La formazione dello stato in Europa
Stato giurisdizionale
In Europa lo stato si formò a partire dal XIV secolo fino ad arrivare ai giorni nostri, dove esistono stati democratici ormai consolidati. Il primo embrione di stato cominciò a delinearsi durante il 1300 quando, la miriade di staterelli con forma di governo feudale, presenti in Europa presentavano 3 caratteristiche:
- Un signore con potere sovrano che governava un territorio più o meno grande con un ampio potere di imperium per cui poteva imporre tasse e dazi, richiamare alle armi, dichiarare guerra, legiferare e giudicare.
- Un'assemblea rappresentativa, generalmente formata da ricchi e nobili, che si proponeva di aiutare il Signore a governare in taluni casi a limitarne i poteri.
- Codificazione lenta ma continua di una serie di norme consuetudinarie che portarono alla creazione di un diritto scritto e tangibile, unitamente ad un crescente contrattualismo tra Signore e nobiltà.
Questo momento fu molto importante perché segnò la fine di un'era, quella medievale, e l'inizio di un'altra, quella moderna. Uno stato è considerato tale se esiste un territorio sul quale un'assemblea esercita una sovranità controllata e limitata dal diritto.
Per il momento, durante il periodo dello stato giurisdizionale esiste un territorio che però non è ancora unito dove il potere è ancora fortemente accentrato nelle mani di un signore che spesso è un monarca assoluto affiancato da assemblee depotenziate o con scarsi poteri (Stati generali in Francia, Parliament in Inghilterra, Landtage in Germania ecc.) e l'inizio della codificazione di un diritto scritto.
Lo stato giurisdizionale cominciò, come già detto, a svilupparsi durante il XIV secolo fino a vedere il suo culmine nel XIX secolo con la rivoluzione francese. Esso era caratterizzato da un territorio sempre più unitario (ma non ancora definibile Nazionale), da un diritto sempre più funzionale ma ancora munito di diritti particolari e privilegi verso le classi nobili ed infine da un governo che opera sul territorio nel suo insieme, senza però avere ancora come intenzione primaria quella di unificare completamente il territorio stesso.
Stato di diritto
Con la rivoluzione francese del 1789 e la dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino nello stesso anno, ci fu di fatto il vero e proprio crollo dello stato giurisdizionale sulle cui ceneri si formò quello di diritto. La novità più importante, tra le tante a livello istituzionale, fu quella della sovranità nazionale che non risiedeva più nella mani di una persona priva di legittimazione popolare ma bensì di un'assemblea elettiva e rappresentativa che era legittimata e autorizzata dalla popolazione stessa tramite elezione.
I vari corpi che coesistevano nello stato giurisdizionale furono spazzati via o subordinati al potere sovrano che risiedeva nella nazione. Con lo Stato di diritto furono modificati i 3 poteri fondamentali infatti mentre nello stato giurisdizionale, la funzione più importante era quella di giudicare, nello stato di diritto essa è sostituita dalla legislazione e si viene a formare per la prima volta la pubblica amministrazione, atta a porre in essere e dare concretezza alle decisioni dell'assemblea. Dunque lo stato di diritto è uno stato legislativo e amministrativo. Il potere giurisdizionale viene subordinato a mera applicazione del diritto in accordo col potere sovrano dell'assemblea.
In questa forma di stato, la società è caratterizzata dal nuovo principio di uguaglianza, dove viene distrutta la caratteristica suddivisione in ceti e dove la borghesia e i diritti individuali prendono il sopravvento sull'antica struttura cetuale e privilegiata del vecchio regime.
Durante il periodo Napoleonico, ci fu l'era della codificazione dove nacquero dei codici civili molto più approfonditi ed organici rispetto a quelli dello stato giurisdizionale e nacque anche il diritto amministrativo volto, da una parte a sancire i compiti della pubblica amministrazione verso la società e dall'altra, volto ad elencare tutti i diritti e i doveri dei cittadini verso l'amministrazione stessa al fine di evitare comportamenti dannosi tra società e stato.
Stato costituzionale
Lo stato costituzionale nasce a partire dalla metà del 900, quando gli stati, ormai divenuti Nazioni consolidate cominciarono a creare delle costituzioni rigide e garantiste dei diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino. Nello stato di diritto infatti, il potere legislativo poteva legiferare su tutto visto che godeva di un' autonomia praticamente illimitata, in questo modo poteva anche limitare tutti i diritti inalienabili e fondamentali acquisiti durante la grande rivoluzione. All'indomani della caduta del regime fascista e della fine della 2a guerra mondiale anche l'Italia divenne uno Stato Costituzionale, il 1o Gennaio 1948.
Questo tipo di costituzioni sono considerate come leggi fondamentali della nazione e non possono essere modificate con una legge ordinaria, bensì ogni legge deve essere in armonia con essa e grazie alla corte costituzionale, qualsiasi legge incostituzionale può essere abrogata o modificata affinché venga armonizzata con i principi fondamentali.
Le costituzioni dello stato moderno europeo
Costituzione cetuale, liberale e democratica
Il moderno stato europeo visse una lunga e lenta fase di evoluzione attraverso i vari tipi di stato che abbiamo visto sopra. È importante però chiedersi se questi stati abbiano anche avuto o meno una costituzione e partendo dal periodo dello stato giurisdizionale la risposta è positiva.
In quel periodo vi erano 2 questioni che influivano sulla struttura statale:
- L'accentramento del potere nella mani di un signore
- La presenza di innumerevoli altre forme di potere presenti sul territorio come altri signori feudali, clero, corporazioni ecc.
Costituzione cetuale
Non bisogna però pensare che questi 2 processi contrastanti avessero solo effetti negativi, infatti fu proprio grazie ad essi che lo stato poté evolversi visto che le parti cominciarono a collaborare e nacquero le prime assemblee rappresentative.
Per questo possiamo affermare che durante lo stato giurisdizionale vigeva una costituzione di tipo cetuale che riconosceva, alla base, la presenza di un popolo il quale non era governato da una legge uguale per tutti bensì la società era caratterizzata da una serie di rapporto contrattuali tra i vari ceti, volti a conservare la posizione sociale di ciascuno ed esistevano privilegi per alcune classi cetuali. Il popolo ha il suo signore dotato di ampi poteri di imperium anche se questi devono essere utilizzati per governare in modo giusto il popolo e da quest'ultimo possono essere limitati. Se il signore o monarca andasse contro la legge fondamentale del territorio il popolo, tramite le assemblee rappresentative, poteva esercitare il diritto di resistenza per difendere l'integrità dei propri diritti.
La costituzione cetuale in genere dava vita a forme di governo moderate e bilanciate il cui massimo esempio rappresentativo ricade sul: King in parliament nel Regno Unito. In questo caso abbiamo un bilanciamento tra i 3 soggetti fondamentali dello stato del tempo: il popolo (house of commons), la nobiltà (house of lords) e il Re.
Prima della rivoluzione francese, che cambierà completamente l'assetto politico, istituzionale e governativo, possiamo individuare un altro tipo di costituzione che fu un'evoluzione di quella cetuale e cioè la costituzione cetual-assolutistica che è mediamente la costituzione degli stati assoluti fino a 2 secoli prima della rivoluzione.
La costituzione liberale
Nasce dopo la rivoluzione Francese e in particolare grazie alla dichiarazione dei diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino che stabiliscono forti limiti agli attacchi da parte del monarca e delle altre strutture governative presenti nel territorio che da questo momento in poi perderanno sempre più legittimazione e scompariranno.
La costituzione liberale garantisce, in modo formale, la presunzione generale di libertà degli individui e da potere alla legge per individuare eventuali limiti da porre a questa libertà. Questo è solo un tipo ideale perché ovviamente non accadrà nell'immediato che tutti gli individui riceveranno pari diritti e libertà, però la dichiarazione formale fu comunque un grande passo in avanti.
Il secondo aspetto fondamentale è che si cancella l'idea del popolo sovrano che era nata durante il periodo rivoluzionario e va a compattarsi sempre più l'idea della legge sovrana, infatti il potere sovrano deve essere conferito alla legge in nome e per conto della nazione. Il periodo liberale è infatti caratterizzato da un potere centrale dell'organo legislativo, eletto dalla popolazione (non con suffragio universale) e quindi dotato di legittimazione popolare, che può legiferare su tutto e tutti.
Questo modello di stato e di costituzione entra in crisi nel Novecento con l'avvento delle democrazie e dei partiti politici che smantellano completamente l'ideale di una legge sovrana che si trova al di sopra di tutto e tutti.
La costituzione democratica
Come già detto il Novecento segna l'apogeo delle costituzioni liberali e la nascita di assemblee costituenti che, in tempi diversi, creano un nuovo assetto politico e istituzionale grazie alle costituzioni democratiche che andranno a creare. Una costituzione democratica è molto più solida rispetto a quella liberale visto che contiene i principi essenziali del regime democratico. Questa nuova costituzione va a porsi al di sopra del legislatore ordinario per cui i principi contenuti in essa, come ad esempio i diritti fondamentali, non possono più essere modificati con legge ordinaria, come avveniva nel periodo liberale.
I diritti
Cosa è un diritto? È la pretesa di un soggetto di fare o non fare, ottenere o meno, qualcosa nei confronti di uno o terzi, stabilito da una norma. Essa è una pretesa fondata, giusta e motivata che viene legittimata da una determinata norma ad hoc. Essere titolari di un diritto comporta tutta una serie di azioni e reazioni nostre o di terzi e si acquisiscono sia dei poteri, per esempio quello di obbligare qualcuno a fare o non fare qualcosa, o degli oneri e responsabilità.
Il sociologo Inglese T.H. Marshall nel 1949 scrisse un saggio in cui individuò 3 tipi differenti di diritti:
- I diritti civili: tutela delle libertà individuali.
- I diritti politici: partecipazione all'esercizio del potere.
- I diritti sociali: attribuzione all'individuo di determinati benefici erogati dallo stato (stato sociale o welfare state).
I diritti civili sono considerati fondamentali e assoluti cioè tutti devono rispettare i diritti civili degli altri e sono per esempio la proprietà, la vita, la libertà. I diritti politici danno inclusività nella vita e gestione della cosa pubblica. I diritti sociali conferiscono all'individuo beni erogati dallo stato come salute, istruzione, finanziamenti, incentivi, pensioni ecc.
Queste 3 tipologie di diritti sono nati esattamente in questo ordine, cioè: prima sono nati i diritti civili, ottenuti grazie alle rivoluzioni del 1700 e in particolare grazie alla rivoluzione americana ma soprattutto Francese (in Europa). Durante l'800 le masse cominciarono a domandare maggiore rappresentanza e legittimità della cosa pubblica, così furono concessi i diritti politici come il voto, l'elezione e la rappresentanza. Infine durante il 900 ci si pose il problema del benessere e quindi di dover aiutare le persone meno agiate così lo stato iniziò a erogare servizi sociali gratuiti da fornire alle masse, e nacquero i diritti sociali.
Magna Carta Libertatum (1215)
La prima concessione di diritti ai cittadini in Europa avvenne in Inghilterra nel 1215 quando il Re Giovanni Senzaterra fu costretto dai baroni e signori a concedere e rispettare alcune libertà fondamentali. La magna carta è considerata indubbiamente come la prima dichiarazione di diritti del cittadino anche se ancora riservata ad una piccolissima parte della popolazione identificata nell'elite feudale. Questo documento conteneva diverse norme e diritti come il diritto ad essere giudicato da un tribunato dei pari, divieto di imposizione di tasse da parte del re ai suoi signori senza che questi gli dessero il consenso, obbligo di convocazione dell'assemblea da parte del re in caso di guerra con un altro stato e intangibilità della vita, dell'onore, della casa e della proprietà.
Riforma protestante – Il protestantesimo
Lutero e Calvino
La riforma protestante fu attuata da Martin Lutero durante il 1500. Con le sue 95 tesi fu poi accusato di essere eretico dalla chiesa di Roma. Questa riforma comportò enormi cambiamenti a livello religioso e politico. Fondamentalmente Lutero in Germania creò 3 nuovi principi:
- Sacerdozio universale: secondo il quale ciascun fedele doveva raggiungere Dio tramite la preghiera e senza mediazione, leggendo le sacre scritture.
- Separazione fra ambito spirituale e mondano
- Obbedienza davanti all'autorità: che ovviamente ben si legava con la volontà dei principi Tedeschi.
Queste tesi furono duramente criticate ed attaccate dalla Chiesa di Roma che ovviamente vedeva un grave rischio al suo potere di governo e controllo sui fedeli. Lutero sapeva che con le sue tesi avrebbe rischiato tanto e perso l'appoggio della chiesa cattolica, così enunciò anche l'obbedienza davanti all'autorità e la separazione tra ambito spirituale e mondano per poter essere protetto dai Principi tedeschi che erano ben felici di togliersi dalle spalle la Chiesa di Roma e contemporaneamente di guadagnare un popolo più fedele al controllo regio.
Calvino invece propose una dottrina protestante diversa:
- Resistenza legittima: contro lo strapotere del Sovrano nel caso in cui questi non rispettasse le norme fondamentali di cui era titolare il popolo e governasse in modo dispotico.
- Mutuo vincolo
Per Calvino i fedeli non devono seguire ciecamente il volere del sovrano, anzi si devono opporre e resistere nel caso lui non rispettasse i loro diritti. I ceti utilizzeranno queste idee per contrastare le Monarchie e ottenere maggiori diritti durante il corso della storia.
Il giusnaturalismo
È difficile definire una data precisa che segni l'inizio della concessione dei diritti verso i cittadini giacché si è dovuto seguire un processo lungo, lento e tortuoso e tutt'oggi i diritti sono ancora in continua evoluzione. Certamente è importante ricordare che si fecero passi decisivi durante la rivoluzione americana e francese che stravolsero la storia del continente americano e ancor di più di quella Europeo.
Per capire però meglio il fenomeno dell'evoluzione dei diritti bisogna esaminare il giusnaturalismo, un fenomeno nato e sviluppatosi tra il 500-600 durante il periodo delle grandi guerre religiose che insanguinavano e terrorizzavano l'Europa. Ristabilire l'ordine e la pace era divenuto ormai l'obiettivo principale e occorreva un Signore forte con una nuova legittimazione che non poteva più essere solo quella religiosa, come era avvenuto in passato.
I giusnaturalisti cominciarono a parlare dello stato di natura che vedeva l'uomo al di fuori della società del tempo, ma bensì come un essere che, per sua natura, era caratterizzato da bisogni e diritti fondamentali. Lo stato di natura non è una favoletta inutile ma bensì un nuovo modo di vedere l'individuo che poi porterà alla completa rottura con la forma mentis medievale.
Durante il periodo medievale era l'appartenenza ad un ceto a segnare i diritti e i doveri di ciascuno, il tutto intrecciato in una fitta rete di privilegi e sudditanza. Il giusnaturalismo invece cancella ogni gerarchia e privilegio esaminando la natura dell'uomo, che gli conferisce libertà e uguaglianza. Non bisogna però dimenticare che il giusnaturalismo si riferisce allo stato di natura escludendo tutte le complicazioni derivanti dalla società, dunque il giusnaturalista può affermare che gli uomini sono tutti uguali ma che, per un discorso prettamente sociale, possano esistere delle gerarchie.
Petition of Rights (1628)
Il re Carlo I di Stuart è costretto ad accettare la rivendicazione dei diritti di libertà personale già espressi nella magna carta e del diritto del parlamento nel controllare la legittimità delle richieste del Re in materia fiscale.
Habeas Corpus Act (1679)
Non fu una petizione, bensì un atto promulgato dal parlamento inglese contro Carlo II al fine di bloccare gli abusi che egli stava perpetuando contro i cittadini che venivano arrestati sovente senza conoscerne la motivazione. L'atto sanciva il diritto di ciascun cittadino Inglese di conoscere le cause per cui veniva arrestato e di poter essere liberato provvisoriamente dietro pagamento di una cauzione. Questo fu fatto per proteggere i cittadini dalla coercizione ingiusta del sovrano. Si sancì che nessun cittadino poteva essere arbitrariamente arrestato o accusato dal Re, doveva essere giudicato da un magistrato e, in tal caso, conoscere accuratamente la motivazione del suo arresto.
Bill of Rights (1689)
Questa è considerabile come una mini costituzione visto che il parlamento inglese, con una dichiarazione solenne, sancì i diritti dei cittadini e del parlamento verso la Monarchia. Il parlamento infatti adesso aveva annoverato tra i suoi poteri quello di decidere i tributi, le elezioni dovevano essere libere e le opinioni dei parlamentari erano insindacabili all'esterno del parlamento. In poche parole viene fissato un rapporto istituzionale tra parlamento e monarchia dove vengono fissati dei paletti e limiti.
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