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ma riconosce i diritti dei cittadini, contenuti nella costituzione da lui concessa e nei codici. Il

Consiglio di Stato, in quanto simbolo del sistema napoleonico, non poteva essere mantenuto perché

affidava eccessivo potere alla borghesia mediante le consulte di Stato, ossia organi(smi) cui

partecipano i rappresentanti e l’aristocrazia.

Si trattava di un sistema che reprimeva la borghesia con la sola funzione consultiva; il potere ritornava al

sovrano ed il Parlamento era costituito da due camere: una eletta a suffragio censitario e l’altra di nomina

regia.

I moti rivoluzionari scoppiano con riferimento al modello di Cadice (il modello siciliano era da scartare

perché non borghese, ma ancora fondato sull’aristocrazia e il baronaggio; il modello francese neanche viene

ritenuto adatto nel 1820, perché troppo complesso). I moti del ’20-21 erano animati dalla carboneria, che era

una società segreta nata in Spagna intorno al dibattito relativo alla Costituzione di Cadice. Carboneria ed

esercito furono da legante tra la Spagna e Napoli: Guglielmo Pepe, generale dell’esercito borbonico, marcia

verso Napoli per chiedere una Costituzione (ossia la Costituzione di Cadice anche in Italia); lo stesso accade

anche a Torino.

Nel 1848 la borghesia economica ed amministrativa, divenuta oramai dominante in Italia, effettua il tentativo

di adottare anche qui un modello costituzionale simile a quello francese del 1814, poi cambiato da Luigi

Filippo nel 1830 (egli fu il re dei Francesi dal 1830 al 1848 con il nome di Luigi Filippo I).

Nel Regno di Sardegna vigeva la Costituzione dello Statuto Albertino, flessibile e breve, ma al contempo

lacunosa, che sanciva certi princìpi delegando la legge a renderli operativi. Il carattere “flessibile” le

permetterà di durare fino al post-fascismo, potendosi adattare ai vari contesti politici e governativi.

A Napoli i Borbone non sono così illuminati e liberali come Carlo Alberto: viene concesso uno Statuto

sospeso poco dopo; infatti i Borbone non sono disposti ad un compromesso tra aristocrazia, esercito e

borghesia. Si tratta di deputati eletti costretti a giurare di rispettare lo Statuto così come di professare la

religione cattolica. Una volta concesso, lo Statuto diveniva, con il giuramento, immodificabile. I deputati

rifiutano al che si manifesta uno scontro violento tra gli stessi deputati e l’esercito (si tratta di una

rivoluzione repressa con la forza).

“LO STATUTO ALBERTINO DEL REGNO DI SARDEGNA”

(8 Febbraio del 1848)

Si tratta di una Costituzione, più propriamente di uno “statuto”, che prevede un accordo tra il re e il popolo.

E’ molto legato alla carta costituzionale del 1814. Tale carta dichiara quelli che sono i titoli del sovrano.

Carlo Alberto, re di Sardegna, per la grazia di Dio, emana questa carta. Viene richiamato in vita il vecchio

regime dell’assolutismo, con la differenza che ora il re diventa una figura eletta da Dio, non dai cittadini. C’è

comunque una sostanziale differenza tra l’attuale sovranità e quella dell’ Antico regime. Anche con i

“sudditi” c’è il ritorno (non pieno) ad una concezione di Antico regime; c’è una dichiarazione che stabilisce

determinati princìpi, che è una Chart Octroyèe. In quest’anno (ossia nel 1848) scoppiano i cd. “moti

rivoluzionari del ‘48”; il re decide di concedere uno Statuto. Quest’ultimo ha carattere “concesso” e non

“obbligatorio”, in quanto è il re che spontaneamente decide di riconoscere dei diritti alla dignità e

all’interesse della Nazione. Si parla, dunque, di “Sovranità nazionale” che si fonda sui rapporti tra sudditi e

corona. La nazione è frutto di quest’incontro tra sudditi e re. Vi è, dunque, un equilibrio tra corona (che deve

mantenere determinati agi) e sudditi (che volevano vedersi riconoscere dei diritti). La scelta è quella per

delle istituzioni che siano “rappresentative”. Lo Statuto Albertino, infatti, si basa sul principio della

“rappresentanza” sulla base delle istituzioni, designate tramite elezioni. Quest’ultime prevedono un sistema

elettorale e presuppongono, dunque, che una parte più ampia scelga una parte più ristretta per la

rappresentanza. L’organo di rappresentanza (rappresentativo) per eccellenza è il Parlamento. A seconda dei

sistemi politici vi possono essere (anche) altri organi rappresentativi: anche il Presidente della Repubblica

può essere eletto dai cittadini. In questo contesto vige un principio, che è il principio di “equilibrio tra i

diversi poteri”. Di solito è il Parlamento che nomina l’esecutivo (ossia il Governo, dandogli la fiducia), ma

non sempre è così: qui la fiducia doveva essere riposta nel re. Il Parlamentarismo della Repubblica italiana,

invece, si fonda sul rapporto di fiducia che lega Parlamento e Governo (che deve poter contare dalla

maggioranza assoluta sulla maggioranza parlamentare “composita”). Un difetto dei sistemi democratici è

quello di essere basati sui sistemi pluripartitici.

“Articoli fondamentali dello Statuto Albertino”

Art. 1 – Riconoscimento della cd. Religione cattolica, apostolica e romana (da qui deriva il potere “divino”

della monarchia). E’ scandito il rapporto tra il Regno di Sardegna ed il Regno d’Italia con lo Stato Pontificio

(o Città del Vaticano). Ciò che emerge da questo articolo è anche il rapporto tra lo Stato ed una classe

particolarmente importante della società, che era il clero (si tratta dunque di un rapporto tra lo Stato ed il

clero, in quanto entrambi rappresentano espressioni appartenenti allo Stato Pontificio).

Art. 2 – Lo Stato è eletto da un Governo monarchico rappresentativo: la carica di re è ereditaria in base alla

cd. Legge “salica”.

Art. 3 – Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato e quella dei

Deputati (vi è un richiamo al concetto di “The King in Parliament”). Tale concetto sarà ripreso dalla

costituzione francese del 1814. Il re aveva la sua visione e i suoi interessi ; erano due, appunto le camere che

assieme al re eserciteranno il potere legislativo, la Camera “alta” e la Camera “bassa”. Il punto di equilibrio

tra e due Camere e il re doveva essere trovato dal Governo (anche quest’ultimo doveva prendere decisioni e

trovare un punto di equilibrio tra le Camere e il re- es. il Consiglio di Stato). Vi è differenza tra la

Costituzione “formale” e “sostanziale”. Con la Costituzione cd. “formale”, ci dedichiamo alla lettera, a ciò

che c’è scritto; la Costituzione cd. “sostanziale”, non è altro che la costituzione “vivente” (1848-1870) e

rappresenta la prerogativa del Presidente del Consiglio che spingerà in avanti il ruolo del Governo. La

Costituzione “sostanziale” cambia, e cambia anche “profondamente”.

Art. 4 - “La persona del re è sacra ed inviolabile”.

Art. 5 – “Al re, solo, appartiene il potere esecutivo”.

Art. 6 – “il re nomina tutte le cariche dello Stato”.

(“Il re è detentore del potere militare”);

Art. 7 – “Il re, solo, sanziona le leggi e le promulga”.

Art. 8 – “il re può far grazia e commutare le pene”.

Art. 9 – Il re convoca in ogni anno le due Camere: egli poteva sciogliere la Camera dei Deputati, ma ne

doveva nominare un’altra nel termine di quattro mesi.

Art. 10 – La proposizione delle leggi (potere legislativo) apparterrà al Re ed a ciascuna delle due Camere.

Però quelle che riguardavano l’imposizione dei tributi, dovranno essere presentate prima alla Camera dei

Deputati.

Art. 22 – Il Re, salendo al trono, presta in presenza delle Camere riunite il giuramento di osservare lealmente

il presente Statuto.

“DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI” (Art. 24 e seguenti …)

Art.24 – Tutti i sudditi sono eguali dinanzi alla legge (come la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

cittadino del 1789).

Art. 25 – Essi contribuiscono con i loro averi (ovvero i tributi) ai carichi dello Stato. Chi partecipa alla vita

economica ha diritto a partecipare anche alla vita politica.

Art.26 – “La libertà individuale è guarentita”.

Art. 27 – “Il domicilio è inviolabile”.

Art. 28 – “La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi”.

Possiamo definire almeno tre categorie nella sfera rappresentativa :

1. Conservatori (rappresentavano la medio-alta borghesia, ovvero la destra storica): sono

coloro i quali erano contrari a questo tipo di impostazione; essi a loro volta si dividono in: ultra

realisti (coloro che non accettano questo Statuto Albertino perché volvano un ritorno al sistema

di Governo, al funzionamento dell’Antico Regime) e monarchici (erano disponibili ad una carta

costituzionale e volevano un sistema dello Statuto Albertino e il vertice di questo sistema doveva

essere il potere esecutivo);

2. Moderati (rappresentavano la medio-bassa aristocrazia, ovvero la sinistra storica): essi a

loro volta si dividono in: liberali (strumento utile ad aumentare il peso politico della borghesia

medio-alta) e progressisti.

3. Democratici (rappresentavano la medio-alta aristocrazia) : saranno rappresentati dai cd.

“Repubblicani”, ossia da coloro i quali volevano che lo stesso potere esecutivo fosse

rappresentativo e al contempo volevano il completo abbattimento della monarchia.

Art.29 – Riconosce tutte le proprietà che sono “inviolabili” (richiama l’art 17 della Dichiarazione dei Diritti

dell’Uomo e del Cittadino del 1789).

Art.30 – Nessun tributo può essere imposto o riscosso se non è stato consentito dalle Camere e sanzionato

dal Re.

Art.33 – Descrive la composizione del Senato: è composto di membri nominati a vita dal Re, in numero non

limitato, aventi l’età di 40 anni compiuti, e scelti nelle categorie (i senatori rimanevano a vita, i governi

cambiavano) che rappresentano tutta la fascia alta della società piemontese dell’epoca.

Art.34 – Anche i principi della famiglia reale fanno di pieno diritto parte del Senato.

DELLA CAMAERA DEI DEPUTATI

Era elettiva

Art.40 - Nessun Deputato può essere ammesso alla Camera, se non è suddito del Re, non ha compiuta l'età di

trent'anni, non gode i diritti civili e politici, e non riunisce in sé gli altri requisiti voluti dalla legge.

Art.56 – Se un progetto di legge è stato rigettato da uno dei tre poteri legislativi, non potrà essere più

riprodotto nella stessa sessione.

(I tre governi che si sono susseguiti sono: Balbo, Azeglio, Cavour. Il Governo ha bisogno della fiducia del

Parlamento; vi è un accordo tra i tre poteri per far si che le leggi potessero attuare i principi dello Statuto. Il

Presidente del Consiglio dovrà fondere monarchici, liberali (l’economia liberale) e progressisti

(riconoscimento dei diritti civili e politici); era una scelta multi-partitica. Ciò porterà alla formazione della

Democrazia Cristiana nel 1848.

Art.61 – Senato e Camera, determinano per mezzo d'un suo Regolamento interno, il modo secondo il quale

abbiano da esercitare le proprie attribuzioni. DEI MINISTRI

Art.65 – Il Re nomina e revoca i suoi ministri (Costituzione Formale). Ma sulla base di cosa?(Costituzione

Sostanziale) Sulla base del fatto che il Re è responsabile di un atto politico-amministrativo.

Art.66 - I Ministri non hanno voto deliberativo nell'uno o nell'altra Camera se non quando ne sono membri.

Art.67 – I Ministri sono responsabili delle proprie azione.

DELL’ ORDINE GIUDIZIARIO

Non si parla più di potere inviolabile

Art.68 - La Giustizia emana dal Re e non dal popolo, ed è amministrata in suo Nome dai Giudici ch'Egli

istituisce come suoi Ministri.

Art.69 - I Giudici nominati dal Re, ad eccezione di quelli di mandamento, sono inamovibili dopo tre anni di

esercizio.

Art.73 - L'interpretazione delle leggi, in modo per tutti obbligatorio, spetta esclusivamente al potere

legislativo. Quindi non ai Giudici che non possono dare una loro interpretazione, bensì devono interpellare il

potere legislativo.

La legge Siccardi rappresenta una prima ipotesi di concordato tra Stato e Chiesa, ossia un accordo su come

affrontare i privilegi del Clero e dello Stato Pontificio; Questa legge sarà poi ampliata.

Possiamo cominciare a parlare di “Parlamentarismo”.

“L’UNITA’ D’ITALIA (1861)”

Nel 1861 si ha la proclamazione del Regno d’Italia, frutto dell’annessione di alcuni Stati (cd. pre-unitari) al

Regno di Sardegna (1859-1861). Tale annessione proviene “dal basso”, ed è sancita attraverso i plebisciti:

tutti i cittadini sono tenuti a compiere questa scelta “positiva”. Si tratta di una via di mezzo tra una conquista

militare ed una via di mezzo, rappresentata dalla cd. “Spedizione dei Mille”, voluta dalle forze liberali, e più

precisamente dalla tirannia dei popoli meridionali (Cavour non necessariamente puntava a che si attuasse tale

spedizione). C’è chi voleva l’Italia unita sotto la Corona di casa Savoia (che non voleva la Spedizione dei

Mille). Dal punto di vista economico, c’erano delle zone “povere” ed “arretrate” (ossia territori basati

sull’agricoltura) e zone più ricche (ossia territori basati sulla produzione tessile e sul commercio). Il Regno

d’Italia (il Regno delle Due Sicilie) era quotato al commercio e all’esportazione. La questione meridionale

nasce agli inizi del ‘900 negli scritti di Nitti (che trattano dell’arretramento del meridione rispetto al

settentrione). Secondo Nitti lo Stato può aiutare il meridione a combattere (ad uscire da) questo arretramento,

(da) questo stato di minorità. La Spedizione dei Mille avviene per liberare dal giogo dei Borbone il

Meridione. I cittadini napoletani, in realtà, vivevano bene in questa Corona Borbonica (che era vista,

dunque, di buon occhio). Si stava creando un distacco tra la borghesia e i contadini (ossia la parte più povera

della società, che volevano godere di una sorta di diritto di proprietà sulle terre che coltivavano, di cui non

sempre erano proprietari). La borghesia si era sostituita all’egemonia (ossia al ruolo egemonico)

dell’aristocrazia. Si trattava di una borghesia aristocratica e governativa. Garibaldi parte da Quarto e arriva a

Marsala, dove c’erano gli Inglesi, i quali erano i padroni del mediterraneo assieme al Regno delle Due

Sicilie. Gli Inglesi erano affezionati a Marsala (che era il porto principale del Mediterraneo famoso per la

produzione di vino). Gli Inglesi intendevano “spezzare” la concorrenza della flotta borbonica (ciò denota il

fatto che vi erano degli interessi commerciali). I Mille cominciarono a moltiplicarsi, ad acquisire consenso

nei territori che attraversavano (essi si rivolgono soprattutto ai contadini, ai quali promettono l’assegnazione

delle terre per la coltivazione dell’attività propria). Garibaldi aveva conquistato i contadini, che erano una

classe della società assai scontenta. La classe liberale intendeva sostituire i Borbone con i Sabaudi (ossia con

i Piemontesi), sulla base dello Statuto Albertino. Bisognava trovare un accordo con Garibaldi (sulla

creazione di un Regno d’Italia che avesse delle garanzie per tutti attraverso la Costituzione, ossia attraverso

lo Statuto Albertino). Garibaldi arrivò tranquillamente a Napoli con la ferrovia (infatti egli arrivò a Napoli in

treno, perché il Regno delle Due Sicilie aveva una buona rete di infrastrutture). Basti pensare solo al fatto

che Garibaldi fece costruire la tratta che va da Napoli a Pietrarsa (ossia fino alla Reggia di Portici). Garibaldi

si incontra con Vittorio Emanuele II e decide di far svolgere un plebiscito: quelle popolazioni si sono

accordate per entrare a far parte del costituendo Regno d’Italia. Bisognava concedere e far funzionare questo

sistema cambiando denominazione, ossia da Regno di Sardegna a Regno d’Italia. Vittorio Emanuele II fu

proclamato “Re” d’Italia (in segno di continuità rispetto all’VIII Legislatura del Regno di Sardegna). La

politica, infatti, si esprime attraverso i simboli, che servono a rafforzare la stessa (si tratta di una continuità

simbolica e politico-istituzionale). Lo Statuto Albertino è si “flessibile”, ma non si tocca, non si può

riscrivere. Quando Garibaldi effettuò la Spedizione dei Mille, la classe Piemontese scelse di governare

questa nuova situazione: vennero riconosciuti pieni poteri all’Esecutivo, ossia al Governo. Questo perché

l’obiettivo era il superamento del Parlamento per l’approvazione delle decisioni del Governo. Questa scelta

era rafforzata dalla forte derivazione dal modello francese. Quei contadini che avevano fatto l’unità d’Italia si

erano contrapposti alla borghesia “scavalcata” dalle classi liberali. Chi ritorna fortemente in auge è la

borghesia meridionale. Molti contadini tornano sui loro passi, molti altri, invece, daranno vita al cd.

fenomeno del “Brigantaggio”. Il Governo proclama il cd. “Stato d’Assedio” (si tratta di un governo

provvisorio affidato ai luogotenenti, che svolgono e applicano la legislatura di natura militare nello Statuto).

Ha luogo la cosiddetta “Lotta al brigantaggio” nelle provincie meridionali. A Torino nel frattempo si

cominciavano a scrivere delle tegole, ossia delle leggi, di funzionamento dello Stato unitario sulla base dei

pieni poteri riconosciuti al Governo. Si compie una prima scelta fondamentale, ossia quella dell’

“Accentramento” (si tratta di una scelta di impostazione amministrativa che si contrappone al cd.

“Decentramento”). Secondo il progetto Farini-Minghetti, gli Stati devono avere delle libertà amministrative;

si creano, quindi, le cd. “regioni”, riconoscendo delle libertà amministrative a queste. La classe piemontese

di Cavour riteneva che il riconoscimento di tali libertà avrebbe potuto sfociare in un allontanamento dal

centro (ossia dall’Unità). La soluzione, dunque, è l’”accentramento” (tutto dipende, ossia tutto è deciso dal

Governo “centrale”).

Nel 1864 ci fu la cd. “Convenzione di Settembre”. Mancava Roma all’annessione degli Stati pre-unitari al

Regno di Sardegna; questo perché lo Stato Pontificio era protetto dalle truppe francesi. La situazione fu

risolta da un accordo tra governo francese e governo italiano (che si impegnava a rinunciare all’idea di Roma

capitale e a spostarla da Torino a Firenze nel 1865).


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Franiov

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in scienze politiche dell'amministrazione e dell'organizzazione
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franiov di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Gianluca Luise.

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