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LEZIONI DEL 12.11.2008

Rimanevano aperte le questioni del Marocco, Algeria e Tunisia, colonie francesi in Africa. La

Libia era riuscita ad ottenere l’indipendenza avvenuta nell’ambito dell’ONU sotto la guida del

Re Nidris mantenuta fino al Colpo di Stato di Gheddafi del 1969.

L’Egitto rimase indipendente fin dal 1922 e ci restò anche dopo la guerra.

Il vero problema cruciale da risolvere era la questione del Mandato inglese in Palestina.

In Palestina vi era una importante colonia ebraica che divenne a tutti gli effetti la Terra Promessa

dopo il massacro nazista della Shoa.

Con una risoluzione del 29 maggio del 1947, l’ONU decise la divisione della Palestina in

due territori.

1. La parte costiera al costituendo Stato di Israele

2. La parte interna al costituendo Stato Palestinese

Contemporaneamente gli inglesi si impegnarono a liberare i territori occupati. La

soluzione trovata scontentò entrambe le parti, e tutti e due insieme si schierarono contro gli

inglesi ritenuti responsabili.

Tutto questo esasperava gli inglesi che dopo un attentato di matrice sionista, il 14 maggio del

1948, improvvisamente si liberarono dal Mandato, evacuando i territori palestinesi. Nello stesso

giorno le organizzazioni ebraiche al museo di Tel Aviv proclamarono unilateralmente la

Costituzione dello Stato di Israele su tutto il territorio Palestinese, compresa la parte che spettava

appunto, ai palestinesi (Cisgiordania).

Da qui iniziarono nei decenni avvenire i grandi problemi politici militari tra le due popolazioni.

Il giorno seguente il 15 maggio del 1948 tutti gli Stati Arabi contemporaneamente invadono lo

Stato di Israele. La cosiddetta “ La catastrofe” (NAKBA’). Essi vennero sconfitti da Israele.

Dopo 3 Tregue il problema si risolse temporaneamente con degli armistizi. In particolare,

l’armistizio di Rodi (gennaio 1949) che stabiliva dei confini provvisori.

Tutto ciò a conclusione della “Prima Guerra Palestinese”.

I Palestinesi a conclusione della guerra si ritrovarono senza uno Stato e nella condizione

di essere stranieri in patria, come profughi. Dovettero, quindi emigrare negli stati limitrofi, ossia:

Libano, Siria, Striscia di Gaza e Giordania.

Dal punto di vista politico-internazionale, gli Stati Arabi approfittarono della situazione

per impadronirsi di importanti territori di confine, nel 1950.

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In particolare l’Egitto occupò la Striscia di Gaza e la Transgiordania guidata dal Re Abdallà

allargò i suoi confini occupando la Cisgiordania fino ad arrivare a Gerusalemme Est.

La situazione resterà così fino alla crisi di Suez.

In Nord Africa i nazionalisti rivendicarono con forza la liberazione delle proprie terre, sia

in Algeria, in Tunisia e in Marocco. La Francia si rese riluttante a concedere l’indipendenza alle

proprie colonie e addirittura in Algeria ci fu una sanguinosa guerra contro l’invasore straniero.

L’Egitto che era retto da una Monarchia assoluta priva di consenso popolare, concedendo

lo sfruttamento delle proprie risorse energetiche si mise sotto la protezione inglese.

La stessa cosa fece la Libia.

Nel 1952 gli ufficiali liberi, così chiamati perché svincolati dal controllo inglese

organizzarono un colpo di Stato guidato dal generale Neguib nel luglio dello stesso anno.

Nel 1954 il leader più forte del movimento il generale Nasser prese il potere. Con

l’avvento di Nasser in Egitto si assistette ad una fioritura di movimenti nazionalisti arabi che

capovolgeranno la situazione di 180 gradi. Le questioni aperte, ossia Suez e la Palestina,

ritorneranno di nuovo in forza sullo scenario internazionale.

Entrambe le aree erano controllate dagli inglesi.

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LEZIONE del 17.11.2008

Dopo gli armistizi del 1949, la Prima guerra palestinese si concluse con la sconfitta degli Stati

arabi.

Con l’avvento di Nasser si assistette ad un movimento di grande mobilitazione della masse

arabe, cercando di coniugare una cosa difficilissima:

ISLAM : MODERNIZZAZIONE

Intanto, un grande piano di riforme sociali si avviarono in paesi poverissimi rappresentati dai

contadini poveri (Fellayn = contadini/braccianti). I dirigenti arabi cercavano di mobilitare le

masse con parole d’ordine di facile comprensione, portandole ad un maggior livello di

consapevolezza. La classe dirigente araba proveniva quasi esclusivamente dalle forze armate, in

quanto essi rappresentavano l’unica classe sociale organizzata e quindi, l’unica classe sociale

depositaria dei valori e dell’identità della Nazione.

Ad essi si legava i concetto di nasserismo, portando ad un’incredibile diffusione di movimenti

nazionalisti nell’intera area, ossia, dal Libano alla Siria, all’Iraq, alla Giordania e altri. Il grosso

dei movimenti nazionali erano tutti di origine laica.

L’occidente entrò subito in collisione con questi movimenti e con le ideologie che loro

esprimevano.

La prima parola d’ordine facilmente comprensibile, intorno al quale si formò e consolidò il

consenso delle masse era rappresentato da Indipendenza, ovvero la lotta contro tutte le forme di

colonialismo o neocolonialismo (Imperialismo economico).

La seconda parola d’ordina era rappresentata dalla cacciata d’Israele dalla Palestina. Essa era

anche una parola unificante per tutta la popolazione araba.

Entrambe servirono a creare una grande mobilitazione funzionale alla creazione del consenso.

L’Egitto era sottoposto al protettorato inglese per la presenza del Canale di Suez da cui

passavano tutti i traffici commerciali per le Indie.

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In questo modo si arrivò a una forte contrapposizione con il mondo occidentale. In particolare gli

USA proteggevano l’esistenza stessa dello Stato d’Israele. Si assisteva in un certo senso ad un

dialogo tra sordi, rendendo impossibile qualsiasi compromesso.

Gli Stati Uniti, tuttavia, cercarono una via di mediazione, partecipando agli sforzi di

modernizzazione degli Stati arabi e in particolare, con importanti e cospicui aiuti economici,

soprattutto per quanto riguardava il progetto della costruzione della Diga di Assuan, la più

grande opera di canalizzazione mai costruita in Oriente.

Essa rappresentava una sorta di Piano Marshall per il mondo arabo. Difatti, la canalizzazione

del Nilo avrebbe trasformato l’intera area, permettendo la coltivazioni agricola e la produzione

del cotone.

Purtroppo, Nasser non era gestibile e nella primavera del 1955 si mise alla testa dei Paesi non

allineati, insieme a Tito e Nehru, la quale venne costituzionalizzata nell’aprile del 1955 nella

Conferenza di Bandung .

L’invito ad entrare nell’area dei paesi non allineati era rivolto soprattutto agli Stati neocostituiti,

ossia alle ex colonie africane come a quelle del medio e estremo oriente.

Siccome, le potenze occidentali volevano evitare che si creasse un fronte di Stati non-allineati,

tentarono di evitare che questi Stati entrassero all’ONU, per non alterare l’equilibrio e i rapporti

di forza. Invece, l’URSS e il blocco orientale erano favorevoli alla linea politica dei paesi non-

allineati, ossia, di portare avanti la lotta all’imperialismo e al colonialismo occidentale.

Tutto ciò creava serie difficoltà agli Stati Uniti, che nell’estate del 1956 dissero a Nasser che

avrebbero ritirato l’offerta del prestito per la costruzione della diga di Assuan. Questo, fu visto

dall’Egitto come un tradimento da parte degli USA e dell’Occidente con tutto quello che ne

seguiva sul fronte politico e sulla propaganda antimperialista.

Allora Nasser, nel luglio del 1956 colpì al cuore l’Occidente, nazionalizzando il Canale di

Suez, cacciando gli inglesi; il che significava difatti bloccare il Canale di Suez, in quanto gli

egiziani non avevano il know how adatto per sostituirli.

In Estremo Oriente, all’indomani della 2° guerra mondiale il Vietnam guidato dal loro leader

comunista Ho chi Min, che aveva combattuto contro il Giappone, continuò la battaglia contro il

vecchio occupante francese, i quali cercarono in tutti i modi di tenere legati a se l’intera area.

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Tutto questo portò ad una sanguinosa guerra coloniale fra i nazionalisti comunisti e i francesi

fino alla battaglia di Vien-fu, dove i vietnamiti guidati dal generale Giap, sconfissero i francesi.

I francesi furono completamente umiliati.

Il tutto avrebbe portato alla “Conferenza di pace di Ginevra” del 1954, dove la Francia avrebbe

riconosciuto definitivamente l’indipendenza dell’Indocina. Nel Vietnam del Nord la capitale era

Hanoi e nel Vietnam del Sud la capitale era Saigon.

Per quanto riguardava i francesi, la stessa cosa accade in Africa del Nord, dove i movimenti

partigiani africani combatterono per l’indipendenza, sia in Tunisia che in Marocco che in

Algeria. In Tunisia e in Marocco, i francesi furono costretti dopo insurrezioni armate a concedere

l’indipendenza ai due Stati. In Algeria, invece, i francesi non concessero l’indipendenza all’area

perché non la consideravano una colonia, ma territorio francese. In Algeria, vi era la presenza di

una grande fetta di popolazione francese arrivata alla seconda generazione.

Nel 1958 il generale De Gaulle cercò di instaurare una trattativa con il movimento nazionalista,

ma i controrivoluzionari ingaggiarono una organizzazione terroristica gli O.A.S., contro

l’indipendenza fino alla famosa guerra di Algeri.

Subito dopo gli accordi di Evian, l’Algeria nel 1962 ottenne l’indipendenza costata lacrime e

sangue.

Il regime politico della Quarta Repubblica in Francia non resse alla sfida e il paese rischiò di cadere nel caos.

Sollecitato dalla destra, intervenne allora il generale Charles De Gaulle, che formò un nuovo governo, assicurandosi

il 1° luglio poteri straordinari per sei mesi e la delega a risolvere la questione algerina. Nacque così la Quinta

Repubblica, dominata dalla personalità di De Gaulle, il quale, nonostante una serie di attacchi dell’Organisation de

l’Armée Secrète (OAS), una potente organizzazione militare terrorista contraria al riconoscimento

dell’indipendenza, l’8 gennaio 1961 indisse un referendum per consentire l’autodeterminazione dell’Algeria. Il

75,2% dei francesi rispose positivamente, ma l’OAS non si rassegnò e non rinunciò agli attentati. De Gaulle ne fece

arrestare e condannare i capi e, per scongiurare un inasprimento del conflitto, accettò di trattare con il FLN.

Gli accordi di Evian del 18 marzo 1962 consentirono la nascita di uno stato algerino sovrano e indipendente entro i

confini della precedente amministrazione francese, ma garantirono alla Francia concessioni petrolifere e il diritto di

condurre esperimenti atomici nel Sahara, assicurando ai pieds noirs il mantenimento delle loro proprietà e la libertà

politica: la maggioranza dei coloni tuttavia lasciò il paese. L’indipendenza dell’Algeria ebbe effetto giuridico dal 1°

luglio 1962. 42

In Congo, il cui sottosuolo, è uno dei più ricchi del mondo, dopo la partenza dei belgi si formò

un governo guidato da Lubumba, che rappresentò l’unico governo comunista fino a quel

momento, ma che difatti, era un governo collaborazionista con gli interessi occidentali.

Solo in Senegal, avremmo un leader africano equilibrato che si chiamava Leopold Sangor, che

cercò di tenere insieme le varie etnie del paese in modo pacifico.

Anche in Kenya, si instaurò un regime simile a quello del Senegal con una linea politica votata

all’equilibrio e alla pacificazione. 43

LEZIONE DEL 18.11.2008

Le Organizzazioni Europee:

Subito dopo la 2° guerra mondiale e dopo la costituzione dei due blocchi, cambiò la percezione

degli USA verso l’Unione Sovietica perché essa sta riarmandosi anche nel settore dell’energia

nucleare. Difatti, L’URSS in pochi anni avrà la bomba atomica, anche perché in questo periodo

essa spendeva per gli armamenti il 19% del suo bilancio, mentre gli americani solo il 6%. Gli

USA aumenteranno poi, al 20% il loro bilancio in spese militari.

Altro elemento destabilizzante era la guerra di Corea. L’Europa in questi anni era molto

indebolita. La Germania era divisa in due Stati, di cui l’area orientale sotto l’influenza sovietica.

Vi era, anche il pericolo che entrassero nell’orbita sovietica la Turchia e la Grecia, perciò si volle

un forte riarmo della Germania occidentale, mal visto dalla Francia. Siamo nel 1950 e il 1945 era

ancora vivo nell’opinione pubblica francese.

La Germania doveva essere riarmata senza però, ricorrere agli errori del passato.

Si affermarono due diverse tendenze di intervento:

1. La linea del patto atlantico patrocinata dagli americani

2. La linea europea

Gli europei pensarono alla nascita di un esercito europeo il quale doveva avere una funzione

europea. Nacque la CED – Comunità Europea di Difesa – costituita da Italia, Francia, Benelux e

Germania.

La reazione degli Stati Uniti manifestò un palese disinteresse verso una politica militare di

questo genere, che poteva portare l'Europa lontano dalla NATO e quindi fuori dal controllo della

Casa Bianca. Lo scoppio, di lì a breve, della guerra di Corea, cambierà la situazione di partenza:

la possibilità che quella guerra fosse solo una manovra preliminare all'invasione sovietica

dell'Europa riportava alla ribalta il problema della Germania. Era infatti assodato che la difesa

dell'Europa non poteva essere condotta con ragionevoli possibilità di successo senza la

partecipazione di un esercito tedesco. Il Consiglio europeo, da Strasburgo, votò una mozione a

favore della costituzione di un esercito europeo. La CED non entrò mai in funzione perché

Francia e Italia non approveranno tale trattato. 44

La soluzione al riarmo tedesco e alla forza militare europea venne trovata con l'iniziativa del

ministro degli esteri inglese Eden. L'Italia e la Germania vennero invitati ad entrare nella UEO -

Unione Europea Occidentale - fu approvato il trattato di Bruxelles modificato (l'originale è del

1948), inoltre la Germania potè ricostituire un proprio esercito con limitazioni nel numero di

soldati e di armi.

In questa fase cambiò anche la politica dell’Amministrazione americana per il cambio della

Presidenza da Truman a Eisenhower. La politica estera nei confronti dell’Unione Sovietica,

ovvero la politica di contenimento, divenne più aggressiva perché ad ogni provocazione anche

militari, bisognava rispondere con altrettanta aggressività e risolutezza.

L’Europa aveva bisogno di maggior peso in campo economico e così nacque la CECA -

Comunità europea del carbone e dell'acciaio .

Fu istituita col Trattato di Parigi nell’aprile del 1951 su iniziativa dei politici francesi

Jean Monnet e di Robert Schuman, con lo scopo di mettere in comune le produzioni di queste

due materie prime in Europa tra i sei paesi membri: Belgio, Francia, Germania Occidentale,

Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi.

La CECA, fu il precursore del Trattato di Roma, fondatore della Comunità Economica Europea,

che divenne l'Unione Europea nel 1992.

Nel 1955, dal 1º al 3 giugno si tenne la Conferenza di Messina .

Fu una riunione interministeriale dei sei stati membri della CECA. Parteciparono alla conferenza

i ministri degli esteri di sei paesi: l'Italia, Olanda, Francia, Lussemburgo, Repubblica Federale

Tedesca e il Belgio.

La conferenza, iniziata in un clima non particolarmente felice per la recente bocciatura da parte

del Parlamento francese dell'accordo sulla CED (Comunità Europea di Difesa), proseguì non

senza qualche difficoltà nei primi due giorni dei lavori, ma sorprendentemente il terzo giorno,

alla conclusione della conferenza venne resa nota quella che viene conosciuta come

Dichiarazione di Messina (ovvero Risoluzione di Messina), attraverso la quale i sei paesi

enunciavano una serie di principi e di intenti volti alla creazione della Comunità Europea

dell'Energia Atomica (o Euratom) e di quella che diverrà, nel volgere di due anni con la firma dei

Trattati di Roma del 1957 , il Mercato Europeo Comune (MEC, poi CEE e quindi Unione

Europea). 45

Dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa i ministri europei continuarono a lavorare

al progetto di integrazione europea, sulla base delle proposte elaborate durante la Conferenza di

Messina del giugno 1955, dando un nuovo impulso al progetto stesso e preparando i lavori che

portarono alla firma dei Trattati di Roma.

Difatti i due trattati, firmati a Roma il 25 marzo 1957 , istituirono e disciplinarono,

rispettivamente, la:

Comunità Economica Europea (CEE) e la

 Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom)

ed entrarono in vigore il 1º gennaio 1958.

I trattati furono sottoscritti dai rappresentanti dei sei paesi fondatori:

Belgio

 Francia

 Italia

 Lussemburgo

 Olanda

 Repubblica Federale Tedesca

La cerimonia si tenne solennemente in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo

dei Conservatori, la stessa dove nell’ ottobre 2004 i rappresentanti dei 25 Paesi membri

dell'Unione Europea firmarono la Costituzione per l'Europa.

I Trattati di Roma prevedevano, tra l'altro, l'istituzione dell'Assemblea parlamentare europea,

composta da 142 deputati nominati dai parlamenti dei sei paesi membri della Comunità. Soltanto

nel 1962, l'Assemblea avrebbe assunto il nome di Parlamento europeo e, solo nel 1979, si

sarebbero svolte le prime votazioni a suffragio universale diretto per l'elezione dei suoi membri.

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Il Trattato di Roma

Usualmente con Trattato di Roma si indica, invece, il solo trattato istitutivo della Comunità

Economica Europea. Questo trattato è ancora la base legale di molte decisioni prese dall'Unione

europea e lo rimarrà anche in seguito all'approvazione del Trattato di Lisbona che prevede però

di cambiarne il nome.

Questo trattato prevedeva:

l'eliminazione dei dazi doganali tra gli Stati Membri;

 l'istituzione di una tariffa doganale esterna comune;

 l'introduzione di politiche comuni nel settore dell'agricoltura e dei trasporti;

 la creazione di un Fondo Sociale Europeo;

 l'istituzione della Banca Europea degli Investimenti;

 lo sviluppo della cooperazione tra gli Stati Membri.

Per raggiungere questi obiettivi il trattato pone alcune linee guida e definisce il quadro per

l'attività legislativa delle istituzioni comunitarie, in particolare riguardo alla politica agricola

comune, la politica dei trasporti e una politica commerciale comune.

Il mercato comune basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone, dei

servizi, delle merci e dei capitali, avrebbe dovuto realizzarsi in un periodo di dodici anni, in tre

fasi successive.

Nacque poi, nel maggio del 1955 il Patto di Varsavia. Il Patto era un’alleanza militare fra i

paesi del Blocco orientale, stipulata in seguito al riarmo e all'ammissione della Germania

Occidentale nell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO)

Il trattato istitutivo, definito formalmente trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza,

venne firmato a Varsavia fra Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Repubblica democratica

tedesca, Ungheria, Polonia, Romania e Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), la

quale mantenne sempre un controllo serrato sui paesi alleati. Nel 1962 l'Albania ruppe le

relazioni diplomatiche con Mosca per divergenze ideologiche, e nel 1968 uscì dal patto.

Organi principali dell'alleanza erano il Comitato consultivo politico (responsabile del

coordinamento di tutte le attività non militari) e il Comando unificato delle forze armate, che

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aveva autorità diretta sui contingenti messi a disposizione dagli stati membri; per statuto il

comandante supremo doveva essere un ufficiale sovietico. L'unica azione militare del patto fu

rivolta contro la Cecoslovacchia nell'agosto del 1968, per porre fine all'esperimento riformista

della cosiddetta Primavera di Praga: in quell'occasione la Romania si oppose all'invasione delle

truppe del patto e non vi prese parte, pur rimanendo nell'alleanza.

Rinnovato nel 1985 per altri vent’anni, il patto non resse ai radicali mutamenti verificatisi

nell'Europa dell'Est alla fine degli anni Ottanta; mentre l'URSS ritirava le sue truppe dai paesi

alleati, la Germania Orientale se ne distaccò al momento della riunificazione con quella

Occidentale (ottobre 1990). Tutte le funzioni militari congiunte cessarono nel marzo del 1991,

e il 1° luglio seguente i capi dei sei governi membri ne concordarono lo scioglimento.

In tutti questi anni si fronteggiarono due diversi blocchi/schieramenti ideologici e socio-

economici contrapposti, la cosiddetta GUERRA FREDDA.

NATO - NATO o North-Atlantic Treaty Organization (Organizzazione del Trattato

dell’Atlantico del Nord), alleanza difensiva creata in base all’articolo 9 del Trattato

dell’Atlantico del Nord (noto anche come Patto Atlantico) stipulato nell’aprile del 1949 tra

l’Europa occidentale, il Canada e gli Stati Uniti. Negli anni successivi entrarono nel patto la

Grecia, la Turchia, nel 1955 la Repubblica Federale Tedesca, e nel 1982 la Spagna. Nel 1997

l’alleanza si aprì ai paesi dell’Europa centrale, in passato membri del Patto di Varsavia.

Obiettivo della NATO è il rafforzamento della stabilità e la crescita del benessere e della

libertà dei paesi membri per mezzo di un sistema di sicurezza collettiva.

Subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, l’insediamento di governi comunisti

nell’Europa orientale, le rivendicazioni territoriali dell’Unione Sovietica e il suo sostegno alla

guerriglia in Grecia e in Iran fecero temere il rischio di un nuovo conflitto mondiale. Il rifiuto dei

paesi dell’Est europeo di aderire al piano Marshall e la creazione del Cominform nel 1947

spinsero la maggior parte delle potenze occidentali a firmare il trattato di Bruxelles (1948) che

prevedeva, tra l’altro, un sistema di sicurezza collettivo. Il deterioramento del clima

internazionale e dei rapporti tra gli ex Alleati, evidenziato anche dal Blocco di Berlino, iniziato

nel marzo del 1948, spinse l’Europa occidentale, il Canada e gli Stati Uniti ai negoziati per il

trattato dell’Atlantico del Nord. 48

ONU o Organizzazione delle Nazioni Unite :

Organizzazione internazionale delle Nazioni Unite, basata sul reciproco riconoscimento della

sovranità di ciascuno degli stati membri, ha tra i suoi scopi quello di mantenere la pace e la

sicurezza internazionale, sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni, promuovere la

cooperazione in materia economica, sociale e culturale, e favorire il rispetto dei diritti umani e

delle libertà fondamentali. Gli stati membri si impegnano a risolvere le controversie in modo

pacifico, ad astenersi dall’uso della forza, a sostenere le iniziative dell’ONU e ad agire

conformemente al suo programma.

L’Organizzazione è nota anche con la forma abbreviata della denominazione: Nazioni Unite

(NU). L’ONU ha ottenuto per sei volte il premio Nobel per la pace.

Nel 1945 il Congresso degli Stati Uniti offrì all’ONU di stabilirsi entro il territorio federale.

L’Organizzazione accettò e si insediò a Manhattan, nel cuore di New York. A questa sede fu

garantita l’extraterritorialità, come alle ambasciate. Il complesso ospita la sala dell’Assemblea

generale, il Palazzo del Segretariato, il Palazzo delle Conferenze e la Biblioteca.

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LEZIONE DEL 19.11.2008

La crisi di Suez del 1956 avvenne contestualmente all’invasione dell’Ungheria da parte

dell’Unione Sovietica, mentre l’Europa stava cercando di lavorare e di rimettere insieme paesi

vinti e paesi vincitori, dandosi una nuova identità. Si cercò di fare questo soprattutto, risolvendo

il problema energetico, regolamentando l’uso e l’accesso della principale materia prima di allora,

il carbone.

Però, c’erano disponibilità diverse fra i vari Stati nel processo d’integrazione. Paesi come la

Francia e l’Inghilterra avevano una linea ancora fortemente identitaria e coloniale. La Francia, in

particolare, non voleva liberare le colonie africane.

Nel frattempo i due blocchi costituiti, ossia il Patto di Varsavia (1955) e il Patto Atlantico

(maggio del 1949) si fronteggiavano in maniera determinata e pericolosa, si era nel pieno della

“guerra fredda”. Il Patto di Varsavia aveva anche stabilito una clausola che legittimava ad

intervenire militarmente, l’Unione Sovietica, qualora fossero stati messi in pericolo le conquiste

del socialismo da pericoli interni (nazionalismi) e pericoli esterni (imperialismo).

Per la prima volta, i paesi socialisti si affacciarono con determinazione nel Mediterraneo e

l’occasione data alla Russia fu offerta dai Paesi arabi.

Con la crisi di Suez si fronteggiarono due tendenze politiche, ossia quella della Francia e GB,

favorevoli ad usare la linea dura con l’Egitto di Nasser, per dare una lezione che fosse d’esempio

per tutti i popoli arabi. Si cercava in questo modo anche di arrestare i venti di nazionalismo arabo

e le rispettive sommosse e rivendicazioni contro le potenze imperialiste occidentali, che avevano

avuto origine proprio in Egitto.

Difatti, nazionalizzare lo stretto di Suez, fu per le potenze europee un colpo durissimo

all’immagine e agli interessi del vecchio continente, con grandi danni politici ed economici, in

particolare per le due grandi potenze europee, Francia e Gran Bretagna.

Gli USA, invece erano per una linea più morbida. Ciò portò gli inglesi, francesi e israeliani ad

organizzarsi autonomamente con “l’Operazione moschettiere”

50

Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione del canale (o meglio della compagnia che lo

gestiva, “la Compagnie universelle du canal maritime de Suez”), si svolse un incontro segreto tra

Israele, Francia e Regno Unito a Sèvres, fuori Parigi. I dettagli dell'incontro emersero solo anni

dopo, poiché le registrazioni vennero distrutte. Tutte le parti concordarono che Israele doveva

invadere e che britannici e francesi sarebbero intervenuti successivamente, istruendo gli eserciti

egiziano e israeliano a ritirare le proprie forze ad una distanza di 10 miglia (16 km) dai lati del

canale, e piazzando quindi una forza d'intervento anglo-francese nella zona del canale attorno a

Porto Said. Questo piano venne chiamato “Operazione Musketeer”.

Il 29 ottobre 1956, Israele invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai e fece rapidi

progressi verso la zona del canale. Come previsto dall'accordo, Regno Unito e Francia si

offrirono di rioccupare l'area e separare le parti in lotta. Nasser rifiutò l'offerta, cosa che diede

alle potenze europee un pretesto per una invasione congiunta per riprendere il controllo del

canale e rovesciare il regime di Nasser.

L'operazione per prendere il canale ebbe molto successo dal punto di vista militare, ma fu un

disastro politico a causa di fattori esterni. Oltre che con quella di Suez, gli Stati Uniti stavano

trattando la quasi simultanea crisi ungherese, ed affrontarono l'imbarazzante situazione di

criticare l'intervento militare sovietico, tacendo al tempo stesso sulle azioni dei suoi due

principali alleati europei. Cosa forse più importante, gli USA temevano anche un allargamento

del conflitto dopo che l'URSS minacciò di intervenire a fianco dell'Egitto e lanciare attacchi con

"tutti i tipi di moderne armi di distruzione" su Londra e Parigi.

In un certo senso, la crisi di Suez segnò la fine dell'Impero Britannico e dell’Impero Francese. La

crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione

Sovietica.

Gli Stati arabi erano nemici giurati di Israele, ma non pericolosi per la sua scurezza. Con

l’avvento di Nasser e la nazionalizzazione delle masse arabe, i sovietici, mediante la

Cecoslovacchia iniziarono a fornire armi ai regimi panarabi.

L’URSS ottenne dalla Siria la possibilità di allocare basi militare sul proprio territorio a Tarkus e

Latakia. L’Unione Sovietica vedeva così realizzato un sogno secolare, quello di mettere le mani

sul Mediterraneo. Ciò, però, induceva maggiori rischi di conflitti armati tra le due superpotenze

“USA e URSS”. Per anni si fronteggiarono nel bacino del Mediterraneo la 6° flotta USA e la 5°

armata sovietica. 51

La Francia nel 1958 fu costretta a richiamare il generale de Gaulle che dovette trattate anche

l’uscita dal pantano algerino. In due anni la Francia avrebbe perso Marocco e Tunisia (1954-56).

Nel 1958 vi fu un colpo di Stato in Iraq guidato dal generale Cassen che vinse e rovesciò la

dinastia degli Ashemiti. Tutto il mondo arabo aveva adesso come nemico dichiarato il popolo

d’Israele. Le Nazioni arabe divennero sempre più forti grazie, soprattutto agli aiuti militari

sovietici. __________________________________________

Dove, però, gli Stati Uniti daranno il peggio di sé, facendo i maggiori danni sarà in America

Latina.

I Regimi totalitari e militari di quei paesi erano totalmente subalterni agli interessi delle grandi

multinazionali americane a cui faceva riferimento lo stesso potere politico statunitense.

La scintilla che avrebbe provocato il cambiamento traumatico anche in questo caso contro

l’imperialismo americano fu dovuto alla piccola dittatura di Ignazio Batista a Cuba che aveva

trasformato l’Avana in un cattivo esempio di Sodoma e Gomorra a cielo aperto. Il regime cubano

era nelle mani degli Stati Uniti, senza contare che cuba rappresentava la patria del riciclaggio di

soldi sporchi delle grandi famiglie americane.

Nel 1959, ci fu il colpo di Stato di Fidelcastro. Egli colpì il Latifondo e nazionalizzò tutte le

proprietà appartenenti alla Multinazionale americana della United Fruit che gestiva tutto il

commercio della canna da zucchero.

Gli Stati Uniti furono dall’esordio della rivoluzione castrista l’ostacolo principale per il governo

cubano. Nel 1960 imposero su Cuba un embargo commerciale totale, cui seguì nel gennaio 1961

la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Gli Stati Uniti sostennero anche nell’aprile 1961 il tentativo insurrezionale degli esuli

anticastristi della baia dei Porci, che spinse il regime cubano a stringere un’alleanza con

l’Unione Sovietica e a proclamare nel maggio successivo la “prima repubblica socialista

d’America. Per tutti gli anni Sessanta, le relazioni tra USA e Cuba furono improntate a una forte

ostilità e Cuba tentò inutilmente di ottenere lo smantellamento della base navale statunitense

52

della baia di Guantànamo. Gli Stati Uniti continuarono in seguito a contrastare a tutti i livelli il

governo dell’Avana, costringendo la gran parte degli stati americani a rompere le relazioni

diplomatiche con Cuba; sostennero anche, attraverso la CIA, una strategia di destabilizzazione

attuata con sistemi terroristici dalle agguerrite organizzazioni anticastriste nate in seno

all’emigrazione cubana.

Crisi cubana dei missili

Nel 1962, si verificò una delle crisi più gravi, nel contesto della Guerra Fredda, scoppiata

tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica in seguito al tentativo, da parte dei sovietici, di installare

missili nucleari a Cuba. Nel maggio del 1960 il premier sovietico Nikita Kruscev aveva

assicurato il sostegno di Mosca al governo rivoluzionario da poco istituito nell'isola da Fidel

Castro, avviando in segreto, tra l'altro, un piano per dotare il nuovo alleato di missili nucleari a

media portata che avrebbero posto sotto tiro parte delle coste orientali degli Stati Uniti.

Nell'estate del 1962 aerei spia statunitensi scoprirono le prime rampe di lancio già installate e in

ottobre individuarono il primo missile.

Dopo una settimana di consultazioni con i suoi più stretti consiglieri, il presidente John

Fitzgerald Kennedy annunciò di avere ordinato il blocco navale di Cuba per impedire l'arrivo di

altri missili, pretendendo dall'URSS lo smantellamento di quelli già posizionati. Le unità

americane erano pronte a intercettare e perquisire ogni nave in rotta verso l'isola. Seguirono

giorni di fortissima tensione e di continui contatti telefonici tra americani e sovietici: alla fine le

navi sovietiche che dirigevano su Cuba invertirono la rotta, evitando di entrare nella zona di

controllo delle forze statunitensi.

Poco dopo (28 ottobre) Kruscev acconsentì allo smantellamento, in cambio della rimozione di

alcuni missili americani in Turchia che minacciavano direttamente il territorio sovietico.

53

LEZIONE DEL 24.11.2008

Dopo la crisi di Cuba del 1962, partì la corsa agli armamenti, nel senso che il possesso degli

ordigni atomici rappresentava il fattore principale di deterrenza che insieme all’altro elemento di

deterrenza, rappresentato dall’aviazione e in particolare, il possesso dei bombardieri strategici

intercontinentali in servizio H 24 e che potevano lanciare ordigni nucleari nelle immediate

vicinanze del territorio nemico, inaugurarono il cosiddetto “equilibrio del terrore”.

Il tutto venne accompagnato e sostituito dalle rampe missilistiche, da qui l’enorme valore

geostrategico di Stati come Italia, Grecia e Turchia in Europa e di Cuba in America.

La crisi di Cuba rappresentò una gravissima crisi, perché violava la sacralità del territorio

americano. I missili di cuba rompevano la “safety belt”, ossia il muro della campana di sicurezza

americana.

La grande rincorsa tecnologica e scientifica che portò alla costruzione di terribili armi di

distruzione di massa fu dovuto all’enorme investimento finanziario fatto dall’URSS prima e

USA dopo, che coprivano circa il 20% del bilancio statale.

Tutto questo, fino a quando ci si fermò, ossia fino a quando fu raggiunto l’ultimo stato del

dell’equilibrio del terrore, ossia il famoso livello M.A.D. – Mutual Ashured Distruction;

Questo significava che erano stati azzerati i tempi di azione e reazione, nel senso che per il

possesso di know how e di tecnologie da entrambe le parti, un eventuale attacco avrebbe

corrisposto inevitabilmente e istantaneamente ad un contrattacco dell’altra parte. A quel punto

entrambi i “competitors”, ossia URSS e USA annullarono l’ipotesi di attacco frontale .

La Cina avrebbe avuto la bomba atomica nel 1964.

Tuttavia, l’equilibrio del terrore non ha impedito la conflittualità tra i due blocchi che si

spinse fino ai confini dell’Impero e in questo caso si parlò di “esistenza competitiva”.

Un’ulteriore evoluzione delle conoscenze e tecnologie militari, ha portato alla possibilità

di realizzazione dello “Scudo spaziale”.

Nel 1954, con gli Accordi di Ginevra, il Vietnam venne diviso in due Stati; il Vietnam

del Nord con un regime nazional comunista di ideologia sovietica, guidato da Ho chi Min, con

capitale Hanoi e il Vietnam del Sud con un regime dittatoriale militare guidato da Gaidien con

capitale Saigon.

Il Vietnam avrebbe rappresentato il naturale terreno di coltura del Comunismo

54

Intanto, il sanguinario regime di Saigon era avversato da tutta la popolazione civile, e i primi a

scendere in piazza furono i “Monaci buddisti”. Nacque poi, il movimento di guerriglia

comunista detto dei Vietkong.

Allora gli americani con i loro strateghi militari del Pentagono, affermarono la “teoria del

Domino”, ossia: se il Vietnam fosse stato lasciato al suo destino, il Comunismo si sarebbe

diffuso anche agli altri Stati vicini – Laos e Cambogia –

In Cambogia, si sviluppò il movimento di guerriglia dei “Kmer rossi”.

In pratica il Vietnam del Sud rappresentava una sorta di Diga alla diffusione del comunismo da

parte degli Stati Uniti. _______________

Con la nascita della Repubblica popolare cinese, nell’ottobre del 1958, dopo un primo aiuto

fornito dai sovietici, nell’affermazione dell’ideologia comunista, i dirigenti cinesi iniziarono a

distaccarsi e a liberarsi dalla presenza dell’URSS, facendosi con Mao Tse Tung, portatori di una

diversa ideologia del comunismo.

Mao, 10 anni dopo, nel 1958, aveva teorizzato il Grande Balzo, trasformando

profondamente la Cina e portandola da una cultura millenaria che faceva leva sul comunismo

contadino delle campagne alla nascita di una nuova generazione di comunisti cinesi, condotta

anche con metodi molto violenti e azzerando una intera classe dirigente. Furono costituiti anche i

“Guardiani della Rivoluzione”, ossia l’armata del popolo, che rappresentava il braccio armato

del Comunismo.

Essi si fecero portatori del Comunismo originale cinese.

Sul piano internazionale i cinesi si schierarono a favore dell’ideologia imperialista e contro i

movimenti nazionalisti. _______________

55

Guerra del Vietnam

Fu un conflitto combattuto in Vietnam tra il 1960 e il 1975, che oppose il regime sudvietnamita

al Fronte nazionale di liberazione sostenuto dal Vietnam del Nord e che vide l’intervento diretto

degli Stati Uniti. Iniziato, dal tentativo messo in atto dalla guerriglia comunista di rovesciare il

governo sudvietnamita, degenerò in una guerra civile tra il Vietnam del Sud e il Vietnam del

Nord, e quindi in un conflitto internazionale quando i sudvietnamiti ottennero l’appoggio degli

Stati Uniti e di altre nazioni loro alleate, mentre i nordvietnamiti venivano riforniti di armi

dall’Unione Sovietica e dalla Repubblica Popolare Cinese.

La guerra si estese anche al Laos (dove i comunisti di Pathet Lao combatterono contro le forze

governative dal 1965 all’avvenuta abolizione della monarchia nel 1975) e alla Cambogia (dove il

governo fu rovesciato nel 1973 dai Khmer Rossi).

Militarmente la campagna si risolse in un insuccesso, ed ebbe devastanti effetti psicologici sul

morale delle truppe statunitensi e, soprattutto, sull’opinione pubblica occidentale: gran parte dei

cittadini americani era ormai giunta a convincersi che non fosse possibile vincere la guerra. Nel

marzo del 1968 il presidente Johnson annunciò la sospensione dei bombardamenti.

Nel 1969 il successore di Johnson, Richard Nixon, annunciò un programma di progressivo

disimpegno militare degli USA in funzione di una “vietnamizzazione del conflitto”.

Nel frattempo, in tutti gli Stati Uniti il movimento di protesta e di opposizione alla guerra

cresceva costantemente, alimentato dalle notizie di atrocità commesse dai militari americani in

Vietnam.

Nella seconda metà del 1972 a Parigi furono avviate nuove trattative fra il segretario di Stato

americano Henry Kissinger e il delegato nordvietnamita Le Duc Tho. Per la prima volta si

intravide uno spiraglio quando i comunisti manifestarono l’intenzione di accettare un piano di

pace che separasse gli accordi militari da quelli politici, abbandonando la richiesta di un governo

di coalizione nel Vietnam del Sud e concordando con la richiesta americana di discutere anche la

situazione del Laos e della Cambogia.

Nel gennaio 1973 il presidente americano annunciò che era stato finalmente raggiunto l’accordo

per il cessate il fuoco, che prevedeva anche il ritiro di tutte le forze statunitensi e alleate entro

56

sessanta giorni dalla firma, e il riconoscimento della zona di demarcazione lungo il 17° parallelo

soltanto come “frontiera provvisoria e non politica o territoriale”.

Nel 1974 vi fu un’escalation dei combattimenti tra i due antagonisti vietnamiti. In dicembre i

nordvietnamiti lanciarono l’offensiva finale, conquistando numerose città importanti: Saigon

cadde il 30 aprile 1975 e la Repubblica del Vietnam del Sud si arrese incondizionatamente al

governo provvisorio rivoluzionario. Nel luglio del 1976 venne proclamata la riunificazione dei

due paesi sotto il nome di Repubblica socialista del Vietnam.

Gli USA volevano rendere amara la vittoria dei nemici sovietici. Quindi Nixon e Kissinger

aprono alla Cina in funzione anti-URSS. La Cina di Mao chiese in cambio un riconoscimento

internazionale pieno, e nel 1972 ottenne il seggio e la presenza all’ONU, diventando una delle 5

superpotenze del Mondo.

L’Indocina, divenne, dopo la partenza degli americani, aria d’influenza dell’ URSS e della Cina.

Si può dire che l’Indocina non divenne un “lago esclusivo sovietico”.

57

LEZIONE DEL 26.11.2008

A cavallo degli anni 70 gli Stati Uniti erano in grossa difficoltà ed avevano perso l’immagine e la

credibilità di portatori e paladini della democrazia e della libertà. Dall’altro lato, si assisteva

all’ascesa di attrazione dell’URSS e dei movimenti comunisti sullo scenario internazionale.

L’Unione Sovietica assunse il faro di condottiere per la liberazione di tutti i popoli oppressi del

mondo.

Nel continente africano, in Angola e in Monzambico i movimenti di liberazioni partigiani si

ribellarono contro l’occupazione coloniale portoghese.

Nel Medio Oriente nel 1967 si avrà la 3° guerra arabo – israeliana, ossia la guerra dei “SEI

GIORNI” che ancora una volta aveva visto soccombere gli arabi. In questa guerra nonostante

l’appoggio sovietico, gli egiziani guidati da Nasser furono sconfitti. Gli israeliani realizzarono

una sorta di guerra preventiva, attaccando improvvisamente l’aviazione egiziana, distruggendola.

La conclusione del conflitto portò con se l’occupazione israeliana delle alture del Golan, la

striscia di Gaza e la penisola del Sinai. Dall’altra parte, gli egiziani, nonostante la sconfitta

stavano preparando la rivincita che proseguì, anche dopo la morte di Nasser nel 1971, a cui

succedette Sadatt, che continuò la propaganda del nazionalismo arabo contro l’imperialismo

israeliano. Al fronte dei paesi anti-imperialisti si aggiunse la Libia, dove nel 1969 il colonnello

Gheddafi organizzò un colpo di stato e prese il potere.

Approfittando, dell’apparente debolezza degli USA e con una favorevole congiuntura

internazionale, visto che tutto il mondo occidentale era schierato su posizione antiamericane, gli

egiziani attaccarono, nell’ottobre del 73 improvvisamente Israele, mettendo in seria difficoltà

l’esercito israeliano nella penisola del Sinai.

Nel Mediterraneo si assisteva al massimo della tensione internazionale con una situazione che

diventava sempre più complicata. A questo punto gli USA nella figura del Segretario di Stato

Kissinger presero direttamente in mano la gestione della crisi medio-orientale che diventava la

madre di tutte le questioni internazionali. Per gli Stati Uniti andava assolutamente risolta.

58

Sotto la direzione americana si arrivò alla faticosissima firma dell’armistizio, il famoso

“Accordo del 101 km.

Si concludeva così anche la “4° Guerra arabo-israeliana”.

Nonostante tutte le condizioni favorevoli, dovute alla momentanea debolezza degli USA,

all’eccezionale dispiegamento delle forze in campo e agli aiuti militari dell’URSS, gli arabi non

riuscirono a sconfiggere militarmente gli israeliani.

Lo scenario internazionale successivo si presentava in questo modo:

1. Gli Stati Arabi erano, si forti, ma non tanto da distruggere Israele.

2. Israele era, si forte, ma non tanto da resistere più da solo. Era caduto il mito

della invincibilità di Israele.

3. La risultante di queste cose da un punto di vista geo-strategico dimostrava che

l’opzione militare non era più sufficiente a risolvere il problema.

A questo punto, gli Stati Arabi fecero un passo indietro, scaricando la questione direttamente

sulle spalle dei Palestinesi.

Messa da parte l’opzione militare, la questione palestinese doveva risolversi solo in ambito

diplomatico. L’iniziativa, allora, passò direttamente nelle mani dell’OLP – Organizzazione di

Liberazione della Palesitina – fondata nel 1964 e guidata dal 1968 dal loro Leader carismatico

Yasser Arafat.

La decisione assunta dai leader palestinesi per porre all’attenzione del mondo “la questione

palestinese” fu quella dell’arma economica (energetica). Si passava così, all’arma energetica

come strumento di destabilizzazione politica, che portò alla crisi petrolifera del 1973, facendo

decuplicare il prezzo del petrolio. La crisi coinvolse tutte le potenze occidentali che dipendevano

dal petrolio mediorientale.

Risolta la crisi petrolifera l’OLP passò ad organizzare attentati terroristici, per tenere sempre

alta la tensione. I Palestinesi cacciati da destra e sinistra avevano la necessità di far capire al

Mondo il dramma di un popolo di non avere una patria.

59

La prima tappa della soluzione diplomatica alla questione palestinese, doveva essere quella del

riconoscimento di Israele da parte degli Stati Arabi. Il primo grande successo in questa fase,

avvenne, quando nel gennaio del 1979 a Washigton vennero firmati gli “Accordi di pace” fra

Egitto e Israele. L’Egitto riconosceva lo Stato di Israele e Israele restituì il Sinai all’Egitto. Gli

accordi di Wasghinton furono la conclusione del brillante cammino iniziato con gli incontri di

Camp David.

L’Egitto di Sadatt abbandonò la linea dell’integralismo islamico e del nazionalismo arabo che

miravano alla distruzione dello Stato di Israele, dando così inizio ad un nuovo corso politico

rappresentato dall’area degli Stati Arabi moderati. Altri Stati successivamente, riconobbero

Israele, tranne la Siria. Come reazione dei movimenti integralisti arabi alla linea pacifista di

Sadatt, egli fu assassinato.

Anche i palestinesi cercarono di inserirsi in un discorso diplomatico, dove Yasser Arafat,

rinuncia progressivamente all’arma terroristica. Ma, gli Israeliani non volevano stringere accordi

di pace con Arafat perché lo ritenevano responsabile di attentati terroristici nei confronti dei loro

cittadini.

Per anni si assistette ad una fase di stallo, finché nel 1993 con la nuova presidenza Clinton,

favorevole alla pace fra palestinesi e israeliani furono firmati gli “Accordi segreti di Oslo” fra i

due contendenti.

Per la prima volta con gli “Accordi di Oslo” gli israeliani ipotizzarono la possibilità di creare

uno Stato palestinese e l’OLP di trasformò in ANP – Autorità Nazionale Palestinese - . Abbiamo

il riconoscimento di uno Stato virtuale senza un territorio.

Gli accordi stabilirono che il nuovo Stato Palestinese doveva essere compreso tra la striscia di

Gaza e la Cisgiordania.

La difficoltà stavolta era rappresentata dal grosso problema delle colonie ebraiche in Palestina.

_____________________

60

Guerre arabo-israeliane

1 Introduzione

Guerre arabo-israeliane Guerre combattute tra lo stato di Israele, sorto nel 1948 sul territorio del mandato britannico

della Palestina, e i paesi arabi confinanti (in particolare Egitto, Giordania e Siria), che non ne riconoscevano

l'esistenza.

2 Prima guerra arabo-israeliana

Chiamata dagli israeliani 'guerra d'indipendenza'. Subito dopo la proclamazione dello stato di Israele, il 14 maggio

1948, esso fu attaccato dagli eserciti di Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq. Mentre l'Haganah, l'organizzazione

militare sionista costituita nel periodo del mandato, era scarsamente equipaggiata, i paesi arabi disponevano di

truppe regolari. Tuttavia, a causa dei contrasti interni ai singoli paesi, Israele riuscì a neutralizzare rapidamente

l'attacco. Il 1° giugno, su pressione dell'ONU, fu stipulato un armistizio. Nelle settimane seguenti Israele poté

rafforzare sensibilmente le proprie forze armate, ribattezzate Zahal, e la controffensiva (ottobre 1948 - gennaio

1949) inflisse agli arabi una pesante sconfitta. Il 24 febbraio 1949 l'Egitto concluse con Israele un armistizio, cui

entro il luglio aderirono gli altri paesi arabi. Alla fine del conflitto, Israele controllava un territorio molto più vasto

di quello ricevuto dal piano di spartizione delle Nazioni Unite. La Palestina orientale (Cisgiordania) fu affidata

all'amministrazione della Giordania, la striscia di Gaza a quella egiziana.

3 Seconda guerra arabo-israeliana

Detta anche 'guerra del Sinai. Fu intrapresa da Israele per allentare la morsa dei paesi arabi confinanti e

possibilmente ampliare ulteriormente i propri territori. Nel corso della crisi di Suez, il 31 ottobre 1956 truppe

francesi e inglesi occuparono la zona del canale. Due giorni prima, evidentemente d'accordo con Francia e Gran

Bretagna, Israele aveva già sferrato un attacco contro l'Egitto e nell'arco di pochi giorni conquistò la penisola del

Sinai e la striscia di Gaza. Tuttavia dopo le minacce dell'Unione Sovietica di intervenire militarmente a fianco

dell'Egitto, Israele, Gran Bretagna e Francia, su pressione degli Stati Uniti, dovettero ritirarsi. Nella penisola del

Sinai e nel golfo di Aqaba vennero dislocate truppe delle Nazioni Unite. Il successo militare di Israele e dei due

paesi europei si tramutò quindi in una vittoria politica dell'Egitto nei confronti delle ex potenze coloniali.

4 Terza guerra arabo-israeliana

Detta anche guerra dei Sei giorni. Il blocco egiziano del golfo di Aqaba (maggio 1967) e la presenza di truppe

egiziane, giordane e siriane sul confine israeliano furono per Israele l'occasione per scatenare una guerra contro gli

stati arabi confinanti. Il primo giorno, il 5 giugno 1967, l'intera flotta aerea araba venne annientata e nei cinque

giorni seguenti l'esercito israeliano attaccò le truppe di terra e conquistò la striscia di Gaza, la Cisgiordania,

compresa la parte araba della città di Gerusalemme, la penisola del Sinai e le alture del Golan in Siria. A causa della

sconfitta, il 9 giugno il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser si dimise. Nel novembre successivo le Nazioni

Unite reagirono alla vittoria israeliana con la risoluzione 242, in cui chiedevano il ritiro di Israele dai territori

61

occupati e il reciproco riconoscimento della sovranità di tutti gli stati della regione. La risoluzione cadde

completamente nel vuoto.

5 Quarta guerra arabo-israeliana

Nota come guerra del Kippur. Nel 1973 le truppe egiziane e siriane attaccarono Israele nel giorno della festa ebraica

di Yom Kippur. Grazie alla sorpresa, Siria ed Egitto registrarono inizialmente considerevoli successi,

rispettivamente sulle alture del Golan e nella penisola del Sinai. Con gli ingenti aiuti militari provenienti dagli Stati

Uniti, Israele riuscì a capovolgere le sorti della guerra. Tuttavia, su pressione dell'Unione Sovietica e degli

statunitensi, gli israeliani dovettero interrompere l'offensiva (risoluzione 338 dell'ONU). In questa occasione i paesi

arabi sfruttarono a fondo il loro cruciale peso economico: infatti, con il boicottaggio delle forniture di petrolio,

costrinsero i paesi industrializzati occidentali a modificare la loro politica in Medio Oriente.

6 Quinta guerra arabo-israeliana

Combattuta nel 1982 soprattutto in Libano dove, dopo l'espulsione dalla Giordania, si era stabilita la sede dell'OLP e

dove si erano concentrati, in campi che costituivano anche basi operative per la guerriglia antiisraeliana, la maggior

parte dei profughi palestinesi. Da lì infatti partivano continue incursioni contro i centri abitati israeliani. L'assassinio

dell'ambasciatore israeliano a Londra fu il pretesto colto da Israele per invadere il Libano (6 giugno 1982),

accerchiando l'OLP a Beirut ovest. Al successo di Israele contribuirono anche la mancanza di reazione da parte degli

eserciti siriano e libanese, il sostegno statunitense e l'assoluta indifferenza internazionale di fronte all'invasione di un

paese da sempre pacifico e neutrale. Alla fine di agosto, l'OLP fu costretta a ritirarsi dal Libano e costituì un nuovo

quartier generale a Tunisi. In Libano l'intervento israeliano scatenò uno scontro tra opposte fazioni politico-

religiose, ciascuna sostenuta da un paese confinante, che si tradusse in una sanguinosa guerra civile.

62

Negli anni 70 l’URSS viveva l’apice della sua storia e soprattutto godeva di questa grande

prospettiva del comunismo, dove tutto il mondo stava guardando a sinistra, compreso nelle

regioni africane dell’Angola ed Etiopia, che erano regimi filosovietici. La bandiera rossa brilla

in tutte le parti del mondo.

Ma, nel 1977, in occasione della rivoluzione d’ottobre, Berlinguer fece il famoso strappo da

Mosca, dove dichiarava che era finita la figura dell’URSS come faro per la democrazia e per la

lotta all’imperialismo occidentale.

Il primo passo falso dell’URSS fu l’invasione dell’Afghanistan per sostenere un regime filo-

comunista, ossia quello di karmal. Un governo fantoccio nelle mani dell’Unione Sovietica. Per

la prima volta i sovietici invasero uno Stato sovrano, ma la cosa nel lungo periodo si rivelò un

assoluto fallimento.

L’invasione dell’Afghanistan rappresentò per l’URSS la seguente equazione:

VIETNAM: USA = AFGHANISTAN : URSS

Gli USA ricevettero un colpo altrettanto violento nell’anno orribilis del 1979, con uno schiaffo

alla loro credibilità. Appoggiando il regime dello Scià di Persia, fortemente odiato e osteggiato

dalla popolazione e dalle autorità religiose islamiche, gli USA si inimicarono definitivamente

tutta la nazione araba compreso la parte Sciita incarnata nella figura degli Aiatollah iraniani

(Autorità religiose islamiche). L’invito degli USA all’esilio dello Scià di Persia peggiorò di

molto la situazione.

Su questa base, alle elezioni americane del 1980, ci sarà la grande vittoria del presidente

americano, il repubblicano Reegan. Da lì in poi cambiò di nuovo l’equilibrio tra le due

superpotenze, con il ritorno dell’influenza degli Stati Uniti sullo scenario internazionale

63

LEZIONE DEL 01.12.2008

Lo scià di Persia tentò di laicizzare l’Iran, ma ciò non fu possibile nell’immediato, perché era un

progetto che richiedeva profonde riforme economiche e sociali. La conseguenza, fu di un forte

scollamento della società, in quanto la stragrande maggioranza della popolazione si trovava in

condizioni economiche disastrose e i benefici degli interventi dello Scià riguardarono solo fasce

settori sociali legati al regime e agli interessi occidentali. In questo contesto le autorità religiose

islamiche presero il sopravvento. L’Aiatollah khomeini in esilio da Parigi attraverso messaggi

registrati faceva opera di proselitismo in patria sulle fasce più povere della popolazione.

La situazione sfociò in forti sommosse e ribellioni in tutto il paese che portarono lo Scià,

gravemente ammalato a fuggire all’estero e a rifugiarsi negli Stati Uniti. L’accoglimento in esilio

dello Scià di Persia in Usa, fortemente odiato e osteggiato dalla popolazione, causò un ulteriore

escalation della violenza con l’occupazione dell’Ambasciata americana a Theran.

Dopo diversi giorni di stallo, gli USA organizzarono un blitz militare ordinato dal presidente

Carter, ma le cose andarono malissimo. Il tutto si sbloccò solo dopo faticosissime trattative che

finirono per favorire le posizione islamiche.

L’America ne uscì fortemente indebolita con un ulteriore smacco alla sua credibilità e immagine,

sia sul piano politico che su quello militare, dopo il fallito blitz all’ambasciata.

La linea pacifista del presidente americana fu completamente travolta dagli eventi, il quale fu

sostituito alle successive elezioni dal Presidente repubblicano Ronald Reegan.

Con la Presidenza Reegan ci fu una svolta radicale sia nella politica estera americana, che in

quella militare come in quella energetica. Reegan voleva che gli Stati Uniti tornassero di nuovo

la potenza di riferimento sullo scenario mondiale.

Invece, il presidente Carter, era animato da una chiara volontà pacifista e di coesistenza con gli

altri Stati e in particolare con l’URSS. Ma, proprio quest’ultima nella figura del Presidente

Briezinev approfittando dell’abbassamento della guardia da parte dell’Amministrazione

americana, negli anni 70, rafforzò le posizioni filo comuniste in tutto il mondo ovunque fosse

possibile, 64

 Sia in Africa con l’Angola e con l’Etiopia

 Sia in Iran

Per la prima volta nella storia dell’URSS, la notte di Natale del 24 dicembre 1979 le forze

militari sovietiche occuparono uno Stato Sovrano, lo Stato dell’Afghanistan.

Fu instaurato un Regime filo-comunista guidato da Karmal, che era l’uomo di Mosca a Kabul.

Le elezioni presidenziali del 1980 furono vinte dal repubblicano Reegan, che nell’arco di un

decennio ( Reegan 1, Reggan 2 e Bush padre) ribaltò la situazione di 180°, riportando gli USA

alla predominio internazionale.

In politica estera la presidenza Reegan fu fortemente interventista sia in Afghanistan, sia in

America latina, sia in Africa, appoggiando e finanziando i movimenti nazionalisti interni che si

opponevano al comunismo.

Di riflesso, anche in Europa iniziò la rincorsa degli armamenti negli anni 80.

L’impossibilità di reggere ulteriormente il confronto da parte dell’URSS, che non riusciva più a

finanziare i diversi scenari bellici e a consentire la piena affermazione dell’ideologia comunista

in tutte le aree del mondo, sotto la loro influenza, portò ad un inevitabile collasso di tutto

l’apparato economico politico comunista.

Il crollo fu favorito dall’avvento della Glasnost e della Perestrojka da parte del nuovo premier

sovietico Gorbaciov.

Un altro aspetto che favorì la dissoluzione dell’impero sovietico, era rappresentato dalla

mancanza di un anello fondamentale nel loro konw how, ossia “la capacità di trasformare un

invenzione in innovazione tecnologica applicata”. In pratica la spesa pubblica così fortemente

squilibrata a favore delle spese militari non poteva reggere oltremodo il confronto con la

concorrenza occidentale.

Ultimo aspetto che accelerò il crollo dell’apparato comunista era dovuto all’altissimo tasso di

corruzione fra la classe dirigente. 65

LEZIONE DEL 03.12.2008

Gli USA ripresero il predominio del mondo sotto la presidenza Reegan, e fecero questo

spingendo moltissimo nel settore degli armamenti. Eravamo agli albori della “Politica

interventista” e agli albori “dell’Unilateralismo”. Si affermava di nuovo la necessità della forza

militare come strumento principale di deterrenza.

Il tutto si intrecciò in una miscela esplosiva che causò l’implosione della potenza sovietica,

manifestata successivamente dalla tragedia di Chernobyl, con l’assoluta incapacità di controllare

le tecnologie nucleari e anche l’informazione che portò alla ribalta il problema.

La questione degli armamenti nucleari sovietici si pose con drammatica all’attenzione mondo.

La “Glasnost”, avrebbe dato un colpo mortale all’intero regime del partito unico comunista.

Gorbaciov voleva la trasparenza e il rinnovamento del partito. Ovviamente, la cosa non poteva

riuscire e si giunse inevitabilmente alla disintegrazione di tutto il sistema.

La Cina, fu l’unica area del mondo comunista che riuscì a modernizzare il sistema politico e a

creare una nuova classe dirigente comunista, perché avevano un apparato repressivo

potentissimo, “l’Armata del Popolo”

La fine dell’Unione Sovietica ebbe gravissime ripercussioni internazionali, portando alla

destabilizzazione di tutti i paesi del “Blocco orientale”. Il colpo finale fu dovuto ad un’autentica

casualità.

Il 9 novembre del 1989, alcuni tedeschi della Germania orientale si avvicinavano

pericolosamente al “Muro di Berlino”, ma le guardie poste alla sorveglianza del muro invece, di

sparare a vista, come erano solito fare, fecero passare le persone dall’altra parte (Germania

dell’Ovest) in modo pacifico.

Nel 1989, questo evento ebbe degli effetti a cascata, opportunamente amplificati dalla

propaganda dei media, e così successivamente, il governo della RDT, dichiarò legittimo il

transito della popolazione nella Repubblica federale tedesca e viceversa.

66

Per “abbandono di campo” da parte dei sovietici, ci fu la vittoria dell’imperialismo occidentale

che portò a forti rivendicazioni territoriali e autonomistiche, differenziate da paese a paese, in

tutta l’area del “blocco orientale”.

In Ungheria e Cecoslovacchia si affermarono partiti e ideologie antecedenti la formazioni del

blocco sovietico con una parvenza di democrazia.

In altri paesi, avendo perso la comune identità del socialismo, ritornarono forme e ideologie

precedenti, caratterizzati da un forte sentimento religioso; questi elementi divennero il nuovo

fattore identitario privo di pratiche democratiche.

Riprendeva un confronto violento fra etnie e popolazioni diverse, soprattutto fra le popolazioni

slave. La cosiddetta “pulizia etnica”. In pratica si affermava la violenza organizzata come

strumento di lotta politica.

Tutto ciò destabilizzò violentemente tutta l’Europa orientale e così cominciò a prendere corpo,

dopo il crollo del comunismo, la visione unilaterale del mondo.

Il primo evento che segnò il grande cambiamento fu quando nel luglio del 1991 si ebbe la fine

del “Patto di Varsavia”, dalle cui ceneri nacque la CSI, Comunità di Stati Indipendenti.

Altri Stati ne approfittarono per staccarsi dall’URSS, e questi furono gli Stati Baltici.

Alcuni Stati, invece, presi da questa grande furia indipendentista, ma in condizioni economiche

poverissime, in condizioni di non autosufficienza, come la Moldova o l’Ucraina, restarono

nell’orbita comunista.

Altri Stati ancora, mantennero rapporti con l’Ex Unione Sovietica

Difatti, dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, il Mondo pensò che fosse possibile

veramente passare dalla contrapposizione dei due Blocchi - Mondo Bipolare -; ad un periodo di

vera e profonda distensione.

Ossia, all’affermazione del Multilateralismo, imperniato sulla figura e il sistema dell’ONU. Il

Multilateralismo doveva poggiare sulla “visione onucentrica delle relazioni internazionali”.

67

E questa visione doveva servire al rafforzamento di Organizzazioni di Stati che si mettevano

insieme in un trattato internazionale per favorire la cooperazione e la stabilità, come l’Unione

Europea.

Così con l’Istituzione del “Trattato di Maastricht” nel 1992 nasceva l’Unione Europea”.

Successivamente il 2 ottobre 1997 venne firmato il Trattato di Amsterdam dagli allora 15

paesi dell'Unione Europea ed entrato in vigore il 1 maggio 1999.

Il Trattato firmato ad Amsterdam conteneva innovazioni che andavano nella direzione di

rafforzare l'unione politica con nuove disposizioni nelle politiche di Libertà, sicurezza e

giustizia, oltre all'integrazione di Schengen.

Altre disposizioni chiarirono l'assetto della Politica estera e di sicurezza comune, con la quasi -

integrazione dell'UEO, mentre venne data una rinfrescata al sistema istituzionale, in vista

dell'adesione dei nuovi membri dell'est.

Missioni di Petersberg

Vanno ricordate anche le « missioni di Petersberg » che erano parte integrante della politica

europea per la sicurezza e la difesa comune. Esse sono state espressamente incluse nel trattato

sull'Unione europea (articolo 17) e comprendevano :

missioni umanitarie o di evacuazione;

 missioni per il mantenimento della pace;

 missioni di unità combattenti per la gestione delle crisi, ivi comprese le operazioni per

 il ripristino della pace.

Tali missioni furono istituite tramite la dichiarazione di Petersberg, adottata al termine del

consiglio ministeriale dell'UEO nel giugno 1992.

Con la nascita e il rafforzamento dell’Unione Europea soprattutto nella politica estera e di difesa,

controllata dalla NATO e quindi dagli USA, l’ONU veniva completamente depotenziato nel suo

ruolo di favorire la Pace e la sicurezza internazionale, quindi la “visione Onucentrica delle

relazioni internazionali si era infranta contro l’uso della violenza”.

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Sara F

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Pizzagallo Matteo.

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