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Storia delle relazioni internazionali

Appunti di storia delle relazioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Soave dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia delle relazioni internazionali docente Prof. P. Soave

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Stalin. Quindi la POL diventa una pietra d’inciampo nella possibile alleanza tra GB, FR e URSS. Queste

trattative sono lunghe e vanno avanti in maniera estenuante perché si capisce che ci sono tutte una serie di

diffidenze, manca la fiducia tra questi interlocutori e questo basta per un blitz diplomatico tedesco in US.

Hitler prova ad infilarsi nelle lungaggini di questo negoziato e manda a Mosca il proprio ministro degli esteri

Von Ribbentropp, ex ambasciatore a Londra, un vero nazista e mero esecutore degli ordini di Hitler. Stalin

decide di stare ad ascoltare. Cosa avrà di interessante Hitler di mandargli a dire? Per ascoltarlo meglio,

cambiamo il commissario del popolo agli affari esteri che era il fin troppo filo-occidentale Liebtinoff, con

Molotov, altro fedele esecutore degli ordini del capo e che non ha nessun pregiudizio nel trattare coi nazisti.

Questo avvicendamento è funzionale a una clamorosa svolta nella politica estera sovietica. Perché Hitler

manda un proprio emissario a trattare con Stalin? Dal punto di vista ideologico Hitler avrebbe voluto

volentieri cancellato l’US dalla faccia della terra se solo ne avesse avuto la possibilità e cercherà di farlo ad

un certo punto. Ma in questa fase, a dimostrazione di come il Fuhrer già ragioni in termini di guerra, di cosa

si vuole preoccupare? Di evitare che quando scoppierà la guerra l’US possa attaccare alle spalle la GER.

L’US deve stare fuori dalla guerra o comunque non deve prendere una posizione ostile contro la GER.

Ancora una volta torna la geopolitica. Se la GER deve fare la guerra, bisogna che la faccia non

contemporaneamente su due fronti. Ecco perché c’è questa trattativa. Stalin è un personaggio

estremamente realista e privo di scrupoli, non ha difficoltà a negoziare coi nazisti e ha in testa una sola cosa,

ovvero la sicurezza del suo Paese. Lo vedremmo meglio parlando della Guerra Fredda. Quando parliamo di

sicurezza sovietica, specialmente sotto il periodo staliniano, parliamo di una cosa ben precisa, ovvero del

fatto che l’URSS si sente sicura solo se dispone di una fascia di Stati cuscinetto che siano Stati satellite,

ovvero caratterizzati dallo stesso modello politico, ideologico e militare. Il modello deve essere simile a

quello sovietico. Questi Paesi da un lato servono a tenere a distanza le potenze ostili come la GER, dall’altro

devono essere sottoposte allo stretto dominio sovietico. Questo significa sicurezza, oppure spostare quanto

più a ovest possibile il confine dell’URSS. C’è un vantaggio straordinario che Ribbentropp, per conto di Hitler,

può mettere sul tavolo e rendere del tutto superflui, inutili ed insignificanti le trattative tra l’URSS, la GB e la

FR, ovvero la trattativa della spartizione della POL. Di questo si tratta. La situazione è allo stesso tempo

paradossale e tragica, perché da un lato gli inglesi e i francesi, in buona fede, hanno garantito che in caso di

attacco tedesco difenderanno la POL. Questo mette al riparo anche lo stesso Stalin. Se gli inglesi e i francesi

intervengono per difendere la POL, automaticamente difendono anche l’US. Questo permette a Stalin di

ascoltare le proposte tedesche. Nel momento in cui Ribbentropp dice molto chiaramente che la proposta

segreta è quella di spartirsi la POL, Stalin (aveva appetiti famelici) non resiste alla tentazione e stipula il

famoso patto Ribbentropp-Molotov. Quello che viene stipulato il 23 agosto del 1939 (una settimana prima

dello scoppio della II GM) è ufficialmente un trattato di non aggressione tra GER e URSS. Apparentemente

qualcosa di molto rassicurante per tutto il mondo. Hitler e Stalin dichiarano che non si faranno la guerra.

Questo trattato ha durata decennale. Ciò che è molto importante è il Protocollo segreto che non viene

ufficializzato, ma resta chiuso negli archivi, ovvero il Pactum Sceleris. È la spartizione della POL e dell’area

baltica. Il protocollo segreto cosi dice: “Nel caso di una modifica territoriale e politica delle aree appartenenti

agli Stati baltici (Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania) il confine settentrionale della Lituania rappresenterà il

confine tra le sfere di influenza della GER e dell’URSS”. Per quanto riguarda la POL si decide che verrà

spartita. Le sfere di influenza della GER e dell’URSS verranno delimitate approssimativamente dalla linea

formata dai fiumi Nrov, Vistola e San. Questo è l’aspetto importante: “La questione se sia nell’interesse delle

due parti o meno la conservazione di uno Stato polacco indipendente, e di quali confini debba avere quello

Stato, potrà essere risolta solo nel corso di futuri sviluppi degli avvenimenti politici”. Questo vuol dire che si

decide che per il momento la POL scompaia come Stato indipendente, ma gli Stati si riservano poi di tornare

su questa decisione. Qual è l’importanza di questo trattato? Cosa determina questo trattato sul piano

concreto? È un modo ben preciso di orientare le future azioni di guerra tenendo l’US appagata perché si

mangia mezza POL e non ha motivo di attaccare a ovest, ma sfugge la cosa più banale. Con questo trattato

le due potenze diventano alleate, ma c’è qualcosa di più elementare, ovvero il fatto che questo trattato può

funzionare solo se scoppia la guerra. È un impegno a far scoppiare la guerra. Quindi Hitler e Stalin sono

consapevoli, non solo del fatto che vogliono la guerra, ma anche dl fatto che la faranno scoppiare, perché

altrimenti la POL e l’area baltica non se la spartiscono. Ecco perché c’è un atto diplomatico all’origine dello

scoppio della II GM. Ci sono 20 anni di storia extraeuropea ed europea. Non c’è solo Hitler che fa scoppiare

la II GM. Il carattere straordinario di questo trattato è che determina inevitabilmente la guerra, altrimenti

resterebbe carta straccia. Stalin è talmente contento di prendersi mezza POL che, alla fine della stipula di

questo trattato, decide di fare un brindisi al Fuhrer dicendo: “Capisco perché Hitler sia cosi amato di tedeschi

visto quello che sta facendo alla GER”. ovvero una potenza straordinaria e inarrestabile. Un aspetto

curioso è che fino alla fine della Guerra fredda (epoca relativamente recente) da parte ex sovietica si è

negata l’esistenza del protocollo segreto. Le storie diplomatiche scritte dai sovietici fino al 1989 non parlano

del protocollo segreto e della spartizione della POL; era un taboo. Non si poteva ammettere che Stalin, il

leader mondiale del comunismo, aveva fatto quella enormità contro il nemico del comunismo per eccellenza

e ai danni di un altro Paese. Era qualcosa che era assolutamente inaccettabile. Si viene a creare una

situazione che non può che confluire nello scoppio della II GM che arriverà il 1 settembre 1939.

STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI 23/10/2017

La II GM si consuma il 1° settembre 1939. Tecnicamente la ragione per cui scoppia un evento di portata cosi epocale è il

destino di una città non delle più importanti, Danzica. Risuonerà per tutta la II GM lo slogan: “Non morire per Danzica”.

Era quello che si promettevano di fare le Nazioni democratiche, in particolar modo la GB. Come si fa a scatenare un

evento di questa portata cosi devastante per una città come Danzica? Visto dal punto di vista di Hitler, Danzica è un

pretesto. Ormai ha preso consapevolezza che, a seguito del cambiamento di atteggiamento anglo-francese (fine della

politica di appeasement), ovvero l’impegno che inglesi e francesi hanno assunto solennemente, nel marzo del 1939 a

difesa della Polonia, la GER non potrà avere ulteriori acquisizioni territoriali se non attraverso l’uso della forza o

scatenando una guerra. Guerra che Hitler ha già pianificato, perché si è già garantito da quello che è l’unico rischio serio

che può correre, ovvero quello di avere contro l’US. Ribbentrop-Molotov è una forma di garanzia che Hitler ottiene da

Stalin da un lato, dall’altro è l’elemento tecnico-diplomatico che determina l’inizio della guerra. Solo avviando le ostilità

questi 2 alleati potranno spartirsi la POL e la regione baltica. Su questi punti si sono trovati straordinariamente d’accordo.

Quando la CI si rende conto che siamo ad un passo dalla guerra c’è tutta una mobilitazione diplomatica e si cerca da

parte della Santa Sede una conferenza internazionale multilaterale per risolvere la questione polacca. L’idea è che si

cerchi tutti assieme di convincere i polacchi a cedere sulla questione di Danzica. È tardi per le conferenze internazionali.

Hitler accetta di ricevere la visita dell’ambasciatore polacco a Berlino, Lipski, inviato da Beck. È un colloquio inutile

perché i polacchi dimostrano di non essere disposti a cedere. Hitler ha già dato ordini a Wehrmacht, l’esercito tedesco,

di iniziare le operazioni (ufficialmente il 1° settembre 1939) con l’invasione della Polonia da parte della GER. A quel

punto qualsiasi tentativo di pace o dialogo è superato e non ha più alcun senso. C’è un tentativo fuori tempo massimo,

perché inglesi e francesi non entrano immediatamente in guerra, ma lanciano alla GER un ultimatum. La GER è

chiamata a ritirarsi immediatamente dal territorio polacco altrimenti inglesi e francesi entreranno in guerra. Consente un

ultimo disperato tentativo poco credibile anche perché affidato a una personalità non di primo piano, lo svedese Daleruss

che passa alla storia esclusivamente per essere stato l’ultimo uomo a cercare di scongiurare la II GM, quando di fatto

era già iniziata. Fallito anche questo tentativo, inglesi e francesi, dichiarano guerra alla GER. Una guerra che

inizialmente è soltanto consumata su territorio polacco. Dopo alcuni giorni i sovietici fanno la loro parte. Col pretesto di

difendere le comunità russe che sono presenti in quella regione (territorio che va dall’Ucraina alla POL) intervengono e si

prendono una parte del territorio polacco. La ripartizione del territorio polacco non è cosi fedele alla carta del Ribbentrop-

Molotov, perché i tedeschi si mangiano un pezzo di territorio più grande del previsto, per compensazione la Lituania finirà

sotto l’influenza sovietica. Quello che è certo è che questa alleanza strategica tra GER e US funziona perfettamente. Ci

saranno le corse agli armamenti drammatici come la ribellione a Varsavia di fronte alla quale i sovietici non muoveranno

un dito. Saranno scrupolosi nell’osservare il rapporto di alleanza con la GER. Questo fino al 1941 quando la situazione

cambierà radicalmente. Dal punto di vista strategico l’attacco alla POL mette in evidenza la nuova concezione tedesca

della guerra; la cosiddetta Blitzkrieg (guerra lampo). Una avanzata delle divisioni corazzate, preceduta da

bombardamenti a tappeto che avrebbero annientato ogni forma di resistenza e che favoriscono l’avanzata dell’esercito

tedesco. I polacchi che da questo punto di vista sono assolutamente impreparati, oppongono una resistenza eroica

quanto vana che coinvolge anche la gloriosa cavalleria polacca che nei secoli precedenti aveva inflitto dolorose perdite

ai tedeschi e ai russi. Ma contro le divisioni corazzate è assolutamente obsoleta e irrilevante. I polacchi non hanno

ceduto. Molti anni dopo il governo polacco pubblicherà un libro di colore sulla questione di Danzica in cui troveremo

scritto che in realtà i polacchi avevano dimostrato a Hitler la disponibilità a cedere la città. Non è vero. Sappiamo che fino

all’ultimo questa forma di disponibilità non c’è stata. Trova conferma il fatto che i libri di colore si fanno quando un

governo vuole lavarsi la coscienza o vuol dimostrare all’opinione pubblica internazionale che certe accuse non sono

vere. Nel 1939 era molto facile dire che se i polacchi avessero ceduto su Danzica non ci sarebbe stata la guerra. In

realtà la guerra ci sarebbe stata comunque perché Hitler aveva dimostrato che non si sarebbe accontentato solo di

Danzica. L’idea di Hitler era quella che la guerra potesse finire immediatamente, a patto che tutto il mondo accettasse

che la POL non sarebbe più sorta come stato sovrano e indipendente. Questa era la condizione che Hitler poneva al

resto del mondo. Vedremo che nell’attesa della risposta delle altre potenze, Hitler sarà disposto anche a rallentare

l’operazione di guerra. Lo scoppio della guerra crea una serie di reazioni di una certa importanza. C’è innanzitutto la

questione importante della Chiesa. Pio XII cerca, come il predecessore Benedetto XV, di lanciare appelli alla pace. Pio

XII prima di diventare Pontefice era stato Nunzio apostolico, ovvero ambasciatore della SS presso la GER e aveva

conoscenza diretta di quella realtà. Questo fatto lo rendeva molto pessimista circa le possibilità di trovare un accordo

con Hitler o di indurlo a tornare sulla sua decisione. Quale sarà la posizione che in generale il Vaticano terrà durante la II

GM? Può essere riassunta nella formula: imparzialità ma non neutralità. Che vuol dire? Che di fronte ai problemi che

hanno causato la guerra, la Chiesa si impegna a favorire una mediazione tra le parti restando super partes. Allo stesso

tempo non può fare a meno di riconoscere che non tutti sono sullo stesso piano. C’è chi ha delle grosse responsabilità

nello scoppio della guerra e chi invece la subisce come vittima. Non si può mettere sullo stesso piano solo tedeschi e

polacchi, ma anche inglesi e francesi. Se questi ultimi sono entrati in guerra, è stato solo per difendere un Paese

aggredito. Questo aspetto della non neutralità e della imparzialità verrà messo a dura prova quando, per una serie di

eventi, US si troverà a militare nel campo anti-tedesco. In quella fase, per il Papa, sarà difficile avere, per la potenza che

rappresentava l’ateismo come forma di Stato un partner da trattare come gli altri. Poneva una serie di imbarazzi e

difficoltà. Pio XII lancia vari appelli per cercare di rilanciare il dialogo, le prospettive di pace, esattamente come il suo

predecessore durante la I GM. Una volta scoppiata la guerra, una preoccupazione prioritaria e concreta sarà quella di

cercare di evitare che almeno l’IT, per tutta una serie di ragioni, entri in guerra. L’IT è, tra le potenze cattoliche, quella più

significativa, legata all’influenza stessa del Vaticano (con il concordato del 1929 si trovano sullo stesso piano anche se

restano delle divergenze). C’è interesse da parte della Chiesa cattolica e del mondo cattolico italiano a evitare che anche

l’IT intervenga nel conflitto. Vedremo quali misure verranno assunte. Essendo la guerra prevalentemente portata sul

suolo europeo da una potenza che è comunque neo-pagana, c’è il timore che Hitler possa avere mire di

rimozione/cancellazione del Vaticano. Pio XII nell’eventualità che, per qualche motivo i tedeschi arrivassero in IT e

occupassero Roma, aveva preparato (e la teneva chiusa nel cassetto) la lettera delle proprie dimissioni. Molti invitano il

Papa a lasciare Roma, soprattutto nella fase più drammatica della guerra. A rifugiarsi in qualche Paese, ad esempio in

AL. Lui non lo farà, ma nell’eventualità che i tedeschi fossero entrati in Vaticano, e avessero cercato di catturarlo,

avrebbero messo le mani non più sul Pontefice, ma nella migliore delle ipotesi, su un semplice alto prelato, perché la

lettera di dimissioni sarebbe stata immediatamente esecutiva. Si sarebbe ufficialmente dimesso. Era l’ipotesi più

negativa che veniva fatta dal Papa. Durante la guerra si verificherà che, attraverso le restrizioni poste dall’IT tutto il

personale diplomatico internazionale dovrà in qualche modo restare all’interno delle mura vaticane. Questo farà si che il

Vaticano diventi il centro nevralgico di tutta una serie di trattative segrete per cercare di porre fine alla guerra. In questo

contesto si instaura un particolare legame/dialogo tra la SS e gli USA. Gli USA di Roosvelt che guardano con grande

preoccupazione a ciò che sta accadendo in UE, senza la benché minima intenzione di entrare in questa mischia. R

manda i suoi emissari in UE per vedere cosa si può fare. Ci sono vari emissari. Una vicenda interessante è quella legata

al rappresentante personale di R presso la SS (1939), Myron Tylor. La sua missione è molto importante. Si protrarrà, con

alcune interruzioni, dal 1939 fino a dopo la II GM. In questa fase non ci sono ancora rapporti diplomatici ufficiali tra la SS

e gli USA. Taylor è semplicemente il rappresentante personale di R presso il Papa. Soprattutto nella fase in cui l’IT

entrerà in guerra, a partire dal giugno del 1940, non verrà più concessa al personale diplomatico libertà di movimento.

Chi vorrà avere i propri rappresentanti diplomatici lo potrà fare tenendo questi ambasciatori, consiglieri presso il

Vaticano. La missione di Tylor è importante perché tutti i temi più importanti vengono affrontati tra USA e SS. Innanzitutto

viene trattato il tema che preme maggiormente: cosa farà l’IT? In USA è importante. Quando R si presenta in campagna

elettorale (4 mandati) per restare alla Casa Bianca, il voto degli italiani non è da disprezzare. Cosa farà l’IT fascista

alleata di H? è la stessa preoccupazione che hanno alla CB e dentro San Pietro. Tylor chiede al Papa e ai suoi

rappresentanti di fare in modo, attraverso la loro influenza su Musso, che l’IT rimanga fuori dalla guerra. Non vogliono

correre il rischio di trovarsi in guerra con essa per vari motivi. È un’ipotesi che spiacerebbe a R. ma se, nonostante tutto,

questo dovesse accadere, fate sapere a Musso che non si faranno sconti all’IT e quindi ci deve pensare bene. Ci sono le

altre posizioni di comune interesse riguardo alla guerra. Ad un certo punto la II GM assume una veste tragica, soprattutto

per quello che riguarda la questione ebraica, ma non solo. Ci sono varie persecuzioni di popolazioni che si troveranno

sotto l’egemonia tedesca. Popolazioni dell’Est, in particolare gli slavi che, nella visione hitleriana occupavano il gradino

più basso della gerarchia. Questa brutalità è intollerabile per gli USA e attraverso Tylor si fa pressione al Papa affinchè

questo faccia delle denunce ufficiali delle barbarie naziste. Facile a dirsi ma non a farsi. Ci saranno molti inviti di Tylor

affinchè il Papa alzi la propria voce senza timore, ma ci sarà una grossa divergenza. Pio XII è stato accusato di viltà. Gli

è stato detto di non aver fatto abbastanza, di non aver alzato il grido di dolore contro lo sterminio degli ebrei, non ha

preso le distanze dai regimi totalitari. È una figura tragica del 900. Su questo si è innescata una polemica che non si è

più chiusa. È uno dei motivi per cui, alla fine della guerra, il Vaticano ha fatto pubblicare 12 volumi di documenti

diplomatici per dimostrare che, pur non lanciando invettive contro Hitler, sul piano più concreto molto fu fatto. Cos’è

questo molto per il Vaticano? Aver tenuto aperti dei canali segreti, attraverso le varie nunziature presenti in UE, per far si

che alcuni potessero mettersi in salvo abbandonando i territori posti sotto la dominazione tedesca. Si ritiene che alcune

decine di migliaia di ebrei siano stati salvati in questo modo. È uno dei più grandi dibattiti storiografici e oggetto di

critiche. La scelta della Chiesa fu quella di non lanciare una condanna contro la GER nazista per avere qualche chance

in più di operare sotto traccia. L’attrito tra la GER hitleriana e la Chiesa cattolica si manifesta presto. Alcune forme di

resistenza anti-hitleriana in GER si manifestavano negli ambienti cattolici e alcuni rappresentanti del clero subirono atroci

conseguenze. Il problema si pone l’indomani dell’occupazione tedesca della POL. Questo, Paese cattolico per

eccellenza, nel quale viene reciso violentemente il legame tra il mondo cattolico polacco e il Vaticano. Hitler è molto

esplicito. Il fatto stesso che la SS non riconosca ufficialmente che la POL non esiste più e che sia sottoposta al Reich

tedesco, estromette il clero da qualsiasi funzione pubblica o legame con la popolazione polacca. È in questo clima di

persecuzione del clero polacco e di brutali eliminazioni e fucilazioni di preti che prendevano le difese della popolazione,

che si plasma quella figura (sarà poi protagonista anni dopo) di Karol Wojtyla (Papa Giovanni Paolo II). Polacco che vive

l’esperienza tragica dell’occupazione tedesca e delle persecuzioni del clero cattolico polacco. Gli americani chiedevano

al Papa di essere più esplicito nella condanna di queste atrocità. Cosa che lui rifiuterà di fare per cercare di salvare

qualche vita umana in più attraverso questi canali clandestini che restarono in vita. L’altro punto fondamentale di cui si

parla nel corso di questa lunga missione diplomatica americana presso la SS, è la prospettiva di una futura

collaborazione contro la GER che coinvolga anche l’US. Qual era la preoccupazione? Da un lato R era molto

preoccupato del fatto di potersi trovare nella condizione scomoda di entrare in guerra e di stare dalla stessa parte

dell’US dopo che si era rotta l’alleanza tra Hitler e Stalin perché non sarebbe stato facile farlo accettare dai cattolici

americani. Su questo punto la posizione del Papa era ancora più drastica. Se R aveva delle perplessità, ma voleva

collaborare con l’US una volta che si fosse staccata dalla GER, il Papa non voleva sentire parlare di collaborazione con

la potenza atea per eccellenza. Su questo punto ci sarà un attrito. Si dirà in Vaticano che gli americani pensavano alla

ricostruzione dell’UE senza capire nulla della realtà europea. Perché la sola idea di aprire la collaborazione con la

potenza comunista era follia. Significava impegnarsi a sconfiggere Hitler per poi concedere l’UE all’influenza comunista

dell’US. Su questo punto la divergenza fra le parti era radicale. Gli sviluppi della guerra avrebbero fatto propendere per

la parte americana e quindi tutte le potenze democratiche e l’opinione pubblica cattolica e cristiana dovrà accettare l’idea

di collaborare con l’US. Un ultimo punto (per sottolineare la centralità diplomatica del Vaticano in questa fase) sono i

discorsi che vengono fatti riguardo alla resistenza anti-hitleriana in GER. Le resistenze ad H in GER furono residuali. Egli

riuscì ad instaurare un vero regime totalitario capace di controllare la società in tutti i suoi aspetti. Tutte le organizzazioni

finivano per essere scoperte e la repressione era feroce. Vi erano alcuni ambienti fra gli ufficiali tedeschi che, nel

proseguire della guerra, cominciarono a guardare con preoccupazione al fatto che Hitler conducesse la guerra in

maniera fanatica senza razionalità strategica e con la prospettiva che stesse portando la GER ad una sconfitta. I

conservatori presenti nelle file degli alti comandi dell’esercito tedesco, e che si battevano convintamente in guerra per la

vittoria della GER, volevano liberarsi di H, ma volevano vincere la guerra. Questo rendeva oltremodo difficile aprire un

dialogo, seppure riservato, all’interno del Vaticano con i rappresentanti diplomatici di USA, GB e FR. Per tutta la durata

della guerra la condizione posta per aprire un possibile confronto con la GER era che i tedeschi si liberassero di H.

Ovvio. Non è un caso che molti studiosi e storici abbiano detto che il fenomeno dell’opposizione tedesca a H era

marginale e non tale da alimentare delle speranze nelle potenze che si opponevano ad Hitler. Nonostante ci furono vari

tentativi di attentare alla vita di Hitler. In fondo anche in questo caso quelli più significativi furono portati dall’interno delle

forze armate. Nella SS erano confluiti gli altri ambasciatori delle potenze (GB e FR) e questo permetteva, in maniera

sotterranea, di informare e affrontare questi temi sullo sviluppo della guerra. Uno dei più importanti aveva a che fare con

la possibilità che Hitler venisse eliminato. Il problema era che da un lato questi tentativi venivano organizzati dai circoli

conservatori tedeschi che spingevano la GER in guerra e che avevano interesse a che questa vincesse la guerra.

Dall’altro lato non erano sufficientemente credibile perché non vi era interesse da parte delle altre potenze a trovare una

forma di accordo con alti ufficiali tedeschi che non avevano nessun interesse alla pace o a far tornare la GER entro i suoi

confini originari. Oltre al fatto che tutti questi tentativi di attentare alla vita di H fallirono a volte anche in maniera

roccambolesca, come quello condotto personalmente da Von Stauffenberg. È una vicenda che si conclude con

l’esplosione di una bomba che ferisce superficialmente i Fuhrer. Aveva una grande fortuna, infatti uscirà illeso da vari

tentati attentati. C’è una grande e intensa attività diplomatica segreta che si concentra in Vaticano. Quando scoppia la

guerra c’è una potenza che avrebbe dovuto immediatamente porsi a fianco della GER perché era quello che stabiliva

l’Art. 3 del Patto d’Acciaio. Ovvero quello che parlava delle complicazioni belliche. Solo che il 2 settembre Musso fa una

cosa che rinnova l’imprevedibilità della diplomazia italiana, ovvero dichiara la non belligeranza. È una formula molto

fantasiosa con cui Musso decide di non entrare subito in guerra come invece avrebbe dovuto fare. Questa posizione è

molto sofferta e lo sarà sempre di più. Musso si accorge che H si sta prendendo tutta la scienza. È talmente forte che

star fuori da questa guerra per il regime fascista è umiliante. Però l’IT è gravemente impreparata. Questo lo dicono tutti i

gerarchi del regime fascista a Musso. Oltre a questo comincia ad esserci un certo timore nei confronti della GER. Sta

succedendo che il regime fascista comincia a dimostrare la sua eterogeneità, non era un regime monolitico e c’erano

molte voci interne al fascismo contrarie all’orientamento di Musso. Viene pregato di non entrare in guerra dai suoi

gerarchi (Bastianini, Grandi, Ciano che ha firmato il Patto e si rende conto che è guerra). Pochi giorni prima dello

scoppio della guerra, in AU c’è stato un incontro tra Ciano e Ribbentrop. E alla domanda di Ciano: “che cosa vuol fare la

GER? Punta a Danzica o ad altro?”. Ribbentrop ha risposto: “No. Noi vogliamo la guerra”. Ciano immediatamente si

rende conto di essersi legato ad un Paese che vuole la guerra. Tutti tirano Musso per la giacca affinchè non entri in

guerra. Il Duce è molto risentito. Il suo argomento è che se dopo molti anni di potere e regime fascista non è riuscito a

creare il vero uomo fascista (non può essere pacifista) che è bellicoso, allora ha fallito. C’è già una discussione che ci

dice qualcosa sul regime. Anche la Chiesa si mobilita per tenere l’IT fuori dalla guerra. Musso è costretto a prendere atto

di queste pressioni e a dichiarare la non belligeranza che è una forma di assoluta ambiguità che apre a una seria di

reazioni. Tutto il mondo si chiede cosa vuol fare l’IT: vuol tradire l’alleato tedesco? Vuol stracciare il Patto d’Acciaio? Di

cero c’è che non vuole entrare in guerra. E che forse Musso si illude di poter cosi recuperare un ruolo di mediatore che

ormai è superato dagli eventi e che non ha più ragion d’essere. Addirittura propone ad Hitler di ritirarsi dalla POL. Lo fa

anche perché sollecitato dalla SS, ma è irricevibile per Hitler. c’è da meravigliarsi perché l’IT è un alleato. Il fatto che l’IT

sia momentaneamente fuori dalla guerra viene accolto con favore da tutti i nemici di Hitler (GB, FR, USA). Posizione del

momento che si evolverà. Una volta liquidata la POL Hitler si prende una pausa, Drole de guerre (espressione francese).

Strana guerra, non guerra. La potente Wermacht si ferma e si prende una pausa e Hitler vuol vedere cosa faranno gli

altri. Accetteranno che la POL non esiste più e che quindi la guerra può finire qui o sarò costretto a riprendere le

operazioni? La Drole de guerre alimenta un dibattito che, soprattutto nell’alta società britannica è molto interessante. C’è

chi dice che Hitler si è preso la POL e va bene. È un dibattito che avviene anche ai massimi livelli politici. Lloyd George

non è più quella figura che era durante la I GM (ora governo presieduto da Neville Chamberlain) non sarebbe ostile

all’idea di accettare il fatto che le ostilità si chiudano con il sacrificio della POL. Ma è proprio Chamberlain, ex appeaser,

a non accettare questa ipotesi per dignità ed onore. Caduta questa speranza H decide di riprendere le operazioni di

guerra, e di rilanciarle nella parte nordica del continente europeo. Mentre avviene questo (l’URSS ha fatto la sua parte

occupando una certa porzione del territorio polacco) decide di regolare i conti con la Finlandia, con il solito pretesto di

questioni di confine. Questa riesce inizialmente ad opporre una certa resistenza per altro un aspetto significativo è che è

in queste circostanze che la SdN ormai morente batte l’ultimo colpo espellendo l’US. È un punto che sembra irrilevante

nel momento in cui avviene. Sarà importante anni dopo, quando si deciderà di ripristinare l’organizzazione internazionale

preposta al mantenimento della pace. Hitler riprende le operazioni di guerra. La nuova mira della GER è la Norvegia.

Questa diventa mira di Hitler perché un’incauta iniziativa inglese l’aveva resa un obiettivo di guerra per la GER. La

messa di mine nei Mari del Nord, lungo il tratto costiero norvegese per prevenire una possibile invasione tedesca, era

stata una decisione in gran parte suggerita dal governo di Chamberlain. Hitler la prende come una provocazione e

occupa la Norvegia dove instaura un regime fantoccio. Questa decisione indurrà Chamberlain a dimettersi. Un uomo

sfortunato fino alla fine e incauto e non cosi abile. Le operazioni lungo il versante nordico sono solamente un diversivo.

Hitler è convinto a compiere una svolta strategica di straordinaria importanza. Si è preso la POL, ha messo in chiaro le

questioni con l’US che, in questo momento, è un fedelissimo e soddisfatto alleato, adesso può regolare i conti con la FR,

ovvero l’eterno nemico. Lo fa in un momento di grande debolezza politico-militare francese. I francesi si sentono al

riparo dalla minaccia tedesca dietro le fortificazioni della linea Maginot che in realtà non avrà efficacia una volta che La

Wermacht, dopo aver violato il territorio del Belgio, si catapulterà in direzione di Parigi. La FR subisce una rotta inattesa,

umiliante. Quella che era una grande potenza continentale, che disponeva di ingenti forze armate, si rivela del tutto

inerme di fronte all’offensiva tedesca. Sul suolo francese c’è anche una consistente presenza di militari britannici che

verranno richiamati in patria. Il frettoloso sbarco delle truppe britanniche che cercano frettolosamente di rimpatriare

prima di essere attaccate dai tedeschi e i francesi sono abbondati al loro destino. La vicenda della caduta della FR,

successiva alla caduta di altri Paesi più piccoli (Paesi cuscinetto tra GER e FR: Belgio e Olanda), è un momento di svolta

nella II GM. Non c’è più potenza continentale che possa essere ostile alla GER o perché occupata (FR) o perché alleata

(US e IT). È il momento, quello del maggio del 1940, in cui l’UE torna ad essere (come era stata dopo la battaglia di

Sedan) un’enorme macchia tedesca. Non c’è più alcun equilibrio europeo da difendere. È in questa vicenda della caduta

della FR che Musso rompe gli indugi e prevale sui suoi collaboratori che lo avevano trattenuto dall’intervenire in guerra.

Come fa l’IT fascista, grande potenza, impero a restare fuori da una guerra che stava per finire? Con Hitler che v in visita

turistica a Parigi, come fa l’IT potenza bellicosa, fascista a restare fuori? Ance le pressioni tedesche, affinché l’IT entri in

guerra, cominciano ad essere fortemente insistenti. Hitler fa presente a Musso che è venuto il momento che l’IT

garantisca il controllo del Mediterraneo. Ormai sul continente i giochi sono fatti. La GER ha fatto il proprio compito, che

adesso l’IT faccia il suo sul Mediterraneo. Nonostante vari tentativi di continuare a frenare il Duce, lo stesso il 10 giugno

del 1940 si affaccia dal balcone di Palazzo Venezia per proclamare la guerra. La dichiarazione di guerra che la GB lancia

alla FR e alla GB, le cosiddette (secondo il linguaggio mussoliniano) potenze plutocratiche. Ovvero le potenze in mano

alle vecchie e, ormai, logore élite europee che si oppongono alla giovane e demograficamente vitale IT. Questa è la

retorica di guerra di Musso. Cosa vuol fare Musso in guerra? La cosiddetta guerra parallela. È consapevole di avere

poche pallottole da sparare, non può sprecarle. Nessuna campagna in grande stile, operazioni mirate che devono

servire a fare vedere che l’IT c’è in vista poi delle trattative di pace quando i vincitori si metteranno a sedere di fronte ai

vinti. Musso pensava fosse questione di qualche giorno, al più settimane. “Ho bisogno di qualche migliaio di morti da

gettare sul tavolo delle trattative di pace” questo è quello che Musso dice ai suoi collaboratori. Operazioni mirate per

aprire un varco nel Mediterraneo che consenta all’IT di proiettarsi nell’ Atlantico, per puntellare la sua posizione

all’interno del Mediterraneo e soprattutto per guardare a vista quello che vuol fare Hitler. Non sia mai che egli voglia

mettere le mani su qualche obiettivo italiano. Non è un caso che, prima dello scoppio della guerra, l’IT abbia occupato

definitivamente l’Albania. Questo è un passo che serve a Musso per far vedere, nel suo piccolo, che c’è anche lui. È

un’operazione di qualche mese antecedente al settembre del 1939, programmata da Ciano e che determina un nuovo

deterioramento dei rapporti italo-jugoslavi, ma è soprattutto un’operazione dettata dalla frustrazione di Musso che non sa

come rispondere alle acquisizioni territoriali di Hitler. Quelle prebelliche: Anschluss, Cecoslovacchia. Musso si domanda

che cosa può fare per far vedere che c’è? Prendersi l’AL. La guerra parallela è un concetto interessante e ambiguo. È

l’idea di condurre una guerra limitata, perché ormai è vinta. Fare il minimo sforzo, ma farlo anche per tenere sotto

controllo la GER che altrimenti non si sarebbe contenuta. Avrebbe potuto manifestare mire negli interessi mediterranei

dell’IT. Il fatto che ormai i rapporti fra H e Musso si siano gerarchizzati in senso deprimente per il Duce, perché H si

prende l’AU senza avvertire Musso, fa il trattato con l’US senza avvertire Musso, scatena la I GM senza avvertirlo. Tutto

questo dimostra che c’è qualcosa che non va in questo rapporto di alleanza. Non è un’alleanza tra pari. Ebbene, questa

gerarchizzazione si manifesta apertamente nel trattare con la FR sconfitta. Mussolini dichiara guerra il 10 giugno 1940 e

il primo Paese ad essere attaccato dall’IT è la FR, lungo il confine. È la pugnalata alle spalle alla FR ormai morente.

Nonostante la FR sia morente, i francesi riescono a rendere difficile la vita agli italiani che, oltre ad esse male

equipaggiati (sulle Alpi si manifestava nell’avere degli scarponi di cartone). Queste difficoltà in parte dipendono dalle

carenze organizzative, strutturali, materiali delle forze armate italiane, ma dipendono anche dall’amor patrio dei francesi.

Quindi le truppe italiane riescono a offendere per pochissimi chilometri, tanto basta affinché Musso pretenda di sedere

con H al tavolo contro i francesi. Musso vuole un unico armistizio con la FR, in cui l’IT riesca ad arraffare tutto quello che

può, imponendo alla FR tutte quelle rinunce territoriali che precedentemente, per molti anni, la FR non ha voluto

concedere (ambito coloniale). Hitler ha una visione completamente opposta. È vero che la FR è sconfitta, ma può

tornare utile nel prosieguo della guerra, quindi non va umiliata e l’ha sconfitta la GER e non l’IT. Per questo motivo (per

volere di Hitler) ci saranno 2 armistizi separati: uno franco-tedesco e uno franco-italiano. L’armistizio franco-tedesco

viene firmato il 21 giugno 1940 a Compiegne (FR). Hitler, con un tocco di perfidia, pretende che l’armistizio venga firmato

nello stesso vagone ferroviario in cui i francesi imposero la resa ai tedeschi alla fine della I GM. Va a riprendere quel

vagone che i francesi avevano messo in un museo e poi demolisce il museo stesso, lo fa saltare per aria. Il vagone lo

conserviamo. Facciamo provare ai francesi quello che abbiamo provato noi tedeschi alla fine della I GM. Siamo in piena

esaltazione nazionalistica. L’armistizio proposto da Hitler alla FR, prevede la spartizione del territorio francese in 2 aree.

L’area atlantica che è controllata direttamente dalle forze tedesche perché strategicamente fondamentale. Poteva servire

per ulteriori operazioni verso la GB. Il resto della FR vedrà il costituirsi di un regime collaborazionista, la Repubblica di

Vichy. Un tema molto importante è il destino della potente flotta francese. Hitler si accontenterà dell’impegno francese

( di Vichy) a non usare queste unità contro i tedeschi. Era un impegno molto facile da assumere visto che Vichy non

aveva nessuna forma di autonomia e sarebbe divenuto un regime collaborazionista. Avrebbe condiviso alcuni impegni

militari con la GER. La questione del destino della flotta francese determina una grave rottura di rapporti tra la FR e la

GB. Prima ancora che la FR venga sconfitta, ma l’azione nazista è già ben avviata, inglesi e francesi si sono confrontati

su cosa fare. I francesi hanno chiesto un disperato aiuto che gli inglesi non sono stati in grado di concedere. Churchill,

che emerge come nuova figura politica durante la guerra, non ha i mezzi per correre in soccorso dei francesi e

minimamente pensa di usare l’aviazione inglese a sostegno della resistenza francese. Già teme un possibile attacco

tedesco. Quello che Churchill dice ai francesi è ingeneroso: “Voi dovete resistere fino all’ultimo uomo, non dovete

arrendervi e cedere la vostra flotta alla GER”. Facile a dirsi ma a difficile a farsi. La FR chiederà l’armistizio, capitolerà, ci

sarà la spartizione del territorio francese e il controllo tedesco su parte della flotta. Quindi una sconfitta anche da parte di

Churchill. È in questa fase altamente drammatica del rapporto anglo-francese che nasce, paradossalmente, l’idea di una

unione anglo-francese. È un tentativo disperato che gli inglesi fanno per tenere in vita la morente resistenza francese.

Alla fine della guerra, quando nascerà il vero processo di integrazione europea, si andrà a pensare anche a questo,

ovvero a quanto nella parte più difficile della storia europea questi 2 popoli da tempo amici, avessero cercato di unirsi in

un comune destino. Churchill nelle sue memorie lo dice apertamente: “l’idea di una unione franco-inglese era solo un

tentativo estremo di tenere in vita quello che restava della resistenza francese anti-nazista”. La resistenza viene

spazzata via. La Repubblica di Vichy avrà come massimi leader politici il maresciallo Petain e quel Pierre Laval (Ministro

degli Esteri) che, già prima della guerra, andava molto d’accordo con Musso. Questo regime entra in attrito con la GB. È

in questo contesto che gli inglesi decideranno di affondare alcune unità navali nel Mediterraneo, ad Orano, a Merse el

Kebir (basi coloniali francesi), perché ormai erano unità del nemico, ovvero controllate dai tedeschi, anche se con a

bordo soldati francesi. Un momento altamente drammatico in cui gli inglesi sono costretti a far questo ai loro vecchi amici

francesi che ormai sono collaborazionisti dei tedeschi. Chi non era per niente collaborazionista era Charles de Gaulle. Si

rifugia a Londra e da li cercherà di rianimare, attraverso le emittenti radiofoniche britanniche, una parvenza di resistenza

contro l’occupazione nazista. Cosa ottiene l’IT nell’armistizio sottoscritto il 24 giugno a Villa Incisa? L’IT non ottiene

praticamente nulla. Tutta la retorica e propaganda del regime, Nizza, Corsica, Tunisia… nulla compare nell’armistizio

franco-italiano. Semplicemente la FR concede una linea di smilitarizzazione al confine con l’IT e nel confine coloniale.

Per 50 chilometri di profondità i francesi si ritireranno, smilitarizzeranno il loro confine sia a contatto con l’IT, sia in Africa

tra la Tunisia, l’Algeria e la Libia. In realtà Musso, con profonda frustrazione, non riesce ad ottenere nulla di quello che si

era proposto. La nuova realtà è che H è il dominatore di UE, Musso ha una veste del tutto marginale, subordinata e a

questo punto, vinta la resistenza francese, H non dimostra di seguire una logica nelle operazioni di guerra, se non quella

di sconfiggere fino all’ultimo nemico esistente. Dopo aver piegato la FR, l’unico nemico che resta, on sul continente

europeo, è la GB. Per questo individua nella resistenza inglese l’ultimo ostacolo ad una vittoria piena e definitiva.

L’estate del 1940 diventa il momento della cosiddetta battagli d’Inghilterra, ovvero il tentativo di Hitler di piegare la

resistenza britannica. Operazione molto ambiziosa. Cosa si riprometteva Hitler per piegare questa resistenza?

Bombardamenti a tappeto sull’isola e, nel momento in cui, fosse finita qualsiasi resistenza, occupazione via mare della

GB. L’operazione Leone Marino. Hitler si proponeva di riuscire dove non era precedentemente riuscito nessuno. Avvia

questa massiccia campagna di bombardamenti che devasta molte città inglesi su tutti i coventries che vennero rasi al

suolo dopo 50 giorni consecutivi di bombardamenti a tappeto (Londra colpita). Con sua sorpresa, nonostante gli inglesi

stiano subendo queste devastazioni e perdite umane, non c’è traccia di resa. Churchill è abilissimo nell’infervorare i suoi

connazionali di amor patrio e di onore per cercare di resistere fino alla fine. Per la prima volta, dallo scoppio della guerra,

si manifesta il fatto che in realtà Hitler non sta conducendo una guerra secondo logiche strategiche, ma piuttosto una

guerra egemonica in cui serve sconfiggere tutti, se ne resta in piedi uno, non può cantar vittoria. Non aveva motivi

particolari di risentimento contro la GB, non gli interessava entrare in possesso di questo impero, ma pretendeva che

questo ammettesse la sconfitta. Era una questione di principio. Aron scrisse in “Pace e guerra fra le Nazioni”: “Gli inglesi

avevano perso la guerra, ma erano troppo stupidi per rendersene conto.”. gli inglesi non erano stupidi, ma erano

fermamente convinti che, se fossero stati in grado di resistere ed impedire anche il successivo sbarco di forze tedesche

che mai fu vicino e realizzabile, sarebbero potute cambiare le condizioni della guerra. Quello a cui soprattutto puntava

Churchill era convincere qualcuno che, fino a quel momento era rimasto fuori dal conflitto, a entrare a farvi parte. Questo

era il grande attore americano. Per Hitler non riuscire a piegare la resistenza inglese è la prima sconfitta. Appare

inconcepibile che La semplice forza di volontà e tenacia possano avere la meglio su questi terrificanti bombardamenti,

ma è ciò che accade. Si creano i presupposti perché Churchill possa fare la famosa richiesta a Roosvelt. Innanzitutto

aiutaci e poi vedi se non sia il caso di entrare in guerra. Roosvelt si rende conto che non è accettabile la prospettiva di

un cedimento della GB. È di fronte a questa tragica prospettiva che decide di fare degli USA il cosiddetto grande

arsenale della democrazia. Gli USA sono disposti a sostenere materialmente la resistenza britannica. È per questo che,

nel 1941, Roosvelt lavorando sulle leggi di neutralità ottiene la legge affitti e prestiti con cui ha il benestare da parte del

Senato a rifornire la GB di tutto ciò che le occorre: armi e forniture. Gli USA cominciano quindi ad avvicinarsi alla guerra

e lo faranno maggiormente quando R manderà in UE uno dei suoi più fedeli consiglieri, Henry Hopkins, per capire quali

siano le necessità materiali dei Paesi che ancora all’incondizionato dominio tedesco. Hopkins si recherà anche a Mosca

quando si romperà l’alleanza tra Hitler e Stalin per fornire anche a Stalin la disponibilità all’aiuto (fase successiva).

Quello che è importante, aspetto culminante, è l’incontro che, nell’agosto del 1941, si tiene tra Roosvelt e Churchill a

largo di Terranova. Da questo incontro scaturisce la Carta Atlantica. Questa Carta è l’enunciazione di principi con cui si

guarda già al dopoguerra. Bisogna sconfiggere la GER nazista e poi introdurre una realtà internazionale in cui i Paesi

vengano liberati dalle loro necessità economiche, oltre a ribadire il diritto all’autogoverno. Un mondo in cui venga

ripristinata la libertà di navigazione. Ovvero tutta una serie di principi, che non erano affatto nuovi, che dovevano essere

restaurati dopo la barbarie nazista. La Carta Atlantica quindi è il nucleo storico dell’impegno contro la GER che guarda

già al dopo. È un punto fondante dell’alleanza contro la GER, ma anche delle prospettive di un nuovo ordine

internazionale.

25/10/2017

La GER sta dilagando in tutta Europa (spartizione della POL, operazioni nell’area baltica, attacco a Olanda e Belgio e

attacco a FR che viene poi divisa in 2 aree). Petain e Hitler stipulano un vero e proprio accordo che viene sancito

nell’incontro di Montoire, in FR, nel corso del quale Hitler si dichiara disposto a non mettere in discussione le colonie

francesi, a patto che la Repubblica di Vichy collabori alle operazioni di guerra tedesche. Questa collaborazione ci sarà.

La RdV metterà a disposizione delle forze tedesche le sue basi ad esempio in Siria. Sarà collaborazionismo vero e

proprio. Ecco perché l’occupazione della FR lascia deluso Musso, perché si rende conto che per Hitler la FR non è il

primo bottino di guerra, ma diventa in qualche modo il Paese alleato, seppur su di un piano di subordinazione. Musso

voleva mettere le mani su Corsica, Nizza, Savoia e Tunisia, ma H non vuole perché vuole che i francesi collaborino e

quindi non possono essere umiliati. Sono affascinanti le immagini di H in visita a Parigi deserta, piegata, umiliata e

afflitta. H è affascinato da quello che vede. È surreale, perché sta portando distruzione in UE. Parigi viene occupa il 14

giugno 1940. I parigini assistono silenziosamente alla sfilata di Hitler che è felice perché tutti i suoi piani si stanno

realizzando. Per paura di un attentato H visita Parigi all’alba, quando le strade sono deserte. A Calais l’Inghilterra è

vicina e Hitler dichiara che riuscirà dove Napoleone aveva fallito, ovvero sbarcando sulle coste dell’Inghilterra. Il seguito

di questa vicenda fu rappresentato dalla battaglia di Inghilterra, condotta perché si tratta di compiere il passo successivo

che possa consentire a Hitler di dichiarare la vittoria in guerra. Se l’Inghilterra è l’unico Paese che resiste, occorre

piegarne la volontà per dire a mondo che la GER ha vinto la guerra e che quindi ha imposto la propria volontà. La

battaglia d’Inghilterra sarà un fallimento ed evidenzierà i limiti della visione strategica della GER nazista, con la

conseguenza, inizialmente non calcolata ma che si rivelerà poi decisiva per le sorti della guerra, che la fortissima

resistenza inglese susciterà negli USA una spinta in favore di un > coinvolgimento nelle vicende belliche trasformando gli

USA nell’arsenale delle democrazie. Ovvero nella potenza, non ancora decisa ad intervenire in guerra, ma disposta a

sostenere lo sforzo di chi si sta opponendo alla GER. La GER ha occupato anche altre aree, infatti dilaga anche

nell’area danubiano-balcanica, occupa la Romania. Il suo strapotere militare sul continente è talmente evidente che

Hitler si rende conto che forse è necessario dividersi i compiti tra gli alleati perché altrimenti si rischiano le

sovrapposizioni di interessi ed obiettivi. Per questo il 27 settembre 1940 si arriva alla stipula del Patto tripartito, ovvero la

divisione del lavoro e compiti tra gli alleati fatto da Hitler. La GER si riserva il dominio sul continente. L’IT viene sempre

più indirizzata verso il Mediterraneo e l’URSS (per quanto non gradita è alleata e fa parte dello stesso campo bellico in

cui militano anche il Giappone e l’IT) è anch’essa chiamata in causa e crea soprattutto problemi al Giappone. Il GIAPPO

deve preoccuparsi dell’estremo est asiatico. Hitler vuol tirare dentro al patto anche altre potenze oltre a IT e GIAPPO. A

chi si rivolge? Franco, il dittatore spagnolo. Una grande sconfitta di H e Musso è proprio quella di non riuscire a

convincere Franco ad entrare in guerra. Franco, che s aveva imposto la sua leadership in SP lo doveva grazie all’aiuto

ottenuto da IT e GER, e nonostante sia stato definito dalla storiografia come un personaggio mediocre, figura di scarsa

autorevolezza e privo di carisma, non era però privo di buon senso. Hitler e Musso insistono affinchè la SP entri in

guerra, se cosi fosse significherebbe acquisire il controllo dello Stretto di Gibilterra, ovvero infliggere un duro colpo alla

GB. Ma Franco inizialmente oppone tutta una serie di rivendicazioni territoriali che sono inaccettabili, perchè sono in

buona misura gli stessi obiettivi coloniali dell'IT e soprattutto c'è un ostacolo di fondo. Questo è rappresentato dal fatto

che Franco non è assolutamente convinto che la guerra sia finita e che la GER debba già essere considerata vincitrice.

Franco pone una condizione che è quasi una provocazione: “Entrerò in guerra il giorno in cui i soldati tedeschi

sbarcheranno in ING”. Non si sa se lo fa perchè pensa che questo non accadrà mai, o se si augura che questo non

accada. Resta il fatto che resisterà a tutte queste pressioni, e se la dittatura spagnola resiste sino al 1975 (oltre la durata

delle altre 2 dittature europee) lo si deve, in gran parte, al fatto che la SP rimase fuori dalla guerra, creando tutta una

serie di difficoltà a IT e GER. Alla fine di tutte queste pressioni gli unici Paesi che entreranno a far parte del Patto

Tripartito saranno minori: Ungheria, Romania e Slovacchia. Erano di fatto già satelliti della GER. Non entra nemmeno

l'US. Hitler si rivolge a Stalin chiedendogli di partecipare con lui alla spartizione del mondo in sfere di influenza. Ma Stalin

che, è di solito di buon appetito quando si parla di spartizioni, dice: “che cosa mi riservi? Quale sfera di mondo pensi di

attribuire allìinfluenza sovietica?”. Hitler: “Ti puoi occupare dell'estremo est asiatico o di altre aree, ad esempiio di quelle

che sono ancora le colonie britanniche, ma non ti dovrai occpare dell'UE”. Questo per Stalin risulta inaccettabile. Ci sono

vari rapporti. Molotov va a parlare con Hitler a Berlino ma non si riesce a trovare l'accordo e questo è il primo punto di

rottura tra GER e US, ovvero il mancato accordo sul coinvolgimento nel Patto Tripartito dell'US. A Stalin l'UE preme

troppo, non può starne fuori e non può accettare che diventi tutta tedesca e che lui si trovi ad avere il confine questa

potenza cosi temibile. Vuole la sua parte di UE. Contestualmente ai negoziati per il P. Tripartito c'è un interessante

negoziato italo-sovietico. È una fase molto ambigua. Anche i migliori alleati di H cominciano ad avere paura di lui, è

inarrestabile e non lascia spazio a nessuno. Musso e Stalin condividono questa preoccupazione e cercano di trovare un

punto di intesa tra loro. L'accordo poteva essere il seguente: se l'IT fosse stata disposta a riconoscere una sfera di

influenza sovietica nell'area danubiano-balcanica, l'US avrebbe riconosciuto piena libertà d'azione all'IT nel Mediterraneo

e in cambio avrebbe concesso a Musso ciò che in questa fase gli interessa moltissimo; ovvero forniture di carburanti. La

guerra è appena iniziata e l'esercito italiano è già a corto di risorse. La nafta, il petrolio, il carbone sovietico possono

essere il propellente giusto affinchè l'IT possa condurre le proprie operazioni di guerra. Questo accordo che è un po' un

ritagliarsi una forma di collaborazione alle spalle di Hitler non va in porto. Chi ha studiato questo tema sostiene che

questo accodo sia stato sabotato proprio dai tedeschi perchè non volevano che ci fosse una collaborazione di guerra

troppo stretta tra IT e US. Nonostante il fatto che l'alleanza Ribbentrop-Molotov fosse stata stipulata alle spalle dell'IT e

del Giappone. Tutti avevano mani libere per trattare con chiunque. Tutti si contraddicevano. Non c'era coerenza in

questo rapprto tra personalità autoritarie. In questa fase è ancora in piedi l'illusione mussoliniana della guerra parallela.

L'IT entra in guerra lanciando una campagna lungo il confine francese che però ha scarsissimo effetto e allora Musso

deve necessariamente inventarsi una campagna militare molto più ambiziosa, e pensa di farlo a pochi chilometri di

distanza, ovvero dall'altra parte dell'Adriatico. Nell'autunno del 1940 l'obiettivo di Musso sarebbe la JU. Un Paese con cui

l'IT ha avuto rapporti alterni, soprattutto legati alla questione dell'AL. Sarebbe un bel bottino di guerra. Ma Hitler pone un

veto. Ha altri obiettivi che Musso ancora non conosce e che non sono compatibili con un'azione militare italiana in JU.

Musso cambia obiettivo, uno più modesto e meno ambiziosa, ovvero la GR. Nell'ottobre del 1940, nonostante le

indcazioni contrarie dello Stato Maggiore italiano, vuoi perchè non ci si sentiva abbastanza preparati, vuoi perchè la

stagione non era la più adatta per intraprendere una campagna di conquista, le truppe italiane, attraverso l'AL, attaccano

la GR. Ed è un calmoroso fiasco. L'idea di Mussolini di spezzare la GR si rivela presto controproducente perchè,

addirittura dopo poche settimane dal conflitto, i greci sono in grado di passare alla controffensiva e attaccare le

postazioni italiane in Albania. Da aggressori ci trasformiamo in difensori. È in questa incresciosa situazione che Ciano

scriverà nel suo diario: “Siamo talmente in difficoltà che dobbiamo chiedere aiuto ai tedeschi, ma piuttosto che chiamare

Ribbentrop preferirei spararmi un colpo di pistola in testa”. Non è una dimostrazione di rapporti positivi e amichevoli con

gli alleati. Ciononostante Ciano chiederà aiuto alla GER e il fallimento della campagna di GR e il successivo intervento a

soccorso delle truppe tedesche modificherà, una volta per tutte, i rapporti tra Musso e Hitler. Hitler scrive una lettera al

Duce che è profondamente umiliante. Lo invita a non assumere alcuna iniziativa che possa pregiudicare le azioni di

guerra, ovvero che possa condizionare anche la GER. Questa non può correre in soccorso dell'IT tutte le volte che

questa prende un'iniziativa. Il Fuhrer scrive a Musso: “Da questo momento assumo io il comando delle operazioni di

guerra e (con grande generosità e forma di rispetto nei confronti di Musso) teniamo segreto per noi questo fatto”. Hitler

da gli ordini e Musso li deve tasmettere alle forze armate italiane. L'illusione della guerra parallela dura un soffio, perchè

l'IT non è in grado di condurre autonomamente una propria guerra. Non c'è solo il fallimento in GR, ma ci sono esiti

fallimentari anche nelle colonie. La tanto attesa offensiva italiana contro l'Egitto si fa attendere e di fatto ci sarà soltanto

quando arriverà in soccorso Rommel alla guida delle truppe dell'Africa Kops tedesco. (Rommel, molti anni di prima da

giovane fu uno di quelli che determinò la nostra sconfitta a Caporetto. Nell'ottobre del 1917 entrava sul territorio italiano

e scrive un diario in cui dice che gli italiani erano cosi vili che quando vedevano accorrere i soldati tedeschi lanciavano

via i fucili e gridavano pace pace, invece di combattere). Molti anni dopo Rommel ce lo troviamo alleato. Probabilmente

non aveva cambiato idea sulla concezione dei soldati italiani, però con lui in AF, le truppe italiane riescono a sferrare

l'offensiva contro le truppe coloniali britanniche. L'IT si trova a subirequesto declassamento. Non più alleato, ma

subalterno per quanto riguardo alle operazioni strategiche della GER. Da un lato il fallimento della battaglia d'Inghilterra,

dall'altro il deteriorarsi dei rapporti con Stalin, inducono Hitler ad un altro azzado, ovvero la campagna contro l'US. La

rottura dell'alleanza con l'URSS e il tentativo di invadere questo enorme territorio. Come la battaglia d'Inghilterra era

stata irrazionale, ancora di più lo srà l'operazione Barbarossa, ovvero il tentativo di fare quello che di fatto nemmeno

Napo era riuscito a fare. Sconfiggere i sovietici e indurli alla resa. Non era tanto difficile invadere il territorio russo,

talmente vasto da non essere difendibile, ma era difficile indurre Stalin ad ammettere la sconfitta. Per quale motivo Hitler

commette un azzardo del genere? Ovvero aggredire non solo quello che è un suo alleato, ma anche quello che

difficilmente è conquistabile? Per lo stesso motivo per cui ha vanamente cercato di invadere l'ING, ovvero per poter

chiudere la guerra. Per poter arrivare alla vittoria risolutiva, ovvero quella che faccia riconoscere a tutto il mondo che la

GER ha vinto la guerra e che la guerra è finita. Ci sono anche motivazioni più razionali, ovvero mettere le mani sulle

risorse energetiche russe, in particolar modo nella regione del Caucaso, ma queste vengono in qualche modo messe in

secondo piano. L'operazione Barbarossa verrà condotta cercando di operare un tentativo di genocidio di quelle

popolazioni ritenute da Hitler totalmente inferiori, ovvero le popolazioni slave. Naturalmente già che c'era, annientare le

comunità ebraiche che si trovavano presenti nel territorio dell'est sovietico. Questi aspetti non renderanno razionale la

campagna di Russia, anzi la freneranno. È stato osservato come, all'avanzare della Wermacht in territorio sovietico,

alcune popolazioni della Russia bianca si siano ribellate contro Stalin. Erano ribellioni effimere e inevitabilmente gli

ucraini, biellorussi non potevsno pensare di trovare in H un liberatore. Quindi questo diventa un aspetto, quello del

nazionalismo represso sotto il dominio sovietico, che non ha una grande incidenza sulla II GM e, in particolar modo,

sull'esito della campagna di Russia. Preliminarmente, prima di lanciare questa offensiva, ci sono punti interessanti che ci

fanno capire la complessità del ragionamento di H. innanzitutto nel maggio del 1941 un misterioso volo del Segretario

personale di H, Rudolf Hess, in ING. Fino a poco prima, la Luftwaffe, l'aviazione tedesca bombardava le > città inglesi.

Quando Hitler cambia obiettivo dall'ING all'URSS, uno dei suoi stretti collaboratori vola a Londra, si dice, per convincere

gli inglesi a condividere la campagna tedesca vs l'US intesa come lotta contro la barbarie comunista. C'è un

rovesciamento totale delle idee politiche, oltre che strategiche, da parte tedesca. Hitler si dissocerà dall'iniziativa di Hess

che verrà ufficialmente fatta passare come vittima di un esaurimento nervoso. Episodio oscuro che ci interessa nella

misura in cui dimostra che in questa fase i tedeschi stanno perdendo completamente di razionalità nel decidere come

portare avanti la guerra. Più razionale appare invece la sistemazione della JU. Prima di attaccare l'URSS c'è la campgna

tedesca in JU che viene occupata e suddivisa in varie aree (Croazia assegnata ad una sorta di protettorato italiano, la

Serbia resta il nucleo minore indipendente di quella che era la JU vera e propria). Si cerca di dare una sistemazione ai

territori della ex-JU che si basi sul concetto di coesistenza e di influenze dell'IT e della GER su questa egione. Questo è

il presupposto per poi poter attaccare l'US avendo sistemato le questioni balcaniche. Nel giugno del 1941 inizia

l'invasione dell'US, alla quale partecipa anche un contingente italiano e anche, in misura minore, Paesi satelliti della

GER (Romania). Stalin non è totalmente colto di sorpresa. Ha capito che nel rapporto utilitaristico con H qualcosa non

funziona più e il servizio di spionaggio lo ha avvertito che i tedeschi stanno per scatenare l'attacco. Nonostante fosse

ben informato, Stalin non sa cosa fare. Inizialmente l'avanzata della Wermacht è dirompente e inarrestabile. Per

centinaia di chilometri c'è lo sfondamento delle truppe nemiche in territorio sovietico. Ci vogliono alcuni giorni prima che

Stalin si riprenda e decida di lanciare la Grande Guerra Patriottica. Nei momenti di emergenza in RU, e forse non solo li,

si rispolvera tutto il vecchio armamentario dei valori patriottici e nazionalistici che non andavano però molto d'accordo

con la nuova ideologia dello Stato sovietico. Il vecchio nazionalismo russo torna ad animare la resistenza anti-tedesca.

Uno dei grossi problemi è che, con le sue ricorrenti purghe, ovvero l'eliminazione dei nemici o dei presunti nemici, Stalin

ha eliminato anche gran parte dei quadri dei più ati ufficiali dell'esercito sovietico (ex-russo) e questo rende l'US ancora

più indifesa. Per questo bisogna lanciare una grande campagna patriottica in cui tutti i russi si sentano coinvolti a opporsi

all'invasione tedesca, costi quel che costi. Una cosa buona però Stalin l'ha fatta. È forse quella che gli salva il potere.

Poco prima che scattasse l'occupazione tedesca, ha stipulato un trattato di neutralità con il Giappone. Passaggio

fondamentale della II GM. Nella primavera del 1941 Giappo e US hanno stipulato un trattato di non aggressione

impegnandosi ciascuno a non assumere iniziative ostili al'altra parte. Questo trattato viene stipulato in tempi non

sospetti. Il Giappone ha interessi nel Pacifico. Qual è la grande valenza di questo accordo che è la risposta polemica del

Giappo al Ribbentrop-Molotov? I giapponesi nel 1939 si erano sentiti traditi da H e quindi lo ripagano con la stessa

moneta. La valenza di questo trattato è straordinaria, perchè quando i tedeschi si troveranno in difficoltà nella campagna

in US, non potranno contare sull'intervento del Giappone. Non ci potrà essere un soccorso da est del Giappone per

prendere la resistenza sovietica tra due fuochi, cosa che l'avrebbe annientata e decretato la vittoria di Hitler. Il Giappo si

era vincolato a non aggredire l'US. Peso fondamentale e limite dei rapporti fra gli alleati. L'incapacità della GER, dell'IT e

del Giappo, di instaurare rapporti sinceri, di vera alleanza e di collaborazione di guerra. Alla fine ognuno cerca di trarre il

massimo vantaggio anche quando questo significa contrddiregli impegni presi nei confronti degli alleati. Quando i

tedeschi si renderanno conto di aver intrapreso un'avventura rischiosa e più grande delle loro aspettative, il famigerato

ministro della propaganda nazista, Josef Goebbels, lancerà la cosiddetta Guerra Totale (risposta alla guerra patriottica di

Stalin). Ogni uomo, risorsa, civile, moglie, madre, fanciullo del terzo Reich deve sentirsi mobilitato in questa battaglia,

che è per la difesa contro la barbarie slavo-comunista. È un messaggio rivolto anche agli altri Paesi. Noi stiamo

combattendo per salvare la civiltà occidentale che è cristiana, europea dalla propagazione del comunismo di matrice

slava. È una guerra totale, dicono Goebbels e Hitler, in cui non vi è alternativa alla vittoria perchè, in caso di sconfitta, la

GER sarà annientata, ovvero non esisterà più. Questo significa che questi 2 sono disposti a portare la guerra sino alle

estreme conseguenze, ovvero sino a che l'ultimo dei tedeschi sarà in piedi. Questa è la logica che poi porta al bunker di

Berlino e a H che, a guerra ormai persa, manda al fronte i bambini tedeschi come ultima risorsa da usare in questa

guerra totale. La GER, intraprendendo queste campagne assurde, ha perso il controllo di una guerra che fino a che è

stata condotta in maniera razionale, la vedeva incontrastatamente vincitrice.

QUESTIONI MEDIORIENTALI: la guerra coinvolge questa regione geopoliticamente molto complessa. La guerra

dovrebbe rappresentare, nell'ottica di Musso e H, l'occasione per suscitare la ribellione araba contro i colonizzatori

britannici e francesi. Situazione non molto diversa da quella della I GM, solo che le parti sono invertite. In questo caso i

presunt liberatori sono nazisti e fascisti. Per tutta una serie di ragioni legate all'incoerenza dell'alleanza italo-tedesca,

questo progetto non funziona. Tra le modeste acquisizioni e conquiste vi è l'avvento al potere in Iraq di una personalità

filo-nazista, Ali al-Kaylani, che riesce a prendere il potere per un breve periodo sostenuto dalle forze tedesche, e non è

estranea la collaborazione logistica fornita dalla R. di Vichy che naturalmente controllava Siria e Libano. Hitler e Musso

hanno obiettivi diversi. Musso si è proclamato pochi anni prima prottetore dell'Islam e ora ha difficoltà a proporsi come

sostituto dell'imperialismo britannico sulle colonie britanniche. Molto più coerente vorrebbe suscitare la liberazione di

queste regioni e la loro indipendenza. Cosa che Hitler non è disposto ad assecondare. Paradossalmente H vorrebbe che

l'IT sostituisse la GB come potenza dominante in Egitto. Facendo un passo indietro, l'influenza inglese sull'Egitto era

ormai limitata al solo controllo della regione del Canale di Suez. Questo era stato oggetto di un accorod bilaterale anglo-

egiziano del 1936. Temendo molto possibili orientamenti filo-tedeschi e filo-italiani in Egitto, gli inglesi erano riusciti ad

ottenere l'impegno egiziano a non entrare in guerra. Però c'era la possibilità che l'Egitto venisse attaccato. Avviene

tramite le truppe di Rommel, con le note vicende che si consumano tra varie battaglie, fino all'evento di Tobruk, Con la

sconfitta finale da parte delle truppe italo-tedesche. Un Paese che si trova al centro di un gioco di influenze è l'Iran.

Paradossalmente le influenze sull'Iran sono una sorta di sfida tra inglesi e sovietici. Questo Paese era, in questa fase, un

fornitore di risorse energetiche (larga quantità). Suo malgrado si trova ad essere oggetto delle mire contrpposte di questi

Paesi che dopo l'attacco tedesco all'US si troveranno ad essere alleati e a combattere dalla stessa parte. Inglesi e

sovietici si troveranno dalla parte di chi si oppone e cerca di resistere all'offensiva tedesca. L'altro teatro è quello che

vede come protagonista una forza espansiva formidabile nell'area asiatica, il Giappone. La cosa più importante è che

l'altra grande causa della II GM è l'espansionismo nipponico e il suo attrito con gli USA. Sgombriamo il campo dalla

vecchia idea geografica eurocentrica per cui la II GM è stata causata da Hitler che ha trascinato il mondo in guerra.

Quello che avviene in questa altra parte di mondo, è altrettando responsabile dello scoppio della II GM. Ha cause proprie

che non sono europee. C'è buona parte della storiografia che ritiene che le tensioni nel settore asiatico e pacifico, siano

precedenti e presistenti a quello che Hitler fa in GER. Ad esempio la disputa fra USA e Giappo per le influenze sulla Cina

risale al periodo successivo legato alla fine della I GM. Accordo Ishii-Lansing 1917. Quello che accade adesso è

l'inasprirsi di questa competizione. In questa fase il Giappo conosce un grande espansionismo. La macchina bellica

giapponese si rafforza in maniera formidabile, i giapponesi stracciano unilateralmente l'accordo sancito negli anni 20 alla

conferenza di Washington sui rapporti di forza navali, ovvero vogliono costruirsi una flotta senza nessun limite senza

dover rispettare quei rapporti di forza precedentemente stabiliti. Primo guanto di sfida lanciato agli USA. Secondo guanto

di sfida lanciato agli USA: a causa dell'affermarsi in Cina del nazionalismo di Chinag Kay Shek, dopo aver realizzato

l'istituzione del Manchuquo, stato fantoccio in Manciuria, a seguito della crisi scoppiata nel 1931, i giapponesi passano

ad una campagna militare più vasta in Cina e alla costituzione a Nanchino di una sorta di Repubblica cinese sotto

controllo giapponese. Siamo di fronte ad una vera e propria invasione in grande stile. Fase di fortissimo e straordinario

espansionismo che non si limita solo al territorio cinese. Altre parti sono già state acquisite e altre verranno acquisite

nella vasta area durante la guerra. Come legittimano, i giapponesi, questa campagna espansionistica in Asia? Sul

terreno di una sorta di pan nazionalismo asiatico. I territori dell'Asia non devono più essere sottoposti a colonizzazione

anglo-francese. Le forze giapponesi si propongono di liberare queste aree. È una forte strumentalizzazione politica. C'è

comunque una proposta poltica coronata dalla sfera di co-prosperità. Cos'è? I giapponesi conquistatori, secondo loro

liberatori, pensano perchè le immense risose presenti in questa vasta area devono essere oggetto dello sfruttamento dei

colonizzatori europei? Teniamocele per noi asiatici e respingiamo qualunque forma di ingerenza proveniente da attori

extra asiatici. Forte connotazione di nazionalismo asiatico. Questo atteggiamento cosi aggressivo viene percepito da

Roosvelt come un fattore estremamente pericoloso perchè i giapponesi stanno portando la guerra in un settore di

interesse americano, hanno violato il principio della open door in Cina. La Cina si trova alla mercè delle influenze

giapponesi (inaccettabile) e soprattutto il Giappone minaccia di estromettere qualsiasi influenza economica americana in

questo settore. Roosvelt risponde in maniera decisa e aggressiva, denunciando il trattato commerciale, al tempo vigente

tra USA e Giappo, e che era di vitale importanza per l'economia giapponese. Attraverso questo trattato commerciale

bilaterale il Giappone acquisiva dagli USA molte materie prime. Uno dei problemi storici del Giappo è stato quello di

essere a corto di risorse. È diventata un'area fortemente nuclearizzata a scopo civile, per mancanza di altre risorse

energetiche. È un problema storico di lungo corso. Ha mire espansionistiche, ma non ha le materie prime per alimentare

questo disegno. Nel momento in cui viene percepito come una minaccia dagli americani, perde le forniture americane e

di conseguenza si crea quella tensione frontale tra queste 2 potenze cheporterà alla guerra nel settore asiatico e

pacifico. Questo culmina in quello che accade il 7 dicembre 1941: Pearl Harbor. Gli americani lo chiamano il giorno

dell'infamia. Cosa succede? Che il Giappone decide di alzare la posta in palio. Se gli USA sono l'antagonista

all'espansionismo nipponico nel settore asiatico del Pacifico, bene, il Giappo trascinerà gli USA in guerra. Gli aerei

guidati dall'ammiraglio Yamamoto, bombardano la base di P. Harbor affondando varie unità. Non producono una danno

molto serio, perchè quelle unità navali verranno rapdissimamente rimpiazzate, ma resta lo sfregio, la ferita. Il territorio

americano non era mai stato violato se non agli inizi dell'800 dalle truppe britanniche che, nel corso di una spedizione

punitiva, avevano messo a fuoco Washington. Vicenda molto remota. Per la prima volta il territorio americano è oggetto

di una aggressione che viene considerata e dipinta da Roosvelt, nei riguardi dell'opinione pubblica americana, come un

atto di infamia. Vile e meschino. Gli USA non erano in guerra e non avevano intenzione di entrarci, stavano solo

sostenendo una legittima guerra commerciale con il Giappone. L'azzardo nipponico è molto temerario. Yamamoto: “Con

questo atto abbiamo risvegliato il gigante”. Su questo tema ci sono aspetti romanzeschi. Alcuni storici sostengono che

Roosvelt fosse in qualche modo consapevole di un possibile attacco giapponese ma che non avesse preso contromisure

per poter sfruttare le conseguenze di questo atto per portare gli USA in guerra. Aspetto mai approfondito a livello

storiografico. Non ci voleva molto a capire che una potenza aggressiva e militarista come il Giappo avrebbe poi potuto

decidere di condurre un attacco contro le basi americane. Quali sono le coseguenze? Sono paradossali. Oltre al fatto

che R ha la possibilità di parlare del giorno dell'infamia e viltà degli aggressoti giapponesi e quindi di portare gli USA in

guerra vs il Giappo, ci sono in UE, del tutto ignari di ciò che sta accadendo e del potenziale bellico americano, due

sprovveduti leader politici Hitler e Musso che si affrettano a dichiarare guerra agli USA. Follia pura. Non c'era nessun

motivo per farlo. L'unica occasione in cui il sistema di alleanza tra GER, IT e Giappo funziona, è anche il momento in cui

non avrebbe dovuto funzionare. Non c'era interesse per GER e IT a dichiarare guerra agli USA che non hanno alcuna

intenzione di entrare in guerra sul fronte europeo. Volevano solo regolare i conti col Giappone nel settore del Pacifico

che più gli interessa. Musso e Hitler in virtù di una solidarietà tra alleati che precedentemente non c'era dichiarano

guerra agli USA. La guerra diventa globale e i 2 non hanno idea di essersi messi contro una potenza capace di riversare

sul conflitto una quantità difficilmente stimabile di risorse. Aneddoto a dimostrazione di quanto fosse stato sprovveduto

Musso, che a differenza di Hitler dagli anni 20 aveva avuto, soprattutto dal punto di vista economico-commericale dei

buoni rapporti con gli USA. L'aiuto economico fornito all''IT duante il periodo della sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia.

Un giornalista, Ansaldo, colloquiando sul tema della dichiarazione di guerra italiana agli USA, con l'allora ministro degli

esteri Ciano, gli chiede in maniera provocatoria: “Tuo suocero (il Duce) ha mai visto l'elenco telefonico di NY?”. Se il

Duce avesse visto la mole di pagine che costituivano l'elenco telefonico di NY, sarebbe stato sufficiente per capire che

dichiarare guerra agli USA era pura follia. Era un Paese che in quel momento viveva in una dimensione economica e

sociale di sviluppo della propria società incomparabile e non minimamente accostabile alla realtà europea in generale.

Inoltre Musso e H non avevano idea del potenziale industriale di questo Paese. Ragionavano con una serie di stereotipi:

gli americani non sanno cosa sia la guerra, non hanno un esercito, sono degli sprovveduti, sono capaci solo di fare affari,

è una Nazione di bottegai... se entrano in guerra non c'è problema. Non andrà cosi. L'intervento americano in guerra è

globale. R si muove con grande abilità. Sarebbe naturale fare un parallelo tra R e Wilson. Sono due uomini diversi.

Roosvelt è un Wilson più pragmatico perchè ha conosciuto i pregi, successi e i fallimenti dell'idealismo wilsoniano. Anche

R avrà le sue visioni ideali, ma molto più legato alle esigenze, più pragmatico e flessibile. La stessa Carta Atlantica è una

riedizione di vecchi principi wilsoniani alla luce di nuove esigenze perchè i tempi erano diversi. Il nemico da sconfiggere

era più temibile del vecchio militarismo di origine prussiana, era un nemico ideologico che fondava i propri convincimenti

sulla visione nazista, gerarchizzata del mondo. Una visione di annientamento, di brutalizzazione. R non aveva i problemi

che si poneva Wilson a collaborare con potenze non rigorosamente democratiche. Quando gli USA entrano nella I GM,

aprile 1917, W è contento che in RU sia caduto lo za, perchè cosi non dovrà combattere a fianco di una potenza

autocratica. Si illude che la semplice rimozione dello zarismo faccia della RU un territorio democratico. Mai stata tale

almeno nel senso rigoroso in cui noi lo intendiamo. R non si porrà questo problema, sarà disposto a fornire a Stalin aiuti

materiali, nel momento in cui si romperà l'alleanza tra Hitler e Stalin. Alla fine della guerra sarà disposto a continuare a

collaborare con l'US nella gestione degli affari mondiali, cosa che Wnon avrebe preso in considerazione. In questa fase

della guerra assistiamo alla costituzione di una sfera di stretta dominazione giapponese che, passo dopo passo, gli

americani demoliranno. Questa presenza alimenta tendenze di ribellione al vecchio colonialismo. Il caso vietnamita:è in

questa fase che prende corpo il movimento di ribellione dei Vietmin o Lega di Indipendenza del Vietnam, che ha in Ho

Chi Min il proprio formidabile leader. In questa fase di ribellione alla ingerenza giapponese, i Vietmin sono sostenuti

(finanziati e armati) dagli americani. Ci sia una sorta di sedimentazione storica per cui una potenza collabora con la

rimozione delle influenze di un'altra potenza, salvo poi a sua volta sostituirla e venire percepita come nuova potenza

dominatrice. Queste logiche si piegheranno contro gli USA alla fine della II GM. Quando gli USA decideranno di

intervenire in quest'area per smantellare le influenze, assisteremo ad una delle pagine più tragiche della II GM, ovvero le

famose battaglie nel Pacifico. L'evento decisivo è la battaglia delle isole Midway nel giugno del 1942 quando gli USA

infliggono una durissima sconfitta al Giappone che segna il cambiamento dei rapporti di forza. I giapponesi sono costretti

adifendersi e gli americani, attraverso la strategia dei salti di montone, liberano isola dopo isola facendo sbarchi che

sono operazioni terribili. Costano tantissimo in termini di vite umane che vengono perse. Non sarà estraneo alla

decisione di Truman di usare la bomba atomica contro il Giappone. La vera posta di questa guerra tra Giappo e USA in

questa area esta la Cina, sottoposta per parte del suo territorio alla presenza militare giapponese e questa presenza

militare sollecita, non solo la resistenza dei nazionalisti che fanno capo a CKS, ma anche la formazione di una nuova

organizzazione, quella dei comunisti guidati da Mao Zedong. Il comunismo cinese è ben diverso da quello sovietico.

Attinge dalle masse rurali e contadine. L'idea di Mao è che ogni contadino possa trasformarsi in un soldato che lotta

prima per la liberazione della Cina dall'usurpatore giapponese e poi per l'affermazione di un regime comunista. Per gli

USA si presenta un problema: come fare a mettere d'accordo i nazionalisti che fanno capo a CKS e i comunisti che

fanno capo a MZ e convinverli a cooperare vs i giapponesi. Il più debole di questi soggetti, Mao, è disposto a collaborare

e non ha nulla da perdere. Il più forte CKS non vuole. Pensa di poter respingere gli invasori giapponesi senza il bisogno

dell'aiuto di Mao, gli bastano le forniture militari americane che non vuole conividere con i comunisti di Mao. Ecco allora

la necessità statunitense di inviare in Cina alcune missioni diplomatiche, come quelle condotte da Stilwell e Wallace che

erano gli inviati di R in Cina, il cui compito era quello di tentare di mettere d'accordo queste due fortissime ed

inconciliabili personalità. Nonostante tutti gli sforzi americani questo compito non avrà successo e, una volta che la

guerra volgerà al termine, la guerra di liberazione condotta da Mao si trasformerà nella lunga marcia che porterà

all'affermazione della Cina comunista e CKS risulterà sconfitto per la sua stessa miopia (non aver voluto ascoltare i

suggerimenti americani e non essere stato disposto a scendere a compromessi). Le file dei comunisti guidati da MZ si

ingrosseranno sempre di più e questa sarà la bae della nascita della Cina comunista che culminerà al termine della II

GM. Anche la Corea era già stata giapponesizzata in epoca precedente, e verrà liberata alla fine della II GM quando

verrà applicata una clausola che prevederà l'evacuazione della pensiola coreana.

26/10/2017

Nuovo ordine in UE imposto da Hitler che ovviamente è il risultato di tutte le sue conquiste e annessioni territoriali, e una

sorta di gerarchizzazione dei rapporti. Hitler si comportava in maniera tale che anche gli alleati erano subordinati. Questo

è molto evidente nei rapporti con Mussolini soprattutto a seguito delle difficoltà incontrate dall'IT nelle operazioni di

guerra e che fanno si che questa sia bisognosa dell'aiuto e dell'intervento militare tedesco per sbrogliare alcune

situazioni difficili come quella della GR e del versante nord africano. Tutto questo viene messo in discussione dallo

stesso Hitler nel momento in cui, nel giugno del 1941, lancia la sua campagna di conquista dell'URSS (operazione

Barbarossa). La guerra diventa una guerra globale in cui lo stesso Hitler percepisce che non vi sarà alternativa tra la

vittoria o la totale disfatta. La campagna di Russia ha nell'evento della battaglia di Stalingrado il suo culmine. Ci sono

anche altre battaglie importanti, ma questo è l'elemento che maggiormente ha colpito l'opinione pubblica e l'immaginario

collettivo. È una battaglia in cui effettivamente l'idea staliniana della guerra patriottica in cui i cittadini si trasformano in

soldati e a mani nude si scagliano contro gli invasori, diventa efficace. L'avanzata tedesca non riesce a sfondare e si

arresta. Fra la fine del 1942 e l'inizio del 1943, Stalingrado è l'evento in cui sembra che si catalizzino i destini degli esiti

ultimi della guerra. Stalin percepisce che la grande forza d'urto può effettivamente riuscire ad arrestare questa macchina

da guerra tedesca, micidiale ed inarrestabile fino a quel momento. Stalin era un personaggio non meno determinato e

agguerrito di Hitler. C'è un episodio che al meglio mostra l'animo di Stalin, che si vede in vicende anche al di fuori dalla

guerra e sia prima con le purghe e successivamente alla guerra, con la spietatezza con cui tiene in pugno il Paese. Pare

che quando i tedeschi, nelle lungaggini della battaglia di Stalingrado, catturarono il figlio di Stalin, proposero ai sovietici

uno scambio con il comandante della forza d'occupazione tedesca in US, il generale Von Paulus che era prigioniero.

Siamo all'epilogo della battaglia che oramai volge a favore dell'US. I tedeschi propongono questo scambio. Stalin: “Non

scambio un soldato semplice con un generale”. Ci fa capire fino a che punto Stalin fosse disposto a spendere il popolo,

inclusi gli affetti più cari, per questa battaglia. Mentre i tedeschi cominciano a percepire il disastro in cui si sono

volontariamente cacciati, iniziano i primi tentativi discreti e segreti di apertura diplomatica per cercae una via d'uscita ad

una guerra che sta pendendo una piega avversa. Ritorna il canale diplomatico vaticano. L'ambasciatore diplomatico

presso la SS, Von Vaiseker, comincia a dimostrare che da parte tedesca ci sarebbe un interesse ad una soluzione di

compromesso, un armistizio. Ma fin da questa fase, da parte anglo-americana, si fa presente un principio solenne che

determinerà la fase finale della guerra. Il principio della resa incondizionata. Da parte tedesca non si accetta nessuna

negoziazione, i tedeschi devono semplicemente arrendersi. Questi contatti diplomatici intrapresi dai tedeschi, avvengono

all'insaputa di Hitler che aveva già deciso che o avrebbe vinto la guerra, o avrebbe ridotto la GER in genere. Sono i

diplomatici che cominciano a dissociarsi, a cercare di prendere le distanze da Hitler. Lo stesso avviene presso

l'ambasciata tedesca di Ankara, dove al tempo l'ambasciatore tedesco era Von Papen che aveva avuto anche incarichi di

governo in GER, contatta quello che era il nunzio apostolico, monsignor Giovanni Roncalli, che poi sarebbe divenuto

molti anni dopo Papa Giovanni. Ci sono queste prime manifestazioni che non sono altro che le prime percezioni che la

GER inizia a percepire che la guerra le sta sfuggendo di mano. Quello che sta per accadere va ben oltre le più fosche

previsioni, perchè sciolto il nodo di Stalingrado, l'enorme massa umana sovietica è pronta a riversarsi nello spazio

compreso tra l'estrema area occidentale di confine tra l'US e l'UE centrale. Come una massa d'urto inarrestabile l'Armata

Rossa comincia a spingersi verso l'interno e travolge ogni forma di resistenza. Questa marcia si esaurirà solo con la

presa di Berlino sul finire della guerra. In questa fae il nuvo ordine che Hitler ha imposto all'UE si disgrega totalmente.

Uno ad uno questi Paesi, alcuni erano ex satelliti della GER come l'Ungheria, la Romania, vengono liberati dall'AR.

Liberati è un termine improprio. L'AR non se ne sarebbe più andata da queste aree occupate, se non alla fine della GF.

Succede una cosa strana, ma che non era una novità storica, quella che Stalin dichiara ad un politico jugoslavo con cui

in questa fase ha delle conversazioni. Si chiamava Milovan Gilas ed era un personaggio molto importante nel

costituendo sistema comunista jugoslavo. Stalin, descrivendo ciò che l'AR stava facendo in UE centro-orientale, dice:

“Questa guerra (II GM) è diversa dalle altre, perchè chi occupa un territorio vi impone anche il proprio sistema politico,

sociale ed econommico”. Hitler quando entrava in un Paese lo saccheggiava, devastava, perseguiva le comunità che

riteneva inferiori dal punto di vista razziale, Stalin si accontenta di imporre il sistema politico sovietico, ovvero la

comunistizzazione di queste aree. È la realizzazione del concetto della sicurezza. Fin dal primo dopoguerra l'URSS non

si sente sicura se, tra sé e le potenze capitalistiche dell'UE occidentale, non riesce ad inserire un serie di Stati cuscinetto

che devono avere lo stesso modello politico, economico e sociale dell'US. Non devono essere economie di mercato

perchè altrimenti srebbero alleati della GB, FR e GER. Nella misura in cui sono Paesi comunisti sno controllabili dall'US.

Questa logica brutale della forza dell'occupazione conosce due eccezioni nei Balcani: l'Albania e la JU. In questi 2 Paesi

c'è un movimento combattente comunista che porta avanti la lotta di liberazione dalla dominazione nazista. Mentre gli

altri Paesi: Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, non vi era una tradizione comunista ad accogliere l'AR come

liberatrice, e viene subita, in AL e JU c'è una forza comunista autonoma che sta combattendo con successo per

eliminare i tedeschi. Questo è particolarmente evidente in JU. Il movimento comunista si articola attorno alla figura di

Josip Broz Tito che era un croato che prenderà il nome di battaglia di Tito e che sarà il fondatore della JU post bellica

comunista. Tito non ha bisogno dell'AR per cacciare i tedeschi, ma ci riesce da se. In questa fase la potenza che sta

cercando di seguire da vicino quello che sta accadendo in JU perchè ha interesse nei Balcani è la GB di Churchill.

Churchill inizialmente si appoggia agli uomini che fanno capo al serbo Mihailovic il quale combatte la sua guerra contro

gli invasori tedeschi e non vuol sapere di allearsi a Tito comunista. Quando Churchill si rende conto che Mihailovic non è

affidabile in prospettiva futura in quanto è sospettato anche di forme di collaborazionismo coi nazisti. Prima di combatterli

è stato vicino ai nazisti, decide di spostarsi su Tito. La politica estera britannica vede in Tito il cavallo sul quale correre

per il futuro della JU. Tito, molto scaltro, fa un accordo, Tito-Subasic (rappresentante delle forze tradizionaliste filo-

monarchiche jugoslave). Accordo voluto da Churchill con il quale Tito fa capire che, per il futuro, è disposto a rispettare il

vecchio sistema di potere jugoslavo e quindi disposto ad accettare il perpetuarsi di una qualche influenza inglese sulla

Jugoslavia. Gli inglesi sono lieti di scaricare Mihailovic e di appoggiarsi su Tito. M verrà catturato da T e fucilato.

Qualcosa del genere accade anche nella piccola AL, dove le forze comuniste vengono guidate da Enver Hoxha, che poi

sarà il leader della futura AL. Il fatto che questi 2 Paesi non abbiano sostanzialmente bisogno dell'intervento dell'AR, fa si

che alla fine della guerra possono vantare una pretesa autonomia, che non solo significa autonomia da Mosca, ma

anche indipendenza dal partito comunista sovietico. Il comunismo sovietico e albanese sono roba diversa dal

comunismo sovietico. Tito e Hoxha difenderanno scrupolosamente la loro autonomia da Stalin. Nonostante questi

sviluppi la guerra non è ancora finita e il problema è quello di arrivare alla resa incondizionata di Hitler. non era facile

enon si poteva pensare che bastassero queste difficoltà ad indurlo alla resa. È la fase in cui Stalin comincia ad essere

cosiderato da inglesi e americani come un possibile nuovo alleato. È quello che succede perchè l'evento che in qualche

modo stabilisce il nuovo fronte di alleati che va da Washington fino a Mosca, passando per Londra, è la cosiddetta

Dichiarazione delle Nazioni Unite. Siamo agli inizi del gennaio del 1942. Cos'è? Siamo portati a pensare che siano le NU

come oggi le conosciamo. Non è cosi. La DdNU è una dichiarazione sottoscritta da un vasto numero di Paesi (i più

importanti sono gli USA, GB e URSS) in cui si ribadiscono i principi della Carta Atlantica, si riesce a strappare a Stalin

l'impegno a introdurre la libertà religiosa. Ma quello che è più importante è che i firmatari di questa dichiarazione

assumono il solenne impegno a non terminare la guerra fino alla incondizionata sconfitta della GER. È vero che da

questo nucleo di paesi prenderà corpo l'ONU alla fine della guerra, ma in questo mometo ciò che è importante che sono

solo i Paesi che si impegnano a sconfiggere Hitler. Una delle conseguenza è la nascita dello Stato Maggiore dei paesi

alleati guidati dagli USA. Questi sono cosi generosi che cominciano a far affluire molti aiuti anche a Mosca. Qual è il

grosso tema di cui si dibatte tra americani, inglesi e sovietici? È l'apertura di un secondo fronte. Se non si apre un

secondo fronte, se gli americani non sbarcano in UE sarà difficile indurre Hitler a riconoscersi come sconfitto e portare

alla fine la guerra. Qui non è facile mettere d'accordo questi Paesi. Gli americani sanno che uno sbarco in UE non è

operazione semplicissima e che avrà bisogno di tempo per essere pianificata. W. Churchill vuole lo sbarco, ma vuole lo

sbarco delle forze alleate anglo-americane in AF, perchè deve consolidare la posizione britannica nelle colonie. Poi si

aprirà un secondo fronte in UE che C, molto astutamente, lo vorrebbe in prossimità della pensiola balcanica. Perchè?

Perchè ha già capito che da est, l'avanzata dell'AR si pone come la nuova minaccia per il futuro dell'UE. A C non piace

questa comunistizzazione forzata di mezza UE. Sbarchiamo nei Balcani cosi si mette l'alto la all'AR. Stalin è quello che

maggiormente preme per una rapida apertura del secondo fronte perchè ha ancora il nemico alle porte. C'è ancora la

minaccia tedesca anche se si sta affievolendo. Stalin vorrebbe che il secondo fronte venisse aperto, quanto più

possibile, sul versante occidentale. In modo da prendere i tedeschi tra due fuochi: da est avanza l'AR, ad ovest gli

americani. Ad esempio in FR. Questa dicussione si protrarrà a lungo e rischierà di arrivare alla rottura dei rapporti tra

questi grandi alleati. Stalin sarà insoddisfatto delle lungaggini che dovrà subire per l'apertura del secondo fronte. Da

parte sua Churchill porrà varie condizioni. Ci sarà quindi un clima di sospetto. Quando, a seguito di decisioni sofferte, si

arriva allo sbarco in AF e quindi si viene incontro alle richieste inglesi, è un segno evidente che ci si sta avvicinando al

successivo sbarco in UE. Lo sbarco in N AF è reso possibile dalla sconfitta delle forze italo-tedesche a seguito della

battaglia di El Alamein. Quindi, sul finire del 1942, gli americani possono sbarcare. C'è stato un accordo con la FR che fa

capo alle forze della resistenza. Un accordo in base al quale i francesi hanno lasciato il comando di queste operazioni di

sbarco agli americani che, a loro volta, si somo impegnati ad acconsentire che la FR si tenesse le proprie colonie una

volta finita la guerra. Lo sbarco in N AF consente un primo importante incontro, nel 1943 a Casablanca, tra R e C. è

importante perchè sancisce il principio della resa incondizionata da imporre a GER, IT e GIAPPO. In questa circostanza

si stabilisce anche che sarà la GB ad esercitare una certa influenza sull'IT nella fase di gestione tra la fine della guerra e

la rinascita di un'IT post- fascista e democratica. Il principio della resa incondizionata viene criticato dalla SS perchè si

ritiene che, in qualche modo, rimandi in la nel tempo la fine della guerra. Ma su questo punto c'è assoluta fermezza da

parte degli anglo-americani. In effetti la caduta del fascismo in IT è ormai prossima. Si consuma il 20 luglio del 1943, ma

nel frattempo il 10 luglio gli alleati erano sbarcati in Sicilia. Secondo la volontà èdi Churchill inizia la risalita dal N AF

verso il continente europeo. L'idea di C è che liberando l'Italia, si possa poi arrivare fino all'AU e a porre un cuneo tra la

GER e l'avanzata dell'AR da est. Questa operazione non riuscirà. Nonostante la contrarietà di Churchill, Roosvelt

preferirà concentrare le forze americane sui preparativi dello sbarco in Normandia. La liberazione della FR sarà

prioritaria rispetto a quella dell'IT. L'idea di Churchill di porre un'argine all'avanzata dell'AR verso il cuore dell'UE verrà

abbandonata per la decisione degli americani. In questa fase si susseguono vari incontri tra questi leader. Nel 1943 si ha

un successivo incontro a quello di Casablanca, al Cairo (protagonisti sempre R e C). Si decide che la stessa

determinazione nello sconfiggere la GER, deve essere usata per sconfiggere nell'estremo est asiatico il Giappone per

arrivare alla definitiva liberazione della Cina. Arriviamo al terzo incontro, quello di Theran, che è anche la rpima

circostanza in cui Stalin è presente. Non amava lasciare l'URSS soprattutto mentre la guerra era in corso. Si incontrano

a Theran, perchè l'Iran è al centro di una disputa di interessi geostrategici, già legati alle risorse petrolifere che però

contrppone questi Paesi che ora sono alleati. A Theran viene ribadita la necessità di aprire un secondo fronte e sciolta la

riserva in favore dell'apertura di questo fronte in FR; e si parla della necessità di arrivare all'occupazione e allo

smembramento della GER. Sull'occupazione sono tutti d'accordo. Se non si occupa, sarà difficle convincere Hitler alla

resa. Sullo smembramento il realista Stain, si dimostra perplesso. Pensa che questo sia il modo migliore per riaccendere

il nazionalismo dei tedeschi. Pensa che possa bastare l'occupazione. Avrebbero avuto poi modo di parlarne a

confrontarsi più avanti e attentamente. Il fascismo è un regime anomalo dall'atto di nascita sino al suo certificato di

morte. Il 25 luglio 1943 Musso accetta di essere messo in discussione dai suoi stessi gerarchi. Si riunisce il Gran

Consiglio del fascismo, che era l'organo supremo che si riuniva in casi eccezionali, per una richiesta presentata da Dino

Grandi (ex ambasciatore a Londra, ex ministro degli esteri e fascista sui generis). Grandi reca una mozione che prevede

il ritorno del comando delle forze armate italiane sotto il re. Togliere il comando a Musso e ridarlo a quello che, secondo

lo Statuto Albertino, era il legittimo titolare, ovvero Sua Maestà. Questo perchè la guerra stava andando in maniera

catastrofica. Ma il problema non era ovviamente solo questo. In discussione era tutto il regime fascista (leadership di

Musso, guerra). Grandi nelle sue memorie ci dice di essersi recato alla seduta del Gran Consiglio tenendo due bombe a

mano in tasca, perchè non si sa mai. Qualora Musso avesse deciso di non procedere alla discussione della sua

proposta, si riprometteva di sacrificarsi e di eliminare tutte le alte sfere del partito fascista. Non ci fu bisongno di tirar fuori

le bombe a mano perchè Musso avvilito, indebolito e ormai consapevole della catastrofe in cui l'IT si era cacciata,

accetta che la proposta di Grandi venga messa ai voti e passa. Musso esce dalla seduta che non ha più il controllo delle

forze armate ed è stato sfiduciato dai suoi stessi uomini. Al termine di questa seduta lo attende un'ambulanza che non

ha a bordo infermieri, ma carabinieri mandati da Sua Maestà con il pretesto di sottrarre Musso ad eventuali rappresaglie

e di porlo al sicuro. Musso viene portato al cospetto del re, VE III, il quale gli comunica di togliergli l'incarico di governo e

Musso viene destituito e trasferito come prigioniero presso Campo Imperatore. Località dove poi un intervento delle SS

inviate da Hitler lo libererà per portarlo in GER. Tutto questo sconvolgimento avviene mentre gli alleati sono già sbarcati

in Sicilia e si apprestano a sbarcare in altra parte del territorio. Non si sa che cosa farà l'IT. Ci sono orientamenti

divergenti. Le forze dela Corona che si sono improvvisamente rianimate dopo il lungo letargo alla fine del quale il re si

reimpossessa delle sue prerogative, e pensa che basti questo colpo i spugna per cancellare le sue responsabilità come

capo delle istituzioni che comunque ha acconsentito a 20 anni di regime fascista. Il re cnferisce l'incarico di formare un

nuovo governo a Pietro Badoglio, maresciallo d'IT, in assoluta continuità ai vertici delle forze armate. È come se lo Stato

e le istituzioni facenti capo alla monarchia, si scrollassero dalle spalle il fascismo. Un po' facile come escamotage per

eludere le proprie responsabilità. L'obiettivo perseguito dalle forze conservatricei, filo-monarchiche che ruotano intorno

alla figura del re, è quello di cambiare alleati. Non uscire dalla guerra, ma passare a fianco degli inglesi e degli

americani. Si pensa che cosi l'IT cancellerà il fatto di essere stata alleata della GER e di aver contribuito, engli anni 30, a

quelle escalations che poi sono sfociate nella guerra. Ci sono poi i gerarchi fascisti, inclusi quelli che hanno defenestrato

Musso, incluso Galeazzo Ciano suo genero che non è più M. degli Esteri. Lui e altri ritengono che l'IT debba

semplicemente uscire dalla guerra: non ce n'è per nessuno, non ci sono più mezzi. Deve uscire e provare a salvare quel

che si può del regime fascista riproponendolo con altre personalità che non sia quella, ormai bruciata, di Musso. Il

problema è che ci sono anche le pressione di quelli che dovrebbero essere i nuovi alleati: la GB e gli USA. Questi

insistono che l'IT si deve liberare di Musso (fatto), deve dichiarare guerra alla GER (complicato da fare) e poi avrebbero

deciso che cosa avrebbero potuto fare nei confronti italiani. È una situazione drammtica perchè l'IT perde qualsiasi

credibilità sia agli occhi dei vecchi alleati tedeschi sia a quelli dei nuovi possibili e futuri alleati anglo-americani. Si forma

il nuovo governo presieduto da Badoglio che inizia subito doppie trattative: deve rassicurare i tedeschi (continuiamo la

guerra al vostro fianco, ma i tedeschi non ne sono persuasi) e allo stesso tempo, ancor più segretamente, cominciare a

negoziare con gli anglo-americani. Questa negoziazione arriva al culmine con la stipula dell'armistizio breve che viene

sottoscritto il 3 settembre 1943 a Cassibile (località siciliana). I rappresentanti anglo-americani, i generali Strong e

Bedersmith, stipulano, con il rappresentante italiano, il generale Castellano, che nel dubbio si presenta in borghese per

non correre il rischio di essere considerato come un nemico in quanto ufficiale dell'esercito italiano. Castellano ha il

semplice compito di mettere la sua firma. Non c'è negoziato o trattativa. Si chiama breve perchè stabilisce la resa

incondizionata dell'IT. Ovviamente Castellano deve dire che l'IT aspira a diventare loro alleata e a combattere la guerra

contro i tedeschi, ma per farlo l'IT ha bisogno dell'aiuto materiale di queste potenze. Inizia quindi tutta una lunga e

complessa trattativa in cui si stabilisce che questo armistizio, che viene inizialmente tenuto segreto, verrà annunciato

non appena una divisione aerotrasportata americana sarà sbarcata in prosimità di Roma per garantire l'incolumità della

capitale, perchè si temeva l'invasione tedesca. Per mandare questa divisione a Roma, gli americani pretendono che

Badoglio faccia il minimo sindacale, ovvero che garantisca la libera accessibilità degli aeroporti e che abbia il pieno

controllo militare di Roma. Questo Badoglio non lo farà (come a Caporetto non aveva fatto quello che Cadorna gli aveva

detto di fare). Badoglio è sfortunato perchè nei 2 momenti tragici dell'IT del 900 c'è sempre di mezzo e mai in modo

positivo. Succede che ad un certo punto Roosvelt decide di rompere gli indugi e l'armistizio viene annunciato dagli stessi

americani e questo è più che sufficiente per legittimare la calata dei tedeschi in IT. Il re e Badoglio fuggiranno da Roma

rifugiandosi al Sud, dove nascerà la King's Italy, ovvero l'Italietta del re (parte dello stivale non occupata dalle forze

tedesche). In una situazione di sfacelo, l'ultimo ordine dato alle forze militari italiane è quello di non entrare in ostilità coi

tedeschi se non per legittima difesa. Il si salvi chi può che, a salvare il Paese, la popolazione, non ci pensa nessuno.

Non c'è nulla che possa essere salvato. In questo disastro si arriva alla stipula dell'armistizio lungo che è quello che

illude l'IT di rimettersi in piedi. Con questo armistizio l'IT ottiene lo status di Paese cobelligerante, l'IT ambiva ad essere

ammessa nel novero delle NU. no. L'IT si deve accontentare dello status di Paese cobelligerante, che sarà impegnato in

operazioni minori contro la GER, in particolar modo mettendo a disposizione ciò che restava della propria flotta ( in gran

parte affondata nel Mediterraneo). Maldestro, goffo e penoso tentativo delle nostre massime istituzioni di rifarsi una

credibilità nonostante, fino a poco prima, fossimo stati alleati dei tedeschi. Arriva la dichiarazione di guerra alla GER che,

per altro i tedeschi respingono al mittente in quanto non la considerano nemmeno seria, anche perchè i tedeschi si sono

cautelati occupando tutta la parte nord centrale d'IT e arriva la dichiarazione al Giappone. Questa fa ancor più ridere, è

del tutto velleitaria, ma serviva a far vedere agli alleati tutto l'impegno con cui l'IT voleva recitare il nuovo ruolo di Paese

impegnato contro la GER e gli altri nemici. C'è la rinascita di una certa attività diplomatica italiana. L'armistizio lungo ha

sancito che l'IT non deve esercitare più la funzione di rappresentanza diplomatica. Le nostre ambasciate devono

rimanere silenti e ci pensano i nostri nuovi alleati a fare queste attività. L'IT era finita sotto tutela. Con un colpo molto

astuto, il segretario generale del ministro degli esteri, carica che viene ripristinata alla caduta del fascismo, Renato

Brunas ottiene, nel marzo del 1944 il riconoscimento del regno d'IT, la King's Italy che si è costituita al Sud da parte

dell'US. È un grande colpo che serve ad alleggerire l'altissima pressione anglo-americana sull'IT.l' IT non ci sta a

prendere ordini dai nuovi alleati e dimostra un minimo di attività diplomatica. Cosa vuol dire il riconoscimento ufficiale da

parte dell'URSS dell'IT badogliana? Vuol dire Palmiro Togliatti, leader del partito comunista italiano in clandestinità, può

lasciare Mosca e tornare in IT. In IT riconosce come legittimo il governo guidato da Badoglio e si dimostra disposto a

entrarvi come rappresentante dei comunisti italiani. È la svolta di Salerno, marzo 1944. L'apertura dei comunisti al

governo di Badoglio e della Corona ed è il presupposto per la costituzione di un primo governo post fascista. Un governo

post fascista è tale se sono rappresentati tutti i partiti italiani, anche quelli ridotti in clandestinità da Musso.

Riconoscimento sovietico del RdI, rientro di Togliatti e svolta di Salerno. Avviene tutto nel marzo del 1944, ed è la

premessa per la rinascita dell'IT.

6/11/2017 (SEMINARIO)

Evoluzione storica del sistema consolare americano, in particolar modo applicato al caso italiano. Il sistema di selezione

degli ambasciatori diplomatici americano è profondamente diverso da quello italiano, perchè si è nominati per scelta del

Presidente. Gli ambasciatori delle varie sedi sono uomini di fiducia dei presidenti → SPOIL SYSTEM: Sistema non

carrieristico, non sono quasi mai diplomatici di carriera, ma sono uomini che hanno contratto rapporti personali col

Presidente. Generalmente sono stati promotori o grandi finanziatori delle campagne elettorali. Lewis Eisenberg ha avuto

compiti nel settore repubblicano di aspetto finanziario (Tesoriere) ed è stato uno dei finanziatori della campagna che ha

portato Trump alla CB e poi è stato gratificato con la nomina di ambasciatore. Storia dell'evoluzione del sistema

consolare diplomatico in IT. Profesionalizzazione del corpo consolare e diplomatico americano e caso specifico italiano.

Nella storia dell'800 gli USA non avevano particolari interessi all'estero, ma erano maggiormente interessati a ciò che

accadeva all'interno. Erano una Paese molto giovane, la loro indipendenza risale al 1776. Il primo presidente, G.

Washington diceva nel suo discorso di addio che gli USA non dovevano occuparsi delle vicende europee, ma rimanere

estranei. Anche la fondazione delle prime colone americane erano il risultato di alcune persone un po' in esilio dall'UE. I

coloniali del Massachusset erano profughi religiosi dai conflitti in UE. Erano protestanti che non andavano d'accordo con

la Chiesa anglicana in ING. Washington ribadisce di non interessarsi all'UE e, gli USA, crescendo come una giovane

nazione, hanno avuto la fortuna di godere della protezione britannica. La marina britannica controllava i mari. Gli USA

non disponevano di un grande esercito professionale e nemmeno di un corpo diplomatico professionale. La diplomazia

era un'opzione, non una carriera. Spesso dopo la carriera universitaria, giovani americani benestanti potevano

permettersi di fare un anno all'estero e studiare in UE. Questi godevano di mezzi finanziari indipendenti avevano studiato

nelle più prestigiose università. Inizio 900.

I PADRI FONDATORI DELL'US FOREIGN SERVICE: Joseph Grew 1880-1965, Wiliam Phillips

Grew era uno dei padri fondatori del servizio degli esteri americano. Era di Boston. I genitori avevano una grande fortuna

personale. Fino al 1913 non esistevano tasse sul reddito. Lui dopo essersi laureato ha viaggiato all'estero e ha accettato

una posizione di lavoro non pagato. Come Phillips. Hanno seguito lo stesso percorso. Avevano studiato ad un collegio

privato nel Massachusset. Questi giovani andavano in UE e adottavano i modi di fare europei. Gli USA non avendo un

corpo professionale diplomatico non avevano tradizioni diplomatiche. Gli americani che andavano all'estero dovevano

adeguarsi alle tradizioni europee. In IT c'era la corte del re VE III o Umberto I. I giovani diplomatici non erano ben visti

dal popolo americano perchè avevano un modo di fare aristocratico e spesso la stampa popolare americana li prendeva

in giro dicendo che erano falsi aristocratici che non rappresentavano l'interesse nazionale. I diplomatici di carriera si

considerano quelli che tutelano al meglio, più di tutte le altre parti del governo, l'interesse nazionale. Solo secondo la loro

ottica, un diplomatico di carriera che non ha influenze politiche può stabilire cos'è l'interesse nazionale e capire come

relazionarsi coi diplomatici di un altro Paese. Per entrare in questi meccanismi bisognava appartenere alle più importanti

famiglie, era quasi un club. Si chiamavano i Was (anglosassoni bianchi protestanti provenienti o da GB o GER). Il motivo

per cui questi giovani andavano nei collegi era perchè i genitori non volevano mandarli nelle scuole pubbliche dove

avrebbero conosciuto i migranti irlandesi, italiani, portoghesi... avevano dall'inizio questa mentalità del club privato che

continuava poi nella loro istruzione.

IL SERVIZIO DIPLOMATICO: Era una estensione di questo modo di vivere. I diplomatici non apprezzavano i

cambiamenti sociali perchè potevano mettere in discussione il sistema da cui traevano i loro vantaggi. Per questo motivo

la rivoluzione russa era considerata un obrobrio. Da quel momento in poi i diplomatici di carriera vedevano il mondo

diviso in due parti. Quello comunista e quello capitalista. Importava non essere comunista. Il motivo per cui i diplomatici

vedevano di buon occhio anche regimi totalitari (non comunisti) è che pensavano che questi regimi potessero

fronteggiare il comunismo. Era un modo per ostacolarne la diffusione.

• Relazioni bilaterali: La mansione principale dei diplomatici di carriera è quella di mantenere buoni rapporti con

le nazioni a cui sono accreditati, anche se le due nazioni non sono in buoni rapporti tra loro. Anche quando c'è

la completa rottura delle relazioni internazionali (dichiarazione di guerra). Devono guardare a dopo la guerra, a

come ricucire le relazioni fra i 2 Paesi. Come ad esempio accadde tra IT e USA nel 1941. I diplomatici di

carriera americani e italiani erano anche amici. Conoscevano bene i propri interlocutori. I diplomatici italiani

avevano anche lavorato a Washington, NY o altre città. Almeno una decina di essi avevano mogli americane.

Per andare negli USA, agli inizi del 900, per un diplomatico italiano era una grande opportunità. Nella società

americana c'erano famiglie molto ricche e sposarsi con una donna di queste famiglie significava anche

ereditare una parte di questa fortuna. Spesso i diplomatici italiani erano proprietari terrieri e avevano bisogno di

un investimento dall'estero. Spesso i diplomatici vengono incaricati dal governo di mandare anche messaggi

difficili agli altri governi.

• Rappresentanza sociale-conoscenze notabili: Molto importante all'inizio del 900. spesso questo prendeva la

forma di un cocktail party. I diplomatici si incontravano e parlavano più come amici.

• Reporting: Funzione più importante, ovvero scrivere i report su quello che sta accadendo nel Paese ospite

(economico, culturale, politico..). Bisogna essere ottimi scrittori per indicare ciò che sta accadendo.

Il sistema diplomatico era una rete in cui ogni ambasciata aveva 5 ca diplomatici di carriera, spesso non lo erano

neppure. Questo era principalmente vero per le grandi nazioni europee ( FR, GB, IT e GER). Roma era prestigiosa come

sede per la sua storia millenaria. Andare a Roma era prestigioso ma costoso. I diplomatici di carriera, come il

funzionario, non disponevano d mezzi propri per finanziare il funzionamento di un'ambasciata. Spesso in ING un

ambasciatore americano spendevano 100 mila dollari per la rappresentanza sociale. Era anche un modo per farsi

vedere. Spesso un lavoro era anche il risultato dello spoil system. Quelli che finanziano le campagne vengono poi

nominati dal Presidente come riconoscimento per il supporto. Alla fine dell'800, diversamente da oggi, anche i consoli

venivano nominati direttamente dal presidente.

IL SERVIZIO CONSOLARE: Esempio: un consle nel 1890 avendo perso un'elezione come candidato repubblicano

sarebbe stato premiato con un consolato da gestire all'estero e avrebbe anche potuto recuperare i fondi. Nel sistema

americano fino al 1924 il servizio diplomatico era distinto da quello consolare. Quello consolare si occupava

maggiormente della tutela degli interessi dei connazionali e anche di attrarre investimenti nel Paese ospite. A Napoli

negli anni 20, il regime fascista cercava di attraarre investimenti americani. Il conosle americano di Napoli ha portato

tante aziende americane a Napoli.

• Spedizioni marittime

• Promozione di commercio: ricchezza della nazione. Il libero scambio delle merci porta alla pace. Supportare le

aziende della nazione di appartenenza.

• Servizi a connazionali: passaporti, reati...

• Visti-imbarcazioni: molto importante all'inizio del 900. i consoliconcedevano i visti ai cittadini stranieri. Dal 1880

fino al 1920 ogni anno dall'IT partivano circa 200 mila persone per andare negli USA e molte volte andavano a

NY. Il consolato di Napoli e quello americano davano più di 700 visti al giorno. Questo ha stabilito la

popolazione italo-americana in USA.

• Reporting economico e politico: come i diplomatici di carriera. All'inizio del 900 c'è la divisione tra i due sistemi.

“ROGERS ACT” DEL 1924: i due sistemi vengono agglomerati con il Rogers act (provvedimento legislativo).

• La nascita del Foreign Service of the United States: sistema analogo a quello europeo. Anche in UE i servizi

non sono più separati. Spesso i consoli non andavano nemmeno all'università. Dovevano conoscere bene la

storia, l'economia e il diritto internazionale, ma non dovevano per forza andare all'università.

• Fusione dei 2 servizi: non era ben vista dai diplomatici, perchè era come se, da fuori, qualcuno stesse cercando

di entrare nel loro club privato. Anche i diplomatici venivano pagati poco. Era molto prestigioso far vedere che

non si era pagati dal governo (come se non ne avessero bisogno). Non volevano un aumento dello stipendio

perchè nuove persone sarebbero, in questo modo, potute entrare nel club. A Roma c'è un documento d'archivio

che suggerisce al capo del personale del ministero degli esteri di non mandare persone che non possedevano

mezzi propri, perchè il lavoro diplomatico a Roma era troppo costoso. Oggi ci sono i funzionari di carriera che

cominciano a lavorare a 22 anni, dopo aver concluso l'università, ma non vengono più da situazioni privilegiate.

AARON HOMER BYINGTON: Esempio di vecchio modello di console. Nomina politica. Serviva il partito repubblicano da

40 anni, fautore di Lincoln. Quando viene mandato a Napoli ha 71 anni. Non parlava bene l'italiano, non era mai stato

all'estero, e i suoi figli non capivano perchè andasse a Napoli in quella situazione. Ma aveva bisogno di fondi che aveva

perso anche nella gestion del suo giornale (Norwalk Gazet). Non era un uomo ricco, ma era ben connesso a livello

politico anche perchè aveva lavorato come reporter a Washington. Conosceva quasi tutti i deputati e senatori del

governo. Aveva persone che chiedevano al presidente di dargli un consolato. Per caso decise di portare suo nipote con

se a Napoli che aveva 18 anni.

• 1826-1910

• Giornalista e deputato del Connecticut

• Console a Napoli: 1897-1907

HOMER M. BYINGTON: 1879-1966: non è una figura di primo piano nella storia americana. Un console non è quasi mai

una persona famosa, ma semplicemente una persona che lavora per il Governo americano. Riesce a diventare il capo

del personale del servizio degli esteri americano. Ha ancora il record per aver lavorato per più anni in questo ambito. Da

giovane, a 18 anni, lavora a Napoli e diventa amico degli uomini d'affari napoletani (aristocrazia napolatena). Comincia a

parlare bene italiano e francese nel giro di pochi anni. Nel 1920 torna a Napoli per un periodo di 9 anni. Era importante

Napoli perchè era il punto di imbarcazione americano e c'era bisogno di una persona importante capace di gestire al

meglio il consolato americano. Era anche abbastanza ben connesso politicamente. Era stato assistente di un senatore

che poi sarebbe diventato segretario di stato. A Napoli negli anni 20 abita nella zona di Posillipo. Anche oggi c'è una

casa della Presidenza della Repubblica. Aveva avuto modo di conoscere la grande aristocrazia napoletana. Per i consoli

non era tutto lavoro. Essendo lui supervisore generale dei consoli, era anche responsabile di tutti i consoli americani in

IT. Era un ruolo assegnato al consolato di Napoli. Tutte le grandi città italiane avevano rappresentanza consolare (oggi

no), perchè non era cosi facile comunicare come lo è oggi.

HOMER M. BYINGTON JR: Nome importante.

• Nato nel 1908 a Napoli: di genitori americani. Come il padre entra nel servizio diplomatico-consolare. Si sapeva

in anticipo che certi candidati sarebbero stati accettati (il padre era il capo del personale per il servizio degli

esteri). Comincia una carriera privilegiata. Il padre lo manda a Napoli dove vi lavora per circa 6 anni.

• Vice console a Napoli 1933-1939: fa lavoro consolare di gestione degli americani. Lavorava anche con le

spedizioni marittime. Nel tempo libero stabiliva rapporti con la più importante aristocrazia napoletana.

Conosceva il principe Umberto (ultimo re d'IT). Si vedevano spesso e segretamente. La Maria Jose era

antifascista. Nel maggio del 1938 Hitler visita l'IT e va a Napoli quando c'è una grande parata militare della

marina italiana nel Golfo di Napoli. Questo spaventa gli aristocratici napoletani, perchè hanno rapporti con

nazioni con le quali l'IT sarebbe potuta entrare in guerra. Quindi nel luglio del 1938 B si vede frequentemente

con i più grandi aristocratici napoletani. Secondo fonti d'archivio britanniche la MJ stava cercando di fare una

manovra politica per far decadere il governo mussoliniano ed instaurare un regime militare temporaneo per

portare l'IT in buoni rapporti con FR e ING. In questo momento Hitler stava facendo pressioni sulla

Cecoslovacchia e MJ non voleva che l'IT entrasse a fianco della GER. Nel caso H avesse invaso la

Cecoslovacchia, la MJ avrebbe voluto che l'IT si schierasse a fianco della Cecoslovacchia. La MJ temeva per il

futuro del Belgio, sua nazione di origine. In caso di guerra era molto probabile che questo venisse coinvolto.

Sarebbe diventato il massimo esperto del servizio americano in IT. Un fatto straordinario è che ha passato 22

anni del suo servizio in IT. Nessun funzionario ha mai passato cosi tanto tempo nello stesso Paese. Parlava

bene italiano e aveva rapporti col governo e l'aristocrazia.

• Consigliere a Caserta 1945-1946: alla fine della II GM occupa una posizione importante. Caserta era la sede

generale del quartiere alleato alla fine della guerra. In questo modo cerca di avere un approccio amichevole

verso il futuro dell'IT. L'IT aveva fatto la co-belligeranza durante la guerra. Byington è il tramite fra l'esercito

americano presente in IT e Roma. In questo periodo in IT c'è un clima rivoluzionario e la situazione sembra

sconfinare in una guerra civile. B cerca di aiutare l'IT a raggiungere una soluzione pacifica e di tenere l'IT in

quello che sarebbe diventata la NATO. B vede il mondo diviso in 2 parti, come molti diplomatici della

generazione precedente, vedeva il mondo diviso nella sera sovitica e in quella occidentale. Voleva in tutti i

modi, come il governo americano e il governo De Gasperi che sarebbe sorto in IT, la rinascita di un'IT

democratica. C'è èanche il Piano Marshall, ovvero un piano per ricostruire l'ordine europeo.

• Consigliere a Roma 1947-1950: diventa il vice dell'ambasciatore Dann, il quale dal 1947 al 1952 ha fatto si che

l'economia italiana ripartisse. Svolse un ruolo molto importante nelle elezioni politiche dell'aprile del 1948.

andava a fare molti discorsi con i politici democristiani. Questo era l'approccio economico dei sussidi, mentre il

P. Marshall prevedeva il trasferimento di macchinari che avrebbero dovuto incrementare la produzione post

bellica. Mentr B è a Roma, tutti i documenti più importanti passavano da lui. L'ambasciatore aveva un ruolo più

pubblico. B gestiva i rapporti con gli interlocutori italiani. In questo periodo la vita di un diplomatico era anche

divertente, c'era da intrattenere funzionari italiani. Uno degli ospiti di Byington era De Gasperi, Andreotti,

Saragat. In questi anni in IT è famoso il reparto celere dei carabinieri di Mario Scelba. Era l'organo che teneva

l'ordine in IT e B era in buoni rapporti con Scelba. Durante la GF l'IT viene considerata il perno del blocco

occidentale, nel senso che era imperdibile. Dopo la guerra la > parte delle nazioni a est dell'IT sono cadute

sotto la cortina di ferro (Romania, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia). L'evento più importante fu il colpo di

mano comunista in Cecoslovacchia. In IT questo ebbe un effetto molto importante. Molti pensavano che

avrebbe vinto il Fronte Popolare. Dietro le quinte c'è anche uno sforzo del governo americano di aiutare la DC a

vincere le elezioni. Dall'atra parte invece l'US finanziava il partito comunista e socialista di Nenni. In questo ci

sono finanziamenti, idea di ricostruire il Paese anche attraverso gli aiuti del piano Marshall. B è anche molto

amico dei grandi proprietari terrieri del sud. Nel 1950 venne varata la riforma agraria. B scriveva report al

governo americano per cercare di evitare che il governo italiano varasse questa riforma. Spesso i grandi

proprietari italiani facevano lobbying. Andavano all'ambasciata e cercavano i favoritismi dei diplomatici nel

tentativo di ostacolare la riforma agraria. Ci sono interlocutori che non sono nel governo, ma che hanno

comunque accesso ai funzionari dell'attività diplomatica.

• Capo ufficio questioni europee occidentali 1950-1953 a Washington

In questo periodo c'era un funzionario italiano, Enrico Guascone Belcredi, che lavorava a Detroit, il centro finanziario

automobilistico degli USA. Aveva modo di andare alla Ford e chiedere per l'IT spedizioni mirate per le necessità italiane.

C'è anche la possibilità per persone fuori dal sistema per entrare in contatto col personale diplomatico. Per esempio i

rapporti fra IT e USA oggi è molto mirato alla lotta al terrorismo. B (nato nel 1908) torna a Napoli nel 1962. napoli era

molto diversa dall'ultima volta in cui c'era stato. Aveva visto il boom economico alla fine della guerra. Nel 1962 torna a

Napoli e intraprende nuovamente rapporti con l'aristocrazia napoletana. C'è ancora un po' di migrazione. Napoli è luogo

di grandi attività marinare. In qualsiasi momento potevano sbarcare marinai americani a Napoli che potevano creare

problemi e B, in quanto console, doveva occuparsi di gestire queste situazioni. B non vuole più fare il lavoro di consolato,

lo considera noioso. Aveva già lavorato in ambasciata e tornare a fare il lavoro consolare era molto noioso. Negli anni 60

si parla ancora di GF e molti uomini delle istituzioni italiane cominciano a tremare di fronte alla prospettiva di una

rivoluzione comunista. Nel 1968 ci sono molte occupazioni studentesche, operaie. Questi eventi vengono visti come una

tragedia dalla classe dominante stabilita, perchè non riescono a capire la società. B essendo della vecchia classe

dirigente americana e italiana era abituato ad una vita privilegiata e non riesce a capire le istanze sociali. Aveva una

visione molto paternalista e gerarchica della società. Lui applicava lo schema di funzionamento del sistema consolare

diplomatico alla società. In questo periodo a Napoli deve, per lavoro, frequentare anche ambienti militari americani e

italiani. Il problema è che i militari italiani della marina avevano lealtà nei confronti della monarchia. B non aveva mai

accettato la Repubblica. B era più affine al governo e alle tradizioni italiane, rispetto al Paese d'origine che doveva

rappresentare. Non si sa esattamente come sono iniziati i rapporti, ma con militari americani e italiani operano dietro le

quinte per cercare di prevenire eventuali rivoluzioni comuniste. Il rischio forse non esisteva più, ma loro lo vedevano

come un evento imminente. Vedevano le occupazioni studentesche come una minaccia. Anche negli USA c'erano

avvenimenti analoghi. Si cercava di fare mosse preventive. Cercavano di spaventare la sx o nel caso che ci fosse stata

una rivoluzione, di prevenirla e nel caso stabilire regimi militari. In questo senso ci sono paralleli tra l'IT e la Cile. Nel

1970 gli americani assistendo alla nascita di un governo socialista in Cile, hanno fatto un colpo di mano con l'appoggio di

Kissinger. Nello stesso periodo un giornalista del NY Times, Saucceberg, amico personale di B, fa un confronto fra quello

che stava accadendo in Cile e in IT. Dice che quello che stava accadendo in IT erano spaghetti in salsa cilena.

Saucceberg prendeva le sue informazioni da Byington. Con la GF c'è uno stretto rapporto fra il governo e la stampa

americana per valorizzare l'anticomunismo. Nel 1951 il Segretario di Stato Atchensen voleva pubblicare sul NYT. In

questo periodo si discuteva di Trieste e B era colui che maggiormente era impegnato in questa questione tra i diplomatici

americani. L'IT era nell'area atlantica, mentre la JU era maggiormente legata all'US. B ha lavorato per più di 3 anni sulla

questione di Trieste sotto il segretario di stato. Atchensen decide che vuole pubblicare qualcosa sul NYT per dare un

nuovo monito alla JU e chiama B per far si che il monito venisse diffuso tramite il NYT e cosi accadde. Durante la GF

importante era ciò che si diceva, ma soprattutto ciò che si faceva. Era una situazione considerata non normale anche

per i diplomatici. Questa logica bipolare era contro la loro identificazione del sistema internazionale come equilibrio delle

potenze. Pensavano fosse il sistema delle vecchie alleanze, il sistema di Bismarck... persone come B, cresciuto in parte

in ING, vedeva un po' il mondo in questa logica. Subentra poi la logica della GF in cui l'idea era che se un pezzo fosse

stato perso, si sarebbe verificato l'effetto domino. Se l'IT diventa comunista, cosi anche la FR e poi la GER occidentale.

Era importante non perderne nessuno. Uguale era il ragionamento fatto dall'US. Temevano una nuova invasione

occidentale. Sentivano il bisogno di Stati cuscinetto per prevenire una nuova invasione tedesca. B va in pensione nel

1973. In questi anni la situazione in IT in parte si normalizza. Non c'è più l'ipotesi di un colpo di mano, si va verso il

compromesso storico. Ci sono maggiori rapporti anche con il PCI e l'ambasciata americana. Si era trovato il modo di

dialogare. Per B la minaccia era un problema serio e non distingueva tra tradizione socialista e comunista. Entrambe

rappresentavano un problema. Essenzialmente B era un napoletano aristocratico. Ha vissuto solo 15 anni negli USA e il

suo lavoro era quello di rappresentare il governo americano. Anche nei periodi di congedo, non tornava in America

nonostante il congedo avesse proprio la funzione di riavvicinamento alla madrepatria. Lui non capiva mai i cambiamenti

negli USA degli anni 60, non li accettava, non accettava un'opposizione contro il governo. Non tollerava l'interferenza del

Senato nella diplomazia. Come diplomatico si vedeva come la persona che doveva gestire gli affari internazionali, non

voleva interferenze (tratto diffuso nel corpo diplomatico). I diplomatici si consideravano quelli che devono tutelare gli

interessi nazionali ed essendo funzionari di carriera e mancanti di una lealtà politica pensano di essere i più adatti a tale

compito. Ritengono opportunistici tutti i tentativi del senato americano. Il senatore McArthy faceva la sua campagna

elettorale contro i democratici dicendo che questi, dall'amministrazione di Truman del 1940 avevano perso la Cina, la

POL e quindi era un'applicazione della politica estera a quella interna. McArthy chiamava i funzionari del servizio

diplomatico comunisti. Erano i funzionari leali agli USA e osteggiavano i comunisti e quindi non accettavano questa

critica. Era evidente opportunismo del senatore per farsi rieleggere. Al tempo stesso il senato ha un luogo fondamentale

nel corso dello svolgimento della politica estera americana.

DOMANDA: impressione che i detrattori, sempre stati in IT, dei rapporti con gli USA non abbiano tutti i torti quando

dicono che in un rapporto cosi squilibrato fra due potenze come IT e USA, coloro che hanno più bisogno di questo

rapporto siano gli americani? Non tanto come sistema politico, ma principalmente come sistema diplomatico-consolare. I

personaggi descritti venogno in IT e si italianizzano (succede a tutti), ma l'IT con la sua tipicità caratterizza molto chi

viene a lavorare qui. Questi, con il loro operato, dimostrano di tenere molto a questo rapporto e che in qualche modo l'IT

non deluda gli USA. Si potrebbe dire che fa comodo agli americani poter avere questa presenza in IT.

RISPOSTA: l'IT aveva bisogno di costruire un nuovo futuro. Per gli USA era principalmente una questione logistica.

Napoli rappresentava una base logistica al centro del Mediterraneo. Avere una posizione strategica in IT. Si da un po' per

scontato questo rapporto. Era una situazione che poteva giovare ad entrambe le parti e che è stato abbastanza solido

per molti anni.

D: considerazione sul presente. Sensazione che in questo momento le 2 sponde dell'atlantico siano più lontane. Non c'è

il vincolo della guerra fredda che ci induceva ad una collaborazione ,arcata, ma c'è una forte distanza politica e, di

riflesso, nelle politiche estere dei 2 Paesi. Noi siamo molto concentrati sul Mediterraneo che, grosso modo, dal 1861 ad

oggi, per la prima volta, siamo chiamati a gestire da soli. Gli USA sono meno interessati al Mediterraneo di quanto non lo

siano mai stati. Questo fa si che Washington guardi all'IT con meno interesse e in IT non si sa a chi rivolgersi per avere

una solida partnerhip. Può forse l'UE supplire a questa carenza? No, salvo a dire che l'IT ha salvato l'onore dell'UE sul

piano degli immigrati, bellissime parole ma parole. No fatti. Dall'altro lato dell'Atlantico, si percepisce che ci stiamo

allontanando? La Russia, rapporto complicato da Washington. Alla Casa Bianca c'è chi vorrebbe distendere i rapporti

con la RU, ma evidentemente l'establishment che lo circonda non la pensa allo stesso modo. L'IT si batte perchè

vengano rimosse le sanzioni alla RU.

RISPOSTA: gli USA sono più interessati agli affari in Asia. Hanno mandato buona parte delle risorse militari disponibili in

Cina meridionale. Questo anche per proteggere la propria egemonia sui mari. C'è stata effettivamente una mancanza di

interesse nei confronti dell'UE e al'IT, perchè vengono considerati come Paesi stabili. C'è stata la crisi dei migranti, ma gli

USA hanno accettato pochi profughi. Questo anche per l'odierno dibattito politico sull'argomento. Trump è molto

focalizzato sugli aspetti interni dell'amministrazione. Chiusura verso il resto del mondo. Oscilla l'attenzione americana

verso il resto del mondo. È difatti sempre presente il dibattito tra isolazionismo ed interventismo. Trump, a parole, è

isolazionista. Gli USA hanno fatto quello che dovevano fare, e ora spetta al resto dell'UE pagare il restante 2%. Gli USA

si sono allontanati da Paesi che non pagano e che quindi non vivono nel rispetto dell'obbligo che hanno accettato.

Dibattito sterile senza particolari sviluppi.

DOMANDA: parere per quanto riguarda la situazione del terrorismo islamico. Ruolo che gli USA potrebbero adottare

nella tutela del Mediterraneo. Come cambia la politica estera americana nel passaggio tra la GF e il terrorismo?

RISPOSTA: in IT c'è la presenza storica della marina statunitense. Perchè non pattugliano insieme? Gli USA potrebbero

fare di più, ma manca la volontà politica. Ci si concentra principalmente sulla politica interna. Le crisi più importanti si

trovano, secondo gli interessi geopolitici, in Asia. All'interno del governo ci sono voci molto contrastanti. È un problema di

difficile risoluzione. Ci si focalizza anche sulla società, c'è molta polarizzazione e questo porta sempre a maggiore

attenzione in politica interna. Negli anni 70 c'era anche rischio di conflitto nel Mediterraneo. I sovietici hanno sempre

cercato una base navale nei Mari Caldi. In questo periodo i sovietici rafforzavano la loro flotta nel Mediterraneo orientale.

Tutti sapevano che nel Mediterraneo prevaleva la NATO rispetto ai sovietici. I rapporti di diplomazia nel Mediterraneo ora

sono principalmente di natura culturale e molto meno militare. Eventi culturali e non più di natura strategica.

8/11/2017

Vicende italiane verso la fine della II GM: cadutua del fascismo, costituzione del Regno del Sud con il governo Badoglio,

calata dall'alto dei tedeschi inferociti contro i traditori e intervento al Sud delle altre forze, quelle che facevano capo alla

GB con poca partecipazione americana perchè comunque la liberazione dell'IT premeva soprattutto a Churchill perchè

puntava a risalire verso il cuore dell'UE e a porre un limite preciso all'avanzata da est dell'AR. C guardava oltre la guerra.

La minaccia nazista stava per essere definitivamente debellata, ma ne stava sorgendo una altrettanto temibile da est. La

svolta di Salerno e il riconoscimento formale da parte sovietica del regno d'IT. Generale Heisenower, comandante delle

forze americane in UE (futuro presidente USA) che stringe la mano ad un sorridente generale Castellano (ha firmato la

resa a Cassibile). La guerra continuerà per l'IT e questo periodo di penosa transizione ci sarà nonostante le illusioni di

chi pensava di voltare pagina molto velocemente. Il fatto della svolta di Salerno e quindi la necessità di voltare pagina

rispetto al passato fascista, impone una serie di vicende e cambiamenti nella vita politica italiana. Vittorio Emanuele III

abdica in favore di suo filgio, Umberto II (re di maggio, lo sarà per un periodo brevissimo) e sulla scia di questo

cambiamento si costituiranno i primi governi post fascisti guidati da personaggi come Bonolis, Parri, che apriranno a tutti

i partiti. Ci sarà anche la rappresentanza dei comunisti. Dal punto di vista diplomatico quel che resta dell'IT (parte non

invasa dai tedeschi) cerca di riorganizzarsi nelle varie sedi diplomatiche. C'è una tendenziale continuità, cosi come era

stato nel passaggio dall'era liberale a quella fascista. I diplomatici non cambiano dall'oggi al domani. Sono servitori dello

Stato e quindi non necessariamente il cambio di un regime politico implica il loro allontanamento dal servizio. Ci sono

però discontinuità importanti. Una è quella rappresentata dall'ambasciatore Pietro Quaroni. È una importante figura della

vita diplomatica italiana. Come molti suoi colleghi che aveva una cultura liberale, aveva servito sotto il fascismo, ma non

per questo era stato fascista. Tant'è vero che nella parte finale della guerra, quando era ancora ministro degli esteri

Ciano, lo punisce perchè Quaroni aveva osato esprimere delle riserve sulle scelte del fasscismo (critica al regime) e, per

punizione, Ciano lo invia a Kabul. Il caso vuole che cade il fascismo, si forma la nuova IT e Quaroni è l'unico

ambasciatore italiano in grado di raggiungere Mosca. Perchè è importante? Perchè nella scia degli avvenimenti della

svolta di Salerno e questo riconoscimento che l'URSS fa della Nuova IT, Quaroni può essere ammesso come nuovo

ambasciatore italiano a Mosca. Cosa fa quando arriva a Mosca? Si deve occupare dei prigionieri di guerra italiani che

non si sa che fine hanno fatto e altre cose. Ciò che è più importante è che quando arriva a Mosca, capisce subito l'aria

che tira. Non solo perchè l'IT è un' ex nemica che aveva contribuito all'azione nazista, ma perchè è un Paese dimezzato,

la cui sovranità è stata sospesa e la cui sorte è tutta da decidere. Quaroni percepisce che l'IT non è più vista come Stato

sovrano. Cioè è uno dei primi, se non il primo, dei diplomatici italiani a capire che, gli errori commessi dall'IT e le

conseguenze della II GM, significa che l'IT ha perso quel profilo/rango internazionale che era stato inseguito sia in epoca

liberale, sia fascista. Ovvero il rango di una grande potenza. Quaroni percepisce di non essere più considerato il

rappresentante di una grande potenza e dice nei suoi rapporti da Mosca che, da quel momento in poi in un mondo che

sarà dominato da 2 nuovi attori extraeuropei (USA e URSS), l'IT non sarà più un oggetto di relazioni internazionali. È uno

dei primi a caprilo. Quindi è un aspetto rilevante. Mentre sciluppa da Mosca queste riflessioni, l'IT è tragicamente

spaccata. C'è un ultimo rigurgito mussoliniano. Musso viene liberato dalla prigionia sul Gran Sasso sa un intervento delle

SS tedesche. Musso viene portato in GER al cospetto di H. I rapporti tra i 2 sono definitivamente cambiati. Musso è

afflitto, prostrato, ma che è costretto a servire ancora Hitler. Lui lo rimanda in IT con il compito di dare vita ad una

organizzazione territoriale che possa contribuire agli interessi tedeschi, ovvero al fatto che le forze tedesche sono

intervenute in IT e quindi è bene che ci sia supporto da quel che resta del regime fascista. È questa la premessa della

Repubblica Sociale Italiana che ha una collocazione ideologica interessante. La RSI nasce come manifestazione di un

risentimento di Mussolini per le istituzioni che lo hanno tradito, a partire dalla monarchia. Musso non dimentica il

trattamento che il re gli ha riservato dopo 20 anni, nel momento di massima debolezza. La RSI viene fondata su basi

anti-monarchiche, ma è un'istituzione asservita alle esigenze di guerra e all'occupazione in IT della GER. Quindi del tutto

priva di una propria autonomia. Salò è il centro nevralgico della RSI. Esiste una polemica ferocissima che va ben oltre le

tesi della storiografia sul contenuto della liberazione italiana fornita dalla Resistenza. Chi ha liberato l'IT? Sono stati gli

anglo-americani o i partigiani? Entrambi i contributi sono stati importanti. L'uno non avrebbe avuto senso senza il

contributo dell'altro. Sono due tesi. Dal punto di vista storiografico c'è chi propende che la guerra civile (Pavone) che

sosteneva che quella che accade in IT è una vera e propria guerra civile. C'è un forte coinvolgimento della popolazione

per cacciare i fascisti e i nazisti. Questa tesi è suffragata dal fatto che alcune delle più importanti città italiane sono teatro

di episodi di resistenza. Da Napoli a Milano. Ci sono episodi tragici che contribuiscono alla cacciata dei nazisti. È vero

che se non vi fosse stata la lenta e faticosa risalita delle truppe sbarcate in IT, non ci sarebbe stata ragione della

massiccia presenza tedesca. Questo predispone ad una condizione di frammentazione politica-ideologica che si rifletterà

sulle fondamenta di quello che sarà il nuovo Stato. La liberazione finale dell'IT è oggetto di pagine di trattative

diplomatiche segrete. Roma, ancora sotto occupazione nazista, viene dichiarata città aperta, cioè al riparo da possibili

bombardamenti per intercessione del Papa. Questa richiesta viene favorevolmente accolta, paradossalmente, più dai

tedeschi che non dagli anglo-americani. I tedeschi erano in difficoltà, gli anglo-americani, pur di cacciarli, sarebbero stati

disposti a bombardare Roma. Roma non sarà del tutto salvata. Ci sarà il bombardamento del quartiere di San Lorenzo e

la foto del Papa con le braccia allargate che si rivolge alla popolazione. Ma grazie a questi negoziati diplomatici segreti,

questo episodio rimarrà circoscritto e i tedeschi, costretti, si ritireranno progressivamente abbandonando la RSI al suo

destino. Innanzitutto i cosiddetti repubblichini (seguaci della RSI) riescono a processare e condannare a morte molti dei

gerarchi fascisti che erano stati protgaonisti della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943. quella in

cui Musso era stato defenestrato, e tra questi Galeazzo Ciano. Viene fucilato con ignominia, seduto e dando le spalle al

plotone di esecuzione. È una pagina tragica imposta da Hitler a Musso. Hitler voleva che ci fosse la massima serietà nei

confronti dei traditori, ma successivamente non sfuggirà lo stesso Musso. Quando la RSI si dislegherà a seguito della

ritirata tedesca, verrà catturato dai partigiani e fucilato nei pressi di Como nell'aprile del 1945. questo per mettere il punto

sulle vicende belliche in IT che riverberano le loro conseguenze in lunga durata sulla ricostruzione post bellica e fascista.

Più importanti sono gli avvenimenti che portano alla conclusione del conflitto in UE. Il dibattito estenuante sull'apertura

del secondo fronte ha una sua soluzione nel famoso D-Day (6 giugno 1944), quando le truppe americane faticosamente

riescono a sbarcare in Normandia. L'avanzata americana verso il cuore europeo, in direzione tedesca, sarà abbastanza

faticosa e molto più lenta dell'avanzata da est dell'AR. I sovietici sono inarrestabili, Potendo riversa sul cuore d'UE una

massa ingente di uomini. Travolgono ogni resistenza e, in virtù della volontà di Stalin, sovietizzano tutti i territori che

vengono occupati dall'AR. Stalin parlando con lo jugoslavo Milo Vangilas: “In questa guerra chiunque occupi un territorio

lo condiziona secondo il proprio sistema politico, sociale ed economico”. È quello che l'AR si appresta a fare una volta

occupati questi territori. Hanno l'intenzione di non ritirarsi una volta che vi sia entrata. In questa ideale corsa verso

Berlino, l'esito è quello che si vede alle spalle di Soave. Un soldato dell'AR deve issare in cima al Reichstag la bandiera

sovietica. Questo per Stalin è un grane motivo di vanto, perchè può dire, non solo di aver resistito all'orda nazista che si

era riversata sull'US, ma anche di aver dato il contributo decisivo alla vittoria della guerra. A Berlino arrivano loro prima

degli anglo-americani. Questo peserà moltissimo sul dopo, nel momento in cui si dovrà rimettere mano all'ordine

europeo. A Roosvelt questa gara per chi arriva prima a Berlino non interessa. R ha un suo idealismo, che è diverso da

quello di Wilson. L'idealismo di Roosvelt consiste nel collaborare coi sovietici, lasciar perdere le differenze ideologiche,

gli orientamenti. Sono diversi, ma non importa. Ciò che è importante è collaborare per vincere la guerra e organizzarsi

per una prospettiva futura. Questo Wilson non lo avrebbe mai fatto. Wilson entra nella I GM nel momento in cui lo zar era

costretto ad abdicare, perchè aveva un certo disagio ad entrare a lato dell'autocrazia zarista. A chi preme la corsa a

Berlino è Churchill. Non vuole che dopo un'UE nazista si costituisca un'UE sovietica/sovietizzata, ovvero sotto il controllo

sovietico. Per questo, quando Curchill si rende conto che le operazioni di risalita lungo lo stivale verso il cuore europe

sono lunche e macchinose, in buona misura perchè gli americani concentrano i loro sforzi nella liberazione della FR, l'AR

avanza velocemente, va da Stalin per decidere quelli che saranno gli assetti europei post bellici. Assistiamo a una delle

vicende più singolari, dal punto di vista diplomatico, a cavallo tra la II GM, e i futuri assetti internazionali (post guerra).

Questa è la conferenza delle percentuali che si tiene in ottobre a Mosca tra Churchill e Stalin. È misteriosa. 1944. in

maniera cruda, cinica e realista, su un foglio di carta scrivono e si accordano sulle percentuali di influenza di GB e US in

una serie di Paesi. Come se fosse la riunione del consiglio di amminiistrazione di una società, in cui si decide.

Stabiliscono che sulla GR vi sarà un'influenza britannica, sulla Bulgaria influenza sovietica e in JU influenza fifty-fifty.

Sconcertante e scarsamente comprensibile. Cosa vuol dire avere queste influenze? È un modo, in questo C e S sono

molto simili, per proseguire questa collaborazione oltre la guerra e trovare implicitamente un modo per non entrare in

attrito. Visto che gli obiettivi sono identici o si trova un compromesso, oppure quello che è un rapporto di alleanza tra GB

e US diventerà un rapporto di crisi. Questa conferenza avrà scarsissimo peso, tranne per il fatto che la GB riuscirà, per

un periodo molto breve, ad avere influenza sulla GR. Per tutti gli altri aspetti l'AR non scenderà a compormessi e avrà il

100% dell'influenza in tutti i territori occupati. È questo il motivo per cui è fondamentale la conferenza di Yalta. Churchill,

Eden (segretario del Foreign Office, ministro degli esteri. Non aveva simpatia per l'IT fascista), Roosvelt (minato in

salute), Stettinius (Segretario del dipartimento di stato), Stalin, Molotov (colui che era stato nominato capo della

diplomazia sovietica il giorno stesso in cui arrivava a Mosca Ribbentrop per firmare il patto segreto. Ci voleva una

persona nuova che non avesse problemi a fare un patto col diavolo). Yalta e la spartizione del mondo, questo è diventato

un vero e proprio luogo comune a causa di formule improprie. Fu la spartizione del mondo? Per Soave la spartizione del

mondo è, non certo la logica di una conferenza, ma di un intero percorso storico che è quello della II GM. Yalta è una

conferenza di guerra in cui si parla di cooperazione in una guerra che è tutt'altro che conclusa. Sia in UE che in Asia,

dove ancora molto lontana è la fine. È una conferenza dove si prendono decisioni che valgono per il dopo. Si definiscono

assetti post bellici, ma non è la spartizione del mondo, per il semplice motivo per cui a Yalta spira ancora un vento di

alleanza e collaborazione. Questi sono i 3 grandi protagonisti. Non è cosi frequente vederli riuniti. Yalta, località della

Crimea, ospita la conferenza perchè Stalin non vuole allontanarsi troppo dai suoi terrtori in quanto il suo Paese è ancora

molto impegnato nelle operazioni belliche. Questa conferenza, 4-11 febbraio 1945, vede affrontati importantissimi

argomenti:

• Organizzazione delle Nazioni Unite. C'è una genesi iniziata nel 1941 con la Carta Atlantica, proseguita nel 1942

con la Dichiarazione delle NU e nel 1944, nella conferenza di Dumbarton Oaks. Tutto questo sfocia a Yalta con

la decisione di dar vita a questa organizzazione, come già era stata definita nei precedenti incontri.

Implementare le decisioni che sono state prese riguardo alle NU. C'è un disperato tentativo dell'IT d essere

ammessa, fuori tempo massimo, nel novero delle NU. L'IT aveva dichiarato guerra alla GER, quindi perchè non

considerarla? Insorge Stalin che, con molto buon senso, fa notare che se si fosse accettato il principio che gli

ex nemici potevano cosi facilmentediventare alleati, allora non ci sarebbe stata distinzione fra vincitori e vinti, e

quindi non era il caso. Per questo la proposta italiana viene immediatamente bocciata. Non è serivita a niente la

dichiarazione di coobelligeranza, non è servita a niente la dichiarazione di guerra alla GER. Da parte americana

c'è stata una difesa molto blanda della parte italiana, ma Stalinè irremovibile.

• Occupazione della GER. Si decide che tutti i Paesi presenti a Yalta devono concorrere all'occupazione della

GER (spartizione della GER). Con un colpo ad effetto Churchill riesce a coinvolgere in tutto questo la FR.

Questo contribuisce molto a questa ambiguità francese nella guerra. L'ha persa o l'ha vinta? L'avrebbe persa,

ma si potrebbe obiettare. Persinoo Hitler era stato abbastanza benevolo. Non aveva considerato la FR sconfitta

come un Paese totalmente asservito alla GER. La preoccupazione di Churchill è quella di avere un partner

europeo, si sente un po' debole rispetto a USA e US. Pensa che riesumare un ruolo internazionale della FR non

sia un'idea malvagia, per dare un po' più di peso all'UE. Seppur con delle perplessità, Roosvelt detestava De

Gaulle, che aveva la tendenza a enfatizzare un po' il ruolo della FR e a ribadire il fatto che la FR la guerra non

l'aveva persa, Churchill riesce a convincere gli altri del fatto che anche la FR debba partecipare all'occupazione

tedesca.

• Nuovi confini della POL. La POL risorge anche dopo la II GM, ma bisogna mettere mano alla carta politica

europea. I nodi vengono al pettine. L'AR ha occupato la POL e c'è una parte del territorio polacco alla quale

Stalin non intende rinunciare, la parte orientale. Stalin pretende che il nuovo confine russo-polacco sia la

vecchia linea Curson che era stata proposta dopo la I GM, ma che non era mai stata rispettata. I polacchi erano

riusciti, in un momento di debolezza sovietica alle prese con la rivoluzione bolscevica, a imporre, nel trattato di

Riga un confine a loro più favorevole. Più ad est. Stalin si prende la rivincita, imponendo la linea Curson

mangiandosi un pezzo della POL orientale. Bisognerà dare a questi polacchi una compensazione per i territori

persi. Gli si regala un pezzo di GER, tanto i tedeschi non sono in grado di opporsi. Quindi c'è uno slittamento

dei confini della POL. È come se la POL si spostasse verso il cuore dell'UE. Perde una parte di territorio che va

all'US e ne guadagna una parte a danno della GER, secondo le linee dei fiumi Oder e Neiss che tracceranno il

nuovo confine tra GER e POL. Milioni di tedeschi saranno costretti a vivere o sotto sovranità polacca o a

lasciare le loro terre e abitazioni per diventare profughi. La questione polacca non è finita.

• Nuovo governo polacco. Come tutti i Paesi liberati dall'AR, essa si sostituisce alla precedente occupazione

nazista, si è formato in POL un governo filo-sovietico con sede a Lublino. Da parte americana e inglese vi è la

richiesta che la POL abbia un governo democratico, possibilmente con delle elezioni. Argomento con il quale

Stalin non aveva molta dimestichezza. Per Stalin un Paese se non era nazifascista, era automaticmente

democratico. In più, se era stato liberato dall'AR, era ancor più democratico di qualsiasi altro Paese. Niente

elezioni. Stalin acconsente a che nel governo di Lublino vengano ammessi alcuni esponenti, in esilio, dell'ex

governo polacco che si era costituito durante la II GM a Londra. Un allargamento del confine sovietico con

alcuni esponenti filo-occidentali. È la massima concessione che Stalin si sente di fare ai suoi interlocutori.

• Dichiarazione sull'UE liberata. È forse il punto più controverso. Questa dichiarazione è l'mpegno formale,

condiviso dai 3 grandi presenti, affinchè in tutti i Paesi liberati dalla dominazione tedesca, si tengano libere

elezioni afiinchè si possano costituire governi democratici e venga ripristinato il principio della

autodeterminazione. Viene preso l'impegno per le libere elezioni. Stalin lo sottoscrive perchè? Probabilmente

perchè sa che quano Roosvelt e Churchill si accorgeranno che lui non ha nessuna intenzione di far tenere le

libere elezioni nei Paesi dell'est, sarà da vedere che questi 2 interlocutori vorranno rompere il rapporto di

collaborazione con l'US. Stalin pensa che sia improbabile che per ar tenere libere elezioni in Bulgaria, Romania

e Cecoslovacchia, Churchill e Roosvelt siano disposti a fare una guerra con l'US. Sulla base di questo

ragionamento pragmatico anche Stalin sottoscrive questo impegno ben sapendo che non lo manterrà mai.

• Accordo tra US e USA per un guerra congiunta contro il Giappone. Roosvelt è preoccupato di perdere troppi

uomini dalla liberazione delle varie aree del Pacifico occupate dai giapponesi. Questa vicenda si concluderà

con il bombardamento atomico. In questa fase a Roosvelt preme che l'US dia una mano a sconfiggere il

GIAPPO. Stalin non si tira indietro e si fa pagare a caro prezzo il modestissimo aiuto che darà, prettamente

formale, ottenendo in cambio il ripristino dei vecchi diritti sovietici sulla ferrovia che attraversava la Manciuria in

Cina e si fa riconoscere alcuni territori strategici come Port Arthur e le isole Sakhalin e Curili.

• Accettazione e approvazione da parte dei 3 grandi del vecchio accordo Tito-Subasic. L'accordo

precedentemente assunto tra il capo dei filo-comunisti jugoslavi che hanno liberato la JU dalla presenza nazista

e il rappresentante delle forze monarchiche jugoslave. L'accordo fortemente voluto da Churchill che è una

garanzia che anche nel dopo guerra la GB avrà voce in capitolo nelle questioni jugoslave. Questa sarà solo una

grande illusione perchè Tito è della stessa pasta di Stalin. Firma gli accordi quando sa che non li rispetterà, ma

non ha nulla da temere perchè si sente forte. Chi avrebbe impedito a Tito di far piazza pulita dei vecchi

monarchici jugoslavi. Anche Stalin ne è consapevole e quindi acconsente a questo accordo.

È una conferenza di cooperazione bellica in cui ci si illude che questa cooperazione possa continuare anche dopo la

guerra.

SRI 20/117/2017

Le elezioni dell’aprile del 1948 sono importantissime per l’IT e per le Scelte di politica estera future

che avrebbero caratterizzato la collocazione internazionale del nostro Paese durante la GF e che

esercitano il loro effetto anche oggi. I toni erano estremi. In quel tempo la militanza politica

significava profondità di impegni e di valori e quindi impegno delle coscienze (Sei senza cervello?

Vota falce e martello. Nella cabina Dio ti vede, Stalin no). Clima che caratterizzò le elezioni del

1948. Le elezioni dell’aprile 1948 sono l’evento in cui la nuova IT democratica, che cerca di

riconquistare una collocazione internazionale, cioè di superare lo status di Paese sconfitto e le

pesanti clausole del trattato di pace, cerca di ripartire sul piano interno e internazionale. Siamo in

piena GF. Si caratterizza per la contrapposizione tra 2 super potenze, che sono i 2 attori più potenti

sul piano militare e che portano idee e valori attorno ai quali ricostituire la CI dopo la tragedia della

II GM. Da un lato Il modello capitalistico e dell’economia di mercato incentrato sull’affermazione

delle libertà individuali. L’individuo come elemento centrale della società; dall’altro una

organizzazione che sottrae libertà individuali per costruire una società più equa, giusta e attenta ai

bisogni di tutti, secondo l’idea marxista-comunista declinata dai rivoluzionari bolscevichi. La GF

non è solo un confronto ideologico, ma la successione di crisi internazionali (tante). Ci sono dei

punti, aree del mondo in cui la GF è evidente per le tensioni che crea (es Trieste). Altra zona è la

regione che comprende la Turchia e la GR. Sono i 2 Paesi che si trovano più immediatamente

esposti all’influenza sovietica che si è manifestata con l’avanzata dell’AR sino a Berlino. Alla fine

della guerra l’US esercita forti pressioni sulla TUR per rivedere lo statuto degli stretti che intende

gestire direttamente assieme alla TUR stessa. Non più un regime di internazionalizzazione, che

prevedeva che gli stretti fossero fruibili a tutte le potenze, ma una gestione esclusiva russo-turca. È

il vecchio disegno espansionista russo-sovietico di accesso al Mediterraneo che viene ripreso. La

TUR non può pensare di resistere a queste pressioni, se non chiedendo aiuto alle potenze

occidentali. Per La GR il discorso è un po’ diverso: è al centro di una guerra civile in cui si

contrappongono, alla fine della guerra, da un lato le forze conservatrici, monarchiche sostenute

dagli inglesi e dall’altro le forze filo-comuniste. Questa contrapposizione da vita ad una vera e

propria guerra civile. Gli inglesi non saranno più in grado di gestire direttamente la GR e

passeranno il compito agli USA. Queste tensioni di GF su GR e TUR si risolveranno solo all’inizio

degli anni 50 quando entrambi i Paesi entreranno a far parte della NATO. Siamo nella fase in cui,

all’inizio della GF, le 2 superpotenze stanno costruendo i loro blocchi. Stanno cercando, o in

maniera brutale o più persuasiva, di acquisire alleati o satelliti. Del processo di edificazione del

blocco sovietico abbiamo parlato, ed è quello che si caratterizza per la nascita delle democrazie

popolari ed è un processo che si basa sull’avanzata dell’AR e per il fatto che dove questa arrivi poi

non torni indietro.

L’US impone a Cecoslovacchia, POL, Romani e Bulgaria dei trattati di alleanza che prevedono la

permanenza stabile di un certo numero di soldati sovietici in questi stessi Paesi. Diventa una sorta

di occupazione permanente. La costruzione del blocco filo-americano procede in maniera diversa.

Un famoso studioso norvegese, Geir Lundestad, ha sostenuto che ciò che gli americani

costruirono alla fine della II GM fu un “impero su invito” (Empire by invitation), nel senso che gli

americani corrono in soccorso dei Paesi che si sentono minacciati dall’US. Roosvelt aveva detto

che gli americani alla fine della guerra non sarebbero rimasti in UE, i soldati americani sarebbero

stati richiamati in patria. Truman sarà costretto a rinnegare l’idea del suo predecessore. Sarà

costretto a prendere impegni militari a difesa di Paesi dell’UE occidentale. Da ciò il concetto della

costruzione di un’influenza americana sull’UE occidentale su invito. Innanzitutto si comincia coi

primi programmi di aiuto economico. Prima che la guerra finisca, e dal 1947, con l’European

Recovey Program, che serve a sfamare i Paesi la cui economia è stata messa in ginocchio dalla

guerra. La svolta, dal punto di vista economico, avviene quando diviene Segretario di Stato negli

USA, nel 1947, Marshall. Uno dei protagonisti della GF. Darà il nome a quel piano di aiuti volto a

risollevare l’economia dell’UE occidentale. Tutto questo deve essere contestualizzato dalle scelte

di politica estera della presidenza Truman. È completamente diverso da Roosvelt, ovvero privo di

qualsiasi approccio idealista. Truman da vita a una dottrina che porta il suo nome: Dottrina Truman

o del Containment (contenimento). Contenimento di cosa? Della propagazione dell’influenza

sovietica e comunista nel mondo. L’obiettivo specifico di questa dottrina è quello di porre un

argine/limite all’espansione di questa influenza sovietica. Ovunque essa si manifesti nel mondo.

Questa dottrina Si articola in 2 pilastri:

1. Economico-finanziario: Piano Marshall, ovvero gli aiuti che gli americani concedono ai

Paesi economicamente in crisi.

2. Strategico-militare: NATO, ovvero l’alleanza militare che coinvolgerà gli USA e i Paesi

dell’UE occidentale.

Truman si rivolgerà al Congresso chiedendo l’autorizzazione a stanziare un piano di aiuti per 400

milioni di $, marzo 1947, e I più immediati e diretti Paesi che beneficiano di questi aiuti sono GR e

TUR. È l’inizio dell’enorme impegno dell’amministrazione Truman per fronteggiare la minaccia

sovietica. Della necessità di fronteggiare questa minaccia Truman si è convinto, visto che a

Potsdam sono emersi dei contrasti molto seri con Stalin (non ha tenuto fede agli accordi presi

precedentemente a Yalta). A contribuire a sciogliere gli ultimi dubbi nell’amministrazione Truman è

George Kennan. In questo periodo è un Oscuro incaricato d’affari presso l’ambasciata americana a

Mosca. Non è ambasciatore, ma è in una posizione di rango inferiore. È una sorta di consigliere

diplomatico dell’ambasciata americana a Mosca. Ha una posizione privilegiata perché può vedere

la realtà sovietica come si sta manifestando. Kennan, dall’ambasciata di Mosca, invia al

Dipartimento di Stato un telegramma che prenderà il nome di Long Telegram per la sua lunghezza

ed è uno dei documenti diplomatici fondamentali per capire la GF e la reazione americana alla

minaccia sovietica. Cosa dice in questo telegramma? Innanzitutto descrive quella che è la realtà

sovietica vista dall’interno, ovvero un sistema che priva i cittadini delle loro libertà individuali in

nome di un benessere sociale/equità sociale che però è la stessa gerarchia del partito comunista

che identifica e definisce in maniera arbitraria.

È un sistema naturalmente in espansione, aggressivo. Tutta l’ideologia bolscevica (passaggio da

Lenin a Stalin passando per Trockij) ci dice che l’ideale dei rivoluzionari è quello di espandere la

rivoluzione in tutto il mondo. La II GM è servita ad accelerare questo processo di espansione

rivoluzionaria attraverso un uso brutale della forza militare. Sistema espansivo e che minaccia

quell’area liberaldemocratica che caratterizza l’UE occidentale. Kennan conferma che esiste la

minaccia e dice che questo sistema ha delle tare interne. Non è cosi solido, granitico e forte come

può apparire esternamente. Come tutti i sistemi tendenzialmente autoritari, secondo Kennan,

quindi anche quello sovietico, ha le sue debolezze sulle quali bisogna far leva.

Il fatto che i cittadini siano privati delle loro libertà e che quindi siano sudditi, fa si che vi siano delle

potenziali conflittualità all’interno della società di questo Paese. Nel suggerire al Dipartimento di

Stato le misure da usare per fronteggiare la minaccia sovietica, Kennan dice che non sono tanto gli

strumenti militari quelli più adatti, ma quelli della sfida economica. Siccome il sistema eco

americano pone al centro l’individuo, la sua felicità e realizzazione, il raggiungimento di un certo

benessere nella vita, è su questo argomento che bisogna far leva per mettere in difficoltà il modello

sovietico. Non tanto sul piano del confronto militare, perché su questo piano l’US è un avversario

decisamente temibile. Questa impostazione troverà conferma della propria validità alla fine della

GF che termina per il crollo/implosione interna del blocco sovietico, principalmente per cause di

arretratezza e difficoltà economica. Queste cose Kennan le dice quasi mezzo secolo prima (analisi

interessante). Il messaggio che Kennan manda da Mosca viene ben recepito dal Dipartimento di

Stato, dove uno dei più stretti collaboratori in politica estera del Presidente, Dean Acheson

(sarebbe divenuto a breve Segretario di Stato), recepisce il messaggio e lo rielabora dicendo che

gli USA devono costruire una sorta di perimetro attorno all’US per isolarla (riedizione del cordone

sanitario proposto dai francesi alla fine della I GM). C’è un punto in cui le tensioni della GF si

manifestano, ed è la GER. La GER sarà anche il pomo della discordia fra gli alleati e il blocco

occidentale. Tra chi come la FR vorrà tenerla subordinata e vorrà prevenire la rinascita di uno

Stato tedesco forte e chi, come inglesi e americani, riterrà che solo consentendo alla GER di

tornare ad essere un soggetto autorevole e forte e sovrano, sarà possibile costruire un blocco

occidentale forte da contrapporre efficacemente a quello sovietico. Prima degli aspetti strategico-

militari, vengono quelli economici. Bisogna tener conto delle gravissime condizioni in cui si trovava

l’UE alla fine della II GM. Panorama di macerie, devastazioni che caratterizzava in misura variabile

tutti gli Stati. In questo contesto, nel 1947, Marshall lancia il suo omonimo piano per la

concessione di ingenti aiuti ai Paesi bisognosi. Gli americani hanno imparato la lezione della I GM

e non concedono prestiti, ma aiuti a fondo perduto. Si liberano del surplus produttivo che li aveva

caratterizzati durante lo sforzo della II GM.

Enormi quantitativi di materiali, non solo bellici, che gli americani si sono portati in UE, vengono

lasciati a disposizione dei vari Paesi. Oltre a questo, ingenti aiuti finanziari. C’è da tenere in piedi,

ad alto ritmo produttivo, la macchina industriale americana che non può fermarsi. Si vuole

scongiurare che si ripeta quella crisi e quel tracollo che c’era stato dopo la fine della I GM. Marshall

si rivolge agli europei, nel corso di una conferenza che si tiene a Parigi e dice che gli aiuti sono a

disposizione di tutti coloro che vogliano trarne beneficio. Non ci sono barriere ideologiche. Anche

l’US, i Paesi del blocco dell’est possono accedere a questi aiuti. C’è una sola condizione che gli

americani pongono, ovvero quella che si costituisca un’organizzazione comune di coordinamento

nella gestione di questi aiuti, la Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE, poi

OCSE). Questa condizione è quella che viene respinta dall’US. L’idea di Molotov e di Stalin è che

questi aiuti debbano andare solo ai Paesi vittime dell’aggressione tedesca. È inconciliabile con la

volontà americana, secondo la quale la GER dovrà essere uno dei maggiori beneficiari di questi

aiuti. Si crea una spaccatura. L’US definisce il piano Marshall uno strumento dell’imperialismo

finanziario americano per sottrarre sovranità economica agli altri Paesi e quindi respinge questi

aiuti. Nel fare questo costringe i Paesi interessati ad avere questi aiuti, a rifiutarli. Paesi come la

Cecoslovacchia, la POL, sono costretti a dire no. L’US per reagire a questa iniziativa americana

costituisce il Cominform (ufficio di informazione comunista), un’organizzazione che nasce nel 1947

con lo scopo di coordinare i partiti comunisti, attraverso la propaganda, per criticare questa politica

americana. Piena GF economica. Si arriva anche rapidamente alla prima crisi vera e propria della

GF, che ha a che fare con Berlino. Il territorio tedesco viene occupato dalle 4 potenze (USA,

GB,FR,US). Ben presto le 3 potenze occidentali si accordano per unificare il loro 3 settori. Perché

da > possibilità economiche alla popolazione tedesca. Si arriva all’introduzione di una moneta

unica per questi 3 settori, il Deutsche Mark (Marco tedesco) e la costituzione di una nuova banca

centrale tedesca. Prevale molto rapidamente nel settore di GER occupato dai Paesi occidentali, la

logica della ricostituzione di uno Stato forte. I francesi non sono molto d’accordo, preferivano un

assetto più decentralizzato, ma prevale appunto la volontà americana e inglese. Il fatto che in

questi 3 settori occidentali si stia costituendo una parvenza di unità, fa si che ci debba essere una

reazione da parte sovietica. Le mosse occidentali sono viste dai sovietici con preoccupazione e

ostilità. Siamo lontani da qualsiasi logica di ricostituzione di una GER unificata. È qualcosa di cui si

parlerà per tutta la GF. Mentre da parte occidentale si sosteneva la necessità di far tenere libere

elezioni sia ad est che ad ovest, ovvero dare praticamente ai cittadini tedeschi gli strumenti per

riedificare una GER riunificata. La risposta sovietica sarà sempre la stessa: non c’è bisogno di

elezioni libere. È necessario eleggere un’assemblea costituente in cui ci sia equa rappresentanza

dei tedeschi dell’est e dell’ovest che poi si metteranno d’accordo per dar vita a un nuovo Stato

tedesco. Due modi di procedere completamente diversi. Uno centralizzato e guidato dall’alto (filo-

sovietico) e l’altro che nasce dal basso ed è realmente democratico. I 3 settori tendono da subito

ad unificarsi, prima economicamente e poi politicamente. La Germania dell’est è occupata dalla

truppe sovietiche. I sovietici avevano un vantaggio geografico notevolissimo, ovvero Il fatto che

Berlino fosse totalmente all’interno del settore tedesco controllato dall’Armata rossa. Anche Berlino

riflette la stessa ripartizione in 4 settori della GER. C’è un settore controllato dai francesi, uno dagli

americani, uno dai sovietici e uno dagli inglesi. Qual è la reazione di Stalin quando capisce che

nella Germania occidentale sta nascendo un nuovo stato? Una GER occidentale e filo-occidentale.

Il Blocco di Berlino. Traendo spunto dal vantaggio geografico, isolare la città, tagliare i collegamenti

tra i settori della città controllati dagli occidentali e i settori di GER occidentale controllati dagli

occidentali. Chiudere queste vie bianche di comunicazione. Isolare l’intera città. Mossa molto

aggressiva e ostile, prima crisi della GF nel 1948. Stalin trascura il fatto che dall’altra parte ci sia

Truman che era un uomo molto pragmatico e che non si lasciava facilmente intimorire. Qual è la

reazione di Truman? Molto violenta. Organizza uno straordinario ponte aereo. Se non si riesce ad

arrivare a Berlino via terra perché i sovietici lo impediscono, ci si può arrivare via aerea, con un

collegamento aereo (ponte) che tende a scavalcare le zone controllate dall’AR. Il ponte aereo sarà

un’operazione logistica straordinaria, di grande successo che dimostrerà tutta la potenza e la

capacità organizzativa americana in questa fase della GF. Sarà anche un grave smacco per Stalin

i cui tentativi verranno aggirati e non potrà far niente. Non servirà mettere il veto sulla discussione

su Berlino al CdS. Veto che Viene posto dall’US in reazione alle azioni americane nel tentativo

maldestro di dargli la colpa perchè non si sta procedendo verso la riunificazione tedesca. La prima

crisi della GF, blocco di Berlino 1948, è un clamoroso successo da parte occidentale. È un

successo che ha un prezzo, ovvero quello di rendere ancora più tesi i rapporti fra le due sfere e

tenere ancora più in ostaggio la Germania, saldare questa spaccatura da cui poi nasceranno 2

GER: la Repubblica federale tedesca (GER occidentale) e la Repubblica democratica tedesca

(GER orientale). È l’esito che matura nel 1949. Nel 1949 viene approvata, nei settori filo-

occidentali del territorio tedesco, la cosiddetta legge di Bonn che di fatto è la Costituzione della

nascente repubblica federale tedesca. Sarà primo cancelliere uno dei padri fondatori della nuova

UE post bellica, Konrad Adenauer 8personaggio di primaria grandezza nella storia della

ricostruzione tedesca ed europea). La risposta dell’altra parte sarà quella di dar vita ad uno Stato

unificato nella Germania orientale, la repubblica democratica tedesca. La GF sembra trovare una

sua perfetta specularità nella spaccatura del territorio tedesco. Stalin cerca, fino all’ultimo, di

giocare le proprie carte e nel 1952 lancia una proposta molto provocatoria attraverso la “nota per la

pace”. Questa è quella proposta, documento del 1952 nel quale Stalin propone una Germania

unificata in cui il governo sarebbe stato definito dopo libere elezioni (come volevano gli occidentali)

e dotata di un proprio esercito (riarmata) (Stalin è disposto a concedere anche questo). L’unica

condizione posta per la realizzazione di tutto questo da Stalin, era che la Germania s’impegnasse

ad avere una posizione rigorosamente neutrale sul piano internazionale. Potenza tedesca neutrale

nel cuore dell’UE. Le cose sono andate molto avanti. Poco prima il leader della Germania

orientale, Rothewald, ha raggiunto un trattato di pace con la Polonia che serve a definire i confini

della Germania orientale con la Polonia. Ovvero ad accettare quelle perdite territoriali che sono

state decise a Yalta. Adenauer si incazza perché dice che i tedeschi dell’est stanno trovando un

accordo con la Polonia lesivo dei diritti territoriali dell’intera Germania e lo fanno perché spinti a

questo dai sovietici. Noi tedeschi occidentali quindi non possiamo riconoscere questo trattato.

Anche tra i tedeschi c’è una fortissima contrapposizione. La risposta alla nota per la pace di Stalin

è negativa da parte occidentale, ma è negativa anche da parte dei tedeschi occidentali. La risposta

più ostile alla provocazione di Stalin è quella di Adenauer. Adenauer, con una dimostrazione di

grande dignità nazionale dice che i tedeschi occidentali, contrariamente ai cugini dell’est filo-

sovietici, non sono disposti a barattare la sovranità con l’unità. La Germania resti divisa fino a che

non ci saranno le condizioni perché possa riunificarsi come Stato sovrano. Accettare di barattare

l’unità con la sovranità non è dignitoso. Adenauer ritiene Inaccettabile che per favorire la

riunificazione tedesca, i tedeschi debbano avere una politica estera neutrale decisa da Stalin e non

dai tedeschi stessi. La Germania aspetterà mezzo secolo per unificarsi. Quando lo farà nessuno

sarà più in grado di dire ai tedeschi che tipo di politica estera devono fare, al massimo è il

contrario. Sono oggi i tedeschi che dicono agli altri che tipo di politica estera fare. Grande dignità

nazionale di Adenauer. Questo avvenimento, la prima crisi della guerra fredda, ovvero il blocco di

Berlino, e se ne vedranno altri, è uno degli eventi che spinge la comunità dei Paesi occidentali ad

accelerare il processo per dare vita al secondo pilastro del blocco occidentale, ovvero quello

strategico-militare che si concretizza con la nascita della NATO (alleanza atlantica). C’è un iter che

sul piano diplomatico precede la nascita di questa grande alleanza (anche oggi). A cosa serve

oggi? Difficile dare risposta. Alla fine degli anni 40 serviva a contrastare questa minaccia

dell’espansione sovietica. La prima alleanza difensiva che viene stipulata in UE alla fine della II

GM è, nel 1947, l’alleanza tra GB e FR, Patto di Dunkirk. Questo patto è l’alleanza difensiva anglo-

francese ed è ancora in funzione anti-tedesca. Siamo nel 1947, la GF è già iniziata, ma qualcuno

ha ancora in testa il pericolo tedesco. Tuttavia questo è il primo nucleo di un’alleanza che si farà

sempre più grande e che cambierà obiettivo. Non più la GER spartita, ma la più consistente US.

Dopo questo patto gli inglesi si convincono che non possa esserci un futuro per la difesa europea

senza chiamare in causa i potenti americani. Siamo in uno dei punti più alti di quella che è stata,

ed è tutt’ora, la special relation fra GB e USA. Non è solo un rapporto di affinità culturale e

linguistica, ma anche intesa economico-politico-strategica. Lo dice efficacemente un importante

politico inglese di questi anni, Harold Macmillan: “Noi inglesi ormai siamo come i greci e gli

americani sono i romani”. Noi greci abbiamo avuto il primato mondiale della civiltà, ma oggi siamo

troppo deboli e dobbiamo passare il testimone ai romani, ovvero al nuovo grande potere politico-

militare. Dopo Dunkirk, nel 1948, un altro passo in avanti per l’edificazione dell’alleanza

occidentale: Patto di Bruxelles (marzo 1948). È una intuizione inglese che allarga il patto di

Dunkirk ad altri Paesi, quelli del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo). Patto ancora anti-

tedesco, pur tuttavia è importante che si sta allargando la base dei paesi europei disposti a

collaborare sul piano militare. Bisogna chiamare in causa gli americani, altrimenti non si può fare

un’alleanza efficace. C’è il vero passaggio di testimone da Londra a Washington. Per il generale

inglese Montgomery che era stato uno dei grandi artefici della vittoria della II GM, il PdBruxelles,

che da vita all’Unione Occidentale (organismo di questi Paesi alleati), doveva servire a garantire

una sorta di leadership strategica inglese sul continente europeo. I tempi però erano passati. Altri

politici un po’ più lungimiranti di Montgomery, come il laburista Bevin (figura importante della

politica inglese in questi anni), dicono che gli inglesi non sono in grado di garantire nulla e che c’è

bisogno degli americani. Iniziano i negoziati per stabilire una forma di collaborazione, un’asse, tra i

paesi del PdBruxelles e gli USA. Nel momento in cui si chiamano in causa gli americani (impero su

invito) cambia l’oggetto di queste alleanze. La minaccia si sposta dalla GER all’US. I negoziati che

portano alla nascita del Patto Atlantico sono inizialmente riservati esclusivamente a 3 Paese: USA,

GB, CANADA. È una comunità nordica, anglo-americana con una forte connotazione culturale.

Questi 3 paesi danno vita ai PentagonTalks, ovvero i dialoghi/colloqui del Pentagono che sono

l’ambito in cui si comincia a delineare questa futura alleanza e che durano vari mesi. L’idea di

fondo è che, sulla base del PdBruxelles si possa arrivare ad una grande alleanza atlantica. Quindi

di questa futura alleanza atlantica faranno parte solo i paesi del PdBRuxelles più USA e Canada.

Discussioni ampie e da subito ci si chiede e gli altri? Per esempio i Paesi mediterranei…l’IT? L’IT

che comincia ad interessare agli americani che, per la sua posizione geostrategica nel

Mediterraneo, non si può lasciare in bilico. Cosa farne? Inizia una discussione estenuante. L’IT

viene tagliata fuori dai PT e da tutti i contatti diplomatici per arrivare alla costituzione dell’AA

perché non fa parte del PdB. C’è stato un invito da parte inglese ad aderire al PdB (all’Italia). Ma

l’IT è impegnata in quel passaggio cruciale istituzionale, ovvero le elezioni del 1948, e nessun

politico se la sente di prendere posizioni che potrebbero essere compromettenti in campagna

elettorale e di entrare a far parte del patto. C’è addirittura un tentativo di sfruttarlo per superare la

condizione di Paese sconfitto. In IT si fa presente che ci sarebbe la disponibilità italiana ad aderire

al PdB a condizione che vengano rimosse alcune clausole che sono state imposte all’IT come

paese sconfitto. La reazione di Bevin è furente. I soliti italiani, infidi, mercanteggiatori, cercano

sempre di trarre vantaggio da tutte le situazioni, anche in quelle di maggiore debolezza.

L’atteggiamento italiano viene definito, da Bevin, ricattatorio. Bevin fa presente che l’IT e cosi

debole che non può porre nessuna condizione. O dentro o fuori e quindi fuori. Questo darà al

nostro Paese una condizione ulteriormente penalizzante. Un altro passo importante nella

edificazione della nuova alleanza atlantica si ha nel giugno del 1948 quando il Senato americano

approva la risoluzione Vandenberg, dal nome del suo proponente. È una svolta storica, epocale

nella politica estera americana. Per la prima volta il presidente USA è autorizzato a stipulare

alleanze difensive in tempo di pace. Viene infranto il vecchio taboo di Washington. Cambiamento

culturale degli americani che, per la prima volta, accettano di occuparsi dell’UE in tempo di pace

sul piano militare. Si assumono la responsabilità della difesa dell’UE in tempo di pace. Cosa

inaudita per la mentalità americana. Negli USA la discussione sull’opportunità di creare questo tipo

di alleanza è abbastanza contrastata. Non c’era una visione unilaterale. Alcuni sostenevano che

fosse un grave errore. Kennan aveva suggerito di contenere la minaccia sovietica più sul piano

della competizione economica che su quello militare-strategico. C’è un forte dibattito anche

all’interno del Dipartimento di Stato. Tuttavia prevale, di fronte al fatto evidente che l’UE

occidentale è di fatto inerme di fronte alla minaccia sovietica, la volontà di dar vita a questa

alleanza. C’è un momento in cui il processo di genesi della AA sembra potersi drammaticamente

arrestare, ed è quando la FR pone come condizione ultimativa che venga invitata, a far parte della

nuova alleanza, anche l’IT. Non lo fanno per un improvviso amore per l’IT, ma per un preciso

calcolo strategico. FR Paese mediterraneo che aveva ancora le colonie e che aveva la necessità

di estendere la protezione militare della nuova alleanza anche alle proprie colonie. Specialmente

all’Algeria, il cui territorio era assimilato al territorio metropolitano francese. L’Algeria era

un’estensione del territorio francese in Africa. I francesi vogliono che l’asse strategico di questa

alleanza che sta nascendo, non sia tutto spostato a nord (come vorrebbero gli americani e gli

inglesi), ma che si occupi anche del teatro mediterraneo. Ai francesi pare che un buon modo per

bilanciare l’asse strategico della nuova alleanza, sia quello di farvi entrare un altro paese

mediterraneo come l’IT. L’IT beneficia dell’interesse francese. I francesi sono molto determinati

perché, per far entrare l’IT nella nuova alleanza, NATO, devono sfidare tutti i pregiudizi anti-italiani

degli altri paese. L’IT aveva cambiato alleanza in 2 GM, c’erano forti pregiudizi. L’IT non era più

autonoma sul piano militare, sarebbe stato un peso e non avrebbe dato nessun tipo di contributo.

Avrebbe costretto gli altri paesi ad una estensione eccessiva dell’impegno strategico. Tutta una

serie di pregiudizi negativi. Oltre a questo vi era il fatto, secondo gli americani, che l’IT non aveva

aderito al PdBruxelles e quindi automaticamente era estromessa dalla costituzione di questa

nuova alleanza. I francesi sono determinati e minacciano addirittura di porre il veto sull’ingresso

della Norvegia, che premeva moltissimo agli inglesi (mettere dentro all’alleanza anche i paesi

nordici). Alla fine, seppur con molte perplessità, inglesi e francesi, dovranno accettare la presenza

dell’IT all’interno della nuova alleanza. Alla fine ci sarà un calcolo di costi e svantaggi e il

Dipartimento di Stato dovrà ammettere che una presenza strategica anche nel Mediterraneo può

essere considerata vantaggiosa per meglio contrastare l’influenza sovietica. Tutto questo avviene

mentre in IT si assiste ad un dibattito molto pittoresco su cosa si debba o non si debba fare. L’IT è

al centro di un passaggio politico-istituzionale-elettorale cruciale, in cui tutti hanno la loro proposta

su quella che dovrebbe essere la nuova collocazione internazionale del paese. Ci sono i pacifisti a

oltranza che vorrebbero un’IT neutrale e non schierata con nessuno, uno di questi è l’allora alto

esponente del mondo cattolico e sindaco di Firenze Giorgio Lapira che si fa promotore, insieme ad

altri intellettuali cattolici, con una raccolta di alcune milioni di firme di cittadini italiani in favore di un

non impegno militare dell’IT. Né in favore filo-occidentale, né tantomeno filo-sovietico. L’idea di

un’IT neutrale e non militarmente impegnata è un’idea di cui si discute e che spinge a dire no alla

NATO. all’interno del mondo cattolico e democristiano vi sono anche molti che invece propendono

per un’alleanza coi Paesi occidentali. Ci sono i comunisti che, essendo legati all’US, non possono

che contrastare questo tipo di alleanza. Vi sono i socialisti di Nenni che auspicano una terza

posizione, non allineata né all’US né agli USA, ma che magari si basi sulla costituzione di un

nucleo europeo a se, un terzo polo. È una posizione poco realistica. C’è un enorme dibattito. Il

leader politico italiano in questa fase è Alcide De Gasperi che è assolutamente ostile alle alleanze

militari. Coerentemente cattolico, non ritiene che l’alleanza occidentale possa ben rappresentare la

vocazione internazionale italiana che deve essere un paese portato al dialogo, al confronto e alla

cooperazione con tutto e anche coi paesi più diversi (anche quelli del blocco comunista). Perché

vincolarsi ad un’alleanza anche riguarda solo una parte del mondo ed è ostile all’altra parte?

Questo non va molto d’accordo con una visione cattolica del mondo, ecumenica ed universalista in

cui tutti hanno pari dignità e possono tutti dialogare anche nella diversità. Allo stesso tempo ci sono

le ragioni strategiche che si impongono. L’IT non è più un paese autonomo dal punto di vista

militare, non è più in grado di difendersi. L’US, attraverso il comunismo rappresenta la minaccia

atea, e questo il mondo cattolico non può ignorarlo. C’è un altro importante elemento, De Gasperi

ha costituito governi post comunisti, in cui non ci sono più i comunisti di Togliatti, e l’IT sta

beneficiando degli ingenti aiuti economici americani. Queste sono tutte condizioni molto concrete

che fanno propendere la bilancia in favore dell’adesione dell’IT alla nuova alleanza occidentale, di

cui sono soprattutto promotori alcuni uomini, diplomatici. Ad esempio l’ambasciatore italiano a

Washington, che è un ex giornalista del corriere della sera, Alberto Tarchiani, il quale ad un certo

punto visto che ci sono delle perplessità da parte degli anglo-americani ad invitare l’IT, ed in IT ci

sono delle perplessità a presentare candidatura per l’ingresso nella nuova alleanza,

spontaneamente decide di presentare lui stesso la candidatura italiana come membro della nuova

alleanza. Fa una mossa ardita e a titolo personale che poi verrà contraddetta, perchè si capirà che

è stata fatta senza avere dietro un preciso mandato del governo italiano. Mossa incauta. Altri

diplomatici la pensano allo stesso modo. Pietro Quaroni sostiene che l’IT avrebbe dovuto aderire al

PdB senza porre condizioni (grave errore porle) e ora l’IT deve affrettarsi ad entrare nella nuova

alleanza occidentale. Sono soprattutto questi gli esponenti che propendono per una rapida

adesione dell’IT alla nuova alleanza. Ma c’è anche chi, sempre nell’ambito diplomatico, è

neutralista. Come ad esempio il nuovo ambasciatore a Mosca, Brosio, che ritiene che l’IT abbia dei

margini per non entrare a far parte di nessuna alleanza. Paradossalmente molti anni dopo

diventerà segretario generale della NATO. quindi avrà modo di ricredersi sui suoi errori giovanili.

Abbastanza sorprendentemente e con un processo molto contorto e sofferto sia sul piano

internazionale, che sul piano interno, l’IT viene invitata ad aderire alla nuova alleanza e quindi

incredibilmente l’IT è uno dei membri fondatori della NATO. il trattato del Patto Atlantico, che viene

sottoscritto a Washington il 4 aprile 1949, è un trattato che significativamente viene reso pubblico

prima ancora della sua firma. Dimostrazione di grande trasparenza da parte dei paesi membri, i

quali dicono alla CI: questo è il testo del trattato. Non c’è niente che possiate contestare. Il trattato

richiama la Carta delle NU, è coerente con essa al punto da richiamare il principio dell’autodifesa

(articolo 51, capitolo 7, della Carta delle NU). Non tutti sono d’accordo. Per l’US è una grave

contraddizione dello spirito della CI che ha dato vita all’ONU, perché la NATO è un’alleanza di una

parte del mondo, contro l’altra parte. Il preambolo del trattato dell’AA recita: “Gli Stati che

aderiscono al presente trattato (USA, CANADA, GB,FR, BELGIO, OLANDA, IT, LUSSEMBURGO,

NORVEGIA, DANIMARCA, ISLANDA E PORTOGALLO) riaffermano la loro fede negli scopi e nei

principi dello Statuto delle NU e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i

governi…”. Quello che è interessante è l’articolo 5, ovvero quello che introduce il casus foederis; la

condizione per cui scatta il vincolo di solidarietà tra paesi alleati. “Le parti convengono che un

attacco armato contro una o più di esse nell’Europa o nell’America settentrionale, sarà considerato

come un attacco diretto contro tutte le parti…”. Si deciderà poi come reagire. Per volere della FR,

per lo stesso ragionamento per cui essa ha voluto che dentro questa alleanza ci fosse anche l’IT,

all’articolo 6 si aggiunge che: “Per attacco armato contro una o più delle parti, si intende un attacco

contro il territorio di una di essere in UE o nell’America settentrionale o contro i dipartimenti

francesi d’Algeria”. La NATO difende anche l’Algeria. Questo è il trattato istitutivo del PA o AA. Non

è la NATO. la NATO è quello che viene fatto per dare vita all’AA, cioè l’organizzazione costituita

poco dopo. È l’atto con cui si perfeziona l’organizzazione economica, politica e strategica del

blocco occidentale che si costituisce attorno alla leadership degli USA che sono gli incontrastati

leader di questa alleanza. Come sviluppo del trattato nasce la NATO. Prevede una serie di organi:

 Consiglio atlantico: organo più importante

 Comitato economico

 Comitato militare

 Ufficio di produzione degli armamenti

NATO: organizzazione concreta: soldati presenti in UE, basi militari che vengono costruite in UE,

armi americane messe in UE. Questo è un trattato che effettivamente garantisce molto l’IT e tutta

l’area mediterranea e garantisce la sicurezza. Trattato che funziona cosi bene che l’IT, per tutta la

II GM, sarà un Paese che spenderà pochissimo in difesa perché questa sarà garantita dagli alleati.

Ecco perché non siamo abituati a parlare di politica estera, perché c’è la NATO e gli americani.

Questo crea una nuova forma mentis per cui abbiamo potuto per tutta la GF occuparci solo delle

beghe di politica nazionale. Il primo Segretario generale della NATO era l’inglese Lord Lionel

Ismay, il quale disse una cosa carina ed efficace per definire la NATO: la NATO era quella cosa

che serviva a tenere gli americani dentro (in UE), la GER sotto e l’US sovietica (UE). Realizzava

contemporaneamente 3 funzioni strategiche fondamentali. Tenere gli americani in UE, che era

quello che Roosvelt non avrebbe voluto fare, ma che la GF impone a Truman, tenere subordinata

la GER per prevenire una sua rinascita di potenza e porre un limite all’US verso l’UE occidentale.

Questo discorso si perfezione, ultimo tassello nella costruzione di questa unità difensiva

occidentale, nel 1950 con l’adozione di un documento americano, ovvero la National Security

Council 68 (NSC68) in cui gli americani prendono atto di quella che è definitivamente la nuova

realtà internazionale. C’è una situazione di GF. C’è un grande nemico, temibile, non ignorabile, che

minaccia i nostri alleati e che ci costringe a tenere i nostri soldati in UE. Dobbiamo militarizzare

l’UE, quindi i nostri alleati, se vogliamo fronteggiare questa minaccia. è il senso di questo

documento. Lo capiremo meglio quando parleremo della guerra di Corea che scoppia nel 1950, e

che fa capire definitivamente agli americani che la GF non è solamente europea, ma globale.

Capiamo meglio perché, all’inizio degli anni 50, GR e Turchia, anche attraverso la mediazione

dell’IT dal punto diplomatico, entrino a far parte della NATO. era stato inizialmente per questi 2

paesi che Truman aveva mosso le prime misure da GF. I primi 2 paesi a essere minacciati dall’US

erano stati questi 2. Era stato in risposta a questa minaccia che Truman aveva coniato la dottrina

Truman o del Containment, ed è con l’ingresso di questi 2 Paesi nella NATO che il cerchio si

chiude. Quando ci verrà chiesto quali sono i 2 paesi in bilico per i quali gli americani cominciano a

sviluppare tutte le loro politiche di intervento e di sostegno nella GF, parliamo di GR e TUR. Questo

è anche il periodo in cui nasce il processo di integrazione europea. Non è una novità della storia,

ma se ne era già parlato in epoche precedenti, ad esempio dopo la I GM. Dopo la II GM nasce in

maniera straordinaria. Il rapporto tra la GF e l’integrazione europea è ambivalente. Da un lato la

GF stimola l’integrazione europea, perché tutti i paesi europei sono ormai troppo deboli per restare

totalmente divisi. Dall’altro lato la GF frena lo sviluppo dell’integrazione europea. La GER è divisa,

più di tanto non si potrà fare nel processo d’integrazione europea. È uno spirito che ha tra i suoi

principali promotori uomini come Churchill, Adenauer, Alcide de Gasperi, Monnet. Sono i grandi

uomini che hanno condiviso i lutti e le tragedie della II GM e che guardano con favore agli USA,

che sono l’altro attore di questo processo. Come c’è un rapporto complesso tra GF e integrazione

europea, C’è anche un rapporto tra USA e integrazione europea. Essi sono, in questa fase, i

grandi promotori della integrazione europea (Piano Marshall). Ma non solo, gli americani come gli

inglesi, vanno oltre gli stessi europei. Sono più europeisti degli europei. Dicono in questa fase:

guardate che se non accettate la rinascita della GER come stato sovrano ed unitario, non avrà

senso parlare di integrazione europea. Un discorso che i francesi fanno molta difficoltà ad

accettare. La prima creazione dell’integrazione europea, nel 1948, è la nascita del Consiglio d’UE,

organo prettamente consultivo e che è una via di mezzo tra la visione inglese e quella francese. I

francesi avrebbero voluto un organismo sovranazionale con poteri autentici, gli inglesi lo vogliono

più blando cosi che non intacchi la volontà dei singoli Stati Membri. Al Consiglio d’Europa non è

ammessa immediatamente la Germania, si l’Italia. Il grande passo in avanti arriva a inizio nel 1951

con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) che è anche la prima manifestazione

del metodo funzionarista, ovvero cercare di aggirare le incomprensioni presenti sul piano politico

tra i paesi europei, per lavorare sul terreno delle cose comuni e facilmente condivisibili. La CECA

nasce per mano francese di Monnet, poi prende il nome del Ministro degli esteri francese

Schuman. L’idea è che il carbone e l’acciaio presenti nelle regioni di confine tra FR e GER per cui

questi paesi si sono massacrati per secoli, possa essere oggetto di benessere comune, mettendo

in comune lo sfruttamento di queste risorse. L’Italia è in affanno e in ritardo. Il ministro degli esteri

Sforza cercherà di recuperare il terreno perduto sfruttando l’integrazione, facendo un discorso

all’università di Perugia e definirà l’IT “Araldo dell’UE”. Dirà che non è vero che l’IT è indietro nel

partecipare al processo di integrazione, perché ha avuto durante la guerra il Manifesto di

Ventotene, quando alcuni precursori del federalismo europeo come Spirelli, Rossi e Colorni

elaborarono questo programmatico manifesto per il futuro pacifico e democratico del continente

europeo. Certamente l’IT in questa fase è un partner minore molto frenato dalle sue beghe interne.

Sono anche di carattere economico. Per partecipare attivamente alla CECA, bisognava avere un

settore industriale capace di reggere la concorrenza con i settori industriali degli altri paesi. Non

era il caso dell’IT. Ma mentre l’integrazione europea muove i primi passi, c’è chi spinge per un >

coinvolgimento della Germania. In primo luogo gli americani che nel 1947 hanno presentato al

congresso, anche se non è mai stata votata, la risoluzione Fullbright. Prende il nome da un

personaggio che sarà fondamentale e padre ispiratore di molti bandi per borse di studio atlantiche.

Lancia l’idea che gli USA diano anche sostegno morale al processo di integrazione europea, con

questa risoluzione in favore della nascita degli Stati Uniti d’UE. Americani più avanti di noi europei.

Ma soprattutto C’è l’idea di affrontare anche il nodo più spinoso dell’integrazione europea, ovvero

quello che passa per il riarmo tedesco. È un punto su cui americani e inglesi spingono moltissimo.

Siccome i francesi sono terrorizzati da questa idea, si fanno carico di una proposta nel 1950

ovvero il Piano Plevain che prevedeva la ricostituzione di alcune unità militari tedesche (nucleo di

esercito tedesco) da inglobare in un esercito europeo. Questa idea conoscerà molti fallimenti,

come la CED (Comunità Europea di Difesa), ma resterà nel vivo del dibattito. Atteggiamento

tedesco? La Germania occidentale (solo lei nel processo di integrazione) è lieta di aderire a questi

progetti che ne rilanciano in parte la sovranità. Pone delle condizioni. Una di queste è che la

Germania entri nella NATO. Processo che prevederà dei tempi di maturazione molto più lunghi.

SRI 22/11/17

Alcune delle conseguenze degli scenari post bellici dopo il 1945 in altre aree. Uno degli scenari extraeuropi

più interessanti dopo la II GM, per le vicende che vi troveranno spazio, è il Medio Oriente. Una delle

conseguenze più importanti è la nascita di una prima organizzazione regionale, ovvero la Lega Araba. Attore

internazionale. Nasce ufficialmente ad Al Cairo nel 1945 ed è l'oggetto e la conseguenza dell'iniziativa di 3

Paesi: Egitto, Iraq e Arabia Saudita. Ci confluiranno anche altri attori della regione medio-orientale. Se

facciamo un salto indietro, dobbiamo dire che la LA è un'intuizione (ancora una volta) della politica estera

britannica. Alla fine della II GM gli inglesi tornano ad avere queste oscillazioni nella loro politica estera

verso il MO, una volta in favore dei Paesi Arabi, una volta degli ebrei. Già visto al tempo della I GM. Nel

1945 la GB ancora esercita il mandato sulla Palestina e quindi deve gestire il grosso problema della

coesistenza tra arabi ed ebrei, che dopo la guerra in misura più massiccia stanno arrivando per vivere in

quella regione. La GB torna a guardare con favore al mondo arabo. Si ritene che la nascita della LA possa

essere uno strumento favorevole agli interessi della GB nella regione. La LA si rivelerà un soggetto molto

meno docile di quanto previsto dagli inglesi, tutt'altro che controllabile. Servirà a portare avanti la causa dei

Paesi Arabi. In primo luogo la decolonizzazione e la questione per eccellenza, ovvero quella palestinese

(estromissione della componente ebraica da questa regione). Ci sono molti problemi dopo la II GM in MO a

patire dalla condizione di Siria e Libano (affidati dalla SdN come mandati alla FR che, durante la guerra,

aveva promesso di concedergli l'indipendenza. Ma questa promessa tarderà nel realizzarsi e quindi ci saranno

delle reazioni e forme di ostilità contro la FR per il perpetuarsi di questa influenza, fino a che la FR sarà poi

costretta alla concessione dell'indipendenza). La questione che sconvolge gli assetti politici e strategici di

questa regione dopo la guerra è la nascita dello stato di Israele. Processo che è condizionato anche dalla

guerra. Il fatto che ci sia stata la Shoah, lo sterminio degli ebrei, olocausto, in qualche modo rende gran parte

della CI solidale con gli ebrei e con la loro aspettativa di avere una loro patria (fondare da qualche parte uno

Stato). Ovviamente l'area più logica e maggiormente gradita dalla componente ebraica è quella della

Palestina dove, fin dai tempi della dichiarazione Balfour si è costituito un solido nucleo che dopo la guerra

comincia a rafforzarsi e ad essere sempre più numeroso. Per questo motivo si trova sempre più in conflitto

con la popolazione araba. Nel 1942 a NY il movimento sionista americano si pronuncia in favore della

costruzione di uno stato ebraico in Palestina. È una presa di posizione importante e che sembra voler

condizionare la politica estera americana di Roosvelt. R accoglie questa aspirazione alla costruzione di uno

Stato d'Israele in Palestina, ma non intende imporlo agli arabi. Ritiene che si debba trovare un accordo per

rendere questa aspettativa compatibile con gli interessi della popolazione araba in Palestina. L'altro grande

attore di questo processo che porta alla nascita dello Stato d'Israele è la GB che continua, anche dopo la fine

della guerra, ad esercitare il mandato sulla Palestina. Non è però nella condizione di farlo. Gli inglesi si

sentono un po' come gli antichi greci, e guardano agli americani come ai romani, ovvero sono pronti a

passare il testimone dei compiti stretegici che la GB non si sente più in grado di sopportare. Crescente

interessamento da parte americana e disinteresse britannico. La GB cerca di dare un contributo, cerca di

individuare una strada da percorrere per arrivare alla soluzione del nodo palestinese. Questa soluzione gli

inglesi ritengono di individuarla col Piano Morrison che prevedeva la spartizione della Palestina in 4 aree:

araba, ebraica, Negev (parte strategica che maggiormente interessava agli inglesi perchè serviva anche per

controllare l'Egitto) e Gerusalemme (città contesa per eccellenza) che doveva essere internazionalizzata,

ovvero sottoposta ad una amministrazione internazionale che non fosse legata alla componente ebraica, araba

o cristiana. Gli inglesi dichiarano di non voler più esercitare il mandato e passan la responsabilità della

questione palestinese all'ONU e nel 1947 il CdS adotta una delle più importanti e controverse risoluzioni

della sua storia: la risoluzione 181. prevedeva la spartizione della Palestina in 3 componenti: in una sarebbe

sorto lo stato ebraico (Israele), in una si sarebbe costituito lo stato arabo della Palestina e infine

Gerusalemme internazionalizzata. In parte si ispira al Pmorrison. Questa risoluzione viene immediatamente

contestata da tutti gli arabi che non accettano il principio che debba nascere uno Stato di Israele in terra

palestinese. Il fatto stesso però che questa risoluzione venga approvata è il presupposto legittimo per la

nascita dello Stato d'Israele. Cosi il 15 maggio 1948, David Ben Gurion (ebreo di origine polacca), può

proclamare la nascita di questo stato. Israele è figlio delle NU, organizzazione sovranazaionale (rapporto di

figliazione diretto). La reazione di tutti i paesi arabi dell'area medio-orientale alla dichiarazione della nascita

di IS è la guerra. Nel momento stesso in cui viene proclamto, si trova ad essere aggredito dai Paesi arabi

confinanti. Stato che nasce immediatamente con il serio problema di dover difendersi e garantire la propria

sopravvivenza dai nemici che lo circondano. Quindi nel 1948 scoppia il primo dei grandi conflitti arabo-

israeliano (4). si caratterizza perchè gli arabi lo affrontano avendo delle forti divisioni interne. Non c'è un

fronte unito anche dal punto di vista strategico. Questo spiega anche perchè IS riesca a sopravvivere a questa

aggressione. Vi erano gli obiettivi degli arabi palestinesi, quelli che combattevano affinchè IS venisse

cancellato. Era l'obiettivo massimalista. Vi erano poi i transgiordani (Transgiordania regione frutto della

spartizione anglo-francese del MO). Questi ambivano ad annettersi la parte araba della PAL. Non le

interessava tanto eliminare IS. Gli egiziani, ieri come oggi, sono l'attore arabo più importante dello scenario

medio-orientale. Il paese senza il quale non si fa ne la guerra ne la pace. Tutte le guerre arabo-israeliane

siano un conflitto prevalentemente (c'è la Siria, la TG, Iraq) strategico tra IS ed EG. L'EG aveva anche

l'obiettivo di mettere le mani sul Neghev, ovvero su quella parte di territorio che aveva grande rilevanza

strategica anche ai fini del controllo del Canale di Suez. Mentre va in scena questo conflitto, IS ha il

vantaggio di essere immediatamente riconosciuto come nuovo stato (rionoscimento formale) da una serie di

potenze che sono molto importanti: USA, GB, US.perchè l'US si affretta a riconoscere formalmente lo stato

d'IS? Per una serie di ragioni politiche. Innanzitutto perchè c'era l'idea che IS potrebbe essere il primo

esemppio di uno stato post coloniale. Nasce dalla fine del mandato britannico sulla PAL e quini si può dire

che, per certi aspetti, sia il frutto pre-maturo della decolonizzazione. Decolonizzazione che poi tarderà molti

anni a manifestarsi. Un altro motivo è che, all'interno della vita politica israeliana, vi era una fortissima

componente di carattere progressista/socialista. Tutti gli ebrei sopravvissuti alla II GM e provenienti dai

Paesi dell'UE orientale (POL, Ucraina, Biellorussia..), gli ebrei aschenaziti, trovano rifugio in PAL e sono

ideologicamente affini all'US. Non sono comunisti, ma progressisti, ovvero per una società che realizzi gli

ideali del socialismo. Questa tendenza progressista della società e della vita politica israeliana si manifesta

anche nella politica estera che immediatamente viene sposata da IS e prende il nome da una definizione, la

cosiddetta Non Identificazione. IS, subito dopo la nascita, è uno stato che persegue una politica stera ne filo-

americana, ne filo-sovietica. Ma è al servizio del supremo interesse ebraico alla sopravvivenza dello stato.

Questo fa si che tutte le potenze siano interesseate ad avere dei rapporti diplomatici ufficiali con IS. Mentre

ci sono queste schermaglie diplomatiche e USA e US fanno a gara a chi riesce ad instaurare relazioni

preferenziali con il nuovo stato, c'è questa guerra che si conclude nel 1949 con l'armistizio di Rodi che pone

fine alle ostilità. Cosa stabilisce? Sul piano militare la guerra si conclude con un sorprendente ed

imprevedibile successo di IS che, grazie anche alla divisione strategica esistente tra i suoi nemici, è riuscito a

respingere l'attacco. Quindi, per il momento, la sopravvivenza di IS è garantita. IS respinge l'attacco

congiunto, ma segretamente si accorda con la TG per una spartizione che prevedeva che la parte araba della

PAL passasse sotto la TG, mentre Gerusalemme veniva cosi divisa: gli arabi avrebbero avuto la GERU

vecchia, lpaltra parte sarebbe andata a IS. Ripartizione più o meno equa della città che rappresentava il fulcro

delle 3 religioni monoteistiche èiù importanti, luogo sacro per ebrei, arabi e cristiani. Questo ci spiega perchp

tutte le posizioni del Vaticano riguardo alla questione arabo-israeliana sono sempre state focalizzate sul cosa

fare di GERU. Bisogna comunque che sia garantita la libertà di culto, che le 3 grandi religioni vengano

rispettate e che ci sia libero accesso ai luoghi sacri per tutte e 3 le religioni. L'aspetto interessante sul piano

politico- strategico è che la guerra arabo-israeliana si conclude da un lato con la sopravvivenza di IS e con la

spartizione territoriale che accentua le divisioni all'interno dei paesi arabi. Non potendo cancellare IS, la TG

ha grantito i propri interessi. Situazione che vede la rpartizione della PAL tra stato ebraico e parte arabo-

palestinese (GERU internazionalizzata) al lato della fondazione di IS, ovvero nel mggio del 1948. la parte di

IS si è notevolmene ampliata e l'altra parte confluisce nella TG e GERU viene divisa in 2 parti. Questo è uno

dei primi numerosi cambiamenti territoriali che ci saranno nel corso delle guerre. Conseguenza di questa

prima guerra è anche il fatto che la risoluzione 181 delle NU diventa non più applicabile. Perchè GERU non

può essere più internazionalizzata perchè se la sono spartiti e non è nemmeno più possibile arrivare a una

costituzione di uno stato arabo di PAL perchè quella parte è stata acquisita dalla TG (poi diventa Giordania).

All'inizio degli anni 50 il MO diventa interessante anche per la questione petrolifera. Si entra in quella fase

in cui la produzione petrolifera è in grande stile, ovvero capace di influenzare il mercato energetico

internazionale. È la fase in cui cominciano ad operare in MO le grandi compagnie petrolifere internazionali.

Un esempio è l'Iraq Petrolium Company, l'Anglo-Iranian Oil Company, la Q-Oil Company. Tutte fanno parte

di quelle che diventeranno le 7 gradi sorelle, ovvero le 7 compagnie petrolifere mondiali, tutte

rigorosamente controllate da capitali americani, inglesi o (per un breve periodo iniziale) olandesi. La

Standard Oil diventerà la più famosa e potente, sarà in grado di dettare legge nel mercato petrolifero

stabilendo la quantità di greggio da estrarre in MO e relativi prezzi sul mercato. Questo condizionerà le

economie dei Paesi industrializzati e le economie e i tassi di crescita e di sviluppo dei paesi produttori ed

esportatori di petrolio. Si innesca un rapporto squilibrato tra paesi che acquistano e consumano petrolio per

sviluppare i loro apparati industriali e i paesi esportatori che vendono il petrolio. In questa fase lo vendono

alle condizioni imposte dalle 7 grandi sorelle. Siamo ancora molto lontani da una ridefinizione del mercato

petrolifero più corrispondente agli interessi dei paesi produttori. Tanto è vero che già all'inizio degli anni 50

si ha una prima crisi regionale causata dal petrolio. L'avvento al potere in Iran dei nazionalisti, pone al centro

dell'attenzione nel dibattito politico la questione dello sfruttamento del petrolio. Il leader dei nazionalisti

iraniani, Mossadeq, arrivato al potere prende una decisione storica che turba profondamente il mercato

internazionale del petrolio: nazionalizzare il petrolio dell'Iran. Ovvero acquisirne la proprietà, estromettere le

compagnie straniere, ed essere in grado di dettare sia la quantità di ptrolio da vendere e il prezzo. Una

misura, questa, che mette in grossa difficoltà la anglo-iranian Oil Company (società costituita in accordo tra

inglesi e iraniani) e come conseguenza rischia di indure anche gli altri paesi produttori a mettersi sulla stessa

strada (pericoloso). Ci saranno vari sviluppi.

Un altro ambito geografico extraeuropeo importante è il Sud America. I paesi di questa regione avevano dato

un contributo alla II GM prevalentemente formale, dichiarando guerra alle potenze dell'asse (alla GER in

particolar modo) solo in alcuni casi: Brasile; Avevano inviato delle truppe a combattere in UE a fiano di USA

e GB contro la GER nazista e IT fascista. Alla fine della guerra si trattava di capire quale fosse lo stato delle

relazioni tra USA e Sud America. Non sempre erano delle relazioni favorevoli. Nel 1947 viene stipulato il

Patto di Rio, un accordo regonale di una certa importanza perchè riconosce il principio della soliderietà tra

paesi latino-americani. Era una sorta di patto difensivo regionale che sarebbe emntrato in funzione nel caso

in cui uno dei paesi firmatari fosse stato oggetto di una qualche aggressione esterna. Forma di soliderietà.

Aveva un significato più morale che concreto. C'era un paese che aveva seri problemi di cosesistenza con gli

USA, ovvero l'Argentina. Questa negli anni a avallo tra la II GM e gli anni post-bellici vive l'esperienza del

regime autoritario del colonnello Peron. Era un uomo, ufficiale dell'esercito argentino che era andato al

potere e aveva stabilito un'alleanza conservatrice (ispirata ai valori della tradizione cattolica e legato al

cattolicesimo argentino) capace di garantire il controllo del regime sulla società attraverso una solida

alleanza col mondo dei sindacati argentini. Questo regime metteva assieme elementi di conservatorismo con

elementi di innovazione e di cambiamento sociale. Sistema autoritario saldamente in mano ai militari

argentini. È anche un regime in cui, ad un certo punto, acquisisce un'importanza politica e sociale la

compagna di Peron, Evita Peron che era il volto presentabile del regime. Donna che aveva grande attenzione

per le esigenze della società e questo la renderà molto popolare e darà il suo contributo alla stabilità del

regim. Alcune scelte di Peron però lasciano perplessi. Non fa mistero di avere propensioni filo-tedesche.

Guarda con simpatia ha ciò che ha fatto e sta facendo Hitler in Ger ala fine della guerra. L'AR solo alla fine

della guerra e sotto forti pressioni internazionali, si deciderà a dichiarare formalmente guerra alla GER. Sarà

un atto solo formale che Peron farà per dimostrare di nojn essere eccessivamente filo-tedesco, quando però

era cosi. Lo era al punto che l'AR nella fase finale della guerra diventa il punto di approdo di ex-nazisti che

riescono, clandestinamente, a fuggire dall'UE e a trovare un rifugio nel continente Latino americano. C'è

discussione sul fatto se ammettere il regime di Peron nelle NU. Il dibattito si conclude favolrevolmente.

Nonstante le forti rimostranze di alcuni paesi, fra cui l'US, entra a far parte del consesso delle NU. Un altro

aspetto che rende molto discutibile, sul piano della politica estera, il regime di P, è che dopo essere stato

simpatizzante della GER nazista, sviluppa forti rapporti bilaterali con un altro regime autoritario: (ultimo

esistente in UE dopo la II GM) la SP di Franco. Sopravvive, perchè ha deciso di non entrare in guerra, fino al

1975 quando l'ex re Juan Carlos garantisce la transizione dal regime alla democrazia. In questi anni nasce

questo rapporto privilegiato tra l'AR peronista e la SP franquista che non depone in favore dell'AR e questo

pesa molto nei rapporti tra USA e AR (tesi).

Asia: alla fine della II GM, l'unico paese che poteva vantare l'indipendenza era la Tailandia. Tutto il resto del

continente era in attesa di indipendenza. L'Asia (non come Africa) era un continente con forti identità

nazionali, con istituzioni politiche abbastanza avanzate e sul fuoco del nazionalismo asiatico avevano

soffiato molto i giapponesi in funzione anti-europea. Questo fa si che, alla fine della guerra, nei Paesi asiatici

ci sia aspirazione ad acquisire rapidamente l'indipendenza. Il primo paese a raggiungere l'indipendenza è

l'India perchè gli inglesi devono pagare la cambiale sottoscritta durante la guerra; promettendo all'India

l'indipendenza una volta finita guerra. Questa viene concessa, ma quello che succede di drammatico è che

questo dibattito per l'indipendenza si trasforma in un dibattito sulla spartizione dell'India tra la sua

componente maggioritaria, quella indù, e la componente musulmana. Ecco perchè gli inglesi si trovano

costretti a negoziare una spartizione dell'India tra India vera e propria e il Pakistan. I rapporti tra questi 2

nuovi stati indipendenti sono subito pessimi perchè nelle zone di confine vi è una certa commistione e

sovrapposizione tra comunità indù e musulmane (ad esempio nel Cashmire). Un altro paese in questo

periodo che ottiene l'indipendenza sono le Filippine. L'impegno era stato assunto dagli USA e viene onorato.

Tranne il caso indiano sono processi abbastanza pacifici. Già più complicata è la decolonizzazione della

Indonesia, sottoposta a colonizzazione olandese. Gli olandesi ispirandosi al Commonwealth cercano di

trasformare il rapporto coloniale con l'Indonesia in una forma di cooperazione tra Olanda e Indonesia, ma è

un progetto che fallisce e l'Indonesia ottiene l'indipendenza. Un altro fronte critico che si protrarrà per molti

anni è quello dell'Indocina. Colonia francese popolata da varie regioni: Vietnam, Cocincina, Laos e

Cmbogia. Quella più avanzata anche sul piano delle rivendicazioni nazionalistiche è il Vietnam. Il

nazionalismo vietnamita è una risposta la vecchio colonialismo europeo e alla vecchia sovrapposizione

giapponese (quando occuperanno questa regione) e ci sono gli americani a sostenere la lotta vietnamita

contro gli occupanti giapponesi. Questo nazionalismo si manifesta in maniera ancora più forte alla fine della

guerra. Per i francesi sarà difficile tenere a freno queste forze e cercare di gestire questo processo e ne

verrano travolti. Ciò che però ha molta influenza sulle relazioni internazionali è la nascita della Cina

popolare. Alla fine della guerra è chiaro che Chiang Kay Shek e i nazionalisti stanno soccombendo di fronte

alla lunga marcia realizzata da Mao, ideologo del nazionalismo cinese che ha avuto un'intuizione vincente.

Ovvero quella che la rivoluzione comunista si possa realizzare in Cina partendo dalle campagne, dal mondo

rurale che è quello prevalente in una paese arretrato e mancante di uno sviluppo industriale. È una realtà, dal

punto di vista socio-economico, profondamente diversa da quella che ha visto attecchire, nel 1917, in RU la

rivoluzione. La rivoluzione russa era affidata alle masse proletarie di lavoratori ed operai, quindi la realtà

delle industrie, delle fabbriche, delle città. Quello che Mao realizza in Cina ha a che fae con il mondo dei

contadini che diventano anche la forza militare che si manifesta attraverso questa marcia con cui Mao

progressivamente occupa tutta la Cina sino ad imporsi e a costringere CKS a lasciare la Cina per rifugiarsi

nell'isola di Formosa, dove nascerà ll regime della Cina nazionalista a Taiwan (oggi ancora esistente). Nel

1948, dopo aver occupato Pechino, Mao proclama la nascita della Repubblica popolare cinese o Cina

comunista. Abbiamo 2 Cine (RPC e Cina nazionalista). Questo crea un problema enorme. Innanzitutto è un

grandissimo smacco per la politica estera americana. Se asumiamo che la II GM abbia consentito agli

americani di affermare, prepotentemente, la propria influenza su molte parti del pianeta, dobbiamo

ammettere che in Cina hanno commesso un grave errore gli americani. L'errore è cosi clamoroso che già

Roosvlet, che aveva pensato ai 4 police man, aveva pensato che la Cina (ovviamente filo-americana)

sarebbe stata uno dei 4 pilastri su cui edificare il nuovo ordine internazionale. Invece sarà Cina comunista.

Questo crea problemi. È una causa di ulteriore aggravamento delle tensioni della GF perchè nel CdS delle

NU siede, fra i 5 membri permanenti con diritto di veto, la Cina nazionalista, quella di CKS e l'URSS

comincia a reclamare l'avvicendamento fra le 2 Cine e quindi che il seggio permanente con diritto di veto

venga affidato alla Cina popolare che è più grande, popolosa e, secondo i sovietici, più rappresentativa del

mondo cinese. C'è un dettaglio: quando sono nate le NU e si sono presi gli accordi, sottoscritti anche dai

sovietici, a capo della Cina c'era CKS. Per gli americani poco importa che CKS sia in un'isola poco

significativa dal punto di vista delle risorse, della popolazione... il seggio della Cina nazionalista deve

rimanere li. È motivo di una seria tensione diplomatica tra le 2 super potenze e i sovietici in questa fase

sostengono talmente la causa della Cina comunista che decidono di boicottare le sedute del CdS delle NU

non facendovi partecipare il proprio rappresentante, ovvero l'ambasciatore Malik. Però non è tutto oro quel

che luccica. A ben vedere i rapporti tra US e Cina non sono cosi idilliaci. Stalin che era un personaggio

realista fino alla fine non ha voluto instaurare rapporti ufficiali con Mao. Solo quando si rende conto che

CKS ormai è perdente che accetta di prendere una posizione. È stato prima a vedere quello che succedeva e

quando si rende conto che stanno per vincere i comunisti, decide di prendere posizione in loro sostegno.

Appena proclamata la RPC, Mao si reca in vistia a Mosca dove si intrattiene per un periodo molto lungo per

stringere accordi, accordi che sono di scarsa importanza. Mao sperava di avere da Stalin importanti aiuti e

concessioni, ma torna con un modesto credito anche se nasce un rapporto bilaterale forte tra Pechino e

Mosca. Questo rapporto però Stalin lo concepisce come un rapporto di subordinazione della Cina nei

confronti dell'URSS. Per Stalin, Mao è poco più che nun contadino che ha vinto la guerra civile in Cina, ma

che non può essere considerato al pari di tutto il processo rivoluzionario sovietico. Stalin è molto geloso

della leadership sovietica nel mondo comunista. Non è cosi entusiasta del fatto che ci sia un altro paese cosi

popoloso a far parte del mondo comunista. Percepisce da un lato la diversità del ocmunismo cinese e

dall'altro il fatto che, in futuro, la Cina potrebbe diventare una sorta di antagonista, più che un alleato. Quindi

c'è una forte diffidenza di Stalin nei confronti di Mao. Il grosso problema di Mao è che, subito dopo la

nascita della RPC, il suo paese è, sul piano del diritto formale internazionale, inesistente. Solo l'US, tra le

grandi potenze, è disposta a riconoscerla formalmente. Non c'è quindi solo il problema che nel CdS siede la

Cina nazionalista, ma c'è anche il fatto che gli USA si rifiutano di riconoscere formalmente la Cina di

Pechino. Questo fa si che, per molti anni, per avere rapporti col mondo occidentale Pechino debba sfruttare il

canale diplomatico sovietico. Non ci sono rapporti diretti tra Pechino e Washington. Ufficialmente non è

riconosicuto, se vuole contattare un paese occidentale eve chiedere l'aiuto del canale sovietico. Deve

chiedere che i sovietici contattino quel paese per interesse cinese. Situazione gravissima e di grande

isolamento. Situazione paradossale perchèsignifica tenere isolato un Paese straordinariamente ricco dal punto

di vista demografico (% consistente dell'umanità). Questa situazione si aggrava ulteriormente nel 1950

quando scoppia la prima guerra della GF. La prima crisi realmente combattuta dell'era della GF: la guerra di

Corea. In origine la penisola coereana era stata occupata dal Giappone. Alla fine della II GM, con il ritiro

delle forze giapponesi, la CO era stata occupata in parte dalle forze americane e in parte da quelle sovietiche.

Se l'erano divisa circa a metà. Secondo i principi delle NU in CO doveva nascere un nuovo stato

indipendente e unitario, ma questo sarebbe stato possibile dopo il ritiro delle forze militari americane e

sovietiche. Anche dopo che ci si fosse messi d'accordo su come procedere per dare un nuovo governo alla

nuova CO. È lo stesso tipo di litigio che si era registrato per a GER dopo la fine della guerra, tra chi voleva

che si passasse per libere elezioni e tra chi voleva che questo fosse un passaggio superfluo e dannoso

(sovietici). Questa contrapposizione fra super potenze fece si che solo nella parte meridionale si costituisse

uno stato secondo i principi istituzionali occidentali (elezioni, un governo rappresentativo) che portò alla

nascita della CO del Sud. Mentre nella parte Nord venne seguito il sistema alla sovietica: sistema

centralizzato di potere in cui le funzioni di governo venivano affidate a personalità fidate perchè legate

all'ideologia comunista. Di fatto siamo in una spartizione del territorio coreano che risponde alla

mann Ree, che

contrapposizione tra le 2 super potenze. A Sud, tramite elezioni, si afferma il potere di Sing

darà vita ad un sistema autoritario e personalistico, ma sarà fortemente sostenuto dagli americani. A

nord si afferma Kim Il Sung (pettinato come oggi lo è suo nipote). Oltre a questo c'è da dire che questa

ripartizione appariva da subito come precaria. Viene violata, nel 1950, da una aggressione che la Corea del

Nord attua contro la Corea del Sud. Primo principio da tenere presente nella crisi coreana. La crisi scoppia

per una aggressione deliberata da Kim verso il Sud. Quello che succede dopo sfugge di mano e chiama in

causa anche le grandi potenze. Inizialmente la miccia che fa scoppiare l'incendio è tutta coreana. Cosa

succede dopo questa aggressione? Vengono chiamate in causa le NU e nel CdS, in questa fase, non siede il

rappresentante sovietico Malik, per protesta contro la mancata rappresentanza della Cina popolare.

Occasione propizia affinchè gli americani facciano approvare una risoluzione di condanna dell'aggressione

della CO del Nord ai danni di quella del Sud e autorizzino l'invio dei Caschi Blu, ovvero di un contingente

militare sotto l'insegna dell'ONU che ripristini la linea di confine tra le 2 Coree. Solo che i soldati che

indosseranno il casco blu saranno soldati americani guidati dal generale Douglas McArthur. Mc ha il

mandato delle NU per ripristinare il confine tra le 2 CO. Prende ordini più da Truman e opera questo

mandato con grande ampiezza di mezzi, riesce inizialmente a respingere gli aggressori oltre il confine. C'è

poi una fase di stasi legata al fatto che la guerra non è più tra Nord e Sud, ma è una guerra in cui la Corea del

Sud è difesa dai caschi blu (truppe americane di McArthur), mentre la CdNord è aiutata dall'invio dei

“volontari” mandati da Mao. Entra in campo la Cina e il conflitto si allarga e diventa conflitto da vera GF,

l'URSS di Stalin sta dietro le quinte e tutto sommato, con curiosità, per vedere come si comporterà la Cina e

per vedere a cosa porterà questo conflitto che mette in contatto forze cinesi con forze americane. A Stalin non

dispiace che la Cina vada incontro a questo tipo di complicazione. Questo rende la Cina ancora più

dipendente dal sostegno politico e diplomatico sovietico in campo internazionale. Stalin lascia che ad

impelagarsi siano i cinesi e questo accade. La guerra entra in una fase di stasi in cui nessuno prevale e, ad un

certo punto, Mc (uomo che usava metodi spiccioli) pensa che tutto sommato se si vuole arrivare ad un

successo risolutivo, non si possa escludere il ricorso all'ordigno atomico. È sulla base di questa ipotesi che

Truman lo destituisce dall'incarico e lo fa sostituire dal, più moderato e cauto, generale Ridgeway che si

guarderà bene da minacciare il ricorso all'atomica che avrebbe reso il conflitto fuori controllo. Ipotesi non

gradita e temuta allo stesso Truman. Quando matura una svolta? Nel 1953 quando i negoziati cominciano a

dare un primo esito e ci si trova d'accordo sul fatto che la linea corrispondente al 38° parallelo possa

rappresentare una linea, che se rispettata da entrambi i contendenti, può garantire la fine degli scontri. A

distanza di anni, tutt'oggi la linea del 38° parallelo è il confine tra le 2 Coree. Non è cambiato niente e la

contrapposizione è ancora fortissima. Quella che era una linea di armistizio è diventato confine. La Cina non

fa nessun progresso, aiutando la CdNord, verso il riconoscimento internazionale da parte americana. Anzi si

allontana. Si acuiscono le difficoltà della Cina che diventa ancora più dipendente dai sovietici. Mao ha avuto

molto coraggio a sfidare in Corea gli USA. La Cina non è un potenza nucleare, lo diventerà anni dopo. In

caso di tensioni con gli USA può contare davvero solo sulla protezione sovietica, che nel frattempo è una

potenza nucleare e quindi ha stabilito una sorta di parità strategica prima assente. Fa riflettere il fatto che gli

USA si siano trovati per la prima volta, dopo la II GM, a combattere una guerra in una remota regione dove,

apparentemente, non hanno nessun interesse strategico tranne il fatto di contendere un paese all'influenza del

comunismo. Questa situazione si ripresenterà anni dopo, in maniera più accentuata col Vietnam. Il

coinvolgimento americano cosi profondo nella guerra di Corea ha lasciato perplessi molti studiosi della GF,

tra cui H. Kissinger, che in questa occasione ha rilevato come da parte americana ci fosse la tendenza a

lasciarsi invischiare in conflitti periferici dove non c'erano in gioco diretti interessi americani. Siamo di

fronte all'indefinitezza della GF. La GF è un conflitto che si può manifestare ovunque senza che ci siano

interessi specifici, ma dove bisogna intervenire se non vogliamo che il nemico acquisisca un vantaggio. La

GF diventa qualcosa di veramente difficile e logorante. Una delle conseguenze sul piano diplomatico della

guerra di CO è la nascita di un rapporto di alleanza formale e ufficiale degli USA con alcuni paesi dell'area

asiatica. Nel 1954 nasce la SEATO (South East Asia Traty Organisation) è l'organizzazione difensiva che gli

USA stipulano coinvolgendo anche altri partner strategici occidentali (FR e ING, Australia, Nouva Zelanda,

Filippine, Pakistan e Tailandia). Tutti i paesi legati agli USA e che hanno interesse a una presenza stabile

degli USA nella regione asiatica del Pacifico per prevenire minacce (es Cina). Questo tipo di alleanza non

era una novità. Qualcosa di analogo era stato fatto alcuni anni prima dagli USA. Questo ci porta a parlare del

rapporto privilegiato di alleanza che gli USA stipulano col Giappo. Il Giappo che ha subito quel trattamento

alla fine della II GM è difficile pensarlo come alleato degli USA. Sottoposto a una sorta di protettorato

americano esercitato dallo stesso generale McArthur, che in una prima fase si preoccupa di smantellare

l'apparato militare-industriale giapponese, per far si che questo non torni ad essere una minaccia, poi

improvvisamente, quando si capisce che in Cina stanno prevalendo i comunisti, attua un radicale

cambiamento di politica estera, per cui il Giappo deve essere rilanciato perchè deve essere il grande alleato

americano da contrapporre alla Cina. Nel 1951 gli USA hanno dato vita ad un'altra alleanza militare

periferica, l'ANZUS (Australia, Nuova Zelanda e USA). ANZUS e SEATO sono le propaggini extraeuropee

(asiatiche) della NATO. Ovvero ripropongono il principio dell'alleanza militare, attorno alla centralità

strategica americana in questi scenari periferici strategici. Fanno parte di quella grande architettura difensiva

che gli americani realizzano in questa regione per cercare di isolare la Cina. Il Giappo è l primo partner

strategico. I rapporti con esso vengono regolati nel 1951 con un trattato di pace che viene stipulato a San

Francisco e che è oggetto di contestazione da parte delle altre potenze, in particolare da parte dell'US e

cinese. Erano confermate nel trattato tutte le perdite territoriali del Giappo in seguito alla sconfitta in guerra e

quindi in questo accordo si trova conferma che esso perda il controllo della CO, ma soprattutto si stabiliva il

ritiro delle forze americane armate dal suolo giapponese. Subito dopo questo USA e Giappo sottoscrivono un

altro trattato che è di alleanza militare. I militari americani che erano usciti dalla porta col trattato di pace,

rientrano dalla finestra con il trattato di alleanza. I giapponesi delegano la loro ifesa nazionale alle forze

americane. Legano le loro sorti strategiche e il Giappo diventa il grnade partner americano. L'altro partner è

la piccola isola di Formosa, ovvero quel che resta del regime nazionalista di CKS. Adesso gli USA, più che

mai, devono preoccuparsi di garantire la sopravvivenza di Formosa (dista poche miglia marine dalla Cina

comunista). In qualsiasi momento la Cina comunista potrebbe invadere l'isola e annetterla e questo spiega

perchè gli USA arriveranno a collocare unità navali in questa regione permanentemente, ovvero farne una

sorta di scudo e protezione per la Cina nazionalista rispetto a possibili aggressioni della Cina comunista.

Anche questo contribuisce a rendere critici i rapporti tra USA e Cins comunista. In realtà la guerra di CO è

un evento drammatico (primo vero conflitto della GF) e ha una scia di tensioni negli altri attori regionali che

si protrarrà con la mancanza di rapporti ufficiali tra USA e Cina comunista fino agli ann 70. ci vorrà la

presidenza Nixon, con Kissinger, per dare svolta a questa politica e avviare rapporti diplomatici tra questi 2

Paesi.

23/11/2017

Siamo nel pieno della GF, abbiamo visto una prima crisi nel cuore dell'UE, quella relativa al blocco di

Berlino, e abbiamo visto una guerra che è legata e contestualizzabile nelle tensioni della GF, anche se il

confronto, nella Guerra di Corea è tra USA e Cina, mentre l'US resta dietro le quinte come spettatore

interessato. Questo ci porta a soffermarci su quella che è la dimensione strategica del confronto della GF.

GliUSA avevano acquisito un vantaggio straordinario in termini militari, ovvero il monopolio dell'atomica

(dura poco). L'US, anche in virtù del suo efficace servizio di intelligencee di spionaggio, riesce rapidamente

a colmare il gap tecnologico e a dotarsi dell'atomica. Si realizza una situazione di sostanziale equilibrio

strategico. 2 attori dominanti della scena internazionale dotati di arsenali strategici completi, sia per quanto

riguarda le armi convenzionali sia per gli ordigni atomici. Si realizza la condizione che, in maniera enfatica

ma efficace, è stata definita come equilibrio del terrore o di mutua assicurata distruzione (MAD). È una

situazione che contribuisce moltissimo a rendere il sistema bipolare affabile, perchè nessuno dei 2 attori è

nelle condizioni di acquisire un vantaggio risolutivo nei confronti degli altri. Quando, di li a pochi anni,

entrambe le super potenze avranno perfezionato la tecnologica missilistica e saranno in grado di bombardarsi

a vicenda con testate nucleari montate su vettori intercontinentali (capaci di raggiungere grandi distanze: da

USA a URSS e viceversa), questa parità sarà perfezionata e verrà meno la possibilità di scatenare un attacco

preventivo che possa annientare il nemico perchè non era possibile avere la certezza di distruggere

completamente senza subire una reazione, ovvero un contrattacco. L'impossibilità di realizzare un first strike

(primo colpo) che annienti completamente la controparte rende non logica e non percorribile la prospettiva di

un attacco nucleare e, di fatto, si impone la parità. Il timore della reciproca distruzione è cosi forte da inibire

la convenienza di scatenare un attacco. A questo punto il sistema bipolare diventa un sistema perfetto. Ci

sono 2 super potenze che sono gli attori più potenti ed infuenti del pianeta, sotto tutti i profili (influenza

politica eideologica, economico, strategico-militare). Questa costruzione strategica del bipolarismo si

riassume nel concetto di Deterrenza. La deterrenza sta a significare che il timore della reciproca distruzione

tra super potenze, scongiura l'eventualità di un conflitto nucleare e l'eventualità che una delle 2 decida di

attaccare per prima. Questo attacco non escluderebbe la reazione avversaria e quindi non porrebbe al riparo

dalle devastazioni di una reazione avversaria. Sostanzalmente la deterrenza è l'inopportunità di condurre e

scatenare un attacco nucleare. Il prevalere del timore di una distruzione sui possibili vantaggi di un attacco

nucleare. La deterrenza, per quanto rappresenti una sorta di cappa del terrore che progressivamente avvolge

tutto il mondo, garantisce anche la pace. Se una guerra tra le super potenze diventa improbabile, è ovvio che

viene immediatamente esclusa quella che dovrebbe essere la causa principale di una possibile guerra

mondiale. Se loro non fanno la guerra è automaticamente rimossa la prospettiva più pericolosa e temibile per

il genere umano. Ecco perchè la storia della GF è storia di conflitti periferici, non meno pericolosi perchè

suscettibili di coinvolgere le super potenze, ma che esse riescono a contenere (evitare che si trasformino in

guerre su scala maggiore). Questo processo di costruzionedella deterrenza conosce un'accelerazione quando

negli USA va alla presidenza Eisenhower (riporta il partito repubblicano alla Casa Bianca). Eroe di guerra

degli USA e che decide di dare una svolta. È proprio con la sua amministrazione fortemente persuaso della

necessità di far leva sul nucleare sia per aspetti civili che militari. Nel 1953 l'amministrazione Eisenhower

lancia il programma Atom For Peace. L'amministrazione Eisenhower ci credeva, l'idea era che la diffusione

nel mondo dell'energia nucleare a scopi civili, garantendo uno sviluppo più accelerato dal punto di vista

economico, avrebbe in qualche modo rimosso le potenziali tensioni di guerra. Tutto il mondo ne avrebbe

beneficiato. Spot in favore del nucleare. Eisenhower in ambito strategico, in maniera molto aggressiva,

persegue una difesa nazionale, una dottrina strategica americana che sposta il focus dal convenzionale al

nucleare. La bomba diventa centrale sia come mezzo difensivo che offensivo. La dottrina strategica di questa

amministrazione si basa sul concetto di rappresaglia massiccia: nel caso vi sia un attacco contro gli USA o un

suo alleato, l'amministrazione non esclude di reagire utilizzando l'atomica direttamente, anziché partendo

dalle armi convenzionali. La bomba diventa al centro del pensiero strategico americanno. Siamo in una fase

in cui, se era stato aggressivo l'approccio di Truman nei confronti dell'US, quello di Eisenhower lo è di più.

La dottrina ufficiale della Casa Bianca in politica estera è quella del Role Back. Concetto che avrà una

funzione solamente elettorale che permetterà ad E. di andare alla CB perchè poi si rivelerà assolutamente

inapplicabile in politica estera. Era una concezione del Segretario di Stato, Foster Dalls, un falco,personalità

molto aggressiva in politica estera. L'idea del role back era quella che si dovesse non solo contenere la

minaccia sovietica, ma convincere l'URSS a regredire, ovvero a restituire le aree che aveva sottoposto alla

propria dominazione. Facile dirlo in campagna elettorale, ma difficile realizzarlo una volta arivati alla CB,

perchè avrebbe di fatto scatenato una guerra contro l'URSS e questo non lo volevano. C'è un dato da tenere

presente in relazione alle questioni strategiche, ovvero il rapporto tra USA e i loro alleati europei. Il fatto che

nel 1946, negli USA, era stata approvata una norma, il McMahon Act che stabiliva che gli USA non

avrebbero condiviso le informazioni in ambito nucleare (monopolio totale). La nuclearizzazione delle

dottrine strategiche americane, e anche il MA, contribuisce a schiacciare gli alleati che sono totalmente

succubi e dipendenti dalla protezione nucleare americana. Da un lato (come hanno osservato certi studiosi

americani come ad esempio Marc Traccenberg) la nuclearizzazione comporta che gli alleati siano

insofferenti perchè non hanno voce in capitolo ed autonomia nella loro difesa. Dall'altro lato però in qualche

modo sanno di non poter fare a meno della protezione americana. Si crea quindi un rapporto ambivalente. La

nuclearizzazione contribuisce a far si che gli USA diventino il soggetto dominante all'interno della Comunità

Atlantica, che ormai si è perfettamente costituita. Tutto questo influenza in maniera ambivalente anche il

processo di integrazione europea, se non altro sul piano militare. Abbiamo accennato al piano Plevain, alla

necessità di cominciare a parlare di una integrazione militaare-difensiva europea e di farlo non potendo


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Madduz95

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Docente: Soave Paolo
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Madduz95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Soave Paolo.

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