Dalla morte di Agostino De Pretis all'età giolittiana con Francesco Crispi
Morto De Pretis, viene incaricato di formare il nuovo governo, Crispi (Ministro dell'Interno del governo De Pretis, particolarmente noto per la sua psicologia "forte", per i suoi interventi critici nel Parlamento e per la partecipazione alla Spedizione dei Mille). Intorno al 1880 prende forma una nuova classe sociale: "il proletariato" che inizia ad organizzarsi da un lato politicamente, dall'altro dal punto di vista della partecipazione. Daranno vita anche a numerosi scioperi e manifestazioni. Dunque il sistema De Pretis crolla non tanto per la sua mancanza bensì per l'organizzazione del proletariato.
Il Re Umberto I crede di rafforzare la sua immagine e il suo ruolo attraverso Crispi che avrebbe risolto il problema del proletariato con nuove riforme a loro favore e con l'uso della forza (come già aveva fatto in passato con Garibaldi). Nonostante la sua personalità "forte", Crispi fino ad allora non aveva ottenuto incarichi di prestigio perché accusato di bigamia. Una volta nominato però, Crispi impone rapidamente le sue teorie: non ritiene indispensabile doversi sottoporre alle Camere per avere la fiducia; inoltre incarica il Re di leggere la sua presentazione, in questo modo nessuno avrebbe avuto da ridire perché "raccomandato" dal Re.
Il rapporto tra Crispi e il Parlamento
Il rapporto tra Crispi e il Parlamento è dunque inesistente, non verrà mai riunito perché Crispi lo svuoterà delle sue funzioni facendo ricorso all'utilizzo dei "decreti". Tutto ciò gli sarà possibile grazie alla riforma della Presidenza del Consiglio del 1888: Crispi stabilisce che il Presidente del Consiglio non è più un "inter pares", bensì è al di sopra dei Ministri e introduce la figura dei sottosegretari scelti esclusivamente dal Presidente del Consiglio. Tutto il potere viene accentrato nel Presidente del Consiglio che, in un certo senso, diventa il "nuovo Re". Crispi dunque si nasconde dietro la figura del Re che lo porterà a non affrontare mai le Camere.
Le crisi extraparlamentari
Iniziano le crisi "extraparlamentari" che caratterizzeranno anche tutti i governi successivi. Tale crisi si ha quando un progetto di legge non viene presentato alle Camere perché già si sa che non sarà approvato, si procede dunque con la presentazione delle dimissioni, ed ora spetta al Re trovare una soluzione, tale soluzione non sarà mai approvata dalle Camere dunque il Re per sbloccare la situazione richiamerà il governo precedente. Tale sistema spezza la possibilità di una dinamica bipartitica che sarà definitivamente impedita dal trasformismo.
Crispi ed il proletariato
La Corona è disposta a coprire Crispi ma in cambio vuole dare maggior prestigio all'Italia a livello internazionale, dunque militare e vuole risolvere il problema del proletariato (pacificazione interna). Ma come affrontare il problema del proletariato? In caso di scioperi o manifestazioni si farà ricorso al pugno di ferro o allo Stato d'Assedio; si avrà la sospensione delle Garanzie Costituzionali; verrà introdotta la legislazione militare.
I governi capiscono che ben presto la rappresentanza dei proletari raddoppierà, bisogna dunque trovare dei mezzi per controllare tali masse. Crispi modifica la legge 12248 sulle autonomie locali aumentando la partecipazione elettorale, abbassando il livello del censo, rendendo elettivi i Sindaci e anche il Capo della Deputazione Provinciale. In base a questa riforma in molti comuni vi saranno rappresentanze comuniste (prevalentemente al Nord). Se i comuni non rispettavano le regole i prefetti potevano sciogliere i Consigli Comunali, inviare un commissario governativo e far svolgere nuovamente le elezioni. Da un lato con Crispi si ha un allargamento della partecipazione, dall'altro il rafforzamento del potere centrale.
Il contenzioso amministrativo
Viene reintrodotto il contenzioso amministrativo (inventato in precedenza da Napoleone: se un giudice ordinario con un suo atto prende una decisione amministrativa si sta sostituendo all'amministrazione) dunque vi è bisogno di un giudice amministrativo che deve tutelare gli interessi dell'amministrativo. Introduce le giunte provinciali amministrative al cui capo pone il prefetto.
La fine del governo Crispi
Crispi cade per due motivi:
- Politica estera: la sconfitta di Adua che segnerà la fine del colonialismo italiano.
- Scandalo politico: Crispi per poter continuare a finanziare le casse del Re, va dal governatore Tarlongo (Banca Romana) e gli ordina di stampare due biglietti per ogni serie. Tali biglietti saranno utilizzati per finanziare il Re (1890), Giolitti, allora ministro del tesoro, prima ne trae benefici, poi raccoglie tutti i documenti necessari e li invia in modo anonimo a Napoleone Colajanni e minaccia Crispi di fare lo stesso con tutti i deputati. Crispi capisce che è giunto il momento di tirarsi indietro.
Intanto il proletariato aveva pretese ma i governi di estrema destra che seguiranno Crispi saranno ancora più duri, il sistema Crispi però non andava più bene dunque crollerà con l'assassinio del Re Umberto I e con il nuovo assetto del Partito Socialista nel quale vince la corrente "Riformista" su quella "Massimalista" (Riformisti = si vuole arrivare al fine ultimo del socialismo ma con una serie di passaggi, prevede la partecipazione alla politica; Massimalisti = arrivare al fine ultimo e massimo ad ogni costo). Bisogna trovare una persona capace di far funzionare il nuovo sistema. Tale persona sarà individuata in Giolitti, il primo presidente, dall'unità d'Italia, che non aveva precedenti con la spedizione dei Mille.
Età giolittiana (dicembre 1903 – marzo 1914)
Sono dieci anni dominati da questa nuova figura politica: Giolitti. Vi saranno due intervalli in cui prenderanno il potere Fortis e Sonnino. Giolitti è un personaggio "nuovo" perché non aveva partecipato in nessun modo alla vita politica dei primi governi italiani. Era un burocrate formatosi all'interno dell'amministrazione.
Amministrazione che nel corso degli anni si occuperà di tante più questioni. Aumentando gli uffici amministrativi, aumentano i posti da occupare e le questioni da affrontare; inizia a formarsi una nuova classe: i burocrati che danno vita a quella distinzione politica tra chi prende una decisione e chi la mette in pratica. Nel '900, dunque, in Italia aumenta il ruolo della funzione pubblica. Si inizia a discutere dell'amministrazione intesa come diritto amministrativo, tale amministrazione deve essere controllata dal governo politico. Per il corretto funzionamento del sistema politico vi deve essere perfetta coincidenza tra linea politica e amministrazione.
Giolitti nel 1902 viene nominato ministro dell'interno nel Governo Zanardelli e comincia a tessere la propria rete per divenire Presidente del Consiglio; verrà successivamente chiamato dal re per risolvere i problemi dello Stato liberale: l'amministrazione aveva un ruolo fondamentale, facevano da contraltare il potere politico che è detenuto dai partiti, il problema è che nel 1903 di partito vi era soltanto il PSI. Dunque mentre l'amministrazione si strutturava, il sistema centrale rimaneva fermo sulla struttura di un leader. Si creò un sistema in base al quale la borghesia si identificava nell'amministrazione, la medio-alta borghesia o l'aristocrazia si basava sul modello liberale. È palese una forte spaccatura.
La politica di Giolitti
Prima che Giolitti prendesse il potere, il movimento Socialista si era manifestato come un partito extraparlamentare. I Socialisti riuscirono nel loro intento grazie all'ottica del territorio: hanno un'organizzazione per sezioni (territoriale capillare); vi sono più sezioni sul territorio, libere a tutti, che avevano come obbiettivo quello di aggregare ed istruire le masse al fine di raggiungere il peso numerico necessario a garantire un peso politico. In un primo momento si fece ricorso allo sciopero, successivamente alle elezioni. Dunque sarà la presenza territoriale a fare la differenza. Fino ad allora i notabili aprivano le loro porte solo a chi sicuramente avrebbe votato a loro favore.
Anche il movimento cattolico aveva la stessa organizzazione di quello socialista ma i cattolici non potevano prendere parte alla vita politica. Ora però i cattolici si rendono conto di poter svolgere un ruolo politico fondamentale, soprattutto quando si inizierà a parlare di legge sul divorzio.
Differenze tra classi politiche
Quali sono le differenze tra la classe politica liberale, quella socialista e cattolica?
I liberali hanno una classe dirigente preparata; i socialisti si formano, diffondono le loro idee ma non hanno una base elettorale di riferimento; la chiesa cattolica non aveva la classe dirigente ma il consenso politico. Ad ogni soggetto politico mancava qualcosa. I due soggetti che avevano una visione della conservazione comune erano la chiesa e la classe dirigente liberale: il Partito Popolare Italiano ne sarà il prodotto.
Governo Giolitti
Preso il potere, Giolitti allarga il governo ai Socialisti per assecondare le istanze della nuova classe proletaria, si rivolgerà soprattutto a Turati il quale non tratta personalmente con Giolitti ma invia il suo braccio destro. Turati sostiene che entrare nel governo significherebbe bruciarsi dinanzi ai nuovi elettori socialisti. Turati propone delle riforme a favore dei proletari, Giolitti accetta facendo promettere a Turati di impegnarsi al fine di evitare tumulti e scioperi; il Partito Socialista dovrà dunque controllare il proletariato. Turati però non riuscirà a gestire il proletariato.
Giolitti fa sue una serie di riforme, frutto di inchieste parlamentari, per ottenere la simpatia dei socialisti. Tra le inchieste più importanti ricordiamo "Saredo" (inerente a Napoli), e altre sui temi della questione meridionale e dell'alfabetizzazione. Da tali inchieste si evince la profonda distinzione tra la parte centro-settentrionale del regno e il meridione. Giolitti decide di costruirsi la sua maggioranza facendo delle riforme per il Nord ed altre per il Sud. Giolitti perfeziona il sistema di Nicotera mettendo mano alla più vasta sostituzione di prefetti, sarà soprannominato Ministro della "Malavita".
Le riforme di Giolitti
Otterrà in questo modo la maggioranza, farà numerose riforme tra le quali l'introduzione dell'INA (lo stato deve prendersi cura dei cittadini assicurandoli durante lo svolgimento dell'attività lavorativa). L'INA in realtà è una struttura dell'amministrazione che deve agire secondo una logica privatista. Giolitti mette il monopolio assicurativo nelle mani dello stato dando vita all'entificazione. Gli enti pubblici caratterizzeranno l'età Giolittiana; enti che serviranno soltanto a fare gli interessi del governo. Giolitti in chiave moderna ripercorre l'idea napoleonica ponendo l'amministrazione al centro del suo governo.
Giolitti capisce che per autorizzare il proprio governo doveva cercare una mediazione con il parlamento. Riprende la logica trasformistica, quando capisce di non avere l'appoggio del parlamento, decide di trovare dei casi extraparlamentari affidando il suo governo a suoi fedelissimi tra i quali Fortis e Sonnino. Caratterizzati da governi brevi non superiori a tre mesi; Giolitti sarà sempre richiamato, farà svolgere le elezioni sulla base di quanto detto prima. Questo sistema non può resistere all'infinito.
La modifica del suffragio elettorale
Nel 1912 Giolitti modifica il suffragio elettorale che prevederà un allargamento notevole degli aventi diritto al voto: saranno autorizzati tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni se istruiti, tutti i cittadini trentenni analfabeti che avessero prestato servizio militare. Giolitti chiede aiuto ai cattolici stringendo il patto "Gentiloni": nei seggi dove non vi è un candidato cattolico i candidati Giolittiani saranno appoggiati. I cattolici però inseriranno numerosi candidati, otterranno la maggioranza dei consensi e Giolitti decide di lasciare la politica.
Dal 1913 al periodo fascista
Per quanto concerne la partecipazione alla guerra, rifacendoci allo Statuto Albertino, la decisione spetterebbe al Re. Con le elezioni del 1913 però...
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Storia delle istituzioni politiche 1° parte (perfetto per 1° prova intercorso)
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