione.

b. percorso civico o occidentale: la Nazione è un insieme di diritti e doveri. Tutti coloro che decidono di

sottostare a certi diritti e doveri vi possono appartenere. È una sorta di patto dove tutti vi possono

accedere ( es. modello americano o francese).

5) criterio ISTITUZIONALE/ la Dimensione Istituzionale è più complessa

Istituzione = le istituzioni internazionali sono un insieme di principi di norme e di regole sulle quali

convergono le aspettative degli attori in un dato settore internazionale. Nella politica internazionale si

trovano le istituzioni in un contesto anarchico che noi abbiamo considerato come un prodotto dello stato;

vi è dunque il problema della compatibilità tra istituzioni e anarchia. L’anarchia è priva di istituzioni e le

istituzioni pongono fine all’anarchia; questo è un pensiero comune, formulato anche dal realismo

ortodosso di Waltz ( “ci sono le istituzioni ma non servono a nulla, funzionano grazie al potere”) .

L’incompatibilità tra anarchia e istituzioni è sostenuta anche dall’idealismo secondo il quale se si vogliono

avere istituzioni efficaci bisogna superare l’anarchia.

Carl Smith e di Bull (scuola inglese), l’anarchia e le istituzioni non sono

Secondo invece le riflessioni di

incompatibili anzi l’anarchia non produce per forza disordine poiché è sempre stata un tessuto di istituzioni.

25

Queste due riflessioni non rientrano né nell’idealismo, né nel realismo, né nel costruttivismo. Smith,

giurista, sostiene che la storia delle relazioni è stata storia di istituzioni che si succedono con continuità

( Nomos della Terra- razionalizzare e umanizzare la violenza perché è il 1°elemento dell’anarchia; non si può cancellare

le istituzioni non sono il prodotto del ‘900,

ma si può trovare un modo per evitare che la violenza distrugga tutto) ;

tutte la storia delle relazioni internazionali ha avuto istituzioni, per es. la diplomazia è sempre esistita; le

istituzioni sono un modo per trasformare l’anarchia internazionale in società internazionale.

Bull proviene dalla scuola inglese e mette al centro due riflessioni: l’occidente e il mondo da una parte (proprio la Gran

Bretagna ha scoperto nel ’56 che la sua funzione è finita) e la natura della convivenza internazionale moderna

dall’altra; ( per quanto riguarda la scuola inglese, questa ha un orientamento realista ma si discosta dal realismo

americano perché il contesto culturale e la dimensione normativa per gli inglesi sono importanti). Così come Waltz,

anche per i due studiosi inglesi la politica internazionale è sistema, è una rete di interdipendenze strategiche ma non si

fermano qui perché essi sostengono che a volte è solo un sistema, ma altre volte il sistema matura in una società

internazionale dove c’è una consapevolezza di avere interessi e valori comuni.

Rapporto tra sistema e società internazionale:

1. Non ci può essere una società internazionale dove non c’è un sistema; più il sistema è consolidato e

più si vuole dare sicurezza creando una società. Si hanno norme e istituzioni comuni dove c’è

interdipendenza. ( nell’anarchia di Hobs non ci sono regole né rapporti continui tra gli attori; più il rapporto

è obbligato e più cresce l’interesse a creare regole comuni).

(smith dice: ciò che ha convinto i paesi europei a stabilire regole comuni è l’aver scoperto che tutti gli stati

erano confinati nello stesso recinto chiuso).

2. Ci può essere sistema internazionale senza società.

3. I confini del sistema e della società internazionale non sempre coincidono; gli attori che fanno parte

di un sistema possono non fare parte della società. ( es. oggi Turchia; c’è tensione tra sistema e società

perché i confini della società non includono la Turchia; oppure si parla di “stati canaglia” per definire Iraq,

Iran, Sudan, Corea del Nord che sono riconosciuti ossessivamente attori del sistema dagli Usa e dall’Europa

ma non fanno parte della comunità internazionale; oppure es. società ellenica greca, non è complessa ma

solo il sistema delle polis greche crea una società. Tuttavia benché la persia non possa essere esclusa dal

sistema egeo di quel tempo, non fa parte della società poiché vi sono istituzioni pan-elleniche).

Bipartizione delle Istituzioni:

A. ISTITUZIONI PRIMARIE: pongono le fondamenta centrali, quelle costituzionali. Nella società

moderna sono quelle westfaliane.

B. ISTITUZIONI SECONDARIE: portano più avanti la cooperazione e tentano di produrre norme e

principi comuni, proponendo un progresso della società con obiettivi più virtuosi.

A. Sulle istituzioni primarie si concentra l’attenzione di Schmidt e della scuola inglese; quando parlano di

istituzioni si riferiscono a quelle primarie; pur avendo preferenze diverse hanno comunque in comune alcuni

assunti. Per entrambi le istituzioni non rappresentano solo il sistema ma anche la società; sia Schmidt che gli

inglesi insistono sul carattere di continuità della dimensione istituzionale; non sono una novità né un prodotto

recente poiché sono sempre esistite. Infine entrambi sostengono che le istituzioni del ‘900 segnano una crisi

in quanto sono state inventate nuove istituzioni perché fondamentali sono in crisi. 26

QUALI SONO LE ISTITUZIONI PRIMARIE? ( quelle che allontanano lo stato di anarchia di Hobs)

1. La prima istituzione primaria centrale è quella che stabilisce le

condizioni per poter essere ammessi a pieno titolo nella comunità

internazionale, ovvero il principio di SOVRANITA’. Una volta fissata

la soglia di accesso si è già fuori dall’anarchia hobsiana perché

nell’anarchia di Hobs non ci sono soglie d’accesso e gli attori sono

tutti uguali. Nell’anarchia westfaliana sono uguali solo gli stati che

sono soggetti dell’ordinamento politico giuridico. Al di sotto della

sovranità ci sono altre istituzioni primarie che hanno lo scopo di

consentire alla società degli stati di sopravvivere.

1.a L’istituzione che ha come obiettivo evitare che il pluralismo sia

cancellato da una monarchia o da un potere egemonico imperiale, è

l’EQUILIBRIO DI POTENZA, che diventa obiettivo comune dalla fine

del ‘700. Il sistema è diventato società e si pone il problema della

sopravvivenza che si può risolvere con l’equilibrio.

1.b L’istituzione che propone una soluzione pluralistica al problema

dell’amministrazione è il SISTEMA DELLE CONFERENZE

INTERNAZIONALI; gli stati a partire dall’800 sanno già che di avere

questo strumento che è sicuramente qualcosa più dell’anarchia.

1.c L’istituzione primaria che affronta il problema della comunicazione è

la DIPLOMAZIA; questa istituzione assicura un canale di

comunicazione permanente ed attorno ad essa sono nate molteplici

istituzioni (es. immunità diplomatica).

1.d L’istituzione che ha come obiettivo limitare la competizione ed

evitare che l’anarchia diventi un incubo, è il DIRITTO

INTERNAZIONALE, grande istituzione per gli inglese, che pone dei

limiti.

1.e Altra grande istituzione primaria è la GUERRA; è il punto di

confluenza tra l’anarchia internazionale e l’ordine. La

razionalizzazione della violenza è la grande impresa del diritto

internazionale.

3 Domande sulla guerra : 1)Chi ha diritto e a quali condizioni di fare la guerra? (è una domanda insensata

nello stato di natura di Hobs, perché in esso tutti hanno diritto a farla) In una società internazionale

ordinata, anche se anarchica tutti gli stati hanno legittimamente il diritto di farsi la guerra; anche se non

democratici gli stati in quanto sovrani, uguali possono muovere guerra; per godere di questo diritto devono

avere forma di stato. 2) Che cosa è lecito e cosa non è lecito fare in guerra ? Persino tra i combattenti

anche quando la guerra è legittima, alcune cose non si possono fare e si devono vietare; es. fine ‘800

divieto di usare armi che causano sofferenze inutili, dopo la 2guerra mondiale divieto di usare il gas, oppure

oggi divieto di usare mine. Principio dell’immunità degli inermi non si può applicare la violenza a 27

tutti, si devono risparmiare gli inermi ( i civili, i non combattenti) e quelli che hanno ceduto le armi. Se si

vuole avere la guerra questa immunità deve essere rispettata. 3) Che cos’è la guerra? (Smith dice che esiste

una distinzione tra violenze e guerra). La guerra deve essere inoltre distinta dalla pace anche se entrambe

sono istituzioni a cui solo gli stati hanno diritto. C’è guerra quando gli attori convergono in una

dichiarazione cerimoniale: la dichiarazione di guerra. Essa apre lo stato giuridico della guerra con una

conseguenza: ciò che è lecito fare in guerra non lo è in pace. C’è un atto giuridico che separa guerra e pace.

Oggi comunque guerra e pace non sono divisi perché attori anche amici definiscono il contesto

internazionale di oggi in modi diversi: es. per i documenti strategici Usa oggi viviamo in guerra mentre per i

governi europei il contesto di oggi non è definito in guerra. Altro es. per alcuni l’Afghanistan è una missione

di guerra, per altri è di pace.

Ci sono degli istituti che limitano spazialmente la guerra:

- la neutralità

- l’occupatio bellica, l’occupazione militare di un territorio; essa prescrive che l’occupante ha dei doveri (

nello stato di natura di Hobs chi occupa fa quello che vuole); rimane il diritto di proprietà, non si può

espropriare. Questo dunque è un modo per confinare la violenza.

B) ISTITUZIONI SECONDARIE: le istituzioni secondarie spingono in avanti la cooperazione internazionale e

presuppongono una solidità e un consolidamento di quelle primarie. Si sviluppano nel corso del ‘900 per

diversi fattori storici.

1^ragione: già dalla seconda metà del ‘800 appare chiaro che esistono delle materie che non possono

essere gestite a livello nazionale. Un es. Unione Postale; si pone il problema di comunicazione tra più paesi

ed è quindi necessaria qualche forma di coordinamento. Lo stesso vale per i problemi ambientali che

devono essere affrontati da tutti. Inoltre nel ‘900 il trauma della spagnola, la grande pandemia, necessita di

risposte comuni per essere affrontata

Ci sono 3 esempi di shock, contaminazioni globali CRISI DI CUBA(ciò che accade li coinvolge tutti)

CRISI PETROLIFERA ‘73

INCIDENTE DI CHERNOBIL DELL’85

C’è la consapevolezza che certe questioni non possono essere risolte a livello nazionale.

2^ragione: la prima guerra mondiale viene avvertita come un fallimento delle istituzioni precedenti

(westfaliane) che non sono in grado di mantenere la promessa per eccellenza, ovvero limitare la violenza.

Questo obiettivo fallisce perché la violenza è sfuggita al controllo politico degli stati; fallisce l’istituto del

controllo della pace e della guerra; fallisce la diplomazia. Falliscono quindi le due anime della società

westfaliana ovvero la guerra e la diplomazia. 28

3^ragione: le istituzioni primarie falliscono per un'altra ragione ovvero la scoperta dei terrori totalitari della

seconda guerra mondiale. L’idea di sovranità come libertà dall’ingerenza altrui fallisce come istituzione

primaria.

Problemi comuni + crisi legittimità ist. primarie = nuove ist. secondarie che si conquistano la scena

Oggi si pensa alla B.Mondiale cm istituzione, non la guerra

Le istituzioni secondarie sono variabili: ci sono istituzioni settoriali o istituzioni che disciplinano un’intera

materia; ci sono istituzioni di portata universale (poche) e istituzioni regionali.

DIFFERENZE:

ISTITUZIONI PRIMARIE ISTITUZIONI SECONDARIE

-hanno un grado di consolidamento più basso

poiché sono recenti

-queste istituzioni, funzionano al contrario, tanto

-presuppongono al vertice la sovranità meglio, tanto più lo stato rinuncia a parte della

sovranità (es. UE). Queste istituzioni hanno bisogno

dell’erosione della sovranità. Crescono se gli stati la

cedono parzialmente

-si fondavano su una visione specifica a carattere -le nuove istituzioni alludono ad un modello di

convivenza internazionale diverso, più globale. Il

pluralista; era un valore politico fondamentale pluralismo politico è un problema.

Sono due gruppi di istituzioni diverse con concezioni opposte sulla convivenza internazionale. 29

QUESTIONI DA PORSI:

1. Lo sviluppo delle istituzioni secondarie ha portato progresso o declino?

a) La prima risposta sostiene che le istituzioni secondarie abbiamo portato un progresso

assoluto, perché è un ordine internazionale nuovo con nuove norme che rendono la

convivenza internazionale più ordinata rispetto al passato. Non c’è più convivenza

anarchica.

b) Per Smith, “Nomos della Terra”, hanno portato alla catastrofe; le istituzioni non riescono

più ad operare e c’è stato uno sradicamento istituzionale nel ‘900.

c) Per Bull e la scuola inglese,il ‘900 è sia declino istituzionale, sia tentativo di risposta a

questo declino; in generale è una visione negativa perché se non si riesce a confinare la

violenza, non si possono creare nuove istituzioni secondarie. Comunque le istituzioni

secondarie soffrono di una mancanza di consolidamento; gli studiosi inglesi sostengono che

queste nuove istituzioni siano esposte alla vulnerabilità del potere. Le nuove istituzioni non

hanno coerenza con quelle primarie ed è qui che la dimensione istituzionale entra in crisi

perché ci sono assetti istituzionali che rispondono a principi diversi.

2. Quanto contano le istituzioni in un contesto anarchico?

Una risposta realista, ad es. quella di Waltz, potrebbe essere: le istituzioni non contano nulla

perché alla fine sono i rapporti sottostanti di potere che decidono. In un contesto anarchico tutte le

istituzioni rimangono vulnerabili sul piano del potere.

È una risposta forzata comunque, perché le istituzioni svolgono alcune funzioni importanti.

Innanzitutto le istituzioni non sono tutte uguali e quindi non sono tutte vulnerabili al potere; può

esserlo le Nazioni Unite ma l’istituzione diplomatica trattiene le diseguaglianze di potere ( gli Usa

non rapirebbero i diplomatica ma nel 2003 affrontano le Nazioni Unite invadendo l’Iraq). Anche

l’istituzione della neutralità è importante: viene si violata dai tedeschi invadendo lo stato neutrale

del Belgio, ma sapevano che dopo questa violazione ci sarebbe stato lo scoppio della guerra. Quindi

l’istituzione della neutralità conta perché la sua violazione comporta conseguenze gravi.

Le istituzioni, pur contando poco, danno un senso comune di appartenenza ad una comunità

universale. Le Nazioni Unite non sono irrilevanti perché danno l’idea dell’esistenza di un tutto. 30

Attraverso la dimensione istituzionale si distinguono gli scenari internazionali, in particolare i diversi

contesti regionali nati nello stesso spazio storico; si distinguono anarchie mature e anarchie

immature.

ANARCHIE MATURE: è un sistema anarchico ma la maturità consiste in un altissimo grado di

sviluppo di tutte le istituzioni, (es. grandi istituzioni regionali che coesistono tra di loro, come l’UE,

l’Alleanza Atlantica). Guardando più specificamente si deve avere un grande consenso su principi

consolidati nel tempo. Quindi non solo istituzioni secondarie ma anche quelle primarie. Per

anarchie mature si intendono inoltre stati consolidati che hanno risolto tutti i problemi di

state-building. Un esempio è l’Europa di oggi che condivide principi fondamentali comuni a tutti i

paesi.

ANARCHIE IMMATURE: è un sistema anarchico privo di una rete di istituzioni regionali. Un es. è il

corno d’Africa, dove non esistono istituzioni secondarie comuni, né si sono consolidate quelle

primarie. Inoltre alla base di tutto ci sono stati deboli nel senso di coesione nazionale, perché

manca l’unità primaria ovvero quella politica e sono stati che non hanno risolto i problemi di state-

building (es. Somalia). Guardando il sistema del Medio-Oriente, si nota che ci sono stati coesi

internamente come l’Egitto, e stati con coesione costituzionale debole come la Giordania o l’Iraq; le

istituzioni primarie non sono sviluppate integralmente (mancano ad es. scambi diplomatici), quindi

non è un’anarchia matura. Inoltre il grado di consolidamento influenza la cooperazione

internazionale: dove è basso c’è poca cooperazione. Nei casi di anarchie mature è possibile

separare ciò che avviene internamente e ciò che avviene internazionalmente ma in questi casi non

è possibile: es. la guerra civile in Somalia è in tutto il corno d’Africa perché si internazionalizza ciò

che è interno. 31

Per comprendere la politica internazionale:

1°livello di analisi: IL SISTEMA (la pol. Internaz. definisce il campo,il contesto)

2°livello di analisi: singolo attore fa la POLITICA ESTERA nell’ambito della comunità internazionale

Che cos’è la POLITICA ESTERA?

È una politica pubblica che si distingue da tutte le altre politiche pubbliche perché utilizza 2 strumenti: la

forza e la diplomazia. DIPLOMAZIA e FORZA sono l’equivalente della PACE e della GUERRA nella politica

internazionale. Forza e diplomazia sebbene sembrino opposti non vanno separati perché sono strumenti

che si combinano continuamente; ciò che cambia è la combinazione. Si può fare attività diplomatica

minacciando l’utilizzo della forza (es. dissuasione nucleare; si ottiene la pace minacciando il ricorso alla

guerra). Se si utilizza la forza, non significa che si rinuncia ad uno strumento diplomatico; anche in guerra le

attività diplomatiche vengono sempre portate avanti da canali segreti. ( es. conflitto Israele-Palestina, le attività

si sono interrotte durante le due intifada ma non si sono mai fermate le comunicazioni segrete; proprio questa

diplomazia segreta ha funzionato e spesso funziona di più e meglio, dove l’opinione pubblica non c’è.)

La politica estera inoltre, pur essendo pubblica, si rivolge all’ambiente internazionale e questo è un

carattere fondamentale. La politica estera è un “trade d’unione” di politica internazionale e politica interna

perché è una politica fatta dallo stato ma una parte di queste determinanti proviene da fuori (il contesto

internaz.).

Il problema quindi che ci si pone è se pesa di più il contesto interno o internazionale; le scelte della politica

estera da cosa dipendono?

1^risposta: TRADIZIONALE; si ritrova nella Real Politik e sostiene il primato del contesto internazionale. Ci

sono due versioni relative al primato: quella debole e quella forte.

Versione debole→nella pol. estera c’è un primato della politica internazionale; si tengono in conto solo le

determinanti della politica internazionale (idea di Kissinger; si tralasciano le dinamiche interne e si

stringono alleanze perfino con il nemico) .

Versione forte→ la politica internazionale non determina solo la politica estera ma determina tutto

2^risposta: primato politica interna; nella politica estera pesa di più il contesto interno di quello

internazionale anche se questo ci impone un ventaglio di scelte da fare. Ci sono anche qui due versioni, una

debole e una forte.

Versione debole→ sostiene che lo sviluppo politico interno è indipendente dalla pressioni esterne

Versione forte→ A)(IMPERIALISMO); sono quelle teorie che hanno cercato di spiegare l’imperialismo

partendo dalle caratteristiche degli attori; secondo loro è una caratteristica interna che produce l’agire

critica queste teorie e le definisce come riduzionistiche). B) (DEMOCRAZIA COME

internazionale (Waltz

PRODUTTRICE DI PACE); sono quelle teorie che cercano di spiegare la pace, dicendo che il segreto della

pace è la democrazia (Waltz direbbe che la pace è un sottoprodotto della guerra fredda); secondo queste

teorie è la conformazione politica interna degli stati che spiega i risultati della politica internazionale. 32

3^risposta: né primato politica interna, né primato politica internazionale;

• 1^affermazione: il peso della politica interna e internazionale cambia nel tempo, nell’evoluzione

storica. il primato della politica internazionale è adeguato fino alla fine dell’800, così come il

primato della politica interna è adeguato nel ‘900. Sono avvenuti fenomeni di nazionalizzazione

delle masse (come prima guerra mondiale); pertanto è inconcepibile tenere fuori la politica interna.

La politica estera è influenzata dalle opinioni pubbliche organizzate e non.

• 2^affermazione: il peso delle pressioni che vengono dall’interno o dal contesto internazionale

cambiano a seconda del momento che lo stato sta vivendo

condizione di estrema necessità; pressioni ambientali ; ad es. la decisione di Churchill, anti

comunista, di allearsi con la Russia nella seconda guerra mondiale avviene perché la situazione è

disperata ed è l’unica cosa possibile per affrontare Hitler. Questo è un caso di pressione ambientale

che restringe, anzi azzera le scelte.

Altro es. di alleanze politicamente impensabili avvengono durante la Guerra Fredda quando Usa e

Urss si alleano con regimi politici ostili ai loro. Ad es. gli Usa stringono alleanze con le dittature

latine e l’Urss si allea con l’Egitto di Nasser, anticomunista. Ciò avviene perché la pressione

ambientale impedisce di fare alleanze giuste, ma quelle che servono. Queste alleanze sono

giustificate per un bisogno, per necessità.

Condizione di estrema libertà: subito dopo la fine del bipolarismo gli stati sono liberi (c’era il

primato assoluto della politica interna), ognuno ha i suoi valori o obiettivi interni che riporta nella

conduzione della politica estera.

Queste due condizioni sono comunque estreme; la crisi finanziaria ha suggerito dei limiti nelle

modalità di azione degli attori. La politica estera deve essere una combinazione di fattori interni e

internazionale; la politica estera oggi deve giocare su più tavoli, sul tavolo della politica interna e su

quello della politica internazionale. Le scelte devono essere una sorta di mediazione ed è pertanto

un gioco complicato.

Ad es. il fattore di blocco dei negoziati tra Israele e la Palestina deriva dalla difficoltà di mediare

interessi nazionali e internazionali. Infatti il momento di massima negoziazione c’è stato quando il

negoziato era segreto ma è entrato in crisi quando è stato reso pubblico perché quello che si era

guadagnato in termini internazionali, si è perso dal punto di vista interno. Le opinioni pubbliche

rispettive non vogliono che si conceda troppo e quindi impediscono di far andare avanti il

negoziato.

Un altro es. sono gli Stati Uniti oggi; da una parte gli alleati esterni chiedono di rimanere agli

americani, ma dall’altra l’opinione pubblica americana chiede di ritirare i soldati. 33

Tratti fondamentali attuale contesto internazionale

Il nostro contesto internazionale è particolarmente instabile; il grado di instabilità del nostro

sistema anarchico è accentuato.

• Uno dei tratti di instabilità dell’attuale contesto internazionale è la difficoltà a nutrire

aspettative per il futuro. All’epoca bipolare si potevano prevedere delle aspettative future

mentre oggi non riusciamo a prevedere come sarà il contesto internazionale tra 10 anni.

Non si sa nemmeno chi sarà l’attore centrale.

La NATO formula un documento, il concetto strategico in cui fa delle strategie e si pone

delle domande. La nato si diede un concetto strategico nel ’68 e questo rimase in vigore

fino al ’91; ciò sta ad indicare una grande stabilità. Nel ’91 viene formulato un nuovo

concetto strategico; 8 anni dopo (nel ’99) viene riformulato un altro concetto strategico

perché le cose sono completamente cambiate. Nel 2001 dopo l’attentato del’11 settembre

non viene riformulato un nuovo concetto strategico ma la Nato si pone delle domande (

qual è il mio ruolo? Dove devo operare?). Entro la fine del 2010 la Nato si porrà un nuovo

concetto strategico. Tutto questo per dire che non riusciamo a fare delle previsioni.

Cosa non sappiamo prevedere?

La crisi asiatica- la crisi finanziaria- l’attentato dell’ 11/09/2001- il crollo del muro di Berlino

non erano previste.

Gli attori nei prossimi 5 anni non siamo in grado di prevederli.

La relazione tra la pace e la guerra _ oggi non sappiamo se c’è una vicenda fondamentale e

quale essa sia (prima era la guerra fredda); Bush propone la guerra globale al terrore ma

non è un sostituto della guerra fredda perché non è globale. La vicenda fondamentale dei

prossimi anni può essere la Cina; l’incertezza di Obama di oggi è se oggi c’è una vicenda

fondamentale e se non c’è quale ordine gerarchico è necessario dare alle vicende poiché le

risorse a disposizione non sono infinite.

Le alleanze future non sappiamo prevederle ( si sa solo che l’ucraina non entrerà a far parte

della Nato).

• Un altro tratto di instabilità riguarda il principio della legittimità; ci sono dei principi dove

non c’è consenso: il principio di sovranità e il principio di ingerenza. La comunità è divisa sul

concetto di sovranità; sovranità significa uguaglianza di prerogative. Da alcuni anni a questa

parte, contro il principio di uguaglianza c’è il principio di discriminazione esplicita;- Israele

ha diritto a cose a cui l’Iran non ha diritto- c’è chi pensa che il principio di uguaglianza non è

vero fino in fondo. La comunità internazionale dice: “le cose cambiano se le armi nucleari le

tiene Israele o l’Iran”; i paesi democratici meritano di più.

• Altro tratto di instabilità è la pretesa occidentale al richiamo dell’universalità; “io Cina

promuovo e rispetto i diritti umani ma non sono gli stessi di quelli occidentali”; è un

conflitto culturale profondo. 34

• Ultimo elemento di instabilità è l’aspettativa confusa di una prossima o già in atto

redistribuzione del potere. Può essere un’aspettativa errata ma è sempre più forte; c’è ad

es. una maggiore ossessione della Cina, c’è un’angoscia europea di un declassamento della

propria posizione.

RADICI STORICHE INSTABILITA’

Nella dimensione temporale è molto importante l’origine storica, quindi dobbiamo chiederci qual è l’origine

storica che ha generato il nostro contesto internazionale. Una prima ragione è che nel nostro contesto

affluiscono tutte le correnti storiche che hanno fatto saltare gli strati del ‘900. Il contesto storico attuale è il

prodotto di 3 correnti:

a) È un prodotto della fine del bipolarismo

b) È un prodotto della fine dell’ordine eurocentrico; è un prodotto della fine della centralità

europea

c) È erede del tentativo di riforma dei principi istituzionali, ovvero la Carta delle Nazioni Unite.

Con la Carta il modello westfaliano entra in crisi.

A) Fine Bipolarismo

Il nostro contesto internazionale è un sistema di dopoguerra e ciò significa che si trova a dover

fare i conti con questioni che si pongono sempre dopo un dopoguerra. Esempi dopoguerra:

1815-dopoguerra napoleoniche, 1919,1945, 1990. Ci si pone delle questioni:

• Come trattare il nemico sconfitto

Nel 1815 la Francia, responsabile di guerre distruttive viene sconfitta, ma solo 3 anni dopo, nel

1918 viene riammessa nel concerto delle grandi potenze perché serviva all’equilibrio europeo.

Nel 1919 la scelta è opposta; la Germania sconfitta viene punita duramente. È dunque una pace

fasulla perché c’è una sorta di continuazione della guerra con altri mezzi.

Nel 1945 la soluzione fu intermedia; la Germania subì una punizione dura (divisione territoriale)

ma i 2 pezzi della Germania furono riammessi nelle rispettive comunità.

Oggi? Non si è risposto alla domanda su come trattare il nemico. Si è deciso di non punire la

Russia ma la politica occidentale sembra orientata verso un accerchiamento preventivo. Gli

alleati oggi non sono d’accordo e non hanno idee comuni: gli Usa e Uk non vogliono

riammettere la Russia nella comunità, la Germania e l’Italia hanno visioni opposte.

• come trattare gli alleati del nemico sconfitto e tutti coloro che hanno preferito

rimanere neutrali

La seconda questione è stata risolta dal nostro dopoguerra attraverso un processo di

allargamento parallelo nell’UE e nell’alleanza atlantica. Si è trovato un posto ai paesi alleati con

35

l’ex URSS durante la guerra fredda anche se questa decisione non è stata semplice. In questo

modo si è evitato di creare una fascia di instabilità.

• Come rilanciare l’alleanza vittoriosa, da alleanza di guerra a alleanza di pace

È una questione che ci si pone sempre.

Nel 1815, con la Santa e Quadruplice Alleanza i paesi cercano di gestire insieme il dopoguerra

ma è un tentativo fallimentare.

Nel 1919 le potenze vincitrici si sforzano di continuare l’alleanza, varando la Società delle

Nazioni, che però non riesce (gli Usa ad es. non vi partecipano).

Nel 1945 c’è il tentativo di perpetuare l’alleanza vittoriosa, è un disegno che si chiama

4Policemen, le 4 vincitrici devono vigilare come poliziotti sull’ordine internazionale. È un

disegno che venne meno a causa dello scoppio della Guerra Fredda.

1990/91-oggi. La NATO serve a gestire il dopoguerra, deve prevenire e contenere le crisi

internazionali. La NATO non solo continua a formulare strategie ma si deve adattare a diverse

situazioni.

• Quali regole dare al nuovo ordine internazionale e dove trovare l’equilibrio 36

CONTESTO INTERNAZIONALE ODIERNO- guardarlo attraverso i criteri studiati

Criterio (dimensione) del potere

Oggi si fa molta fatica a definire la distribuzione del potere nel contesto odierno. L’implosione del

bipolarismo avrebbe potuto dare due esiti: un normale multipolarismo, chiusasi l’eccezione bipolare,

oppure, siccome la fine era avvenuta per la scomparsa di uno dei due poli, l’unipolarismo (per sottrazione).

Queste sono le due possibilità interpretative affrontate dagli studiosi dalla fine della guerra fredda.

L’attuale sistema è uni o multipolare? E come sarà nel futuro?

La risposta dipende da chi la formula. Per gli Usa il migliore ordine internazionale è un ordine egemonico (

egemonia benigna-clinton), per l’Europa invece, il miglior esito è un multipolarismo equilibrato. La ragione

per cui c’è confusione nell’interpretazione dell’attuale contesto è perché questa confusione è presente nel

contesto stesso; il fatto che oggi non si possa prevedere chi sarà il protagonista tra 10 anni, costituisce una

eccezionalità storica.

IPOTESI A FAVORE DI UN ESITO UNIPOLARE:

• Nell’attuale contesto internazionale ci sono alcune grandi potenze individuabili in

diversi settori. Ma nell’attuale contesto esiste un solo attore che si possa permettere

contemporaneamente di essere una grande potenza economica, politica, militare ed

ideologica.

• Nell’attuale contesto gli attori più rilevanti sono in grado di influenzare le proprie aree

regionali, ma solo gli Usa sono gli unici ad essere presenti e persuasivi globalmente.

• Sul terreno militare e sull’uso della forza, gli Usa dispongono di una superiorità rispetto

agli altri che non ha precedenti nella storia.

• Perché l’unipolarismo venga superato devono sorgere altri poli con una forza almeno

paragonabile agli Usa. Ma i possibili competitori che hanno provato a imporsi negli anni

’90 (UE e Giappone), sono stati eliminati subito. Oggi i possibili competitori sono

Cina,India anche se c’è cautela nel fare previsioni.

• A difendere l’unipolarismo è la stessa politica estera americana, da Bush senior, a

Obama oggi; obiettivo è restare il paese più forte, preservare il momento unipolare.

IPOTESI A FAVORE DI UN ESITO MULTIPOLARE: due linee argomentative

• 1) Il sistema sarà multipolare perché tracce di multipolarismo ci sono già-

• 2) Il sistema internazionale odierno è unipolare ma l’unipolarismo è una condizione

fragile destinata a durare poco.

• 1) l’unica dimensione veramente unipolare è solo quella relativa al terreno militare.

Ci sono prove che il vantaggio degli Usa su tutti gli altri settori nelle diverse dimensioni

si sta sempre più assottigliando. 37

Questo riequilibrio che potrebbe avvenire sulle dimensioni economiche e commerciali

potrebbe comportare, da qui a qualche anno, anche un riequilibrio sul terreno militare

anche se questo riallineamento da parte di altri paesi (Cina), è molto lento.

La redistribuzione del potere sembra essere avvantaggiata dalla scomposizione

culturale del contesto globale, che potrebbe far emergere attori nei prossimi contesti

regionali, campioni del proprio linguaggio particolaristico, differente dal linguaggio

universale portato dagli Usa.

• 2) il sistema attuale è unipolare ma l’unipolarismo non durerà. È una tesi

estremamente diffusa già a partire dagli anni ’90, richiamata sempre da espressioni

come “momento unipolare”.

La guerra contro l’Iraq è stata letta come una prova inequivocabile dei vizi

dell’unipolarismo: è un sistema internazionale affetto da un alto grado di

indeterminatezza; c’è poca chiarezza diplomatica- strategica e ha una struttura

gerarchica il cui mantenimento dipende dall’impegno del paese più forte;

dagli anni ’90 si intuì che il paese più forte si sarebbe dovuto impegnare in moltissimi

impegni internazionali che lo avrebbero portato ad una crisi di solvibilità. Non ci si può

assumere così tanti impegni che gravano in modo compromettente sulle proprie

risorse. L’unipolarismo in questo senso è una trappola, perché impegni sempre nuovi

sorgeranno sempre ed ovunque; inoltre bisogna soddisfare diversi attori alleati con

pretese diverse.

Tutti questi impegni finiranno inevitabilmente per non poter essere più sostenuti e

finanziati, ciò comporterà anche un problema di legittimità. Il fatto di essere così forti

rispetto agli altri renderà gli Usa prima sospetti, poi odiosi: “ chiunque ha troppo

potere ne abusa”. Questa crisi di legittimità comporta un rischio nella distribuzione

dei costi della propria egemonia; se rimarranno da soli senza il supporto degli alleati

per gli Usa, la fine arriverà molto prima.

C’è oggi una tensione crescente tra uni e multipolarismo e ciò crea inevitabilmente

instabilità. Se dovesse rafforzarsi l’idea che gli Usa siano prossimi al declino ci

possiamo aspettare un innesco di competizione per il potere. c’è indeterminatezza da

parte americana su come trattare il possibile sfidante, la Cina. Clinton pensò di

coinvolgerla come partner nella crescita. Bush invece la individuò subito come un

competitore, non come un partner. Non abbiamo ancora capito quale sia

l’atteggiamento di Obama. 38

Criterio (dimensione) geopolitica- spaziale

Perché considerare importante la dimensione spaziale?

• Ogni ordinamento internazionale ha il proprio universo spaziale diversamente da

quanto affermato da Waltz.

• Si sta assistendo ad una grande trasformazione spaziale; lo spazio è una dimensione

problematica. La questione spaziale nel bipolarismo era intangibile (sfera d’influenza),

mentre oggi siamo nel sistema internazionale opposto, dove non esiste più il

bipolarismo, non c’è nessuna divisione est-ovest, non ci sono sfere d’influenza e la

centralità europea è in declino poiché non è più il posto più importante delle relazioni

(prima chi vinceva in Europa, vinceva ovunque). Un ordinamento spaziale in grado di

prendere il posto di quello bipolare non c’è ancora! Stiamo assistendo ad una

trasformazione ma non sappiamo cosa ci sarà.

• Il termine globalizzazione è usato comunemente per intendere un mondo più stretto,

dove le relazioni tra stati, popoli e individui sono sempre più intense e si intende un

processo di accelerazione che si è sviluppato negli ultimi 30 anni. È vero che

economicamente la globalizzazione è cresciuta negli ultimi 30 anni ma da altri punti di

vista non stiamo vivendo un accelerazione, bensì un riflusso. Dal punto di vista

ideologico, politico, strategico, è il ‘900 il secolo globale, perché questo è stato il

secolo dell’universalizzazione della somiglianza ( diffusione dello stato- tutti gli istituti

che erano europei diventano universali).

Il ‘900 è stato globale perché la relazione tra pace e guerra è stata globale: le due guerre mondiali e la

guerra fredda sono state combattute universalmente. Inoltre il ‘900 è globale per un altro motivo:

esistevano linguaggi di carattere universale, pertanto si partecipava emotivamente ai conflitti di altre parti

del mondo.

Cosa resiste di globale del ‘900 nel mondo attuale? Questa globalizzazione riuscirà a resistere alla sfida di

questo secolo?

Con la fine del bipolarismo, rimangono alcuni elementi di globalizzazione e in parte altri si accelerano .

ELEMENTI DI ACCELERAZIONE:

1. Aumento esponenziale delle capacità di interazione (tecnologiche che permettono la

comunicazione in tempi brevi con chiunque). Per capacità si intende che c’è la condizione per

comunicare ma ci deve essere la volontà e il linguaggio per farlo.

2. Alcune fratture che impedivano le relazioni nell’epoca bipolare sono venute meno; ad es. c’è la

possibilità di comunicazione tra Europa dell’est e dell’ovest.

3. Allargamento organizzazioni internazionali che prima erano vincolate dallo spazio del

bipolarismo. Es. WTO e UE si sono allargate, così come il G8 è passato a G14.

4. Il sistema internazionale globale è tenuto insieme da una fitta rete di collegamenti

infrastrutturali (es. fibra ottica). 39


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia delle relazioni internazionali con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la distinzione tra sistema politico interno e sistema politico internazionale, l'anarchia come principio organizzativo del sistema internazionale, le conseguenze dell'anarchia: condanna generalizzata all'autodifesa, incertezza continua sulle intenzioni altrui.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Guasconi Eleonora.

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