Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

DAL 1926 AL 1938 LE LEGGI FASCISTISSIME E RAZIALI

Tra il 1925 e il 1926 si ha la riscrittura del sistema. Parlamento e Re non hanno più il potere e il

peso ottenuto in precedenza. Bisogna scrivere una nuova norma che non rendesse più il

Presidente del Consiglio, bensì la figura del capo del Governo. Autonomo quindi libero di scegliere

l’azione politica. Nel 1926 il leader del PNF è il capo del Governo; non è il partito che governa lo

stato, ma è lo stato che si appoggia al Partito Fascista. Mussolini a partire dal 1929 compirà

numerose riforme: essendo ora il parlamento svuotato ( vi erano solo esponenti fascisti ) come si

fa a rappresentare il popolo? Il sistema era autoretto; non vi erano possibilità di verificare il

consenso se non con l’eliminazione del dissenso: nel 1926 il fascismo decreta l’abolizione

dell’associazionismo politico ( che aveva destabilizzato lo stato liberale ); viene creato un nuovo

tipo di rappresentanza sindacale fascista vi è rappresentanza corporativa dai lavoratori bensì

anche dai datori di lavoro. La parola degli industriali e dei lavoratori sono sullo stesso piano. Nel

1926 viene riformato il testo unico della pubblica sicurezza. Vengono introdotte norme su come

reagire a manifestazioni ecc. viene reintrodotto il CONFINO per gli oppositori politici. Viene

introdotto il Tribunale per la sicurezza dello stato ( giuridici e militari “OPRA” che si occupano della

sicurezza); viene introdotta la pena di morte. Come si costruiva il consenso? Organizzando in

maniera precisa tutte le giornate della vita fascista. Si creava uno strumento di consenso che

superava nettamente il consenso elettorale (non ogni 5 anni ma quotidianamente). Grande peso

avevano i simboli, infatti il regime fascista ha numerosi simboli (architettura, abiti, ecc..) per

rappresentare la potenza dello Stato che doveva diventare, secondo la visione di Mussolini, simile

all’Impero Romano. Altra riforma fu quella dei poteri locali: Chi deve scegliere chi comanda

all’interno delle autonomie locali? Sempre il capo dello Stato che reintrodurrà la figura del

“podestà” (nominato direttamente dal Capo del Governo); nominerà il rappresentante del partito

fascista su quel territorio e successivamente il prefetto. Quindi il metodo di accentramento del

1860, con il periodo fascista, troverà la sua massima espressione (catena Verticale). Non vi era

possibilità di dissentire con il potere centrale, perché era nei poteri del capo del Governo quello di

sostituire tutti i suoi collaboratori. Nel 1928 viene introdotta una norma in base alla quale non è il

Parlamento a fare le leggi, bensì il Governo (Capo del Governo); viene potenziata e semplificata la

potestà per il governo di produrre leggi o decreti (scompare la separazione dei poteri). Per quanto

concerne il potere giudiziario per il regime fascista fa riferimento esclusivamente

all’amministrazione. DALL’AUTORITARISMO AL TOTALITARISMO

Nel 1928 si cambia sistema: il consenso quotidiano espresso dal popolo doveva raggiungere la

propria manifesta evidenza in determinate date; sarà compilata una lista di 400 nomi (lista unica), i

cittadini non potranno esprimere preferenza per un candidato bensì soltanto favorevole o contrario.

Ora per rendere il sistema completo manca soltanto l’accordo con la Chiesa Cattolica. Tale

accordo ci sarà nel 1929 con i patti Lateranensi che faranno rientrare la Chiesa nella vita politica

dello Stato Italiano. Su determinate questioni non decide lo Stato bensì la Chiesa. Questo è il

prezzo da pagare per il totale controllo della società. Verrà reso costituzionale il Gran Consiglio del

Fascismo: organo centrale del partito dove venivano prese le decisioni sulla strategia politica. Ad

un certo punto tale organo diventerà istituzione dello Stato del Regno d’Italia; tale sistema serviva

a mussolini per slegarsi da qualsiasi altro tipo di controllo. Il cuore del sistema fascista è proprio la

collaborazione tra il Capo del Governo e il Gran Consiglio del Fascismo. E’ nel 1935 che si evince

il passaggio dallo stato autoritario a quello totalitario: il regime fascista raggiunge l’apice del proprio

consenso (tutto il sistema è rafforzato e modificato, viene introdotto il codice “Rocco”); Il regime si

dedica ad espandere i propri territori e avviene la conquista dell’ Etiopia con la proclamazione nel

1936 dell’Impero fascista. Per Mussolini in realtà la conquista dell’ Etiopia aveva soprattutto valore

dimostrativo, nei confronti degli Italiani, di grande forza e superiorità. È il periodo in cui nel mondo

si parla di razze; ed è in questa fase che l’Italia, avendo deciso di entrare nel contesto

internazionale, dovrà scegliere con chi allearsi. Mussolini, nonostante tutti lo avessero sconsigliato,

si allea con la Germania. A seguito degli enormi sacrifici richiesti alla società in merito a tale

alleanza, si compirà il distacco tra Società Italiana e Governo Italiano. Il sistema si rompe in tre

parti:

- La Società Italiana non risponde al partito ed al Governo perché questo l’aveva portato in guerra

senza confrontarsi;

- Il Partito Fascista si stacca dalla società perché proverà con la forza a riguadagnare consenso;

crolla la figura del leader che non ha più un sistema perfetto ed infallibile, infatti Mussolini tenterà

di fare ritorno alla struttura della Marcia su Roma senza riuscirci;

- Il Gran Consiglio del Fascismo che decide di ritornare all’interpretazione dello Statuto Albertino

che era stato si modificato da Mussolini, ma non abolito: il re deve togliere il potere al Capo dello

Stato, nominare un nuovo capo del governo e riprendere il potere dell’esercito.

Viene nominato Badoglio e al termine del Secondo conflitto Mondiale, i governi usciti dalla

transizione dovranno decidere che tipo di natura dare al nuovo Governo scegliendo tra Monarchia

o Repubblica, ma soprattutto dovranno creare una costituzione ,più dettagliata e rigida dello

Statuto Albertino, che portasse l’Italia al livello delle altre democrazie Occidentali. Si apre la

stagione dell’Italia Repubblicana. Dunque il Fascismo è il frutto degli effetti che si erano manifestati

in precedenza.

“PASSAGGIO DAL REGIME FASCISTA ALLA REPUBBLICA ITALIANA”

Quando Mussolini venne sostituito da Badoglio bisognava capire cosa fare con la Corona e col

Parlamento. A confrontarsi in quel momento erano delle classi “nuove” e che avevano trovato una

certa unità nella lotta al Fascismo (ossia l’antifascismo): si trattava di forze cattoliche, forze

socialiste e forze comuniste. Bisognava che vi fosse omogeneità tra la società e le istituzioni. Chi

garantisce questa omogeneità è la classe dirigente che dovrebbe essere formata da : cattolici,

socialisti e comunisti. La società si era “fascistizzata”, ma era una società non soltanto “smarrita

culturalmente”, ma anche “sotto assedio”. Era una società che non aveva più punti di riferimento

(esempio dal punto di vista politico). Ciò che mancava era “riuscire ad avere il pane per

sopravvivere”. Si trattava di una classe dirigente che per anni aveva operato per la lotta al

Fascismo (ossia si trattava di una classe dirigente “antifascista”). Si decide, dunque, di guardare

all’ordinaria amministrazione. Il Governo passò da Badoglio a Bonomi ( che era un uomo della

transazione dal regime fascista alla repubblica italiana). Il re, Vittorio Emanuele III, era stato colui il

quale aveva permesso al Fascismo di divenire “regime” a tutti gli effetti e di impossessarsi del

Governo d’Italia. La classe dirigente aveva stravolto lo Statuto; il re veniva accusato di non aver

tutelato il sistema italiano fondato dallo Statuto Albertino (non ha funzionato con Crispi, non ha

funzionato con la crisi di fine secolo, non ha funzionato con Giolitti e ancor più non ha funzionato

con il Fascismo). Nel 1945 ciò che non andava bene dello Statuto Albertino era la sua “flessibilità”.

Il problema era la sua flessibilità: i Governi che l’hanno interpretato in modo vario. Nel 1945 dalla

“virtù” si passa al “limite” per lo Statuto Albertino. Dunque, occorreva che si facessero una serie di

cose: - In primo luogo occorreva far crollare la Corona, la sola colpevole di aver aperto la

strada al Fascismo (i monarchici e i conservatori non erano d’accordo a che si facesse

crollare la Corona). Essi (i monarchici e i conservatori) consigliano a Vittorio Emanuele

III (“nemico dello Statuto Albertino e amico del regime fascista”) di farsi da parte, di

allontanarsi dai luoghi-chiave dell’amministrazione,

ossia di allontanarsi da coloro che avevano favorito il Fascismo, e di inserire il figlio.

- Si compie, dunque, la cd. “epurazione”, ossia l’allontanamento dal Governo degli amici del

Fascismo, ossia di coloro che avevano favorito il Fascismo.

- L’amministrazione viene “fascistizzata” a vantaggio della classe dirigente. Ma quest’ultima

da chi era composta ? Quest’ultima era composta da uomini appartenenti a partiti politici.

Comincerà, dunque, a nascere una sorta di “sottogoverno”. L’amministrazione pubblica era

fondamentale per risolvere i vari problemi che stavano emergendo in quel periodo.

- Ma l’epurazione (della Corona) chi la poteva fare ? Occorreva una rottura forte col passato:

si stabilisce, dunque, che sarà il popolo a decidere se mantenersi nella dinamica

monarchica o inserirsi nel sistema istituzionale repubblicano, quindi

- Viene proposto un referendum: si chiedeva al popolo di scegliere se preferiva una

monarchia o una repubblica; inoltre gli si chiedeva di eleggere l’Assemblea Costituente in

segno di rappresentanza, in quanto a livello rappresentativo non c’era nessuno.

- Si doveva andare a votare in base ad un sistema “proporzionale”. Fu emanata una legge

elettorale che prevedeva una divisione in seggi elettorali della società italiana. Si va a

votare il 26 Giugno del 1946 e il popolo arriva a maturare una decisione:

- La scelta del popolo va alla Repubblica: la monarchia vince nel meridione, ma la scelta del

popolo è quella della Repubblica. Emerge una spaccatura netta tra Nord e Sud-Italia, ossia

il divario tra Nord e Sud; assai evidente era lo smarrimento della società che vedeva nella

Corona l’unico punti di riferimento. Nel 1946, alla fine, dunque, vince la Repubblica, lo

Statuto Albertino crolla e si instaura la monarchia parlamentare.

- Va sostituito, dunque, lo Statuto Albertino (flessibile) con la creazione di una Costituzione

(rigida). Nasce così nel 1948 la nostra Carta Costituzionale, che in quell’anno era il

prodotto migliore, ossia il prodotto dell’accordo tra: democristiani, socialisti e comunisti.

Questi ultimi erano partiti che si impegnavano ad essere “rappresentativi” della società.

- Bisognava attribuire la funzione di controllo e garanzia ad un altro organo, ossia il

Presidente della Repubblica. Quest’ultimo poteva sostituire il re, ma non con gli stessi

poteri, ma con poteri più “formali” che “materiali”. Il Governo, che doveva essere basato

sulla fiducia del Parlamento, si occupava dell’esecutivo (che rappresentava il vertice

dell’amministrazione dello Stato); il Parlamento si occupava del legislativo e la magistratura

deteneva il potere giudiziario, quindi doveva garantire la giustizia.

- Il Presidente del Consiglio doveva stare all’interno del Consiglio dei Ministri, non più al di

sopra di esso come si stabilì sotto il Governo Crispi. Il Presidente del Consiglio è, ora, un

“primus inter pares” e deve essere controllato dal Presidente della Repubblica.

- Il vero problema consiste nel fatto che il sistema politico italiano si presenta particolarmente

lacunoso; infatti sono trent’anni che tentiamo di modificare la Costituzione. Il Senato era la

camera che serviva ad equilibrare il rapporto, era di nomina regia, era ereditario, ecc..

- Nel ’46 bisognava creare il Senato “elettivo”, non di nomina regia: doveva rappresentare

ancora di più la società italiana. Al Senato vengono affidate le stesse funzioni della Camera

dei Deputati. Si crea un sistema bicamerale “perfetto”; nel 1948 vi è una duplicazione di

ruoli ancora “perfetta”, giustificatissima. Nel ’46 bisognava, si, mantenere l’accentramento

nello Stato centrale, ma occorreva anche creare le Regioni, abbastanza obbligatorie per

risolvere i problemi delle regioni cd. a statuto speciale (esempio la Sicilia); occorreva, però,

creare, oltre alle regioni anche le province e i comuni. Le regioni entreranno in vigore

soltanto a partire dagli anni ’70. Esse dovevano essere rappresentate all’interno del

Senato.

- Il Senato, dunque, doveva essere il “rappresentante regionale”.

- Viene introdotta una nuova istituzione: la Corte costituzionale, al fine di garantire l’equilibrio

tra i poteri del Parlamento e la Costituzione stessa. Per quanto concerne la Costituzione

italiana, è complicatissimo modificarla perché tale modifica deve avvenire attraverso

procedure particolari.

- Per quanto concerne, invece, il potere giudiziario, occorre dire che la giustizia doveva

essere emanata in nome del popolo italiano e doveva essere “indipendente” dagli altri

poteri; veniva creato il CSM (ossia il Consiglio Superiore della Magistratura) presieduto dal

Presidente della Repubblica: era una carica “formale” la presidenza del CSM. Durante il

regime fascista anche la magistratura si era “fascistizzata”.

- Nel ’48, ma in realtà dal ’45 in avanti, la politica italiana non sarà mai totalmente

“indipendente” dall’estero; basti pensare soltanto agli aiuti finanziari concessi dagli

Americani all’Italia grazie al Piano Marshall, che presupponeva, dunque, delle scelte

economiche. L’Unione Europea (UE) nasce sulla base di una “cooperazione economica”.

Nel ’45-’46 alla Democrazia Cristiana (DC) viene concesso di divenire una classe egemone

della vita politica italiana; la DC comincerà a crescere grazie all’America. La nostra classe

politica è ancora oggi di provenienza “democristiana” (DC), di centro “democristiano”,

influenzata dal sistema bancario internazionale e sempre più controllata anche dal

Vaticano.

APPROFONDIMENTI

Guglielmo Pepe

Soldato semplice della legione Italia, partecipa alla campagna d’Italia preparata da Napoleone fino

ad arrivare a Napoli dove vuole organizzare una congiura contro i Borboni. Viene arrestato e

rimane in carcere per tre anni, fino a quando viene liberato da Giuseppe Garibaldi. Tornato al

potere Gioacchino Murat, gli dà il potere di condurre l’esercito in Spagna con il grado di colonnello.

Successivamente torna a Napoli e viene promosso come maresciallo di campo. Nel 1820-21

abbiamo gli avvenimenti più importanti con i moti carbonari: lui entra a far parte della carboneria

meridionale che preparò la rivoluzione. Nel 1821 viene sconfitto a Rieti e ritornò a Napoli nel 1848

nel pieno della rivoluzione al comando di quelle truppe. Viene nominato capo generale dell’esercito

dal governo veneto. Fu costretto poi all’esilio a Corfù e a Parigi e trascorse gli ultimi anni della sua

vita a Torino. E’ stato protagonista dell’età repubblicana attraverso anche diverse opere e ciò è

importante, perché è ricordato come un uomo che ha saputo trasportare il popolo spingendolo ad

una lotta per L’Italia. Nel 1836 scrisse “l’Italia militare” in cui proponeva una guerra per la

liberazione del Paese, nel 1839 scrisse “i rapporti con l’Inghilterra e la Francia”, in quanto è stato

esiliato in entrambi i paesi; ha scritto delle memorie sui moti del 20-21; l’ultima sua opera è stata

quella del 1849 “i casi d’Italia” in cui sono raccontati diversi avvenimenti dal 1847 al 1850. Ha

avuto un’influenza particolare a Napoli, infatti i suoi resti sono sepolti qui.

(P) Era uno dei maggiori teorici di una possibile unità d’Italia. Il rapporto contraddittorio con i

Borboni con cui prima combatte, poi si appoggia, poi si allontana, era legato al fatto che lui nella

sua visione riteneva che loro potessero guidare l’unità d’Italia. Quello che la classe piemontese

vedeva nei Savoia, Guglielmo Pepe lo vedeva nei Borboni. Riteneva che questo moto

risorgimentale non dovesse necessariamente partire dal Nord, ma che potesse partire anche dal

Sud. Lui combatte le sue guerre, battaglie ideologiche e politiche attraverso le sue opere proprio

con questa visione: quella di un popolo che si deve necessariamente appoggiare a una monarchia

per migliorare la sua posizione. E’ uno dei primi napoletani a sentirsi italiano, tant’è vero che va a

combattere anche su altri territori.

Esuli napoletani a Torino del ‘48


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

13

PESO

39.05 KB

AUTORE

Franiov

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in scienze politiche dell'amministrazione e dell'organizzazione
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franiov di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Gianluca Luise.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia delle istituzioni politiche

Storia delle istituzioni politiche 1° parte (perfetto per 1° prova intercorso)
Appunto
Storia delle istituzioni politiche 1° parte (perfetto per 1° prova intercorso)
Appunto
Riassunto esame Scienza politica, prof. Musella, libro consigliato Il premier diviso, Musella
Appunto
Appunti, sintesi - Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici
Appunto