Storia contemporanea
Libro di Sabatucci
Il Congresso di Vienna (1814), fu primo tentativo dopo lo sconvolgimento della rivoluzione
francese e napoleone, di ricostruire un sistema internazionale legittimo. Infatti si ridisegnò la carta
dell’Europa secondo legittimità quindi devono ritornare sui troni i sovrani legittimi che erano stati
balzati via prima dalla rivoluzione poi dall’imperialismo napoleonico. Dunque è l’idea della
restaurazione ma intanto se vediamo la carta geografica di quel momento in confronto con quella
precedente ci accorgiamo che non è una restaurazione vera e propria perché non tutto è come prima.
Abbiamo quindi un’immagine del C d V reazionaria, Ma Klemens von Metternich (non ha mai
detto l’Italia è un’espressione geografica) che ha un’immagine reazionaria non è per niente
reazionario ma è un vero e proprio illuminista e crede che bisogna comandare secondo ragione
infatti durante il congresso di Vienna c’è il primo tentativo di instaurare un potere legittimo,
secondo Metternich bisogna fare una politica forte e far sentire il peso dello stato.
Nel 1800 si succedono 3 grandi movimenti, il liberalismo, la democrazia, il socialismo e questo è
un fattore importante perché questi 3 movimenti che si succedono, vanno a creare quei grandi
movimenti politici che poi determinano tutto la storia fino ad oggi, basta pensare ai movimenti
liberalisti degli anni 20 e quelli democratici nel 45. C’è uno stretto rapporto tra liberalismo e
democrazia infatti concepiamo questi due come faccia della stessa medaglia ma all’epoca erano due
grandi nemici e non erano la stessa cosa. I liberali ad esempio erano contro il suffragio universale.
Questi 3 movimenti si susseguono nell’800 e sono tutti e 3 antagonisti ma alle spalle di tutti questi
c’è un movimento culturale che passa indistintamente mentre in superfice ci sono questi 3
movimenti, e questo movimento culturale è l’idea di nazione, il nazionalismo.
Possiamo vedere le grandi guerra come prodotto di quello che era stato l’800.
Il 1870, anno di inizio del nostro corso, è un “turning point” (o punto di non ritorno) della storia
internazionale ed è l’anno della fine della guerra franco-prussiana e la creazione del Reich,
dunque non soltanto è la fine del progetto francese, dopo Napoleone terzo. Se analizziamo 1870 in
termini concettuali capiamo cosa significa il passaggio dall’età delle rivoluzioni nazionali all’età dei
nazionalismi, significa che passiamo da un’epoca nella quale ci si batteva all’interno dei singoli
paesi europei per diventare nazioni ad un periodo in cui le nazioni si caricano di un fattore ovvero
la potenza dunque la nazione non deve essere un soggetto passivo ma deve essere un soggetto
espansivo che tende a completarsi nella misura in cui si afferma rispetto alle altre nazioni. Il
quantum di potenza rientra a far parte del termine nazione. Una nazione diventà più forte di un’altra
quando ha un quantum di potenza maggiore. Nel 1870 dunque si passa dall’idea di rivoluzione delle
nazionalità ad un periodo in cui le nazioni si tengono a confrontare e imporsi l’una con l’altra per
raggiungere il primato. Si passa da un equilibrio statico ovvero quello in cui i soggetti stanno fermi
gli uni con gli altri ad un equilibrio dinamico. Dunque passiamo da una situazione in cui le forza
che determinano la storia cambiano di volta in volta e quindi si creano ogni volta nuovi equilibri.
Dal 1870 è un momento di passaggio da una situazione di equilibrio statico tra le nazioni ad una
situazione di equilibrio dinamico fra i vari soggetti che hanno dentro di loro il quantum di potenza.
Nel 1870 c’è un contrasto geografico tra Francia e Germania per l’egemonia dell’Europa, contrasto
che va avanti fino ai giorni nostri.
La Francia infatti odia la Germania, odia il Reich, odia Bismark anche perché gli hanno rubato delle
terre storicamente francesi come l’Alsazia e la Lorena.
In Francia nel 1870 c’è la terza repubblica, una nazione però con due anime da una parte quella
dell’ancien regime legittimista e dall’altra quella moderna, progressista, massonica. Vediamo questi
due animi che si scontrano in questo periodo come ad esempio nal caso Defrus in cui il popolo si
divide in drefusiardi e non drefusiardi. Caso simbolo anche del conflitto tra Francia e Germania che
diventa un simbolo di questo periodo in cui erano forti l’antisemitismo, la xenofobia, infatti in
Francia in questo periodo abbiamo i partiti politici antisemiti, i circoli antisemiti, i giornali
antisemiti, la Germania ci mette la tecnologia di mezzo ma la responsabilità dello sterminio è di
tutti i paesi Europei, della Francia, dell’Inghilterra, della Russia con i pogrom.
Le Germania invece è quella di Bismark (vedere bene capitolo su di lui), che non ha davvero una
propensione bellica, infatti egli una volta avuta nazione completa, non vuole la guerra e cerca
addirittura le collaborazioni con gli altri stati per la pace basta pensare ai legami fra le varie nazione
come la triplice alleanza . Nonostante ciò Bismark voleva comunque il primato politico
dell’Europa, organizzo ad esempio il congresso di Berlino.
Lo spirito di pace infatti tornò dopo la seconda guerra.
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In Francia la destra si divide in una metafisica che crede che il potere sia per diritto divino, dunque
la Francia degli ultrà e poi c’è una destra che è nata con /Napoleone che è un frutto della
rivoluzione francese ma che la affossa ed è un qualcosa di completamente nuovo rispetto alla
vecchia Francia metapolitica che credeva ancora agli antichi valori divini. Napoleone crea una
nuova ideologia di destra ma che in realtà è di sinistra. La base è quella degli “ultrà” perché è al
massimo a destra ma che si inizia a spostare ed entra nel patrimonio della sinistra. Boulanger
rappresenta il plebbiciarismo che trova infatti il consenso dal basso, rappresenta infatti quella destra
napoleonica.
Bismark riuscì a mettere insieme l’Austra e l’Italia due grandi nemici storici. In questo periodo
escono fuori due grandi conflitti latenti ovvero quello austro italiano e quello franco francese.
Bismark vuole stabilire la pace attraverso le alleanze e superare questi conflitti.
Ricordiamo egli come colui che fece il kultur kampf ovvero una guerra completamenti anticattolica,
ma perché però chiamò i cattolici al governo? Il suo progetto era quello di fare l’unità dello stato
tedesco e far fare alla Prussia quello che ha fatto il Piemonte con l’Italia e quindi voleva creare lo
stato unitario tedesco e quindi contrastare tutto ciò che era contrastante all’unità. Ad un certo punto
il problema per lui erano i cattolici perché il loro partito e il loro mondo è concentrato in certe zone
territoriale che hanno un’ideologia separatista che potevano subire l’attrazione dell’impero
asburgico in quanto di lingua tedesca e cattolica. Inoltre i cattolici erano pericolosi perché
obbedivano alle direttive di Roma, dunque erano un nemico da combattere. Ma perché li associa al
governo? Perché all’orizzonte si presenta un nuovo problema, quello socialista di ispirazione
marxista, “proletari di tutto il mondo unitevi”, idea concettualmente opposta sia ai cattolici sia a
Bismark, e se il nemico del mio nemico è mio amico, i cattolici e Bismark si alleano.
In Inghilterra in questo periodo c’è l’età vittoriana nel pieno del suo sviluppo, e in questo periodo
c’è un alternanza tra governi liberali e conservatori. In Inghilterra il nazionalismo si trasforma
direttamente in imperialismo. Il nome della regina Vittoria dà il nome a tutta un’epoca, infatti si
chiama “età” vittoriana e il periodo in cui la regina è sul trono contagia tutto il secolo
In questo periodo e fino alla prima guerra mondiale la storia è eurocentrica ovvero è concentrata
sull’Europa, questo non vuol dire che al di fuori non c’è nulla ma tutto ruota attorno all’Europa e al
di fuori di questa la storia o è chiusa in se o è subordinata a quella Europea.
Prima guerra mondiale :
L’uccisione di Francesco Ferdinando a Sarajevo non è la causa della prima guerra mondiale
soprattutto perché in quel periodo furono uccisi molti capi di stato, uomini importanti e addirittura
la principessa Sissi. Infatti quando a Salandra gli dissero che avevano ucciso l’arciduca, lui rispose
che finalmente si era superato il problema di villa Adriana. Questo ci fa capire come nessuno si
poteva immaginare che l’effetto dell’attentato sarebbe stato tale.
Ma dietro lo scoppio della guerra ci stanno problemi interni e tra gli stati, basta pensare a quello
austroungarico che aveva il problema delle più nazionalità al suo interno, infatti oltre ad essere
diviso in due tra Austria e Ungheria c’erano anche gli slavi e quindi essendoci tre etnia non era
facile governare. Problemi interni anche nell’impero zarista.
Ci sono anche problemi esterni tra i paesi, ad esempio nei Balcani che erano una zona a cui la
Russia è sempre stata interessata e ha una proiezione verso questa. Ovviamente ciò non passa
indolore perché l’impero asburgico aveva minoranze in quella zona.
Dunque abbiamo 3 conflitti, austro italiana, franco tedesca e quella austro russa.
Poi abbiamo alleanze tra nazioni come triplice intesa, triplice intesa etc.
In questo periodo abbiamo anche la cultura per la guerra che rappresenta il passaggio da una cultura
positivista ad una cultura dinamica (Baudler?) che parla di lotta, quella che portò al sindacalismo
rivoluzionario. “C’è una situazione di pace armata”. La pace sarebbe il sistema delle alleanze ma
tutti sono in corsa agli armamenti e quindi era una pace dinamica.
Vengono fatti piani per guerra ma tutti erano abituati che la guerra durasse una settimana, infatti
vedevano la guerra con una funzione regolatrice. La guerra doveva sistemare l’equilibrio e durare
poco ma il carattere distintivo di questa guerra sarà la durata che è insolita, solo quella napoleonica
100 anni prima era lunga così tanto ma in realtà sono tante guerre. L’unica che durò molto è quella
tra gli inglesi e i boeri colonizzati che si opposero contro i dominatori tant’è che in Italia i
nazionalisti sono affascinati dai boeri e poi c’è la guerra americana di secessione che anche questa
dura tanto.
Ma queste sono due eccezioni che confermano la regola perché una è una guerra civile e l’altra è
una guerra di imperialismo extra europea.
Tutti si erano preparati per una guerra rapida di massimo alcune settimane ma la guerra di
movimento si trasforma in guerra di posizione perché nessuno riusciva a emergere sugli altri. Tutte
le nazioni cambiano strategie, pronti per una guerra diversa. “La caduta delle aquile” di Foursight è
un libro che spiega per bene l’inizio della prima guerra mondiale
Da quando la guerra si trasforma in guerra di movimento a guerra di posizione si torna ad una
situazione simile a quella delle prime guerre della storia moderna ma c’è una differenza perché ora
l’assedio non è intorno alla città ma è adattato alla grandezza degli stati moderni quindi è molto più
vasto e coinvolge molti più uomini. Il tempo è un fattore fondamentale ed ad un certo punto la
guerra ha preso dimensioni esagerate e gli stati coinvolti provano a convincere gli stati neutrali ad
entrare in guerra. Anche l’Italia durante il patto di Londra, trattava per entrare con la triplice
alleanza. In pochissimo tempo tutta l’Europa è in guerra e se vediamo sulla cartina i due
schieramenti ci accorgiamo che i paesi che fanno parte dell’intesa (Francia, GB, Russia etc.)
rappresentano 240 milioni di persone mentre Austria e Germania la metà, quindi c’è una disparità di
forze che però non significa però un vantaggio perché la forza militare non è soltanto in funzione
del numero ma dipende da molti fattori come la modernità e la militarizzazione che gli imperi
centrali hanno migliore. Chi sono le potenze che subito si trovano in guerra? Tutte le 5 cinque
grandi potenze Europee sono contemporaneamente in guerra e queste sono quelle che
“governavano” la diplomazia europea e prima di questo momento non era mai successo che questi
fossero impegnati insieme in guerra ma solamente in conflitti locali. Un'altra caratteristica è quella
della diplomazia segreta che ha un ruolo importante per far sì che la guerra prenda piede. Infatti non
è un caso che durante le conferenze per la pace Wilson tra i suoi 14 punti disse di smettere con la
diplomazia segreta. Un altro aspetto può essere quello di guerra psicologica.
Grazie a tutti questi fattori la guerra fu diversa da tutte le altre.
Vale la pena sottolineare che la guerra da un certo momento diventa davvero mondiale, non solo
perché entrano gli Usa nel 1917 e questo momento cambia radicalmente la guerra.
Si combatte non solo nei mari ma anche nei territori oltre mare anche in Asia e in Africa ed è su
tantissimi fronti in tutto il mondo.
Ma cosa significa guerra di posizione? Significa che richiede più uomini sul fronte e che è una
guerra “totale” infatti la mobilitazione degli individui da mandare sul fronte arriva ad un livello che
non si era mai visto nella storia.
La Francia ha mobilitato 8 milioni di persone.
Il problema non è solo quello di rompere il fronte ma anche quello delle risorse, degli armamenti
dei vestiti e così dal nulla nacque un’industria di guerra che per la maggior parte è di mano d’opera
femminile perché gli uomini che possono lavorare stanno tutti sul fronte. Questo comporterà grandi
cambiamenti perché le donne non avevano mai fatto ciò e questa è una vera e propria rivoluzione
perché le donne fanno dai lavori che nella vecchia società erano impensabili e insieme a tutto ciò
lavoravano anche i ragazzi più giovani.
Le crisi dell’Europa post bellica, le persone sono cambiate, sia le donne con il lavoro, sia gli uomini
che hanno visto i loro amici morire e credono di tornare accolti da una festa ma invece quando
tornano sono degli elementi di disturbo senza lavoro ed emarginati e questi pesarono nel
determinare la fine di una società che non percepiscono più.
Industria di guerra creata dal nulla significa che lo stato all’improvviso deve regolare, organizzare,
razionalizzare e razionare tutte le risorse che si stanno esaurendo e non sono precise per gli
approvvigionamenti. Lo stato dunque dovrà regolare tutta l’economia. Dunque da qui in poi l’idea
che lo stato possa intervenire la politica diventa normale, inizia a morire il lasseiz faire e questo
inizia a pesare in paesi come l’Inghilterra liberista. Altri fattori come le decisioni immediate senza
passaggi democratici iniziano ad affascinare alcuni paesi europei e la vocazione autoritaria
determinerà i fascismi.
Inoltre in guerra entrano in gioco delle armi nuove infatti la guerra militare viene affiancata da una
guerra economica che mira a paralizzare l’economia dell’avversario, le sue materie prime e nascono
nuove armi come il sottomarino proprio per questo tipo di operazioni. Ma la guerra economica
significa anche che ricade anche sui civili. Le guerre dell’800 nei singoli paesi la vita civile
continuava come se nulla fosse e la percezione della guerra nelle città non c’era, in questo caso
invece toccherà tutta la popolazione civile, non direttamente nelle strade o con i bombardamenti ma
con ripercussioni sulla vita quotidiana. I bombardamenti erano considerati con un fine psicologico
ovvero verso quei luoghi simbolo delle città come i monumenti. Infatti è una guerra psicologica non
solo per i bombardamenti sui simboli o per D’Annunzio che vola su Vienna con i volantini o per le
nuove macchine come aerei e sottomarini ma anche per altre metodologie che implicano l’uso della
propaganda politica nei singoli paesi belligeranti. Appunto per questo è una guerra totale.
La prima guerra mondiale non si conclude con il trattato di Versailles è solo uno dei trattati che esce
fuori dalla pace di Parigi ma non è nemmeno il più importante. Ci sono trattati che hanno
completamente stravolto il volto dell’Europa ma addirittura di tutto il mondo.
Il primo dato delle conseguenze è quello di natura territoriale ovvero quello dei confini: se
prendiamo una cartina del 14 ed una del 20 la situazione è completamente diversa. Questo ci può
ricordare il congresso di Vienna, infatti anche qui c’è un congresso ovvero quello della pace di
Parigi di gennaio 19.
4 stati, Italia, Usa, Gran Bretagna e Francia e “gestire” il tavolo della trattative.
Questi trattati prendono il nome da residenze reali di Parigi. Quattro grandi imperi spariscono grazie
ai trattati di Sevres, Trianom, Saint Germain, Neuilly.
L’Austria-Ungheria cessa di esistere, le due nazioni vengono divise e l’aquila bicipite non esiste più
ma c’è anche il ridimensionamento dell’Austria. La Romania esce ingrandita e nasce la grande
Serbia e molti altri grandi stati e nasce così il regno di Iugoslavia. Wilson diceva nei punti che
bisognava rispettare il principio di nazionalità ma la Iugoslavia già presenta la prima eccezione
perché presentava croati, sloveni e serbi. Lo stato cecoslovacco, comprende Slovacchia e la
Repubblica Ceca ed ecco un’altra eccezione. Dunque l’Austria si è ridotta malissimo ed accanto a
lei abbiamo dei nuovi stati e questo ci dice che l’Europa centro-danubiana è molto frammentata.
Anche l’Impero
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