Storia delle relazioni internazionali (Paolone 2.0)
Cos'è la storia? Dalla storia attingono tutte le discipline. La storia non è una disciplina banale e lo si capisce cercando di scrivere di storia, perché significa sforzarsi di comporre in un unico quadro coerente e razionale tendenze che spesso vanno in direzioni totalmente opposte e che sembrano non avere nulla in comune, salvo il fatto che si sviluppano nello stesso spazio temporale.
La complessità della storia
La storia è una materia complessa perché ha a che fare con l’uomo, ovvero l’essere in assoluto più complesso e controverso che esista in natura. È anche quello più imprevedibile, sia che si parli di capi di governo, di Stati o di opinione pubblica. L’altra ragione per cui la storia non è banale è che riguarda tutti noi. La storia non è una materia morta. Quello che avviene nel corso dell’800 in Europa per certi aspetti sembra richiamare quello che accade oggi nello stesso continente. Quello che noi siamo oggi è il risultato di questo processo storico. Siamo immersi nel tempo storico che è il presente, divenire. È questa concatenazione tra passato, presente e futuro. Questa è la complessità della storia ed è il motivo per cui preferiamo questa definizione di storia: Scienza degli uomini nel tempo (Marc Bloch, storico francese).
Il ruolo degli attori internazionali
Inquadra i due termini della storia. Il protagonista e, a seconda delle circostanze, anche la vittima della storia (l’uomo). L’uomo è creatura storica per eccellenza, fa e subisce la storia continuamente. Il tempo è la dimensione lungo la quale si dipana questo discorso umano che è la storia. Tutto questo è terribilmente astratto.
La dialettica tra gli attori internazionali: Stati (grandi o piccoli), organizzazioni aggregate (UE), organizzazioni sovranazionali (ONU), le alleanze (NATO) e tutti gli organismi non governativi che oggi sono molto diffusi e che hanno sempre più voce in capitolo nella realtà politica internazionale. C’è quindi una differenza fra la storia contemporanea e la storia di relazioni internazionali.
Ci occupiamo, di quello che è stato definito da Tinolfo, dell’aspetto relazionale tra gli attori internazionali. Gli attori internazionali sono tutti quei soggetti che con il loro operato danno vita alla politica e alle relazioni internazionali. I loro rapporti danno vita a qualcosa di estremamente dinamico. La storia contemporanea studia lo Stato, ma lo studia prevalentemente in una dimensione statica: le sue istituzioni, come funzionano.
Le relazioni tra gli Stati
Noi vediamo come gli Stati si rapportano tra loro, ovvero come lo Stato opera al di fuori di se stesso, cioè al di fuori del proprio ambito di sovranità nazionale (ambito territoriale). Ci occupiamo di come gli Stati si proiettano al di fuori del loro ambito territoriale per dare vita alla comunità internazionale degli Stati e non solo. I fenomeni che ne risultano sono straordinari (imperialismo, colonialismo, guerre per l’egemonia, proposte di pace, organizzazioni internazionali, alleanze, processi di integrazione).
L'importanza della diplomazia
Qual è l’oggetto fondamentale di cui si occupa la storia internazionale? I rapporti tra gli attori internazionali. Come si manifestano questi rapporti? Qual è lo strumento più rilevante storicamente per dare vita ai rapporti tra gli Stati? La diplomazia.
Cos’è la diplomazia? Dialogo, compromesso. È lo strumento con cui gli attori internazionali si relazionano tra loro per perseguire i loro interessi nazionali. Qual è il rapporto tra diplomazia e politica estera? Spesso le due cose sembrano sovrapporsi o addirittura identificarsi. La politica estera è una delle manifestazioni della sovranità di un Paese, della sua esistenza. La diplomazia è uno degli strumenti attraverso cui la politica estera si manifesta.
Si suole dire che, quando la diplomazia fallisce, si continua a fare politica estera coi cannoni. Clausewitz (autore dell’“Arte della guerra”) sosteneva che la politica fosse la prosecuzione della guerra con altri mezzi e la guerra fosse la prosecuzione della politica con altri mezzi. La politica estera è la manifestazione della sovranità di un Paese ed è lo strumento politico con cui un Paese sceglie i propri obiettivi e decide di perseguirli.
Modalità della diplomazia
Poi ci sono le modalità con cui si seguono questi obiettivi. C’è una modalità normale/ordinaria che è quella diplomatica, e c’è la modalità straordinaria che è quella della guerra. La diplomazia è un’arte (più che una scienza, perché ha molto a che fare con gli uomini per definirla come qualcosa di rigorosamente razionale. La diplomazia ha molto a che fare con il carattere di chi la fa.) con cui gli Stati si relazionano, hanno regolari rapporti con altri Stati. La quotidianità dei rapporti è fatta di atti diplomatici. È il canale più ricorrente, quello più affermato e quindi è la modalità più importante con cui gli attori internazionali entrano in rapporti fra loro.
Storia della diplomazia
La diplomazia c’è sempre stata. Ce ne sono manifestazioni anche nell’antico testamento. Il termine diplomazia viene da diplos, ovvero il piegare quelle lettere che i sovrani davano ai loro emissari e che da questi venivano utilizzati come sorta di salva condotta per attraversare dei territori o per essere semplicemente riconosciuti come facenti funzione presso un altro sovrano.
Ha un’origine remota, ma ha una sua modernità che si manifesta in Italia a partire dal XVI secolo. La diplomazia, quale oggi la conosciamo, è in buona misura il frutto di un’elaborazione teorica e pratica italiana. Nel XVI secolo si avvia il processo di formazione degli Stati moderni.
Machiavelli e Guicciardini
L’Italia è fortemente frazionata in tante piccole entità, Stati, sovranità, principati, signorie. L’istituto dei cosiddetti legati (erano inviati dal proprio sovrano in un’altra regione per relazionare sulle condizioni economiche e politiche di quella terra) è la prima dimostrazione moderna di diplomazia. Nicolò Machiavelli e Francesco Guicciardini sono le due facce della diplomazia fiorentina del XV secolo.
Machiavelli è un politico più che un diplomatico, ma svolge importanti incarichi diplomatici soprattutto al tempo della Repubblica fiorentina di Pier Soverini. Poi riesce a riciclarsi coi Medici. Fa molto per farsi apprezzare dai Medici e fargli dimenticare di aver servito sotto la Repubblica. La sua sfortuna è che i Medici vengono cacciati e Machiavelli si è bruciato tanto agli occhi dei repubblicani che dei Medici (non più coinvolto nella politica estera fiorentina). È un grande pensatore e teorizzatore. Guicciardini è il più autentico diplomatico. Entrambi hanno lasciato opere straordinarie.
L'evoluzione della diplomazia
I primi diplomatici erano eminenti personalità. Si diventava diplomatico perché si era a stretto contatto con un signore/re. Si andava all’estero, si scrivevano racconti/relazioni che erano dei testi di straordinaria rilevanza dal punto di vista della letteratura (ancor prima di essere testi diplomatici). La diplomazia nasce a tutti gli effetti come un’arte, perché ha anche questa dimensione letterale.
Quest’arte ha conosciuto un’evoluzione notevolissima che va di pari passo con l’evoluzione dello Stato moderno e ha molto a che fare con quello che è il processo di democratizzazione e di cambiamento sociale. I diplomatici di oggi non sono più, salvo qualche eccezione, i notabili di un tempo, ma sono persone comuni che hanno vinto un concorso per la carriera diplomatica alla Farnesina (Ministero degli esteri italiano) o si sono offerti come volontari a qualche organizzazione non governativa e quindi si occupano a tutti gli effetti di diplomazia.
Carriera diplomatica moderna
Nel 1849 in Italia si ha il primo concorso per accedere alla carriera diplomatica. Non si viene più nominati perché si hanno molti contatti o perché si è nobili, ma si comincia ad essere selezionati in base al merito. Oggi il diplomatico non è più il cortigiano, nobile, letterato di un tempo, ma è un funzionario dello Stato (se parliamo della diplomazia di Stato). Ha funzioni e poteri e compiti rigorosamente delimitati dalle leggi ed è sottoposto a giudizio dei suoi superiori che possono spostarlo, in qualsiasi momento, da una sede all’altra e da un continente all’altro. Possono premiarlo, ma allo stesso tempo punirlo se sbaglia.
I diplomatici sono servitori dello Stato (molti diplomatici dell’Italia post fascista avevano servito lo Stato fascista, e molti dell’Italia liberale serviranno sotto il fascismo). Cosa fa un diplomatico oggi? Si occupa dei rapporti e delle relazioni tra il proprio Paese e quello in cui opera. Invia rapporti periodici, o su richiesta, delle condizioni economiche, politiche, sociali, militari del Paese. Cerca di favorire le iniziative economiche e commerciali. I diplomatici si occupano anche di organizzare mostre all’estero, iniziative culturali, convegni (ovvero tutto quello che può favorire la nascita o lo sviluppo di rapporti tra i Paesi). Entrano in campo anche nei momenti di grande tensione internazionale.
Tipi di diplomazia
Storicamente ci sono vari tipi di diplomazia. Dall’800 in poi inizia la cosiddetta diplomazia segreta. Dall’800 fino a tutta la II GM molto di quello che i diplomatici dicevano, restava strettamente confinato fra le ambasciate e i governi, soprattutto quando si andavano a negoziare dei trattati. Si faceva il trattato con massima riservatezza e poi lo si pubblicizzava. A volte non lo si pubblicizzava nemmeno, tutto dipendeva dalla rilevanza della materia. Tutta la diplomazia era avvolta in una sfera di segretezza che talvolta era semplice riservatezza ed era un’attività oscura.
Uno dei motivi per cui scoppia la I GM, a giudizio dell’americano Wodrow Wilson (fu presidente USA) fu proprio la tendenza europea a sviluppare la diplomazia segreta. Questa permetteva all’Italia di essere membro della Triplice Alleanza, ma sotto sotto di negoziare per entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa in cambio di qualcosa. Per gli USA questo era profondamente immorale. Una delle proposte di Wilson fu proprio quella di abolire la diplomazia segreta e voleva passare alla open diplomacy (diplomazia trasparente). Una vera illusione. Ci sono delle attività di Stato, degli interessi che possono essere difesi solo se avvolti nella segretezza o nella riservatezza. Oggi esiste ancora la diplomazia segreta. La tragedia della I GM si è infatti ripetuta dopo qualche decennio.
Diplomazia multilaterale
È a quel punto che nasce una nuova necessità, ovvero quella di passare alla diplomazia multilaterale. L’ONU è la conseguenza della fine della II GM. Nasce per evitare che si verifichi un nuovo conflitto e diventa subito attore diplomatico, ovvero con capacità propositiva (interviene nelle crisi, prende iniziative, cerca di mediare tra i Paesi). Tutti i Paesi si rivolgono all’ONU quando hanno un problema. Questa è la diplomazia multilaterale, ovvero quella che passa attraverso le organizzazioni e non più solo attraverso gli Stati. Per le piccole e medie potenze, la diplomazia multilaterale è una grande risorsa, perché aumenta la capacità di farsi ascoltare nel mondo.
Diplomazia culturale e pubblica
In qualche modo la nascita della diplomazia multilaterale ha a che fare con il processo di democratizzazione delle relazioni internazionali, in cui si tende a dare voce e ad ascoltare anche gli attori apparentemente meno influenti. Poi c’è la diplomazia culturale: è incentrata sulla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di un Paese. Non bisogna avere necessariamente un grande patrimonio artistico e culturale per fare la diplomazia culturale, la può fare anche chi non ce l’ha, ma vorrebbe averla. Se disponete del 60% del patrimonio artistico mondiale (Italia) non dovrebbe essere difficile sviluppare una buona diplomazia culturale. Per farla bisogna essere organizzati, avere coerenza, stabilità politica e bisogna mettere a disposizione risorse adeguate.
C’è differenza tra voler fare diplomazia culturale e professarsi grande potenza culturale. Questo è uno degli aspetti che maggiormente ci interessa. La nascita di questo tipo di diplomazia, moltiplica le possibilità professionali. Recentemente si è parlato di diplomazia pubblica (public diplomacy) perché assistiamo ad un fenomeno che si è intensificato negli ultimi anni, tale per cui, i capi di governo (con tanto di seguito fotografico e di giornalisti) si incontrano, parlano e poi fanno un comunicato stampa per dire che hanno raggiunto un determinato accordo su un problema/crisi.
La diplomazia pubblica è quella che è direttamente rivolta alle opinioni pubbliche, ovvero a captare l’attenzione e il consenso delle opinioni pubbliche. La diplomazia pubblica riveste principalmente un’importanza politica. È stato osservato che se si fa diplomazia pubblica i diplomatici non servono più. A cosa serve avere un ambasciatore in una città se una visita del Capo di Stato ad un altro può risolvere direttamente il problema? Non è così semplice. Falso. Dietro la visita di un Capo di Stato c’è una preparazione di mesi e mesi svolta, nell’ombra, dai diplomatici di entrambi i Paesi. È solo in quel momento che i Leader possono fare questo. Dietro c’è tutto un lavoro di vecchia diplomazia che continua ad esistere.
Attività diplomatica e consolare
Accanto all’attività diplomatica c’è quella consolare. Qual è la differenza tra un diplomatico e un console? Le mansioni del console sono molto specifiche. Esiste anche la rete dei consolati, come esiste quella delle ambasciate. Anche i consoli sono di nomina e dimostra la capacità di sapersi muovere in maniera molto disinvolta in un Paese straniero. Il compito dei consolati è quello di assistere i cittadini per quelle che sono le esigenze private di natura molto pratica. L’ambasciata, così come il consolato, ha rilevanza per le attività di tipo privatistico, ma l’ambasciata ha rilevanza per tutte le questioni politiche (più importanti).
Recenti eventi in Italia
Recentemente in Italia si è verificato un caso molto importante che ha avuto un forte impatto sulla politica estera. Le misure recentemente assunte dal Governo e promosse dal ministro Minniti per ciò che riguarda i controlli per l’accesso in Italia degli immigrati attraverso il Mediterraneo (cooperazione con la Libia, schieramento di unità italiane nel Mediterraneo) hanno suscitato le reazioni da parte di alcune organizzazioni non governative che non hanno accettato di sottostare a quella sorta di protocollo per cui potevano operare in quella zona solo se avessero rispettato i principi sanciti dal governo italiano.
Questo è stato oggetto di una battaglia ideologica tra sostenitori ad oltranza della sovranità nazionale e i sostenitori di una visione globale e che travalica gli Stati e che sarebbe interpretata al meglio dalle organizzazioni internazionali. Questa diatriba è interessante perché ci fa capire che le ONG sono agenzie di diplomazia che possono trovarsi in conflitto con gli Stati.
Leopold von Ranck e la storiografia
Se una ONG vuole avere le mani libere per operare tra la costa libica e l’UE, non può sottostare ai vincoli imposti dagli Stati. Se gli Stati vogliono garantire la loro sicurezza nazionale avendo il controllo su chi arriva, non possono lasciare che le ONG svolgano le proprie attività in assoluta libertà. Leopold von Ranck è un signore dell’800 ed è l’inventore della moderna storiografia. Ranck aveva accesso ai documenti diplomatici riservati della corte tedesca, comincia a scrivere dei saggi di storia avvalendosi di questi documenti. La storiografia è scrivere di storia (saggi, articoli, libri). È ciò che noi produciamo. Ranck fonda i suoi lavori storici su documenti e cioè su qualcosa che può essere elaborato in maniera scientifica. La scientificità del metodo storiografico da vita alla scienza storica (quella che stiamo facendo). È un po’ il padre di tutti gli storici moderni.
Storia delle relazioni internazionali
La storia delle relazioni internazionali è una disciplina che grosso modo nasce nell’800 in Francia come “histoire diplomatique”. Albert Sorel ne è considerato il fondatore e dice che questa materia la fondiamo ed esiste perché studierà fonti proprie, ovvero le fonti diplomatiche. In quel momento la legittimità scientifica dell’histoire diplomatique è il fatto che si possono studiare le fonti diplomatiche (le prime erano state studiate da Von Ranck). Nel 1875 nasce a Firenze l’istituto Cesare Alfieri dove nascono le scienze politiche italiane.
L'evoluzione in Italia
Qual è l’evoluzione in Italia? In Italia si parla di una materia dal nome strano: Storia dei trattati e politica internazionale. Questa materia era duplice. Studiava i trattati e quindi aveva natura giuridica. La storia dei trattati è una materia che faceva parte del diritto internazionale. La cosiddetta politica internazionale era la vera e propria storia diplomatica (disciplina storica). Le scuole di scienze politiche nascono in Italia durante il ventennio fascista. La prima nasce nel 1924, poi si consolidano con la riforma Gentile e il regime riteneva che con i corsi di scienze politiche si potesse formare una nuova classe dirigente.
Conflitto tra scuole di pensiero
Più recentemente, nel corso del 900, è nata una sorta di diatriba scientifica tra la scuola francese e quella italiana. La scuola francese dell’“histoire de relation international” guidata da Pierre Renouvelle e la scuola italiana guidata da Mario Toscano. Quella francese era più innovativa, perché diceva che non bisognava fermarsi solamente a studiare l’attività dei ministri degli esteri o dei Capi di governo, ma anche i cosiddetti Basic Factors, ovvero le cause profonde (andamento dell’economi, commerci, potere militare) ovvero tutti i fattori che poi influiscono nella influenza internazionale di un Paese. Di rimando, Toscano sosteneva che questi fattori fossero già considerati, solo che v... (testo tronco)
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