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Il modello napoleonico e le sue conseguenze

Con l'affermazione del modello napoleonico abbiamo visto come si arrivasse ad una modifica dei principi costituzionali che avevano caratterizzato l'esperienza rivoluzionaria. Il sistema napoleonico era gestito sostanzialmente dall'esecutivo e vedeva uno scarsissimo ruolo degli organi legislativi. Non c'era una libertà di espressione. I parlamentari erano cooptati dall'esecutivo. Il sistema napoleonico era troppo lontano dai canoni classici del costituzionalismo.

Definito modello cesaristico, richiamando l'impero della prima versione dell'età romana, diverrà una fonte di ispirazione per il secondo impero bonapartista introdotto con il colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte.

Continuità e restaurazione

Come assi strategici e fondamentali della struttura francese rimarranno il centralismo amministrativo introdotto da Napoleone con la legge del 28 Piovoso, il Codice civile napoleonico e altre istituzioni come il Consiglio di Stato. Questo garantirà una continuità che in parte compenserà l'instabilità costituzionale dell'800 francese.

Sconfitto Napoleone, abbiamo la prima restaurazione con il ritorno dei Borboni. Il sovrano non vuole tornare al sistema previgente. Non si può tornare all'Ancient regime distrutto dai rivoluzionari. Resta in vigore il codice civile napoleonico, che aveva sancito nel testo l'abolizione di tutti i regimi feudali. Rimane anche il centralismo amministrativo.

La Chartere costituzionale e lo Statuto Albertino

Per quanto riguarda l'aspetto costituzionale, Luigi Napoleone rilascia una costituzione con il meccanismo dell’octroi (concessione). Concede una Charte costituzionale octroyée, ovvero ottriata. Concessa da un sovrano che si pone come grande padre di famiglia per i suoi sudditi. Sarà la base su cui sarà costruito lo Statuto Albertino.

Nella Charte è rimarcato lo stacco rispetto alla dinamica rivoluzionaria che, sia nel caso americano che francese, faceva perno sul potere costituente, completamente assente. Si torna alla concezione di una monarchia di diritto divino, completamente superata nel 1791.

"La divina provvidenza, richiamandoci nei nostri stati dopo una lunga assenza, ci ha imposto dei grandi obblighi. Soprattutto quelli di assicurare la pace."

Un altro aspetto importante del preambolo è l'idea che si voglia cancellare quasi l'esperienza rivoluzionaria e rinnovare una continuità temporale con l'epoca precedente. La vicenda costituzionale francese nasce sulla volontà di distruggere il passato. Ora, rispetto a quella rottura, Luigi XVIII interviene con l'idea di cancellare la fase rivoluzionaria e ripristinare la continuità dei tempi.

"Abbiamo cancellato dal nostro ricordo, come vorremmo si potesse cancellare dalla storia, tutti i mali che hanno afflitto la patria dalla nostra assenza. Per il libero esercizio della nostra autorità regia, abbiamo fatto concessione ai nostri sudditi della carta costituzionale."

Punti chiave della Carta costituzionale

Prima parte riguardante i diritti dei francesi, suddivisa in 12 articoli che riprendono alcune delle garanzie introdotte dalla rivoluzione: Libertà e diritto di proprietà. C'è la consapevolezza che non si possa tornare all'Ancient Regime pre-89. Rispetto alle dichiarazioni rivoluzionarie, questi diritti sono più sintetici e meno organici.

  • Libertà religiosa: La rivoluzione era stata fortemente laica. Ora viene espresso in questa costituzione il principio della libertà religiosa. Art 5: Ognuno professa la religione con uguale libertà e ottiene la stessa professione.
  • Art 6: La religione cattolica apostolica romana è la religione di stato. Concetto ripreso integralmente anche dallo Statuto Albertino.

Configurazione dei pubblici poteri

Il potere legislativo è affidato a due camere. Una Camera dei deputati elettiva, eletta con un suffragio fortemente censitario, rispetto a quello delle costituzioni del '91 e del '95. Su 9 milioni di maschi adulti, gli elettori sono 100k. Corpo elettorale estremamente ristretto. Non è certamente una costituzione democratica.

C'è poi una camera dei Pari, camera dei nobili che viene nominata dal sovrano, senza nessuna elezione. Il sovrano può decidere se nominare i Pari a vita, oppure concedere loro la paria ereditaria. Può stabilire che questi pari possano trasmettere il seggio ai propri discendenti.

Non è prevista una responsabilità politica dei ministri del sovrano, ma solo una responsabilità penale. La cosa che più colpisce è ciò che avviene in ambito legislativo. Nella costituzione del '91, in campo legislativo il diritto di iniziativa delle leggi spettava al parlamento, e il sovrano poteva solo chiedere al parlamento di prendere in considerazione una determinata questione. Nella carta del 1814, abbiamo la stessa situazione, ma a parti invertite. Il potere di iniziativa legislativa spetta al sovrano, e il parlamento ha il diritto di "supplicare" il sovrano.

È previsto un veto assoluto e non sospensivo sulle leggi del parlamento.

I 100 giorni napoleonici e la nuova costituzione

Questo esperimento viene messo a dura prova dai 100 giorni napoleonici. Napoleone, inviato all'isola d'Elba in esilio, divenendone il sovrano, decise di non accontentarsi di questo dominio, ma di tornare sul trono francese. Sbarcò in Francia riprendendo il potere. A quel punto adottò una costituzione di tipo più liberale, la Costituzione dei 100 giorni napoleonici. Per la quale chiese il contributo di Benjamin Constant. Questa esperienza durò poco, in quanto le potenze europee non si fidarono. Napoleone mandò dei proclami a tutta Europa per rassicurare le potenze del fatto che non voleva più invadere l’Europa. Nel 18 Giugno 1815 si ebbe la sconfitta di Waterloo. Napoleone fu inviato nell'isola di Sant'Elena, dove morì nel 1821.

A questo punto fu reintrodotta la Charte del 1814. Nella dialettica politica del tempo troviamo diverse correnti che si affrontano. Liberali e ultra-realiste (che vorrebbero che si eliminassero alcune delle eredità lasciate dagli anni della rivoluzione). Una dialettica politica che perdura fino al 1830, quando l'atteggiamento intransigente del nuovo sovrano Carlo X, dalla parte degli ultra-realisti (più realisti del re) porta ad un'esasperazione dei conflitti. Vuole ridimensionare il ruolo del parlamento bicamerale. Tutto questo genera un conflitto che porta all’Insurrezione delle Tre giornate gloriose 27-28-29 Luglio 1830, raffigurate ne La Libertà che guida il popolo di De Lacroix. Carlo X abbandonò il paese.

Il parlamento si rivolse ad una nuova figura, Luigi Filippo d'Orleans, cugino di Carlo X, più aperto ai principi del liberalismo, e si assicurò che il nuovo sovrano accettasse una nuova costituzione, che il parlamento stabilì all'indomani dell'insurrezione. Con questo passaggio abbiamo la nuova Charte del 1830, che si basa sugli stessi meccanismi di quella del '14, ma introduce delle innovazioni.

La Charte del 1830 e le sue innovazioni

La riforma del testo della costituzione viene fatta dal parlamento. Rispetto alla concessione di Luigi XVIII, come sovrano chiamato dalla divina provvidenza, abbiamo un parlamento che sottopone al nuovo sovrano la nuova costituzione. Il nuovo regime nasce da una sorta di patto tra parlamento e sovrano. Non si più nell’ambito quindi della costituzione ottriata. Abbiamo un meccanismo simile a quello della rivoluzione inglese del 1688.

Ci sono alcune innovazioni importanti. C'è un leggero ampliamento del corpo elettorale per la camera dei deputati (gli elettori salgono a 240k). Si sancisce sul piano religioso l'equiparazione tra le varie confessioni religiose. L'iniziativa legislativa spetta al sovrano ma anche alle camere, che non devono più supplicare il sovrano se volevano che venisse presentato un progetto di legge. Per quanto riguarda la camera dei Pari, nel 1831, si abolisce la paria ereditaria. Hanno una carica esclusivamente vitalizia.

Per quanto riguarda la responsabilità dei ministri nei confronti delle camere, resta quella penale. Nel corso della vita costituzionale, com'era avvenuto durante la fase del '91-'92, si cercherà in molte occasioni di utilizzare la responsabilità penale in chiave politica.

La rivoluzione del 1848 e la Seconda Repubblica

Nel corso degli anni nascono diverse correnti di opposizione che si rafforzano alla vigilia del 1847. Nel febbraio del '48, abbiamo la nuova rivoluzione, detta di Febbraio. A questo punto ci si libera della monarchia. Non si vuole semplicemente creare una monarchia costituzionale più aperta ai principi democratici. Si recuperano i valori repubblicani, e si proclama la Seconda Repubblica nel 24 Febbraio.

Ben presto, la nuova repubblica viene indebolita dalle tensioni tra le diverse forze che hanno concorso all’abbattimento della monarchia. Abbiamo le forze repubblicane moderate, antimonarchiche, che temono però i nuovi movimenti sociali. Sta nascendo una classe operaia che trova nel movimento socialista una voce che intende far sì che siano garantiti anche diritti sociali, come il diritto al lavoro, lotta alla disoccupazione. Queste istanze spaventano l’ala moderata.

Inizialmente i socialisti hanno un peso notevole nel governo che nasce dopo la rivoluzione. Per cercare di affrontare il sistema della disoccupazione, viene creato un sistema di lavori pubblici, l’Atelier Nationaux. Gli ateliers nationaux sono cantieri dove lavorano operai disoccupati. Questo sistema di assistenza sociale spaventa sempre più coloro che temono un’avanzata del socialismo. Ad un certo punto vengono chiusi. Gli operai protestano nel Giugno del 1848. L’esercito interviene con durezza, e reprime la rivolta parigina con le armi. Avremo alcune migliaia di vittime.

Il bagno di sangue alimenta il risentimento della classe operaia nei confronti del nuovo potere repubblicano, e una paura sociale nei settori della borghesia urbana ma anche nel mondo delle campagne, dove la Rivoluzione francese aveva favorito la nascita di piccoli proprietari terrieri. Si crea una paura sociale che avrà delle conseguenze nei mesi successivi.

La nuova costituzione del 1848

Deve essere approvata una nuova costituzione. 4 Novembre 1848. L’esperienza costituzionale francese dall'89 in poi si caratterizza per due aspetti: notevole mutabilità e inventiva costituzionale. Si sperimentano modelli di diverso tipo.

In particolare, la costituzione del 48 prende a modello quella degli stati uniti. Viene introdotta una repubblica presidenziale, con un presidente eletto a suffragio universale con un mandato di 4 anni, e un parlamento che torna ad essere monocamerale. Non si vuole una camera aristocratica, e non si vuole una sorta di senato federale, per una visione centralistica dell’amministrazione nazionale. Il presidente della repubblica viene eletto con un mandato di 4 anni e non è immediatamente rieleggibile. Punto delicato che segnerà la fine dell’esperienza repubblicana.

Alcuni principi che vengono proclamati: idea che in ogni caso la repubblica abbia una missione. Si riprende il filone del costituzionalismo rivoluzionario di una costituzione come indirizzo, programma. Si afferma che la repubblica debba attraverso l’azione delle sue istituzioni aumentare il benessere dei suoi cittadini. Costituzione che deve proclamare un principio di miglioramento dei suoi cittadini in moralità, lumieres (capacità di ragionare autonomamente, avere istruzione sufficiente per agire nel mondo secondo nozioni scientifiche) e benessere, nel corso del tempo.

Art. 5 del preambolo. Si riprende l’idea già presente nel testo del ’91 di una Francia che rispetta le nazionalità straniere e non intraprende alcuna guerra con finalità di conquista, né impiega le sue forze contro la libertà di alcun popolo. Principio violato con l’ingresso a Roma nella fase della Repubblica Romana.

Sul piano del rapporto tra ministri e parlamento, non è prevista una responsabilità politica, anche se nuovamente si cercherà di utilizzare la responsabilità penale ancora una volta. Abbiamo diversi candidati a presidente della repubblica, ed emerge il nipote di Bonaparte. Votato da tutti coloro che vogliono un uomo forte, che eviti che ci siano altre crisi come quella che nel Giugno del 48 aveva portato alla repressione degli operai parigini. Al vertice del sistema si vuole vi sia un presidente in grado di dominare la situazione, e in particolare reprimere eventuali movimenti sociali come quello del Giugno ’48.

Nella prassi, però, il fatto che fosse violato l’Art. 5 del preambolo quando intervenne contro Garibaldi, suscitò il clamore dell’opinione pubblica contro Luigi Napoleone. Quando ci si avvicina al termine del mandato di quattro anni, Bonaparte vuole ricandidarsi immediatamente, nonostante la costituzione non preveda una rielezione. La costituzione deve essere modificata per poterla consentire. Questo comporta una procedura di revisione a maggioranza qualificata che non viene raggiunta.

Bonaparte ricorre al colpo di stato del 2 Dicembre del 1851, con proteste nel paese che furono duramente represse. Si ebbero ben 26k arresti di chi si opponeva a questa violazione evidente della costituzione. Bonaparte fece approvare il colpo di stato da un referendum, che vinse con molta facilità, visto che era ormai difficile opporsi all’intervento autoritario. La democrazia prevede la garanzia di libertà di espressione, che non c’è nel plebiscito.

La nuova Costituzione del 1852

Fa approvare poi, con un nuovo plebiscito, la nuova costituzione del 14 Gennaio del 1852. Nuova Costituzione Bonapartista. Il capo dello stato detiene la funzione esecutiva, è l’unico titolare dell’iniziativa legislativa. Il parlamento è eletto a suffragio universale, ma non viene assicurato il clima di libertà che consentirebbe di definire libere le elezioni. È un regime, infatti, in cui predominano la censura e l’intervento dei prefetti, che fa sì che gli elettori votino i candidati governativi.

Secondo impero, che fa seguito all’impero bonapartista di Napoleone. Verso la fine della sua storia, nella seconda metà degli anni 60 dell’800, comincia ad avere un’evoluzione in senso liberale. Tuttavia, non possiamo sapere se avrebbe condotto ad una vera democrazia, perché nel 1870 scoppia il conflitto Franco-Prussiano. Uscì vincitrice la Prussia di Bismarck. Il secondo impero cadde, e le truppe tedesche meglio equipaggiate e preparate vinsero la maggior parte delle battaglie.

La Terza Repubblica Francese

Il 4 Settembre 1870 si entra nella Terza Repubblica Francese. L’impero tedesco sarà proclamato a partire proprio dall’esito di questa guerra. Proclamata la repubblica, dall’Italia parte della Francia Giuseppe Garibaldi, che va a dare una mano ai francesi. Questa fama dell’invitto trova conferma a Digione, dove riesce ad ottenere una delle pochissime vittorie dei francesi contro i prussiani.

Dopo la sconfitta, viene eletta una nuova assemblea nazionale con l’incarico di redigere una nuova costituzione, nel Febbraio 1871. Sarà l’assemblea che redigerà la nuova costituzione francese della Terza Repubblica, che rimarrà in vigore fino al 1940.

La Comune di Parigi

Siamo nel contesto della sconfitta francese, con la Prussia che vuole imporre delle condizioni di pace estremamente pesanti. Il governo francese, guidato da Thiers le accetta, ma il popolo parigino invece si ribella. Thiers si è seduto a Versailles. Ha accettato che i tedeschi sfilino sui Champs Eliseé. Ha inizio l’esperienza della Comune. Il comune di Parigi si organizza a seguito di un’insurrezione della capitale. Il potere non viene più affidato alle strutture del governo, ma viene assunto direttamente dal municipio insurrezionale, che assume tutti i poteri della capitale francese.

Il governo chiede ai comunardi di cedere le armi e di rassegnarsi alle decisioni del governo nazionale, ma la comune reagisce mantenendo la propria opposizione, indicendo delle elezioni per il consiglio della comune, che videro una vittoria delle correnti radicali (socialisti, democratici radicali, proudhoniani).

È passata alla storia anche per l’interesse che dedicò Marx all’esperienza. Interpretò l’esperienza come una prima forma di governo del popolo secondo dei canoni che potevano essere quelli di una democrazia socialista. Nella brevissima esperienza di pochi mesi, si costruì un regime di democrazia diretta basato sull’idea della revocabilità degli eletti da parte degli elettori. Si ritornava ad una sorta di mandato imperativo, che per Marx poteva essere un criterio da seguire in una forma di stato di tipo socialista. Fine della separazione tra potere esecutivo e legislativo. Si prospettava l’idea di un unico potere basato sulla sovranità popolare, riprendendo parzialmente il filone rousseauiano interpretato in maniera ancora più radicale. Marx scrive La Guerra Civile in Francia, in uno stile di giornalismo di altissimo profilo, in cui analizza tutti i vari fattori e le varie correnti di questa esperienza. Questa riflessione sarà ripresa da Lenin alla vigilia della Rivoluzione russa in Stato e Rivoluzione. In un certo senso, Lenin costruirà l’idea della democrazia sovietica partendo appunto da questa esperienza parigina. Il famoso inno, l’Internazionale, erroneamente definito sovietico, nasce proprio all’indomani della comune, e fu scritta da un comunardo.

La contrapposizione tra governo e comune si inasprisce nel corso delle settimane, sotto lo sguardo della Germania. Ci furono atti di violenza da parte sia del governo che dei comunardi. In entrambi i casi si cominciarono a fucilare gli ostaggi, in una spirale di violenza che crebbe di settimana in settimana, fino all’ingresso delle truppe governative a Parigi. Ci fu un vero e proprio massacro. Una delle più violente repressioni delle rivolte popolari. Circa 20k tra uomini donne e bambini furono assassinati dal governo di Thiers. Decine di migliaia di prigionieri furono inviati in carcere o deportati.

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonorafioravanti5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guerrieri Sandro.
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