Antico regime
L'Ancien regime è il periodo della Monarchia assoluta francese in cui il potere assoluto era detenuto da un solo individuo (tutti i poteri sono detenuti dal sovrano). La sovranità proviene dall'alto: tutti i poteri che il sovrano detiene, gli sono stati conferiti per volontà divina, il sovrano o monarca assoluto, dunque, era scelto da Dio e poteva fare ciò che voleva.
Poteri del sovrano
Tali poteri, che possono essere esercitati con modalità differenti, sono:
- Potere esecutivo: inteso come potere di governare, potere di esercitare l’amministrazione dello Stato;
- Potere legislativo: inteso come il potere di “fare le leggi”;
- Potere giudiziario: inteso come il potere di far rispettare le leggi.
Il governo era esercitato dai ministri che governavano lo Stato francese. Le leggi erano prodotte dal re (ma non solo). Mancava la “certezza del diritto” di cui avevano bisogno i sudditi. Erano i giudici che sceglievano quale legge applicare al caso concreto. I giudici erano dei delegati del Re per venalità delle cariche: il Re vende l’esercizio di determinate cariche agli individui. Il sostentamento dello stato avveniva attraverso due canali: “la venalità delle cariche e il pagamento delle tasse”. Queste ultime venivano chieste prevalentemente a chi aveva i soldi per pagare, ossia nobiltà e clero. Essi si riunivano col sovrano per esercitare la funzione legislativa, per l’imposizione fiscale.
Grazie alle innovazioni portate dalla rivoluzione industriale, l’economia da immobile inizia ad essere più mobile. Emerge una classe della società non più d’élite bensì di piccoli e medi imprenditori: la borghesia (fascia media della società). Dunque non si può più parlare di sudditi poiché questi diventano produttori di ricchezza. La borghesia era la parte “dinamica” dell’economia francese. Entra in crisi il sistema dell’Antico Regime; si tratta di una crisi di governo, ma soprattutto di una crisi della società.
Crisi dell'antico regime
Nobili e clero decidono di creare un’istituzione composta da nobiltà, clero e terzo stato. Si decideva per ordine, ossia, un voto ai nobili, uno al clero e uno al terzo stato. Votare per ordine significava garantire lo stesso numero di voti per ogni classe. Poiché il terzo Stato rappresentava la quasi totalità del popolo francese, con un voto per testa sarebbe stato vincente, mentre nella votazione per ordine, clero e nobiltà avrebbero sempre avuto la maggioranza. La borghesia chiede in modo pacifico di cambiare la modalità di voto, passando da un voto per ordine a uno per testa. Clero e nobiltà si oppongono: scoppia la rivoluzione francese. La borghesia voleva porsi sullo stesso piano di nobiltà e clero senza sottrarsi agli impegni che comportava tale equiparazione (pagamento tasse).
Rivoluzione francese 1789
Il 26 agosto 1789 viene redatta la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. In tale “testo giuridico” vi è una solenne elencazione dei diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino; basata sulla “Dichiarazione d’indipendenza Americana”. La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino si compone di un preambolo e di 17 articoli, che contengono le norme fondamentali che regolano la vita dei cittadini tra di loro e con le istituzioni.
Principi della dichiarazione
- Innanzitutto viene dichiarato solennemente il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani (art. 1);
- Segue l'elencazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell'uomo cui deve essere improntata l'azione delle associazioni politiche (art. 2), che vengono individuati in: libertà della persona, proprietà (diritto "inviolabile e sacro" secondo l'art. 17), sicurezza, resistenza all'oppressione.
Articoli principali
- Gli uomini nascono e vivono liberi ed uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune (il riconoscimento del diritto rende gli uomini uguali ma in funzione di un determinato diritto).
- Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione.
- Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nelle nazioni; nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa. (Si affermano la sovranità popolare/democratica e la rappresentanza. Non è più il re ad essere illuminato da Dio bensì il popolo; potere dal basso; Per rappresentanza politica si intende rappresentanza indiretta che si basa sul criterio della competenza).
- La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri.
- La legge ha diritto di proibire soltanto le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è proibito dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.
- La legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto a concorrere personalmente o per mezzo dei loro rappresentanti alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Essendo i cittadini uguali innanzi ad essa, sono ugualmente ammissibili a tutte le cariche pubbliche, secondo le loro capacità e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.
- Essendo la proprietà un diritto inviolabile e sacro, nessuno potrà esserne privato se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga evidentemente, e sempre con la condizione di una giusta e preliminare indennità.
La prima costituzione del 1791
Nel 1791 si impone la borghesia, che voleva il riconoscimento di alcuni diritti quali la riduzione delle tasse ecc. È necessaria una Costituzione. La Costituzione del 1791 è una costituzione Monarchica poiché prevede ancora la figura del Re. È importante sottolineare che l’uguaglianza espressa formalmente dalla dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino non è stata pienamente formalizzata nella costituzione (in particolar modo per ciò che riguarda i diritti della donna e quello di voto).
L’art 6 della dichiarazione riconosceva a “tutti i cittadini” il diritto di partecipazione, ma secondo la costituzione del 1791 i cittadini, sulla base del loro censo, venivano distinti in attivi e passivi: questi ultimi meno abbienti non avevano diritto di voto. La Francia del 1791 aveva una struttura piramidale: al vertice vi era il re che ha il potere di veto e il potere esecutivo, poi abbiamo l’Assemblea Nazionale Legislativa (rappresentanza indiretta) e infine i cittadini attivi.
Il re nel 1791 non accetta questi cambiamenti poiché non è più al di sopra di tutti bensì alla pari. Dunque tenta la fuga; voleva tornare in Francia con un esercito e reintrodurre il regime assolutistico. Questa volontà non era solo del Re francese bensì anche di tutte le altre corone straniere che ritenevano pericoloso questo nuovo movimento che si è venuto a creare. Il re fallisce la fuga e viene decapitato. In assenza del re la costituzione perde le sua fondamenta: per le masse il re, se pur visto con odio, restava un punto di riferimento, ora in assenza di esso il popolo si sente disorientato. Nel 1792 il popolo scende in campo intenzionato a stravolgere lo Stato e a proclamare la Repubblica.
La costituzione del 1793 (costituzione dell’anno I)
Nel 1793 viene proclamata la repubblica francese ed entrano in scena i giacobini capeggiati da Robespierre (chiamati così perché soliti riunirsi nel convento di Saint Giacob). Estremisti della Rivoluzione Francese, le loro teorie erano basate su un’interpretazione differente rispetto a quella della borghesia: gli uomini sono tutti uguali, quindi “non nei diritti”. Tutti devono partecipare alla vita politica e hanno diritto di voto; il sistema censitario deve essere annullato. Si parla dunque di uguaglianza in assoluto.
La costituzione del 1793 è la più democratica della rivoluzione francese; di conseguenza il popolo doveva esercitare il potere in maniera “diretta” servendosi di uno strumento per tale scopo il “referendum”. Nel 1793 tutti gli atti, di qualsiasi potere, dovevano essere sottoposti a Referendum. Si assiste dunque al passaggio da una rappresentanza “indiretta” (Cost. 1791) ad una diretta. I giudici venivano scelti dal popolo, ma non decidevano; coloro che decidevano erano le giurie popolari. Nel 1793 la Francia è governata dal Comitato di Salute Pubblica e dal Tribunale Rivoluzionario. Sarà chiamata Costituzione dell’anno I: la prima costituzione della repubblica. Si passa dal sistema censitario al suffragio universale, potevano votare tutti i cittadini maschi e solo in alcuni casi potevano votare anche le donne, sempre in base al sistema del referendum che poi sarà bloccato dalla borghesia.
La costituzione del 1795
La Costituzione del 1793 viene interrotta dal “periodo del Terrore” con Robespierre. Tutti coloro che si opponevano alla Francia Repubblicana vengono considerati nemici e condannati alla ghigliottina. Il principio reale è quello dell’uguaglianza economica; base reale per garantire l’uguaglianza. La nobiltà si oppose, dunque tutti i nobili vennero condannati alla ghigliottina e i loro beni divisi nella società. La borghesia vede ridursi i diritti che aveva conquistato; dunque richiede oltre alla certezza del diritto, l’ordine.
Serviva una nuova costituzione che fungesse da mediazione tra la costituzione del 1791 e quella del 1793. Nel 1795 i militari riuscirono a ristabilire l’ordine grazie alla figura di Napoleone che si schiera dalla parte della borghesia aiutandola a creare un sistema differente rispetto a quello del 1793. I giacobini vengono sollevati dal potere per mano dei Girondini che scriveranno la Costituzione dell’anno III. Questa sarà una costituzione di stampo Repubblicano che andrà a tutelare quella parte della società francese propensa a creare questo “nuovo ordine” (borghesia).
Il voto era riconosciuto a tutti coloro i quali avessero una proprietà (voto censitario). I cittadini (gli aventi diritto) eleggevano il Parlamento, che esercitava il potere legislativo. Quest’ultimo aveva un sistema bicamerale composto da due camere: la Camera dei 500 e la Camera degli anziani. La prima rappresentava la parte più giovane e dinamica della società francese (vi erano esponenti fino a 41 anni) e proponeva la legge alla Camera degli anziani che successivamente o la respingevano o l’approvavano. Questo sistema valeva anche per la scelta del sistema esecutivo: la camera dei 500 proponeva una lista di 50 nomi, la camera degli anziani ne sceglieva 5 che andavano a costituire il direttorio. Per quanto concerne il potere giudiziario, viene introdotto il sistema delle giurie popolari in cui era il giudice ad applicare la pena finale; al di sotto vi erano le giurie popolari.
Con la costituzione del 1795 il potere esecutivo sarà esercitato nel Direttorio, in cui in evidenza sarà la figura di Napoleone Bonaparte. La Costituzione del 1795, detta anche costituzione dell’anno III, in cui si ha il trionfo della borghesia, è stata la più imitata.
Il triennio giacobino 1796 - 1799
La Costituzione del 1795 è il primo modello costituzionale francese che caratterizzerà il cosiddetto “triennio giacobino in Italia” 1769 – 1799. I giacobini volevano creare un cordone che coinvolgesse anche altri contesti socio economici per difendere la Francia. Per raggiungere tali obiettivi i giacobini utilizzano due canali: la circolazione delle idee e l’esercito. Attraverso la circolazione di produzioni letterarie i giacobini riuscirono a diffondere in Europa dei club dove discutere delle nuove idee;
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